TEATRO A ROMA

 

Per quanto concerne la storia del teatro latino può essere seguita una ripartizione in quattro periodi:

  1. Preistoria contadina: periodo di forme teatrali non scritte, di improvvisazione con influsso della Magna Grecia (Fescenninni Versus).

  2. Periodo sperimentale (365-241 a.c.): parziale ricorso alla scrittura con influsso della Magna Grecia (Satura).

  3. Periodo letterario (metà III- metà I secolo a.c.): apice del teatro romano con la fabula cothurnata, palliata, praetexta e togata.

  4. Periodo spettacolare (I a.c.-V d.c.): il verso perde importanza, vengono rappresentate solamente pantomime e spettacoli analoghi, il teatro della parola non viene più rappresentato ma solamente scritto.

 

 

1-2. Le prime forme letterarie: teatro italico e latino

(Preistoria contadina e periodo sperimentale)

 

 

Schede:

Satura

 

 


Già prima della rappresentazione teatrale del 240 Roma era venuta a contatto con le forme di spettacolo del mondo italico: i Fescennini versus (<fascinum, malocchio), rozzi contrasti buffoneschi con scambio di battute mordaci (licenza fescennina) accompagnate da danza e con l'utilizzo di spaventose maschere a scopo apotropaico; l'Atellana (con la resa di Capua del 342), di origine campana, spettacolo di carattere buffonesco con maschere fisse che recitavano su un canovaccio; la Farsa Fliacica (con la sconfitta di Taranto nel 272), con grotteschi mimi mascherati che inscenavano parodie di miti o scene di vita quotidiana.

Secondo Tito Livio le prime rappresentazioni a Roma risalgono al 364 a.c., quando vennero organizzati al fine di placare una pestilenza i ludi scenici; per l'occasione furono invitati ballerini etruschi (ludiones), i romani cominciarono ad imitare il loro stile, lo accompagnarono con i propri rudimentali versi e nacque quindi la satura, nuovo genere in metri e con l'accompagnamento del flauto.

Con la satura si ha un parziale ricorso alla scrittura e quindi inizia un teatro non improvvisato.




3. Il Teatro Romano

(Periodo letterario)

 

Il teatro romano nasce quindi nelle campagne laziali, dall'unione delle rappresentazioni italiche (fescennini, atellana, farsa fliacica e, secondo Tito Livio, i ludi scenici) ma soprattutto dall'influsso del teatro greco, dopo la prima guerra punica (metà III secolo a.c.) e quindi con l'affacciarsi di Roma nel Mediterraneo: solo a questo punto ha inizio la fase storica del teatro romano.

Nel 240 Andronico introdusse il teatro attico maggiore, cioè il teatro alla greca (tragedia e commedia), questo segnò la condanna della satura che solo più tardi si ripresenterà come letteraria, interamente scritta; si sviluppò invece insieme al teatro alla greca l' Exodium Atellanicum, breve farsa improvvisata modellata sull'antica atellana e posta a conclusione di una tragedia o commedia alla greca (da cui il nome exodium, uscita). L'Exodium può essere considerato l'erede dei fescennini e della satura ed è caratterizzato da una volgare aggressività (Orazio lo definirà "italum acetum").

 

L'occasione per le rappresentazioni teatrali era la festa in quanto era assente ogni connotazione religiosa o civile (fatta eccezione per i fenomeni di costume): il teatro doveva rappresentare uno svago, un ludus appunto come tanti altri presente nella festa, un'evasione dalla vita reale.

La mancanza di riferimenti politici era garantita dalle XII Tavole e dallo Stato, unico organizzatore dei ludi e quindi anche con funzioni di censore.

Con il passare degli anni il calendario delle festività durante le quali venivano organizzate rappresentazioni si arricchì notevolmente, si aggiungevano inoltre varie ed eventuali occasioni aggiuntive, come i ludi triumphales o quelli funebres.

 

Non esistevano teatri in muratura prima del 55 a.c., anno in cui Pompeo edificò il primo: le rappresentazioni si svolgevano in strutture lignee montate per l'occasione in spazi pubblici preventivamente definiti. Questo perchè, come già detto, il genere teatrale era considerato indegno e un teatro permanente sarebbe stato considerato oltraggioso.

La struttura dei teatri era divisa in due settori principali: la scaena, dove gli attori recitavano, e la cavea, dove il pubblico assisteva. La scaena era costituita da un palco di legno (pulpitum) leggermente sopraelevato rispetto alla cavea; facevano da sfondo delle case (per commedie), un palazzo o tempio (per le tragedie) dipinte su fondo di legno, quest'ultimo presentava tre vere porte che portavano ai camerini. Per le poche eccezioni in cui l'ambientazione era interna veniva posto un elemento mobile davanti al fondo, mentre fisso era l'altare posto al centro del pulpitum. Ai lati del palcoscenico si aprivano due strade che convenzionalmente portavano al porto, quella a sinistra del pubblico, al foro quella alla destra; così gli attori avevano cinque accessi al palcoscenico (tre porte e le due strade).

 

 

 

 

 

Tutta la produzione teatrale romana di età arcaica è di traduzione: per traduzione si intenda rielaborazione artistica (vertere, non exprimere) degli originali greci. Spesso veniva utilizzata la tecnica della contaminatio, cioè l'introduzione nella trama dell'opera greca di alcune scene ricavate da un'altra opera di un autore diverso o del medesimo.

Diversamente dal teatro greco i testi venivano rappresentati senza divisione di atti cosicché si aveva uno spettacolo continuato in cui il discorso parlato (diverbium) veniva accostato al canto (canticum) e ad una forma intermedia, un recitativo con accompagnamento del flauto.

Per quanto concerne lo stile, a Roma veniva più enfatizzato ed esasperato rispetto al mondo greco: venivano adottati effetti vistosamente imponenti come ad esempio nelle tragedie catene di allitterazioni, di assonanze o di omoteleuti. La ragione di tale differenza si spiega con la differente concezione teatrale: i Romani non considerano il fine pedagogico il punto più importante, tanto che il coro viene quasi totalmente eliminato e in ogni caso non riveste più il ruolo centrale greco, il teatro viene trasformato in uno spettacolo di intrattenimento.

 

L'organizzazione degli spettacoli era affidata ad un edile che aveva il compito di finanziare e selezionare i copioni che sarebbero stati rappresentati con la collaborazione del capocomico (dominus gregis).

 

La condizione dell'attore era profondamente diversa da quella greca: di solito egli era uno schiavo o un liberto in quanto salendo sul palcoscenico un uomo libero avrebbe perso automaticamente ogni diritto civile, tanto era considerato infamante.

Mediamente una compagnia di attori (grex o caterva), di solito itinerante, era costituita da cinque individui quindi veniva dato più risalto ai personaggi più marginali contrariamente alle compagnie greche poiché contavano solo tre attori; facevano parte del grex anche i musicisti.

Dal III secolo a.c. sull'esempio greco a Roma cominciarono a svilupparsi corporazioni di attori ed autori, come il collegium scribarum istrionumque.

Gli attori erano solamente di sesso maschile ed è incerto l'utilizzo della maschera prima dell'età sillana, certamente avrebbe agevolato la rappresentazione sia per il problema dei personaggi femminili che per quello delle parti recitate da più attori.

 

Il pubblico era costituito da tutte le classi sociali, donne comprese; il biglietto era gratuito

I posti erano sia in piedi che seduti e dal 194 i senatori poterono godere di posti riservati.

Gli spettacoli iniziavano la mattina e si protraevano fino a sera.

Il periodo di maggiore popolarità fu tra il III e il II secolo a.c.: in seguito i gusti si spostarono verso i mimi e gli altri giochi.

Con l'età imperiale la storia del teatro romano rappresentato si conclude: si scriveranno testi solamente per essere letti ed i teatri verranno edificati per spettacoli di livello più basso, come quelli gladiatori.

 

 

Generi del Teatro Romano: fabulae

 

Si è già parlato dei generi del periodo preistorico e sperimentale ma solitamente per forme teatrali si intendono per antonomasia quelle del periodo letterario (si faccia sempre riferimento ai quattro periodi della storia del teatro latino): commedia e tragedia. I romani distinguevano tra fabula (<fari, parlare) palliata e togata (le due forme di commedia) e fabula cothurnata e praetexta (per la tragedia).

Mentre la tragedia dipende completamente dai modelli greci, originali e svariate sono le commedie, preferite a Roma proprio in virtù della concezione ludica del teatro; diversa era la situazione in Grecia, dove era la tragedia a godere di maggiore popolarità.

 

Fabula Palliata

Il pallium era il costume tradizionale greco indossato dagli attori: l'ambientazione di questa forma di commedia è infatti greca e i personaggi greci svolgono l'azione in una città di lingua greca. Tutte le commedie pervenuteci sono palliate e i massimi esponenti del genere sono Plauto e Terenzio, senza però scordare Livio, Nevio ed Ennio.

 

Fabula Togata

Nata nel II secolo a.c., differisce dalla prima per costume e ambientazione: i personaggi, con nomi latini, vestivano la toga(abito nazionale romano) e l'azione si svolgeva in località italiche. Proprio per queste differenze il tono era più serio, smorzato e con scarsa vis comica: i censori non avrebbero mai permesso battute troppo audaci in bocca ad uomini in toga.

Si cercava di accentuare gli elementi realistici rappresentando località familiari agli spettatori

Maggiori esponenti della togata sono Titinio, Afranio e Q.Atta.

 

Fabula Cothurnata

Il nome della tragedia deriva dai coturni, gli alti calzari utilizzati dagli attori greci: l'argomento era infatti sempre greco e di carattere mitologico, spesso ispirato ai grandi cicli (troiano, tebano e dei Pelopidi). Anche per questo genere troviamo come principali scrittori Livio, Nevio ed Ennio.

 

Fabula Praetexta

Nelle praetextae l'argomento è schiettamente romano con un tono patriottico-celebrativo, che mirava a mettere in risalto gli eroi della patria; il soggetto poteva essere mitologico o storico.

Il fondatore del genere fu Nevio ma anche Ennio, Pacuvio ed Accio composero tali fabulae.

 

 

 

 

4. Il tramonto del teatro "alla greca"

(Periodo spettacolare)

 

E' il 115 a.c. quando un editto censorio bandisce a Roma gli spettacoli teatrali di origine greca, con l'intento di rivitalizzare la commedia di tradizione italica.

Si ritorna così all' Atellana, che diventa ora un vero e proprio genere letterario derivante dall'exodium atellanicum, i cui massimi esponenti sono Pomponio e Novio; lo stile è popolaresco, rustico e dialettale con il ritorno delle antiche maschere e una grande attenzione per le figure tratte dal mondo quotidiano e lavorativo.

 

Comincia inoltre ad acquistare importanza un genere destinato a godere in seguito di molto successo (con Silla e Cesare): il mimo, spettacolo di carattere licenzioso e lascivo che comprendeva grossolane scenette comiche di vita quotidiana; venivano accentuati i caratteri gestuali e mimici accompagnati da canti e balletti.

Lo spettacolo comprendeva alla fine la nudatio mimarum, lo spogliarello degli attori di cui eccezionalmente facevano parte anche vere donne; questo evidenzia come il mimo fosse a soggetto frequentemente erotico oltre che comico.