Non so perchè ti sto scrivendo, ma devo raccontarlo a qualcuno che mi possa capire...

 

Sabato 21 ottobre ore 13.55 vento 15 nodi s/e località montagna grande zona fra Erice e Marsala. Come ogni sabato mi guardo intorno e provo a chiamare i miei compagni di volo, non so se te l'ho detto ma ancora non volo da solo, quello di sabato è stato il mio settimo volo alto, R. (l'amico che mi ha fatto da istruttore) si trovava a Palermo per impegni di lavoro e non avrebbe potuto raggiungere il sito se non dopo le 16.30 se prima fosse passato da casa a prendere l'attrezzatura. Io decisi di andare ugualmente dopo aver sentito G., un istruttore navigato che mi ha, anche lui, seguito in qualche volo. Montati sulla ARO 4x4 comprata d'occasione due mesi fa proprio e solo per recarmi a "montagna grande", io, mio figlio Francesco di 5 anni che non ha mai disertato di seguirmi in quest'avventura e M. un amico che quel giorno, armato di videocamera, era deciso a fare le riprese più spettacolari della sua vita, partimmo per quello che doveva essere un sabato all'insegna dell'ecologia, della vita all'aria aperta, di "una sana educazione ecologica che dobbiamo impartire ai nostri figli" ma, parliamoci chiaro, l'intenzione era una e basta: volare. Non ero tranquillo perchè il vento mi sembrava al limite e non avevo mai volato con tante nuvole, anche se non cumuliformi, che mi coprivano la testa ma, pensavo: "ci sarà G., se lui dice che posso volare lo faccio, se no pazienza". Mentre salivo il pendio pensavo al fatto che non volavo da 35 giorni a causa del maltempo e ripassavo mentalmente tutte le raccomandazioni che mi venivano sempre fatte prima di ogni decollo. Soprattutto tornavo indietro a tutti gli errori fatti in passato che avrebbero dovuto insegnarmi tante cose. Perche uso il condizionale ? Mah ! Arrivati a metà montagna (montagna grande: circa 750 mt), i nostri piani vennero cambiati da una telefonata: R., non sapendo che al decollo avrei trovato G., aveva deciso di raggiungerci anche senza passare a prendere l'attrezzatura per vedermi volare ed assistermi al decollo preoccupato del fatto che io avessi potuto farlo senza il conforto di una figura come la sua. "Ok, lascia la macchina all'abbeveratoio, io torno giù a prendervi e saliamo assieme" - ci dicemmo al telefono; lui era con la moglie E. incinta di 7 mesi. Una volta al decollo la situazione non si prospettava delle migliori; la cosa che riusciva meglio a tutti era raccontarsi e raccontare delle imprese di Angelo D'Arrigo o chi altro. Mio figlio Francesco noncurante delle condizioni ambientali aveva subito trovato giusta compagnia e scorazzava qua e la per lo spiazzale dietro al decollo. M. temendo una ennesima farigite si rinchiuse in macchina annoiandosi non so quanto ed io, leggermente impaurito dal vento rafficato anche se non troppo sostenuto da s/e e vedendo che gli unici a decollare erano proprio quelli che non dovrebbero essere mai emulati, mi rassegnai ad aspettare che arrivasse il tramonto per tornare a casa sconfitto e deluso. Tra i "chiacchieranti" c'era un volatore che l'altranno ebbe un pericoloso incidente che lo costrinse a rinunciare al volo, che, raccontandomi del suo incidente e con un sorriso che non mi piaceva per niente, sembrava dirmi: "lascia perdere, ti fai male". A Napoli qualcuno disse: "io non ci credo ma non si sa mai"; Io guardavo E. e tra gli sguardi le dicevo: "questo qui mi porta sfiga" e moldo educatamente facevo i dovuti scongiuri. Ad un certo punto tutto cambia, il vento più costante e dritto, vedo un viavai di sacche pronte al decollo, chi si infila le scarpe da Treking, chi la tuta da volo, chi rispolvera il variometro; in poche parole un'occhiata a R. e corro anch'io a prendere la mia vela. Sgomberata la mente da tutti i pensieri e i dubbi che la affollavano fino ad un momento prima, ero pronto. Stupidamente non indossai la cuffietta della radio convinto che avrei sentito ugualmente i consigli di R. e, aspettate le giuste precedenze e dopo un doveroso aborto che non manca mai, come la gabbianella del film animato "la gabbianella ed il gatto" che mio figlio mi ha regalato con la complicità della mamma, e molto goffamente, "a coscie aperte", presi il volo. Ricompostomi seguivo timidamente le mosse di tutti gli altri e con gioia notavo che, per la prima volta, non planavo verso valle ma volavo! La dinamica mi faceva salire e mi manteneva lungo tutto il pendio che sorvolai non so quante volte, mi sentivo in grado di controllare il mezzo ed era una sensazione che, per me, era nuova; riuscii a passare sopra il decollo e pensando GUARDATEMI SO VOLARE tornai a seguire gli altri facendomi cullare dalle correnti, a dir vero molto uniformi e composte, del vento di dinamica. "Finalmente anch'io; minchia che bello." Ad una cosa non avevo dato molta importanza; non sentivo R., o meglio, lo sentivo ma non capivo bene cio che mi diceva. Non avevo considerato che il vento avrebbe disperso il suono della radio. R. mi disse che se volevo atterrare a valle potevo cominciare ad avviarmi e che mi avrebbe aspettato all'atterraggio e mi chiese di confermare con un movimento delle gambe. Io confermai e lui insieme a mio figlio ed a M. si avviarono alla macchina per iniziare la discesa. Non so se mi sono distratto quando cercavo di capire le parole di R. o per cos'altro ma, subito dopo mi trovai in un brutto sottovento provocato da uno spartifuoco che divide la boscaglia e comiciai a scendere pericolosamente verso gli alberi. Niente panico pensavo, lo ripiglio, ed effettifamente ogni tanto sentivo una raffichetta che mi sosteneva e mi illudeva ma, ormai ero in discendenza, anche se con la vela composta, e con i piedi cominciai a sfrondare la boscaglia fino a quando pensai bene di afferrare il ramo che mi sembrava più amico con un'abbraccio che sembrava quello di un bimbo alla gamba del papà per paura della vaccinazione. Tutto bene, mi guardo attorno e penso ironicamente, non sono caduto, ho fatto top! Dopo qualche secondo mi resi conto di trovarmi a circa quindici metri d'altezza con la vela ben dispiegata sulla boscaglia e talmente in trazione con l'imbrago da non permettermi di sganciarmi. Anche se ancora dovevo valutare se sarebbe stata la cosa giusta. Dopo pochissimi minuti al grido: "Hei è caduto qualcuno! Correte !!!" vedo accorrere R. e M. che nel frattempo pensavano al peggio credendo di dover dare chissà quale giustificazione assurda a mia moglie, a mia madre; "Ha lasciato un banbino di 5 anni ..." - pensavano. Ma il panico finì quando al loro primo grido io risposi dicendo che era tutto a posto e che mi ero divertito un casino. Che Pazzo! Beh adesso sono incazzato e vorrei piangere ed è proprio per questo che ti scrivo, la mia vela si è squarciata e forse non è più il caso di ripararla. L'ho data a G. chiedendogli di vedere se è riparabile ma l'unico pensiero che mi passa per la testa è che se fossi andato subito a destra ne sarei uscito fuori e magari avrei fatto anche top. Sono stato sfortunato ? No, non direi. Ho fatto un'esperienza di quelle che ti potrebbero fare molto male senza riportare neanche un graffio. Ho avuto paura?, mi analizzo e dico: No non ho avuto paura e sicuramente meno di quanto ne hanno avuto i miei amici. Mio figlio non ha capito niente ed a mia mogli ho detto: "Sai i cordini che si dovevano sostituire? Ho mandato la vela a revisione così stiamo più tranquilli". Ha dimenticavo, mi ha telefonato mentre ero ancora appeso all'albero e io le ho risposto dicendole "Ti richiamo dopo, sto ripiegando la vela. E stato bellissimo. 50 minuti di volo fantastico ed un top da manuale; ciao".

                    Rory

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