

L'AFFASCINANTE STORIA CALCISTICA DALLE ORIGINI AD OGGI DELL'A.C. S.GIOVANNI ROTONDO
Non è facile raccontare mezzo secolo di storia soprattutto quando l'evoluzione dei tempi cambia il modello societario cambia i modi cambia i mezzi ma soprattutto biologicamente cambia gli uomini.Molti ci sono ancora e molti non ci sono piu ma a loro tutti va il nostro pensiero e se tra la miseria e le guerre non ci fosse stato il loro semplice entusiasmo e la loro proverbiale passione noi non staremmo qui a raccontare e a continuare la loro opera.Quei ragazzini in bianco e nero rincorrendo dietro ad un pallone e riempendo man mano il mondo di colori hanno semplicemente manifestato la voglia di crescere e di diventare uomini.Noi siamo qui perchè loro lo sono diventati!!Noi che siamo i vostri eredi non possiamo che dirvi una sola e semplice parola:GRAZIE!
Gianni Impagliatelli
PREMESSA
Grazie all'amico Gino Ripoli abbiamo ricostruito la storia dell'A.C. S.Giovanni
Rotondo, dal 1954 ad oggi e grazie ai suoi appunti siamo felici ed onorati di
consegnare a tutti i tifosi a tutti gli sportivi ed a noi stessi la STORIA, con
la speranza e la certezza che la lettura rievochi vecchi ricordi e aumenti
ancora piu in tutti la passione per lo sport e l'amore per l'A.C. SGiovanni
Rotondo.Se abbiamo commesso qualche imprecisione e dimenticato qualcosa
scusateci non ce ne vogliate non è facile raccontare mezzo secolo in poche
pagine.Siamo qui sempre pronti ad ascoltare i protagonisti ed arricchire le
nostre pagine grazie al vostro aiuto.
Gianni Impagliatelli
I CAPITOLO- La
nascita dell'a.c. S.Giovanni Rotondo
Non è facile raccontare tutto in pochissimo tempo per
questo motivi ho deciso di dividere le fasi in capitoli brevi ma che dìano un
senso chiaro di quello che raccontiamo.Nel primo capitolo voglio richiamare come
nacque la societa' di calcio.Erano gli anni 50, precisamente il 1952, ma prima
vi racconto che gia nel 1951, una selezione del calcio sangiovannese, guidata da
mio padre Antonio Ripoli, partecipò alla Coppa Garganica organizzata dall'A.C:
Vieste.Mio padre riuni' vecchi giocatori e nuovi talenti da alcune squadrette
del paese e con l'aiuto di altri conoscenti del calcio iscrisse la squadra al
torneo, con ottimi risultati e con il grande merito di far rinascere negli
ambienti locali la passione per lo sport spezzata dalla miseria e dalla guerra.L'allora
Amministrazione comunale affido' al consigliere Dott.Filippo Mondelli,
l'incarico di reggere la societa' nascente vista la sua grande passione per il
calcio ed egli accettò con grande entusiasmo iscrivendo subito la squadra al
campionato di Terza Divisione Pugliese.Consultandosi con i conoscitori di calcio
iniziò subito la sua campagna acquisti affidando la squadra ad un certo
Trovatore, allenatore-giocatore, poi con un colpo geniale acquistò un giovane
portiere Salvatore Leone, confermandosi con il passare degli anni il piu grande
portiere della storia sangiovannese.Poi dal Manfredonia ricevette giovani di
grandi speranze:Troisi, Fatone,Imbrioscia, e Balzamo, uniti a molti giovani
forti locali e dal futuro roseo tra i quali spicca senz'altro il nome di Miscio
sicuramente trai piu forti sangiovannesi di tutti i tempi insieme ad altri
giovani come Marcucci, Longo,Placentino,DeBonis,D'Ottavio,Scarale,Pazienza,Ripoli
ed altri.Nacque cosi l'A.C. S.Giovanni Rotondo grazie alla tenacia alla passione
ed all'oculatezza di un grande presidente ed un grande uomo:Filippo Mondelli.
CAPITOLO II- I suoi
vecchi leoni-
Andando avanti coi capitoli faremo un salto indietro
nel passato un salto antecedente la nascita dell'A.C., un doveroso omaggio a
quei giocatori grandi ma che non avevano societa' organizzate nelle quali
competere, un tuffo nelle origini del calcio sangiovannese.Negli anni 30-40
nella citta' non vi era l'entusiasmo di ora poiche gli stessi erano costretti a
cercare lavoro per aiutare le famiglie perchè predominava la miseria.Nel 1937 un
gruppo di giovani dette inizio alla famosa squadra denominata "la squadra del
secondo tempo", nomignolo attribuito da tutti per la facile capacita' di
sovvertire qualsiasi risultato del primo tempo specie se trattavasi di uno
svantaggio.Pur non avendo una societa' un Presidente ed un vero allenatore la
stessa si affidava sempre nelle mani del capitano Emanuele D'apolito che fungeva
da allenatore e giocatore e seppur diciassettenne era un grande maestro di stile
e sicuramente una rosea promessa per il calcio sangiovannese.Ma il fato stronco'
la giovane promessa il giorno prima del suo matrimonio, morendo in Albania
durante la guerra.Stessa sorte tocco' ad un'altra stella del calcio
sangiovannese:Biancofiore morto nel rogo di Cassino l'8/12/41.Era l'ingiustizia
della guerra!
In questa spensierata formazione c'era anche il mio compianto papa' e lui ha
sempre considerato il piu grande giocatore del calcio sangiovannese il
grandissimo Giovanni Cassano.Infatti moltissime sono le testimonianze di amanti
del calcio raccolte nei suoi confronti, i difensori lo vedevano scomparire in un
batter d'occhio e neanche i falli riuscivano a fermarlo, la sua velocita' e la
sua tenacia tecnica era una cosa di rara bellezza ed insieme al giovane Caiani,
formavano una coppia d'attacco che faceva tremare le difese avversarie.Nel
periodo bellico la squadra si sgretolo', perchè molti giovani furono chiamati a
difendere la patria, ma i pochi superstiti non cessarono l'attivita', anzi
trovarono altri giovani di futuro avvenire e continuarono a confrontarsi con
qualsiasi avversario continuando anche dopo la guerra;tra i giovani di allora
spiccava molto l'estro di Massa Alberto.Un grande pensiero va al maestro Paolo
de Angelis grande amico ed il piu grande veterano della "Squadra del secondo
tempo".
III CAPITOLO-Gli anni 50-60
Sotto la guida del suo grande primo presidente Avv.
Filippo Mondelli l'A.C. nacque ed iniziò un percorso luminoso un ciclo in cui
iniziarono a spuntare nuove stelle;oltre al gia nominato Miscio (calciatore di
potenza e classe), citiamo il giovane portiere Salvatore Leone, che col passare
degli anni si rivelo' come il piu grande portiere sangiovannese.E proprio questo
ragazzino il presidente lo strappo' alla squadra juniores e gli permise di
diventare un grandissimo portiere.Un grande presidente come abbiamo detto un
grande uomo, non perdeva una sola partita della sua creatura in casa e fuori.Seguiva
tutti gli incontri tra cui anche le trasferte impossibili, nei derby infuocati a
S.Marco a S.Severo ed A Monte Sant'Angelo.Nell'anno 55-56 il s.giovanni ed il
S.Severo si trovarono alla fine del campionato appaiate tutte e due al primo
posto in classifica.Bisognava fare lo spareggio per chi doveva andare in prima
divisione.La lega decise di far disputare lo spareggio in due gare.La prima al
miramare di Manfredonia e la seconda al comunale di Torremaggiore.Il S.Severo
vinse la prima per 1-0 e la seconda fini' in parita' 0-0.Ma la federazione
nonostante i risultati premiassero il S.Severo decise di ripescare anche il
S.Giovanni per il grandissimo campionato effettuato dai garganici.Fu questa la
prima grande soddisfazione e forse anche l'ultima dell'avv. Mondelli.L'anno
successivo A Mondelli subentrò il dott.Gennaro Giuliani con l'intendo di dare
grosse soddisfazioni ai tifosi locali disputando sempre grossi campionati e
grandi partite.La formazione tipo del S.Giovanni di allora:Leone,troisi,Fatone,Imbrioscia,Balzamo,DeBonis,Placentino,D'Ottavio,
Trovatore,Miscio,Marcucci.
CAPITOLO IV- Era Sala-
Questi anni vogliamo definirli come l'era Sala,
successore del Dott.Gennaro Giuliani per dare lustro ad un grande uomo, un
grande sindaco ed un grandissimo cardiologo.Nella sua gestione il S.Giovanni
ebbe tecnici di grande valore come Ronghini e De Sanctis, ed attuò una politica
di valorizzazione del vivaio locale ed i frutti si videro subito.Infatti il
vivaio sforno' grandi talenti come Cassano,Centra,Di Iorio,Lombardi I, Lombardi
II, Gorgoglione che insieme ai vecchi leoni furono protagonisti di storiche gare
contro Barletta, Andria e Manfredonia, societa' divenute oggi professionistiche.Nella
gente aumento' la passione per questi ragazzi ed essi seguivano numerosi anche
le trasferte che spesso comportavano lo stare fuori l'intera giornata.I givani
crescevano, ricordo le meravigliose punizione bomba di Michele Cassano, la
grinta di Giovanni Di Iorio, e l'abnegazione e la forza di tutti gli altri, e
dietro di loro spuntavano volti nuovi e giovani di persone che avrebbero scritto
pagine belle del calcio sangiovannese tra i quali Ripoli e Placentino.Il
presidente si dimise nell'annata 63-64 ed oggi compianto tutti lo ricordiamo per
la sua bonta' la sua saggezza la sua moderazione e la sua capacita' nel reggere
le sorti della squadra ed anche del paese in quanto sindaco cosa che solo un
uomo dalla sua grande personalita' sapeva fare.
CAPITOLO V-Il Barone-
Al compianto Sala si sussegue l'era del Barone,
Domenico Petruccelli detto Don Mimi' il Barone.Figlio diretto di stirpe regale,
il Gianni Agnelli sangiovannese amante dello sport e del calcio, non lesinava
mai risparmi dando sempre carta bianca ai suoi collaboratori non badando mai a
spese.Voleva sempre armonia intorno alla squadra era fondamentale per lui e
trovo' in Ercolino Stefano l'uomo al quale cedere la presidenza e con il quale
dividere gioe e dolori durante il periodo della sua gestione.Don Mimi' era un
uomo calmo saggio e cercava sempre di accontentare, ma era sempre orgoglioso
della sua squadra, voleva che ognuno facesse bene il proprio dovere fino in
fondo, ripudiava la violenza in sua forma amava la sua creatura in modo morboso
ed ogni anno cercava sempre nuove soluzioni per rendere tutto molto piu bello e
per raggiungere le mete prefissate.Voleva sempre vincere con lealta' ed è per
questo che la sua figrua è rimasta scolpita nel cuore dei sangiovannesi non solo
nell'ambito sportivo.La dote predominante è senza dubbio la generosita'.Anche se
sono passati molti anni da allora Don Mimi' a tutt'oggi chiede sempre agli
addetti ai lavori come vanno le sorti della nostra amata e gloriosa societa',
rammaricandosi per notizie negative e reagendo con occhi lucidi a notizie
positive per la squadre.Rimarra' sempre innamorato del suo vecchio e grande
amore.
CAPITOLO VI- I primi
anni del Barone-
Negli anni 62-63, il presidente d'accordo con Don Mimi'
e con i suoi collaboratori, affido' la squadra a De Santis, sangiovannese
purosangue e profondo conoscitore di calcio con il compito di dare alla squadra
nuova linfa vitale grazie alla politica dei giovani locali.Poteva contare su
giovani di valore come Cassano, Di Iorio, i Lombardi e Gorgoglione e tanti altri
sicuramente al pari di questi nomi appena citati.Pur avendo perduto il piu
grande portiere Leone trovo' in D'Amato e Biagini uomini affidabili ed anche le
carenze dei grandi Miscio e Marcucci furono sopperite dal duo difensivo
Gorgoglione e Michele Lombardi, una coppia straordinaria difficilmente
superabile per forza tecnica e tenacia un vero muro per gli attaccanti
avversari, e dal baluardo del centro campo Di Iorio, immenso nelle sue giocate
il baluardo gladiatore che non ammainava mai la bandiera.Sulle fasce il lavoro
era affidato al pendolino della fascia destra Giovanni Lombardi ed al
velocissimo Giuseppe Centra.La ciliegina sulla torta di questa squadra era
Cassano, ragazzo dotato di grandissima tecnica individuale, il suo apporto
risultava sempre determinante e famose erano le sue punizioni bomba ed "a foglia
morta alla Cassano" che non lasciavano scampo ai portieri.Ma capitava che anche
lui aveva delle giornate spente ed all'ora la qualita' era sostituita conla
forza e la grinta dei vari Gorgoglione e Di Iorio che davano il sigillo finale
ad una squadra sempre compatta.Questa squadra era famosa perchè si faceva
rispettare in tutti i campi, per il carattere e la compattezza, in campo
rappresentavano i cosidetti "undici leoni" e quell'anno conquistarono un
decoroso terzo posto a pochissimi punti dalla prima, misurandosi con sqaudre
come l'Andria, il Barletta il Manfredonia ed il Cerignola.Questi risultati
davano grosse soddisfazioni alla societa' ed alla citta' e questo lo si leggeva
negli occhi del Barone perchè dava merito alla sua politica giovane, sempre
attenta al vivaio e sempre pronto a pescare nel settore giovanile.Dal vivaio
spuntavano gia giovani di grande talento.Ricordiamo tra tutti Benito Ripoli
destinato a diventare il piu grande talento del calcio sangiovannese, Tonino
Placentino tecnica sopraffina, Saverio Palladino velocita' e grinta da vendere,
Fausto Corsani proverbiale la sua grinta e le sue "cannonate" dal magico
sinistro, Borda e tantissimi altri.Questo era il fiore all'occhiello di Don
Mimi' questi i ragazzi che il Barone ha sostenuto e fatto crescere.
CAPITOLO VII- Era del Barone; La
Scissione
L'era del Barone verra' sempre ricordata per i
grandissimi giovani che Don Mimi' ha saputo coltivare e far crescere.Il duo
Ercolino-Petruccelli sara' fondamentale per i talenti che poi negli anni
avvenire formeranno gli insegnanti che tutt'ora vediamo nei campetti alle prese
con i giovani di oggi.Una societa' che diede tantissime soddisfazioni ai
ragazzi, ai tifosi ed alla societa' stessa.Ricorderemo sempre i vari Cassano, Di
Iorio, Ripoli e Placentino, Scaramuzzi, Russo e Di Maggio e tanti altri.Tra
questi spicca su tutti Benito Ripoli convocato tante volte iinsieme a Placentino
e Corsani nella rappresentativa Pugliese.Il suo grande sponsor di sempre fu
Paciello mister del Cerignola, la prima volta che lo vide giocare ne rimase
affascinato e spinse in tutti i modi presso la sua societa' l'acquisto di quel
giovanotto sangiovannese che sarebbe diventato poi il perno principale della sua
squadra.Dopo un colloquio con i dirigenti locali Don Mimi' da il consenso per
far partire quel giovanotto verso destinazioni piu consone alle sue capacita'.Vi
rimarra' per dieci anni segnando una bella epoca di storia del calcio ofantino,
dove ancora oggi cantano le sue gesta.Dopo Cerignola, Ripoli passo' nel Fasano,
poi Manfredonia ed infine dopo una breve parentesi a Canosa ritorno' nel suo
paese natio per chiudere la carriera di calciatore ed iniziare quella di
allenatore.L'epoca del Barone è sicuramente uno dei periodi piu significativi
della nostra storia calcistica caratterizzata dal folto pubblico che accorreva
al vecchio "Tonino Massa" di via Palestro, e dai numerosi pulman organizzati per
seguire e sostenere la grande squadra.Serieta', sacrificio e massima correttezza
in campo e fuori.Questo era Don Mimi'.Il 73-74 però il Barone decise di
staccarsi per ovvi motivi e fondo' una nuova societa' distaccata che chiamo
Sangiovannese.
CAPITOLO VIII- Addio
al vecchio "Tonino Massa"-L'era Lecce
Al timone dell'a.c. rimase Stefano Ercolino ed ognuna
attuo' la politica dei giovani locali.L'a.c. S.giovanni venne affidata alle cure
di Lacci, e quell'anno entrambe le squadre giocavano al vecchio "Tonino Massa"
di via Palestro, solo l'anno successivo verra' demolito per consentire la
costruzione di un nuovo edificio scolastico, mentre erano in corso i lavori per
il nuovo stadio in Viale della Giovantu', infatti nel 74-75 le squadre
sangiovannesi dovettero emigrare per disputare le gare interne allo stadio
Miramare di Manfredonia.Sotto la guida di Lacci il S.Giovanni attrezzo' una
squadra per puntare alla vittoria finale e vennero acquistati giocatori di prim'ordine
comeCatriotta, Armiento,Santoro ed inoltre La Nave, perno difensivo delle
grandissime doti atletiche ed inoltre giovani dal grande avvenire come Pastore,Capriati
e molti altri giovani locali tra i quali iniziava a splendere la stella di Dino
Patrone grande attaccante infallibile sia con la testa che con i piedi.Ma
rispetto agli obiettivi iniziali della societa' le cose non andarono bene ed a
farne le spese al girone d'andata fu Lacci che poi verra' richiamato dopo sei
giornate di assenza pensando gia al campionato successivo.L'anno successivo dopo
5 mesi di campionato il San Giovanni cambiava padrone, difatti la societa'
veniva ceduta al compianto Cavalier Michele Lecce, impreditore locale e
proprietario della societa' Gimpac.Michele Lecce, grande personalita', grande
serieta' e soprattutto grande uomo cresciuto con tanti sacrifici ed impegno (ex
autista della sita), con i suoi collaboratori, tra i quali spiccava suo cognato
Raffaele Lombardi, diede un'ulteriore spinta alla causa di rinascita del calcio
sangiovannese.Comprese che bisognava attrezzare una buona squadra con l'impegno
che doveva aumentare di anno in anno.E cosi fu tanto da riportare nuovamente la
gente allo stadio come negli 50.Si impegno' a tal punto da far costruire la
tribuna coperta del nuovo stadio con annessi spogliatoi e manto erboso.Il nostro
piccolo gioellino attuale.Michele Lecce seppe affrontare la sua vita con
fermezza ed abnegazione sempre aiutato da suo cognato Raffaele Lombardi e da
semplice autista divenne una persona molto stimata in tutti gli ambienti da
quello sportivo a quello social-lavorativo.Per questo non sara' mai dimenticato,
amava tropo la squadra e cercava sempre di migliorarla e questo amore veniva
ricambiato dai tifosi sempre numerosi e calorosi allo stadio.Rimarra' sempre un
uomo d'onore e rimarra' il piu grande presidente della storia del
S.Giovanni.Durante la sua presidenza sulla panchina si alternarono tecnici di
grande valore come Lasalandra, Macripo',Paciello,Ripoli grandi giocatori come il
portieri De Meo e Marciello, lo stopper granatiero, i difensori Damone, Zendoli,
l'attaccante Cardini e Colucci e le stelle sangiovannesei Patrone,,Mangiacotti,
Russo e Merla che dopo aver giocato con noi delizio' con le sue magie le platee
di Manfredonia e Lucera .Nell'anno 80-81 con Lasalandra in panchina vinse il
campionato in maniera straordinaria:1 sconfitta, 3 pareggi e tutte vittorie
segnando 72 gol e subendone 13.Questa la formazione tipo:Marciello,Cappucci,Zendoli,Ripoli,Granatiero,Merla,Russo,Capriati,Cardini,Delli
Santi,Patrone, sostituiti dai vari Merla Matteo,Mangiacotti donato e tanti altri.Va
ricordata la figura del massaggiatore per antonomasia il grandissimo ed
indimenticabile Tonino Gramazio, professionista serio ha diviso la sua vita da
massagiatore tra il S.Giovanni ed il Manfredonia, sempre allegro sapeva tirare
su il morale ai ragazzi soprattutto nei monenti difficili.Ci manchera' lo
spilungone Tonino.
CAPITOLO IX- Piccolo
periodo nero della gestione Fini
Dopo 10 anni e piu di trionfi e grandi soddisfazioni
del mondo del calcio, il Presidente Michele Lecce, con una decisione sofferta
decide di passare la mano della societa' e da signore quale è sempre stato al
successore consegno' una societa' pulita senza nessun tipo di debito e pendenza.La
cordata che succedette al grande Michele si formo' nell'estate dell'86 ed era
formata da gente affidabile e di tutto rispetto che elesse come presidente il
grande politico Michele Fini; vice presidente Rendina, segretario Domenico
Piano, economo Massa Mario, direttore sportivo Raffaele Lombardi.Gli altri
consiglieri erano Miglionico Giovanni, il grandissimo e compianto Matteo
Malerba,il Dott.Giuliani (medico sociale) e Fania Michele (massaggiatore).
Una societa' che doveva essere forte visti i nomi presenti.Affidarono la
panchina a Benito Ripoli, al quale misero a disposizione una rosa fortissima
come Ciofi, Damone Zendoli, il grande Giovanni merla,Mimmo, DeMori, il veterano
Donato Mangiacotti.La suqdra allestita sembrava all'altezza della situazione ma
col passare dei giorni si capiva che qualcosa non funzionava all'interno della
societa': tant'è vero che qualche dirigente abbandono' la societa' in campionato
in corso.La squadra inizo' bene ma col passare del tempo ci si accorse che le
avversarie erano troppo forti e la squadra navigo' nei bassi fondi della
classifica, non riuscendo a competere con compagini del calibro del Cerignola
del Noci del Noicattaro del Molfetta e del Barletta e la squadra sfioro' la
retrocessione.La fine del campionato porto' all'abbandono della gestione Fini,
dall'assenteismo da parte della tifoseria e dal riampianto per l'abbandono della
societa' da parte del cavalier Michele Lecce.Il presidente Fini ed il suo
direttivo si dimisero e passarono cosi la mano al presidente Franco Palladino.
CAPITOLO X- La gestione Palladino
Alla fallimentare gestione Fini sussegui' la gestione
dell'appasionato di calcio Franco Palladino detto "Il Torinese", imprenditore
locale, che tenne la squadra fino alla retrocessione 93-93 gestendo in maniera
buona la societa' e seppur cambiando molti allenatori come Placentino,Lacci,La
Torre non ottenne mai risultati eclatanti ma salvezze tranquille.L'anno migliore
è sicuramente il 91-92.La squadra fu nuovamente affidata alle cure di Benito
Ripoli ed arrivo' sesta in un campionato difficile vinto dal sorprendete ma
meritevole Vieste, facendo bene anche in coppa Italia dove elimino' Mnafredonia
Monte e lo stesso Vieste e venne eliminato ai quarti dal Corato che disputava il
campionato di eccellenza.L'anno 92-93 fu l'anno della retrocessione dalla
promozione alla prima categoria e cedette lo scettro a Peppino Cocomazzi con il
compito di riportare in alto il S.Giovanni
CAPITOLO XI-L'era
Cocomazzi
Dopo la gestione Palladino culminata con una
retrocessione in prima categoria, Peppino Cocomazzi si assunse l'ingrato compito
di prendere il timone della societa' e cercare di dare alla S.Giovanni
calcistica il giusto posto che meritava.Promise di riportare la squadra in
promozione ed arrivo' per due volte seconda facendo gli spareggi la seconda dopo
un campionato strepitoso arrivo' al secondo posto all'ultima giornata ma venne
ugualmente ripescata.Ebbe il coraggio di fare una squadra storica con giovani
talenti locali, i fratelli Cassano, Giovanni Patrone il folletto Nicolino
"Gazza" Cascavilla, Sandro Cappucci, Teo De felice, Roberto e Nicola Cocomazzi
figli del presidente Peppino e grandi giocatori.Famoso per il suo attaccamento
alla squadra in modo morboso sempre presente, il presidente "operaio",
tuttofare, non ha mai disdegnato una tracciatura di campo, mai tirato indietro
quando doveva fare l'assistente all'arbitro e sempre pronto a fare ed espletare
le mansioni piu umili. Al suo fianco i sempre fedeli collaboratori Aldo Carone e
Gianni Impagliatelli a dar sostegno al grande Peppino.Il suo piu grande
rammarico quello di non avere avuto nessuno sostegno quando dalla promozione
sognava di portare il S.Giovanni in eccellenza.Con il suo contributo siamo
sicuri che il nuovo progetto prendera' forma e Peppino potra' vedere realizzato
il suo sogno.
CAPITOLO XII-L'era
Michelino Lecce
Carissimo Michele hai appena iniziato, ora fai parte
anche tu della Storia hai il difficile ed ingrato compito di continuare quello
che esiste da mezzo secolo.Il tuo maestro di vita, tuo padre il compianto
presidente Michele Lecce, il piu grande di tutti ti ha dato i mezzi per
continuare.Questa pagina è vuota aspetta solo di essere riempita da te nel corso
degli anni.Noi non abbiamo fretta sappiamo aspettare................
Auguri di cuore da tutti i dirigenti calciatori tifosi ed amici dell'A.C.
S.Giovanni Rotondo
Gino Ripoli