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Quando scatterà l’ORA X? Nessuno lo sa.
E come scatterà, per lo sbaglio d’un chirurgo,
per la bravata d’un teppista, per il risveglio
di quell’ordigno chiamato «virus» (che dormiva,
chissà dove, al mio interno, da decenni o da secoli)
o per il quieto sollevarsi delle Tue palpebre
su questo scempio? Nessuno lo sa.


 

Lasciamo stare
chi, della Chiesa, semplicemente se ne frega,
distratto com’è dalle meraviglie
delle figlie di Madama Dorè.
Che il Cielo aiuti lui, i di lui figli e le figlie
e di lui e di Madama Dorè.
Chi invece, disgustato dalla pedofilìa,
dall’opusdei, dal massone moderno
(che è l’esatto contrario dell’antico),
dallo gnostico (idem)
e da ogni possibile motivo di disgusto,
abbandona la Chiesa
gli è come colui il quaglie
- burchiella il poeta - pe’ fa’ dispetto alla moglie
e’ si taglia le paglie.


 

Perfino nell’escremento, Signore,
hai voluto imprimere la Tua mitica griffe.
Anche nella canna rigata dell’intestino,
insomma anche nel basso, nel più basso dei bassi,
c’è il Tuo marchio di fabbrica
sinusoidale.


 

Cambiare il mondo?
Non ci pensa affatto, il passero. È bello così,
questo giocattolo pieno di suoni,
di luci, di colori,
messo a disposizione dal Comune celeste
senza altro limite che non sia quello
imposto dal rispetto dell’utenza presente
e di quella passata
(che lasciò il giocattolo come nuovo
alla futura).


 

Al di là delle trappole per tope - assicura
il poeta - al cor gentil repara sempre Amore,
com’a la selva augello in la verzura
(‘ché né fe’ Amor prima del gentil core,
né ‘l gentil cor prima d’Amor, Natura).


 

Fast-food GATES & WINDOWS. In un cantuccio,
Laden Bin ed Empty Trash. Chissà se la catastrofe
- si chiedono - ci coglierà, chi sazio,
chi affamato, ma rassegnati e docili,
se non addirittura sollevati da un peso,
oppure renitenti, affezionati
come siamo, chi Epulone, chi Lazzaro,
allo stesso banchetto?


 

Fino a qualche anno fa,
la «mestizia di questo mondo» sembrava solo
pertinente alla fede (’ché, al contrario, sembrava
spassarsela soltanto l’infedele).
Passata la sbronza della falce e del martello,
sbollita l’euforia delle stelle e delle strisce,
la genialità dello sregolato
e la sregolatezza del genio rivelatesi
mera istigazione a calar le braghe,
ormai questa mestizia grava solo
sui culi più indifesi.


 

Era breve, la vita
di chi, figlia, sapeva farsi moglie,
madre e nonna, percorrendo l’una dopo l’altra
le sue quattro stagioni.
Ancor più breve,
quella di chi impasticca un'eterna primavera.


 

Destra e sinistra.
Appartiene alla prima chi pretende che i re
e, di conseguenza, gli aristocratici
siano tali per diritto divino;
alla seconda chi, verificata
la perfetta identità cromosomica
tra nobili e pezzenti,
si schiera dalla parte dei secondi
e sputa sull’egoismo dei primi.
Appartiene ad una delle due chi,
datosi all’ippica, usa solo frusta e speroni;
all’altra, chi adopera solamente le briglie.


 

C’era una volta l’idealizzazione
del corpo femminile.
Più d’uno ci finiva in manicomio,
dove la terapia, più che a farlo rinsavire,
l'onanista incallito,
mirava a bloccarne la prestidigitazione.
C’era una volta. Per nostra fortuna,
oramai non c'è più.


 

Passaggio di consegne.
La struttura gerarchica
dì ogni processo fisico (naturale o, meglio,
esistenziale) permette di considerare
la morte non come interruzione della vita,
bensì come delega [di quest’ultima]
da un livello gerarchico a quello sottostante.
Volendo limitarsi al visibile, ad esempio,
un cadavere (non congelato) non è privo,
stricto sensu, di vita. È privo di vita umana,
certo, ma non di quella di creature
gerarchicamente inferiori. Così, al contrario,
un pezzo di carne la cui vita è decaduta
dalla vacca al batterio,
ingurgitato da me, viene assunto
in quella che per lui è una gerarchia ben più alta.

 

 
 

 

Laddove tutto è merce
di prima, di seconda o nulla necessità
l’acquirente perfetto è l’individuo
senza legami, senza patria, senza famiglia,
senza fede, insomma senza qualcuno
(parente, amico, compaesano), senza Qualcuno
che glielo dia gratuitamente, quello
che è costretto a pagare.


 

 

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