LE ALTERAZIONI DELL’ARCO PLANTARE.
UNA NUOVA METODICA PER LA LORO CORREZIONE.
ALFREDO COLUCCI*, FRANCO PETTRONE*, ANTONIO VOZZA*
MAURIZIO INDOLFI^, IVO RENDINA^
° Reparto di Pediatria "Ospedale S. Giuseppe e Melorio"
Via Melorio, 81055 - S. Maria Capua Vetere (CE)
* Centro "Gymnasium", Via Appia 8, Casagiove (CE)
^ Consiglio Nazionale delle Ricerche
Istituto di Ricerca per l’Elettromagnetismo ed i Componenti Elettronici (CNR-IRECE)
Via Diocleziano 328, 80124 - Napoli
SUMMARY
A new methodology for the correction of the foot alterations is proposed. It is non–invasive being based on the use of electro-stimulations. The new approach has proved to be useful in treating alterations of any level, giving fast and irreversible results in more than the 90 % of the treated patients.
SOMMARIO
In questa comunicazione si propone una nuova tecnica per la correzione delle alterazioni non malformative del piede.
Il metodo, che si è dimostrato efficace in alterazioni di qualsiasi grado, si basa sull’uso di "elettrostimolazioni" con forme d’onda a gradino in regime impulsato.
La tecnica, il relativo protocollo di azione, l’apparecchiatura messa a punto ed i risultati ottenuti in circa 12 anni di sperimentazione sono di seguito riportati.
Introduzione
Il piede piatto e tutte le altre alterazioni degli appoggi dell'arco plantare sono manifestazioni che compaiono in un gran numero di bambini [1].
Le correzioni incruente e non invasive ancora oggi utilizzate sembrano non comportare una "effettiva" correzione delle alterazioni del piede in quanto non sono altro che "protesizzazioni" con esclusiva funzione di sostegno [1,2].
Esse, pertanto, non fanno compiere alcun movimento "attivo" al piede né tantomeno compiono un’azione rieducativa [3,4].
Le tecniche chirurgiche hanno, d’altra parte, mostrato di essere utilizzabili nei soli e rari casi di gravi deformità, essendo largamente sconsigliate in presenza delle più comuni alterazioni (ad es. pes planus flessibile) [5].
Gli scarsi risultati raggiunti dalle metodologie suddette hanno spinto a sperimentare approcci innovativi alla cura delle alterazioni a carico dell’arco plantare [6,7].
Il punto d'arrivo dell’attività di ricerca pluriennale, svolta dal nostro gruppo di lavoro, costituisce l’oggetto della presente comunicazione.
In particolare, si sottopongono all’attenzione della comunità scientifica i risultati di notevole rilievo raggiunti mediante una nuova metodologia basata sull’utilizzo di "elettrostimolazioni".
Tale tecnica innovativa è assolutamente incruenta, non invasiva e ha dimostrato, nell’arco di circa 12 anni di sperimentazione, di poter fornire risultati rapidi ed irreversibili nella larga maggioranza dei casi trattati.
METODOLOGIA
L'idea alla base della metodologia, nasce dalla constatazione che il piede piatto, è sostanzialmente riconducibile ad un "rilassamento" innaturale dell'arco plantare, la cui struttura tendinea, non è ben supportata da fasci muscolari tonificati (ovviamente ciò accade in contrapposizione con quanto è invece richiesto da qualsiasi tratto muscolo-tendineo del nostro organismo).
E’ inoltre interessante notare come la maggior parte dei soggetti affetti da piattismo presenti anche un portamento "rilassato" dell’intera persona.
E’ plausibile, pertanto, immaginare che tale portamento sia associato ad un'errata "immagine corporea" che il paziente "riceve" del suo intero organismo, e quindi anche del proprio piede.
Il trattamento consiste nell’evocare il cosiddetto "riflesso miotatico" che determina una contrazione muscolare in seguito a un brusco, anche se limitato, stiramento, esso costituisce la base dei riflessi posturali fondamentali per la proprietà di opporsi alla gravità (1), mediante una serie di stiramenti rapidi e limitati nel tempo indotti da "elettrostimolazione".
Lo scopo, è di mettere in atto un "arco riflesso" , che a lungo andare possa tradursi in un movimento automatico, così da provocare una stabilizzazione e tonificazione dei muscoli rilassati.
Tale tecnica di stimolazione si ritiene possa comportare anche una contemporanea modificazione dell'immagine corporea "ricevuta" relativa alla zona trattata.
La metodica si basa sull'uso di elettrostimolazioni con forme d’onda a gradino in regime impulsato.
Gli impulsi di corrente utilizzati hanno valori di picco di poche decine di milliampere, durata di centinaia di millisecondi e frequenze di ripetizione di circa 1 Hz.
Gli elettrodi vengono posizionati in punti diversi della gamba e del piede del paziente secondo il tipo di alterazione presente (vedi fig.1).
In collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche è ora in fase di sperimentazione una nuova apparecchiatura che consente la variazione della forma d’onda e dei parametri che la caratterizzano, nonché l’auto-regolazione dei valori ottimali di corrente applicati attraverso meccanismi di feedback.
Diagnosi e terapia
Nel lattante il piede piatto è un fenomeno fisiologico, e tale rimane almeno fin quando il bambino non inizia a camminare e quindi a "costruire gli appoggi".
Solo da tale periodo in poi è possibile diagnosticare la presenza di un "vero" piede piatto.
Per tale motivo ogni eventuale trattamento prende avvio solo dal quarto anno di vita.
La terapia prevede una prima fase in cui viene eseguita una plantografia da effettuarsi, per i motivi suddetti, non prima dei 3,5 - 4 anni.
L’esame plantografico indica il grado di alterazione del piede.
La seconda fase consiste nel trattamento vero e proprio.
Questo in genere richiede non meno di 10 applicazioni, inframmezzate da un secondo controllo plantografico a metà terapia.
Segue, infine, una terza plantografia al fine di decidere se interrompere la terapia o proseguire con altre applicazioni.
La terza ed ultima fase prevedono un follow up con un primo controllo plantografico a due mesi, seguito da successivi controlli semestrali tesi a stabilire l'eventuale necessità di piccoli interventi di richiamo.
La fase di follow up deve proseguire per almeno due anni.
Risultati
Il metodo ha dimostrato efficacia in più del 90% dei pazienti affetti da piede piatto o cavo o valgo sottoposti a terapia.
Esempi significativi di plantografie, effettuate prima e dopo il trattamento, per pazienti affetti da alterazioni dei tre tipi, sono riportati nelle figg.2-3.
La statistica, relativa agli ultimi due anni (vedi grafico e tabella), evidenzia le elevate percentuali di risoluzione completa registrate nei casi di piede piatto (63%) e valgo (79%) di diverso grado.
I restanti pazienti, affetti dalle suddette patologie, hanno in ogni caso mostrato miglioramenti nel grado di alterazione (vedi la voce "risoluzione parziale" in tabella), fatta eccezione per il 2 % di loro che non ha tratto giovamento.
Maggiori difficoltà si sono osservate nel trattamento di pazienti affetti da piede cavo con un totale di casi irrisolti del 17 %.
E’ da rilevare che, una gran parte delle alterazioni trattate e corrette con successo, era stata definita irrecuperabile con le tradizionali metodiche incruente.
Un’ulteriore conferma del carattere rieducativo della terapia, viene dall’aver constatato che, nei molti casi trattati, i controlli plantografici effettuati ad un anno di distanza dal termine del primo ciclo di cura hanno mostrato la presenza di ulteriori miglioramenti della struttura dell’arco plantare rispetto al controllo effettuato a fine ciclo.
Lievissime regressioni, peraltro corrette rapidamente con un nuovo ciclo di terapia, sono state osservate solo nel 10% dei casi.
I dati statistici riportati riguardano soprattutto soggetti fino ai 10-11 anni.
Le statistiche relative a patologie del 1° grado riguardano esclusivamente pazienti in età sufficientemente avanzata da non potersi aspettare miglioramenti fisiologici legati allo sviluppo.
Infine, l’attività di sperimentazione in corso su soggetti adulti sembra fornire risultati particolarmente incoraggianti.
TABELLA (8)
|
Casistica Gennaio ’95 – Settembre ‘97 |
|||||
|
Patologia |
Casi totali |
Risoluzione completa |
Risoluzione parziale |
Casi irrisolti |
|
|
1° grado |
26 |
24 (92 %) |
- |
2 (8 %) |
|
|
Piede piatto |
2° grado |
108 |
68 (63 %) |
40 (37 %) |
- |
|
3° grado |
72 |
24 (33 %) |
48 (67 %) |
- |
|
|
Totale parziale |
206 |
116 (63 %) |
88 (35 %) |
2 (2 %) |
|
|
1° grado |
28 |
14 (50 %) |
- |
14 (50 %) |
|
|
Piede cavo |
2° grado |
34 |
10 (29 %) |
24 (71 %) |
- |
|
3° grado |
4 |
- |
4 (100 %) |
- |
|
|
Totale parziale |
66 |
24 (26 %) |
28 (57 %) |
14 (17 %) |
|
|
1° grado |
106 |
100 (94 %) |
- |
6 (6 %) |
|
|
Piede valgo |
2° grado |
72 |
66 (92 %) |
6 (8 %) |
- |
|
3° grado |
4 |
2 (50 %) |
2 (50 %) |
- |
|
|
Totale Parziale |
182 |
168 ( 79 %) |
8 (19 %) |
6 (2%) |
|
|
Totale |
454 |
308 (56 %) |
124 (37 %) |
22 (7%) |
|
Bibliografia
[1] E. Lauricella Dizionario Medico, USES Edizioni Scientifiche Firenze, pag.413.
[2] L. Jani, Orthopade, June 1986, 15(3), p. 199-204.
[3] G. Maranzana et al., Medico e Bambino, Dic. 1985, Anno IV, N.10, p.771-777.
[4] R. M. Jay et al., J. Foot. Ankle Surg., Mar. 1995, 34(2), p.124-131.
[5] H. Zollinger e G. U. Exner, Ther. Umsch., July 1995, 52(7), p.449-453.
[ 6] A. Lepore, Medico e Bambino, Maggio 1991, Anno XI, N.5, pagg.284-285.
[7] V. E. Vartanian e V. G. Bublik, Ortop. Travmatol. Protez., Feb. 1989, 2, p.26-29.
[8] A. Lepore et al. Il Medico Pediatra , Feb.'98,1, p.7-13.
[9] B. Martinelli et al Il piede piatto ,Libreria Goliardica Trieste
Autore da contattare:
Dr. Antonio Lepore
Ospedale "S. Giuseppe e Melorio"
Via Melorio. 81055 - Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
Tel. 0823.891210 - cell. 0335.6582160-Fax 0823.819898