Suites a

 

Violoncello Solo

 

senza Basso

 

composées

 

par

 

Sr. J. S. Bach

 

Maitre de Chapelle

 

 

 

DIZIONARIO MUSICALE

 

 

 

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Avvertenza: alcune definizioni del presente dizionario sono riprese da Web riportando in ogni caso la fonte.

 

 

 

INDICE

A-B-C-D-E-F-G-H-I-J-K-L-M-N-O-P-Q-R-S-T-U-V-W-Y-Z

 

A

Abbellimenti

Abbreviazioni

A cappella

Accademia

Ad lìbitum

Agocica

Alla corda

Alla breve

Ambitus

Ancient music 

Anhang

Apotome

Arabesque

Arco di Telemann

Aria

Aristosseno

Aristotele

Armonici

Ars Antiqua

Ars Nova

B

Badinerie (o badinage)

Balzato (v. spiccato)

Barform

Basso continuo

Basso figurato

Basso ostinato

Basso seguente

Battimenti

Bordone

C

Cabaletta

Cadenza

Canone

Canone diretto

Canone cancrizzante o inverso 

Canone per moto contrario

Canone a specchio

Canone per diminuzione o per aggravamento (canone mensurale)

Canone finito e infinito o perpetuo

Canone chiuso e aperto

Canone enigmatico

Canto figurato

Cantus

Cantus firmus

Cavatina

Catch

Cent

Chanson

Chiasmo

Chiavette

Ciaccona

Ciarda

Clarinetto

Clarino

Clavicembalo

Clavicordo

Clavier

Climax

Colon

Comma

Concertante stile

Concertato

Concerto

Concerto grosso

Conductus

Consort

Contraddanza

Controtenore

Corale

Corale armonizzato

Corale figurato

Corale preludio

Corale mottetto o ricercare

Corale, fuga super (titolo corale)

Corale partita o variazione (Choralvariationem) 

Corale, fantasia super (titolo corale), (Choralphantasie)

Corale, trio super (titolo corale)

Corno (francese)

Corno doppio

Corno di bassetto

Corno inglese

Coro

Corrente v. Courante

Couplet

Courante

D

 da CelanoTommaso

Delibes Léo

Des Pres Josquin

Détaché

Diesis

Diapason

Diapente

Diatessarum

Dinamica

Discantus

Ditono

Double stop
Dominante

Diodenario

E

Early music

Elegia

Elgar Sir Edward

Emiòlia

Entartete Musik

Entropia

Er

Esacordo

Eterofonia

Enarmonia

F

Falsettista

Falso bordone

Fandango

Farina Carlo

Filolao

Flageolets

Flautato

Follia

Forma sonata

Francone da Colonia

Frequenza

G

Gagliarda

Geometrica (progressione)

Gettato (v. spiccato)

Gesolreut

Glissando

Ground (bass)

H

 Händel Georg Friedrich

Harmonia

Haute-contre

 Haydn Franz Joseph

Harmonics v. Armonici

Hexachordo

I

Ibìdem

Idiofono

Inferenza

Introitus v. Messa

Iponimico

Iperonimico

K

 Kabalevsky Dmitry
Kimberger Johann Philipp

Klavier

Kolon

L

Ländler

Lautenwerk

Leitmotiv

Leoninus

Lied

Limma (o Leimma)

Lombarda ritmo alla

Loure

M

Martellato

Martini padre Giovanni Battista

Mazurka
Medio (geometrio.aritmetico e armonico)

Mel

Messa

Messa di voce

Messa parafrasi

Messa parodia

Metronomo

Mezzosoprano

Modi ritmici

Modus

Molteplice (genere)

Monocordo

Monodia

Monteverdi Claudio

Mottetto

Movimento

N

Neuma

Nomos

Note

Note Denominazione

Note di sostituzione

Notazione

Numero

O

Octhoechos

Omofonia

Orchestrazione

Organo

Organologia

Organum

Ortografia musicale

Ouverture

P

Padovana (v. Pavana)

Parte

Parte con la

Partita

Passacaglia

Passemezzo

Pavana

Perotinus

Perosi Lorenzo

Piatti Alfredo

Picchettato
Piede

Pitagora

Pitch

Platone

Preludio corale

Portamento

Prolazione

Proslambanòmenos

R

Rapsodia

Ricercare

Recital

Recitativo

Refrain

Registro

Ricochet

Rococò

Romanesca

Romanza

Rondeau

Rondò

Rubato

S

Saltarello

Sammartini Giovanni Battista

Scavezza (ottava)

Schisma (v. Comma)

Schumann Robert Alexander

Semidiapente

Semiditono

Semitono maggiore

Sensibile subintelecta

 Sequenza

Sesqui

Sesquialtera

Siciliana

Significato

Significante v. Significato

Sinafè

Sinfonia

Sintagma

Sintagmatico

Solo

Solmisazione

Somiere

Sonata

Sonatina

Sopranista

Spalla

Spiccato
Spinetta

Strumenti musicali

Strumenti traspositori

Suite

Superbipartiente terza

Superparziale

Superirus

T

Tactus

Tarantella

Temperamento

Tempus

Tenor

Teoria degli affetti

Terminologia estera

Terminologia antica

Terminologia tonalità

Terprando

Terza di piccarda

Tessitura

Tetracordo

Tetraktýs (Tetractys) 

Texture

Tempus

Tommaso da Celano

Tono

Tromba marina

Tropo

Trovatori e Trovieri

Tune

U

Unda maris

V

Variazione

Villancico

Virginale

Vitry Philippe de

Voce

W

WoO

 

 

 

 

ABBELLIMENTI

 

Gli Abbellimenti sono suoni che fioriscono la melodia. Nel corso dei secoli hanno subito svariate forme. Nella musica moderna si preferisce scriverli in notazione reale. L'ultima sintesi, quelli attualmente usati, è rappresentata dai seguenti: appoggiatura, acciaccatura, mordente, gruppetto e trillo. Per un approfondimento rimandiamo ad un nostro scritto. v. link  

 

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ABBREVIAZIONI

degli strumenti musicali e delle voci

http://www.municipio.re.it/peri_biblioteca/paginenuove/abbreviazioni.html

 
alto, altus (voce) a
armonica arm
arpa arp - arpa
arpeggione arpeg
baritono (voce) br
basso b - bs
basso continuo bc
basso tuba b-tuba
batteria batt
bombarda bomb
bombardino bombno
bombardone bombne
bongos bon
campane camp
campane a vento campven
cassa chiara tambmil
celesta cel
cembalo cemb
chitarra chit
chitarrone chitne
clarinetto cl
clarinetto basso b-cl
clarinetto contrabbasso cbcl
clavicembalo cemb
contrabbasso cb
contralto (voce) a
contratenor ct
controfagotto cfag
cornamusa muset
cornetta cnta
cornetto cnto
corno cor
corno di bassetto cor bas
corno inglese cor ingl - eh
elettronica elettr
eufonio euf
fagotto fag
fisarmonica fisarm
flauto (dolce) rec - fl (s-rec)
flauto (traverso) fl
flauto basso fl (b-fl)
flauto contralto fl fl sol - a-fl - fl (sol)
flicorno flic
ghironda gh
glassharmonika glarm
glockenspiel glock
grancassa gc
harmonium harm
keyboard keyb
liuto lt
mandolino mand
marimba mar
martenot mart
mezzosoprano mzs
nastro magnetico tape
oboe ob
oboe d'amore ob-am
oficleide of
orchestra orch
organo org
ottavino ott
quinta vox, quintus 5 - v-q
percussione perc
pianoforte pf - pf 4m - pf 6m
piatti pts
recitante recit
salterio salt
sassofono sax
sassofono contralto asax - sax-a
sassofono tenore sax-t
sassofono basso sax-b
soprano (voce) s
spinetta spin
tamburo tamb
tamburo militare tambmil
tape tape
tastiera keyb
tenore (voce) t
timpani timp
tiorba tiorba
tom-tom tom
triangolo triang
tromba tr
trombone trb - tb
trombone basso b-trb
tuba tba
vibrafono vibr
viella viella
vihuela vihuela - vih
viola, viola da braccio vla - va
viola da gamba gamba
viola d'amore vla-am
violino vl
violoncello vlc
violone vlne
virginale virg
vocale voc
voce v
voce recitante v recit.
xilofono xil
xilomarimba xmar
zimbalo ungherese keyb

 

 

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A CAPPELLA

 

Indica una composizione senza accompagnamento strumentale.

Per tempo a cappella v. alla breve.

 

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ACCADEMIA

 

Nel settecento con questo termine si indicavano i concerti

 

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AD LI'BITUM

 

Nelle didascalie, lascia all’esecutore libertà interpretativa (abbr. ad lib.)
De Mauro il dizionario della lingua italiana PARAVIA

 

Ad libitum - Wikipedia

L'espressione è utilizzata anche oggi con il suo significato letterale, per esprimere libertà di scelta da parte della persona in un determinato comportamento.
Questa espressione, inoltre, è utilizzata spesso negli spartiti musicali, ed indica una serie di battute, in genere un ritornello alla conclusione del pezzo, che può essere ripetuta un numero indeterminato di volte, a scelta dell'esecutore.

 

 

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AGOCICA

 

Da ago

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Agogica

L'agogica (voce dotta dal tardo greco αγωγικός, aggettivo di αγωγή "condotta, movimento") è il complesso delle leggere modificazioni dell'andamento apportate a un pezzo durante la sua esecuzione per ragioni squisitamente interpretative.
Il termine fu introdotto nella moderna terminologia musicale da Hugo Riemann, dove sta ad indicare anche la disciplina che studia il fenomeno.
Le alterazioni del valore delle note e delle pause che costituiscono l'agogica spesso non sono indicate nel testo musicale, o lo sono in modo generico, come nel caso del rubato. Anche indicazioni più precise, come accelerando, rallentando, stringendo e ritardando, lasciano all'esecutore un ampio margine di discrezionalità.
Le variazioni agogiche sono distinte da quelle dinamiche, che consistono nelle variazioni delle intensità sonore. Tuttavia i due parametri sono spesso abbinati e interagiscono variamente, tanto nella pagina scritta, quanto nel momento dell'esecuzione.
In diversa accezione, il vocabolo fu utilizzato già nel medioevo da Marziano Capella per indicare il movimento ascendente della melodia.
Sono dei simboli o segni che indicano il cambiamento di tempo momentaneo della velocità. Si usano alcune parole convenzionali come: rallentando, ritardando, accellerando ecc.

 

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ALLA CORDA

 

Nella tecnica degli strumenti ad arco indica un'esecuzione con l'arco sulla corda, un colpo d'arco né gettato né saltato.

 

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ALLA BREVE

 

 

Nella musica cinquecentesca indica che l'unità di misura, il tactus, corrisponde ad una breve. Successivamente oltre o venir indicato anche tempo tagliato o a cappella, indica che l'unità di tempo deve essere letta con un valore doppio di quella precedente e quindi assumere un movimento più veloce.

 

Sapere.it
valore di nota secondo la terminologia anticamente in uso: la breve vale la metà di una longa e il doppio di una semibreve . Con il progressivo scivolamento del tactus verso valori più piccoli, la breve, così chiamata perché nel primo periodo della notazione mensurale (col nome di brevis) rappresentava effettivamente il minor valore in uso (rispetto alla maxima e alla longa), è oggi caduta in disuso: la figura di maggior valore oggi utilizzata è infatti la semibreve, corrispondente all'intero.
 

 

Enciclopedia della Musica

Indicazione di tempo in musica. Quando entrò in uso, nel sec. XVI, questa locuzione significava che l'unità di tempo (tactus) era la brevis anziché la semibrevis, come di consuetudine; indicava quindi un tempo dimezzato, cioè veloce il doppio. È divenuta poi equivalente a 'tempo tagliato' (simbolo).

 

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AMBITUS

 

Virginia Tech Multimedia Music Dictionary

 

A Medieval term that refers to the range of pitches used in a melodic line or voice of a composition. A ambitus is considered narrow if it is a sixth or less, normal if it is about an octave, and wide if it is an eleventh or more.
The pitch range of a mode or plainchant.
The pitch range of any musical instrument.
 

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ANCIENT MUSIC

 

Ancient music - Wikipedia, the free encyclopedia

Ancient music is music that developed in literate cultures, replacing prehistoric music.

The development of writing took place in different time periods in different geographic areas. A number of inscriptions (collectively termed "Old European Script") appearing on portable artifacts recovered from the lower Danube Valley dated to ca. 5000 BCE have been claimed as examples of early linear writing; however, it is far from clear whether these marks constitute proto-writing at all. The first uncontested examples of a writing system are attributed to the Sumerian culture in Mesopotamia, and date from around 4000 BCE. So this is when the era of ancient music began. In Europe it ended in 476 CE[citation needed], and was followed by the Early music era of European classical music. For Arab music, ancient history ended in 622 CE.

Samaveda, one of the four vedas describes music at length.[citation needed]

Anne Draffkorn Kilmer from the University of California at Berkeley published in 1986 her decipherment of cuneiform tablet from Nippur dated to about 2000 B.C., demonstrating that it represents fragmentary instructions for performing music and that the music was composed in harmonies of thirds, and that it was also written using a diatonic scale (Kilmer 1986) The notation in that tablet was not as developed as the notation in the later cuneiform tablet dated to about 1250 B.C. (Kilmer 1965) Although the interpretation of the notation system is still controversial, it is clear that the notation indicates the names of strings on a lyre, the tuning of which is described in other tablets (West 1994). These tablets represent the earliest recorded melodies, though fragmentary, from anywhere in the world. (West 1994)

Ancient Greek musicians developed their own robust system of musical notation. The system was not widely used among Greek musicians, but nonetheless a modest corpus of notated music remains from Ancient Greece and Rome. The epics of Homer were originally sung with instrumental accompaniment, but no notated melodies from Homer are known. Several complete songs exist in ancient Greek musical notation. The Seikilos epitaph is the oldest surviving complete musical composition from the Greek tradition or from any tradition. Three complete hymns by Mesomedes of Crete (2nd century CE) exist in manuscript. In addition, many fragments of Greek music are extant, including fragments from tragedy, among them a choral song by Euripides for his Orestes and an instrumental intermezzo from Sophocles' Ajax. Romans did not have their own system of musical notation, but a few Romans apparently learned the Greek system. A line from Terence's Hecyra was set to music and possibly notated by his composer Flaccus.

It has always been known that some ancient music was not strictly monophonic. Some fragments of Greek music, such as the Orestes fragment, clearly call for more than one note to be sounded at the same time. Greek sources occasionally refer to the technique of playing more than one note at the same time. In addition, double pipes, such as used by the Greeks and Persians, and ancient bagpipes, as well as a review of ancient drawings on vases and walls, etc., and ancient writings (such as in Aristotle, Problems, Book XIX.12) which described musical techniques of the time, all indicate harmony existed. One pipe in the aulos pairs (double flutes) may have served as a drone or "keynote," while the other played melodic passages. Kilmer's decipherment of the cuneiform tablets indicate that the simultaneous sounding of different pitches was practiced very early, perhaps by 2000 B.C.

The term "ancient music" may also refer to contemporary, but traditional or folk, music which is considered to continue its "ancient" style and includes much Persian music, Asian music, Jewish music, Greek music, Roman music, the music of Mesopotamia, the music of Egypt, and Muslim music. See also: authentic performance
 

 

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ANHANG

 

Supplento. Termine usato per integrazione dei cataloghi.

 

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APOTOME ( gr. apotomé)

 

Forse composto da Apò (da, allontanamento, particella negativa) e tomé - tagliare dividere.

 

Rappresenta il semitono cromatico della scala greca e corrisponde a 2187/2048, 1,06787= 114 cent. Es. Do-Do#.

 

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ARABESQUE

 

Britannica Concise Encyclopedia
It is typical of Islamic ornamentation from с 1000. The word was first used in the 15th or 16th century when Europeans became interested in the Islamic arts, but the motif itself was derived from Hellenistic craftsmen in Asia Minor.

 

Arabesque passaggio musicale ricco di ornamenti.

 

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ARCO DI TELEMANN

 

da: Saggio di metodo per la tastiera di Carl PhilippEmanuel Bach Parte seconda, La triade impropria diminuita.

 

Sopra il basso vi è spesso la sola indicazione della quinta diminuita, quando questa è accompagnata dalla sesta. Sarà la modulazione a suggerire la scelta di questa triade o dell'accordo di quinta e sesta. Nel primo caso. il Maestro di Cappella Telemann pone giustamente un arco sul 5. Ciononostante, se necessario si aggiunge al 5 il bemolle (5b). Così facendo si previene qualsiasi confusione e si facilita il compito a chi non ha ancora sufficienti nozioni sulla modulazione. 

 

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ARIA

 

Da: http://www.sapere.it/gr/TopicListServletOriginal?catid=CAT_90

forma vocale e/o strumentale, strofica. È tipica dell'opera lirica, dell'oratorio e della cantata. L'aria 'col da capo' è un'aria tripartita costituita da un primo episodio, un secondo episodio, e la ripresa del primo ('da capo'), anche variato; si riassume nello schema A-B-A'.
 

Si definisce Aria col da capo perché nello schema a–b–a dopo la frase b si ricomincia da capo la melodia.

 

Da: http://kidslink.bo.cnr.it/testoni/lavori/stanislao/gloss/forme.html#recita

 

E' la forma musicale più importante e caratteristica dell'opera lirica, quella che permette al cantante di fare sfoggio delle proprie capacità vocali ed espressive. A differenza dei pezzi d'assieme è affidata ad un solo cantante, eventualmente contornato da altri che mantengono però un ruolo secondario (pertichini).

Fino al tardo Settecento l'opera è formata in gran parte da una alternanza di Recitativi - in cui i personaggi dialogano e la vicenda procede rapidamente - e di Arie, in cui l'azione si ferma per consentire di esprimere con la melodia i sentimenti e lo stato d'animo di un personaggio.
Con Rossini, nei primi anni dell'Ottocento, l'Aria (come i pezzi d'assieme) assume una forma più complessa in cui si possono riconoscere tutte o alcune delle seguenti parti:

Scena o recitativo

Tempo d'attacco: l'orchestra accompagna il dialogo fra i personaggi (questa parte, come la precedente e il Tempo di mezzo, ha la stessa funzione del Recitativo dell'opera settecentesca.

Cantabile: la melodia, molto espressiva e di andamento moderato, passa al cantante che qui diventa protagonista assoluto. Tempo di mezzo: avviene qualcosa che suscita uno stato d'animo più mosso e agitato, espresso nella
Cabaletta: brano semplice ed orecchiabile ma brillante e coinvolgente che conclude l'Aria (o il Duetto) trascinando il pubblico all'applauso. Questo è anche lo schema di riferimento utilizzato da Verdi in "Un giorno di regno".

Una forma più breve e semplice dell'Aria, usata spesso per presentare i personaggi alla loro prima comparsa sulla scena, è la Cavatina

 

Lo schema armonico dell'aria nella forma binaria comprende due periodi ripetuti o no dal ritornello:

 

A  I-V              A1 I-I

 

 

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ARISTOSSENO

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Aristosseno

Aristosseno (Taranto, fine IV secolo a.C.) fu un illustre scrittore di teoria musicale della Magna Grecia.

Figlio di Spintaro (allievo di Socrate), fu da questi avviato alla musica e alla filosofia. S'interessò alla dottrina pitagorica, per poi diventare discepolo di Lampo Eritreo, di Senofilo ed infine uno dei principali allievi di Aristotele. Infatti ebbe l'incarico di tenere nella sua scuola lezioni di musicologia. Aspirò alla successione del maestro e la nomina di Teofrasto alla direzione della scuola peripatetica, dopo la morte di Aristotele, fu la profonda delusione della sua vita. Infatti si trasferì a Mantina, una città del Peloponneso dove visse per molti anni, ebbe molti discepoli detti Aristosseni e fu consigliere del re Neleo. Finì i suoi giorni nell'isola di Creta. Plutarco, nella "Vita di Ligurgo" ci dice che a Pergamino vi era il suo sepolcro.

Eliano ce lo descrive accigliato, "nemico del riso" e ne elogia la severa concezione della vita. Delle moltissime opere sue di cui possediamo i titoli, due sono state parzialmente conservate e sono gli "Elementi di armonia" e gli "Elementi ritmici", dove Aristosseno espone e sistema gli elementi della teoria musicale greca. Ma più che questa (notizie sull'argomento ci sono giunte anche da altre fonti[citazione necessaria]) interessa rilevare negli scritti di Aristosseno la presenza più o meno esplicita di un pensiero estetico: un'idea di quel che sia o come debba essere intesa l'opera d'arte musicale. Alla musica attribuì un notevole influsso etico ed educativo ma anche un uso terapeutico. Aristosseno scrisse che i pitagorici «usavano medicine per purificare il corpo e musica per purificare la mente». Abbinò questi studi allo sviluppo della dottrina dell'anima come armonia del corpo, perfezionando gli astratti presupposti dell'aritmetica pitagorica con l'osservazione attenta dei fenomeni del suono. Purtroppo è andata perduta un'opera di Aristosseno che era intitolata "Sull'ascoltare musica", nella quale pare si sostenesse il carattere necessariamente attivo di questa operazione, che richiede un vigile ed assiduo confronto tra i suoni passati e quelli presenti e futuri. Ossia, Aristosseno riconobbe la funzione fondamentale della memoria nell'intelligenza della musica, come risulta da un paragrafo degli "Elementi di armonia": «Di queste due cose, invero, la musica è coesistenza: sensazione e memoria. Bisogna infatti sentire ciò che accade e ricordare ciò che è accaduto.». Aristosseno ebbe interesse anche in altri campi: scienze naturali, psicologia, morale, politica e storia. Scrisse una vita di Pitagora e una di Platone, nei cui confronti è quasi sempre polemico. Purtroppo il tempo non ci ha conservato che pochissimi frammenti.

 

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ARISTOTELE
 

Aristotele (384 - 3 AC - 7 marzo 322 AC) fu uno dei maggiori filosofi dell'antichità.
Assieme al suo maestro Platone è considerato uno dei più influenti pensatori della tradizione filosofica occidentale.
 

 

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ARMONICI

 

Una corda oltre a produrre il suono fondamentale scinde le proprie vibrazioni in una serie di suoni detti armonici, le cui frequenze stanno alla frequenza del suono fondamentale come i numeri 1,2,3,4…n, stanno ad 1. Furono scoperti (o definiti) da J. Sauveur 1653-1716. Principi d'acustica e di musica...  Sugli strumenti a corda si ottengono sfiorando la corda rispettivamente alla metà ad un terzo etc. v. flautato

La corda sfiorata si comporta da risonatore, solo in alcuni punti emette dei suoni bene udibili che corrispondono alla serie degli armonici. Negli altri punti emette suoni confusi e di intonazione incerta.

Si usa la nota risultante con un cerchietto, o si nota con un rombo sull'altezza corrispondente al punto sfiorato della corda e la nota risultante. 

Glissando di armonici naturali:

gli armonici naturali sono udibili solo nei punti in cui la corda si divide neilla progressione 1-2-3-4... .  La notazione usata è quella della sequenza di armonici risultante.

 Glissando (portamento) di armonici artificiali:

il glissando prodotto da armonici artificiali si dovrebbero chiamare portamento, la caratteristica del portamento sta nel fatto che l'incremento di frequenza da un punto ad un altro "scivola" attraverso tutte le frequenze.

 

 

 

Ripreso da Segugio:

http://groups.google.com/groups?hl=it&lr=&selm=rzaue.28362%24b5.1296196%40news3.tin.it&rnum=16

 Gli armonici naturali di un suono sono tutti i multipli interi della sua
frequenza fondamentale.
Se prendi il primo tasto del pianoforte (LA che è a 27.5 Hz) e cominci a
calcolarti tutti gli armonici moltiplicando la frequenza base per 2, per 3,
per 4, per 5 e così via e poi confronti i risultati con le frequenze delle
note calcolate con il sistema del temperamento equabile (ogni nota ha la
frequenza di quella precedente moltiplicata per la "radice dodicesima di
2"... e l'ho scritto a parole perché altrimenti era un casino!!!), ottieni
la sequenza qui sotto

La0 (27,5 Hz) - Fondamentale (27,5 Hz)
La1 (55 Hz) - 1° armonico (55 Hz)
Mi2 (82,41 Hz) - 2° armonico (82,5 Hz)
La2 (110 Hz) - 3° armonico (110 Hz)
Do#3 (138,59 Hz) - 4° armonico (137,5 Hz)
Mi3 (164,81 Hz) - 5° armonico (165 Hz)
Sol3 (196 Hz) - 6° armonico (192,5 Hz)
La3 (220 Hz) - 7° armonico (220 Hz)
Si3 (246,94 Hz) - 8° armonico (247,5 Hz)
Do#4 (277,18 Hz) - 9° armonico (275 Hz)
Re4 (293,66 Hz) - 10° armonico (302,5 Hz)
Mi4 (329,63 Hz) - 11° armonico (330 Hz)
Fa4 (349,23 Hz) - 12° armonico (357,5 Hz)
Sol4 (392 Hz) - 13° armonico (385 Hz)
Sol#4 (415,3 Hz) - 14° armonico (412,5 Hz)
La4 (440 Hz) - 15° armonico (440 Hz)
La#4 (466,16 Hz) - 16° armonico (467,5 Hz)
Si4 (493,88 Hz) - 17° armonico (495 Hz)
Do5 (523,25 Hz) - 18° armonico (522,5 Hz)
Do#5 (554,37 Hz) - 19° armonico (550 Hz)
Re5 (587,33 Hz) - 20° armonico (577,5 Hz)
??? - 21° armonico (605 Hz)
Re#5 (622,25 Hz) - 22° armonico (632,5 Hz)
Mi5 (659,26 Hz) - 23° armonico (660 Hz)
Fa5 (698,46 Hz) - 24° armonico (687,5 Hz)
??? - 25° armonico (715 Hz)
Fa#5 (739,99 Hz) - 26° armonico (742,5 Hz)
??? - 27° armonico (770 Hz)
??? - 28° armonico (797,5 Hz)
Sol#5 (830,61 Hz) - 29° armonico (825 Hz)
??? - 30° armonico (852,5 Hz)

(questa sequenza è ottenuta confrontando le frequenze degli armonici con la
frequenza più vicina dei semitoni nella scala temperata).
Se fai attenzione alla sequenza, al 21° armonico cominciano i problemi a
causa del fatto che la sua frequenza è intermedia tra due semitoni temperati
ed esce quindi dalla scala temperata occidentale.
La cosa si ripete anche con il 25°, il 27°, il 28° e il 30° armonico.
Tutti questi armonici capitano su frequenze intermedie tra quelle dei
semitoni della scala temperata.
 

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ARS ANTIQUA

 

La scuola di Notre-Dame, Magister leoninus attivo fra il 1160 e il 1190 e Magister perotinus attivo fra il 1190 e il 1220, utilizzò organa in cui a una melodia basata sul canto gregoriano, chiamato tenor in quanto "teneva" questo canto, venivano sovrapposte fino a tre altre voci chiamate rispettivamente duplum, triplum e quadruplum.

 

Dal secolo XII  la melodia gregoriana chiamata cantus firmus venne arricchita con libere ornamentazioni melodiche, organum melismatico del repertorio dell'abazia di S.Marziale a Limoges e del Codex Calixtinus di Santiago de Compostela in Spagna.

 

La maggiore elaborazione portò alla necessitá di conferire significati metrici alla notazione che fino ad allora ne era priva: fu cosí che la virga e il punctum divenirono longa e brevis, in cui la prima aveva doppia durata rispetto alla seconda. Dalle combinazioni di longae e brevis si ottennero sei diversi modi ritmici.


Nel XIII secolo si sviluppó una nuova forma musicale oltre a quelle della scuola di Notre-Dame, il mottetto (moteus, dal francese mot, parola), dove veniva utilizzata la nuova notazione mensurale franconiana.

 

Quest'ultima, teorizzata da Francone da Colonia nel suo celebre trattato Ars Cantus Mensurabilis , alla longa e alla brevis affiancava due nuovi valori di durata, la duplex longa e la semibrevis e determinava la durata dei suoni con le figure: longa ( tre brevis), brevis (tre semibrevis), e semibrevis.
 

Nell'Ars nova Philippe de Vitry, de Muris e ad altri  teorici, introdussero la prolazione che include, oltre al tempo ed alle suddivisioni ternarie proprie della simbologia cristiana come rappresentazione della Trinità, il tempo e le suddivisioni binarie.

 

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ARS NOVA

 

Con Ars nova ci si riferisce alla polifonia della prima metà del Trecento, in contrapposizione ad Ars antiqua indicante la musica del Duecento, il nome deriva dal  trattato di Philippe de Vitry (1291-1361). Vitry e altri teorici introdussero un nuovo valore, la minima, le indicazioni di tempo, e un metodo più pratico per indicare le pause.
Nell'Ars Nova si sviluppò l'isoritmia, basata sull'impiego del modulo ritmico costante, già usato nel tenor dei mottetti dell'ars antiqua, applicandolo anche alle voci superiori di mottetti e di parti di messe

polifoniche.

 

Se nell’Ars Antiqua Francone da Colonia   nel suo celebre trattato Ars Cantus Mensurabilis, teorizza nuovi valori, alla longa e alla brevis affiancava due nuovi valori di durata, la duplex longa e la semibrevis e determinava la durata dei suoni con le figure: longa ( tre brevis), brevis (tre semibrevis), e semibrevis, nell'Ars nova Philippe de Vitry, de Muris e ad altri  teorici, introdussero la prolazione che include, oltre al tempo ed alle suddivisioni ternarie proprie della simbologia cristiana come rappresentazione della Trinità, il tempo e le suddivisioni binarie.

Tempo Perfetto - Prolazione Maggiore / Tempo ternario - Suddivisione ternaria (9/8)

Tempo Perfetto - Prolazione minore / Tempo ternario - Suddivisione binaria (3/4)

Tempo Imperfetto - Prolazione Maggiore / Tempo binario - Suddivisione ternaria (6/8)

Tempo Imperfetto - Prolazione minore / Tempo binario - Suddivisione binaria (2/4)

 

Fra le forme di quest’epoca assume importanza l’uso dell’isoritmia: una tecnica compositiva che consiste nel riprendere una struttura ritmica più volte durante il brano anche se con note differenti. L’isoritmia veniva spesso utilizzata nella voce del tenor - voce “tenuta” scritta con valori lunghi.

 L’elemento melodico denominato color consisteva in una successione di intervalli

Alla linea melodica si applicava uno schema ritmico denominato talea.

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BADINERIE (o badinage)

 

Badinerie - Wikipedia

La badinerie (o badinage) è un movimento di danza in tempo pari di carattere gioioso e leggero. Essa si incontra raramente prima del XVIII secolo allorché venne utilizzata da compositori tedeschi e francesi all'interno delle suites.
Un esempio famosissimo di badinerie si trova nella Ouverture in si minore per flauto ed archi di Johann Sebastian Bach.
 

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BARFORM

 

 

http://www.muspe.unibo.it/period/saggmus/attivita/1998/abstract.htm
Giorgio Pagannone, Aspetti della melodia verdiana: ‘periodo’ e ‘barform’ a confronto
In un saggio apparso nel 1978 (Satz und Periode. Zur Theorie der musíkalischen Syntax, "Zeitschrift für Musiktheorie", IX/2, 1978, pp. 16-26; traduzione francese: Phrase et période: contribution à une théorie de la syntaxe musicale, "Analyse musicale", n. 13, ottobre 1988, pp. 37-44) Carl Dahlhaus ha proposto una definizione teorica convincente dei due modelli fondamentali della sintassi musicale classica: ‘periodo’ (Periode) e ‘barform’ (Satz). Il periodo si articola di norma in due frasi (‘antecedente’ e ‘conseguente') bilanciate ed omogenee (4+4 battute); la barform invece presenta una struttura di tipo ‘anapestico’: due semifrasi identiche o simili seguite da una continuazione libera ovvero da uno sviluppo (2+2+4). Si tratta di due modelli affatto diversi: l’uno - il ‘periodo’ - si fonda sulla relazione tra ‘presentazione’ (Aufstellung) e ‘risposta’ (Beantwortung); l’altro sulla relazione tra ‘presentazione’ e ‘conseguenza’ (Konsequenz).
Ho tentato di applicare questa ‘teoria dualistica’ della sintassi musicale al melodramma italiano - negli studi analitici quasi sempre trascurato - e dall’indagine, effettuata prevalentemente su Verdi, sono emersi alcuni risultati interessanti. I due moduli sintattici sono spesso convocati a svolgere funzioni antitetiche. All’interno della forma melodica standard (la lyric form) il periodo serve soprattutto da sezione d’apertura, mentre la barform figura per lo più come sezione cadenzale, in quanto la sua struttura sviluppa un senso di conclusione più marcato. A seconda delle esigenze i due moduli vengono o posti in immediata successione, determinando un effetto di "contrapposto", ovvero separati da una o più frasi di "preparazione", le quali hanno per scopo di far desiderare l’arrivo della barform conclusiva (l’antitesi tra "contrapposto" e "preparazione" è ben illustrata da Abramo Basevi, Studio sulle opere di G. Verdi, Firenze, Tofani, 1859, p. 13.). Quest’ultimo procedimento è tipico delle melodie a mo’ di romanza, dove spesso l’arrivo della barform coincide con un cambio di modo - dal minore all’omologo, ovvero al relativo maggiore - che ne magnifica l’effetto.
La barform, per quella sua particolare capacità - arcimelodrammatica - di fissare in poche battute un’idea melodica perfettamente compiuta, con tanto di acuto, si presta bene ad essere usata nei contesti formalmente liberi (scena, tempo d’attacco, tempo di mezzo, ma anche scene finali), nonché nei punti salienti del dramma, dove l’esigenza della "miniaturizzazione" (cfr. G. de Van, Verdi. Un teatro in musica, Firenze, La Nuova Italia, 1994, p. 327) di un canto breve ma perspicuo, vibrante - non ammette lunghe soste cantabili: ‘Amami, Alfredo’ ne è l’esempio più fulgido.

 

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BASSO CONTINUO

 

Prassi di accompagnamento consistente in un basso numerato, cifrato, caratteristico dell'epoca barocca eseguito da due strumenti, generalmente organo o clavicembalo e violoncello o fagotto

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Basso_continuo

 

Il basso continuo, strettamente associato con tutti i generi di musica del periodo barocco, è l'accompagnamento strumentale che conduce il discorso d'insieme mediante l'elaborazione estemporanea di accordi, seguendo la traccia della parte più grave della partitura.

Nato con la monodia accompagnata, il basso continuo era costituito da una linea melodica che il musicista scriveva in chiave di basso, e che faceva da sostegno armonico a tutta la composizione. Sul rigo però non erano indicati gli accordi da suonare insieme alle note del basso, ma solo numeri che davano allo strumentista esperto, indicazioni sul modo di improvvisarli. Il basso continuo era affidato a uno strumento ad arco che seguiva solo la parte scritta, e a uno strumento polifonico sul quale l'esecutore suonava anche gli accordi.

 

Come suggerisce il nome, le parti per basso continuo erano suonate praticamente ovunque, nella musica del periodo barocco (1600-1750), senza soluzione di continuità durante l'intero pezzo, fornendo la struttura armonica del brano. Il termine è spesso abbreviato in continuo: allo stesso modo gli strumentisti che suonano le parti relative al continuo, se sono più d'uno, costituiscono il gruppo del continuo.

La costruzione del basso continuo è normalmente lasciata alla discrezione dell'esecutore: questa pratica è spesso ulteriormente rafforzata dalla presenza in partitura di un basso figurato, ossia di indicazioni sull'accordo senza costrizioni circa il numero di note che lo compongono.

La composizione stessa del gruppo del continuo è spesso indeterminata. La pratica variava enormemente all'interno del periodo barocco a seconda del periodo, del contesto, del genere e dello stile. Veniva abitualmente incluso almeno uno strumento capace di suonare accordi, come il clavicembalo, l'organo, il liuto, la tiorba, la chitarra o l'arpa. Inoltre, poteva essere compreso un certo numero di strumenti in grado di suonare note gravi, come il violoncello, il contrabbasso, il violone, la viola da gamba o il fagotto. La combinazione più comune, almeno nelle esecuzioni moderne, è data da clavicembalo e violoncello per le musiche strumentali e profane come ad esempio l'opera, e dall'organo per la musica sacra.

L'esecutore di musica per tastiera (o altro strumento che è in grado di eseguire degli accordi) realizza un basso continuo suonando, oltre alla nota di basso indicata, le note necessarie per formare un accordo completo, sia esso predeterminato, sia improvvisato al momento dell'esecuzione. La notazione come "basso numerato", descritta successivamente, è una guida, che lasciava alla competenza del continuista la direzione dell'insieme. Le moderne edizioni di solito forniscono la parte realizzata per tastiera completamente realizzata per l'esecutore, eliminando la necessità di improvvisazione. Tuttavia con il sorgere di interpretazioni filologiche sempre più frequenti è aumentato anche il numero di artisti che, al pari dei musicisti barocchi, improvvisano le loro parti.

Il basso continuo, pensato come un elemento strutturale tipico del periodo Barocco, è presente in molti lavori successivi, soprattutto di musica sacra, nel periodo classico (fino al 1800 circa). Esempi del suo utilizzo nel XIX secolo sono rari, ma esistono: messe di Anton Bruckner, Beethoven e Franz Schubert, ad esempio hanno parti di basso continuo per l'organo.

 

Numerica del basso

I numeri del basso continuo si leggono dal basso in alto. Il segno + indica la sensibile. La sola alterazione #, b, indica la triade allo stato fondamentale. Un numero tagliato indica intervallo diminuito. 

 

stato

fondamentale

primo rivolto

secondo rivolto

terzo rivolto

quarto rivolto

triade

maggiore e minore

8

5

3

5

3

3

5

#,b

6

3

6

6

4

-

-

triade diminuita

8

 5 

3

 5 

3

3

 

5/

 

6

3

6

6

4

-

-

quadriade di dominante

7

5

    3(+)

7

    3(+)

7

(+)

6

 5 

3

6

 5 

  6(+)

4

3

4

3

 

6

  4(+)

2

 

   4(+)

2

2

4+

-

ritardo del fondamentale delle quadriadi

6_7

4_5

2_3

   9_8

7

3

_7

_5

_3

 7_6

5

3

7_6

5

6

5_4

3

5_4

3

6

4

    3_2

4

    3_2

-

ritardo del terza delle quadriadi

7

5

4_3

5

4_3

5_6

4_5

2_3

_6

_5

  7_6

4

3

 

6

   5_4

2

   5_4

2

-

ritardo del quinta delle quadriadi

7

   6_5

3

7

   6_5

6

5

4_3

5_6

3_4

2_3

_6

_4

_3

7_6

4

2

-

quadriade di dominante

senza fondamentale

(triade sensibile)

 5 

3

3

 5 

    6(+)

3

6

    4(+)

-

-

quadriade secondaria

7

5

3

7

3

7

6

5

3

6

5

6

4

3

4

3

6

4

2

4

2

2

-

quintiade di dominante

9 M

9

7

5

3

9

7

(+)

9

7

7

6

5

5

  6(+)

4

3

   4(+)

2

-

quintiade di dominante 9 M

senza fondamentale

(7 di sensibile)

7

 5 

3

7

 5 

7

   6(+)

5

3

6(+)

5

6

   4(+)

3

   4(+)

3

6

4

    2(+)

4

    2(+)

2(+)

-

quintiade di dominante

9 m

(b)9

  7

  5

  3

 (b)9

   7

   +

 (b)9

   7

 7 
6
5/

 5 

6+

4

(b)3

   4+

  2

-

quintiade di dominante 9 m

senza fondamentale

(7 diminuita)

 7 
 5 

 7 

   6(+)

 5 

3

   6(+)

 5 

   6

      4(+)

(b)3

     4(+)

(b)3

6

4

  2(+)

4

  2(+)

2(+) -

 

 

ritardo del fondamentale delle triadi

    9-8

 5

 3

4_(5)

2_(3)

_5

_3

  7_6

3

7_6

 6

    5_4

-

-

ritardo della terza delle triadi

5

   4_3

5_(6)

2_(3)

9_8

6

_6

_3

    7_6

4

- -
ritardo della quinta delle triadi

  6_5

3

6

   4_3

5_(6)

3_(4)

9_8

6

4

_6

_4

- -

 

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BASSO FIGURATO

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Basso_continuo

 

Il basso continuo, strettamente associato con tutti i generi di musica del periodo barocco, è l'accompagnamento strumentale che conduce il discorso d'insieme mediante l'elaborazione estemporanea di accordi, seguendo la traccia della parte più grave della partitura.

Nato con la monodia accompagnata, il basso continuo era costituito da una linea melodica che il musicista scriveva in chiave di basso, e che faceva da sostegno armonico a tutta la composizione. Sul rigo però non erano indicati gli accordi da suonare insieme alle note del basso, ma solo numeri che davano allo strumentista esperto, indicazioni sul modo di improvvisarli. Il basso continuo era affidato a uno strumento ad arco che seguiva solo la parte scritta, e a uno strumento polifonico sul quale l'esecutore suonava anche gli accordi.

 

Come suggerisce il nome, le parti per basso continuo erano suonate praticamente ovunque, nella musica del periodo barocco (1600-1750), senza soluzione di continuità durante l'intero pezzo, fornendo la struttura armonica del brano. Il termine è spesso abbreviato in continuo: allo stesso modo gli strumentisti che suonano le parti relative al continuo, se sono più d'uno, costituiscono il gruppo del continuo.

La costruzione del basso continuo è normalmente lasciata alla discrezione dell'esecutore: questa pratica è spesso ulteriormente rafforzata dalla presenza in partitura di un basso figurato, ossia di indicazioni sull'accordo senza costrizioni circa il numero di note che lo compongono.

La composizione stessa del gruppo del continuo è spesso indeterminata. La pratica variava enormemente all'interno del periodo barocco a seconda del periodo, del contesto, del genere e dello stile. Veniva abitualmente incluso almeno uno strumento capace di suonare accordi, come il clavicembalo, l'organo, il liuto, la tiorba, la chitarra o l'arpa. Inoltre, poteva essere compreso un certo numero di strumenti in grado di suonare note gravi, come il violoncello, il contrabbasso, il violone, la viola da gamba o il fagotto. La combinazione più comune, almeno nelle esecuzioni moderne, è data da clavicembalo e violoncello per le musiche strumentali e profane come ad esempio l'opera, e dall'organo per la musica sacra.

L'esecutore di musica per tastiera (o altro strumento che è in grado di eseguire degli accordi) realizza un basso continuo suonando, oltre alla nota di basso indicata, le note necessarie per formare un accordo completo, sia esso predeterminato, sia improvvisato al momento dell'esecuzione. La notazione come "basso numerato", descritta successivamente, è una guida, che lasciava alla competenza del continuista la direzione dell'insieme. Le moderne edizioni di solito forniscono la parte realizzata per tastiera completamente realizzata per l'esecutore, eliminando la necessità di improvvisazione. Tuttavia con il sorgere di interpretazioni filologiche sempre più frequenti è aumentato anche il numero di artisti che, al pari dei musicisti barocchi, improvvisano le loro parti.

Il basso continuo, pensato come un elemento strutturale tipico del periodo Barocco, è presente in molti lavori successivi, soprattutto di musica sacra, nel periodo classico (fino al 1800 circa). Esempi del suo utilizzo nel XIX secolo sono rari, ma esistono: messe di Anton Bruckner, Beethoven e Franz Schubert, ad esempio hanno parti di basso continuo per l'organo.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Lodovico_Grossi_da_Viadana

 

Lodovico Grossi da Viadana (anche Lodovico Viadana, nonostante il suo cognome fosse Grossi) (c. 1560 - 2 maggio 1627) fu un compositore, insegnate di musica e frate francescano. Egli fu il primo compositore importante ad introdurre la tecnica del basso continuo che definisce la fine della musica rinascimentale e l'inizio della musica barocca.
 

Viadana fu importante per lo sviluppo della tecnica del basso continuo, che diede avvio alla musica barocca, e per l'introduzione del metodo notazionale noto come basso figurato. Anche se non fu lui ad inventare il metodo, fu il primo ad usarlo in maniera diffusa nella collezione di musica sacra Cento concerti con il basso continuo, che pubblicò a Venezia nel 1602. Agostino Agazzari nel 1607 pubblicò un trattato che descriveva l'uso del basso figurato, nonostante sia chiaro che molti esecutori avevano già appreso il nuovo metodo, almeno nei centri musicali più importanti d'Italia.

 

 

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BASSO OSTINATO

 

Si definisce basso ostinato un disegno melodico che si ripete nella parte grave di una composizione. Esempi di composizioni basate sul basso ostinato sono la Ciaccona e la Passacaglia

 

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BASSO SEGUENTE

 

Da: Claudio Monteverdi

 

(...) il
 Quarto (1603) e soprattutto il Quinto (1605) Libro dei Madrigali, dove  il Nostro intensifica tutti gli espedienti formali già sperimentati nel  Terzo, aggiungendo in quest’ultimo un’altra fondamentale innovazione:  la prescrizione di un basso che doveva sostenere le linee vocali, ma non  raddoppiandole meramente, bensì ponendosi con esse in un rapporto di
 larga indipendenza: per distinguerlo dal basso che raddoppiava, in uso  nella musica liturgica e chiamato basso seguente, questo venne  chiamato invece basso continuo. La funzione di questo basso era quella  di consentire alle voci superiori, tre, due o una voce acuta, nella  tradizione del Concerto delle Dame ferrarese, di muoversi con grande libertà per esprimere gli affetti del testo, mentre il basso doveva  fungere da collante sonoro che ripristinava per altra via la fluidità polifonica compromessa.

 

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BATTIMENTI

 

Quando due suoni si trovano in concordanza di fase sommano la loro energia dando luogo al fenomeno di battimenti

 

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BORDONE

 

E' definito Bordone  un Cantus firmus dato alla voce inferiore e accompagnato dalle voci superiori in 3/6.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Bordone

In musica, negli strumenti a fiato (ad esempio la cornamusa) o a corda (ad esempio la quinta e sesta corda della chitarra), viene detto bordone un meccanismo che permette l'emissione di suoni gravi continui di accompagnamento. Bordone è anche il nome del registro organistico da 16, 8, 4 piedi costituito da un'unica fila di canne tappate (spesso costruite con il legno, come il pero o l'abete). Il registro di Bordone su un organo antico, più grande d'Italia, è quello costruito nella Chiesa Arcipretale di San Giorgio Martire a Pordenone.

 

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CABALETTA

 

Brano, aria semplice ed orecchiabile ma brillante che conclude l'Aria o il Duetto.

 

 (Italian cobola: "couplet"), originally an operatic aria with a simple, animated rhythm, and later a fast concluding section of an operatic aria, usually at the end of an act. An example of the earlier type is "Le belle immagini" ("The Beautiful Images") in Gluck's Paride ed Elena (1770).

 

Learn more at Britannica.com

 

 

Grove: J. Budden


A term probably of Spanish derivation, first encountered during the second decade of the 19th century, and defined in Pietro Lichtenthal's Dizionario (1826): it denotes the second, usually fast movement of a double aria in an Italian opera, consisting of a melodic period of two stanzas which is repeated with decorations added by the singer after an orchestral ritornello, often accompanied by choral or solo pertichini and followed by a matching coda designed to stimulate applause (e.g. 'Non più mesta': La Cenerentola, Rossini, 1817). Only rarely does a cabaletta occur in isolation, without a preceding 'cantabile'. In early examples only the second half of the period is repeated, a procedure found as late as 'No, non udrai rimproveri' (La traviata, Verdi, 1853), and certain cases have a brilliant coda for the voice, as in 'Vien diletto, è in ciel la luna' (I puritani, Bellini, 1835). In Romantic opera, cabalettas in moderate time with no element of display become increasingly frequent, and the term thus
came to designate the piece's form rather than its character. After 1860 the solo cabaletta rapidly declined, becoming virtually extinct about 1870. As the practice of embellishment died out, it became customary in revivals of repertory works to omit the cabaletta repeat, a habit that modern scholarship tends to deplore on structural grounds. Verdi, however, sanctioned it for a late revival of his own I masnadieri (1847).


The term is also used to describe the final movement of a duet. Here the same formula is elaborated, the melody being sung successively by each singer and a third time, after an orchestral ritornello, by both voices in unison, harmony or more rarely in dialogue; a classic instance is 'Verranno a te sull'aure' (Lucia di Lammermoor, Donizetti, 1835). Where the voice-types are unequal the singers may enter in different keys or even be assigned different melodies, as in 'Ah te bade, a te stesso pon mente'
(Lucrezia Borgia, Donizetti, 1833), before joining in the initial one. The duet cabaletta outlived its solo counterpart for more than a decade. A late instance of the form is 'Si pel ciel marmoreo giuro!' (Otello, Verdi, 1887).
 

 

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CADENZA

 

Si definisce cadenza il movimento sintattico accordale fiorito coll'affermazione della tonalità.

 

Le cadenze sono parti solistiche per lo più che esaltano il virtuosismo che venivano improvvisate.
La  pratica dell'improvvisazione  risale alle forme binarie in cui venivano ornamentate le riprese sia nelle parti vocali (che improvvisavano sulle cadenze finali) che strumentali

Per lo più oggi si è persa la pratica dell'improvvisazione, anche per la complessità da esse raggiunta, e vengono usate cadenze di vari autori.

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CANONE

 

Canone dal greco legge definisce una composizione di carattere imitativo in cui una frase detta proposta o antecedente o dux (guida) viene imitata da un'alta voce, risposta o conseguente o comes (compagno). Si definisce canone doppio, triplo etc un canone composto da due o tre antecedenti. La risposta può entrare a qualsiasi intervallo e si distingue in perfetta quando imita riproducendo esattamente gli intervalli della proposta o imperfetta quando essi subiscono delle alterazioni. 

 

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CANONE DIRETTO

 

Si definisce Canone diretto la forma più semplice in cui il conseguente imita l'antecedente ad una qualsiasi distanza riesponendo la figurazione della proposta. Per una buona condotta dell'imitazione è bene che il conseguente entri prima del termine dell'antecedente.

 

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CANONE CANCRIZZANTE O INVERSO

 

Si definisce canone cancrizzante quando il conseguente riproduce l'antecedente partendo dall'ultima nota di esso leggendolo a ritroso, in un percorso che viene definito retrogrado. Le note lette retrogradamente mantengono le solite alterazioni dell'antecedente. Il termine cancrizzante deriva dal latino cancer che significa gambero, come il gambero procede all'indietro così fa la risposta di questo tipo di canone.

 

Questo canone viene denominato anche inverso, ma in modo improprio, dato che la vera inversione consiste nel leggere l'antecedente per moto contrario.

 

Usato nella musica barocca Bach ce ne offre un esempio nell'Offerta musicale.

 

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CANONE PER MOTO CONTRARIO

 

In questo canone il conseguente riproduce l'antecedente per moto contrario, ad un intervallo ascendente si risponde con uno dicendente e viceversa. Il conseguente, come il canone diretto, può imitare l'antecedente a qualsiasi intervallo. Differisce dal canone a specchio perchè gli intervalli possono subire delle alterazioni nell'inversione, per es. ad una 3°M si risponde con una 3°m.

 

Bach ce ne offre un esempio nel Canone 3 a 2 Per Motum Contrarium  dell'Offerta Musicale

 

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CANONE A SPECCHIO

 

Esistono varie definizioni di canone a specchio. Normalmente viene definito a specchio un canone in cui il conseguente riproduce per moto contrario l'antecedente, in cui però gli intervalli vengono riprodotti esattamente, es. ad una 3°m si risponde con una 3°m. Alcuni testi indicano che l'inversione inizi simultaneamente alla prima parte.

 

In realtà la vera forma a specchio, cioè la riproduzione vista allo specchio, sarebbe il retrogrado, il canone cancrizzante. Questo per precisazione, in ogni caso canone a specchio viene definito un canone per moto contrario con imitazione perfetta.

 

Il canone Quaerendo invenietis dell'Offerta musicale è un canone a specchio.

 

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CANONE PER DIMINUZIONE O AGGRAVAMENTO

 

In questi tipi di canoni nella risposta i valori ritmici vengono aumentati o diminuiti rispetto alla proposta.

 

Canone (musica) - Wikipedia

 

Canoni mensurali e a tempo
In un canone mensurale (noto anche come canone proporzionale), la voce conseguente imita l'antecedente con una certa proporzione ritmica. Ad esempio, può raddoppiarne i valori ritmici (canon per augmentationem alla latina, o sloth canon nei paesi di lingua inglese) o dimezzarli (canon per diminutionem). Il phasing involve l' applicazione di proporzioni ritmiche modulanti secondo una scala graduata, cambiando man mano.

I canoni mensurali, come i cancrizzanti, sono eccezioni alla regola per cui la voce conseguente deve iniziare dopo l'antecedente: questo non è poi così strano, se si pensa che comunque le voci si sposteranno per conto loro.

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CANONE FINITO E INFINITO O PERPETUO

 

Il Canone è finito quando trova una conclusione, infinito o perpetuo quando l'imitazione si presenta circolare riproducendosi senza chiusa. 

 

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CANONE CHIUSO E APERTO

 

Glossario di termini bibliografico

 

Musica: composizione in cui due o più voci o strumenti ripetono la linea melodica iniziata da una voce (proposta), a distanza di un certo intervallo di tempo (risposta).
Le tecniche di imitazione possono essere diverse riguardo a:
- altezza della risposta rispetto alla proposta: può avvenire a qualunque intervallo: ad es. in canone all'unissono, alla quarta superiore (in diatessaron), alla quinta superiore (in diapente) o inferiore, all'ottava (in diapason), ecc.
- successione degli intervalli: l'imitazione può essere diretta se la successione non cambia, oppure rovesciata se gli intervalli vengono invertiti, cancrizzante o retrograda quando avviene per moto contrario.
- variabili ritmiche: canone per aumentazione quando la risposta utilizza valori maggiori della proposta, per diminuzione quando utilizza valori minori.
- sviluppo temporale: canone finito se termina con la fine dell'imitazione; canone infinito o circolare o perpetuo se formalmente non ha termine nel senso che la proposta può ricominciare da capo.
Rispetto alla rappresentazione grafica, il canone presenta particolare interesse soprattutto nei manoscritti: può definirsi chiuso quando il documento porta soltanto la proposta e informa del punto o dei punti dove entra la risposta mediante segni convenzionali detti chiavi del canone o prese; il canone si definisce aperto quando il documento riporta per esteso tutte le parti (resolutio o risoluzione del canone). Il canone chiuso comprende il canone enigmatico, cosiddetto in quanto le indicazioni necessarie alla resolutio canonica sono costituite da un motto sibillino che va interpretato.
Storicamente il canone ha origini medievali, fu molto in auge presso la scuola franco-fiamminga dei secc. 15.-16., ma anche presso alcuni allievi di Palestrina e nell'epoca barocca, in cui conobbe ulteriori eccezionali aritifici. Nel corso del 17. sec. divenne parte integrante della tecnica polifonica, rifiorì nel campo strumentale e continuò ad ottenere credito nella teoria della composizione. Tra gli esempi più significativi, l'Offerta musicale di J.S.Bach.

 

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CANONE ENIGMATICO

 

Si definisce Canone enigmatico o criptico o in forma chiusa quando il conseguente è determinato dall'antecedente in base a simboli enigmatici od a dei motti v. Offerta musicale.

 

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CANTO FIGURATO

 

LA PRIMA PARTE Delle istitutioni harmoniche DI MAESTRO GIOSEFFO ZARLINO DA CHIOGGIA.

 

Della Musica piana, et misurata; o vogliamo dire Canto fermo, et figurato. Capitolo 8.

RESTA hora di andare dichiarando il secondo membro principale, che noi facemmo della Musica; il quale era la Organica, diuisa in Harmonica o Naturale, et in Artificiata; ciascuna delle quali diuidemmo in Piana, Misurata, Rithmica, et Metrica. Ripigliando adunque queste vltime parti dico, che la Musica Piana si dimanda quell' harmonia, che nasce da vna semplice et equale prolatione nella cantilena, la quale si fa senza variatione alcuna di tempo, dimostrato con alcuni Caratteri, o figure semplici, che Note li musici prattici chiamano; le quali ne si accrescono, ne si diminuiscono della loro valuta: imperoche in essa si pone il tempo intero et indiuisibile, et da i Musici volgarmente è chiamato Canto piano, ouero Canto fermo; il quale è molto vsato da i Religiosi nelli diuini vfficij. Musica misurata dico essere l' harmonia, che nasce da vna variata prolatione di tempo nella cantilena, dimostrato per alcuni Caratteri, o figure al modo sopra detto, le quali di nome, essentia, forma, quantità, et qualità sono differenti; et non si accrescono, ne si diminuiscono: ma si cantano con misura di tempo, secondo che descritte si trouano. Et questa communemente si chiama Canto figurato, dalle figure o note, che si trouano in esso di forma et quantità diuersa, le quali ne fanno crescere et minuire il tempo nella cantilena, secondo la loro valuta, che tardità, o velocità di tempo ne rapresentano. Ma Figura, o Nota che dire vogliamo, si nel canto fermo, come nel figurato, dico essere un segno, che posto sopra alcune linee et spatij, ci rapresenta il suono o la voce, et la velocità et tardità del tempo, che bisogna vsare nella cantilena; delle quai cose trattaremo poi nella Terza parte, quando ragionaremo intorno la materia del Contrapunto, cioè delle Compositioni delle cantilene. Et perche la Musica piana et Misurata, non solo da istrumenti naturali, ma da artificiali ancora può nascere; però nella diuisione della Musica organica, dalla harmonica, o naturale, et dalla artificiata l' hò fatta discendere.

 

Canto Mensurale, Canto Misto, Canto Figurato o Canto Fratto indica un canto fermo o plano arricchito da altre figurazioni.

 

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CANTUS

 

Nel secolo XVI si designava con questo termine la voce più acuta di un complesso polifonico, sinonimo di Superius corrisponde al nostro soprano e veniva indicato con la lettera C.

 

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CANTUS FIRMUS

 

A partire dal secolo XII fu chiamato Cantus firmus, canto fermo, canto ecclesiastico o musica piana la melodia che affidata ad una voce  fungeva da base al gioco contrappuntistico. Tale voce fu più tardi detta Tenor in quanto "la teneva".   

 

Matteo Coferati:
IL CANTORE ADDOTTRINATO
Firenze, 1691

LIBRO PRIMO.

 

Del Canto Fermo, o Canto Ecclesiastico, e sua
definizione. Cap. 1.
Il Canto Fermo, o Canto Ecclesiastico, o Musica piana è
vn’osseruanza eguale, e semplice armonia dimostrata con alcuni
caratteri, o figure chiamate da’ Musici Note senza accrescimento,
o diminuzione di tempo, o voce; perciò dice S. Bernardo
citato da Fra Angiolo da Picitono dell’Ordine
Minoretano nel suo Fiore Angelico lib. 1 cap. 10. che Musica
plana est Notarum simplex, & vniformis prolatio, quæ nec
augeri, nec minui potest.


E come dice Giorgio Rau nel suo Enchiridion: Musica plana
est, quæ in suis notulis æquam seruat mensuram absque
incremento, vel decremento prolationis.

 

 

LA PRIMA PARTE Delle istitutioni harmoniche DI MAESTRO GIOSEFFO ZARLINO DA CHIOGGIA.

 

Della Musica piana, et misurata; o vogliamo dire Canto fermo, et figurato. Capitolo 8.

RESTA hora di andare dichiarando il secondo membro principale, che noi facemmo della Musica; il quale era la Organica, diuisa in Harmonica o Naturale, et in Artificiata; ciascuna delle quali diuidemmo in Piana, Misurata, Rithmica, et Metrica. Ripigliando adunque queste vltime parti dico, che la Musica Piana si dimanda quell' harmonia, che nasce da vna semplice et equale prolatione nella cantilena, la quale si fa senza variatione alcuna di tempo, dimostrato con alcuni Caratteri, o figure semplici, che Note li musici prattici chiamano; le quali ne si accrescono, ne si diminuiscono della loro valuta: imperoche in essa si pone il tempo intero et indiuisibile, et da i Musici volgarmente è chiamato Canto piano, ouero Canto fermo; ilquale è molto vsato da i Religiosi nelli diuini vfficij. Musica misurata dico essere l' harmonia, che nasce da vna variata prolatione di tempo nella cantilena, dimostrato per alcuni Caratteri, o figure al modo sopra detto, le quali di nome, essentia, forma, quantità, et qualità sono differenti; et non si accrescono, ne si diminuiscono: ma si cantano con misura di tempo, secondo che descritte si trouano. Et questa communemente si chiama Canto figurato, dalle figure o note, che si trouano in esso di forma et quantità diuersa, le quali ne fanno crescere et minuire il tempo nella cantilena, secondo la loro valuta, che tardità, o velocità di tempo ne rapresentano. Ma Figura, o Nota che dire vogliamo, si nel canto fermo, come nel figurato, dico essere un segno, che posto sopra alcune linee et spatij, ci rapresenta il suono o la voce, et la velocità et tardità del tempo, che bisogna vsare nella cantilena; delle quai cose trattaremo poi nella Terza parte, quando ragionaremo intorno la materia del Contrapunto, cioè delle Compositioni delle cantilene. Et perche la Musica piana et Misurata, non solo da istrumenti naturali, ma da artificiali ancora può nascere; però nella diuisione della Musica organica, dalla harmonica, o naturale, et dalla artificiata l' hò fatta discendere.

 

 

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CAVATINA

 

Piccola aria senza il da capo. Nel XVIII secolo Aria con accompagnamento strumentale.

 

musical form appearing in operas and occasionally in cantatas and instrumental music. In early 18th-century cantatas, notably those of J.S. Bach, the cavatina was a short, epigrammatic piece sometimes sung between the speech-like recitative and the more lyric arioso. In opera the cavatina is an aria, generally of brilliant character, sung in...
 

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CATCH

 

http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=vr&url=/4/1526_1

composizione inglese di origine remota. Inizialmente non si distingueva dal round o rota, dove una melodia veniva ripresa in canone da più voci; primo esempio è Sumer is icumen in, della fine del sec. XIII o inizi XIV. Nei secc. XVII e XVIII si intendeva per c. un particolare tipo di round, che ebbe larga diffusione popolare. Nell'eseguire la melodia le varie voci si interrompono alternamente e la voce entrante dopo una interruzione 'afferra' la melodia al punto giusto, provocando ad arte accostamenti di parole spesso con doppi sensi osceni.

 

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CENT

 

Unità di misura degli intervalli musicali. 1200 cents coprono l’ottava ed il semitono ne vale 100. Un intervallo apprezzabile all’orecchio è intorno a 6 cents.

 

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CHANSON

 

http://www.istitutovarrone.it/documenti/8_d.doc

Nella scuola borgognona i più importanti tipi di composizione sono la chanson, il mottetto e la messa. La chanson borgognona era a tre voci con il canto nella parte acuta (parte sempre vocale) ed un accompagnamento di tenor e contratenor strumentali; di contenuto spesso amoroso, questa forma ricalca gli schemi delle forme fisse trecentesche ed è il prodotto più caratteristico di questa fase d'avvio della scuola fiamminga. Tra gli autori che in questa prima fase ci hanno fornito i migliori esempi di chanson il più importante è Binchois.

 

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CHIASMO

 

In linguistica figura retorica in cui si dispongono in modo inverso alcuni membri di una frase: esempio nome- aggettivo, aggettivo nome.

In musica corrisponde alla riproposizione di un inciso, frase etc riproducendo in ordine inverso i vari piedi, frasi etc.

Vedi le prime due battute del tema della promenade di Quadri di una esposizione di Mussorgsky.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiasm

Il chiasmo (letteralmente dal greco "struttura a croce di chi greca") è la figura retorica in cui si crea un incrocio immaginario tra due coppie di parole, in versi o in prosa.
La disposizione contrapposta delle parole può essere raffigurata mediante la lettera greca \boldsymbol{\chi} ("chi") dell'alfabeto greco, corrispondente a "ch" aspirata, da cui origina il termine "chiasmo".
Un classico esempio è il famoso incipit dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto
Collabora a Wikiquote « Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,... »
(Ludovico Ariosto. L'Orlando furioso)
dove le donne sono legate agli amori e i cavalieri alle armi.
Si scorge un chiasmo nei celebri versi dell'ode manzoniana Il cinque maggio:
Collabora a Wikiquote « la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar. »
(Alessandro Manzoni. Il cinque maggio)
in cui a "vittoria" e "reggia", momenti di gloria, si contrappongono "fuga" e "tristo esiglio", a delimitare gli estremi nella vita di Napoleone, in una sorta di X.
Sempre nel Manzoni:
Collabora a Wikiquote « ...sopire e troncare, padre molto reverendo, troncare e sopire... »
(Alessandro Manzoni. I promessi sposi)
Il celeberrimo motto dei Moschettieri, dal romanzo di Alexandre Dumas padre, è un altro esempio di chiasmo. Se lo scriviamo in questo modo
Collabora a Wikiquote « UNO PER TUTTI
TUTTI PER UNO »
(Alexandre Dumas. I tre moschettieri)
si può notare chiaramente la disposizione a X delle parole: basta infatti tracciare due linee, una che unisca le parole "tutti" e un'altra che unisca le parole "uno", per ottenere una X.

 

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CHIAVETTE

 

Trasposizione modale nella prassi italiana "chiavi trasportate" . Determinavano trasporti alla quarta o alla quinta inferiori od anche superiori, per adattare i brani all'esecuzione vocale, in ogni caso l'assenza di un diapason determinato rende impossibile la definizione dell'altezza dei suoni. 

 

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CIACCONA

 

Danza di origine spagnola dapprima di carattere vivace, si trasformò in Francia in una severa danza di Corte, di tempo ternario. Simile alla Passacaglia si basa su di un basso ostinato su cui si snodano una serie di variazioni. Oltre ad una melodia ostinata che può anche non trovarsi al basso la ciaccona può essere basata su di un seguito di accordi fissi. Celebre la Ciaccona dell'ultimo tempo della seconda partita per violino solo di J S Bach.

 

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CIARDA

 

ciarda

 

Il termine originale è csarda(s) che nella lingua ungherese significa trattoria o osteria. Pertanto, la definizione che si è consolidata nel tempo è quella di danza dell'osteria.
 

La ciarda è nata come danza di corteggiamento e si è sviluppata nel XIX secolo. Essa deriva dal verbunko, una danza che, nel Settecento, gli Ussari eseguivano durante le campagne di reclutamento militare di giovani per l'esercito austriaco.

E' una danza in tempo binario, caratterizzata dalla presenza di sincopi. Presenta una struttura articolata in due fasi (o parti) che è come la somma di due balli diversi: il primo è a tempo lento; il secondo è molto vivace.

1^ parte: denominata lassu (Curt Sachs scrive lassù), funge da introduzione ed è eseguita da un solo uomo, circondato dagli altri danzatori disposti in circolo.

2^ parte: denominata friska (Curt Sachs scrive friss), rappresenta il nucleo fondamentale del ballo. Entrano "in pista" le coppie che si esibiscono al di fuori di ogni schema, in una serie di figure inventate preventivamente o improvvisate, comunque suggestive.
 

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CLARINETTO

 

Da: strumenti

 

Strumento a fiato della famiglia dei legni il cui tubo cilindrico è munito di un'ancia semplice che viene messa in vibrazione dal soffio dell'esecutore.
Grazie al meccanismo preciso e dolce delle sue chiavi, il clarinetto dà la possibilità di eseguire agevolmente passaggi virtuosistici. La sua estensione è di tre ottave e un quarto (nel clarinetto in si bemolle, dal mi2 al sol5) e i suoi tre registri offrono le stesse possibilità di tenere il suono, di eseguire il legato e i passaggi di agilità, pur possedendo caratteristiche differenti. Il clarinetto usa la chiave di sol; appartiene alla categoria degli strumenti traspositori. La sua estensione spazia dal grave all'acuto, a seconda della tonalità in cui lo strumento è tagliato. I clarinetti in si bemolle, in la, in fa (clarinetto contralto, denominato anche corno di bassetto) e il clarinetto contralto in mi bemolle abbassano la loro nota base dell'intervallo che separa queste note dal do superiore mentre il piccolo clarinetto in mi bemolle ha la sua nota base una terza minore più in alto del clarinetto in do. Il clarinetto basso, all'ottava inferiore del clarinetto contralto, e il clarinetto contrabbasso, all'ottava inferiore del clarinetto basso, spingono ancor più verso il grave l'estensione dello strumento. Inventato da J. C. Denner verso la fine del xvii sec., questo strumento, a partire dalla metà del xix sec., entrò gradatamente nella corrente pratica esecutiva.

 

Da: Etimologia

 

clarino o clarinetto sp. clarin, clarinetto; fr. clarinette. Strumento da fiato, di legno, inventato sul principio de  l sec. XVIII da Gio. Denner in Norimberga: così detto a cagione del chiaro (lat. CLARUS) timbro di voce.

 

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CLARINO

 

Da: strumenti

 

Nei secc. xvii e xviii, genere di tromba, con estensione dal sol3 al do5, che produceva i suoni armonici nella regione acuta.
Il termine viene spesso erroneamente usato come sinonimo di clarinetto.

 

Da: Etimologia

 

clarino o clarinetto sp. clarin, clarinetto; fr. clarinette. Strumento da fiato, di legno, inventato sul principio de  l sec. XVIII da Gio. Denner in Norimberga: così detto a cagione del chiaro (lat. CLARUS) timbro di voce.

 

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CLAVICEMBALO

 

Dal sito: http://www.musicarinascimentale.it/strutast.htm

 

 Clavicembalo: Strumento a tastiera a corde pizzicate, con una cassa armonica a forma di arpa disposta orizzontalmente. Le sue origini sono molto antiche ma lo si cita però per la prima volta, con il nome di clavicymbolum, solo nel 1397. Le prime fonti iconografiche riguardanti questo strumento risalgono al '400 e rappresentano uno strumento di forma assai simile a quella mantenuta successivamente.
Il suono è prodotto da un salterello munito di un becco di penna di corvo o di cuoio indurito che, azionato da un tasto, pizzica le corde tese sopra la cassa armonica. A ogni tasto possono corrispondere più corde accordate all'unisono (8 piedi), all'ottava superiore (4') o inferiore (16'), introdotte allo scopo di consentire rafforzamenti successivi di sonorità. A ogni serie di corde corrisponde (come per l'organo) un registro reale; altri registri, detti "di colore", si possono ottenere dalle corde dei registri reali pizzicandole in punti differenti e con opportuni accorgimenti. I clavicembali più completi hanno una seconda tastiera (e qualche volta anche una terza), dotata solitamente di due registri reali (8' e 4'), accoppiabili a quelli della prima. L'estensione supera di solito le 4 ottave.
L' Italia fu nel '500 e nel '600 uno dei principali centri di produzione e di esportazione di clavicembali, famosi per la leggerezza e la brillantezza del suono. Fra i numerosi costruttori sono da ricordare H. Bononiensis, gli Antegnati, G. A. Baffo, i Trasuntino, A. Bortolotti, G. Zenti e B. Cristofori, famoso anche per essere l'inventore del pianoforte. Un altro grande centro di produzione fu la città di Anversa, dove operarono la maggior parte dei costruttori fiamminghi; fra questi sono da citare i Ruckers e J. Couchet. Fra itedeschi emersero i Silbermann nel '700; tra i francesi i Denis, i Blanchet e i Taskin
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CLAVICORDO

 

Dal sito: http://www.musicarinascimentale.it/strutast.htm

 

Clavicordo: Questo strumento rappresenta l'unico rappresentante importante degli strumenti a corde percosse presenti nel Rinascimento. Il più antico esemplare di clavicordo è conservato nel Museo Strumentale di Lipsia e venne realizzato da Domenico da Pesaro nel 1543. Lo strumento è costituito solitamente da una cassa armonica rettangolare, di limitate dimensioni, all'interno della quale sono tese le corde; il suono si ottiene percuotendo le corde con lamine di ottone (tangenti) azionate dai tasti. A differenza di quanto avviene nel clavicembalo, l'intensità del suono può essere regolata dalla pressione esercitata dalle dita sui tasti ed è possibile ottenere effetti particolari come il vibrato. Il suono di questo strumento è molto delicato e lo rendono adatto per esecuzioni cameristiche, in ambienti piccoli e raccolti. Per il suo principio di funzionamento può essere considerato il precursore del pianoforte.
 

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CLAVIER

 

Tastiera

 

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CLIMAX

 

Climax - Wikipedia

 

La climax (dal greco klímaks, «scala»), detta anche gradatio, è una figura retorica che indica un elenco di termini o locuzioni con intensità crescente. Se l'intensità è decrescente si parla di anticlimax o climax discendente.

Esempi:

vai, corri, fuggi
 


Noi siamo usciti fore
del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:
luce intellettual, piena d'amore,
amor di vero ben, pien di letizia;
letizia che trascende ogni dolore
(Dante)
 

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COLON

 

Membro di periodo, di verso. Corrisponde alla semifrase. Kolon.

 

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COMMA

 

Comma pitagorico o ditonico

 

Nel sistema pitagorico esistono varie differenze tra alcuni intervalli che vengono definite comma (taglio). Il comma pitagorico propriamente detto consiste nel rapporto tra due note che dovrebbero essere omofone, ma che differiscono tra loro di un comma.

Partendo da DO e seguendo il circolo delle quinte ascendenti troviamo Si#: DO-SOL-RE-LA-MI-SI-Fa#-DO#-SOL#-RE#-LA#-M#I-SI#- , essendo tale nota 12 quinte ascendenti sopra la prima nota DO ed essendo il rapporto di quinta 3/2, il suo rapporto sarà (3/2)12. Tale nota corrisponde alla settima ottava dalla nota di partenza, essendo il rapporto di ottava 2/1, il suo rapporto sarà (2/1)7. Il rapporto tra questi due valori darà il comma pitagorico o ditonico: (3/2)12/(2/1)7=531441/524288=1,0136=24 cents, il medesimo comma rappresenta il rapporto tra semitono cromatico e diatonico 1,0678/1,0534=1,0136.

 

 

Comma  sintonico o di Didimo

 

Nella scala Zarliniana o dei rapporti semplici il rapporto di frequenza tra ciascuna nota e la precedente sarà:  

 

DO-RE   RE-MI  MI-FA  FA-SOL   SOL-LA LA-SI SI-DO
Tono grande 9/8 Tono piccolo 10/9    Semitono 16/15   Tono grande 9/8   Tono piccolo 10/9   Tono grande 9/8    Semitono 16/15  

 

In questa scala troviamo due intervalli di tono diversi, 9/8 detto tono grande e 10/9 detto tono piccolo la differenza di altezza tra tono grande e tono piccolo 9/8 : 10/9 = 80/81, corrispondente a 22 cent, comma  sintonico o di Didimo.

 

La scala pitagorica e dei rapporti semplici a confronto:

 

NOTE   DO RE  MI  FA  SOL  LA  SI  DO 
SCALA PITAGORICA   9/8 81/64  4/3 

3/2

27/16 243/128

SCALA RAPPORTI SEMPLICI

9/8  5/4 4/3

3/2

5/3 15/8

 

 

Il comma sintonico o di Didimo si trova anche nelle seguenti relazioni

Notiamo che tra i MI, LA e SI una piccola differenza, il loro rapporto: 81/64:5/4 = 81/80; 27/16:5/3 = 81/80;  243/128:15/8 = 81/80; rappresenta il comma sintonico o di Didimo. Questo comma è ottenuto anche dal rapporto tra tono grande e tono piccolo della scala dei rapporti semplici.

 

 

Schisma (Scisma dal greco schisma; fenditura, separazione, divisione)

 

Il rapporto tra il comma pitagorico e quello sintonico produce lo schisma: [(3/2)12/(2/1)7] / [(3/2)4/(2/1)2/(5/4)] = 32805/32768  

 

 

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CONCERTANTE stile

 

Indica un dialogo tra vari esecutori. In epoca barocca il concerto grosso rappresenta uno stile concertante. In seguito definì una composizione  con passi solistici per uno o più strumenti senza che questi diventassero protagonisti come nel concerto solista. Durante il classicismo si affermò anche la sinfonia concertante una forma intermedia tra sinfonia e concerto, dove a due o più strumenti sono affidate parti solistiche.

 

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CONCERTATO

 

Si dice di stile in cui si uniscono e intrecciano più voci, si usa anche a conclusione di un brano d'opera.

 

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CONCERTO

 

Concerto (composizione musicale) - Wikipedia

 

Nel secondo Settecento, l'affermazione dei principi compositivi della forma sonata, influenzava tutti i generi strumentali ma non con la stessa forza: il concerto solistico offriva più resistenza al cambiamento, perché la sua struttura non si basava tanto sull'opposizione di temi o di tonalità (come avviene nello stile sonatistico), quanto sul contrasto di sonorità tra tutti e soli (cioè l'orchestra e il solista).

Il Concerto Classico si presentava, quindi, come una fusione tra strutture formali barocche e caratteri del moderno sonatismo: le parti orchestrali dei movimenti veloci, racchiudevano perciò tre sezioni solistiche che si potevano identificare con le sezioni di esposizione, sviluppo e ripresa tipiche dei movimenti principali di ogni forma strumentale dell'epoca, dalla sonata alla sinfonia.

 

 

Concerto italiano

 

Tre movimenti, allegro, lento, allegro, con ritornello sull'ultimo movimento.

 

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CONCERTO GROSSO

 

Concerto (composizione musicale) - Wikipedia

 

Con il termine Concerto grosso si intende una forma musicale del medio barocco italiano, basata, come la Sonata barocca, sull'alternanza tra movimenti lenti e veloci, ma caratteristica per il suo organico strumentale, che ne determina anche l'originalità strutturale. L'organico strumentale infatti è suddiviso in due sezioni, di diversa consistenza: il Concertino e il Concerto grosso o Tutti. La prima è composta di norma, come nella sonata a tre, da due violini e un violoncello come basso; la seconda da vari strumenti ad arco in uso all'epoca (violini, viole, violoncelli, talora una viola di basso o un contrabbasso), e dallo strumento a tastiera che realizza il basso continuo.

L'andamento del concerto grosso è basato sulle due sezioni strumentali, che alternano frasi ed episodi musicali come in un dialogo; il Concertino può ad esempio proporre un tema che i Tutti variano o sviluppano, creando il tipico effetto di alternanza dinamica tra piano e forte, che è stato talvolta accostato alle volumetrie delle architetture barocche.

Poteva essere composto in stile dotto (richiamandosi alla Sonata da chiesa, senza che questo ne supponesse necessariamente l'uso liturgico) oppure in stile di danza (Sonata da camera), destinato cioè all'intrattenimento in un contesto profano. In ogni caso, rimase sempre una composizione di carattere nobile.

Nel concerto grosso, come nella sonata a tre, i due violini del Concertino si trovavano in condizione di pari dignità, limitandosi a duettare tra loro; ma col tempo il primo violino prende il sopravvento, anche grazie al rafforzamento tecnico dello strumento (operato in particolare da Antonio Stradivari a partire dal 1690 circa), trasformandosi in una vera e propria parte solistica, contrapposta al Tutti, e dando vita al Concerto a solo. Quest'ultimo rappresenta l'archetipo da cui si è evoluto il concerto vero e proprio, quello, cioé, basato sul dialogo tra uno strumento solista e un complesso strumentale, generalmente l'orchestra.

La forma musicale del concerto grosso è stata portata alla sua massima espressione da compositori quali Arcangelo Corelli, Giuseppe Torelli, Tommaso Albinoni e Georg Friedrich Händel. Anche Alessandro Stradella aveva adottato poco tempo prima il sistema del "grosso" e del "concertino", sia in alcuni dei suoi numerosi concerti, sia, soprattutto, in alcune pagine dell'Oratorio San Giovanni Battista, in cui l'accompagnamento di intere arie è appunto sostenuto dalle combinazioni contrappuntistiche create dalla contrapposizione tra le due parti strumentali. In particolare però il Concerto grosso si affermò soprattutto a Venezia, dove, con Dell'Abaco e soprattutto con Antonio Vivaldi acquistò una maggiore definizione nella forma e nella varietà ritmica e timbrica (con l'aggiunta di nuovi strumenti a fiato). La produzione di Vivaldi, fu presa a modello per molto tempo in Italia e fuori: lo stesso Johann Sebastian Bach, lo studiò in maniera approfondita, riprendendone la struttura nel suo Concerto nello stile italiano, col quale probabilmente voleva rendere omaggio al compositore italiano. Con Giambattista Viotti, infine, il "concerto" inteso nella forma antica e quindi come derivazione diretta della Sonata da Chiesa, raggiunge il massimo sviluppo.

La struttura del concerto, che si era consolidata in epoca barocca, era stata definita dai celeberrimi concerti ti Antonio Vivaldi, molto noti ed eseguiti in tutta Europa. Essi erano articolati in tre tempi o movimenti: Allegro, Adagio, Allegro. I due tempi veloci, avevano la stessa architettura compositiva, consistente in quattro sezioni orchestrali (i tutti) che racchiudevano tre lunghe parentesi solistiche (i soli).

 

 

 

 

Da Sonata Forms di Charls Rosen

 

Forma del concerto barocco nella seconda metà del 700

 

Alternanza tutti e solo T S T S T S T

Tonalità

I I-V V (VI) I I I

 

 

 

 

(pag. 72)

Il tardo diciottesimo secolo fu di due generi in relazione al primo ritornello. [l'autore indica il tutti con l'espressione ritornello] Tematicamente continuamente presenta  molto, sebbene non sempre, le idee conduttrici del pezzo, ma armonicamente? Due possibilità erano possibili: poteva contenere una modulazione alla dominante, o rimanere alla tonica. In altre parole il primo ritornello poteva prendere il carattere di esposizione di sonata, o poteva mantenere la sua vecchia funzione nel concerto, nella quale il primo e l'ultimo ritornello erano gli stessi - essendo la più vecchia forma essenzialmente ABC nella quale B era più lunga e più complessa rispetto all'estrema.

Entrambe le soluzioni  erano difficili, questo il perché i teorici del diciottesimo secolo non furono mai interamente chiari su loro.

(...)

Per il senso della struttura fu in modo evidente essenziale che la prima e l'ultima sezione dovessero finire non solo con il solito modello tematico ma nella stessa tonalità.

La identità di tonalità è, di fatto, persino più importante dell'identità del contenuto tematico: la cadenza finale del primo ritornello è ancora generalmente una cadenza alla tonica anche quando usa modelli tematici diversi.

 

 

 

 

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CONDUCTUS

 

Canto medioevale su testo latino di carattere religioso destinato ad accompagnare a "condurre" gli spostamenti del clero; quindi canto processionale. Ebbe origine dai tropi divenendo presto un canto autonomo, usato nei drammi liturgici in seguito anche profani. Sorto nel sec. XI come canto monodico, costituì il corrispondente latino della poetica musicale dei Trovieri, divenne nel sec. XIII uno dei generi musicali accanto all'Organum alla Clausola ed al Mottetto, si distingue da essi perchè non adotta come base detta Tenor una melodia preesistente del repertotio liturgico, ma una melodia appositamente composta, caratterizzato da una scrittura meno varia si mantenne nota contro nota a due e meno spesso a tre voci.  

 

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CONSORT

 

Termine con cui si designava in Inghilterra (secoli XVI - XVII) un complesso di strumenti. Whole consort costituito da strumenti di un'intera famiglia e Broken consort costituito da strumenti diversi.

 

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CONTRADDANZA

 

Danza contadina di origine inglese -country-dance- sec. XVII, il nome deriva dalla coreografia a schiere contrapposte. D'andamento abbastanza mosso e cadenzato in 2/4 o 6/8.

Mozart 5 contraddanze KV 609

 

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CONTROTENORE

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Controtenore

 

Il controtenore è un cantante maschio adulto che canta nell'intervallo vocale (registro) del contralto o del soprano, spesso adottando la tecnica del falsetto.

Questo termine è usato esclusivamente nel campo della musica classica. La voce del controtenore ha ottenuto una nuova sorprendente popolarità nella seconda metà del XX secolo a seguito del rinnovato interesse per la musica barocca e per merito del famosissimo controtenore inglese Alfred Deller. Benché egli sia stato considerato un fenomeno nell'esecuzione della musica antica, gli attuali controtenori spaziano in un repertorio molto più ampio.

 

Storia

 

Nella prima polifonia il controtenore era la voce opposta al tenor nel contrappunto melodico ed era scritta, grosso modo, nel registro del tenor.

I controtenore rimasero comunque nella nicchia della musica sacra a causa della esclusione delle donne dai cori delle chiese.

Nonostante non avessero delle parti principali nelle opere, Haendel scrisse occasionalmente delle parti specifiche nel registro del controtenore ma i castrati erano molto più popolari.

In conclusione la voce di controtenore è esistita nella musica sacra, ed occasionalmente nella musica antica, per molti secoli.

La più grande icona della riscoperta del controtenore, a metà del XX secolo, è stato il cantante inglese Alfred Deller. Egli agli inizi della carriera si definiva un alto ma poi, grazie al suggerimento del suo collaboratore Michael Tippet, decise di riscoprire l'antico termine controtenore per descrivere la sua voce.

Fra il 1950 e il 1960 il suo Gruppo, Deller Consort, contribuì ad aumentare l'interesse del pubblico per la musica antica e per quella barocca.

Benjamin Britten scrisse per lui il ruolo di Oberon nel Sogno di una notte di mezza estate. Deller fu il primo controtenore moderno a raggiungere una tale celebrità, ma non sarà il solo in quanto Russell Oberlin fu il suo omologo americano. Il successo di Oberlin fu veramente strabiliante presso un popolo, quello americano, che non aveva alcuna conoscenza della musica precedente a Johann Sebastian Bach.

Al giorno d'oggi i controtenori sono molto richieste in varie forme di musica classica; molti ruoli scritti per i castrati sono ora affidati alla voce del controtenore. I compositori contemporanei scrivono opere per controtenori sia in lavori corali che per voce solista. Gruppi corali maschili come Chanticleer e King's Singers impiegano nel loro organico controtenori nell'interpretazione di musica antica, gospel ed anche canzoni popolari.
 


La voce di controtenore

 

La maggior parte dei controtenori usa la tecnica del falsetto per l'emissione delle note acute. Il canto in falsetto tende ad essere debole e gridato nelle voci maschili che non hanno subito un giusto lavoro di addestramento; esso può però assumere grande risonanza dopo l'applicazione di una giusta tecnica di canto. Molti controtenori passano dalla voce di petto alle note basse con modulazioni molto gradevoli.

Una minoranza di controtenori dalla voce naturale di tenore leggero riesce a raggiungere le note acute senza entrare nel campo del falsetto. Essi possono cantare parti scritte per la bassa tessitura dei controtenori senza l'uso del falsetto.

Pochi controtenori hanno un registro simile a quello dei soprani e vengono pertanto chiamati sopranisti.

 

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CORALE

 

Canto della chiesa luterana affermatosi con la Riforma. Nell'intento di avvicinare i fedeli alla chiesa Lutero introdusse, oltre alla lingua tedesco al posto del latino una serie di semplici melodie, in parte derivate dal canto gregoriano in parte di estrazione popolare ed in parte di Lutero stesso a partire dal 1523. 

Musicisti come J. Walter e K. Rupff collaborarono alla armonizzazione a quattro parti. Normalmente il corale occupava la parte superiore, Cantus, corrispondente al nostro soprano.

 

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CORALE ARMONIZZATO

 

E' la trasposizione sull'organo del Corale vocale, non privo di interesse contrappuntistico, con il Corale dato al Cantus

 

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CORALE FIGURATO

 

Si indica corale figurato l'andamento figurato con note di passaggio etc. delle voci.

 

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CORALE PRELUDIO

 

Si definisce Preludio Corale una composizione in uso alla chiesa protestante che sviluppa i motivi di un corale o li usa come un Cantus firmus.

 

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CORALE mottetto o ricercare

 

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CORALE, fuga super (titolo corale)

 

Sul tema del corale viene sviluppata una fuga.

 

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CORALE partita o variazione (Choralvariationem)

 

Consiste in una serie di variazioni sul motivo del corale.

 

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CORALE, fantasia super (titolo corale), (Choralphantasie)


Si definisce Corale fantasia una composizione che sviluppa i motivi di un corale.

 

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CORALE, trio super (titolo corale)

 

Indica una composizione a tre voci che sviluppa il tema del corale.

 

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CORNO (francese)

 

da: http://fc.retecivica.milano.it/rcmweb/tesoro/03sito/dweb/mvm/index.htm

 

INFORMAZIONI GENERALI
Il modello che oggi usiamo deriva dai corni da richiamo e da caccia nell' epoca mediovale e rinascimentale: da non confondere con il corno inglese che è invece un oboe contralto.
E' uno strumento a fiato con apertura conica e dal corpo metallico (un tempo ricavato direttamente da un corno animale).
Il corno da orchestra fu utilizzato a partire dal 1650 circa, il corno da caccia venne invece introdotto in orchestra nei primi anni del Settecento e successivamente con l'invenzione dei pistoni si ottenne la possibilità di alterare l'altezza dei suoni per poter suonare in un maggior numero di tonalità.
L'esecutore poteva così modificare la lunghezza del tubo vibrante semplicemente muovendo un dito.
Il moderno corno ha tre pistoni, un canneggio circolare che termina da un lato con una svasatura a campana e dall'altro con un bocchino a imbuto che dà al corno il suo caratteristico timbro soffice e profondo.
Molte orchestre moderne comprendono nell'organico quattro corni.

COME SI OTTIENE IL SUONO
Il suono viene prodotto grazie alla vibrazione delle labbra contro l'imboccatura, così come avviene nella tromba.
La tecnica dell'introduzione della mano nel padiglione è oggi utilizzata dagli esecutori per ottenere effetti espressivi modificando il timbro dello strumento.
 

 

 

Da: Corno (strumento musicale) - Wikipedia

 

Corno naturale

(detto corno francese)

 

Gli antichi corni erano molto più semplici degli odierni. Essi consistevano in tubi metallici ripiegati diverse volte e terminanti con una larga apertura finale, detta "campana". In seguito apparvero i corni da caccia, strumenti che venivano suonati a cavallo. Il cornista teneva lo strumento afferrandolo nella porzione di tubo vicina all'imboccatura, con il resto del corno attorno al braccio, in modo che fosse sufficiente una sola mano per suonarlo e l'altra potesse guidare il cavallo. Lo strumento non poteva emettere tutti i suoni: gli unici possibili erano quelli corrispondenti ai suoni armonici che il tubo emetteva variando la pressione dell'aria e la tensione del labbro.
 

Più tardi, i corni attirarono l'interesse dei compositori e furono usati per evocare atmosfere campestri ed immagini di caccia. Anche al tempo di Wolfgang Amadeus Mozart, tuttavia, il suonatore di corno (ormai parte integrante dell'orchestra) si serviva di uno strumento diverso dall'attuale. Si trattava ancora di un corno naturale (si serviva solo dei suoni armonici), tanto che era costretto a possederne più d'uno, dotati anche di ritorte, cioè di porzioni di tubo che potevano essere aggiunte per variare la lunghezza del canneggio e, di conseguenza, sia il suono base che tutta la serie degli armonici. Mentre la mano sinistra teneva la parte iniziale dello strumento, vicino al bocchino, la mano destra del cornista aveva già assunto la posizione attuale, infilata nella campana dello strumento; attraverso l'azione della mano nella campana, potevano essere ottenuti altri suoni, calanti o crescenti, dei quali i compositori si servirono largamente malgrado l'evidente differenza timbrica con i suoni naturali. Con l'aggiunta di questi altri suoni a quelli naturali, il corno divenne finalmente uno strumento melodico e molti grandi compositori cominciarono a scrivere concerti a lui dedicati. I concerti per corno di Mozart, ad esempio, furono scritti per questo tipo di corno che, abbiamo detto, oggigiorno viene definito corno naturale.
 


 

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CORNO DOPPIO

 

Da: Corno (strumento musicale) - Wikipedia

 

Intorno al 1815, il corno assunse una nuova forma: furono aggiunti i pistoni, meccanismi che aprivano e chiudevano porzioni di tubo facenti le veci delle vecchie ritorte, rendendole quindi sorpassate.

 

Il corno scelto per l'applicazione dei pistoni fu il corno in FA e ancor oggi i corni sono 'tagliati' in questa tonalità. L'aggiunta dei tre pistoni, oggigiorno spesso sostituiti da cilindri, e l'ormai diffusissimo uso di accoppiare la strumento in FA ad uno in SIb (corno doppio), ha reso lo strumento completo nella sua estensione, senza i 'vuoti' presenti nel corno naturale.
 

L'estensione del corno doppio (vedi oltre) in SIb-FA va dal SIb0 al FA4 ma al grave si può spingere fino al FA0; l'estensione acuta può variare leggermente da esecutore ad esecutore.

Il corno moderno quindi suona un quinta perfetta sotto ai suoni scritti.

 

 

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CORNO DI BASSETTO

 

 

www.ongarostefano.it/Tesi%20Vagnetti.pdf 

Nel 1770, per opera di M. Mayrhofer di Passau, la famiglia dei clarinetti si , arricchì con l’arrivo del corno di bassetto, strumento che andava ad arricchire il , registro grave della famiglia. , Il termine bassetto era riferito al registro e quello di corno alla forma , arrotondata dei primi strumenti. Tale forma si modificò poi, assumendo , un’angolatura pronunciata fra il pezzo superiore e quello inferiore, che aveva , una specie di scatola per raggiungere l’estensione grave verso il Re e Do.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Corno_di_bassetto

Il corno di bassetto è uno strumento musicale aerofono appartenente alla famiglia dei clarinetti.

Insieme al clarinetto contralto in Mi b, rientra nel gruppo dei clarinetti contralti; ma a differenza del clarinetto contralto il corno di bassetto è tagliato in Fa.

Lo strumento è composto da 5 parti che si incastrano con dei sugheri (come nel clarinetto normale): il bocchino (con ancia e legatura), il collo (l'equivalente del barilotto), il pezzo superiore, il pezzo inferiore e la campana; quest'ultima ha la caratteristica forma rivolta verso l'alto, simile a quella del clarinetto basso (in realtà i due strumenti sono molto simili nella forma).

La sua estensione normalmente va dal La (o La b) nel primo spazio della chiave di basso al Do sopra il rigo in chiave di violino. Tuttavia gli esecutori più dotati sono in grado di raggiungere suoni più acuti.

Alcuni corni di bassetto (in realtà la maggior parte di nuova costruzione) scendono fino al Fa grazie ad un pezzo inferiore più lungo e munito di chiavi (la cosiddetta "discendenza") come del resto avviene, in modo trasposto, col clarinetto basso.

Il repertorio relativo a questo strumento non è molto vasto: esso è stato talvolta impiegato in orchestra (Mozart, Requiem), ma esistono splendidi esempi di musica solistica come i due Konzertstück di Mendelssohn per clarinetto, corno di bassetto e orchestr

 

 

 

http://www.bandatolfa.it/pagine%20strumenti/clarinetto.htm

 I clarinetti in si bemolle, in la, in fa (clarinetto contralto, denominato anche corno di bassetto) e il clarinetto contralto in mi bemolle abbassano la loro nota base dell'intervallo che separa queste note dal do superiore mentre il piccolo clarinetto in mi bemolle ha la sua nota base una terza minore più in alto del clarinetto in do. Il clarinetto basso, all'ottava inferiore del clarinetto contralto, e il clarinetto contrabbasso, all'ottava inferiore del clarinetto basso, spingono ancor più verso il grave l'estensione dello strumento. Inventato da J. C. Denner verso la fine del xvii sec., questo strumento, a partire dalla metà del xix sec., entrò gradatamente nella corrente pratica esecutiva.

 

 

 

http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_981522667/Corno_di_bassetto.html

Corno di bassetto Strumento a fiato della famiglia del clarinetto, il corno di bassetto è un clarinetto contralto, intonato in fa, una quarta sotto al clarinetto in si bemolle. Il nome deriva proprio dalla particolare altezza di intonazione (dal tedesco Basset, 'piccolo basso') e dal fatto che il suo tubo era originariamente curvato alla foggia di un corno e terminava con una campana di metallo. Poco dopo il 1800 veniva costruito con una particolare e caratteristica forma angolare, mentre oggi viene costruito diritto. Sullo strumento sono montate lunghe chiavi per controllare l'emissione delle note eccedenti. Per permettere al pollice la massima libertà nella diteggiatura, il corno di bassetto deve essere sostenuto dall'esecutore tramite una cinghia o un supporto di altro tipo. Lo strumento apparve per la prima volta verso la metà del Settecento. Mozart lo ha utilizzato in numerose composizioni, in particolare nel Requiem. In seguito cadde in disuso, fino a che Richard Strauss lo riportò in auge, inserendolo nella partitura di alcune sue opere e nella Sonatina n. 2 per strumenti a fiato.

 

IL corno di Bassetto, se scritto in chiave di violino,  si legge una quinta sotto alla notazione, se scritto in chiave di basso il suono reale corrisponde ad una quarta perfetta sopra.

 

Il suono reale del corno di bassetto in Fa corrisponde ad una quinta sotto a quella scritta.

 

 

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CORNO INGLESE

 

Si tratta di un oboe contralto, la cui estensione è una quinta sotto quella dell'oboe. Viene notato come uno strumento traspositore con le note scritte una quinta sopra. Il timbro è  più grave e morbido di quello dell'oboe.

 

 

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CORO

 

 Nel rinascimento, le cappelle musicali avevano 2-3
coristi per parte
Doppio coro indica due cori indipendenti dialoganti. Vedi la Passione secondo Matteo di J. S. Bach.

 

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COUPLET

 

Couplet, letteralmente coppia, è un termine francese che indica geneticamente la strofa che si alterna al ritornello nella canzone. Può indicare una serie di variazioni su di un tema. Nel rondeau del XVII e XVIII secolo indica ciascuno degli episodi che si  alternano al refrain.

 

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COURANTE

(it. Corrente)

 

Danza di origine italiana, fu in origine di tipo binario e poi ternario. Si distinguono la corrente italiana più rapida e impetuosa, e quella francese più contenuta.

 

 

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DA CELANO TOMMASO

 

  (Tommaso da Celano; c. 1200–c. 1255)

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Dies_irae

Il Dies irae è una sequenza in lingua latina, molto famosa, attribuita dubitativamente a Tommaso da Celano. Sono in molti a ritenerlo una composizione poetica medievale tra le più riuscite. C'è un salto di stile rispetto al latino classico: il ritmo è accentuativo e non quantitativo, e i versi sono rimati con rima baciata (AAA, BBB, CCC) ad eccezione delle ultime due strofe. Il metro è trocaico. Descrive il giorno del giudizio, l'ultima tromba che raccoglie le anime davanti al trono di Dio, dove i buoni saranno salvati e i cattivi condannati al fuoco eterno.

Il Dies irae è una delle parti più note del requiem e quindi del rito per la messa esequiale previsto dalla liturgia per la messa di rito tridentino.

 

 

Dies Irae, dies illa
solvet saeclum in favilla
teste David cum Sybilla.

Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.

Tuba, mirum spargens sonum
per sepulcra regionum
coget omnes ante thronum.

Mors stupebit et natura,
cum resurget creatura,
judicanti responsura.

Liber scriptus proferetur,
in quo totum continetur,
unde mundus judicetur.

Judex ergo cum sedebit,
quidquid latet, apparebit:
nil inultum remanebit.

Quid sum miser tunc dicturus?
quem patronum rogaturus,
cum vix justus sit securus?

Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.

Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae
ne me perdas illa die.

Quaerens me, sedisti lassus,
redemisti Crucem passus:
tantus labor non sit cassus.

Juste judex ultionis,
donum fac remissionis
ante diem rationis.

Ingemisco, tamquam reus,
culpa rubet vultus meus
supplicanti parce, Deus.

Qui Mariam absolvisti,
et latronem exaudisti,
mihi quoque spem dedisti.

Preces meae non sunt dignae,
sed tu bonus fac benigne,
ne perenni cremer igne.

Inter oves locum praesta,
et ab haedis me sequestra,
statuens in parte dextra.

Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis.

Oro supplex et acclinis,
cor contritum quasi cinis:
gere curam mei finis.

Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla
judicandus homo reus.

Huic ergo parce, Deus:
pie Jesu Domine,
dona eis requiem. Amen.
 

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Sequenza_%28liturgia%29

Nella liturgia cattolica, la sequenza è un inno liturgico in lingua latina, che veniva cantato o recitato durante la messa solenne prima della proclamazione del Vangelo.

Il termine deriva dalla definizione latina sequentia cum prosa, e ha origine dalla melodia melismatica con cui si concludeva il graduale, vale a dire il brano musicale che si interponeva tra la lettura dell'Epistola e quella del Vangelo terminando con l'Alleluja (il graduale, in origine, corrispondeva all'attuale Salmo responsoriale).

Tale melodia nacque inizialmente nella chiesa bizantina, e passò in quella d'Occidente tra l'VIII e il IX secolo, dapprima nei monasteri di Limoges e di S. Gallo, e man mano in tutta la chiesa, mentre il vocalizzo fu sostituito da una serie di versi a partire dall'XI secolo, con Wipone. La cosa interessante è che tali poesie non seguivano più la metrica latina classica, ma una nuova struttura, con versi trocaici - vale a dire accentati `_`_`_`_, come il moderno ottonario - e soprattutto rimati.

Le sequenze ottennero un successo enorme: si arrivò ad averne addirittura 5000 distinte, generalmente di autori anonimi. Nel XVI secolo, durante la Controriforma, ci fu un repulisti generale, e papa Pio V ne mantenne solo cinque:

* Victimae paschali laudes, di Wipone, nella notte di Pasqua e facoltativamente per l'Ottava di Pasqua;
* Veni Sancte Spiritus, attribuita a Stefano di Langhton arcivescovo di Canterbury oppure a papa Innocenzo III, per la Pentecoste;
* Lauda Sion Salvatorem, di san Tommaso d'Aquino, per il Corpus Domini;
* Stabat Mater, di Iacopone da Todi, per la memoria di Maria Addolorata (15 settembre);
* Dies irae, di Tommaso da Celano, per le messe dei defunti.

Esse sono rimaste presenti anche nel nuovo canone della messa seguito al Concilio Vaticano II, e possono essere recitate in italiano o in latino dal sacerdote solo o alternato al popolo.

Queste poesie sono tra i testi sacri più musicati: quasi tutti i compositori classici si sono cimentati con esse.

 

 

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DELIBES LEO

 

Léo Delibes

(Clément Philibert) Léo Delibes (February 21, 1836 – January 16, 1891) was a French composer of Romantic music. He was born in Saint-Germain-du-Val, France.
Delibes was born in 1836, the son of a mailman and a musical mother, but also the grandson of an opera singer. He was raised mainly by his mother and uncle following his father's early death. In 1871, at the age of 35, the composer married Léontine Estelle Denain. Delibes died 20 years later in 1891, and was buried in the Cimetière de Montmartre, Paris.

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Celebre il "Duet des fleurs" dall'opera Lakmé di Léo Delibes

 

Lakmé is an opera in three acts by Léo Delibes to a French libretto by Edmond Gondinet and Philippe Gille, based on the 1880 novel Rarahu ou Le Mariage de Loti by Pierre Loti. It was first performed in 1883 at the Opéra Comique in Paris.
 

The story concerns Lakmé, a girl who lives in India with her father, Nilakantha, who is a Hindu priest. She falls in love with Gérald, a young British man in the military service and consequently displeases her father. To avoid trouble between her father and Gérald, Lakmé chooses suicide over dishonor.

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Musica & Memoria / Il duetto di Lakmé e Mallika (Delibés)

 

Tratto dall'opera Lakmé di Léo Delibés, il duetto, musicalmente bellissimo, tra la principessa indiana Lakmé e la sua schiava Mallika, è stato spesso associato all'amore saffico, un amore forse infelice o irrisolto, perché nell'opera Lakmé è innamorata di un ufficiale inglese, ma la schiava è probabilmente innamorata, forse senza speranza, della principessa.

 

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DES PRES Josquin

 

http://www.comune.torino.it/settembremusica/progsala/sala2000/13-9-2000ore17.pdf

“Josquino discepolo di Ochegem si può dire che quello alla Musica fusse monstro della natura, sì come è stato nella Architettura, Pittura et Scultura il nostro Michelagnolo Buonarroti”. Davvero fortunato il destino del musico piccardo Josquin , Despres, Desprez o Des Prez che dir si voglia. La sua ecce-, zionale statura e la sua indiscutibile importanza storica appar-, vero chiare fin da subito. L’entusiasta giudizio citato del fio-, rentino Cosimo Bartoli risale appena a circa 25 anni dopo la , morte del compositore. Lutero arrivò ad affermare che Dio , aveva predicato il Vangelo in musica per il tramite di Josquin. , Il suo successo editoriale post mortem fu eccezionale. Molto , “gettonato” in Italia fino a circa il 1530, quindi in Germania tra , 1536 e 1546, la sua renaissance editoriale moderna conobbe , una precoce ripartenza per merito di Charles Burney, che ne , pubblicò alcune composizioni nella General History of Music , (1776-1789), fino ad arrivare alla definitiva edizione olandese , dell’Opera omnia (Amsterdam 1921-69). A ciò va aggiunta una , considerevole messe di studi storico-critici, a partire dalle pio-, nieristiche ricognizioni di Arnold Schering del 1912 fino a cul-,minare con l’eccezionale simposio internazionale newyorkese , del giugno ’71, passando per la monumentale monografia di , Helmuth Osthoff (1962-65). , Nonostante Despres sia oggi un nome ancora poco familiare , al grande pubblico, la sua non è davvero una fortuna sovra-,
dimensionata. Egli è il più importante compositore dell’alto , Rinascimento, il più vario per estro inventivo, il più profondo , per espressività. La musica di Josquin rappresenta il magistrale , trait d’union tra il mondo di Dufay e Ockeghem e quello di , Willaert, Lasso, Palestrina. ,
Il corpus della sua produzione, frutto d’un sessantennio crea-, tivo, è estremamente ampio e diversificato. La quantità di , musica sopravvissuta è senza confronti per quell’epoca. Il pro-, blema storiografico più intrigante rimane quello della crono-, logia. Poche sono le opere per le quali è possibile una data-, zione precisa. Una di queste è l’elegia funebre Nymphes des , bois scritta per la morte del compositore fiammingo Johannes ,
Ockeghem, poco dopo il 6 febbraio 1497 quindi, su versi del , cronista-poeta della corte di Borgogna Jean Molinet (1435-, 1507). Risale dunque a un periodo in cui il musicista era pro-, babilmente ancora al servizio della cappella papale, in cui era , stato assunto nell’ottobre 1486. Più difficile, invece, è datare , lo Stabat Mater. Contrariamente alla maggior parte dei mot-, tetti, che sembrano risalire all’ultimo ventennio creativo di ,
Despres, questo lavoro appare invece un’opera piuttosto gio-, vanile. A giudicare dallo stile (dal rapporto testo/musica , soprattutto) secondo Osthoff potrebbe essere stato composto , all’epoca del soggiorno milanese (1459-1485) o poco dopo. 
Arthur Mendel sposa questa tesi, evidenziando, nello spartito , josquiniano, una marcata influenza dell’accentazione francese , su quella latina tradizionale. , Edita per la prima volta nei Mottetti a cinque. Libro primo di , Ottaviano Petrucci (Venezia 1508), la celebre Nymphes des bois ,
è un raffinatissimo e commosso homenaje a un musicista verso , il quale Despres sentiva un grosso debito di riconoscenza , (anche se non vi sono evidenze documentarie del fatto che , egli sia stato effettivamente allievo del maestro fiammingo). , In essa egli impiega come cantus firmus al tenor la melodia , dell’introito Requiem aeternam dalla Missa defunctorum. Il , brano è diviso in due parti nettamente contrastanti. La prima ,
parte è caratterizzata da un intreccio polifonico dall’andamento , ondeggiante, oltremodo compunto e fluido, ma irto di disso-, nanze spesso pungenti. Gustave Reese vede in essa un’allu-, sione allo stile personale di Ockeghem. Calligramma raffina-, tissimo, caso esemplare di eye-music, è l’adozione qui d’una , notazione “a lutto” con note tutte nere. La seconda sezione , (Requiem...), invece, ha un andamento omofonico, accordale. ,
 

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DETACHE'

 

Termine francese che significa staccato, indica un colpo d'arco sciolto cioè con una arcata ogni nota, eseguito alla corda cioè senza staccare l'arco da essa, e nel passare da un'arcata ad un'altra non vi sia la minima separazione o il minimo vuoto tra i suoni .

 

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DIESIS

 

Il termine deriva dal greco diesis, trascinare.

 

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DIAPASON

 

1- Strumento usato per l'accordatura che emette il LA3 di 440 hz

2- intervallo di ottava, composto da dia (attraverso) pason (tutte) sottinteso chordon (corda)

 

Intervista a Leonhardt in occasione della sua laurea honoris causa, Padova 2000.

 

Da:

 http://www.hortusmusicus.com/sommario/sommario.php?numero_hm=5&vai=vai

 

 

L’intervista
Gustav
Leonhardt
di Giovanni Toffano

 

 

 


L'università italiana, come ha ricordato Giovanni Marchesini, rettore dell’Università di Padova, è ancora piuttosto
chiusa al mondo musicale, soprattutto al settore esecutivo. Non c’è quindi da stupirsi se l’Ateneo patavino il 24 ottobre scorso ha conferito per la prima volta nella sua lunga storia una laurea honoris causa ad un musicista.
Questi non poteva che essere Gustav Leonhardt, per la lunga consuetudine con la platea padovana, avendo sostenuto il suo primo concerto in città nel lontano 1972. Nell’Aula Magna dell’Università, al cospetto del Senato
Accademico e di un folto pubblico di docenti universitari, ma soprattutto di appassionati di musica antica, Leonhardt, con tanto di toga ed ermellino e non senza un velo di emozione, ha sostenuto con verve la sua lectio magistralis. Alla fine ha ricevuto quasi più applausi di quelli che gli vengono tributati solitamente ai concerti, a
testimonianza dell’affetto verso il musicista, ma anche della stima nei riguardi dello studioso e per quanto egli rappresenta nel campo della riscoperta della musica antica con gli strumenti storici. Nemmeno la scherzosa e irriverente cerimonia alternativa allestita dalla goliardia ha turbato l’ascetico e quasi ieratico aplomb del
musicista, per altro assai disponibile in questa occasione ad approfondire alcuni degli aspetti più importanti della «rivoluzione filologica».

 

Quando, insieme ad altri musicisti, ha iniziato a impiegare gli strumenti antichi e i modi
di suonare antichi ha provocato una sorta di cambiamento epocale nel modo di intendere la musica. In altre parole, Lei e suoi colleghi avete inventato un nuovo stile interpretativo per il repertorio antico, provocando una sorta di «rivoluzione filologica».

 

 Più che di inventare qualcosa, si trattava di partire dal suono di quegli strumenti che erano rimasti intatti nel tempo o erano stati restaurati fedelmente, penso agli organi antichi, ai clavicembali.
Questo era il dato di fatto oggettivo, il suono sul quale cominciare a lavorare. La vera rivoluzione è stata piuttosto la volontà di conoscere il suono degli strumenti antichi e apprendere qualcosa da essi.

 

In quei primi anni di scoperta di questo nuovo mondo, quale era l’obiettivo che volevate raggiungere? Si è trattato di un progetto di più persone o di un unico artista?

 

Inizialmente è stata un’idea solo mia, ma ben presto mi sono reso conto che per la musica antica era anche opportuno lavorare con un piccolo gruppo da camera. Si è trattato comunque di un processo molto lento e graduale. Guardando indietro di trenta o quarant’anni, mi accorgo che ad ogni scoperta ne è subito seguita un’altra e che ognuna cambiava leggermente la prospettiva dell’interpretazione. Cinquant’anni fa si sapeva che il clavicembalo era una cosa diversa dal pianoforte, ma non si era ancora in grado di dire come dovesse essere veramente. Finché, attraverso la conoscenza e lo studio degli strumenti antichi, sempre molto gradualmente, si ebbero delle piccole rivelazioni che ci aprirono gli occhi. Questo riguarda anche aspetti oggi apparentemente secondari, ma determinanti nell’interpretazione, come ad esempio la scoperta e l’uso dell’inégalité francese. Oggi, come allora, è invece di fondamentale importanza che l’esecutore, sia egli strumentista, cantante o direttore d’orchestra, studi non solo l’aspetto puramente musicale del repertorio che intende eseguire, ma anche tutte le manifestazioni artistiche, filosofiche, letterarie di quell’epoca. Si tratta di un lavoro molto complesso e faticoso, che tuttavia non deve trasparire nel momento in cui si suona in pubblico, perché l’ascoltatore vuole solo sentire una bella esecuzione e non gli interessa sapere tutto ciò che vi sta dietro.

 

In un recente incontro con gli studenti del Conservatorio di Vicenza Lei ha detto che nello studio di un brano musicale si deve tenere conto prima di tutto della forma esteriore. Può chiarire meglio cosa intende per forma esteriore?

 

Tutto quello che si deve tenere in considerazione quando si deve suonare un brano: con quale strumento deve essere suonato, che tipo di sonorità deve avere. Un dipinto, senza i colori, senza le pennellate non potrebbe esistere. Ci sono appunto degli elementi fisici che fanno parte anche di un brano musicale. Per esempio, possiamo osservare di quali suoni è composto un determinato pezzo, come queste note sono raggruppate tra loro per capire, almeno in parte, cosa ha voluto esprimere il compositore. Quindi per forma esteriore intendevo questi elementi fisici, in altre parole il ‘suono’ e il ‘colore’ di una composizione.

 


Due immagini di Gustav Leonhardt
nell’Aula Magna dell’Università di
Padova durante il conferimento
della laurea honoris causa

 

 

Nel mondo di oggi si tende a trovare dei modelli standard per ogni cosa. Nell’interpretazione della musica barocca si usa quasi sempre il diapason a 415 hertz, mentre come accordatura si impiega molto spesso il temperamento ‘Vallotti’. Non pensa che anche questi siano degli standard e che siano contrari alla mentalità dei musicisti dell’epoca barocca?


È sicuramente una sciocchezza pensare che ci fosse un solo diapason a 415 hertz. Solo in Italia, durante il Settecento, vi erano diversi diapason. Per esempio, quello di Roma era molto più basso di quello di Venezia. Fino a trent’anni fa si credeva che il diapason antico fosse quello di alcuni strumenti antichi che si trovavano nei musei o nelle collezioni private in Inghilterra e in Germania. Ma non è così, anche perché vi era una distinzione fondamentale tra il diapason «da camera» e il diapason «da chiesa». Per quanto riguarda il temperamento, ritengo che il sistema Vallotti sia ottimo, ma, ad esempio, non particolarmente adatto all’accordatura dell’organo. Oggi chi suona il pianoforte ha poche possibilità di scelta, mentre anticamente vi erano innumerevoli costruttori di clavicembali. Questo vale anche per i sistemi di accordatura, dove si può scegliere tra diversi temperamenti. Una volta scelto il tipo di clavicembalo e il sistema di accordatura si potrà stabilire il programma più adatto.

 

Cosa pensa della musica di Bach e in genere della musica barocca suonata al pianoforte?

 

Non riesco assolutamente a sentire la musica di Bach suonata al pianoforte. Il suono del pianoforte moderno è totalmente inadatto alla musica di Bach. Sarebbe come sovrapporre i colori di Chagall ad un dipinto di Rembrandt. Sono due mondi completamente differenti. C’è poi da aggiungere che lo stesso pianoforte ha avuto una notevole evoluzione, inizialmente più veloce e poi più lenta, per fermarsi del tutto da quasi cento anni ad oggi; quindi il pianoforte di adesso è a sua volta completamente diverso da quello del passato. Non ha nemmeno alcun senso suonare il pianoforte cercando di imitare il
tocco e la sonorità del clavicembalo. Piuttosto è meglio eseguire Bach alla Busoni, sfruttando invece in pieno le possibilità e il mondo sonoro del pianoforte. Ritengo comunque che suonare Bach e Scarlatti al pianoforte è un po’ come uccidere parte della loro musica.

 

Nel Settecento l’opera lirica era lo spettacolo musicale più seguito. Oggi invece si esegue per lo più il repertorio strumentale del Settecento. Pensa che si potrà in futuro riproporre con successo l’opera barocca?

 

Lo spero vivamente. Sarebbe bello ricostruire soprattutto il clima di entusiasmo che c’era intorno all’opera nel Settecento, per esempio in quasi tutte le grandi città d’Italia, o a Vienna e Praga. Tuttavia l’opera è uno spettacolo molto costoso. Vi è poi la difficoltà di trovare dei registi veramente capaci e all’altezza della situazione. Spesso infatti vogliono rileggere l’opera barocca in chiave moderna; senza capire nulla di quello che significa la musica, pensano solo a seguire la loro idea. Capita così che il teatro scelga un cast vocale e strumentale assolutamente rigoroso sotto il profilo della filologia, mentre il regista allestisce scene e costumi che non hanno nulla a che fare con l’opera barocca. Non so in Italia, ma nel Nord dell’Europa ogni opera barocca viene affidata a registi anche famosi ma del tutto incompetenti per quanto riguarda il teatro musicale antico.

 

Perché, secondo Lei, la musica contemporanea ha un pubblico poco numeroso?

 

Mi dispiace veramente che ci sia poco interesse per la musica contemporanea. Molta gente va volentieri ad ascoltare la musica antica perché la trova comprensibile. Il guaio della musica contemporanea è invece quello di essere difficile da comprendere. Le note stonate, le continue dissonanze, sono ascoltate con fastidio al di fuori di una ristretta cerchia di persone. In effetti, il sistema tonale ha subìto una tale evoluzione da rendere impossibile un ulteriore sviluppo, in quanto tutte le combinazioni sono già state sperimentate. Sono stati ideati allora degli altri sistemi, diversi da quello dell’armonia tonale: spesso tuttavia questi ultimi si sono rivelati delle costruzioni astratte poco comprensibili per la maggior parte del pubblico. È un vero peccato, ma le cose stanno a mio modo di vedere proprio così. La musica pop, invece, quella che ascoltano miliardi di persone ogni giorno in ogni angolo della terra, si basa né più né meno sulla stessa armonia del XVIII secolo.

 

Tra il repertorio clavicembalistico qual è l’autore o lo stile che esegue più volentieri?

 

La letteratura per clavicembalo è sterminata e comprende autori di altissima statura musicale. La scelta quindi è molto difficile. Certamente si può considerare Bach il più grande, ma amo molto anche Louis Couperin, Froberger, Frescobaldi. Di quest’ultimo suono sempre con grande gioia le Toccate o i Capricci. Considero infatti Frescobaldi un compositore di livello nettamente superiore ai compositori della sua epoca che hanno scritto per clavicembalo. È veramente un grande. Michelangelo Rossi, ad esempio, ci può stupire, ma non arriverà mai ai vertici di Frescobaldi, che è invece sempre interessante e profondo. Eseguo molto volentieri anche Scarlatti. Vi sono poi tanti altri grandi compositori per clavicembalo in Francia e in Germania, mentre in Italia, dalla seconda metà del Settecento in poi mancano figure di rilievo. Nemmeno Galuppi e Cimarosa possono essere considerati dei grandi clavicembalisti.

 

Quali consigli vorrebbe dare ad un giovane interprete di musica barocca per clavicembalo o per organo?


Gli consiglierei di affrontare con grande serietà gli autori che ha scelto di interpretare. Gli chiederei di avere sempre un profondo rispetto della musica che intende studiare. Naturalmente però il solo rispetto non è sufficiente. Bisogna coltivare le conoscenze intorno a tutti gli aspetti che circondano una composizione: lo studio dell’epoca, del paese del compositore e così via.

 

Per finire, qualche anno fa disse che nelle scuole musicali italiane era impossibile imparare qualcosa sulle tecniche esecutive degli strumenti storici. Trova che la situazione sia cambiata?

 

Trovo che le cose siano molto migliorate. Vi sono oggi nei Conservatori italiani degli ottimi insegnanti di strumenti antichi e questa è una differenza notevole rispetto a una ventina d’anni fa, quando gli studenti italiani erano per lo più costretti a studiare all’estero. Quello che ancora non va, in alcuni casi, è il percorso di studio che si fa nelle scuole italiane. Quando, ad esempio, si vuole studiare clavicembalo o organo, bisogna iniziare con il pianoforte, o, nel caso dell’oboe e del violino barocco, con i relativi strumenti moderni. Questo è semplicemente ridicolo. Quando uno ha deciso di suonare il clavicembalo deve poter iniziare a studiare con questo strumento, senza prima dover passare per il pianoforte. Così succede che i bravi insegnanti di cui parlavo prima spesso non hanno la possibilità di seguire gli allievi fin dall’inizio. Sovente hanno a che fare con persone che si sono già formate musicalmente, che hanno cioè già sviluppato dei precisi gusti musicali che possono essere d’ostacolo allo studio  dello strumento antico. Purtroppo questo ormai avviene solo in Italia. 

 

Gustav Maria Leonhardt è nato in Olanda nel 1928.
Ha frequentato un corso di studi umanistico-letterari,
studiando allo stesso tempo organo e clavicembalo
con Eduard Müller alla Schola Cantorum
di Basilea dal 1947 al 1950. Ha debuttato a Vienna
nel 1950 eseguendo al clavicembalo Die Kunst der
Fuge. Dal 1952 al 1955 ha insegnato clavicembalo
all’Accademia Musicale di Vienna e dal 1954 anche
al Conservatorio di Amsterdam. Nel 1967 ha
interpretato la parte di Johann Sebastian Bach nel
film storico Cronaca di Anna Magdalena Bach di
Jean-Marie Straube e Daniel Huillet. È stato visiting
professor nel 1969/70 ad Harvard. Nel 1955
ha fondato il Leonhardt Consort. Con Frans Brüggen,
Jaap Schröder e Anner Bylsma ha formato nel
1960 il complesso Quadro Amsterdam. Al 1972
risale la fondazione, in collaborazione con Sigiswald
Kuijken, della prima orchestra con strumenti
originali, la Petite Bande. In quell’anno ha
tenuto il suo primo concerto a Padova. Proprio
Padova ha costituito, insieme all’azione del Centro
d’Arte degli Studenti dell’Università e degli
Amici della Musica, uno dei punti più stabili e qualificati
per la conoscenza delle esecuzioni dal vivo
di Gustav Leonhardt in Italia. La sua discografia
conta oltre 180 titoli.

 

N° 5 GENNAIO-MARZO 2001 HORTUS MUSICUS

 

 

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DIAPENTE

 

Nella teoria musicale greca e medievale intervallo di quinta giusta, composto da dia (attraverso) penta (cinque)

(Gioseffo Zarlino Le istitutioni harmoniche, terza parte cap. 13)

BISOGNO è di ricordarsi hora quello, che hò detto nel capitolo 13. della Prima parte, cioè che ogni consonanza, ouero altro interuallo quantunque sia minimo, che sia minor della Diapason, nasce non per aggiuntione di più proportioni insieme: ma per la diuisione della Dupla, che contiene la Diapason. Ilche hauemo potuto vedere, non solo dalli numeri, et dalle proportioni poste nel capitolo 15. della Prima parte: ma per via della Diuisione harmonica posta nel capitolo 39. della Seconda: percioche dalla diuisione della Diapason, contenuta dalla Dupla, nacque la Diapente, et la Diatessaron. La Diapente (dico) contenuta tra questi termini radicali 3. et 2; et la Diatessaron tra 4 et 3.

 

 

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DIATESSARUM

 

Nella teoria musicale greca e medievale intervallo di quarta giusta, composto da dia (attraverso) tetra (quattro)

 

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DINAMICA

 

http://www.demauroparavia.it/33312

gradazione dell’intensità dei suoni che regola l’uso del contrasto fra piano e forte, crescendo e decrescendo

 

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DISCANTUS

 

Pratica polifonica medioevale del XII sec. in cui le voci procedono secondo il moto contrario, in contrapposizione all'Organum ed al Falso bordone nei quali le voci procedevano per moto retto. All'inizio nel Discantus le voz principalis e vox organalis si muovono a distanze di unisono, quarta, quinta e ottava, punctus contra punctus, (contrappunto) in seguito contrapponendo più note al tenor. Al primitivo organum a due voci in cui la vox principalis veniva chiamata discantus se ne aggiunse una terza e una quarta ed il termine venne ad indicare la polifonia in genere.

 

 

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DITONO

 

Intervallo di due toni terza maggiore.

 

(Gioseffo Zarlino Le istitutioni harmoniche, terza parte cap. 15)

 

SEGVE dopo la Diatessaron senza alcun mezo la consonanza nominata Ditono, che è contenuta tra questi termini 5 et 4, nel terzo luogo del genere Superparticolare, dalla proportione Sesquiquarta. Questo è veramente marauiglioso, che la Natura habbia ordinato in tal maniera l' vna Consonanza dopo l' altra, che ritrouandosi tra le parti del Senario la forma della Diapente, diuisa Arithmeticamente in due parti, tra questi termini 6. 5. 4; il Musico ritroua queste parti, con uno ordine contrario, tra la istessa Diapente diuisa harmonicamente in due parti, tra questi termini. 15. 12. 10. Considerato adunque il Ditono senza alcun mezo; secondo che è contenuto semplicemente ne i suoi termini radicali; potemo dir quello, che si è detto delle altre consonanze, cioè che non se ne troua se non vna specie: percioche tanto distanti in proportione sono gli estremi di vn Ditono posto nell' acuto, quanto quelli di alcuno altro posto nel graue: Ma considerandolo tramezato diatonicamente, et diuiso in due Tuoni, dico che le sue specie sono due; come qui sotto appareno.

 

 

 

[Zarlino, Le istitutioni harmoniche, 161,3; text: Prima specie. Ouero Seconda Specie.] [ZAR58IH3 03GF]

Et tal differenza nasce dalla varietà delli suoi interualli: conciosia che nel primo interuallo della prima specie si ritroua il Tuono maggiore, et nel secondo il minore; et nella seconda specie si ritroua il contrario, cioè il minore nel primo, et nel secondo il maggiore. Diremo adunque, che allora le parti de i Contrapunti sono distanti [-162-] l' vna dall' altra per vn Ditono, quando l' vna di esse si ritroua in alcuna delle chorde estreme graui delli mostrati essempi, et l' altra nelle estreme acute; come nello essempio si vede.
 


[Zarlino, Le istitutioni harmoniche, 162,1] [ZAR58IH3 04GF]

Questa consonanza è detta Ditono: perche contiene in se due Tuoni; quantunque li Prattici la dimandino Terza maggiore, perche è diuisa in due interualli, contenuti da tre chorde, delle quali le estreme sono più distanti di quello, che sono le estreme del Semiditono, per vn Semituono minore; come a mano a mano vederemo.

 

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DOUBLE STOP

 

Double stop - Wikipedia, the free encyclopedia

A double stop, in music terminology, is the act of playing two notes simultaneously on a melodic percussion instrument or stringed instrument, for example a violin, a viola, a cello or a guitar. In performing a double stop, two separate strings are depressed (stopped) by the fingers, and bowed or plucked simultaneously.

Likewise, the triple stop (three strings) and quadruple stop (four strings). Collectively, double, triple and quadruple stopping are called multiple stopping.
 

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DOMINANTE

 

Nell'armonia classica rappresenta la quinta nota della scala. E' cosi chiamata perché rappresenta la nota tonale principale (dopo la tonica). Il suo salto di quinta discendente o quarta ascendente rappresenta uno dei cardini della tonalità, inoltre l'accordo basato su questo grado SOL-SI-RE porta con se la sensibile tonale, che con il suo movimento ascendente alla tonica, unito al movimento basso, determina la tonalità.  

 

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DUODENARIO

 

Insieme di dodici (a dodici elementi)

Dodici sono i mesi dell'anno,  Dodici sono i toni della musica

 

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EARLY MUSIC

 

Early music - Wikipedia, the free encyclopedia

Early music is commonly defined as European classical music from the Middle Ages, the Renaissance and the Baroque.
 

Performance practice
The early music movement of the 20th century has been closely associated with the concept of performance practice. With the renewed interest in early music came an interest in using historically adequate playing techniques and instruments.


Notation and performance
According to Margaret Bent (1998), Early music notation, "is under-prescriptive by our standards; when translated into modern form it acquires a prescriptive weight that overspecifies and distorts its original openness." Before about 1600, written music did not consistently state which instruments are used when. A century earlier, people who wrote down music did not always specify whether lines of polyphony were to be sung or played on an instrument. Similarly, the notation frequently does not indicate what key to play the music in, if any. Accidentals were not necessary. Notations for rhythm go back only to about 1200. There is thus a speculative element to all modern performances of Medieval and Renaissance music. However, Renaissance musicians would have been highly trained in dyadic counterpoint and thus possessed this and other information necessary to read a score, "what modern notation [now] requires [accidentals] would then have been perfectly apparent without notation to a singer versed in counterpoint" (ibid). See the article on Renaissance music and its section on notation and performance.

In the early music revival of the 20th century, the concept of historically informed performance--that is, using available documentation and other contextual evidence to recreate as closely as possible the original ways of playing the instruments used in early music--became an important facet of the performance of early music.

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ELEGIA

 

Lamento,  pianto funebre. Dal greco elegeia - canzone luttuosa, formata per imitazione di e e legèin - dire ahi ahi, che serviva quasi da ritornello nei canti funebri.

Etimologia : elegia

 

 

In modo estensivo composizione di carattere lirico–meditativo, spesso con toni melanconici e sentimentali.

http://www.demauroparavia.it/37952

 

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ELGAR Sir Edward

 

Sir Edward Elgar --  Britannica Concise Encyclopedia - The online encyclopedia you can trust!

born June 2, 1857, Broadheath, Worcestershire, Eng. died Feb. 23, 1934, Worcester, Worcestershire

Son of a piano tuner, he became proficient on violin and organ. His Enigma Variations (1896) brought him fame; he followed it with the oratorio The Dream of Gerontius (1900), which many consider his masterpiece. He composed in the orchestral idiom of late 19th-century Romanticism—characterized by bold tunes, striking colour effects, and mastery of large forms—stimulating a renaissance of English music. His principal works include the five Pomp and Circumstance Marches (1901–07), two symphonies (1908, 1911), concertos for violin (1910) and cello (1919), and the tone poems Cockaigne (1901) and Falstaff (1913).

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EMIOLIA (emiòlia)

 

 

http://www.demauroparavia.it/38572

TS mus., rapporto di 3|2 intercorrente tra i valori di durata di due parti polifoniche | mutamento nella scansione ritmica che consiste nel passaggio da una suddivisione in due minime puntate a una in tre minime senza punto o viceversa

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Glossario_musicale_%28A-H%29#Hemiolia

 Pronuncia emiòlia). Corrette anche le forme emiolia (pronuncia emiòlia), emiola e hemiola (pronuncia emìola).
<Dal greco antico ἡμιόλιος, composto da ἡμι e ὅλος, "uno e mezzo", cioè il rapporto 3/2> Nella teoria musicale moderna di parla di H. per indicare un raggruppamento binario di due gruppi ternari. Ad esempio una H. in 6/8 si ottiene raggruppando le crome in modo tale che l'accento (1) tonico si sposti dal 3+3 originario a 2+2+2.

 

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ENTARTETE MUSIK (kunst)

 

Letteralmente Musica (arte) degenerata, così definita durante il nazismo parte dell'arte del primo 900 in particolare quella della scuola di Vienna di Schoenberg.

 

 

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ENTROPIA

 

Etimologia  en, dentro e trope, rivolgimento;  gr.entrope = conversione, trasformazione.

 

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ER

 

Er (mythical figure)

In Plato's Republic, Er is the main character of the myth of Er. Through this myth, Plato expresses his ideas about the human freedom and the immortality of the soul.
Er was a warrior who died in battle and was brought back to life after twelve days. After the resurrection he told everybody what he saw in the world after death. After the death every soul is led in front of four judges who decide whether the soul is worth of going toward heaven or it is damned to go down in the bowels of the earth, where it will pay ten times every sin it commited. After a one-thousand journey in this place, every soul reaches a green meadow where it can rest for seven days. Later the souls gathered in the meadow begin a journey toward a marvellous column of light, the "hinge of the Universe", Parcae's spindle. Here every soul is free of choosing his future human fate. Finally, after the choice, the souls reach a hot plain where they drink the water of two rivers, Lete and Amelete, forgetting everything. They fall asleep and in the middle of the night they are thrown on earth like falling stars. Everyone except Er, who has the privilege of returning back home remembering what he has seen.

 

 

 

 

http://www.liceoquadri.it/alberodeisaperi/didattica/Zanella Pitagora.pdf

 

 

Il mito di Erè posto al termine della Repubblica.
Erè un soldato valoroso, proveniente dalla Panfilia (una regione mediterranea dell'Asia Minore), che, caduto in battaglia, dopo dieci giorni viene ritrovato intatto fra i cadaveri putrefatti. Dopo altri due giorni, messo sul rogo per essere cremato, ritorna in vita, con la memoria del mondo dell'aldilà, e narra qualcosa di simile ad unaesperienza di pre-morte.

 

Una volta uscita dal suo corpo -racconta Er-la sua anima si era messa in cammino con
molte altre, finché non era giunta in un luogo daimonion(meraviglioso, divino). Qui c'erano
due coppie di voragini contigue, una in cielo e l'altra in terra, e in mezzo sedevano i giudici
delle anime. Questi, pronunciato il giudizio, ponevano al collo dei giusti e alle spalle degli
ingiusti i segni della sentenza, e ordinavano ai primi di salirea destra e in alto e ai secondi di
scendere a sinistra in basso. Quando Ersi era presentato, i giudici gli avevano ingiunto di
ascoltare e guardare tutto quello che succedeva, per poterlo raccontare.
Dalla voragine celeste a sinistra e dalla voragine terrestre a destra uscivano altre anime, le
une pure e le altre sporche e impolverate, reduci da un viaggio di mille anni in cielo o
sottoterra. Il viaggio sotterraneo era un viaggio di espiazione,nel quale ogni ingiustizia
commessa in vita veniva pagata con dolori dieci volte tanti quanti quelli provocati. Con una
misura analoga le azioni giuste venivano compensate.
Tutti i castighi sono temporanei, tranne quelli riservati ai tiranni.Erracconta di aver
udito un'anima chiedere a un'altra dove fosse il grande Ardieo, che mille anni fa era stato
tiranno di una città della Pamfilia. Ardieo-le viene risposto -non è venuto e non tornerà mai
più. Quando i tiranni, o qualche privato che si è macchiato di un delitto gravissimo, tentano
di uscire dalla bocca della voragine, essa emette un muggito. A questo segnale, i tiranni
vengono presi, scorticati e trascinati al Tartaro.

 

Dopo sette giorni di permanenza in quel luogo, le anime furono fatte camminare per quattro
giorni, finché non giunsero in vista di una luce simile all'arcobaleno, che teneva insieme tutta
la circonferenza del cielo. Alle estremità è sospeso il fuso di Ananke,la divinità che
rappresenta la necessità o il destino ineluttabile, per il qualegirano tutte le sfere. Il fusaiolo,
che è il contrappeso che mantiene a piombo il fuso, è formato daotto vasi concentrici,
messi uno dentro l'altro, e ruotanti in direzioni opposte sull'asse del fuso. Su ogni cerchio sta
una Sirena, che emette un'unica nota, e le diverse Sirene tutte insieme producono ruotando
un'armonia. Gli otto fusaiolirappresentano gli otto cieli concentrici della cosmologia antica,
nell'ordine pitagorico: stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Venere, Sole e Luna.
Il fuso gira sulle ginocchia di Ananke. Le tre Moirai, o, latinamente, Parche, siedono in
cerchio su tre troni a uguale distanza. Le Moirai-le divinità della moira-sono figlie di
Ananke: Cloto, la filatrice, canta il presente, Lachesi, la distributrice, il passato, e Atropo,
colei che non può essere dissuasa, l'avvenire.
Appena le anime giunsero in questo luogo, un araldo le mise in fila per presentarle a
Lachesi. Quindi, prese dalle ginocchia della Moira delle sorti e dei modelli di vita, annunciò:

 

Parole della vergine Lachesi, figlia di Ananke: anime, che vivete solo un giorno comincia per
voi un altro periodo di generazione mortale, portatrice di morte. Non vi otterrà in sorte un
daimon,ma sarete voi a scegliere il daimon. E chi viene sorteggiato per primo scelga per
primo una vita, cui sarà necessariamente congiunto. La virtù è senza padrone e ciascuno
ne avrà di più o di meno a seconda che la onori o la spregi. La responsabilità è di chi
sceglie; il dio (theos) non è responsabile.

 

Nella mitologia greca, il daimonè la creatura divina che presiede alla sorte di
ciascuno. Ma in questo racconto, quello che siamo -dichiara l'araldo -dipende
essenzialmente dalle scelte che facciamo.
 

Viene sorteggiato l'ordine della scelta delle anime, e viene loro proposta una
grandissima quantità di paradigmi di vita: vite di animali, di uomini, di donne, di
tiranni, di successo o fallimentari, di persone oscure o insigni.
Erracconta anche alcune scelte fatte dalle anime. Dopo la scelta,le anime si
presentano a Lachesi, dalla quale ciascuna ottiene il daimonche si è preso,
perché gli sia custode e adempia quello che ha scelto. Questo guida l'anima da
Cloto, a confermare sotto il giro del fuso il suo destino, e poi da Atropo a renderlo
inalterabile, e quindi, dal trono di Ananke, verso la pianura del Lete, afosa e
senza alberi. Alla fine della giornata le anime si accampano sulla riva del fiume
Amelete, la cui acqua non può essere contenuta da nessun vaso.
 

Tutti -tranne Er-vennero obbligati a bere quell'acqua, che faceva dimenticare. Poi le anime si addormentarono e, a mezzanotte, con un terremoto, furono lanciate nell'avventura del nascere. Er, che non aveva bevuto l'acqua del Lete, si era svegliato sulla pira funeraria, con la memoria del suo mito.

 

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ESACORDO

 

v. solmisazione

 

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ETEROFONIA

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Eterofonia

L'eterofonia è una particolare forma di polifonia nella quale più musicisti eseguono contemporaneamente la stessa melodia, uno di loro rispettandone la forma originale e gli altri introducendovi piccole variazioni e ornamentazioni.
Tali variazioni possono essere codificate o improvvisate.

Si tratta di un procedimento tipico delle civiltà musicali extraeuropee, ma già in uso nell'antica Grecia.

Se si allenta l'assunto che la melodia debba essere 'la stessa' per i diversi musicisti, il gamelan giavanese è un esempio attuale molto pertinente.

 

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ENARMONIA

 

Esistono solo tre accordi di 7° diminuita, riconducibili con trasformazioni enarmoniche a quelli sul Do, Do# e Re.

Dato che il nostro sistema prevede dodici note e dato che questo accordo è perfettamente simmetrico in quanto formato da tutte terze minori, tre accordi di quattro note coprono tutta la scala cromatica.

 

 

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FALSETTISTA

 

da un forum

Falsettista è un cantante ( che fa uso del falsetto.
Può raggiungere un'ampiezza da contralto-mezzosoprano, e si chiama "controtenore" o "contraltista", o da mezzosoprano-soprano, e si chiama "sopranista".
Solitamente l'estension è di circa due e mezzo-tre ottave, mentre la tessitura di una ottava.
Non tutti i sopranisti, poi, usano il falsetto: alcuni utilizzano tecniche diverse (come Angelo Manzotti), altri sono sopranisti naturali (problemi ormonali, ad esempio).

 

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FALSO BORDONE

 

Il termune falso bordone si contrappone a bordone in cui un Cantus firmus dato alla voce inferiore è accompagnato dalle voci superiori in 3/6. Nel falso bordone la melodia non è data al basso ma ad una voce superiore; la linea che segue parallela al basso rappresenta un falso bordone. falso in quanto non è la linea della melodia.
 

 

http://www.sapere.it/tca/MainApp

procedimento che è caratteristico della polifonia dei secc. XIV-XVI e che consiste nell'andamento parallelo di 3 voci che formano accordi di terza e sesta. Noto anche col nome di discanto inglese perché ebbe origine in Inghilterra come tecnica di improvvisazione su un canto dato, fu usato da Guillaume Dufay (ca 1430), che lo qualifica come faux-bourdon, e, in misura minore, nella seconda metà del sec. XV e nel XVI. Nel canto liturgico, indica l'alternanza di versetti intonati secondo l'originaria melodia gregoriana e di versetti dove tale melodia è armonizzata a 3 o 4 voci. Tale pratica si sviluppò nel sec. XVI ed è ancora viva. Nel sec. XVII si considerò falso bordone il canto improvvisato con fioriture da varie voci, una dopo l'altra, su uno stesso motivo eseguito come basso dall'organo.

 

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Falso_bordone

Il falso bordone (o falsobordone) è una tecnica di armonizzazione usata nel tardo medioevo e nel primo rinascimento particolarmente dai compositori della Scuola di Borgogna. Guillaume Dufay fu il più grande compositore ad usare questa tecnica di composizione e probabilmente anche il suo inventore.

 

Nella sua forma più semplice, il falsobordone consiste in un cantus firmus e due altre parti a intervallo di sesta ed una quarta perfetta in basso. Per prevenire la monotonia o creare una cadenza, la voce più bassa alcune volte scende di una ottava e ciascuna delle voci di accompagnamento può avere meno abbellimenti. Normalmente solo una piccola parte della composizione impiega la tecnica del falso bordone.

 

 

La prima e la terza linea sono composte in modo libero (in questo esempio la linea superiore è basata sulla melodia dell'antifona gregoriana); la linea di mezzo, designata come falsobordone, segue l'andamento della linea superiore, ma esattamente una quarta perfetta sotto. La linea inferiore, è spesso ma non sempre, una sesta sotto la prima linea; Essa è abbellita e scritta con una cadenza all'ottava.

 

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FANDANGO

 

Fandangos is a style of folk and flamenco music and dance. As a result of the metric of its lyrics and their rhythmic scansion most scholars consider it a derivation from the jota.

Some Philologists tried to link it to the ancient Roman erotic dance known as the cordax (called iconici motus by the poet Horace and the playwright Plautus). The satires of Juvenal make specific mention of the testarum crepitus (clicking of castanets). In its earlier Greek expression, finger cymbals were used. Though these hypothetical links enjoy little evidence, they suggest a rich, ancient background.

Anyway, the current 3/4 pattern, its distinct descending chord progression (A minor/G major/F major/E major), lyrics with octosyllabic verses and the use of castanets are well-documented from the Baroque period. During their appointment to the Madrid court, Italian composers as Luigi Boccherini introduced an idealized, slow fandango in the Classical European tradition. Fandango display dances spread along the Iberian peninsula during the 18th century. Most outstandingly, they became a major flamenco variety.

The fandangos grandes (big fandangos) are normally danced by couples, which start out slowly with gradually increasing tempo. Many varieties are derived from this one.

The fandanguillos (little fandangos) are livelier more festive derivations of fandangos. Some regions of Spain have developed their own style of fandangos, such as Huelva (fandangos de Huelva) and Málaga (fandangos de Málaga, or Verdiales). Northern areas as the Basque Country and Castile have preserved a more relaxed performance.

Fandango is also one of the main folk dances in Portugal. The choreography is quite simple: on its more frequent setting two male dancers face each other, dancing and tap-dancing one at each time, showing which one has the most lightness and repertoire of feet changes in the tap-dancing. The dancers can be boy and girl, boy and boy (most frequent) or rarely two girls. While one of the dancers dances, the other just "goes along". Afterwards, they "both drag their feet for a while" until the other one takes his turn. They stay there, disputing, seeing which one of them makes the feet transitions more eye-catching.

As a result of the show-off features of the dance, the word has been employed to point 'a quarrel', 'a big fuss' or 'a brilliant exploit'
http://en.wikipedia.org/wiki/Fandango

 

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FARINA Carlo (1600c.-1640c.)

 

 

Carlo Farina - Wikipedia

Carlo Farina (Mantova, circa 1600 - Massa?, circa 1640) è stato un violinista e compositore italiano.

Si formò e cominciò la sua carriera nella città natale, Mantova, seguendo una corrente violinistica e compositiva ispirata al celebre Claudio Monteverdi.

Già all'età di 25 anni, viene eletto Konzert-Meister alla corte dell'elettore di Sassonia a Dresda, sotto la direzione di Heinrich Schutz, e, due anni dopo, nel marzo del 1627 è a Torgau, dove partecipa alla prima rappresentazione della Dafne di Schutz, eseguita in occasione del matrimonio di Eleonora di Sassonia con il langravio di Hessen-Darmstad. L'incarico di Carlo Farina a Dresda, si conclude però al termine dell'anno 1629, quando venne assunto, con identica mansione, il violinista mantovano Francesco Castelli.

Riguardo ai periodi successivi, le notizie biografiche sono scarse. Alcuni documentano la sua presenza alla Steccata di Parma dal dicembre del 1631, secondo altri, invece, presta servizio al principe di Massa intorno al 1635, e successivamente viene ingaggiato dal Consiglio della città di Danzica. In seguito, si crede che, tornato in Italia, sia morto di peste intorno al 1640.

 

 

Carlo Farina - Wikipedia, the free encyclopedia

Carlo Farina (1600 – July, 1639) was an Italian composer and violinist of the Baroque era.
Carlo Farina was born in Mantua, Italy and died in Vienna, Austria aged 39.


[edit] Compositions
Capriccio Stravagante 1627
Sonata detta la Polaca (à 3)
Sonata detta la Capriola (à 3)
Sonata detta la Moretta (à 3)
Sonata detta la Franzosina (à 2)
Sonata detta la Farina (à 2)
Sonata detta la Greca (à 3)
Sonata detta la Cingara (à 3)
Sonata detta la Fiama (à 2)
Sonata detta la Semplisa (à 3)
Sonata detta la Desperata (à 2)

 

 

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FILOLAO

 

Filolao - Wikipedia

 

Filolao di Crotone (? –390 a.C.) fu un grande astronomo, filosofo e matematico, sulle orme del grande maestro Pitagora. Per primo contribuì ad esportare il pensiero della scuola pitagorica fuori dai confini ellenici. Nel campo dell'astronomia, approdò alla conoscenza del ruolo marginale della terra nel sistema solare, attribuendo la massima importanza al Fuoco Centrale, ovvero la sede di Zeus, centro dell'attività cosmica.
 

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FLAGEOLET

 

Da: http://www.music.vt.edu/musicdictionary/

 

The name of a simple recorder with four finger holes popular in the 17th century in England. This is a type of duct flute.

 

Con questo termine vengono indicati anche gli armonici.

 

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FLAUTATO

 

Particolare tipo di esecuzione che richiama il suono vellutato del flauto. Ottenuto negli strumenti ad arco facendo scorrere velocemente l'arco sulla corda vicino alla tastiera ottenendo in questo modo un suono velato.

Il termine flautato viene anche comunemente usato impropriamente per indicare i suoni armonici.

 

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FOLLIA

 

Melodia di origine portogese del XVI-XVII secolo in tempo ternario di carattere grave e severo, anche se originariamente era vivace da cui il nome.

Sul tema della Follia molti compositori hanno creato una serie di variazioni caratterizzate da un basso ripetuto, divenne quindi una danza simile alla ciaccona ed alla passacaglia.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Follia_%28tema_musicale%29

La follia è un tema musicale tra i più antichi della musica europea.

La prima composizione nota basata su questo tema risale alla metà del XVII secolo ma il tema è certamente molto più antico. Alcuni testi teatrali del rinascimento portoghese, tra cui alcuni di Gil Vicente, menzionano la follia come danza ballata da pastori e contadini. L'origine portoghese è confermata dal trattato del 1577 De musica libri septem di Francisco de Salinas.

Si distingue tra la "primitiva follia", che può assumere diverse forme, e la più conosciuta "tarda follia", che è rimasta famosa nella musica colta fino ai giorni nostri. La tarda follia è una progressione accordale (apparsa forse per la prima volta nella canzone anonima Rodrigo Martinez, Cancionero de Palacio, 1475-1516), che sostiene un tema melodico preciso. Su questa struttura l'esecutore era libero di improvvisare. Caratteristica della tarda follia (conosciuta anche come Folies d'Espagne in Francia e Faronel's Ground in Inghilterra) è quella di essere basata su una passacaglia, mentre la linea melodica prende la forma di una sarabanda lenta in tempo di 3/4. Le variazioni possono presentare tempi e linee melodiche le più svariate. Gli esempi cinquecenteschi di tarda follia comprendono lavori di Juan del Enzina nel 1520, Diego Ortiz nel 1553 e Antonio de Cabezón nel 1557.

Girolamo Frescobaldi inserì una serie di variazioni (partite) sopra folia nel Primo libro di toccate d'intavolatura di cimbalo et organo (Roma 1637), ma il tema non è quello della tarda follia. Si dice che il primo ad introdurre il tema della tarda follia nella musica colta sia stato Jean-Baptiste Lully. Nel corso di tre secoli, più di 150 compositori l'hanno usato nelle loro composizioni. Lo stesso Lully nel 1672, in collaborazione con Philidor, Arcangelo Corelli nel 1700 (Sonata per Violino op. 5 n. 12), Marin Marais nel 1701(Pièces de Violes, 2de Livre), Antonio Vivaldi nel 1705 (Sonata op. 1 n. 12), Alessandro Scarlatti nel 1710 e Johann Sebastian Bach nella Cantata dei contadini del 1742 sono coloro che hanno raggiunto le più alte vette nella variazione di questo tema. Tra i compositori dell'età classica va ricordato Antonio Salieri, con le spettacolari 26 Variazioni per orchestra.

Nel XIX secolo la popolarità del tema diminuisce alquanto, ma esso torna ad attirare l'interesse di alcuni compositori in pieno XX secolo con le Variazioni su un tema di Corelli di Sergej Rachmaninov (1931) e le Variazioni sulla Follia spagnola e la Fuga per chitarra di Manuel Maria Ponce. Successivamente è stata usata da vari compositori, tra cui Vangelis nel film 1492: la conquista del paradiso.

 

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FORMA SONATA

 

La forma sonata si basa su una struttura bitematica. Questa forma, oltre al criterio di contrasto tematico introduce anche il principio dello sviluppo.


Schema della forma sonata:
Esposizione (presentazione dei due temi )
Sviluppo (elaborazzione dei due temi)
Ripresa (nuova ripresentazione dei due temi)


La forma sonata rappresenta la forma principale della sonata (trio quartetto sinfonia concerto) nel periodo del classicismo, secoli XVIII°-XIX° di cui ne rappresenta il primo movimento.

 

||:Esposizione:||Sviluppo Ripresa||

Esposizione

A volte  è preceduta da una introduzione vengono presentati due temi di carattere dialettico.

Nella sua forma classica il secondo tema viene presentato alla dominante se il primo è in tonalità maggiore,  oppure nella tonalità relativa maggiore se minore.
Fra i due può presentarsi un collegamento detto
ponte modulante o transizione. Tale collegamento può essere un ampliamento del primo tema, o un nuovo periodo indipendente con sue caratteristiche tematiche come avviene in Beethoven.
Dopo il secondo tema possono esserci le così dette  “codette” parti che hanno una funzione conclusiva.
 L'Esposizione viene ripetuta con il termine di ritornello. Da un punto di vista storico la ripetizione è un retaggio della più antica forma binaria di canzone, ed in alcuni casi viene omessa.
 

||:Esposizione:||

 

Sviluppo
Lo sviluppo è la parte che segue l’esposizione.
Nello sviluppo il compositore riprende le idee musicali presentate nell'esposizione e le rielabora
La funzione dello sviluppo è quella di elaborazione degli elementi precedentemente esposti (primo tema, ponte, secondo tema, coda).
 

Ripresa
Allo sviluppo segue la ripresa, che consiste nella ripetizione, dell'esposizione iniziale.
Il secondo tema viene ora presentato nella tonalità d'impianto.
Il ponte può essere utilizzato ancora come episodio di collegamento tra i due temi, in questo caso non sarà modulante. Dopo il secondo tema ritornano le codette, anch’esse esposte nella tonalità principale, anche la ripresa può essere seguita da una coda.
 

||Sviluppo Ripresa||

 

 

 

http://www.istitutovarrone.it/documenti/10_d.doc

 

FORMA DI SONATA


Per forma di sonata si intende il solo primo tempo di sinfonie, sonate, quartetti ecc., purché sia in movimento mosso o moderato. E' una forma che si adopera anche per qualunque altro tempo, tranne che per il minuetto, ed è la più importante e perfetta tra le forme tradizionali. Essa si può considerare un arricchimento della canzone ternaria A-B-A' che, storicamente, è una trasformazione del tipo binario A-A'.

A - Esposizione tematica

In molte forme, come ad esempio il minuetto, si usa far precedere l’esposizione tematica da un'introduzione e seguire da una coda; questi due elementi possono esserci ma non intaccano il significato della forma se mancano. L'introduzione, se c’è, non prepara solo l' esposizione tematica ma lo svolgimento di tutto il pezzo.

1) L’introduzione. Non è d'obbligo, ci sono anche delle forme in cui manca ed incominciano direttamente dal I Tema; la sua durata e la sua importanza sono molto variabili. I motivi caratteristici dell'introduzione possono trovarsi anche nella coda finale del pezzo.

2) Il I Tema. E’ il fondamento di tutto il pezzo, rappresenta il principio generatore e la misura di tutta la forma. Principio generatore perché è l'elemento primo, vitale, creativo dell'intera composizione e per questo deve essere il più possibile chiaro. Nella sonata i temi devono avere più che mai il carattere di esposizione tematica; questa è costituita da un periodo musicale, anche doppio o triplo, in cui un' idea musicale viene presentata in maniera chiara, espone pensieri e sentimenti senza trarne conseguenze e deduzioni. Il primo periodo va dunque fatto in maniera da imprimersi bene nella mente di chi ascolta, ma anche da legarsi correttamente con quanto segue. La struttura del periodo deve essere di tipo affermativo cosicché i motivi del tema si affermino in chi ascolta. Il I tema può trovarsi in due condizioni diverse: a) essere un episodio distinto, come carattere, dall’esposizione tematica; b) può essere legato al passaggio (o ponte modulante), da non potersene separare, né dal lato tonale né da quello tematico. Nel primo caso il periodo del I tema è indipendente, nel secondo è congruente al passaggio; in entrambi casi le conseguenze dominano la struttura di tutta la forma sonata. Dal punto di vista dell’ampiezza non si possono dare norme costanti; ogni artista decide di propria volontà e col proprio sentimento il rapporto fra le dimensioni e la validità di ogni sua opera. Una sonata facile, semplice, detta sonatina, non potrà certo avere le dimensioni di una sinfonia.

3) Il passaggio (o ponte modulante). Collega l’episodio ed il tono del I tema a quello del II tema. Anche il passaggio può essere indipendente oppure essere legato al I tema. a) Passaggio indissolubile: I maestri classici espongono prima un periodo seguito, poi, da un secondo periodo collegato al primo, ma facendo spesso sopraggiungere motivi ed elementi nuovi e quindi propri del passaggio. b) Passaggio indipendente: Questo, ben distinto dal I tema, è arricchito con motivi propri; fu spesso utilizzato da Beethoven che, mentre stacca il passaggio dal I tema, arricchisce la forma di nuovi elementi, quasi d’un tema nuovo. Bisogna, comunque, che la fisionomia tematica del passaggio sia così ben subordinata da non prevenire l’arrivo del II tema. In quanto alla durata è impossibile dare norme costanti. Quando il passaggio è indissolubile, non è possibile riconoscerne le dimensioni, cosa che si può fare con il passaggio indipendente.

4) Il II tema. E’ l’elemento fondamentale contrastante col I tema. Deve essere, quindi, di opposto carattere ma di vitalità, chiarezza e dimensione analoghe. Per quanto riguarda la durata di questo elemento, deve corrispondere con quella del I tema. Il rapporto fra i temi è un elemento decisivo per la buona costruzione di un 1° tempo di sonata; dal giusto rapporto di carattere fra i due temi dipende l’equilibrio della forma e la buona architettura di tutto il pezzo. Siccome stiamo parlando di tempi di carattere vivace, c’è bisogno di un I tema deciso, rapido, mentre il II tema deve essere melodioso e cantabile. Questo già basta per costituire un ottimo elemento di contrasto fra i due temi. Ma perché lo sviluppo della forma si svolga con un buon risultato, bisogna che i due temi siano legati da un nesso che permetta loro di costituire una sola unità.

5) Codette. Col II tema è già completa la sostanza dell’esposizione tematica che costituisce la prima grande parte, è perciò possibile passare addirittura immediatamente allo svolgimento che occupa la seconda parte. Ma il senso di buona chiusura, sia nelle intere forme sia anche solo nelle loro parti e nei periodi musicali, conduce ad un prolungamento in forma di coda. A questo scopo i grandi maestri, per rinsaldare l’unità di questa prima parte del I tempo di sonata, aggiunsero all’esposizione del II tema delle cadenze. Queste codette sono formalmente staccate dal II tema e presentano motivi nuovi; ma sono anche legate al II tema da nessi tonali o tematici e perciò ne rappresentano una continuazione di carattere conclusivo. Le codette hanno la funzione di concludere l’esposizione, confermando il tono del II tema, devono finire, di regola, nel tono stesso. Queste codette, che non sono indispensabili per la chiusura dell’esposizione, possono consistere anche in qualche breve cadenza o raggiungere una lunghezza notevole. L’ampiezza e l’importanza dei motivi sono variabilissime.

6) Ritornello. Nelle forme di piccole e medie dimensioni tutta la prima parte si ripete indicando la riesposizione col ritornello. Però nei pezzi di grandi dimensioni, essendo già ampiamente affermati i temi, la ripetizione si può omettere e quindi dopo le codette si passa allo svolgimento. Quando c’è il ritornello, occorre che, sia dal lato tonale che da quello tematico, questo riconduca all’episodio del I tema.

B - Svolgimento (o sviluppo)

Lo svolgimento occupa tutta la parte centrale della sonata ed è una fantasia sui due temi esposti nella prima parte e sui motivi del passaggio e delle codette. Si è precedentemente detto che l’esposizione tematica corrisponde in musica al momento in cui l’autore spiega, attraverso i temi, i propri pensieri e sentimenti senza volerne ancora trarne conseguenze con ragionamenti e deduzioni. Ebbene lo svolgimento tematico è proprio il complesso dei ragionamenti, delle deduzioni con cui si arriva alle conseguenze. E’ quindi chiara l’importanza dello svolgimento, e la necessità di caratteri opposti a quelli dell’esposizione: nell’esposizione tutto deve essere chiaro e gli elementi tematici devono venire solo presentati; nello svolgimento il percorso si complica, i motivi ed i temi sono elaborati ed amplificati. Lo svolgimento è, quindi, la fase dialettica, ed anche di aperto contrasto, fra i vari elementi della sonata.

Tonalità. Il II tema con le codette chiude in un tono affine che, di regola, è quello della dominante; spesso, però, il II tema è già in tono di dominante e ciò produce un ritorno al tono del tema principale. E’ evidente il pericolo che lo svolgimento si riduca ad una mascherata dimora del tono di dominante. Bisogna quindi allontanarsi tanto dal tono del II tema, quanto da quello del I. Questo allontanamento si produce spesso partendo dal tono del II tema; oppure secondo un procedimento tipico di Beethoven, raggiungendo un tono più o meno lontano attraverso rapide modulazioni.

Lunghezza. La durata dello svolgimento è di regola un po’ più breve di tutto il complesso dell’esposizione tematica. Questa proporzione viene confermata dalla gran maggioranza dei lavori classici. Ma se vi si prestano i temi, se vi si presta l’intensità, la densità del complesso, gli stessi maestri oltrepassano questi limiti normali anche di molto. In condizioni normali, dopo chiusa l’esposizione stessa e riconfermata con le codette, non si introduce più nessun nuovo elemento tematico.

Norme pratiche. Lo svolgimento non può essere un qualcosa di superficiale, bisogna che vi siano andamenti tematici e tonali che esprimano decisa volontà; non si vaga da un tema all’altro, o da un tono all’altro, ma si percorre un cammino logico. Ad ogni modo ci sono alcune norme che costituiscono regole generali: 1) non toccare mai un motivo se non si sa bene cosa farne; 2) una volta toccato non abbandonarlo; 3) una volta lasciato, non riprenderlo, a meno che non si voglia renderlo musicalmente più interessante; 4) non andare e venire su uno stesso tono; 5) riservare il tono di dominante verso la fine dello svolgimento.

A’ - Ripresa dell’esposizione

Questa terza fra le grandi parti del I tempo di sonata è il ritorno all’inizio del pezzo e comprende i tre grandi periodi: a) I tema; b) passaggio; c) II tema; a cui va aggiunta una coda. La sola differenza che c’è tra esposizione e ripresa riguarda la tonalità. Nella ripresa tanto il I quanto il II tema devono presentarsi nel tono principale; quindi il passaggio intermedio va opportunamente modificato. Il fatto che entrambi i temi si devono riprendere in uno stesso tono renderebbe superfluo il passaggio. Ugualmente il passaggio si può riprodurre inalterato trasportandolo, con tutto il II tema, alle nuove condizioni tonali.

1) Ripresa abbreviata. In genere la brevità della ripresa viene più o meno compensata dalla coda: cioè da un’appendice che ha appunto il preciso scopo di soddisfare il bisogno di prolungamento conclusivo.

2) Ripresa variata. Nel riprendere l’esposizione, spesso avviene di collocare al grave ciò che prima era all’acuto. Questa è già una prima fonte di varietà, di rinnovamento, degli episodi; spesso i materiali tematici stessi vengono variati, specie con variazioni ornamentali.

3) Ripresa con nuovi episodi. I grandi maestri talvolta nel variare, nell’arricchire la ripresa, venivano a dar vita ad episodi nuovi, sviluppati sui temi e sul passaggio dell’esposizione. Il fatto che il passaggio deve ricondurre al tono principale, invece che rendere superfluo il passaggio stesso, ha dato spesso occasione ad un diverso giro tonale rendendolo più vario ed interessante.

Coda. Si è già più volte detto come una delle maniere più naturali d’amplificare una forma consiste nel farla precedere da un’introduzione, e seguire da una coda; aggiunte queste che hanno una loro missione. La coda soddisfa la tendenza al prolungamento finale, legato al senso di buona chiusura nelle forme musicali.


Sunto da: Bas - Trattato della forma - Ed. Ricordi
a cura di Marietta De Quattro e Maria Rosaria Salzillo
Classe IV sez. B Socio-psicopedagogico - A.S. 1996/97


 


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FRANCONE DA COLONIA (metà del XIII secolo)

 

La scuola di Notre-Dame utilizzò organa in cui a una melodia basata sul canto gregoriano, chiamato tenor in quanto "teneva" questo canto, venivano sovrapposte fino a tre altre voci chiamate rispettivamente duplum, triplum e quadruplum.

 

La maggiore elaborazione portò alla necessitá di conferire significati metrici alla notazione che fino ad allora ne era priva: fu cosí che la virga e il punctum divenirono longa e brevis, in cui la prima aveva doppia durata rispetto alla seconda. Dalle combinazioni di longae e brevis si ottennero sei diversi modi ritmici.


Nel XIII secolo si sviluppó una nuova forma musicale oltre a quelle della scuola di Notre-Dame, il mottetto (moteus, dal francese mot, parola), dove veniva utilizzata la nuova notazione mensurale franconiana.

 

Quest'ultima, teorizzata da Francone da Colonia nel suo celebre trattato Ars Cantus Mensurabilis , alla longa e alla brevis affiancava due nuovi valori di durata, la duplex longa e la semibrevis e determinava la durata dei suoni con le figure: longa ( tre brevis), brevis (tre semibrevis), e semibrevis.
 

Nell'Ars nova Philippe de Vitry, de Muris e ad altri  teorici, introdussero la prolazione che include, oltre al tempo ed alle suddivisioni ternarie proprie della simbologia cristiana come rappresentazione della Trinità, il tempo e le suddivisioni binarie.

 

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FREQUENZE

 

Frequenze corrispondenti all'ottava dal Do centrale indicato Do3 o Do4 da

 

Do 261,6 Hz
Do#(Reb) 277,2 Hz
Re 293,7 Hz
Re#(Mib) 311,1 Hz
Mi 329,6 Hz
Fa 349,2 Hz
Fa#(Solb) 370,0 Hz
Sol 392 Hz
Sol#(Lab) 415,3 Hz
La 440 Hz
La#(Sib) 466,2 Hz
Si 493,9 Hz
Do 523,3 Hz


 

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GAGLIARDA

 

Danza di origine italiana di carattere vivace e tempo ternario. Alcune volte segue la pavana o il passemezzo.

 

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GEOMETRICA (progressione)

 

Una progressione geometrica o successione geometrica (detta tal volta, impropriamente, anche serie geometrica, vedi sotto) è una successione di numeri tali che il quoziente tra due elementi consecutivi è sempre uguale a un numero costante, detto ragione della successione.

 

1 - 2 - 4 - 8; 

 

1 - 3 - 9 - 27.

 

 

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GESOLREUT

 

gesolreut ge|sol|re|ùt 
 Denominazione della nota sol della seconda ottava nell’antica solmisazione. Rappresenta la nota G in relazione alle varie denominazioni che assume nell'esacordo naturale, duro o molle.

 

 

 

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GLISSANDO

 

GROVE

Glissando
(italianized, from Fr. glisser: 'to slide'; It. strisciando).
A term generally used as an instruction to execute a passage in a rapid,
sliding movement. When applied to playing the piano and the harp, glissando
generally refers to the effect obtained not by fingering the key or strings
of scales but by sliding rapidly over the relevant keys or strings with the
fingernails or the fingertips. Because of the nature of the piano and the
harp, every individual tone or semitone of such glissando scales is clearly
heard, no matter how rapid the 'sliding' (see Harp, §V, 7(iv) (b)). On the
other hand, with the voice, violin or trombone, a sliding from one pitch to
another is more readily effected without distinguishing any of the
intervening notes, a method of sliding which is often called Portamento (see
Portamento (i) and (ii)). Other instruments capable of sliding are the
clarinet, the horn and the timpani. By their very nature, both types of
sliding must be legato and relatively rapid.

In practice, the terms glissando and portamento are often confused and used
interchangeably. However, if the distinctions made above are kept, it
follows that the piano and the harp, which have fixed semitones, can play
glissando but not portamento; and the voice, members of the violin family
and the trombone can produce either type of sliding, although glissando is
far more difficult for them.

Two examples of sliding on the violin will illustrate the distinctions just
made between the two terms. Ex.1a shows a chromatic glissando (Lalo:
Symphonie espagnole, fourth movement), although no such term is used by
Lalo. The passage shows clearly that Lalo wished every semitone to be
distinguished in the downward slide from e'''' to e'', even at the speed
implied by the demi-semiquavers. The slur directs the player to use a single
bow stroke for the glissando, and the use of a single finger in sliding is
implied (up to the last few notes). This type of glissando probably had its
origins either in the 'Couler à Mestrino' (ex.1b), a quasi-portamento
expressive effect illustrated by Woldemar (Grande méthode ou étude
élémentaire pour le violon, Paris, 1798-9) but apparently adopted by Nicola
Mestrino in most slow movements, or in Rameau's idea, in the first violin
part of his opera Platée (1749), of depicting the words 'Ce sont des pleurs'
(Act 3 scene iv) by 'sliding the same finger, and making audible the two
quarter-tones between e' and f'.

 n ex.2, taken from the second movement of Bartók's Fourth String Quartet,
the composer indicated a sliding by a diagonal line - he used no terms.
Obviously, at the prestissimo tempo of the movement, the slide must be a
portamento, there being no time to distinguish any intervening notes. All
four instruments of the quartet are directed to slide, as shown.

Flesch proposed that glissando be used to mean a technically essential type
of violin shift (the shift to be carried out quickly and unobtrusively) and
that portamento be used for a type of shift (carried out either slowly or
rapidly) intended to heighten the expression. These distinctions, however,
have not been universally accepted. In Galamian's terminology, for instance,
Flesch's portamento becomes 'expressive glissando'. Because of the variety
and confusion of terms and meanings, Flesch used the term 'chromatic
glissando' to describe the passage shown in ex.1a in order to make explicit
the articulation of each individual semitone.

The first known composer to specify glissando was Carlo Farina, whose
imaginative, if ostentatious, efforts to imitate animal and bird sounds in
his Capriccio stravagante (1627) extended the technical and descriptive
range of violin writing. Modifications to the neck and fingerboard of bowed
stringed instruments about 1800 resulted in a marked increase in the
exploitation of the higher positions on all strings, with either tonal
uniformity or bravura effect in mind, and opened the way for 19th-century
virtuosos such as Lolli and Paganini to incorporate the glissando in their
technical vocabulary. Descending glissandos were more common and most
examples of violin glissando occurred on the E string (e.g. as in the first
movement of Bériot's Second Violin Concerto, 1835, or in Vieuxtemps's Third
Violin Concerto op.25, 1844). However, Lolli is reported (AMZ, i (1798-9),
col.577-84, esp. 580) to have 'glided [from g'], without further fingering,
through all the mediants to [g''] and so on . up to the extreme end of the
fingerboard. Only the bow marked the main notes with a short staccato, while
the finger . slid to the final note'. The una corda extravaganzas of
Paganini (e.g. Introduction and Variations on 'Dal tuo stellato soglio' from
Rossini's Mosè in Egitto, ?1819) and his successors (e.g. Vieuxtemps's Norma
op.18, c1845 or Bériot's Air varié op.52) resulted in the common
exploitation of glissandos on the G string. However, the effect has been
prescribed for all strings of the instrument (e.g. ascending and descending
in 6ths in Bériot's Third Violin Concerto, first movement), for most
stringed instruments and in a variety of instrumental genres, ranging from
solo works (e.g. Britten's Violin Concerto, 1939; Szymanowski's Nocturne and
Tarantella op.28, 1915) to chamber music (e.g. the opening of Penderecki's
String Quartet no.1, 1960) and examples from the orchestral repertory (e.g.
Strauss's Till Eulenspiegel, 1894-5). The glissando has been employed in
original and effective ways by such composers as Giacomo Manzoni (Nuovo
incontro, 1984) and Salvatore Sciarrino (Capricci, 1975).


 

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GROUND (bass)

 

Il Ground è una composizione antica usata principalmente dai compositori inglesi del XVI e XVII secolo ed è costruito su di una melodia che si ripete incessantemente al basso, in italiano detto basso ostinato, e su questa melodia vengono create delle variazioni.

 

http://www.music.vt.edu/musicdictionary/

A bass part that recurs over and over while the melody and voices over it change and vary continuously. It was developed in England in the 16th century, and was used extensively in the Baroque era.

 

 

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HÄNDEL Georg Friedrich

 

(Halle 23 febbraio 1685 - Londra 14 aprile 1759)

 

 

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HARMONIA

 

http://www.lettere.unipd.it/beniculturali/document/info/did/ZanArm04-1.pdf

 

1. Dai nomoi alle harmoniai (secc. VIII-V a.C.)

 

Con il vocabolo harmonia s’indicava originariamente l’accordatura di uno
strumento e pertanto la successione delle note disponibili. Nel periodo classico, tuttavia,
il termine fu utilizzato in un’accezione più ampia. Una determinata harmonia
comprendeva il più tardo concetto di scala modale o di specie d’ottava, nel senso che
definiva una serie ordinata d’intervalli. Tuttavia un’harmonia si caratterizzava per altri
fattori, quali l’altezza assoluta dei suoni, particolari andamenti melodici, il colore del
suono, ecc. Insomma, sembra che le harmoniai bene rispondessero alla definizione di
modo citata in Premessa, a metà tra scala e melodia. Esse verosimilmente codificavano
aspetti musicali associati ai vari stili regionali, come si deduce dai loro nomi: lidia,
ionica, dorica, frigia, ecc.
Alle harmoniai si associava anche un «ethos», ossia un determinato effetto
sull’ascoltatore. Fu specialmente Damone, vissuto nel sec. V a.C., che indagò i loro
generi e le funzioni paideutiche
[valore educativo o paideutico] . Secondo il teorico, la musica aveva il potere di agire
sull’animo umano. In questo senso, anticipò le teorie poi diffuse da Platone e le
numerose classificazioni «etiche» delle harmoniai e poi dei modi4. In parallelo alla
progressiva definizione di un sistema per regolare le scale e le altezze musicali,
l’indagine dei teorici si rivolse alla definizione degli intervalli. Particolarmente
influente, al riguardo, fu la ricerca di Pitagora di Samo (c.560-470 a.C.) e dei suoi
seguaci, che definirono le consonanze (quarta, quinta e ottava) in termini mistici,
arrivando a precisare i loro rapporti numerici grazie a sperimentazioni sul monocordo.

 

 

 

 

LA QUARTA ED ULTIMA PARTE Delle Istituzioni harmoniche DI MAESTRO GIOSEFFO ZARLINO DA CHIOGGIA.

 

Che li Modi sono stati nominati da molti diuersamente, et per qual cagione. Capitolo 2.


ET benche io habbia nominato tali maniere di cantare Modi; sono però stati alcuni, i quali etiandio li hanno chiamati Harmonie, alcuni Tropi, alcuni Tuoni, et alcuni Sistemati, ouero Intere costitutioni. Quelli che li chiamarono Harmonie furono molti, tra i quali fù Platone, Plinio, et Giulio Polluce. E` ben vero, che 'l Polluce (secondo 'l mio parere) pone differenza tra l' Harmonia, et il Modo; essendo che piglia l' Harmonia per il concento solamente, che nasce da i Suoni, o dalle Voci, aggiunte al Numero; et dipoi piglia il Modo per il composto di Harmonia, di Numero, et di Oratione, che Platone nomina Melodia; et fà vedere, quanto il Modo sia differente dall' Harmonia. La onde essendo a i nostri tempi l' vso della Musica molto differente dall' uso di quella de gli Antichi (come altroue hò mostrato) ne osseruandosi in essa alcuna cosa intorno al Numero (lassando quelle Harmonie, che si odeno ne i Balli: percioche vengono necessariamente ad esser congiunti a tal numero) secondo l' opinione di costui li doueressimo più presto chiamare Harmonie, che Modi: ma ciò si è fatto; perche questo nome è più commune tra i Musici in simil cosa, che non è Harmonia. Quando adunque il Polluce li chiama Harmonie, non discorda punto da Platone; intendendo quel concento, che nasce da i Suoni, o dalle Voci congiunto al Numero: Ma quando li nomina Modi, allora intende la Melodia, cioè il composto delle nominate tre cose. Ne douemo prender marauiglia, che vna istessa cosa sia denominata in tante maniere: percioche non è inconueniente, che vna cosa istessa, quando è considerata diuersamente, sia anco diuersamente nominata. Però quando Platone, et gli altri le nomina Harmonie, può nascere, che li ponesse tal nome, per la concordanza de molti suoni, o voci dissimili tra loro; et dalla congiuntione di molte consonanze vnite insieme, che si troua tra molte parti, et in vna sola ancora: Imperoche [Harmonia], secondo 'l parere di Quintiliano, si chiama quella concordanza, che nasce dalla congiuntione di più cose tra loro dissimili. Et se alcuni altri li chiamarono Tropi, fù anco ben detto: poi che si mutano, l' vn nell' altro nel graue, ouero nell' acuto. Onde poi per queste qualità sono tra loro differenti: essendo che tutte le chorde di vn Modo sono più graui; o più acute per vno interuallo di Tuono, o di Semituono, delle chorde di quello, che gli è più vicino. Considerando adunque il passaggio, che fanno l' vno nell' altro per l' ascendere, o discendere con le chorde di vn' ordine nelle chorde di vn' altro; erano da loro nominati in tal maniera; quasi che volessero dire, Voltati dal graue all' acuto, o per il contrario. Ma se noi li considerassimo secondo l' vso moderno; cioè inquanto alla conuersione delle loro Diatessaron, lequali si pongono (come vederemo) tallora sotto, et tallora sopra la Diapente commune; si potrebbeno etiandio chiamare Tropi. La onde parmi, che non fuori di proposito alcuni dimandarono le due nominate specie; cioè la Diapente, et la Diatessaron Lati, ouer Membra della Diapason; et essa Diapason Corpo; poi che ne segue vna tale, et tanta variatione, che fà vno effetto mirabile. De qui venne, che alcuni chiamarono parte di essi Modi laterali; come sono li Plagali, dall' uno de i loro lati, che si muta; che è la Diatessaron. Et quelli, che li nominarono Tuoni, non lo fecero senza ragione, de i quali l' uno fù Tolomeo, ilqual dice; che forse si chiamarono in cotal modo, dal spacio del Tuono, per ilquale li tre Modi principali Dorio, Frigio, et Lidio (come dimostra nel Capitolo 7. et nel 10 del 2 libro dell' Harmonica) sono lontani l' uno dall' altro: Ancora che alcuni voglino, che siano nominati in tal maniera, da vna certa soprabondanza d' Interualli; si come dalli Cinque tuoni, che sono in ogni Diapason, oltra li due Semituoni maggiori: oueramente dall' ultimo suono, o voce finale di ciascuno (come vogliono alcuni altri) mediante ilquale, cauano vna Regola di conoscere, et di giudicare dalla ascesa, et dalla discesa delle loro Modulationi, qual si voglia cantilena, sotto qual Modo sia composta. Ma questa vltima opinione a me non piace: conciosiache non hà in se alcuna ragione, che accheti l' intelletto. Sono anco detti Modi da questa parola latina Modus, che deriua da Questo verbo Modulari, ilquale significa [-299-] Cantare: Parte. Cantare: ouero sono detti Modi dall' ordine moderato, che si scorge in loro: Imperoche non è lecito, senza offesa dell' vdito, passare oltra i loro termini; et di non osseruare la propietà, et natura di ciascuno. Quelli, che li nominarono Sistemati, ouero Intere costitutioni, tra quali vno è Tolomeo; si mossero da questa ragione: perche Sistema vuol significare vna congregatione de voci, o suoni, che contiene in se vna certa ordinata, et intera modulatione, ouer congiuntione delle consonanze; come sono della Diapente, et della Diatessaron, et delle altre ancora. Di maniera, che ogni Modo si colloca interamente in vna delle Sette specie della Diapason, che è la più perfetta di ogn' altra qual si voglia costitutione.

 

 

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HAUTE-CONTRE

 

 

Tenore contraltino (corrispondente, in larga parte con il, o meglio, la[1] francese haute-contre) è una tipologia di tenore che si affermò in Italia agli inizi del XIX secolo, soprattutto nel repertorio rossiniano, e che poi si evolvé nel tenore romantico moderno.
Indice
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* 1 Caratteristiche vocali
* 2 Storia
* 3 Tenori contraltini e hautes-contre celebri
* 4 Note e bibliografia utilizzata

Caratteristiche vocali [modifica]

Si tratta di una tipologia di tenore dall'estensione non poi molto più ampia dei quella del tenore baritonale coevo, ma in grado di sostenere tessiture molto più elevate: se quindi l'estensione media rimaneva sostanzialmente quella classica do2/do4 e tenuto conto che solo i baritenori migliori erano in grado di arrivare a tali altezze, od anche superarle, passando comunque al falsettone all'incirca sul sol3, con i tenori contraltini la soglia del passaggio al registro del falsettone si eleva di un tono/un tono e mezzo, e il do4 viene facilmente superato fino a consentire l'esecuzione del mi4 o perfino del fa4. La vera differenza, però, sta nella tessitura, cioè in quella parte del pentagramma in cui si chiede al cantante di eseguire il canto sillabico con i migliori risultati sonori, che nel tenore contraltino diventa acutissima e tale da non poter essere sostenuta nemmeno dai tenori baritonali più dotati. García padre, ad esempio, che pure era un baritenore molto esteso nel suo campo, "aveva in repertorio L'italiana in Algeri, ma di fronte all'acutissima tessitura e alla scrittura prevalentemente sillabica di «Languir per una bella», abbassava l'aria di un tono e mezzo, eseguendola in do maggiore, anziché in mi bemolle"[2]

In Francia, che fu l'unico paese europeo a rifiutare i castrati, una figura analoga al tenore contraltino italiano del primo ottocento si era sviluppata, con il nome di haute-contre, fin dal '600, ed aveva mantenuto il sostanziale monopolio delle parti di giovane amoroso, sia nella grande opera, che nell'opéra-comique, per tutto il secolo successivo, raggiungendo il suo momento culminante all'epoca di Rameau [3]. Si trattava comunque di un tipo di tenore dalla voce estremamente chiara ed estesissima, ma quasi sistematicamente emessa in falsettone nella zona acuta, a riecheggiare in qualche modo il contraltista castrato di stampo italiano.[4]

Storia [modifica]

Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, la penuria di castrati sul mercato dell'opera lirica costrinse i musicisti dell'epoca ad ingegnarsi a trovare dei sostituti per i ruoli di "attor giovane" nelle compagnie operistiche. La soluzione che apparve più immediata e più in continuità con la tradizione, fu quella di fare ricorso al cosiddetto "contralto musico", e cioè a cantanti donne (più spesso, in realtà, mezzosoprani che non veri e propri contralti), le quali potevano eseguire senza problemi le parti già scritte in origine per castrati o quelle che venivano ora composte espressamente per loro. Secondo Rodolfo Celletti, nei primi trentacinque anni dell'800, si contano forse più di un centinaio di casi di utilizzo originale del contralto musico, anche da parte di autori della generazione post-rossiniana, come Donizetti, Mercadante, Pacini, lo stesso Bellini. [5].

L'altra soluzione possibile era fare ricorso al tenore baritonale, ma la cosa non poteva non ripugnare un po' al gusto ancora belcantistico (o, se si vuole, tardo barocco) degli operisti coevi, che condividevano la tradizionale avversione per questo timbro vocale, così comune e realistico, e quindi volgare. Tenendo anche conto che le scelte erano sempre vincolate dalle compagnie effettivamente disponibili di volta in volta nei vari teatri, questa soluzione venne scelta quando non vi erano alternative. Rossini, ad esempio, usa il baritenore come amoroso, nell'Elisabetta, regina d'Inghilterra, per la quale ne aveva, in compagnia, addirittura due, così come sarebbe avvenuto a Roma nel Torvaldo e Dorliska o, caso clamoroso, nell'Armida, dove accanto all'amoroso protagonista Rinaldo, interpretato dal principe dei baritenori rossiniani, Andrea Nozzari, sono scritte parti di comprimario, per altri cinque o sei tenori dello stesso tipo (anche se poi quattro cantanti sono in pratica sufficienti per eseguirle tutte)[6]! In tutti questi casi non vi era disponibilità di contralti né vi era, in compagnia, Giovanni David, come sarebbe accaduto in molte delle opere napoletane del Pesarese.

Infatti, Rossini inventò, basandosi fondamentalmente su questo cantante, una terza soluzione: quella di individuare una nuova tipologia di tenore da opera seria, partendo dall'esperienza dei tenorini di opera buffa o di mezzo carattere, dotati di voci più chiare e leggere, e quindi tendenzialmente più agili, di quelle dei baritenori veri e propri. Dopo aver impiegato per il tenore, nelle sue prime opere comiche, una scrittura ancora fondamentalmente centrale e moderatamente virtuosistica, non appena le capacità degli esecutori glielo resero possibile, Rossini elevò la tessitura del tenore a vette estremamente difficoltose, anche sul piano del virtuosismo e della coloratura. Ciò accade per Serafino Gentili, primo Lindoro ne L'Italiana in Algeri, per il citato David, primo Don Narciso ne Il turco in Italia, per Giacomo Guglielmi primo Don Ramiro ne La Cenerentola e per Savino Monelli primo Giannetto de La gazza ladra. E alloquando Giovanni David diventò disponibile nella compagnia del San Carlo, a questo cantante vennero affidate le parti da giovane e/o nobile amoroso, mentre a Nozzari e ad altri baritenori toccarono di solito quelle da antagonista rancoroso, da comandante di eserciti, etc. (la stessa parte di Otello, creata da Nozzari "ha, psicologicamente, i connotati del baritorno moderno, sia che lo si veda come eroico condottiero, sia che esprima un'esasperata gelosia" [7]).

Con gli esempi sopra riportati, la tipologia del tenore contraltino viene compiutamente a delinearsi: si tratta di un cantante acutissimo, brillante e agilissimo acrobata, in grado di fronteggiare il baritenore nei duetti infuocati e insieme di affrontare le melodie elegiache degli innamorati. Ed in grado soprattutto di mantenere tessiture molto più elevate di quelle dello stesso baritenore, pur anch'esso capace, nel canto di sbalzo, di sparare acuti di tutto valore (in qualche caso fino al re4), affrontati ovviamente, così come del resto dal tenore contraltino, in falsettone. Tale caratterizzazione viene in parte attenuata con il passaggio di Rossini in Francia, dove è possibile attingere alla tradizione del (o, come si dovrebbe più correttamente dire, della) haute-contre, altrettanto versata nel canto acuto, ma assai più aliena dal virtuosimo figlio dei castrati proprio dell'opera italiana[8]. Adolphe Nourrit costituisce il prototipo di tale espansione Oltralpe dell'esperienza del tenore contraltino.

L'uso di tale tipologia tenorile (ai nomi citati va anche aggiunto, per merito, quello di John Sinclair, primo Idreno della Semiramide), passò poi agli altri operisti contemporanei, trovando prima in Giovanni Battista Rubini, poi in Gilbert-Louis Duprez, i degni successori di David. Con Rossini però un'epoca era finita e i nuovi ideali canori realistici del Romanticismo andavano affermandosì rapidamente. Ed ecco così, da un lato, diminuire fin quasi a scomparire la coloratura: Bellini che ne La sonnambula porta ancora Rubini a confrontarsi ad armi pari con il soprano sul piano del virtuosismo, non gli richiederà più ne I Puritani che un numero assai limitato di melismi; Donizetti, che continuerà ad impiegare sempre la coloratura nelle parti scritte per Rubini, interromperà quest'uso con Duprez quando questi cesserà di atteggarsi ad emulatore del primo. Ed ecco, dall'altro lato, il superamento dell'uso del falsettone, anch'esso memoria dei bei tempi andati dell'antirealismo barocco: Rubini eleverà fino al si bemolle acuto l'emissione di forza, Duprez farà ascoltare, si dice, a Lucca, il primo do di petto e quindi abbandonerà il canto elegiaco del suo modello Rubini, iniziando ad eseguire di forza tutta la gamma degli acuti e riprendendo anche molti stilemi del baritenore, ancora allora presente sulle scene dell'opera lirica. [9] Il grande Adolphe Nourrit, non rivelatosi in grado di adeguarsi alle nuove tendenze del canto e del gusto, battuto all'Opéra dal Duprez con l'esecuzione di forza di quell'Arnoldo del Guglielmo Tell che lui aveva creato, secondo le aspettative di Rossini, con il canto di grazia delle hautes-contre, finì la sua sua vita nella disperazione a Napoli, dove aveva ripreso a studiare con Donizetti, gettandosi dalla finestra dell'albergo nel quale viveva. La breve stagione del tenore contraltino era finita ed iniziava quella del tenore romantico, lirico o drammatico, elegiaco o stentoreo, che fosse

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Haute-contre

 

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HAYDN Franz Joseph

 

Joseph Haydn --  Encyclopædia Britannica

Franz Joseph Haydn, born March 31, 1732, Rohrau, Austria
died May 31, 1809, Vienna
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Austrian composer who was one of the most important figures in the development of the Classical style in music during the 18th century. He helped establish the forms for the  

 

 

Joseph Haydn --  Britannica Concise Encyclopedia - The online encyclopedia you can trust!

Austrian composer.

Intended for the priesthood, he was recruited at age eight to the choir at St. Stephen's Church, Vienna, where he learned violin and keyboard. On leaving the choir, he began supporting himself by teaching and playing violin, while undertaking rigorous study of counterpoint and harmony. He came to the attention of Pietro Metastasio and through him became factotum to the composer Nicola Porpora in exchange for lessons. Gaining entrée to high society, in 1761 he became head of the musical establishment at the great palace of the Esterházy family, which would support him for most of his career. In this position of artistic isolation but with excellent resources, Haydn felt free to experiment and was forced to become original. By his late years he was recognized internationally as the greatest living composer. He composed important works in almost every genre, and his elegant and ingratiating works balance wit and seriousness, custom and innovation. The first great symphonist, he composed 108 symphonies, including the popular last 12 “London symphonies” (1791–95). He virtually invented the string quartet, and his 68 quartets remain the foundation of the quartet literature. His choral works include 15 masses and the oratorios The Creation (1798) and The Seasons (1801). He also wrote 48 piano sonatas and more than 100 beautiful works for the cello-like baryton. The principal shaper of the Classical style, he exerted major influence on his friend Wolfgang Amadeus Mozart and on his student Ludwig van Beethoven.
 


Catalogo

 

Concerti

 

Undici concerti per pianoforte;

Sei concerti per violino;

 

 

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HEXACHORDO

 

v. Esacordo

 

 

 

 

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IBI'DEM

 

 bibliogr., nelle citazioni bibliografiche, per non ripetere il titolo di un’opera già nominata: qui, in questo stesso testo (abbr. ib., ibid.)
De Mauro il dizionario della lingua italiana PARAVIA

 

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IDIOFONO

 

 

strumento musicale, in cui il corpo vibrante coincide con il corpo dello strumento stesso, come ad es. nella campana 

 

Composto da idios - proprio e phònè - suono

 

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INFERENZA

 

http://www.sfi.na.it/parolelogicamassaro.htm

Inferenza: il termine – che deriva dal latino in (dentro) + ferre (portare) – significava nella logica medievale la connessione stretta tra le premesse e la conclusione e si identificava, perciò, con l’implicazione stretta. Più sfumato il significato che esso assume, invece, nella modernità, essendo usato come sinonimo di “illazione” o “implicazione”. J. S. Mill, nel suo celebre A System of Logic (1842), identifica l’inferenza con il ragionamento stesso.

 

 

inferenziale, relativo all’inferenza

 

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INTROITUS

 

Appartiene al proprio della Messa. Nella messa da Morto è rappresentato dal Requiem.

 

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IPONIMICO

 

Hyponym relazione di specializzazione tra i termini e Hypernym (iperonimico) la relazione inversa di generalizzazione.

(iponimo) La parola mela è un iponimo di frutta, che a sua volta ne rappresenta l'iperonimo.

 

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IPERONIMICO

 

Hypernym relazione di generalizzazione tra termini v. iponimico.

(iperonimo)

 

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KABALEVSKY Dmitry

 

Dmitry Kabalevsky --  Encyclopædia Britannica


born Dec. 17 [Dec. 30, New Style], 1904, St. Petersburg, Russia
died Feb. 14, 1987, Moscow
In full Dmitry Borisovich Kabalevsky Soviet composer of music in a nationalistic Russian idiom, whose music also found an international audience.
In 1918 Kabalevsky moved with his family to Moscow, where he studied at the Scriabin Music School from 1919 to 1925, and in 1925 he entered the Moscow Conservatory.
 

 

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KIMBERGER JOHANN PHILIPP

 

Johann Philipp Kirnberger (1721 - 1783), allievo di H. N. Gerber e di J. S. Bach

 

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KLAVIER

 

Pianoforte

 

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LANDLER (Ländler)

 

http://www.music.vt.edu/musicdictionary/

A country dance or air in a rustic style, usually in 3/4 or 3/8 time. Originally, the ländler was a slow country dance with hopping and stomping, but it developed into a more elegant ballroom dance with a faster tempo, becoming the predecessor of the waltz.

 

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LAUTENWERK

 

Nuove Settimane Barocche » Bach coi rari timbri del Lautenwerk

Lautenwerk (...) ovvero uno speciale tipo di clavicembalo che prende ispirazione acustica dalla tiorba e dal liuto.
Il Lautenwerk, che alcuni designano col nome più esplicito di Lautenclavicymbel, potrebbe essere archiviato nella numerosa galleria degli strumenti stravaganti, sperimentali e sfortunati, se non fosse per l’attenzione rivoltagli dal sommo Bach, nel cui catalogo esiste una rilevante sezione di «opere per liuto».

Queste composizioni di Bach potevano avere una destinazione multipla: ad esempio, «per il liuto o per il cembalo». E la ricerca musicologica ha stabilito che, almeno nel caso della Suite BWV 996 (una delle musiche eseguite l’altra sera) fosse per l’appunto impegnato il misterioso Lautenwerk.

In Queriniana si è dunque ammirato e ascoltato un esemplare del rarissimo strumento, ricostruito nel 1998 da Emilio Lorenzoni e da Barchi. All’aspetto sembra un clavicembalo panciuto, dotato di un’appariscente cassa di risonanza posta sotto il mobile, che ricorda il guscio di una grande tiorba. Quanto al suono, è meno argentino rispetto al clavicembalo, più profondo, all’inizio bisogna un po’ farci l’orecchio
 

 

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LEITMOTIV

 

Motivo o tema con funzione caratterizzante, per esempio il leitmotiv (motivo ricorrente) wagneriano di unificazione formale di personaggi avvenimenti etc., ed in genere un accenno tematico.

 

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LEONINUS

Ars Antiqua è un termine usato in contrapposizione ad Ars Nova ed indica la polifonia medioevale dei sec. XII e XIII. I primi sviluppi polifonici si ebbero presso la scuola dell'abbazia di S. Marziale di Limoges sec. XII, un ulteriore sviluppo si ebbe alla fine del secolo con la scuola di Notre Dame rappresentata da  Leoninus attivo tra il 1160 e il 1190 e Perotinus tra il 1190 e il 1220. La maggiore complessità di scrittura rese necessaria una nuova notazione, si formò il sistema dei modi ritmici. 

La scuola di Notre-Dame, Magister Leoninus e Magister Perotinus, utilizzò organa in cui a una melodia basata sul canto gregoriano, chiamato tenor in quanto "teneva" questo canto, venivano sovrapposte fino a tre altre voci chiamate rispettivamente duplum, triplum e quadruplum.

 

Dal secolo XII  la melodia gregoriana chiamata cantus firmus venne arricchita con libere ornamentazioni melodiche, organum melismatico del repertorio dell'abazia di S.Marziale a Limoges e del Codex Calixtinus di Santiago de Compostela in Spagna.

 

La maggiore elaborazione portò alla necessitá di conferire significati metrici alla notazione che fino ad allora ne era priva: fu cosí che la virga e il punctum divenirono longa e brevis, in cui la prima aveva doppia durata rispetto alla seconda. Dalle combinazioni di longae e brevis si ottennero sei diversi modi ritmici.


Nel XIII secolo si sviluppó una nuova forma musicale oltre a quelle della scuola di Notre-Dame, il mottetto (moteus, dal francese mot, parola), dove veniva utilizzata la nuova notazione mensurale franconiana.

 

"Leoninus e Perotinus sono, a tutti gli effetti, i primi compositori in senso proprio che la storia della musica possa vantare. All'anonimato che aveva caratterizzato la produzione musicale dei secoli precedenti si va ora
sostituendo, a poco a poco, un sempre più palese intervento dell'individuo dotato di personalità propria e intenzionato a trasmettere il proprio pensiero, la propria particolare concezione della forma e del contenuto
dell'opera alla quale si applica. La creazione artistica, accantonato in parte il principio mistico della sua totale giustificazione per la maggior gloria di Dio, si fa ora espressione soggettiva, emanazione di una persona che si manifesta con chiarezza e determinazione" (Alberto Basso, Storia della musica, Utet, I.).

 

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LIED

 

Termine che indica un'espressione poetico musicale tedesca di caratteri lirico narrativo. Lied, plurale lieder significa canzone e corrisponde alla nostra romanza, all'inglese song e alla francese chanson.

 

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LIMMA (o leimma)

 

 

 Secondo alcuni dal greco leìche - ein, lambire

 

Rappresenta il semitono diatonico della scala greca o pitagorica il cui rapporto è 256/243 che corrisponde a 1,05369 = 90 cent. Es Si-Do, Do-Reb.

 

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LOMBARDA ritmo alla

 


 Il cosiddetto ritmo alla lombarda è rappresentato da una notina breve che precede e ritarda quella più lunga od un gruppo ritmico.
 

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LOURE [Fr.]

 

Loure - Wikipedia

 La loure è una danza di origine francese del XVII e XVIII secolo, probabilmente nata in Normandia al suono di uno strumento dallo stesso nome (una specie di musette).
Presenta un andamento moderato in tempo ternario di 6/8 o 6/4 ed ha un inizio in anacrusi.
Esempi di loure si trovano in opere di Lully (es: Alcesti) e di Bach (es: suite francese n.5, partita per violino solo n.3)
 

Virginia Tech Multimedia Music Dictionary
A slow, dignified, French dance of the 17th and 18th centuries usually in 3/4 or 6/4 time.
 

 

Nella Suite si colloca come danza variabile dopo la sarabande, come la musette

 

Strumento popolare, simile alla cornamusa, diffuso in Normandia.

 

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MARTELLATO

 

Questa arcata dà accento vivo all'inizio di ogni nota. L'arco deve mordere la corda prima di iniziare l'arcata premendo sulla stessa e successivamente abbandonando la pressione dopo la sua esecuzione ed arrestando l'arco sulla corda. fr. martelé, ingl. 'hammered' notes
 

The accents might have staccato dots too, since this is really an extension of staccato playing, producing a very heavy sound.

The Philharmonia Sound Exchange

 

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MARTINI padre Giovanni Battista (1706 - 1784)

 

- Klassische Musik - Classical Music Dictionary

Martini, noto come padre Martini, fu compositore, teorico musicale e soprattutto didatta; studiò approfonditamente violino, clavicembalo, canto e composizione, e dal 1725 fu maestro di cappella in S. Francesco a Bologna, dove prese gli ordini di sacerdote nel 1729, e dove visse tutta la vita salvo pochi viaggi a Roma.
Mente semplicemente enciclopedica, studioso anche di scienze fisiche e matematiche, fu il maggior teorico musicale di tutta l’Europa del secolo XVIII.
Tra i suoi allievi: Jommelli, J.Ch. Bach, Sarti, Bertoni, Cherubini; per lui ebbe grande ammirazione Mozart, che conobbe da fanciullo.
Padre Martini raccolse una fantastica biblioteca musicale, che divenne la base della biblioteca del futuro liceo musicale bolognese, oggi Conservatorio; raccolse migliaia di lettere autografe delle massime personalità musicali del secolo, scrisse trattati di contrappunto e pubblicò una sua storia della musica antica.