La storia dei Sanniti
|
Eventi Bellici Si vuole tratteggiare una schematica cronistoria delle operazioni militari che ebbero come teatro la regione fortificata del Matese e del Sannio in genere, estrapolandole ed evidenziandole dal più generale contesto delle guerre, prima le tre cosiddette guerre sannitiche, poi le restanti altre tra cui la guerra di Pirro, che sotto svariate nominazioni videro di fatto il coinvolgimento della tenace stirpe italica, fino alla sua conclamata eliminazione. Indiscutibilmente
gli scontri attuatisi sulle pianure pedemontane del massiccio del Matese,
lungo le sue pendici e forse al di sopra del suo altipiano dovettero
essere innumerevoli, collocandosi però nell'orbita di una belligeranza
guerrigliera, partigiana. Soltanto una marginale aliquota assurse al rango
di battaglia o di cozzo propriamente detto, di entità tale, cioè, da
giustificare, se non da meritare, una citazione negli "annales". Eppure
le pagine di Livio ci prospettano, limitatamente ai centri in questione,
una lunga teoria di assedi, assalti, conquiste, distruzioni,
ricostruzioni. ..ecc. , con un logico corollario di episodi militari
estrinsecatosi fra le due parti ad immediato ridosso degli stanziamenti,
da farci motivatamente supporre una virulenza conflittuale eccezionale. Millanteria
romana, propaganda ufficiale, travisazione finalizzata all'ottimizzazione
di un passato non consono, incolmabile odio fra le opposte etnie italiche?
È difficile accertarlo. Quello che appare inoppugnabile è che, se ad
oltre tre secoli di distanza dagli avvenimenti narrati, Livio è in grado
di descrivere in dettaglio quei luoghi, spesso con una minuziosità
perfettamente calzante ancora oggi, di prospettare elaborate strategie
militari e, non era certamente un tecnico in materia, di ammirare persino,
non rare volte, tra le righe il valore degli avversari, vuol significare
che la frequenza e la ferocia dei combattenti ivi avvicendatosi fu
parossistica, al punto di imprimere nei romani una indelebile quanto
traumatica memoria. Si tenterà, pertanto, nel redigere la suddetta
cronistoria, del ruolo sostenuto dalla regione fortificata, di vagliare
approfondendolo ed interpretandolo proprio l'impatto emozionale
conseguente alle operazioni militari piuttosto che la loro acclarata
rilevanza storica, difficilmente accertabile persino da Livio, pur
conservando la tradizionale periodizzazione. È
emblematico infatti che finanche il «casus belli» innescante la prima
guerra sannitica sia nebuloso ed inattendibile, mentre è lampante la
causale profonda, mai smentita dalle fonti e dagli eventi. Paradossalmente
fra i prodromi dell'irriducibile conflitto sembrerebbe esservi stata una
fase di alleanza tra le due potenze, che però a ben guardare testimonia
più che una contemporanea volontà pacifista, lo spettro di un comune
nemico, forse i Celti, per entrambi letale. Il
trattato de1354 a.C., che scandisce l'apparire alla ribalta della
federazione sannita, si configura infatti quasi come una alleanza
difensiva, senza dubbio arcaica nella sua dinamica, ma sottindentente un
prezioso aiuto reciproco. La natura stessa del trattato poi conferma una
sostanziale equivalenza delle relative forze ed apparati militari, per cui
Roma alla metà di quel IV secolo non ostenta alcuna peculiarità
egemonica od imperiali dissimile dai suoi futuri avversari, ne meno che
mai potenzialità emergenti tali da farla presumere per quella che diverrà
poi nel successivo sviluppo. Per
restare alla tradizione, ne abbiamo possibilità alternative credibili, il
trattato resse per oltre dieci anni: alI’'undicesimo si avviarono le
aperte ostilità e fu l’inizio di quella che gli storici romani
definirono «Prima Guerra Sannitica», protrattasi dal 343 al 341 a.C.
|