Storia dei Sanniti
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LA LEGA SANNITICA I vari Touti si unirono tra loro e con le popolazioni
limitrofe in un'organizzazione chiamata Lega Sannitica. Era un'entità
governativa e militare solidamente unita e cementata dalla ferma
determinazione di tener testa a Roma fino alla fine. Né Roma riuscì ad
aizzare un Touto contro l'altro, nel suo classico modo del Dividi et
Impera. Attrasse dalla propria parte i Campani, gli Apuli e perfino i
Lucani, ma non potè convincere uno solo dei membri della Lega Sannitica a
schierarsi al suo fianco contro gli altri. Questa associazione tra le varie tribù sannite era
una vera e propria confederazione il cui fine principale era quello di
costituire una garanzia stabile in caso di guerra e di imprese da
sostenere in comune. Oltre che militari, i Sanniti erano legati tra loro
da vincoli religiosi. La Lega aveva un consiglio, formato dai Meddix
Tuticus dei vari Touti affiliati, che decideva sulle strategie da
adottare. Le loro riunioni avvenivano nelle città sacre di ogni Touto a
turno, ma sicuramente avevano luogo solo quando bisognava fronteggiare una
seria minaccia comune a tutti i Sanniti, cose che del resto, nell'Italia
del IV secolo, erano abbastanza frequenti. Quando si profilava un
intervento armato della Lega, i Sanniti eleggevano un comandante in capo,
scelto tra i Meddix del consiglio. Vi sono stati popoli che sono riusciti a produrre e
preservare una cultura notevolmente avanzata ed addirittura una
letteratura nella forma della tradizione orale, ma è la scrittura che
pone una società in condizione di sviluppare un'economia evoluta e di
sostenere le complesse esigenze della vita civile. Con il termine osco viene chiamata la lingua dei
Sanniti, dal nome del popolo che li ha preceduti nell'Italia
centro-meridionale. Questa lingua fu l'evoluzione di una forma espressiva
già esistente in loco, modellata con il tempo dalle genti che la
utilizzarono e terminata quando il dominio di Roma si estese su l'intera
penisola. Diventò una vera e propria lingua autonoma, con
un'ortografia ed una grammatica abbastanza rigorose, ed ufficialmente in
uso in gran parte dell'Italia, in un'area quindi molto vasta . Nel IV
secolo a.C. la si scriveva in modo più accurato di quanto non avvenisse
per il latino. L'osco era utilizzato in modo abbastanza omogeneo tanto da
essere capito dai Sanniti come dai Lucani e dai Mamertini che lo diffusero
anche nel nord della Sicilia, terra dei Greci. In genere la grammatica osca somiglia a quella
latina. I metodi di declinazione e coniugazione sono molto simili, e
genere, voce, modo e tempo vengono usati nella stessa maniera. La stessa
analogia si ritrova nella sintassi, mentre per ciò che riguarda la
fonologia, la morfologia e l'ortografia le differenze fra le due lingue
erano molto nette. Il fatto che l'osco fosse parlato in un'area tanto
vasta dà una misura della sua importanza, ma nonostante ciò non venne
fatto alcuno scritto almeno fino al 450 a.C. Solo dopo la nascita degli
insediamenti campani, verso la fine del V secolo ed il conseguente
contatto con la cultura greca, i Sanniti cominciarono ad esprimersi per
mezzo della parola scritta. Utilizzarono l'alfabeto degli Etruschi e,
modificandolo rispetto alle proprie esigenze fonetiche mantenendo l'uso di
leggere e scrivere da destra verso sinistra, trasformarono l'osco in una lingua scritta oltre che
parlata. Lo stesso alfabeto etrusco fu derivato da quello greco
occidentale dei coloni calcidesi di Cuma intorno al 650 a.C. I Sanniti cominciarono a servirsi della scrittura per
scopi ufficiali, per redigere trattati che venivano scritti su pelli di
animali, su tavole di argilla oppure scolpiti sulle pietre dei templi.
Rare sono le iscrizioni funerarie come la Stele di Bellante, ritrovata
vicino Teramo, un cippo ovoidale con la rappresentazione stilizzata del
defunto e l'iscrizione in lingua osca che circonda la figura in
bassorilievo (circa metà del V secolo a.C.). Purtroppo non ci sono pervenuti testi di letteratura
osca, ma solo alcuni frammenti e molte tesimonianze di scrittori e
letterati romani. Esempi di scritti possiamo ritrovarli in testi sacri
come la Tavola di Agnone oppure le Iovile od anche il Cippo Abellano, la
Tabula Bantina e la Maledizione di Vibia (4). In dialetto osco troviamo la
Tabula Rapinensis marrucina e l'iscrizione di Erenta peligna. Le IOVILE sono iscrizioni in lingua osca su stele di
terracotta o di tufo risalenti ad un periodo tra la metà del IV secolo e
la fine del III secolo a.C. Sono così chiamate perché nel testo ricorre spesso
il termine "iuvilas" o "diuvilas", che indica
letteralmente "cose materiali" da interpretare o con la stele
stessa, o con statue, are o segnali posti a protezione dei defunti. Sono
tutti reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati nel
territorio di Capua. Una testimonianza della letteratura osca proviene
invece dalle Fabulae Atellanae che divennero molto popolari tra i Romani. Nulla ci è pervenuto di esse se non testimonianze nel teatro romano
che scoprì cosa potesse essere la satira proprio dall'interpretazione di
questi testi. Allo stesso modo non conosciamo scrittori sanniti se non
tramite le solite testimonianze degli storici romani. Gavio Ponzio e suo
padre, uomini sanniti di elevata statura politica e militare, erano tra
gli autori citati da Livio e da altri, ma nulla ci è pervenuto dei loro
scritti.
Fonte: dal sito I Sanniti di Davide Monaco da Isernia.
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