La storia dei Sanniti

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La guerra di Pirro

  La conclusione della terza guerra sannitica aveva lasciato dietro di se i consueti strascichi di rancore, odio e rabbia impotente pronta a scatenarsi alla prima occasione propizia. Ne la dominazione romana era fatta per mitigare i sentimenti di rivalsa: i sanniti infatti dopo breve tempo erano più decisi che mai a scrollarsi di dosso il giogo di Roma, forse più per una atavica abitudine che per una credibile valutazione militare.

E l'occasione si presentò alquanto rapidamente, corrispondente ad una delle ricorrenti congiunture nelle quali l'Urbe si ritrovò impelagata, minacciata da vecchi e nuovi nemici. Occasione insperata ed oltremodo propizia per riaprire le ostilità.

Il segnale di avvio fu dato dalla tremenda disfatta patita dai romani intorno al 284-283 a.C. nei pressi di Arretium, dove ad opera dei galli senoni l'esercito del console L. Cecilio Metello fu annientato. I sanniti non attesero oltre e una nuova guerra divampò protraendosi fino al 272. Per la lunghezza e per la rilevanza degli scontri a buon ragione sarebbe dovuta passare alla storia come quarta guerra sannitica: invece ci è pervenuta come guerra di Pirro, segno inequivocabile che i sanniti non costituivano più per i romani nemmeno un nemico degno di tale qualifica.

Quanto a Pirro la sua notorietà è legata quasi esclusivamente al dileggio delle sue «vittorie», ed in effetti trattavasi probabilmente di un avventuriero occasionale.

Purtroppo sulla successione fattuale del conflitto, nel quale i sanniti, che indubbiamente si batterono secondo il loro solito strenuamente e valorosamente, ebbero un ruolo marginale, pochi dati attendibili ci sono stati tramandati. È da credere che essendosi estrinsecato nel meridione si sia dipanato sulla falsariga dei precedenti almeno per il Sannio, ad onta delle ancor recenti distruzioni. La indomita e feroce guerriglia dei montanari subì però una efferata rappresaglia romana allorché, per l'abbandono dell'Italia da parte di Pirro, restò la sola a sostenere le ostilità.

Per i Sanniti le condizioni della pace furono molto più dure che per i Lucani, i Tarentini e i Bruzi: essi dovettero cedere altre zone del loro territorio e sciogliere la loro lega, nonché questa volta perdere la loro unità interna, in quanto i Romani, che in passato si erano posti lo scopo di accerchiarli, decisero invece ora di smembrarli.

I Pentri furono costretti a cedere territori lungo il confine occidentale della loro regione. Allifae divenne una praefectura. Aesernia divenne una colonia latina (263 a.C.). Come ulteriore misura precauzionale contro una possibile ripresa delle ostilità da parte dei Sanniti, probabilmente i Romani li costrinsero anche a smantellare le loro fortificazioni in varie parti del Sannio e a trasferire in zone meno imprendibili alcune delle loro (cittadelle)... (per cui) la Telesia romana di epoca posteriore era situata più a valle rispetto al Monte Acero (rispettivamente quota 50 e quota 730 n.d.A.). Saepinum era stata trasferita più in basso (da quota 953 a quota 500) e anche Bovianum non era più in cima alla montagna (da quota 717 a quota 400). Allifae venne spostata più a valle lungo le pendici del Monte Cila (da quota 670 a quota 110.

La dura condizione esistenziale riuscì a domare per qualche tempo gli irriducibili guerriglieri, tant'è che l'epopea decennale di Annibale, il quale più volte sollecitò il loro aiuto con promesse, minacce e rappresaglie, non li coinvolse in una ennesima disperata avventura. Eppure molte operazioni del Cartaginese ebbero per teatro le loro montagne.

Polibio ad esempio narra il passaggio di Annibale attraverso gli angusti sentieri snodantisi sul monte Eribiano: trattasi senza ombra di dubbio della descritta mulattiera che collegava le pendici di monte Acero al perimetro del Matese, e che correva alla base del monte Erbano, scavalcando il torrente Titerno prima sul ponticello detto di Fabio Massimo poi su quello detto di Annibale, appunto, con esplicita allusione ai due personaggi coevi.

Alla fine della guerra però i Pentri in premio della loro fedeltà non sembrano aver goduto di un particolare trattamento !

 

 

 

  Fonte: Dai Sanniti all'Esercito Italiano.