Storia dei Sanniti
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LA RELIGIONE DEI SANNITI La tavola di Agnone E' la più importante iscrizione in lingua osca, dopo
il Cippo Abellano e la
Tabula Bantina di maggiore lunghezza, risalente
circa al 250 a.C. a giudicare dalla forma delle lettere. Le iscrizioni sulla tavola, ben leggibili ed incise
profondamente, sono poste su ambedue le facciate. La prima contiene 25
righe e la seconda 23 righe. La prima facciata tratta di un recinto sacro, un
santuario dedicato a Cerere, dove si svolgono cerimonie religiose. Questi
culti hanno luogo durante il corso dell'anno in giorni stabiliti per 15
divinità elencate in seguito. Poi l'iscrizione rivela che all'interno di
questo recinto sacro, ogni due anni, sull'ara del fuoco avrà luogo la
cerimonia. Quindi viene attestato che ogni anno, al tempo della Floralia,
presso il santuario si deve sacrificare a quattro divinità. Questa facciata nel suo insieme sembra indicare ciò
che accade o deve accadere nel santuario tanto da sembrare norme relative
al suo funzionamento o un calendario rituale. Nell'altra facciata viene precisato che al recinto
appartengono gli altari dedicati alle divinità che vengono venerate
all'interno del santuario. Poi si afferma che il saahtum tefurum deve
essere sull'aria ignaria. Quindi viene attestato che il santuario
appartiene a coloro che pagano la decima. Quest'altra facciata elenca,
come un inventario, ciò che è di proprietà del santuario e le persone
che possono frequentarlo e che lo gestiscono. Il boschetto di Agnone doveva essere situato nelle
vicinanze del Monte del Cerro, fra Capracotta ed Agnone, dove venne
trovata la tavoletta più di un secolo fa. La località (Fonte del Romito)
veniva chiamata ancora con il termine dialettale Uorte cioè Orto, Hortus
in latino e Horz sulla tavoletta. La località rustica, denominata Fonte
del Romito o dell'Eremita, era un podere del Sig. Giangregorio Falconi,
coltivato dal contadino Pietro Tisone che la rinvenne mentre procedeva ai
lavori di aratura nel 1848. Durante il rinvenimento erano presenti sul
luogo i fratelli Cremonese, intenti allo studio di resti lapidei rinvenuti
in precedenza. Tempo dopo i due fratelli Francesco Saverio e Domenico
Cremonese riferirono e fecero visionare al Mommsen l'importante reperto in
lingua osca. Lo studioso tedesco era già stato ad Agnone poco tempo
addietro ospite del duca D'Alessandro di Pescolanciano, per una lunga
visita in quei luoghi a visionare le importanti vestigia sannitiche ivi
scoperte. I fratelli Cremonese, attraverso i loro studi, teorizzavano
l'ubicazione di un'area sacra dei Sanniti proprio in quei posti,
confermata in seguito dal rinvenimento della tavoletta bronzea. Molti anni
dopo la Tavola di Agnone era in possesso dell'antiquario Alessandro
Castellani di Roma che la vendette al British Museum di Londra. Questo luogo era dedicato a Kerres (Cerere) ed i
fedeli pagavano una decima per la sua cura. Si svolgevano processioni
sacre in periodi ben definiti. Per compiere riti lustrali venivano
effettuate soste presso ognuno dei quindici altari presenti all'interno
dell'Orto sacro. Ogni due anni si manteneva acceso un fuoco e si facevano
offerte su un altare sacrificale. Cerimonie al di fuori dell'Orto sacro
venivano celebrate per Flora, processioni con soste rituali in onore di
quattro divinità. La tavola di Agnone menziona diciassette divinità e
tale numero è la prova evidente che i Sanniti tendevano alla polilatria.
Tutte le divinità hanno un nesso con l'agricoltura, il raccolto ed i
frutti della terra, sottolineato dall'epiteto Kerriiais (Cereale) che si
trova dopo il nome di alcuni di essi. Di seguito vengono elencate le divinità nominate
sulla tavoletta: Kerres - Cerere, la divinità a cui era dedicata
l'area sacra; Vezkei Evklui - Mercurio oppure Ade, fratello di Giove; Futrei Kerriiai - Persefone figlia di Demetra; Anter Statai - Stata Mater dei Marsi; Ammai Kerriiai - Demetra; Diumpais Kerriiais - Le Ninfee delle sorgenti; Liganakdikei Entrai - Divinità legata alla
vegetazione ed ai frutti; Anafriis Kerriiuis - Le Ninfee delle piogge; Maatuis Kerriiuis - Dea italica dispensatrice di
ruggiada per i raccolti; Diuvei Verehasiui - Giove Virgator; Diuvei Regaturei - Giove Pluvio; Hereklui Kerriiui - Ercole; Patanai Piistiai Deivai Genetai - Mana Geneta; Pernai Kerriiai Fluusai - Flora protettrice dei germogli. L'elemento di maggiore spicco è l'importanza
attribuita a Kerres. L'area sacra era a lei intitolata e tutti gli dei
venerati in quel luogo erano gli stessi dell'Olimpo sannita ma in
relazione alla funzione cui erano pregati di svolgere: guidati da Cerere,
dovevano sostenerla nel propiziare la terra e proteggerne i frutti. Quindi
Kerres è il fulcro dei rituali religiosi che si svolgevano nell'Orto
Sacro, inteso questo come simbolo di tutte le terre coltivate, e non è
una coincidenza che la Tavola sia stata ritrovata sull'altura che oggi
viene chiamata Monte del Cerro ed è stata realizzata in bronzo, un
metallo che occupava un posto di rilievo nei rituali in onore di Cerere. I Sanniti furono guerrieri valorosi e ben
organizzati. Come tanti popoli, allora ed ancora oggi, avevano nel loro
esercito un certo numero di combattenti che formavano un gruppo scelto di
guerrieri. Era la Legio Linteata, una devotio a divinità dell'Olimpo
sannita che, dopo una particolare cerimonia sacra, diventava una casta di
guerrieri votata al sacrificio estremo pur di difendere il proprio popolo.
Sulla legione e sulla cerimonia che la consacrava, ci sono giunte solo le
testimonianze di Tito Livio nei suoi Annales, ma molti sono i reperti
archeologici venuti alla luce in questi ultimi anni che in parte avvallano
ciò che Livio ha scritto. La narrazione del rito sacrale avvenuto nel 293 a.C.
ad Aquilonia per costituire la "Legio Linteata", viene così da
Livio narrata: …alla guerra questi (i Sanniti) s'erano preparati
con lo stesso impegno e con gran dovizia di fulgide armi; e ricorsero
anche all'aiuto degli dei, giacché i soldati erano stati iniziati alla
milizia prestando il giuramento secondo un antico rito, e s'era fatta una
leva per tutto il Sannio con una nuova legge, in virtù della quale chi
fra i giovani non fosse accorso alla chiamata dei comandanti, e chi si
fosse allontanato senza il loro ordine, doveva essere consacrato alla
vendetta di Giove. Poi tutto l'esercito ricevette l'ordine di radunarsi ad
Aquilonia. Vi si raccolsero circa 60.000 uomini, il fiore delle milizie
ch'erano nel Sannio.
Fonte: dal sito I Sanniti di Davide Monaco da Isernia.
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