Storia dei Sanniti

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ORGANIZZAZIONE POLITICO SOCIALE

  Gli stati tribali sanniti furono l'evoluzione di società contadine e pastorizie che dall'alba dei tempi abitavano la penisola. Il popolo del Sannio non era organizzato in governi municipali o città stato. Non esisteva un agglomerato urbano che fosse posto a capo della nazione come lo era Roma per i Romani. L'unità politica e amministrativa dei Sanniti era il Touto, un'entità che aveva carattere corporativo ed era più vasto del concetto romano di civitas. Infatti della città intesa come quella romana, dalla caratteristica individuale e predominante, non vi è traccia tra i Sanniti. Il concetto di città-stato, con il suo territorio incluso nel centro urbano, era estraneo ad essi, concependo un'idea più vasta e meno restrittiva di unità minima governabile, cioè un intero territorio con più agglomerati urbani dove trattare gli affari sociali ed economici della tribù ma nessun singolo insediamento aveva carattere predominante sull'altro.

I Sanniti preferivano che fosse la comunità tribale, cioè il popolo col proprio territorio, le città ed i piccoli centri abitati, la base del sistema politico.

L'unità politica al di sotto del Touto era il pagus, una sottounità amministrativa che non era una città ma un distretto di estensione variabile che poteva a sua volta includere centri abitati. Aesernia, che faceva parte del Touto dei Pentri ed era una delle principali città sannitiche, dovette sicuramente ricoprire il ruolo di pagus per la sua particolare importanza. Infatti è stato individuato intorno ad essa, in un raggio di 10 km., un circolo di fortificazioni costituite da insediamenti non ad uso abitativo ma a carattere difensivo con mura poligonali. Esso rappresentava proprio il limite del pagus Aeserniensis.

La città ubicata in pianura era chiamata vicus ed alcune volte era fortificata, era munita cioè di spesse mura perimetrali con torri e porte vigilate. Quella delle zone montagnose era chiamata oppidum ed era quasi sempre fortificata. I Sanniti erano una popolazione che, prima delle guerre contro Roma, vivevano in vicus di pianura o di mezzacosta. Alla seconda metà del IV secolo a.C. sono databili, invece, quasi tutti gli oppidum o fortificazioni esistenti nel territorio del Sannio. Questa nuova fase edificatoria avvenne proprio in concomitanza con lo svolgersi delle guerre sannitiche, un vero e proprio arroccamento dovuto ai cruenti scontri con i Romani.

Di solito queste fortezze, con mura alte più di tre metri e spesse mediamente più di un metro, cingevano la cima di montagne già di per se difficili da salire. Le mura, costruite in opera poligonale, raggiungevano in alcuni casi i sei o sette chilometri di lunghezza. L'area all'interno di questi luoghi fortificati era adibita al ricovero delle genti, delle merci ed in particolar modo degli armenti, cioè la prima cosa che veniva ad essere requisita dagli eserciti romani per sfamare le proprie truppe. In questo modo i Sanniti, oltre a custodire il fulcro dell'economia dell'epoca, toglievano ai nemici il metodo sicuro per procurarsi un facile sostentamento. Né i vici né gli oppida avevano vita politica a se stante, dipendendo sempre dall'organizzazione territoriale del pagus di appartenenza.

 

Il pagus era quindi un distretto semidipendente che si occupava di questioni sociali, agricole e sopratutto religiose. Attraverso di esso avveniva il reclutamento militare. I suoi membri si riunivano in assemblea dove approvavano leggi locali ed eleggevano i propri rappresentanti nel consiglio del Touto. Durante l'epoca della loro storia, i Sanniti annoverarono quattro Touti fondamentali, quello dei Pentri, dei Carecini o Carricini, degli Irpini e dei Caudini, ed in seguito furono ampliati con l'annessione dei Frentani.

Ciascun Touto aveva una località sacra, che fungeva da centro amministrativo ma che non aveva le funzioni di capitale. Per i Pentri era Bovianum Vetus, l'attuale Pietrabbondante, per i Carecini era Cluviae, per i Caudini era Caudium e per gli Irpini era Melis o Maloenton (chiamata Malventum dai Romani che, in seguito, la rinominarono Beneventum).

Quindi ogni Touto, dove esisteva un consiglio ed un'assemblea, era una repubblica, non un regno. Forse c'era stato un tempo in cui anche i Sanniti, al pari dei Romani e di altri popoli dell'Italia arcaica avevano avuto un re, ma se così fosse stato, doveva essere avvenuto in un'epoca tanto remota da permettere loro di dimenticarne persino il titolo: un termine che significhi "RE" non esiste nella lingua osca. In tempi storici, è certo che i Sanniti condividevano tutti l'avversione per la monarchia.

Lo stato Sannita non era solo repubblicano ma era anche democratico. Oltre ad eleggerli, i Sanniti criticavano apertamente e pubblicamente i loro magistrati, discutevano in assemblee pubbliche con le massime cariche amministrative. Almeno fino a quando il contatto con i Romani non incise sulle tradizioni sannite, non esistevano grandi famiglie ricche e potenti da influenzare il voto politico nel Sannio: la ricchezza non bastava a valutare un uomo. Quando Livio scrive di vir nobilis potensque, descrive una persona eccelsa nella vita politica sannita per valore militare e diplomatico, persone che avevano dunque un peso politico guadagnato sul campo, forse un peso anche economico arrivato in seguito, ma non il contrario.

I Sanniti non erano un popolo numeroso e non potevano permettere che a capo di loro ci fossero persone che avessero ottenuto tale carica diversamente dal prestigio personale.

 

A capo del Touto era posto il Meddix Tuticus, eletto democraticamente, che aveva la carica equivalente a quella di Magistratus o Console per i Romani. Ad affiancare l'operato di questa figura suprema vi erano una serie di funzionari minori. Tra questi il Meddix Minor, una specie di "quaestor" romano, che era posto a capo dei singoli pagi, ed il Meddix Aticus, che soprintendeva all'amministrazione di tutte le entrate fiscali. Carica simile per peso amministrativo a quella del Meddix era il Kenzsur, da cui i Romani fecero derivare la loro carica di Censor.

 

 

Fonte: dal sito I Sanniti di Davide Monaco da Isernia.