Storia dei Sanniti

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ORIGINI

    I Greci li chiamavano Saunitai e la loro terra Saunitis. Il nome pare fosse stato dato dai Greci ed ha origine da un tipo di arma utilizzata dai Sanniti in guerra. Era un tipo particolare di lancia, dal fusto sottile, bilama in ferro che ne influenzava l'assetto durante la gittata. Sembrava quasi  un lungo coltello ed era utile prima di affrontare il nemico con la spada. A corredo dello scudo i guerrieri sanniti di solito ne portavano una coppia mantenuta nella mano sinistra, lo stesso che teneva la protezione. I Greci chiamavano quest'arma "saunia" per cui il nome Sanniti. Il territorio abitato dai Sanniti, situato nell’odierno Molise, parte della Provincia di Caserta nord orientale, la Provincia di Benevento e parte degli Abruzzi del sud, era chiamato dai suoi abitanti Safinim i quali designavano se stessi come Safineis. In latino Safinim divenne per assimilazione Samnium, da cui i Romani derivarono il termine Samnites per designare gli abitanti. I Greci li chiamavano Saunitai e la loro terra Saunitis. Pare che i Sanniti fossero giunti in quelle terre provenienti dalla Sabina, e mescolandosi con la popolazione indigena degli Opici (o Oschi) ne avrebbero assimilato subito gli usi e la lingua, l'Osco appunto. L’ipotesi porterebbe alla conclusione che i Sanniti avrebbero origini greche in quanto i Sabini discendevano, come affermavano Strabone, Plutarco e Dionisio di Alicarnasso, dagli Spartani, e di essi ne conservavano lo spirito fiero e combattivo votato alla prestanza fisica. Le popolazioni umbre-osco, che includevano sia i Sanniti che i Sabini, si erano quindi sviluppate dalla fusione di abitanti del luogo con infiltrazioni indoeuropee, durante l'età del ferro. Sin dal 600 a.C. esistevano ormai tribù osco-umbre distinte e già nel 500 a.C., il popolo storicamente noto come Sanniti è stato chiaramente identificabile ed aver avuto il controllo incontrastato del Sannio. I movimenti del popolo Osco-Umbro verso il Sannio pare sia dovuto non tanto a volontà conquistatorie, piuttosto a seguito di una manifestazione sacrale, denominata Primavera Sacra, o Ver Sacrum, basata su migrazione forzata, permettendo la diminuzione della pressione demografica d Il Ver Sacrum spingeva i popoli di lingua osca ad inoltrarsi lungo gli Appennini, discendendo periodicamente alle pianure su entrambi i versanti. Secondo queste tradizioni il rito arcaico prendeva forma nel momento in cui avversità di carattere fisico come malattie e pestilenze oppure psicologico come il succedersi di eventi nefasti, spingevano una determinata tribù a sacrificare i primogeniti nati nel periodo primaverile al dio Marte. I Sacrati, cioè coloro che dovevano essere sacrificati a Marte, venivano offerti al dio in una forma però che rispettava sia l'idea del sacrificio sia le esigenze di crescita della tribù stessa, vivendo,i talune zone italiche favorendo la colonizzazione delle aree limitrofe quasi disabitate. Quanto descritto ci è stato tramandato da antichi scritti. in questo modo, fino all'età adulta, prima del sacrificio, come individui particolari con un destino già segnato. L'obbligo era di lasciare il proprio gruppo di appartenenza per cercare nuove terre dove insediarsi, muovendosi sotto la guida di un animale sacro alla divinità. L'animale guida poteva essere un toro, un lupo oppure un cervo ed un gruppo della stessa etnia lo seguiva nel suo errare e si stabiliva nel luogo che pensavano l'animale avesse indicato. Anche l'animale guida era già segnato in precedenza, e quindi era un Sacrato, aveva ha i suoi equivalenti: e la sua esistenza era nota presso altre comunità europee. L'origine arcaica di tale pratica si può forse ricercare in qualche cerimonia connessa alla migrazione delle greggi. Probabilmente con il passare del tempo non si fece più ricorso ad un animale vero ma i Sacrati marciassero sotto un vessillo su cui l'animale era raffigurato. Nelle tradizioni dei popoli oschi, l'inizio dei primi viaggi sacri, cioè il punto geografico da cui partivano i Sacrati per colonizzare altri territori, era da identificarsi presso il laghetto sacro di Cotilia", nell'odierno territorio di Rieti ove insiste la sorgente principale delle acque che riforniscono notabilmente Roma, ritenuto dagli antichi come l'ombelico d'Italia. Il popolo sannita propriamente detto, prima dell’integrazione dei popoli prima citati, era formato dall'unione di quattro tribù: i Caudini, i Pentri, gli Irpini ed i Carecini. In seguito, forse con la nascita della Lega Sannitica intorno alla metà del IV secolo a.C., altre tribù stanzianti nell'Italia centrale si unirono ad essi. Tra queste i Frentani. La tribù che costituiva il cuore del popolo sannita era quella dei Pentri, che popolava il centro del Sannio nel territorio compreso tra la catena montuosa delle Mainarde a nord ed il massiccio del Matese a sud. Quando si parla di infiltrazioni spartane tra le popolazioni originali del centro Italia, sono loro i discendenti a cui facevano riferimento. Città pentre erano Aesernia, Allifae (Alife), Aquilonia, Aufidena (Alfedena), Bovianum (Boviano), Fagifulae, Saepinum (Sepino), Terventum e Venafrum (Venafro). I Carecini o Carricini erano la tribù situata più a nord e sembra essere stata la meno numerosa. Città carecine erano Cluviae e Juvanum. I Caudini erano i più occidentali e quindi i più esposti all'influsso greco della Campania. Dalla gran quantità di reperti di buona fattura trovati durante gli scavi archeologici si evince la notevole raffinatezza di vita e costumi in un periodo in cui altre popolazioni limitrofe, tra cui i Romani, erano lungi dal possedere lo stesso tenore di vita. Vivevano nel territorio compreso tra le montagne che delimitano la pianura campana, il Monte Taburno e i Monti Trebulani, nella valle del fiume Isclero e lungo il tratto centrale del Volturno. Le città caudine erano Caudium, Caiatia (Caiazzo), Cubulteria, Telesia (Telese), Trebula (Dugenta) e Saticula (Sant’Agata de’ Goti). Gli Irpini abitavano la parte meridionale del Sannio, nel territorio delimitato dalle vallate dell'Ofanto, del Calore e del Sabato. Come i Caudini anch'essi usufruirono dell'influenza della vicina civiltà Greca. Gli Irpini erano chiamati uomini-lupo, il loro nome deriva da hirpus che in osco significa "lupo". Le loro città principali erano Abellinum (Avellino), Aeclanum (Eclano), Compsa, Malies o Maloenton, chiamata Malventum e, in seguito alla guerra contro Pirro, Beneventum dai Romani (Benevento) e Trevicum. I Sanniti non hanno lasciato, o almeno non ci sono pervenuti, documenti o codici o semplici scritti che possono oggi aiutarci a descrivere il loro assetto sociale, politico ed economico. Solo le fonti classiche ci permettono, congiuntamente alle scoperte archeologiche, di ricostruire per grandi linee quella che poteva essere la vita quotidiana. Il Sannio, al pari di altre regioni, ebbe un processo di sviluppo alquanto lento fino al periodo delle guerre contro Roma. Il contatto con i Romani, o meglio lo scontro con i Romani, sviluppò e rafforzò molto la loro concezione politica di Stato e, di conseguenza, si ebbe in seguito una rinascita della loro organizzazione sociale, come il contatto con la Campania migliorò l'attività commerciale e lo sviluppo culturale, e la civiltà greca influenzò le convinzioni religiose. Nella società sannita non esistevano particolari famiglie che emergevano sul resto della popolazione. Ciò avvenne solo dopo le guerre contro Roma. Infatti non esistevano latifondisti o proprietari di grandi appezzamenti terrieri per il semplice fatto che tutti possedevano animali da far pascolare o campi da coltivare. Non esisteva la schiavitù e tutti avevano la massima libertà di affermare le proprie opinioni. Per questa ragione, i Sanniti ebbero una sana evoluzione sociale rispetto alle altre popolazioni della penisola, un'evoluzione che portò queste genti a cognizioni politiche che rispettavano "in primis" la famiglia ed il territorio. Erano questi i fondamenti dell'ideologia politica sannita, e dalla famiglia con il suo territorio si giungeva all'idea di unità popolare e quindi di Stato. Sia il clima che la diffusione della pastorizia imponevano ai Sanniti l'uso di indumenti di lana che veniva lavorata dalle donne con il fuso per poi essere colorata e venduta. Gli ornamenti erano solitamente di bronzo, qualche volta d'argento o d'oro. La donna portava anelli, collane girocollo con pendenti e bracciali, come quelli a spirale terminanti con una testa di serpente ritrovati in molte sepolture sannite. L'uomo indossava bracciali bronzei con raffigurazioni varie, come animali e forme geometriche ed essendo particolarmente attento all'aspetto ed alla prestanza fisica, usava indossare larghe tuniche strette alla vita con un cinturone metallico o di cuoio duro, in modo da permettere tutti i movimenti. Portava una corta capigliatura e barba. Proprio il cinturone era l'emblema dell'uomo sannita, era il segno distintivo della raggiunta maggiore età. Aveva valenza sia civile che militare ed era formato da una lunga striscia metallica, cesellata e borchiata, chiusa con fermagli raffiguranti soggetti vari, anche mitologici. L'interno era foderato ed imbottito con cuoio o tessuto, fermato al metallo con ribattini e graffe. Numerosi sono i cinturoni ritovati nelle sepolture in tutto il Sannio. Erano ottimi guerrieri e usavano dimostrare la propria baldanza fisica con giochi di combattimento che avvenivano durante feste e banchetti ma anche in occasioni di manifestazioni funebri per la commemorazione di importanti personaggi. Di solito la lotta finiva con la messa a terra dell'avversario. A volte questi giochi servivano anche a scegliere i giovani migliori per maritare fanciulle di particolare bellezza, in modo da evitare contese sfocianti in modi molto più tragici. I Sanniti erano monogami ed alla moglie era affidato il compito di educare i figli e governare la casa. Era una società di tipo patriarcale. fino alla fine del II secolo a.C. i termini "gladiatore" e "sannita" erano sinonimi. Tra i gladiatori sanniti più famosi si ricorda Lucilio I di Isernia, detto l'Aesernino, che alla fine della carriera divenne "Doctor" cioè addestratore di gladiatori. Le sue gesta nell'arena risalgono al periodo dopo la "Guerra Sociale" cioè intorno alla prima metà del I secolo a.C. La sua palestra gladiatoria era a Capua e, per la concomitanza dei tempi e dei luoghi, non si esclude che possa essere stato uno degli addestratori di un grande gladiatore tracio, Spartaco.

Fonte: dal sito I Sanniti di Davide Monaco da Isernia.