I CELLULARI STANNO STERMINANDO LE NOSTRE API?

 

Pubblichiamo un articolo del quotidiano britannico “The independent”, intitolato: "I cellulari stanno sterminando le nostre api?"

E' necessaria però, per una comprensione del tema in tutte le sue sfaccettature, una premessa, anche perché talune informazioni potrebbero essere diffuse ad arte per nascondere le vere cause di questo e di altri disastri ecologici.

I cellulari sono solo una parte del problema: infatti i telefoni cellulari erano diffusi in Europa ancor più che negli Stati Uniti (soprattutto in Italia la concentrazione è maggiore che nel resto del mondo). Invece abbiamo assistito ad una progressiva scomparsa delle api nei paesi irrorati dalle chemtrails ed irraggiati da H.A.A.R.P. e da altri apparati di antenne. Infatti le api hanno cominciato a scomparire dagli alveari a partire dal 2003, in Italia, nell'estate del grande caldo, in concomitanza con l'accordo Italia - U.S.A. per le sperimentazioni climatichee quindi con la climax delle attività aeree clandestine sul nostro territorio. Lo stesso fenomeno si è riscontrato progressivamente, con una tempistica impressionante, negli altri paesi che hanno via via conosciuto le scie chimiche, mentre, pur essendo la telefonia mobile diffusa in altri stati, laddove non sono diffuse le chemtrails, le api sono ancora nei loro alveari. E' anche assodato che le antenne di telefonia mobilee gli hot-spot wireless hanno funzioni nascoste complementari alle emissioni e.m.f. ed e.l.f., nell'ambito del piano di controllo mentale governativo, dunque la correlazione tra la telefonia mobile e la moria di questi insetti va ridimensionata. Agli scienziati manca la tessera principale e, sino a quando continueranno ad ignorare il fenomeno chemtrails/H.A.A.R.P., non giungeranno ad una reale ed esauriente comprensione del problema.

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Secondo alcune ricerche compiute in particolare dal professor Cumminis dell'università dell'Ontario, per trovare le cause di questo "colony collapse disorder", (sindrome da collasso delle colonie di api), "esistono evidenti indizi che suggeriscono che dei funghi parassiti incorporati nei pesticidi chimici per eliminare i grilli, la piralide del mais (Ostrinia nubilalis) e dei pesticidi del gruppo dei neonicotinoidi interagiscono in sinergia provocando la distruzione delle api", vittime dell'aumentata efficacia delle nuove generazioni di pesticidi chimici.

L'entomologo cita, in particolare, la pratica sempre più frequente che consiste nell'avvolgere industrialmente le sementi con pesticidi, per evitare di doverli polverizzare sulle piante in pieno campo. Questi pesticidi penetrano in tutta la pianta, dalle radici al polline che le api riportano nei favi.

E' così che i pesticidi, a base d'imadaclopride e distribuiti dalla Bayer in Europa sotto varie denominazioni, Gaucho, Merit, Admire, Confidore, Hachikusan, Premise, Advantage etc., molto controversi sia in Francia sia negli Stati Uniti, eppure autorizzati dall'Unione Europea, attaccano il sistema immunitario delle api, che diventano vulnerabili a questi funghi parassiti di grilli e piralidi.

Ciò è confermato dalla scoperta di una mezza dozzina di virus, microbi e di questi funghi su alcune api sopravvissute. Questo è anche il motivo dell'assenza di insetti "squatter" nelle arnie abbandonate: non sopravvivono.

Il professore Cummins aggiunge che questa micidiale associazione tra funghi parassiti volontariamente sparsi sulle coltivazioni, e i "biopesticidi" prodotti dalle piante modificate geneticamente hanno lo stesso effetto.

Ha illustrato in modo sperimentale che le larve di piralide del mais infettate dal fungo Nosema pyrausta, sono 45 volte più sensibili alle infezioni che le larve sane. Questo provocherebbe il collasso del sistema immunitario delle api.

"Le autorità fitosanitarie incaricate della regolamentazione hanno trattato il declino delle api con un approccio ristretto e limitato, ignorando l'evidenza, secondo la quale i pesticidi agiscono in sinergia con altri elementi devastatori" afferma.

Dunque le concomitanti cause del decremento delle api possono essere le seguenti: pesticidi, virus e batteri diffusi con le chemtrails, elementi chimici nocivi contenuti nelle scie chimiche, campi elettromagnetici che disorientano gli imenotteri e danneggiano la loro capacità di ipercomunicare.

 

Dall’articolo del quotidiano britannico “The independent”: I cellulari stanno sterminando le nostre api? [Traduzione a cura di Corrado Penna]

Gli scienziati attribuiscono alle radiazioni da telefonia cellulare la causa della misterioso fenomeno del “collasso delle colonie” delle api

Di Geoffrey Lean and Harriet Shawcross
Domenica, 15 Aprile 2007



Sembra la trama di un film dell’orrore particolarmente inverosimile, ma alcuni scienziati suggeriscono che la nostra passione per i cellulari potrebbe causare grossi problemi di approvvigionamento alimentare, dal momento che i raccolti [degli alimenti vegetali di cui ci nutriamo] sono in pericolo.

Tali scienziati ipotizzano che le radiazioni dei cellulari e di altri dispositivi ad alta tecnologia siano la causa di uno dei misteri più bizzarri mai osservati nel mondo naturale: l’improvvisa scomparsa delle api che impollinano i cereali. La scorsa settimana, alcuni apicoltori affermarono che il fenomeno – che è iniziato negli U.S.A. e quindi si è diffuso nell’Europa continentale – stava iniziando a colpire anche la Gran Bretagna.

Secondo tale interpretazione, le radiazioni da cellulari interferiscono col sistema di orientamento delle api, impedendo agli insetti di trovare la strada per ritornare al proprio alveare.

Il Disordine da Collasso della Colonia (Colony Collapse Disorder - CCD) è quanto si verifica allorquando le api di un alveare scompaiono improvvisamente, lasciando solo la regina, le uova e poche operaie immature. Le api scomparse non vengono mai ritrovate, ma si pensa che muoiano lontano dalla loro "casa". I parassiti, gli animali selvatici e le altre api che normalmente saccheggiano miele e polline lasciati da un colonia morente, rifiutano persino di avvicinarsi agli alveari abbandonati.

Il primo allarme è stato lanciato lo scorso autunno, ma adesso è coinvolta metà degli stati della confederazione americana. La costa occidentale si pensa che abbia perso il 60% degli insetti curati dagli apicoltori, la costa orientale il 70%.

Il C.C.D. si è quindi diffuso in Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. La scorsa settimana John Chapple, uno dei più grandi apicoltori londinesi ha annunciato che 23 dei suoi 40 favi erano stati improvvisamente abbandonati. Altri apicoltori hanno registrato perdite di api in Scozia, Galles ed Inghilterra nord-occidentale, ma il Ministero dell’ambiente ha insistito: "Non c’è nessuna evidenza di comparsa del C.C.D. nel Regno Unito".

Le implicazioni di tale diffusione sono allarmanti. La maggior parte dei cereali mondiali dipende dall’impollinazione delle api. Albert Einstein una volta disse: "Se le api dovessero scomparire, l’uomo avrebbe ancora solo quattro anni di vita”. Nessuno sa perché stia avvenendo. Sono state proposte teorie che puntano il dito su acari, pesticidi, riscaldamento globale e cereali transgenici. [...]

Ricerche in Germania hanno mostrato da tempo che il comportamento della api cambia in vicinanza delle linee ad alta tensione.

Ora uno studio della Landau University ha mostrato che le api rifiutano di ritornare al proprio alveare quando dei cellulari sono posti nelle vicinanze. Il dottor Jochen Kuhn, che ha condotto l’esperimento, ha detto che ciò potrebbe suggerire una possibile causa del colony collapse disorder.

Il dottor George Carlo, che ha condotto negli anni ’90 del XX secolo un ampio studio sui pericoli causati dalla telefonia mobile per il governo U.S.A. e per l’industria dei cellulari, ha affermato: "Sono convinto che tale possibilità è reale”.

La causa contro il cellulare

Le evidenze che i cellulari possano essere pericolosi per gli esseri umani stanno aumentando, ma la prova definitiva non esiste ancora (?! ndr), soprattutto perché molti dei pericoli più grossi, come il cancro, si manifestano dopo decine di anni. La maggior parte delle ricerche sulla relazione tra cancro e cellulari non ha portato a nessuna conclusione, ma uno studio ufficiale finlandese ha provato che le persone che usano il cellulare da più di 10 anni hanno il 40% di probabilità in più di sviluppare tumori al cervello sul lato dove tengono appoggiato il cellulare.

Ugualmente allarmante è una ricerca svedese di alto valore che ha rilevato che le radiazioni da cellulari uccidono le cellule cerebrali, suggerendo che i teenagers del giorno d’oggi potrebbero manifestare comportamenti senili, quando sono ancora nel fiore degli anni.

Studi in India e negli U.S.A. hanno suggerito la possibilità che gli uomini che usano cellulari producano meno spermatozoi e, più prosaicamente, i ricercatori hanno identificato la condizione del cosiddetto “pollice da s.m.s.”, una forma di “patologia da sforzo ripetuto” (RSI, ovvero repetitive strain injury) causata dal continuo scrivere s.m.s.

Il professor Sir William Stewart, che ha guidato due inchieste ufficiali sull’argomento, ha avvertito che i bambini sotto gli otto anni non dovrebbero usare i cellulari ed ha rivolto una serie di raccomandazioni per la sicurezza, largamente ignorate dai ministri.

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Fonte - http://straker-61.blogspot.com/