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Lavoro |
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In Italia sempre più lavoro “flessibile": |
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a cura di Giuliano) |
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Part-time, apprendistato, interinali: secondo l’Istituto di
Ricerche Economiche e Sociali sono quattro milioni i lavoratori “instabili”
nel nostro Paese. Come rapportarsi a questa realtà? |
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Le elaborazioni dell’IRES basate sui dati Inps parlano chiaro:
in Italia ci sono due milioni e mezzo di lavoratori assunti con contratto di
Co.Co.Co. (che dall’introduzione della legge Biagi diverranno contratti a
progetto) e più di un milione e mezzo di assunti con contratti part-time, di
apprendistato, stagionali, interinali e di formazione lavoro. |
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L’incertezza che caratterizza le modalità di occupazione dei
lavoratori è figlia del vuoto creato dalla crisi del modello di produzione
fordista. Questo modello organizzativo, caratterizzato da specializzazione
funzionale, dalla stabilità del lavoro, dalla pianificazione di lungo periodo
e dalla centralizzazione del controllo, risulta oggi superato. |
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Di fronte al mutato scenario organizzativo quali sono le
possibilità che si prospettano per chi lavora con queste nuove forme
contrattuali? Innanzitutto lamentarsi non serve a nulla, la soluzione
all’oggettiva evoluzione del mercato del lavoro risiede, oggi più che mai,
nelle capacità del singolo. |
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Il cambiamento che si deve compiere è paradigmatico; la
flessibilità, costringe il singolo a pensare con la propria testa, a sentirsi
protagonista del proprio futuro professionale. Il lavoro “sicuro” ha talvolta
esplicitamente spinto le persone a “non pensare”, o meglio ad operare in un
ambiente in cui tutto era dato per scontato, dove le difficoltà dell’azienda
rimanevano problemi della classe dirigente. Il mutato scenario lavorativo ha
spostato le difficoltà anche verso i dipendenti. C’è un altro fattore che in
questi anni ha aggravato la situazione di chi entra nel mondo del lavoro. Al
mutato scenario produttivo non ha corrisposto un’evoluzione del sistema
formativo, che ha continuato a utilizzare il modello di riproduzione del
sapere ispirato dal fordismo: gerarchizzato, passivo e statico. Nelle
istituzioni educative l’apprendimento non si è liberato di una certa rigidità
e di un diffuso accademismo, lontani dalle esigenze del mercato del lavoro.
Anche nelle scuole deve quindi crescere l’importanza dell’individuo, intorno
al quale va costruito un sistema che permetta un apprendimento attivo e
responsabile, dove alla leggerezza del già dato si sostituisca la fatica del
concetto. |