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Tolmezzo, 11 aprile 2009
Don Carlo Gnocchi: cappellano dei capellani
delle penne nere.
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“Era
un soldato della
bontà…”…eroi eravate tutti,
ma lui, per giunta, era un santo…”. “Non
era vostro –riferito agli alpini- soltanto perchè
portava le mostrine verdi e la penna nera sul cappello, ma vostro
perché aveva quel cuore…”. Con queste
parole, il 3 aprile 1960, l’allora arcivescovo di Milano
card. Giovanni Battista Montini, divenuto poi papa
Paolo VI, si rivolse ai numerosissimi alpini parlando di don
Carlo Gnocchi in occasione della traslazione delle sue spoglie dal Cimitero
Monumentale al “Santa Maria Nascente”. E
quarantanove anni dopo si riparla con insistenza di questo alpino
“santo”, di questo cappellano alpino, di questo
cappellano dei cappellani alpini. Papa Benedetto XVI,
infatti, nel gennaio scorso, il 17, ha firmato il decreto di
approvazione per la beatificazione “del sacerdote dei
mutilatini, considerato anche benemerito dei trapianti
perché nel 1956, al momento della sua morte,
offrì, tra i primi, le proprie cornee”. La firma
del Santo Padre è consequenziale all’accertamento
di un miracolo attribuito a don Gnocchi. Lo stesso
sacerdote, in precedenza, era stato dichiarato venerabile con la
conseguente approvazione delle “virtù
eroiche” (cosiddette quelle virtù che, praticate
secondo perfezione o eroicità, attribuiscono la
santità). E, come ha sottolineato mons. Angelo Bazzari,
Presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi,
“la ragione sta nel fatto che don Carlo ha saputo sposare
l’anima degli alpini incarnandone i valori essenziali ed
assimilandone concretamente gli stili di vita”. Riferendosi
agli alpini, dei quali si sentiva certamente parte integrante, don
Gnocchi aveva scritto “sono la mia meditazione giornaliera ed
ho imparato ed imparo molte cose da loro. Attuarle, però,
è un’altra cosa”. Nel n. 1 del febbraio
1988 di Carnia Alpina, la rivista della Sezione Carnica
dell’Ana gli dedicava uno spazio. Il presidente sezionale
Adriano Gransinigh così scriveva in un articolo dal titolo
“Cappellano del Val Tagliamento: Don Carlo Gnocchi”.
“Credetemi, al solo pensare di scrivere di don Carlo Gnocchi,
di ricordare questa eletta figura, mi trema la mano. Siamo in presenza
di un grande Apostolo dell’amore cristiano inteso nel senso
più puro della parola, che la Chiesa
milanese vuole portare all’onore degli altari. Gli alpini
carnici e friulani che hanno prestato servizio al battaglione Val
Tagliamento nei primi anni del secondo conflitto mondiale lo
ricorderanno certamente perché è stato il loro
cappellano militare, lo ricorderanno per quelle sue sublimi doti
interiori, per la sua disponibilità, per il suop profondo
amor di Patria, per la sua costante presenza nei luoghi ove
più viva infuriava la battaglia, pronto a lenire i dolori
fisici dei feriti ed a preparare la via per il paradiso di Cantore ai
moribondi. Don Carlo Gnocchi nasce il 25 ottobre 1902 a S. Colombano al
Lambro e muore a Milano il 28 febbraio 1956. Il 6 giugno 1925 celebra
la prima messa e fino al 1935 è responsabile
dell’Oratorio della Parrocchia di S. Pietro in Sala a Milano
indi gli viene assegnato l’importante incarico di cappellano
dell’Istituto Gonzaga della capitale lombarda. Nel 1940 parte
volontario, viene arruolato quale cappellano militare nel battaglione
alpini Val Tagliamento e nel 1943 viene destinato alla Divisione
Tridentina. Partecipa, meritando una medaglia d’argento al
valore militare sul campo, alla campagna di Russia e, dopo
l’8 settembre, entra nella Resistenza. Alla fine del 1944 si
dedica all’assistenza delle vittime più
incolpevoli della guerra: gli orfani dei soldati ed i fanciulli
mutilati per i quali h fondato la Pro Juventute, che assiste
attualmente bambini e giovani handicappati in una rete di centri
medico-sociali tra i più efficienti d’Europa,
dislocati in ogni parte d’Italia. Ecco il miracolo di un
Uomo, di un Sacerdote, che fino all’ultimo ha fatto il suo
dovere di cittadino, servendo la Patria, e di Pastore di anime,
portando avanti un apostolato nel senso evangelico più
ampio. Nel 32^ anniversario della sua morte (si rammenta che questo
articolo è stato scritto nel 1988, quindi nel 2009
l’anniversario è il 53^, n.d.r.), ricordiamo
questo nostro indimenticabile cappellano degli alpini del Val
Tagliamento con una preghiera e, perché no, con
un’offerta, per Ricordare i Morti aiutando i Vivi”.
Quattro le tappe fondamentali per “la dichiarazione formale
di santità da parte della chiesa”: 1987/91; 2002;
2004; 2009. Nel primo periodo, il più laborioso, si
concretizza la fase diocesana per la Causa di Canonizzazione da parte
dell’allora arcivescovo di Milano card. Martini, nel corso
del quale don Gnocchi è dichiarato Servo di Dio. Nel 2002,
il 20 dicembre, è dichiarato venerabile a seguito della
pubblicazione, autorizzata da Papa Giovanni Paolo II, con apposito
Decreto. Il 22 ottobre del 2004 è esaminato un presunto
miracolo attribuito a don Gnocchi per l’eccezionale
guarigione di un alpino, Sperandio Aldeni, elettricista, rimasto vivo
dopo un brutto incidente sul lavoro. Il 19 dicembre si conclude la
sessione del processo diocesano sul presunto miracolo che viene
successivamente esaminato dalla Congregazione delle Cause dei Santi in
Vaticano. Il 17 gennaio di questo anno, il miracolo viene riconosciuto
e il Papa Benedetto XVI autorizza la pubblicazione del decreto di
attribuzione. In vista, poi, della solenne celebrazione del rito della
beatificazione che avrà luogo in piazza Duomo a Milano il 25
ottobre è stata effettuata la “ricognizione della
salma” come previsto dal diritto canonico. Tutti gli alpini,
chiaramente, sono chiamati a partecipare a questa cerimonia, ed in
particolare quanti lo ebbero, cappellano militare, nei reparti di
appartenenza. Quanti furono nelle file del Val Tagliamento certamente
parteciperanno a questa importante celebrazione. Non ci
sarà, purtroppo, il gen. Adriano Gransinigh
che ne fu uno dei comandanti. Siamo sicuri che gli sarebbe piaciuto
essere presente anche per ricordare gli alpini friulani del Val
Tagliamento (ma anche di quelli della Tridentina) che da lui trassero
conforto in Albania e “nella terra inospitale di
Russia” e dai quali, forse, anche lui aveva imparato molto.
Certamente, come aveva ricordato sempre il card. Martini,
“Lui era ciò che voi volevate essere, forti e
insieme buoni”.
Fausto Coradduzza
Messo in rete il 11 aprile 2009
APPROFONDIMENTI:
Teremoto in
Friuli
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