|
|
|
Tolmezzo, 17 aprile 2009
Il coordinatore della Protezione Civile
della Sezione Carnica dell’Ana racconta la sua esperienza a
L’Aquila
|
|
Il
primo gruppo dei volontari della Protezione Civile della
Sezione Carnica dell’Ana è rientrato
dalle zone terremotate de L’Aquila.
Oramai sta rientrando anche il secondo (Umberto Spangaro, Fabio Matiz,
Sergio Riolino e Rainis Claudio). Pronto, in caso di
necessità, è un ulteriore gruppo, numeroso, che
si è messo a disposizione. A L’Aquila
rimane, per il momento, per la Carnica, Fabio
Matiz. Ma cosa è accaduto immediatamente alla scossa
distruttiva delle ore 03.33. A Tolmezzo, a casa di
Graziano Petris, coordinatore sezionale della P.C., le valigie erano
pronte in quanto in mattinata sarebbe dovuto partire per una breve
vacanza. Poco prima delle ore 5 del mattino del 6 aprile non
è suonata la sveglia, ma è squillato il
telefonino della Protezione Civile in dotazione. La
chiamata era del Coordinamento regionale con l’imperativo
di… armarsi e partire…, e in fretta! Accesa la TV
si è reso subito conto del perché di quella
chiamata. Ad un veloce giro di telefonate rispondevano
all’appello Daniele Cedolini, Valentino Palman, Danilo Iuri,
Eugenio Polonia, Natalino Cella, Pietro Pratini e Renato Gracco con
appuntamento non oltre le 6.30 nella sede di via Paluzza. Riferisce
Petris: “dovevamo caricare tutti i materiali necessari sui
nostri mezzi ed agganciare al furgone la cucina da campo. Allestito
quanto necessario, alle sette, eravamo già in viaggio per
raggiungere, a Palmanova, la sede della P.C. regionale da dove si
sarebbe formata la carovana dei volontari della regione. Assieme a noi
la Sezione Ana di Palmanova con al seguito il frigorifero da campo e
sei volontari”; (alle ore 13.00 sarebbero partiti poi i
volontari delle Sezioni Ana di Cividale e Gemona con altre due cucine
da campo). Dalla città stellata il via alle ore 9. Una
quarantina di mezzi con duecento volontari compresi quelli dei vari
gruppi comunali. Alle 13.30 la seconda colonna: cinque i volontari
della Sezione Ana di Cividale, e quattro di Gemona. “Il
trasferimento –prosegue Petris- è stato interrotto
più volte per lasciare spazio alle colonne dei Vigili del
Fuoco, tanto che a Teramo siamo giunti verso le ore 20. La sosta
forzata, comunque, non è stata vana. Ci ha permesso di
rifornirci dei viveri almeno per le nostre prime
necessità”. “Siamo potuti ripartire
verso le 21.30 e dopo diverse traversie, verso la mezzanotte abbiamo
raggiunto la periferia de L’Aquila”. Dopo una prima
tappa all’ ”Acquasanta” è
stata raggiunta l’area assegnata al Friuli Venezia Giulia,
nei pressi della Caserma “Rossi”. “Alle
ore 04.00 della mattina successiva –prosegue Petris- abbiamo
concluso le operazioni di montaggio delle nostre strutture. Faceva
anche freddo per una perturbazione che aveva interessato le montagne
circostanti con nevicate. Bisognava, comunque, allestire il campo,
unitamente alla P.C. comunale, con il montaggio di una sessantina di
tende da 6-8 posti oltre alla dotazione delle docce e dei gabinetti
chimici”. Nel frattempo è sopraggiunta la seconda
colonna. Il compito del gruppo guidato da Petris era quello di
sistemare il settore della ristorazione,
dell’approvvigionamento dei viveri e della confezione dei
pasti per tutti i volontari. Il primo giorno, però, il
pranzo era distribuito della P.C. nazionale tramite catering,
“servizio –riferisce Petris- che non ha funzionato
a dovere dal momento che la prima fornitura, per noi, è
stata effettuata solo verso le 16. Chiaramente prima sono stati serviti
i terremotati, ma anch’essi non se la sono passata
meglio”. Impossibile approvvigionarsi in loco per cui Petris,
assieme ad altri funzionari, si è recato a Teramo per
l’acquisto dei viveri “la sera, così,
abbiamo potuto servire un pasto caldo a tutti i volontari, che si sono
congratulati con noi, grazie all’impegno del mio gruppo. Le
scosse, anche di forte intensità, ci hanno tenuto compagnia
costante”. “Oltre a ringraziare il primo gruppo di
P.C. della Sezione Carnica vorrei ringraziare anche quanti ci hanno
dato il cambio e quanti altri si sono messi a disposizione (Gianni Iob,
Egi Fachin, Eleonora Sammartano, Luciano Zuliani, Enrico Marini, Enrico
Agostinis, Annino Unida, Emilio Tormo) e quanti altri vorrebbero essere
presenti ma non possono abbandonare il loro posto di lavoro”.
Petris poi fornisce alcuni dati. “La giornata lavorativa
inizia alle ore 05.00 per concludersi non prima delle ore 23 dal
momento che i volontari giungono alla spicciolata. Comunque, nel corso
della giornata fornivano 400-500 colazioni e 450-500 pranzi e
altrettante cene. La colazione prevede caffè, latte,
thé, merendine, marmellata e frutta per chi la volesse
oltre, a richiesta, panini imbottiti da portare al seguito. Il pranzo:
pastasciutta al ragù o al sugo di pomodoro, bistecca, tonno,
carne simmenthal, agnello, sempre sulla base di quello che si riusciva
a reperire; per contorno fagioli, verdure varie, frutta e
caffé. A cena come a pranzo con l’aggiunta,
però, di minestrone di verdure varie o di fagioli. Dopo una
dura giornata il nostro minestrone è stato molto
apprezzato”. Il cambio è stato dato la vigilia di
Pasqua. “Siamo partito verso le 14 per rientrare alle nostre
case verso l’una”. Le impressioni di Petris
“non ho vissuto il terremoto del 1976 perché
lavoravo all’estero, ma ciò che ho visto mi ha
fatto intuire quello che avevano provato in Friuli. Ho visto la gente
abbastanza calma; gli anziani mi hanno fatto venire il groppo alla gola
per il loro smarrimento, paura, avvilimento per i parenti perduti e per
le case distrutte. Anzi proprio le case mi hanno lasciato perplesso in
quanto costruzioni appena finite o recenti se non crollate erano molto
lesionate. Una ulteriore perplessità è stata
quella di vedere in molte abitazioni con struttura in cemento armato,
le tamponature realizzate con ‘forattini’, camera
d’aria con isolamento, e quindi altro
‘forattino’ all’interno. Questa tipologia
di costruzione normalmente si esegue per i tramezzi, ma non per le
murature esterne”. Conclude con un messaggio di speranza:
“la vita deve continuare e la presenza e la vicinanza degli
alpini è considerata una garanzia”.
Fausto Coradduzza
Messo in rete il 17 aprile 2009
APPROFONDIMENTI:
Teremoto in
Friuli
Per essere sempre informato
sulle ultime novità e gli aggiornamenti del sito, iscriviti
alla NewsLetter, è gratis!

|