Liberarete
a cura di Marco Cagnotti(cagnotti@venus.it)
Inquinamento telematico
Rientro a casa dal lavoro, e trovo la cassetta delle lettere piena di pubblicità. La solita seccatura, il
solito spreco
di carta. Ma ormai mi ci sto abituando: separo la posta dagli annunci pubblicitari, e appena in casa infilo questi
ultimi senza neanche degnarli di uno sguardo nel sacco della carta da riciclare. Poi accendo il computer e controllo
la posta elettronica… e mi ritrovo con otto e-mail di pubblicità. Ecco, questo proprio non lo sopporto.
Certo,
premere DEL è più semplice che appallottolare un foglio, alzarsi e buttarlo in un cestino, eppure
l'uso della posta
elettronica per diffondere informazioni commerciali non richieste mi irrita tremendamente. Mi tocca sorbirmi la
pubblicità nella cassetta delle lettere, fra un articolo e l'altro sulle riviste, a ripetizione durante i film in
televisione, su quegli orrendi cartelloni che deturpano il paesaggio e i centri storici… No, anche nella mailbox no.
Per non parlare delle catene di sant'Antonio che minacciano sciagure se interrotte, o quelle che promettono lauti
guadagni se proseguite inviando denaro a una lista di persone. Domanda: c'è ancora in giro qualcuno tanto
fesso
da cascarci? A giudicare dal loro successo si direbbe di sì. Si vede che quando il buon Dio ha distribuito
la
stupidità certa gente ha fatto la fila tre o quattro volte.
Inevitabile la domanda: come mi hanno trovato
gli agenti commerciali che mi hanno scritto? Semplice: basta che
il mio indirizzo sia comparso su qualche rivista con cui collaboro (non A, spero…). E chi non scrive per
professione, com'è stato raggiunto? Be', non solo le riviste su carta stampata sono luoghi pubblici da cui
si
possono ricavare indirizzi da bombardare con messaggi pubblicitari. Tanto per cominciare, quante volte vi
è stato
chiesto di inserire il vostro indirizzo di e-mail in qualche formulario trovato nel Web? Tante, vero? E
perché
credete che i webmaster siano così interessati a sapere chi siete e dove vi trovate, se non per poter poi
rivendere
il vostro indirizzo a chi si occupa della diffusione di comunicati commerciali? Senza contare che vere e proprie
miniere sono le liste di discussione e i newsgroup. Pensavate di non rischiare nulla seguendo un gruppo o una
lista, se non qualche insulto nei dibattiti troppo accesi? Ebbene, vi sbagliavate. Ci sono organizzazioni che
setacciano sistematicamente gruppi e liste, iscrivendo i propri "robot" (programmi per la ricerca automatica di
indirizzi) per qualche tempo in modo da schedare un congruo numero di partecipanti e poi andandosene
tranquillamente con un ampio database di vittime ignare a cui spedire la propria spazzatura commerciale. Senza
rimetterci una lira per le spese postali o per pagare qualcuno che distribuisca i dépliant nelle cassette delle
lettere.
Infatti basta schiacciare un tasto e oplà: partono decine di migliaia di e-mail, piene di stupida, inutile,
insulsa,
dannosa pubblicità. Capite ora perché da quando avete iniziato a intervenire in quell'interessante
gruppo di
discussione hanno pure cominciato ad arrivarvi i comunicati commerciali di prodotti di cui non potrebbe
importarvi di meno?
La diffusione su ampia scala di informazioni non richieste attraverso la posta elettronica
o i newsgroup ha un
nome: spamming. E' un'attività che, pur non essendo illecita (ma negli USA il fenomeno è
talmente diffuso da
aver aperto la questione della sua legalità, sebbene ancora non vi sia una legge che lo vieti
espressamente…), è
considerata una grave violazione della netiquette, ossia di quel minimo di regole di buona educazione che la
comunità degli utenti di Internet considera irrinunciabili. Vi sono parecchi documenti che ne illustrano
gli
elementi fondamentali. A titolo di esempio, fra i più interessanti posso segnalare quelli agli URL
seguenti:
http://www.nis.garr.it/netdoc/rfc/rfc1855.txt
http://www.polito.it/~bertola/faq/
newfaq.htm
http://www.inferentia.it/netiquette/
Basterà però fare una semplice indagine con qualche motore di ricerca come Yahoo!, Lycos
o Altavista per
trovarne molti altri. Tutti concorderanno nell'affermare che non è una violazione della netiquette aprire
un sito
Web in cui si pubblicizzano gli impianti sanitari prodotti dalla propria azienda, perché l'utente interessato
si andrà
liberamente a cercare le informazioni che vuole. Ma è gravemente scorretto scrivere a migliaia di persone,
la
maggior parte delle quali degli impianti sanitari se ne frega perché non sta cambiando quelli che ha
già, un
messaggio del tipo
"Gentile signora, egregio signore, La informiamo che la nostra ditta ha aperto un
sito con il catalogo completo
della propria produzione di impianti sanitari, al quale siamo certi Lei è molto interessato/a. Il catalogo
può
essere raggiunto all'URL http://…"
Qualche furbone ha anche la bella idea di spedire tutto il catalogo
insieme all'e-mail. Definirlo uno spreco di
risorse è poco: già la larghezza di banda è quello che è, e se c'è gente che
intasa la Rete con queste porcherie poi
non c'è da stupirsi se Internet diventa sempre più lenta.
Un'azione di marketing così
stupida e volgare non può che fare incazzare gli utenti che ne sono vittima. Basta
il semplice buon senso per capirlo. E invece no. Invece i pubblicitari che hanno scoperto la comodità e
la
flessibilità della posta elettronica e riempiono le nostre povere mailbox di spazzatura sono privi anche
di un
minimo di buon senso. Oppure, più probabilmente, peccano di arroganza e maleducazione.
Lo
stillicidio continuo di pubblicità che mi tocca ogni giorno scaricare dal server è lì a
dimostrarlo.
Che fare contro lo spamming? Siamo veramente indifesi, alla mercé del primo cialtrone
che vuol farci sapere
quanto è interessante il suo catalogo di articoli sanitari? La nostra unica arma è davvero il tasto
DEL? No,
qualcosa si può fare. Tanto per cominciare si può andare a visitare un'interessante documento
all'indirizzo
http://huitzilo.tezcat.com
/~gbyshenk/ive.been.spammed.html
E poi aspettare il mese prossimo per leggere A.
Tornerò sull'argomento e darò qualche "dritta" sui metodi di
autodifesa dallo spamming.