Ciò che non si è capito
Leggendo quello che è stato scritto su mio padre Ugo Mazzucchelli dalla sua morte
ad oggi,mi sono convinto
della superficialità degli interventi e di quanto siano stati sbrigativi, forse per togliersi in tutta fretta un
incomodo
da torno. Marcare gli accenti sulla sua agiatezza, sulle sue intenzioni circa la proprietà privata o sul
danaro,significa voler continuare nella posizione dello struzzo che di fronte al problema mette la testa sotto la
sabbia. Ho fatto bene a digerire per tanto tempo tante superficialità! Avrei potuto rispondere per tempo
e per le
rime, ma ho pensato bene di aspettare. Mi interessa rispondere solo al giudizio di coloro che sarebbero stati i suoi
compagni, e così farò; in quanto agli altri "de minimis non curat praetor"!
Ciò che
la estrema superficialità ha sempre trascurato di considerare è la differenza evidente tra il
Programma
Anarchico e la problematica quotidiana che gli stessi anarchici si trovano ad affrontare. È troppo comodo
affermare che vogliamo una società dove non esistano più le condizioni perchè l'uomo
sia lupo all'uomo, dove
la solidarietà regni sovrana,dove ognuno lavori anche per il solo piacere di lavorare, ma intanto l'utopia
si deve
scontrare con la realtà, con i suoi problemi quotidiani, e mentre questi si manifestano e ti costringono,
sempre,
a dei compromessi, oltre a vivere bisogna trovare il tempo per organizzarsi in modo tale da raccogliere consensi
e alleanze a supporto dei propri progetti. A questo tipo di problematica gli anarchici hanno sempre opposto
snervanti discussioni che hanno finito col renderli degli emarginati, relegandoli ad un ruolo di estrema
invisibilità.
Mio padre, per un certo periodo della sua vita, è stato anche un industriale per
poi morire pensionato, ma
confortato,questo si!, dall'affetto e dal supporto dei suoi figli. Ma mentre si industriava, mentre le condizioni
glielo avrebbero anche permesso è sempre stato coerente con le sue idee e con le scelte operate in
gioventù!
Avrebbe potuto agire diversamente, ma non lo ha fatto! Posso sicuramente affermare che la logorrea di cui ha
sempre sofferto il movimento anarchico negli ultimi 50 anni, lo ha certamente spinto a delle provocazioni,che
ora più che prima, mi rendo conto non sono servite a granché.
Gli anarchici hanno sempre
affermato che anche in Anarchia uno può possedere quant'è in grado di lavorare con
le sue forze, che alla violenza è opportuno rispondere con la forza e che il danaro, quando è
mezzo di scambio
e fino a quando non si troverà un mezzo altrettanto valido che possa sostituirlo, tutt'al più
è da considerare come
una necessità. Malatesta, quando cercava di far ragionare i custodi della fiaccola sotto il moggio,
argomentava
che non si può distruggere tutto se prima non si è pensato a come garantire la vita di tutti i giorni,
altrimenti la
gente ti si rivolta poi contro e finisce col reinvocare il vecchio!
Ragionare sulle guerre, come se queste non
dovessero esistere, sarà anche nobile ed edificante, ma intanto, guerra
partigiana o no, senza la seconda guerra, oltre a Stalin, avremo avuto anche Hitler e Mussolini! Certo che siamo
contro tutte le guerre, ma se un popolo è soggiogato e conculcato nelle sue libertà, andargli a dire
che deve iberarsi
ribellandosi è anche giusto e doveroso, ma fino a quando? Chi lo può aiutare concretamente a
dare una spallata
se il peso che sopporta è inumano? Se interviene una guerra che può aprire delle prospettive di
liberazione, noi
cosa facciamo, gli recitiamo il catechismo dell'antimilitarismo, o, se possiamo, diventiamo partigiani?
Ma
c'è dell'altro, che non so se è sfuggito per saggezza opportunistica o, ripeto, per la troppa fretta:
mio padre,
per la prima volta nella sua vita, è andato a votare assieme a me ( anche per me è stata la prima
) pochi mesi prima
di morire . Vi posso assicurare che non è stato per rincoglionimento (cosa questa nobilmente insinuata
da
qualcuno) ma solo per uscire definitivamente da una paralitica condizione di impotenza che ha condizionato per
troppo tempo il movimento anarchico!
Ho sempre pensato che la teoria deve unirsi all'azione e che la sintesi
mezzo fine deve ispirare la nostra condotta,
anch'io ho sempre voluto chiudere gli occhi di fronte a fatti incontrovertibili: la Rivoluzione Messicana, la Rivolta
di Kronstadt, l'epopea della Machnovicina e la Rivoluzione in Spagna, sono fatti sui quali non si è
discusso
abbastanza con mente critica, ma sono fatti sui quali il movimento anarchico ancora oggi è ricordato per
quello
che ha fatto e saputo fare, e questo in barba a tutti i catechismi. In quei momenti, che hanno fortunatamente
lasciato una impronta indelebile, ci sono stati compagni che si sono costituiti in partito, che hanno appoggiato
campagne elettorali,che non hanno guardato troppo per il sottile quando c'è stato da compromettersi coi
problemi
del giornaliero: forse hanno addirittura preteso poco, quando si è trattato di avere maggiori
responsabilità!
Questo è quello che penso e so che posso sbagliare, ma fino a quando non si
inizierà un dibattito fuori dagli
schematismi ideologici, non accetto lezioni di anarchismo da nessun interprete ufficiale, e rivendico anche per
mio padre questo diritto a voler rimettere tutto in discussione! Visto il cammino dell'anarchismo degli ultimi 50
anni, credo proprio che sia il minimo che ci si potrebbe aspettare da un movimento responsabile! Argomentare
sui fatti accennati con la mentalità dei tempi in cui sono avvenuti è, a dir poco, datato, sopratutto
se si adottano
gli stessi ... argomenti!
Sono consapevole che affrontarli alla luce degli avvenimenti in corso significherebbe,
oggi, essere attuali,
moderni, proiettati nel futuro: è chiedere troppo? Forse si!
Mio padre, se avesse aspettato l'aiuto degli
anarchici per fare qualche cosa di concreto, comprese le cooperative
di lavoro e di consumo, non avrebbe preso alcuna iniziativa, e questo, cari compagni è documentato!
Come non
avrebbe concluso positivamente la vicenda del monumento a Bresci!
Ma basta con gli sfoghi!
Un'altra
cosa: quello che sembra non interessare affatto i moderni anarchici, è rispettare la gente! Sembra quasi
che ci sia una specie di rigetto circa i problemi del quotidiano, una paura di sporcarsi le mani a scendere per strada
anche con chi non la pensa come noi, ma come noi vive gli stessi problemi: il problema delle alleanze o tattiche
o strategiche, turba il sonno dei puri, ma è lì che pulsa la vita, con le sue contraddizioni, brutture
e distorsioni,
aberranti quanto volete, ma con le quali prima o poi si devono fare i conti! Possiamo anche fare a meno di questa
partita doppia, ma alla fine il bilancio risulterà fallimentare!
Scrive il compagno Venza su U.N. del
2.2.'97 : "...l'anziano carrarese rivede antiche convinzioni anarchiche
adattandole alla propria condizione sociale di benestante e di ottuagenario". Non so ancora oggi, a distanza di
nove mesi dalla scomparsa di mio padre, come intendere questo afflusso di polverone al cervello, così
mi limiterò
a due possibili interpretazioni: una di carattere marxiano-storico, secondo la quale,al di là di un certo
reddito non
si può più essere dei rivoluzionari (se si è anarchici si può tutt'al più
essere dei piccolo-borghesi!); l'altra di ordine
puramente egoistico alimentata dalla senilità incombente. Nell'un caso o nell'altro gradirei un rinforzino
da
Claudio, sempre che intenda ribadire il suo giudizio di immoralità su mio padre!
Qualche ultima
considerazione: caro Finzi, vorrei dire che mio padre si è battuto per la realizzazione di un
monumento a Bresci e non di una semplice lapide, che questa iniziativa ha avuto risonanza modiale e che ha
contribuito ad affermare, attraverso un convegno di storici non anarchici, che l'atto di Bresci fu un atto di giustizia
non un attentato terroristico!
Per quanto poi riguarda il superamento della pregiudiziale antifascista, non
è esatto quanto tu affermi: mio padre
ed io, negli ultimi anni ci siamo battuti per la pacificazione: abbiamo proposto lo scioglimento di tutte le
associazioni partigiane, e la rimozione di tutti quegli ostacoli che contribuiscono solo a trasmettere odio ed
incomprensione alle generazioni future, a due condizioni.
La prima: NESSUN MUTAMENTO DI GIUDIZIO
SUL FASCISMO
La seconda: TUTTI DEVONO RIMUOVERE DAI LORO ARMADI GLI SCHELETRI
CHE ANCORA
CONSERVANO
Una tale posizione tende anche e sopratutto a valorizzare sempre meglio gli ideali di
giustizia, libertà e tolleranza,
e noi che la intolleranza la abbiamo subita sulla nostra pelle, sia da parte dei marxisti di sinistra che da quelli di
destra (vari fascismi e similari) di questo secolo, sappiamo benissimo quanto è e sarebbe importante
affermare
questo principio nella testa di ogni uomo, ma proprio di ogni uomo! Non a caso i più feroci oppositori
a questo
progetto sono proprio i comunisti più o meno rifondatori, i quali di scheletri negli armadi se ne intendono
benissimo!
Mio padre diceva che era solidale con questa repubblica nei momenti in cui venivano minacciate
le poche libertà
conquistate anche con la guerra partigiana e chi non capisce questo in parte lo deve anche al fatto di non aver
vissuto sotto il fascismo e le sue stragi!
Cari compagni anarchici, quello che ho scritto è un atto
dovuto e sentito.
Su certe cose mi è parso doveroso precisare, puntualizzare; su altre non ho potuto
fare a meno di polemizzare,
tirato per i capelli!
Rimango della convinzione, più che mai, che gli uomini realizzaranno solo quello
che VORRANNO, e vorranno
quello che capiscono PRIMA, condividendolo POI.
Se staremo in mezzo a loro, accettandone le debolezze
e le contraddizioni, cercando di risolverle con metodo e
pazienza, anche correndo dei rischi, allora potremo sperare di contribuire a qualche progresso, a qualche
cambiamento, a crearci qualche spazio di visibilità, come dicono oggi quelli che parlano bene, altrimenti
.......
saluti anarchici
Alfredo Mazzucchelli
(Carrara)