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Mario Cioni è un personaggio che
nasce
per il teatro.
All'inizio dello spettacolo Benigni
si presenta con un fazzoletto sul viso. Pian pian lo mordicchia e così si libera il volto.
Per tutto lo spettacolo sta in piedi immobile con le mani in tasca. Benigni lo introduce così:
"Dal momento che mi metto il fazzoletto
nel viso io divento un altro personaggio...
Questo personaggio è la giornata tipo di un sottoproletario toscano - casualmente perchè son
toscano, se ero di Matera lo facevo di là.
Si divide in quattro momenti: si sveglia e c'ha una litigata col babbo che sta al gabinetto
prima di lui, poi va alla casa del popolo, poi va al cinema, poi va alla
puttana.
In questi quattro momenti lui c'ha una visione della madre che è morta, e impersona pure la
madre, che lo portava dagli stregoni, dalle maghe..."
Vita da Cioni è un breve programma (3 puntate) in cui Benigni recita davanti alle telecamere
i monologhi tanto applauditi in teatro. Di Cioni restano famose le
invettive
. Nel bel libro
Tuttobenigni se ne leggono tre, dirette al
babbo
che sta chiuso al gabinetto per ore, a una
donna, ad
Almirante.
Il linguaggio di Cioni è forte, genitale, rabbioso, impregnato di
escrementi e oscenità. E per questo non evoca, ma dice le cose nella loro materialità. Le
metafore non rimandano ad altro, non richiamano altri significati, ma sono le cose, le toccano.
"L'Italia l'è una porta senza vetri... tira vento e ci fa un freddo cane e si patisce ancora di
più... L'Italia l'è una mela marcia che puzza e non si può mangiare... chi è stato ?! Chi è il
baco che l'ha fatta marcire ?! L'Italia l'è una donna pelata... non si pettina, no... e chi gli
ha tagliato i capelli... L'Italia l'è una donna pelata che mangia una mela bacata e si specchia
su un vetro rotto e morirà di freddo, battendo il capo e sputando il baco eh... di chi è la
colpa ?!"
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Onda libera (Televacca)
Nell'autunno del 1976 viene trasmessa su Rai Due la prima puntata di Onda libera .
Gli autori sono Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci, Umberto Simonetta e Beppe Recchia.
In video il mattatore è Roberto: il Cioni televisivo riesce a inserirsi nelle frequenze
della Rai e, in compagnia del Monna ci parla da una stalla (per questo la trasmissione
dovrebbe chiamarsi Televacca ) . I due danno spazio alle
notizie, alle
discussioni e
permettono l'esibizione di altri artisti-personaggi.
Ogni tanto si sentono delle voci fuori-campo: sono i "vecchi" della televisione (Buongiorno,
Corrado, Martellini, Ameri e altri) che non solo esprimono la loro
indignazione per la
trasmissione, ma progettano anche di far fuori Cioni.
Non compare in tv Don Giordano (un prete di campagna interpretato da Marco Messeri), forse
per un'autocensura degli autori. Nell bel libro di Silvano Ambrogi Quando Benigni ruppe il
video se ne possono leggere le battute.
La sigla del programma è
La marcia degli incazzati.
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Al Festival di Sanremo, nel 1980, Roberto rompe il video apostrofando il pontefice con
l'espressione Wojtylaccio .
Succede un casino: indignazione di tutto il mondo cattolico, denuncia per oltraggio...
In realtà il suffisso -accio per i toscani è affettuoso, non dispregiativo (bischeraccio -
come ricorda Mauro Innocenti in una intervista proprio a Benigni - è una parola
affettuosissima ).
A qualche mese di distanza Benigni racconta un episodio delle ultime vacanze di
Giovanni Paolo II:
"...era in montagna e, durante una delle sue solite passeggiate,
si avvicinò troppo al ciglio della strada che dava su un burrone. Un cardinale lo mise
in guardia:"Sua Santità, faccia attenzione, c'è un crepaccio" e Wojtyla si arrabbiò moltissimo".
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