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DA QUI [testi] MANCIURIA (L'ULTIMO JOHN FORD) E' la scena in cui lei entra in sala da pranzo ubriaca Si siede senza aspettare la fine della preghiera senza salutare nessuno Tutti capiscono che dal centro del suo cuore sanguina ancora una ferita Contro l'orizzonte gli alberi sono solo disegnati i colori troppo forti per essere reali 'Un buon posto per dimenticare' ripetono in continuazione i protagonisti ATTO DEFINITIVO Il periodo in cui componevo 'Atto Definitivo' fu tra i più difficili Mangiavo solo nei giorni in cui Ada era di turno nel suo locale Mi alzavo alle sei del pomeriggio Avevo cominciato una specie di Ramadan involontario Niente cibo alla luce del sole! Con l'aiuto di un amico fui ingaggiato per due serate in un locale chic sui colli intorno Bologna: 'Le Cave'. Arrivai con una sera d'anticipo Mi presentai e chiesi 'Potrei consumare ora la cena? La cena che domani sera mi spetterebbe di diritto?' Seduto di tanto in tanto fissavo il riflesso del mio volto sulle vetrate Dovevo fare veramente paura Le guance cianotiche Un ghigno che mi attraversava la faccia 'Atto Definitivo' L'ho sempre considerato un bel titolo C'E' QUESTO STANOTTE C'è questo stanotte Due distese di bianco spezzano l'oscurità Una a terra, immobile ricopre le forme L'altra in continuo movimento penetra nella notte e si ritrae Il gelo ha ricoperto i vasi su questo terrazzo dove non andiamo mai Il vento piega gli alberi e tende i fili dove nessuno stende più la biancheria Ho scavalcato il tuo corpo scomposto nel sonno e nella mia parte di letto mi sono avvolto nel tuo calore SENZA UN POSTO DOVE DORMIRE Non avevo un posto dove dormire Guidavo tutta la notte fino a perdere il filo dei miei pensieri Mi dirigevo fuori dal centro Imboccavo la tangenziale Le luci battevano sul cofano della macchina Fissavo quelle luci Quando tornavo in me ero stremato Io e Ada c'eravamo lasciati Avevamo venduto l'appartamento Con quei soldi sarei andato in Spagna Era un'idea A Napoli cercai un hotel poi andai a tagliarmi i capelli Chiesi: 'Qual'è il quartiere delle puttane?' Il barbiere mi indicò una strada di case basse Erano tutte sedute fuori Sopra il cielo tendeva al viola Non era ancora notte Mi chiamavano Qualcuna cercava di attirarmi con un gesto o alzando la gonna Steso sul materasso Steso sul materasso senza lenzuola Dopo che ero venuto mi resi conto di questo Tante cose non sarebbero più state le stesse Da quel momento in poi da quel momento in poi avrei dovuto fare i conti con cose di cui avevo una conoscenza solo vaga La solitudine ad esempio LA CITTA' MORTA Salendo le scale ci ha spaventato il silenzio e qualcosa che pareva un'attesa Abbiamo consacrato a nostri idoli le montagne intorno confidando nella loro protezione La pioggia ci aveva perseguitati per tutto il viaggio Corridoi male illuminati I cartelli parlano di gite al mare Foto di discoteche e di comitive che brindano, a testimoniare l'ottimo servizio Tavolini che sembrano aspettare altra gente in un altro momento Ordinare le stesse cose che mangiamo da una settimana Perchè siamo stanchi di novità Oggi siamo partiti Nessuno ci ha chiesto dove saremmo andati Perchè quaggiù quaggiù nessuno immagina chi siamo SOTTO IL CIELO Fuori la finestra tutto scorre e passa Uccelli in volo SUL VIKING EXPRESS Karin è bionda ed esile E quando ride è come se si vergognasse di farlo Mi racconta qualcosa di lei di come ha lasciato casa Mi chiede di me perchè sono qui dove sono Il vento ci scompiglia i capelli ci ruba le parole scagliandole nell'assordante vuoto della notte fino a non sentire più la faccia dal freddo Karin dice prima di andarsene 'Sarebbe bello se almeno conoscessi qualcuno qui' Perchè sono qui dove sono? Nell'assordante vuoto della notte c'è odore di fritto Perchè sono qui dove sono? QUALCOSA SULLA VITA La proprietaria non aveva badato a spese Avremmo portato via tutto quello che c'era nel minor tempo possibile Era una villa di gran lusso con i balconi in legno e le ampie vetrate Siamo partiti dal garage Abbiamo caricato sul furgone due gommoni forati dei remi e una teca con un pitone imbalsamato divorato dai parassiti Abbiamo portato in strada la cucina gli elettrodomestici i tavoli alcuni armadi Mano a mano che riempivamo il marciapiedi portavamo via un carico col furgone In solaio ci siamo fermati a leggere alcune lettere contenute dentro sacchi di tela Erano tutte scritte con uno stile molto formale Avvisavano di arrivi posti visitati cambi di programma C'era sempre un accenno al tempo Era chiaro per l'autore quelle lettere erano un semplice dovere Le abbiamo fatte sparire insieme al resto Le due passate Abbiamo preso l'assegno siamo risaliti sul furgone Lei ci ha salutati con la mano Indossava un paio di jeans attillati e una maglia bianca La sua nuova pelle splendente era un richiamo alla vita AVVERTIMENTO Qualcuno ha lasciato una testa di maiale nel cortile dietro casa Non ho idea di chi l'abbia lasciata lì e che cosa voglia dire, una testa di maiale con una freccia tra i denti Un avvertimento, forse Siamo nuovi in questo posto Poi la neve ha cominciato a cadere fitta e con le mani intirizzite dal freddo ho preso a scuotere quel muso ogni volta che la neve lo ricopriva E sono rimasto lì chino, a guardarlo in attesa MANHATTAN DI NOTTE Le cose non riescono a trattenere i colori Dentro questa foto gli oggetti sono solo macchie incerte dai colori differenti Non c'è nessuno dentro queste stanze illuminate dentro questo poster 'Manhattan Di Notte' che nasconde l'interno della cucina di un ristorante cinese Non si vedono segretarie nè uomini d'affari fattorini nessuno E'così che si può immaginare la fine di tutto Interni vuoti armadi a muro Ordine nelle cose Tutto è immobile Resta la luce elettrica a confinare la notte fuori dalle vetrate ancora per qualche ora STAGIONI Poi le cose presero un'altra piega Rigoni comprò a credito del materiale rubato Non pagò e non credo avesse intenzione di farlo Piombarono di notte a casa i creditori ubriachi fradici Sfondarono la porta d'ingresso a calci e lo massacrarono di botte Perse del sangue l'uso della mandibola per qualche giorno e per un paio di settimane la voglia di vivere Ma quell'estate era stata formidabile Eravamo al massimo della forma Io e Leo avevamo portato a casa una cassa di champagne trovata in qualche angolo durante lo sgombero di una cantina Bottiglie già scadute che andavano alla testa appena dopo due sorsi Passavamo i pomeriggi in cucina Il sudore ci colava addosso Rigoni teneva banco le guance infuocate Eravamo la cornice di un romanzo medievale Noi gli eletti riuniti in una casa che cadeva a pezzi immersi nel silenzio dei pomeriggi d'agosto e fuori fuori la peste Le copertina di Da Qui è presa da Kathodik |
![]() : Manciuria |