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LUNGO
I BORDI [testi] IL PRIMO DIO C'è forza nella pioggia che bagna il bordo del lavandino e le mie braccia tese, oggi. Non nelle colline, nè nel cielo che tiene bassi gli uccelli e ha i colori sbiaditi di una polaroid. Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d'America sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d'America scrivevi E c'è forza nelle tue parole Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati Sopra le cicche macchiate di rossetto Sopra i posacenere colmi Sapevi di trovare l'uragano Dire qualcosa mentre si e' rapiti dall'uragano Ecco l'unico fatto che possa compensarmi di non essere io l'uragano Emanuel Primo dio Rimbaud Preghiera a cose più belle di me Rimbaud Avvento della giovinezza Immagine perfetta Senzazione perfetta E' nella pioggia, oggi, il vostro grido IL TEMPO SCORRE LUNGO I BORDI Perchè questi pensieri? Non è la solitudine Non vaghiamo dentro una stazione E su queste pareti non ci sono date nè nomi nè cuori incrociati Sono gli adesivi sulle pareti E' il tempo che scorre lungo i bordi Ascolta ogni cosa qui dentro aspetta un segnale Puoi leggerlo nelle linee della mano o nei tuoi volti passati appesi intorno Sono gli adesivi sulle pareti E' il tempo che scorre lungo i bordi Siamo io e te appoggiati su queste sedie io e te su queste sedie ad aspettare Poi comicia la polvere INVERNO '85 Per tutto l'inverno dell'85 ho passato i miei pomeriggi di fronte allo stereo in camera di mio fratello ad ascoltare Wicked Gravity di Jim Carroll Mi muovevo al ritmo della musica immaginando il modo in cui lui poteva muoversi Mi muovevo al ritmo delle chitarre elettriche Tutto quello che avrei voluto era essere lui nell'attimo in cui canta 'Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata' Credo che in quel periodo la mia vita fosse tutta lì FRAMMENTO 1 Resta poco di questo amore dai percorsi segnati LA NOTTE DELL'11 OTTOBRE Improvvisamente stanotte la stanza s'è riempita dei miei amici d'infanzia Ognuno di loro teneva con una mano quello che restava dell'altro braccio amputato fino al gomito Immobili tenevano lo sguardo rivolto verso il soffitto la bocca spalancata Qualcosa in quella scena sembrava accusarmi Sono io la causa di tutto questo? Ho avuto paura e ho cercato numeri di telefono ma le cifre sbiadivano sotto i miei occhi e ogni numero era occupato e ogni numero era sbagliato Nudo ho premuto il mio corpo contro il vetro della finestra affacciata su troppa notte credendo che tutto questo non avrebbe mai avuto fine Bologna la notte dell'11 ottobre FUOCO FATUO La tua casa ha le persiane abbassate e la polvere secca la gola fino a non poter respirare C'ho passato giornate intere alzando pesi di fronte a uno specchio E la notte la notte ho ascoltato il traffico profondo come una sinfonia fa pensare al nostro dentro conquistato e poi sempre squarciato, perduto e questa pelle attaccata alla mia pelle che stanotte dice 'Stringimi, succederà comunque, perchè è questo che ci aspetta' Leo, ti ricordi Fuoco Fatuo? Tutti quegli oggetti, sfere, cubi qualcosa da afferrare, una pallottola alla fine Come i nomi di donna che hai inciso sulle braccia e non hai mai posseduto Nella tua camera ho trovato una rivista di karate Dentro c'è la sequenza di un uomo che uccide un toro a mani nude C'è la carica del toro e il particolare delle corna per terra spezzate Ma manca la foto del contatto tra le corna e la mano Leo, è questo che siamo? PER FARCELA 'Ho ucciso molti uomini', mi hai detto 'E' come se lo avessi fatto e non averlo fatto è stato proprio come averlo fatto Tu non sai di cosa sto parlando ma è così che finirà un giorno improvvisamente' MEGLIO DI UNO SPECCHIO Ho visto un film, era ieri, ho pensato a te A Torino passeggiavamo Tra i negozi del centro tu mi hai detto 'Ho passato vent'anni ignorando di avere un corpo Poi è stato come se un auto entrasse a 180 all'ora dentro una di queste vetrine' C'è un uomo, è a letto con una donna Lui è disteso, lei è sopra di lui Lei dice 'Con chi sei stato stanotte, con una nuova?' Sembra una camera d'albergo, la luce è rossa Fuori si accendono e spengono le insegne al neon di una grande città 'Voglio essere il tuo specchio' 'Voglio essere il tuo specchio', lei dice e apre la borsetta da cui tira fuori uno specchietto per il trucco Se lo mette di fronte e mentre fa passare lo specchio sul corpo di lui lo specchio riflette la sua immagine 'Questa è la tua faccia', dice 'Questo è il tuo petto', dice 'Visto? Non sono meglio di uno specchio?' PIZZA EXPRESS Le dieci passate osservando il traffico serale Facevo passare da una mano all'altra i gettoni del distributore automatico di bibite Ero l'unico cliente lì dentro Avevo già pagato In cambio avevo ricevuto uno scontrino e i due gettoni 'E' passato un'altra volta. L'hai visto?' Era il più giovane dei due gestori che parlava Era lui che prendeva le ordinazioni 'E' dentro quella Ford metallizzata' 'Resta dentro', disse l'altro Lo sguardo del giovane fissava il tratto di strada delimitato dalla porta di ingresso Non rispose La televisione mandava video Cher oscillava le gambe seduta cavalcioni sopra un cannone di una nave da guerra circondata da marinai che si muovevano al ritmo della musica Il più vecchio si rivolse a me disse qualcosa che ritenne spiritoso e rise della sua battuta rise della sua battuta Si girò verso il forno e fece fare un paio di giri alla pizza Scosse la testa Sembrava avesse ancora qualcosa da dire ma era come se le parole non volessero uscirgli fuori Tornai a osservare il traffico Le auto correvano Si fermavano Riprendevano ad andare Si fermavano Riprendevano ad andare Quando mi voltai di nuovo parlavano a bassa voce Capii che stavano dicendo qualcosa sul mio conto Il vecchio se ne accorse 'E' quasi pronta', disse L'altro posò sul banco una scatola di cartone sul dorso la scritta a caratteri verdi Pizza Express Il vecchio infilò la pizza nel cartone direttamente con la pala Restituii lo scontrino Spinsi i due gettoni nel distributore automatico I barattoli calarono con un rumore sordo Infilai i due barattoli nelle tasche del cappotto e uscii Le auto erano ferme I riflessi delle luci sui vetri non permettevano di distinguere nulla all'interno Aspettai ancora un momento Mi avviai verso casa Erano gli ultimi istanti di quella che da allora in poi avrei chiamato 'la mia vita precedente' DA QUI Vivo in un posto dove tutto quello che accade sembra accadere per caso Una strada attraversa il paese Il paese è quella strada Nessuno ha scelto di vivere qui Ma c'è qualcosa che ci trattiene Perchè anche se non c'è amore a volte a volte c'è qualcos'altro NESSUN RICORDO Sei solo, adesso in casa della tua ex moglie Hai una foto tra le mani, la osservi C'è un uomo in una strada Le braccia gli cadono lungo i fianchi Lo sguardo è perso in qualche posto al di là della macchina fotografica Sei tu, non c'è dubbio Ma non ricordi dove Osservi meglio quello che c'è intorno a quella figura, una strada Non ci sono insegne e le targhe sulle auto sono illegibili la Grecia, forse, ma quale città? Nessun ricordo Solo la precisa coscienza della tua mano chiusa a pugno che cerca disperatamente di fermare qualcosa che sta accadendo nel tuo corpo RAVENNA C'abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela Malgrado le palme, le panchine le facce di camerieri in camicie da quattro soldi C'abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela E abbiamo camminato incontro a tramonti muti che si ha pudore di guardare E abbiamo dimenticato i nostri corpi inadeguati Sperduti, abbiamo riso Le nuvole sono immobili e senza contorno sullo sfondo Le copertina di Lungo I Bordi è presa dal sito dei Massimo Volume, non più online. |
: Il Primo Dio |