Diario italiano
Il Rimino 164, anno XI
Agosto 2009

26.08.2009
Kennedy, furono una speranza
L'ultimo saluto a Ted Kennedy diventa per chi ha qualche anno sulla schiena l'occasione di un ricordo che coinvolge tutta la sua famiglia.

Ci fu un momento nella storia del mondo in cui i Kennedy rappresentarono una speranza per una vita migliore.

Non posso che ripetere quanto già scrissi qui due anni fa.
Furono il «sogno americano» della mia giovinezza. Nella mia scrivania fa avevo sottovetro una foto gigantesca della bella famiglia di JFK, ritagliata dall'«Espresso» di Arrigo Benedetti, quello formato lenzuolo.

Guardavamo all'America, noi che non tenevamo gli occhi chiusi e rivolti all'Urss od alla Cina. Poi venne il Viet-Nam, poi vennero le rivelazioni sulla famiglia di JFK, sui loro affari, sulle loro storie losche...

La fine del nostro «sogno americano» fu l'uscita da una giovinezza che vide poi sorgere in Italia altri giorni duri, terribili.

Ted vide morire uccisi due fratelli, John nel 1963 e Robert nel 1968. Ma soprattutto il 12 luglio 1969 vide morire quella ragazza, Mary Jo Kopechne, che era in auto con lui. E con lui era finita in acqua giù dal ponte di Chappaquiddick. Ted chiamò la polizia il mattino dopo. Non appena uscito dalla vettura.

Ted Kennedy è stato un grande sostenitore di Obama. Soprattutto per la drammatica questione della sanità.

"Negli anni '70", ha raccontato suo figlio Patrick, "accompagnai mio padre negli angoli più poveri dell'America per ascoltare chi soffriva e non poteva permettersi cure adeguate. Sono storie che nessuno di noi ha ancora dimenticato e che ancora affliggono il vecchio cuore di mio padre".

Resta il dolore che l'America di Obama abbia ancora situazioni simili a quelle denunciate dalle parole di Patrick.
Sarebbe bello che qualcuno esperto del mondo americano ci spiegasse in poche parole se anche Ted Kennedy ed il suo entourage politico in questi anni hanno fatto tutto il possibile per risolvere quei problemi dell'assistenza sanitaria con cui deve fare i conti Obama in questi mesi.

Adesso la nostra speranza di chiama Obama. Non perché è giovane ed "abbronzato", ma perché è partito con progetti di riforma sociale che ogni giorno negli Usa incontrano sempre più ostacoli.
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26.08.2009
Notizie nascoste
Obama conferma Bernanke alla guida della Federal Reserve. Questo il fatto che diventa la notizia del giorno nei titoli di stamane su "Corrierone" e "Repubblica". Ma la notizia vera è un'altra. Il quotidiano di via Solferino la mette soltanto nell'occhiello di pagina 11, "«Ripresa lontana», esplode il deficit Usa". (Le virgolette di «Ripresa lontana» si capiscono da quanto trascriviamo qui sotto.)

"Repubblica" addirittura rovescia la notizia in prima: "Gli Usa vedono la ripresa". E poi la nasconde nel solo testo di Federico Rampini, a pag. 13: la conferma di Bernanke è "una notizia molto attesa, gradita ai mercati. Nello stesso giorno però le proiezioni sul deficit pubblico americano peggiorano pesantemente (da sette a novemila miliardi di dollari in un decennio) e mettono Bernanke di fronte a un nuovo dilemma": ritirare o mantenere le misure eccezionali introdotte per evitare il collasso dei mercati?
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24.08.2009
Si Kant in coro
Il "Corrierone" è sempre più da ammirare per i fondi di illustri autori che girano attorno ai temi con la stessa tecnica dei prestigiatori. "A noi gli occhi". Così essi cercano incantare il lettore con l'eleganza del loro stile, la raffinatezza di sofisticati argomenti, ed una prosa che l'andante con moto non sa nemmeno dove stia di casa.

E' un ritorno all'antico, sembrano più che mai attuali gli editoriali di Mario Missiroli di quanti decenni fa non sappiamo. Quando il lettore era preso per mano, condotto in giro per i giardini dell'ortodossia aristotelica, e poi sbarcato mezzo ebbro dalla giostra su cui era stato fatto salire, per inneggiare alla grandezza dell'autore del pezzo, del giornale che dirigeva, e delle attenzioni che la Grande Borghesia Lombarda si prendeva per tenere ben salde in pugno le mirabili sorte e progressive del Paese.

Stamani Michele Salvati, un padre nobile dell'Ulivo, ha aperto il suo cuore al lettore ponendogli un problema e due domande. Il problema, se abbiamo ben compreso, è: esiste in Italia la possibilità teorica di un bipolarismo decente? Le domande: lo scontro fra destra e sinistra dipende dalla linea berlusconiana? Oppure resterebbe anche senza Berlusconi alla guida della destra?

Salvati ovviamente non poteva trascurare di citare il "nostro Paese di guelfi e ghibellini".
La nostra opinione non vale nulla, ma tuttavia la ribadiamo, avendola già espressa qualche giorno fa: in Italia, la commedia dei guelfi e dei ghibellini è sempre stata recitata con la massima attenzione a non danneggiare nessuno delle stanze alte del potere. Ovvero nel menu politico, la torta da spartire fra amici e nemici non è mai mancata.

A parte ciò, e soprattutto per spiegare il nostro titolo, anche Michele Salvati dimostra con questo fondo del "Corrierone" di appartenere alla fitta schiera degli idealisti seguaci di Kant. Per i quali non valgono le cose, ma soltanto le categorie che preesistono alle cose. Per cui la pastasciutta resta pastasciutta anche nella sua finale trasformazione in uscita agli antipodi della bocca in cui è entrata.
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22.08.2009
Libri e politica
A Milano dal 23 al 27 agosto si svolge il congresso internazionale delle grandi biblioteche. Nell'età di Internet, anche l'idea di biblioteca è cambiata. Il lettore non è costretto a lunghi viaggi per consultare un libro. La navigazione sul web glielo porta a casa. Questo fatto implica che si cerchi un futuro diverso per la biblioteca tradizionale, quella di un certo luogo e con certe raccolte.

Da Antonella Agnoli, divenuta famosa per la nuova Biblioteca San Giovanni di Pesaro da lei progettata, viene un utile suggerimento: le biblioteche pubbliche, a lungo ignorate dalla politica, possono trasformarsi in centri "di riflessione e di condivisione dei saperi" (dal "CorSera" di oggi).

Antonella Agnoli mette il dito nella piaga, il rapporto fra libri (ovvero la cultura) e la politica. Da oltre mezzo secolo in Italia trionfa un'unica ipotesi, valida a destra ed a sinistra, quella dell'intellettuale organico. Che tradotto nella lingua semplice significa dell'intellettuale asservito alle direttive del partito o dei partiti che lo avevano collocato in quel posto.
E siccome siamo in Italia, e tutti i politici sono stati sempre fraterni sodali con i pari grado, non sono mai mancati reciproci favori tra "avversari" e scambi di attenzioni. Che preludevano a doverosi ringraziamenti con altri appoggi a chi militava in campo avverso.

La commedia dei guelfi e dei ghibellini è sempre stata recitata con la massima attenzione a non danneggiare nessuno delle stanze alte del potere, qualunque fosse il colore delle pareti e nonostante le diversità dei ritratti appesi dietro le scrivanie, qui un papa, là un De Gasperi, altrove un Togliatti non sempre separato dal ripudiato Stalin. Oppure, di recente, un Silvio Padre della Patria.

Ecco perché non abbiamo nessuna fiducia nel nostro avvenire "culturale", e nel fatto che le biblioteche possano diventare luoghi "di riflessione e di condivisione dei saperi". A nessun politico odierno, nonostante le apparenze, frega che i saperi siano condivisi. Preme soltanto che non siano ammesse al circolo vizioso del potere le persone estranee ai loro interessi.

Per cui nella tristezza di questa corruzione morale dei nostri politici, di tutti i nostri politici, non resta che ringraziare Google che mette in circolazione le idee garantendo una vera, rivoluzionaria partecipazione alla cultura con la consultazione di testi che altrimenti non sarebbero accessibili.

Questo sia detto in linea di massima. Per particolari piccanti di esperienze personali, già raccontate sul web in modo sparso (un esempio), rinvio a qualche prossimo intervento.

Post scriptum n. 1. Vale per intellettuali e politici questo brano di Erica Jong ("CorSera" di oggi), tradotto da Maria Sepa, in ricordo di Ferdinanda Pivano: "Non ha mai perso la fiducia che l'umorismo e l'onestà potessero salvare il mondo". Se vivessimo tra persone dotate di umorismo vero e di un minimo di onestà, potremmo bene sperare sulla salvezza del nostro piccolo mondo.

Post scriptum n. 2. I politici berlusconiani di oggi non differiscono, dal punto di vista comportamentale, dai comunisti più duri di ieri. Sono fanatici allo stesso modo. Incapaci di rapporti personali corretti aldilà della valutazione ideologica del "prossimo".
Ad un senatore che da giovine ebbi compagno in un circolo di frati francescani, inviai una nostra foto d'allora. Non mi ha risposto. Si vergogna del passato? O del presente ("Dio mio come sono caduto in basso")?

Allora, negli anni Sessanta gli "amici" di sinistra coi in quali si frequentavano le stesse scuole, falsificavano le cose pur di attaccare chi non li seguiva nella loro arrogante pretesa di essere depositari di assolute verità rivelate e scriveva in città sull'unico giornale libero del tempo, "il Resto del Carlino".
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21.08.2009
Soltanto africani
Cercasi poeta "civile" come dicevasi un tempo, non un giullare di corte, ma un spirito libero, che possa lasciare ai posteri poche righe d'un testo che ricordi la notizia di oggi. I 73 morti dispersi in mare.

Dispersi? Uccisi dall'incuria della nostra civiltà che con tutte le sue radici giudaico-cristiane vanta il primato nel Mediterraneo.

La nostra civiltà italica, italiana, romana, la patria del Diritto, il Paese che è presente ai vertici internazionali con quel suo leader che arriva all'improvviso e dice Urbi et Orbi che è stato tutto merito suo per questo e quell'accordo.

Il Paese che si è inchinato ai potenti, sempre: ieri oggi e domani sarà la stessa cosa.
Il Paese che mette in fila le badanti che sorreggono le famiglie, il Paese che manda i soldati a pattugliare le strade delle città come Bologna dove per 300 euro un novantenne è stato ucciso, il Paese che sente sparlare di dialetti perché si considera una vergogna parlare una lingua...

Un Paese il cui ministro che parla dei dialetti, poi smentisce e dà la colpa ai giornalisti, dicendo che li dovrebbero mettere tutti in galera.

Un Paese in cui il conto con la Storia è diventato un bluf. Per cui quei 73 morti non scandalizzano. Non erano uomini, pensano molti, troppo nostri connazionali, erano soltanto africani.

"Cinque naufra°©ghi sono arrivati a dirci di figli e mariti morti di sete dopo giorni di agonia. Nel°©lo stesso mare delle nostre vacanze. U°©na tomba in fondo al nostro lieto mare. E una legge antica violata, che minac°©cia le stesse nostre radici. Le fondamenta. L’ idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale". Finisce così l'editoriale di Marina Corradi. Parole sante, non soltanto perché le pubblica il quotidiano cattolico "Avvenire".
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20.08.2009
Fratello di papa
Un lettore di "Repubblica" Ezio Pellino scrive che il fratello del papa, padre Georg, ha visitato Sulmona dove nel 1944 era stato come soldato tedesco.

A Pietranseri, apprendiamo da Ezio Pellino, "furono trucidati 128 innocenti, soprattutto donne e bambini, e a Sulmona cinque pastori delle vicine montagne".
Uno di loro, Michele Del Greco fu "fucilato proprio nella quieta abbazia del papa della Perdonanza, perché da vero cristiano aveva dato il pane ai prigionieri di guerra fuggiaschi".

Conclude Ezio Pellino: "Sarebbe stato bello se" il fratello del papa, "avesse ricordato quegli orrori e avesse chiesto perdono a nome dei suoi connazionali".
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20.08.2009
Autunno freddo
Il peggio non è passato. Lo sostiene Nouriel Roubini, economista della NY University, 51 anni, laurea alla Bocconi di Milano nel 1982. Un posto della storia se lo è già guadagnato. E' stato il primo a prevedere la crisi in cui stiamo agitandoci.

Ha spiegato le sue convinzioni ad Eugenio Occorsio di "Repubblica". Esse nascono da questi dati di fatto: la pesante recessione, il massiccio indebitamento, l'immensa distruzione di ricchezza non permettono di pensare che siamo già fuori dalla crisi.

L'autunno dunque sarà freddo per tutti, non soltanto per gli italiani, nonostante le belle parole che come i piazzisti di una volta sui mercati di paese, i nostri governanti pronunciano. Forse soltanto per tirarsi su il morale, piuttosto che nella fiducia di convincere i governati.

I quali appartengono spesso soltanto a due categorie. Quelli che credono nei miracoli delle lotterie. E quelli a cui non frega nulla di niente perché tanto prima o poi un trucco riescono ad escogitarlo. Per fregare il prossimo e lo Stato (vedi il caso evasione fiscale che sta ufficialmente rivelandosi in tutta la sua ampiezza in questi giorni).

Non per nulla si vendono tanti telefonini, facendo contento il nostro leader maximo che da anni va predicando come l'Italia sia felice appunto perché quell'aggeggio portentoso è più diffuso da noi che nel resto d'Europa.

Non per nulla siamo anche il Paese che emerge dai dati pubblicati da Sergio Rizzo sul "CorSera" di oggi: trentamila posti di lavoro artigianale che nessuno vuole. "Si cercano falegnami, meccanici, parrucchieri, elettricisti. Senza risposta un terzo delle ricerche delle piccole imprese", dice un sottotitolo del lungo servizio.

Nel frattempo, in Usa, scrive Angelo Aquaro su "Repubblica", i giovani restano senza posto di lavoro estivo. Glielo hanno preso i loro padri disoccupati.
In luglio, sono stati 247 mila i posti di lavoro perduti in America. Ironizza Roubini sull'ottimismo di chi dice che sono stati soltanto 247 mila.

Per sua fortuna Roubini non conosce le proposte di economisti dell'entrourage pontificio che auspicano per l'Italia un ritorno alle idee dell'Umanesimo... Reciprocità e fraternità, sostengono costoro, sono capaci di dare un volto nuovo alla nostra società. Ed alla sua vita degli affari.

Quegli economisti sono molto ben ferrati nella loro materia, ma conoscono soltanto approssimativamente la vera realtà delle città italiane nell'Umanesimo. Che per loro è diventato un mito, un sogno, una fissazione utili a chi non sa tenere i piedi poggiati per terra. Perché miti sogni e fissazioni non offrono pane e companatico.
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Anno XI, n. 164, Agosto 2009
Date created: 20.08.2009 - Last Update: 26.08.2009, 18:05/
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