Diario italiano
Il Rimino 166, anno XI
Ottobre 2009

06.10.2009
Alibi e balle


Berlusconi accusa: disegno eversivo. Ma Bossi e Fini sono i veri problemi del cavaliere

Lodo Alfano: un costituzionalista ribadisce che le alte cariche dello Stato debbono essere lasciate svolgere in pace il loro lavoro, senza amari pensieri per eventuali beghe giudiziarie. Anche perché "non è raro che iniziative giudiziarie possano essere utilizzate come arma contro avversari politici".

Proprio perché tutti i cittadini sono eguali davanti alla Legge, lo stesso diritto a vivere in pace dovrebbe essere garantito anche a chi non occupa alte cariche politiche e, se ha bisogno della Giustizia, deve scappare a gambe levate.

Il "non disturbate il manovratore" è diventato slogan politico anche in sistema democratico.

Ci si dimentica di quanto un anno (24 agosto) fa disse il presidente emerito della Corte costituzionale prof. Antonio Baldassarre al "Corriere della Sera": "C'è un requisito della sentenza della Corte che dichiarò illegittimo il lodo Schifani che non è stato soddisfatto dal lodo Alfano".
Ovvero nel lodo Alfano c'è l'articolo dichiarato incostituzionale del lodo Schifani che riguarda la sospensione anche di "processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione".

Vedremo come andrà a finire. Per il momento sembra di poter concludere che attorno alla questione del "lodo Alfano" si stanno raccontando molte balle, tra cui non rientrano ovviamente le rispettabili opinioni dei costituzionalisti favorevoli. Ma soltanto quelle dei politici che sostengono il premier, tutti affannati a gridare "al lupo, al lupo" contro chi la pensa diversamente.

E questo grido è stato ripetuto anche dallo stesso premier, pur essendo consapevole (o forse proprio per questo) che nella sentenza sul lodo Mondadori è stato definito "corresponsabile della vicenda corruttiva".
Berlusconi parla di un disegno eversivo contro di lui per farlo politicamente fuori. Scende in piazza, convoca le masse. E se tutto ciò fosse soltanto un abile alibi per mascherare le difficoltà che ha in casa propria con Fini e nel governo con Bossi?
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05.10.2009
Mettersi nei suoi panni


Siamo indignati con lei, signor presidente del Consiglio

Bisogna anche capire le "ragioni" del prossimo, per comprendere il mondo in cui viviamo. Uno cui tutto è stato concesso, dalle licenze televisive al lodo Mondadori sino a quello Alfano, ha mille motivi per meditare la fuga dalla politica e l'abbandono dell'Italia.

Lo hanno viziato e coccolato come la bambola di cui parlava la canzonetta di Fred Buscaglione, quella che poi lo fredda mentre lui conclude: "E pensare che eri piccola, piccola così".

Sì, è pensare che lui era piccolo, piccolo ma non tanto così non non potere salire le scale che conducono alla stanze del Potere. Dove sfilano in opposte stagioni, personaggi che vanno da Andreotti a Craxi...

La frustrazione odierna del premier si è espressa in quella frase da offrire ad uno psicanalista per un esame accurato. L'alluvione di Messina? L'avevamo prevista, ha sentenziato.

E come? Con quel solito bollettino di allerta ordinaria della Protezione civile?
Per favore, non ci faccia indignare, signor presidente del Consiglio. Anche i morti delle alluvioni meritano rispetto. Alcuni sopravvissuti hanno gridato sdegno e dolore, chiamando "assassini" i politici governativi di prestigio.

Ci sono pure le cronache che narrano l'altro aspetto di quest'Italia che affonda ed uccide. "Mille demolizioni ordinate. Eseguite: zero", articolo di Marco Immarisio sul "CorSera" di oggi.

E poi, come leggiamo nel servizio di Marco Bucciantini su "l'Unità" odierna, c'è "il Piano strategico nazionale e di intervento per la mitigazione del rischio idrogeologico". Reso operativo con decreto 931 del novembre 2008, finanziando n. 150 interventi di difesa del suolo. Di cui sei per la Sicilia, per euro 7.607.600,00. Scrive Buccinatini: "Nello stesso decreto ci sono altri 105 milioni per 'sistemazione del suolo', e 71 progetti isolani ne giovano".

Nessuno pensa a Giampilieri e Scaletta Zanclea. È più urgente la "riqualificazione ambientale della litoranea nord di Trapani", costo 10 milioni, conclude "l'Unità".

E' inutile che il premier muova i suoi giornalisti per convincerci che la Rai fa informazione completa. Ricordiamo che Enzo Biagi andava in onda su Rai1 alle 20.40 per raccontare la nostra Italia. Mandato in esilio lui. Cancellato il programma. Al suo posto, i soliti giochi, per dimostrare che nella vita tutto è fortuna. C'è chi ce l'ha e si "loda" come può. Per gli altri, i titoli a nove colonne sulle disgrazie prevedibili da anni. Ed infatti lui le aveva previste. Ma il mago di Arcore, lo dice dopo che il fatto è avvenuto.

Siamo indignati, come cittadini, signor presidente del Consiglio. Se vuole lasciare la politica ed emigrare (verso affari con Gheddafi, già pronti), ci dichiariamo disposti a versarle un'imposta addizionale. E come dicono qui da noi in Romagna "buon viaggio". Ovvero, basta che tolga i disturbo.
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05.10.2009
Dubbi da blogger


Scrivere di politica, serve a qualcosa?

Dice il titolo: "Politici e società, blogger in dubbio sul loro ruolo".
L'articolo di Laura Kiss (sul supplemento economico del lunedì di "Repubblica" di oggi) vuol rispondere alla domanda: "Servono a qualcosa i blog che si occupano di politica e di società?".

C'è chi è pessimista. Scriviamo tanto, forse solamente per passare il tempo o per giocare al giornalista. Chi è ottimista. Anche se non possiamo cambiare l'opinione altrui, "vale la pena provare". Infine, c'è uno senza speranza: "Non penso proprio di aver alcun peso".

Il dibattito è aperto. Per tutti. Lettori e "autori". Ed anche ideatori. Perché avete aperto i blog ai lettori?
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03.10.2009
Sindaco sotto tiro


Chi ha voluto incastrare Ravaioli, primario ospedaliero e primo cittadino di Rimini?

Inchiesta a Bologna, false ricette, sei arresti, 49 indagati, reati ipotizzati dall'associazione a delinquere alla corruzione: in due anni e mezzo, guadagni illeciti per un milione e 200 mila euro. Coinvolti otto medici dell'Ospedale civile della mia città, Rimini, fra cui un primario che è pure sindaco, Alberto Ravaioli.

Ieri pomeriggio Ravaioli si è dichiarato "completamente estraneo" alla vicenda: "Mi giungono confuse notizie su presunte truffe all'interno della Sanità, dalle quali mi dicono gli organi d'informazione trapelerebbe anche il mio nome. Non ho al riguardo nulla da nascondere, né ho mai violato le leggi e l'etica professionale. Dunque mi dichiaro completamente estraneo alla vicenda".

E poi si è appreso da fonti di stampa che egli sarebbe coinvolto per aver firmato "poche" tra quelle ricette utilizzate nel raggiro al Sistema sanitario nazionale, mediante indebiti rimborsi per farmaci costosissimi.

Beh, che uno si sporchi le mani con "poche" false ricette per ricavarne al massimo in regalo un lucchetto per la bicicletta, è una di quelle notizie che fanno ridere e spingono a sospettare subito un tranello ai danni del sindaco Ravaioli.

Se le ricette fossero state centinaia, la sospensione di giudizio sarebbe stata necessaria. Ma quella indicazione di "poche" ricette dà la certezza matematica che Ravaioli è estraneo ad ogni truffa. E soprattutto induce a credere che qualcuno lo abbia voluto coinvolgere in questa vicenda.

Chissà quante carte firma in ospedale ogni giorno un primario, ed infilargli fra esse in vari momenti alcune ricette false può essere stato un giochetto da ragazzi.

Quindi, auguri al sindaco e soprattutto auguri alla città: perché una cosa è la discussione politica senza timori reverenziali, ed un'altra è una trappola.
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03.10.2009
Liberi di tacere


Questo il sogno di tanti sostenitori e cortigiani di Berlusconi

Berlusconi si illude di essere il re d'Italia grazie ad applausi finti o a pagamento, gesti ridicoli affidati a persone che prima o poi lo abbandoneranno. Come sempre succede nella Storia.

L'Italia di Berlusconi ha il suo oracolo in Emilio Fede che si affanna a deridere gli infedeli. Mentre masse di avvocati urlano in tv, minacciano arresti di massa, tramano nell'ombra della Rai contro Tizio e contro Caio.

Lo stesso premier sentenzia contro una signora che si è portato a cena, che ha commesso reati che comportano pene (scusate la parola inopportuna) per tre o quattro lustri.

L'Italia di Berlusconi ha pure la sua polizia personale e non segreta che, alla stessa signora della cena, rivolge in tv l'interrogatorio: ma lei come vive, quanto guadagna, come si mantiene, etc.
Il bello è che quell'interrogatorio è condotto da un direttore di giornale a nome di un premier che, alle domande di un altro giornale, non ha voluto rispondere.

Se tace lui sulle sue cose, il cavaliere vorrebbe che tutta l'Italia dissidente tacesse sulle cose di tutti, che non sono "cosa nostra" in quel senso lì, ma cosa di tutti per principio democratico.

Se re Silvio vuole che siamo liberi soltanto di tacere, sappia che è una pretesa un po' troppo esagerata.
Se lo faccia spiegare da Emilio Fede un protagonista del miglior giornalismo televisivo, che ne ha viste di tutti i colori in virtù del fatto che suo suocero era un protagonista della vita politica al tempo dei suoi esordi in Rai.

Oggi pomeriggio Fede ha fatto da controaltare televisivo alla manifestazione romana dei giornalisti per la libertà di stampa. Si è detto d'accordo con un interlocutore comunista e con uno liberale, ha deriso un po' tutti, ha fatto intervistare la "gente" per dimostrare che in Italia di libertà di stampa ce n'è sin troppa.

Fede, diventato importante, ha abbandonato il nido politico delle origini. Stasera ha ricordato di essere stato cacciato da De Mita. Poteva anche dire da chi era stato assunto.
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02.10.2009
Veline velate


Antonio Ricci ricopre le sue ballerine. Ma il vero scandalo sta nel giro d'affari di chi utilizza le escort

Da due sere Antonio Ricci ha rivestito le sue ballerine dette "veline".
Ha velato le loro chiappe, esaltate all'esordio di "Striscia" di quest'anno con costumi succinti ed inquadrature ammiccanti.

Gad Lerner, ribattezzato iersera dai conduttori di "Striscia" come "Gaf Lerner", ha sbagliato nell'attribuire a Ricci il denudamento delle ragazze esibite sulla scrivania del tg alternativo di Canale 5.

Ieri sera "Striscia" ha giustamente mostrato la nascita della tivù impudica. Dopo la riforma della Rai (1975), aggiungiamo, parve che la libertà di espressione e di cultura in Italia passasse soltanto attraverso la messa in evidenza di anatomie femminili in precedenza censurate.

L'Italia dei mutandoni neri e democristiani alla ballerine di 50 anni fa, e quella della "liberazione" con tette al vento post-riforma Rai, è sempre quella.
Quella controriformistica, ossessionata dalle immagini di nudo, prima negate e poi diffuse come simbolo di cambiamento.

Ricci con le veline, lui così si difende, ha voluto mettere in caricatura tutto ciò. Ci è riuscito meglio Renzo Arbore con le "ragazze Coccodé" di "Indietro tutta".

Fatto sta che il buon Ricci, il teorico della "tivù che è tutta falsa", ha dovuto censurare le chiappette delle sue ballerine come se fosse stato un ministro democristiano. E la colpa di chi è?

Qui sta il bello di tutta la faccenda. Il signore che è padre di Canale 5 e capo del governo, ha ospitato a casa propria, per non sentirsi solo, un po' di belle fanciulle. Alcune di loro si dichiarano "ragazze immagine" ed una (una soltanto) si professa escort. Che, come hanno spiegato le illustri firme di "Libero" e "Giornale", significa prostituta e persino puttana.

Ci scusi Ricci se elogiamo il velamento delle sue ballerine, un tempo offerte come "nudi dell'Inps" all'Italia maschile più povera e sedentaria, soltanto per invocare lo svelamento di quei retroscena e fondoschiena balenati dietro certe cene, con certe "ragazze immagine" ed una escort con registratore incorporato.

Retroscena che inquietano per due motivi. Primo, le ragazze-spettatrici in fase di maturazione intellettuale non sanno ancora distinguere fra satira e realtà. E' vero che tette al vento e chiappe agitate come strumenti di carriera possono fare poco danno. La Natura infatti provvede impietosamente a farle gareggiare anche senza lezioni televisive.
Rovinano però, quelle esibizioni, più le loro madri (od i loro padri) che istigano le fanciulle a percorrere certi androni o saloni pur di arrivare alla meta.

Hanno ragione le giornaliste e le intellettuali che chiedono di ribellarsi all'andazzo. Perché alla fine di quel salone e di quell'androne ci sono immonde camere da letto con ricatti a scambio sessuale.
Ma succedeva anche al tempo di Marilyn Monroe... Che diceva: prima lo si fa e meglio è. Per cavarsi il pensiero.

Secondo motivo, non legato al ricatto sessuale che fa vittima la ragazza che abbia qualche pretesa di accedere a certi ambienti. Ma vincolato, almeno in queste vicende italiane offerte dal capo del governo, ad un sistema organizzativo "erga omnes". Ovvero indirizzato sia a chi governa a Roma sia a chi vi fa l'opposizione ed amministra certa periferia.

Su questo scandalo non bisogna cessare di cercare notizie.
La rabbia politica della destra per l'intervista ad una escort non qualsiasi, nasce tutta da quello scandalo. Sulla cui specularità è stato detto molto ieri sera a casa di Santoro, da parte di illustri scrittori di "Libero" e "Giornale".

Questo è vero giornalismo. Per cui non comprendiamo la rabbia di quegli scrittori e dei loro colleghi ieri sera da Santoro e stamani quasi all'alba su "La7", contro le signorine utilizzate allo scopo di arrivare a certi affari mediante un viaggio lungo la notte di un presidente del Consiglio e di altri politici di diverso bandiera.

La serata del primo ottobre 2009, televisivamente parlando, deve passare alla Storia anche per un altro particolare.
Bruno Vespa ha avviato la sua trasmissione riproponendo ampie citazioni da quella di Santoro appena conclusa.
Ovvero il corto circuito. Che potrà continuare all'infinito. Ma soltanto per non fare capire che dietro l'offerta di quelle notti o di quelle dolci immagini femminili nel corso di una cena c'erano ben altri progetti. Ed interessi.
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01.10.2009
Tutti pazzi


Caso Clerici? No, parliamo del "consenso disinformato", e del "conflitto d'interessi" mai risolto

Antonella Clerici, conduttrice di "Tutti pazzi per la tele", ha avuto la sorpresa di veder cancellato il suo programma. Tutta colpa del titolo, immaginiamo, non della conduttrice.

Quel "Tutti pazzi" applicato al mezzo televisivo, appare molto, troppo riduttivo. Qui sono "tutti" pazzi per colpa della tele, ovviamente, che ha dato a Bruno Vespa la licenza di Terza Camera della Politica italiana.

Chi oggi è al governo, quello vero, del Paese ha compreso da tempo l'importanza della tv, non soltanto perché vi fa affari, ma perché oggi essa è quello che Mussolini diceva del Cinema, definito "la più potente arma del regime". Ovviamente, e lo diciamo per gli stitici di comprendonio, oggi non siamo in un regime. Per il momento. Ma la tv è usata da chi governa, "contro" tutti gli altri, e quindi contro la stessa concezione della vita democratica.

La Rai fa pietà. Ho visto soltanto qualche scena di "Da Nord a Sud", l'altro programma orfano di ascolti: non c'è ritmo, i testi sono prolissi, la recitazione appassionatamente sotto le righe... Ma programmisti ed autori della Rai, andate a vedere come Mediaset fa lavorare Ricci...

Il servizio pubblico fa pietà, tra notizie non date, incartate in incomprensibili tornanti dialettici, ed omissioni per salvaguardare l'onore del politico di turno che comanda. E che ora ha anche le sue reti sul mercato. Lo chiamavano conflitto di interessi, ma la sinistra non se ne è mai occupata. Berlusconi dovrebbe accenderle un cero, altro che prenderla in giro od offenderla nel migliore dei casi.

"Tutti pazzi nella Rai" potrebbe essere l'autobiografia non soltanto di un'azienda ma di un'intera classe dirigente che, nel quieto vivere degli scambi non di coppie ma di favori, ha condotto questo Paese al trionfo del consenso disinformato.
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01.10.2009
Dalla Cina con dottore


Un riminese medico cooperante a Pechino con la moglie

Tre italiani alla parata per i 60 anni della Cina popolare. E' un titolo del "CorSera" di stamani, grazie al quale ritrovo un vecchio amico d'infanzia.

L'articolo annuncia che uno dei tre connazionali invitati alla festa di Pechino è un mio concittadino, il medico Pierluigi Cecchi, 65 anni, che da dieci vive con la moglie Rosalba in Cina.

Per la cooperazione sanitaria avviata con l'Italia, Cecchi ha ricevuto nel 2007 dal sindaco di Pechino il premio "Grande Muraglia".

Auguri e complimenti, Pierluigi, se qualcuno ti fa sapere di queste poche righe.
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I post precedenti.
Diario italiano, indice.


Anno XI, n. 165, Settembre 2009
Date created: 01.10.2009 - Last Update: 06.10.2009, 18:28/
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