Diario italiano
Il Rimino 166, anno XI
Ottobre 2009

24.10.2009
Fede senza speranza


Caso Marrazzo, politicamente molto diverso dalla vicenda delle escort di Berlusconi. Inviate per far fare affari

Il tg di Emilio Fede ieri sera per voce del suo direttore ha montato il caso Marrazzo come se tutta la sinistra fosse avvezza a frequentare trans. E per rivendicare il diritto al rispetto delle cose privare del presidente del Consiglio.

Di oggi è la notizia dell'autosospensione di Marrazzo che ammette "debolezze private". Il caso Berlusconi è molto diverso. C'è stata gente che gli ha portato donne per lucrare affari. Non diciamo altro, in attesa di esiti giudiziari.

Non è una questione di preferenze sessuali. E' in ballo la correttezza della gestione dello Stato.

Per Fede non c'è speranza che comprenda che cos'è il giornalismo. Non è il tappettino su cui far camminare il suo premier-datore di lavoro.
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23.10.2009
Jean, non Giovanni


Jean Sarkosy rinuncia alla spintarella: ne ha parlato con "suo padre", non con "il presidente". Modesta lezione per i politici italiani

Jean Sarkosy sconfitto: è la "prima vittoria" della democrazia elettronica? Se lo chiede "Le Monde" di stasera.
Più modestamente ci interroghiamo: se invece di un Jean "figlio di" terra francese, si fosse trattato di un Giovanni nato e cresciuto da padre "educato" (si fa per dire) in Italia, le cose sarebbero andate allo stesso modo?

Jean Sarkosy ha rinunciato ad un incarico prestigioso, lui così precocemente spinto sulla scena (ha 23 anni), dicendo di averne parlato con "suo padre" e non con il presidente della Repubblica (che è lo stesso suo padre).

Credo che "chez nous" saremmo stati costretti ad ascoltare la solita tiritera in difesa del figlio del potente di turno. Con l'aggiunta che qualcuno avrebbe cominciato a sputtanare qualche illustre collega od avversario.
Non è detto che non succeda in Francia. Non siamo così sciocchi da credere al lombrosianesimo politico. Registriamo soltanto che se si fosse trattato dell'on. Mah.Stella!, egli non avrebbe potuto invocare la giustificazione di segnalare "i bisognosi".

Nulla da obiettare alla giustificazione del noto politico italiano, che crediamo possa valere anche per i suoi colleghi "raccomandanti". Resterebbe da chiarire soltanto un aspetto: con quali criteri sono stabilite le graduatorie dei bisognosi?

Ovvero ci sono raccomandanti che valgono di più degli altri colleghi? Ci sono in realtà pochi "San Gennari" che fanno la grazia, mentre i concelebranti debbono inchinarsi loro, con riverenza e timore. Perché più del bisogno altrui, in politica conta il voto che il politico cerca di racimolare in mille modi.

In Italia, di recente, un capo di governo ha festeggiato i 18 anni di una signorina spiegando che ne conosceva il padre fin dal tempo in cui questi era stato autista di Craxi. E che con lui avrebbe dovuto parlare di certe candidature alle europee.

Vero niente, hanno dimostrato. Palazzo Chigi ha dovuto accodarsi alle smentite La giovinetta (poi apparsa anche al festival del cinema di Venezia...) si era confessata: "Voglio fare l'attrice. Oppure la ballerina. Oppure la parlamentare alla Camera".

Jean Sarkosy, 23 anni, è una persona intelligente. Non accusateci di razzismo se pensiamo che oggi nella politica italiana l'intelligenza sia una merce molto rara.
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22.10.2009
Lo sPUTINato


Berlusconi a Mosca. Tanti misteri ed una certezza: gli Usa non gradiscono

Prima era soltanto una visita privata fra vecchi amici, quella di Berlusconi a Putin. Poi è divenuta (parole del ministro italiano degli Esteri, Frattini), un incontro "in cui si parla di politica estera e di problemi di politica economica estera", insomma "un meeting tra due persone che si stimano e si incontrano spesso e che hanno deciso di farlo ancora una volta".

Tutto sommato, si è trattato di una solenne presa in giro fatta a danno dei cittadini italiani. Il guaio è che la presa in giro diventa ben più irritante nei confronti della diplomazia internazionale, soprattutto verso gli Stati Uniti d'America.

Abbiamo già scritto 18 ottobre scorso che Edward Luttwak in un'intervista a "Ballarò", ha dimostrato che gli Usa non sono più tanto amici di Berlusconi. Perché il cavaliere si è schierato con Putin sulla Georgia e soprattutto ha fatto quell'accordo fra Eni e Gazprom, considerato un'operazione che rimette in gioco la Russia.

Presentandosi come uno "sPutinato" accalorato, Berlusconi non aiuta ad aumentare il credito internazionale dell'Italia. E soprattutto aumenta la diffidenza che gli Usa possono nutrire verso il nostro governo, con danni di cui pagheranno le conseguenze (pensate agli aspetti commerciali) soltanto i semplici cittadini, non i politici che agiscono pavoneggiandosi nella ribalta domestica o sulla scena compiacente (perché interessata) di certi amici stranieri.
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21.10.2009
La Corte ha detto questo


Nella sentenza sul lodo Alfano, la Corte non poteva discutere del ruolo di Napolitano, ma solo ricostruire i fatti

Scrivevo ieri che la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, "sconfessa gli esperti giuridici del Quirinale". Ritorno sul discorso perché oggi si parla sui giornali della stessa sentenza in toni che contraddicono quanto qui da me sostenuto.
Ad esempio sul "CorSera" appare questo titolo virgolettato (quindi la frase è attribuita alla sentenza): «"La firma del Quirinale fu corretta"».

Nella sentenza si trova che la legge Alfano rispetto a quella Schifani presentava "significative novità normative".
Sul loro riconoscimento, prosegue la sentenza, "si basano le note del Presidente della Repubblica [...] che hanno accompagnato sia l'autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge in materia di processi penali alle alte cariche dello Stato sia la successiva promulgazione della legge".

Come si ricava dal contesto, la cosiddetta difesa del Quirinale da parte della Corte è formale. Perché non era chiamata la Corte ad entrare nella sostanza del comportamento del Quirinale.

Cioè la Corte dichiara che il Quirinale nel suo agire ha riconosciuto le "novità" del testo di Alfano rispetto a quello di Schifani, quindi non può essere accusato di aver equivocato sul testo della seconda legge.

Però quando si va alla sostanza delle cose, si deve concludere (da parte del semplice cittadino) che la bocciatura del 7 ottobre 2009 dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 (lodo Alfano) richiama inevitabilmente la bocciatuta del lodo Schifani.
L'articolo 1 di Alfano e' infatti lo stesso testo che si trova in quello di Schifani (legge 20.6.2003, n. 140, art. 1, comma 2)!

Ma se usciamo dal formalismo giuridico ed andiamo alla sostanza delle cose (sulla quale non può entrare la Corte), vediamo che la Corte boccia nella sostanza dei fatti ciò che gli esperti del Quirinale hanno consigliato Napolitano di approvare. Semplice.
La Corte non poteva dire altro. Quello che si legge nella sentenza, sulle "note" del Quirinale, risponde a "rimettente e parti".

Il rimittente è il tribunale di Milano che ha sollevato il caso. Le parti sono invece il presidente del Consiglio e l'onorevole Silvio Berlusconi. Ovvero la stessa persona sdoppiata nei due ruoli di politico e di cittadino, che hanno agito in giudizio.

Per chiudere. Massima stima a Napolitano, nessuna condivisione degli attacchi di cui è fatto oggetto da parte del governo o di Di Pietro, ma la verità anzitutto: sul lodo Alfano, nel migliori dei casi, il presidente della Repubblica poteva fare più per aprire gli occhi alla pubblica opinione con un messaggio alle Camere. Previsto dalla Costituzione. Per cui confermo quello che ho scritto ieri. Ed in passato.
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20.10.2009
Sbugiardati


La sentenza della Corte costituzionale sbugiarda il governo e sconfessa gli esperti giuridici del Quirinale

La sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, resa nota ieri sera, ha sbugiardato quanti avevano accusato la stessa Corte di aver fatto un immorale giro di valzer (una vera e propria capriola logica) rispetto alla bocciatura del lodo Schifani.

Lasciamo stare Bossi, che aveva minacciato la rivoluzione in caso di bocciatura del lodo. Non l'abbiamo vista. Per fortuna. (Altrimenti avrebbero dato la colpa a Franceschini.)
I colleghi di governo di Bossi avevano fatto finta di leggere la sentenza sul lodo Schifani. Non l'hanno compresa, se l'hanno letta. Le questioni principali vi erano state espresse con una precisazione fondamentale: "assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale".

Non è stato assimilato l'assorbito. Chissà che cosa è stato compreso da quella parola.

Il fatto certo è che le prediche politiche governative hanno gravemente travisato in tutti i pubblici dibattiti il senso della sentenza sul lodo Schifani, per rovesciare addosso alla Corte l'accusa di essere un organo politico. Niente di nuovo nella strategia governativa in questo comportamento.

Ciò che meraviglia è che i consiglieri giuridici del Quirinale non se ne siano accorti pure loro, altrimenti avrebbero convinto il presidente della Repubblica a non firmare il lodo Alfano. Che conteneva l'articolo dichiarato incostituzionale del lodo Schifani che riguardava la sospensione anche di "processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione". Questo aspetto ci preoccupa ancora di più.
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19.10.2009
Virtuale


Panebianco alza bandiera bianca: la guerra civile in corso è soltanto "virtuale"

Angelo Panebianco oggi ha scritto una bella pagina di sociologia politica. In cui corregge, con penna delicata ma con mano ferma, le opinioni di quanti vedono la politica di questi giorni in preda ad una rovinosa "guerra civile".

All'inizio dell'editoriale del "CorSera", infatti, alla espressione di "guerra civile" aggiunge l'aggettivo "virtuale" che se allontana il panico dei lettori, certamente suona come un sonora censura a chi, nei giorni scorsi, aveva cercato di spaventare l'opinione moderata.

In un passo successivo Panebianco dice che oggi lo schieramento sconfitto nelle elezioni politiche "non riconosce la legittimità del governo in carica".
Aggiunge onestamente che "la stessa cosa facevano certi elettori dell'attuale maggioranza quando governavano i loro avversari".
Benissimo. Ma, richiamandosi alla verità effettuale, avrebbe dovuto precisare che era stato lo stesso capo della coalizione sconfitta da Prodi, ovvero il cavalier Berlusconi, a parlare di una vittoria ottenuta con brogli elettorali.

La parte più complessa dell'editoriale di Panebianco è nella descrizione dei tre tipi che si incontrano nella minoranza dei cittadini, ovvero quella di quanti sono interessati a seguire "con continuità" le vicende politiche.
I tre tipi sono l'estremista, il fazioso ed il pluralista.

Il pluralista è colui che accetta che ci siano confronto, molteplicità di posizioni e contrapporsi di pareri diversi. Colui che "accetta il fatto che il mondo sia complesso".
Conclude Panebianco: "Quanto più nella minoranza che si interessa con continuità di politica prevale il tipo pluralista, tanto più la democrazia è salda e sicura".

Questo spirito pluralista si sta facendo strada anche tra molti esponenti governativi. L'unico che lo rifiuta (pur interessandosi "con continuità di politica"), è proprio il capo del governo che all'opposizione riserva soltanto offese. Ma questo Panebianco oggi non lo spiega. Siamo convinti che prima o poi dovrà ammetterlo.

Per il momento accettiamo il suo discorso come suggerimento per un sillogismo: se prevale il pluralista, la democrazia è salda e sicura. In Italia oggi il pluralista non prevale, quindi la nostra democrazia non è né salda né sicura.
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19.10.2009
Venditti


Suo padre gli diceva: stai attento agli amici, non sai chi c'è fra loro

Il cantautore Antonello Venditti presentando a casa di Fabio Fazio un suo volume di memorie, ha ricordato certi momenti della sua giovinezza. E l'episodio di Valle Giulia (marzo 1968).

Arrestato, fu "liberato" da suo padre vice-prefetto che per prima cosa gli dette un pugno sul muso, e gli chiese se ricordava quello che gli aveva sempre detto. Ovvero di stare attento a certi figuri che (riassumiamo liberamente le sue parole) altro non erano che dei provocatori inseriti nella massa studentesca dei ribelli.

Dal versante memorialistico di un artista, passiamo a quello degli storici. Uno di questi ultimi, Adalberto Baldoni, classificato "di destra" dal "CorSera" da cui è stato intervistato, ha dichiarato ad Antonio Carioti: "Sono convinto che, a partire dal 1969, alcuni apparati abbiano lavorato più a innescare che a spegnere la violenza, mentre ora non mi pare ci siano tendenze del genere".

È una chiara risposta a chi parla di una guerra civile strisciante in atto in Italia in questi tempi.

Postilla non inutile al discorso sui misteri italiani, a proposito di quegli apparati di cui parla Baldoni. PG Battista presenta, sempre sul "CorSera" di oggi, il libro "La versione di K" di Francesco Cossiga.

Circa la convivenza tra la politica e Cosa Nostra, PGB riporta queste parole di Cossiga: "Fu il cardinale Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, a mettere in guardia la Dc. <Se volete i voti dovete andare a cercare quelli lì>. E con <quelli lì> intendeva i mafiosi".
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19.10.2009
Prossimamente


Altro scoop di Mediaset. Prese di mira le donne del Pd

Siamo in grado di annunciare uno scoop di Mediaset che su "Notte 5" presenterà un'inchiesta sulle parlamentari del Pd, fotografate di nascosto mentre fanno rifornimento di indumenti intimi.

Dopo i calzini del giudice che non piace al nostro premier, sarà dunque la volta delle signore "più belle che intelligenti", come da definizione dello stesso presidente del Consiglio.

Sarà un'inchiesta particolarmente scottante. Per la quale sono stati mobilitati i migliori registi e le più allegre penne di Mediaset.

Tutto è partito dal commento di Carlo Rossella su "il Giornale" di stamani, a proposito dei calzetti turchini indossati come simbolo politico dal segretario del Pd on. Franceschini. Secondo Rossella, Franceschini sarebbe capace di indossare anche le calze a rete.

Da questa frase è partita la caccia giornalistica a chi, fra le signore deputate del Pd, indossi le peccaminose calze a rete.
In attesa di vedere nei prossimi giorni il frutto della faticosa ricerca, siamo in grado di informarvi che la Binetti indossa il modello "a cilicio", importato direttamente dalla Lapponia.

Pendiamo dalle labbra delicate e dalla penna arguta di Carlo Rossella per avere le necessarie spiegazioni che soltanto lui, cronista internazionale, sarà in grado di fornire al popolo italiano in generale ed ai telespettatori in particolare
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18.10.2009
Riformisti


Polito: "Clima da guerra civile". Ed Alfano accusa di "guerra preventiva" i magistrati

L'Italia vive in un clima da guerra civile, secondo Antonio Polito, direttore del "Riformista", intervistato stamani dal "GR3".

Ieri al suo giornale (a Roma) è arrivato un proclama che minaccia di morte Berlusconi, Fini e Bossi.
La firma rimanda a vecchie sigle del terrorismo italiano conosciuto negli "anni di piombo", ed è delle "Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente". La lettera è partita da Milano l'8 ottobre.

Il giorno 15 ottobre il "CorSera" ha intervistato Giampaolo Pansa, meritorio analista dei drammi politici del dopoguerra. Pansa è uscito dalla squadra di "Repubblica" per collaborare allo stesso "Riformista" ed a "Libero". Che (se non andiamo errati) è alla destra del quotidiano di Polito.

Pansa ha fatto una dichiarazione allarmante: il clima dei nostri giorni è lo stesso dell'inizio degli anni Settanta, quando cominciò a diffondersi la pratica terroristica che portò anche all'uccisione di Aldo Moro, simbolo dell'apertura democristiana a sinistra, malvista dagli Usa. (Moro era stato accusato da Kissinger di preparare "spaghetti in salsa cilena".)

Oggi gli Usa, come ha dimostrato Edward Luttwak in un'intervista a "Ballarò", non sono più tanto amici di Berlusconi. Perché si è schierato con Putin sulla Georgia e soprattutto ha fatto quell'accordo fra Eni e Gazprom, considerato un'operazione che rimette in gioco la Russia.

Un vecchio amico di Berlusconi, Paolo Guzzanti, ex presidente della commissione Mitrokhin, di recente "ha riferito di certe sue conversazioni private con l'ambasciatore americano", il quale non le ha smentite (fonte: Aldo Giannulli, "l'Unità", 16.10.2009).

Giannulli a proposito del rapporto Usa-Berlusconi osserva: "Ora si fa sul serio".
Non per nulla, verrebbe da aggiungere, ieri è arrivata quella strana lettera minatoria al "Riformista" dove scrive Pansa. Il quale sente "aria di anni Settanta", perché come allora ci sono "due blocchi che si odiano".

Le cose degli anni Settanta videro morire di terrorismo anche uomini come Guido Rossa, operaio antibrigatista.
Oggi il presidente del Consiglio demonizza l'opposizione, anzi cerca di ridicolizzarla al grido isterico di "coglioni".

Luciano Violante accusa Berlusconi per il "mancato riconoscimento degli avversari", osservando che la minaccia di quella lettera non è credibile: "chi vuole fare un attentato non lo annuncia ai quatto venti" (fonte: Lorenzo Fuccaro, "CorSera").

Violante sostiene poi che "bisogna smetterla di cercare nemici", e che occorre prendere atto che "l'Unione sovietica è crollata" (ovvero non esistono più i comunisti di cui parla il cavaliere).
Il destinatario delle sue parole è il presidente del Consiglio, come è chiaro leggendole anche superficialmente.
Ma il titolo del "Corrierone" travisa tutto: "C'è un clima preoccupante". Un titolo ovviamente ispirato dal ricordo dell'intervista a Pansa...

Non è da "riformisti" inventarsi un clima da guerra civile. Non è da persone sagge sostenere (come fa Pansa) che addirittura "è cominciata la guerriglia tra giornali".
"Repubblica" non ha inventato nulla di quello che ha finora scritto. La questione delle "minorenni" è stata tirata fuori dalla moglie del premier, non da Scalfari.

Invece "il Giornale" di casa Berlusconi ha prodotto come atto giudiziario un documento di accusa contro Dino Boffo direttore di "Avvenire".
Si è trattato d'un falso presentato da qualche anima pia curiale, e sfruttata ai propri fini (di bassa macelleria politica) da Innominati ben nascosti dietro l'angolo.

Forse sono essi anche gli autori della lettera inviata al "Riformista", per impedire al Paese di vivere la sua dialettica politica. Resa incandescente proprio dalle uscite del premier contro la Magistratura.

E, quelle uscite, sono divenute materia di servizi filmati di "Canale 5", nei quali si accusa di "stravaganze" un cittadino che fuma in attesa che apra la bottega del suo barbiere.
Strano ma vero, quel cittadino è un giudice, quello stesso su cui Berlusconi aveva detto "Ne vedremo delle belle". Abbiamo incominciato a vederle.

Enrico Mentana al proposito ha inventato un neologismo, derivato dal nome del conduttore televisivo nel cui programma è apparso il servizio su quel magistrato: "Spero che si tratti di un episodio tanto sgangherato, anzi stravagante, anzi <brachino>, quanto isolato". Quel servizio, sostiene Mentana è "uno schiaffo su commissione" (fonte: Silvia Fumarola di "Repubblica").

Diremo dunque "giornalismo brachino" per indicare servizi fatti su commissione, per rallegrare il "padre padrone" dell'azienda ed il capo del governo (che sono la stessa cosa...)?

Merita apprezzamento Fini per aver dichiarato che su quella lettera, "delirio di un folle", non si deve aprire alcun dibattito perché sarebbe "sul nulla".
Non dimentichiamo che di armi pronte a sparare aveva di recente parlato Bossi, rivolgendosi a chi non è d'accordo con lui: "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili"; poi Bossi ha pure minacciato la rivoluzione in caso di bocciatura del lodo Alfano....

Lascia interdetti invece il ministro della Giustizia Alfano. Ai magistrati contrari alla riforma della Carta costituzionale annunciata da Berlusconi, Alfrano ha risposto con parole inquietanti: "È guerra preventiva". Così non parla un ministro. Alfano non s'adegui alle suggestioni di Bossi.
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18.10.2009
Violenti pure gli inglesi


Ostellino dimentica: nel 1649, un re inglese perse la testa, e non per colpa degli illuministi francesi

Soltanto l'Illuminismo scozzese si salva, nella storia del moderno pensiero, secondo Piero Ostellino, dal disastro in cui è stata fatta precipitare l'Europa dagli innovatori del Settecento.

Ostellino dimentica che nel secolo precedente Inghilterra e Scozia "avevano già dato".
I francesi usano la ghigliottina sul finire del XVIII secolo? Il 9 febbraio 1649 a Londra salta la testa di Carlo I. Nove anni prima c'era stata la rivolta calvinista in Scozia, con la conseguente fuga dei puritani verso le colonie nordamericane...

Il movimento democratico dei "leveller" nasce allora. La guerra civile dura dal 1642 al 1645. Nel 1652 avviene l'unione di Scozia ed Inghilterra.
Nel 1587 la cattolica Maria Stuard era stata condannata a morte.

Illustre Ostellino, ricordiamoci di tutto. Non soltanto di ciò che fa comodo per sostenere le proprie tesi.
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I post precedenti.
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Anno XI, n. 165, Settembre 2009
Date created: 18.10.2009 - Last Update: 24.10.2009, 18:10/
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