Diario italiano
Il Rimino 167, anno XI
Novembre 2009

14.11.2009
Legge suina. Pornografia politica


Casini e Rutelli propongono baratti inaccettabili, a favore di Berlusconi

Dopo la "porcata" (legge elettorale in uso, definizione di Calderoli), avremo la "porcheria" della riforma della giustizia deprecata ieri da Casini?

Casini ieri aveva scelto il male minore, un lodo Alfano-bis approvato come legge costituzionale. Con la benedizione anche dell'opposizione.

Oggi Casini suggerisce una terza via: "Maggioranza e opposizione debbono trovare insieme una terza via, con una prova di responsabilità collettiva, per evitare che il sistema giudiziario italiano si sfasci".

Forse Casini non ha ben compreso la posta in gioco. Alla roulette del parlamento la puntata è stata fatta dal capo del governo. Che c'entra la giustizia italiana? Il lodo Alfano mica se ne interessava.
Una sua riedizione bipartisan e con tutti i crismi della costituzionalità (apparente), non affronterebbe i problemi della gente dentro ai tribunali, ma risolverebbe soltanto quelli del premier che non vuole esservi giudicato.

Casini, sia con la teoria del male minore ieri sia con quella della terza via oggi, annaspa per essere protagonista di un incontro impossibile fra maggioranza ed opposizione (e lui con chi sta?).
Impossibile non per problemi politici, ma per questione logica. Il lodo Alfano-bis tutto infiocchettato e incipriato, non affronterebbe i problemi della giustizia ma soltanto quelli del cavaliere.

Ovviamente la logica è un terreno minato evitato con cura dai politici. Ma è pure il luogo dove sopravvive la dignità a protezione morale dei semplici cittadini. I quali non pretendono di essere acuti come gli stessi politici per fregare bellamente il prossimo. Ovvero loro stessi.

Casini dimostra un attivismo da cui chiaramente appare la sua paura di essere oscurato da Fini. Ma entrambi non vanno da nessuna parte, con queste teorie. Che figura fanno rispetto al ministro Alfano, uomo coraggioso al punto di dire di volere riforme "che servono ai cittadini"? Casini e Fini sono così finiti sotto ricatto politico di Berlusconi.

Intanto il cauto Rutelli si è gettato a capofitto con una temeraria offerta rivolta al cavaliere: "Noi ci dobbiamo impegnare a non chiedere la sua eliminazione politica per la via giudiziaria; lui non deve distruggere ancor più la certezza della pena nel nostro Paese per evitare qualche processo". Ma che balla è questa della richiesta di eliminazione politica per via giudiziaria, a cui i parlamentari dovrebbero rinunciare? Siamo sul terreno della pornografia politica.

La politica non si fa con questi baratti alla Rutelli ed alla Casini. In questo modo si sfregia la dignità dello spirito costituzionale. Si fanno leggi suine, ovvero maialate o come dice Calderoli porcate. Che sono molto peggio della porcheria temuta dal timido Casini.
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13.11.2009
Processo breve per Bertoldo


"La Giustizia deve salvare il Potere", dice il Principe che presiede il tribunale, sostiene la difesa e fa il boia per la sentenza

Ordunque il povero Bertoldo, calciato in viso dal principe e da questo tradotto nelle proprie galere, è portato al processo.

Chi giudica è il Principe in persona, che legge il capo d'accusa: "Il capo sono io ed io l'accuso di aver sobillato il Popolo che tanto mi ama a ribellarsi contro di me".

Ora tocca alla difesa, pensa Bertoldo, ma si sbaglia. Il Principe cambia abito e si accinge alla tutela del povero Bertoldo: "E' un uomo indegno di abitare sotto la protezione di questo nostro Principe che sarei io, amatissimo da uomini e soprattutto donne. Impiccatelo. Inutile torturarlo. La sua faccia già dimostra la colpa, come direbbe Lombroso".

Il Principe torna ad essere giudice dopo essere stato magnanimo avvocato difensore dell'infame Bertoldo. E come giudice giudica che a Bertoldo vada mozzata la testa. "Io stesso sarò l'esecutore della sentenza, perché in uno Stato democratico non è tollerabile che un villano continui a vivere malignando del suo Principe, Che deve provvedere ad eliminare il dissenso per raggiungere e realizzare il bene comune di cui parla anche la Chiesa".

L'unico pubblico presente era il povero Bertoldo che in attesa di avere il capo mozzato, dopo averlo avuto tumefatto dai piedi del principe, s'è appisolato silente (manco russava) nella gabbia degli imputati. Lo sveglia l'urlo demoniaco del Principe: "Vile marrano, finiscila di protestare, questa è la Giustizia, questo è il Processo Breve che salva il Potere dagli infami pari a te".

"Lunga la strada, breve è il processo, questo è il fine della mia utopia", allegramente andava cantando il Principe accolto dall'applauso dei suoi cortigiani accampati fuori dal Palazzo di Giustizia, a caccia di alibi: nulla aver visto, nulla aver sentito, in nessuna occasione. Non si sa mai, cambiasse il vento, occorre restar politicamente vergini.
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12.11.2009
Cerotto Rutelli


Quelle due frecce del "per" sembrano un cerotto a fumetti

Il logo del movimento di Rutelli, "Alleanza per l'Italia" traduce il "per" con il simbolo matematico della moltiplicazione, realizzato con due punte di freccia d'opposto colore (rosso e verde) che s'incontrano e si fondono. Bella idea.

Purtroppo, l'effetto non voluto è che il "per" matematico del logo, sembra uno di quei cerotti che si disegnano nei fumetti sulla bocca dei personaggi, per significare che non possono parlare. C'era una volta il cerotto Bertelli... Adesso avremo quello Rutelli?
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11.11.2009
Fini uno e trino


Grande trasformista nei suoi ruoli. Con qualche stranezza costituzionale

Dunque, quanti sono i Fini che appaiono alla ribalta politica e mediatica?

C'è lo scrittore che in tv presenta il suo manuale pedagogico per i giovani che oggi hanno vent'anni. È il Fini il quale dice che il suo partito (suo ovviamente nel senso di partito di Berlusconi...) non è una caserma.

Ovvero, ed ecco il Fini strettamente politico, che lui non accetta passivamente le proposte di Berlusconi come imposizioni davanti alle quali mettersi sull'attenti.

Poi c'è il Fini che è il più importante di tutti, davanti agli occhi della Storia. Il presidente della Camera dei deputati. Ovvero la terza carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica e quello del Senato.

Sino all'ingresso in politica di Berlusconi, i ruoli di un presidente della Camera sono stati improntati a rappresentare tutti i partiti presenti nello stesso ramo del parlamento. Fini ne è consapevole, e lo ripete spesso.

Ma poi, passando dalle parole ai fatti, sembra contraddirsi. Perché "una volta" non si vedeva il presidente della Camera discutere questioni legislative con il presidente del Consiglio calato nella sua funzione di capo del partito in cui entrambi militano.

Minzolini non se ne potrà mai accorgere, oppure non potrà mai dirlo: ma questo è un vero e proprio "vulnus" alla Costituzione scritta ed a quella praticata.

Fini come Fregoli o Brachetti, cambia abito uscendo da una porta e rientrando in scena da un'altra. È il sistema teatrale imposto da Berlusconi: per arrivare dove? Alle leggi che lo interessano...

Come è accaduto nel caso del colloquio di ieri, burrascoso a quanto si legge nelle cronache odierne.
Ma i contrasti sono apparenza, ciò che conta è la sostanza che abbiamo descritto, l'anomalia del presidente della Camera che contratta con il capo del governo una questione esclusivamente connessa ai loro ruoli politici all'interno di un partito. E non ai ruoli istituzionali ovvero costituzionali.

Nascosto dietro l'angolo della satira dei comici, infine c'è un Fini alla quarta incarnazione, che li riassume bravamente tutti e tre, il capo futuro del Pd... Ma questo aspetto forse non dipende soltanto dai comici.
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10.11.2009
Sorelli d'Italia


Minzolini bersagliere, Giovanardi sottosegretario ed un cardinale che accusa l'odio politico. Di chi?

Per le "Sorelle d'Italia", in versione pubblicitaria al femminile, il ritmo della musica è stato rallentato. Minzolini nel suo editoriale di ieri sera a difesa dell'immunità parlamentare (e per il suo ripristino), è andato a passo di corsa, da bersagliere di governo. Insomma uno spot non da "Fratelli d'Italia" tutti uniti, ma da messaggero del governo, tutti divisi appassionatamente.

Su che cosa? Sul "vulnus" dell'abolizione dell'immunità. Se le "Sorelle d'Italia" si fanno capire da tutti per il ritmo più calmo impresso alla musica, questo canto di Minzolini resta incomprensibile ai più.

A chi vuol parlare? Non certo al popolo, non avrebbe usato il tempo di corsa di Enrico "Mitraglietta" Mentana, mangiandosi quasi le parole, ed impedendo alle spettatore comune, inerme davanti alla sua scienza giuridica, di comprendere il senso del suo discorso.

Allora per chi ha parlato Minzolini? Non per il povero popolo ignorato ed ignorante, non per quei "Fratelli d'Italia" che pagano le tasse e poi, se debbono avere giustizia per qualsiasi cosa, è peggio che finire in mano agli usurai. Non per le "Sorelle d'Italia" che guardano il mondo dall'alto al basso, in fin dei conti è soltanto la pubblicità delle calze. No, Minzolini parla per i "Sorelli d'Italia", quei signori politici che guardano il mondo dall'alto al basso con solenne disprezzo di quanti stanno in basso.

Uno di questi "Sorelli d'Italia" è il sottosegretario Carlo Giovanardi. Il quale riferendosi al giovane romano Stefano Cucchi, sul cui cadavere ci sono segni che non avrebbero dovuto esserci, ha detto che è stato semplicemente ucciso dalla droga.

Poi ha corretto il tiro: finora di certo c’è che "nei giorni della degenza ospedaliera si è permesso che arrivasse alla morte nelle terribili condizioni che le foto testimoniano". Ed oggi Giovanardi va al contrattacco: hanno equivocato sulle mie parole. Insomma, l'errore è stato del povero giovane che ha preferito morire piuttosto che affidarsi alle cure materne dello Stato di Giovanardi.

Il cardinal Bagnasco ha ammonito, basta odio, occorre svelenire il clima pericoloso in cui vive l'Italia, occorre "un disarmo".

Minzolini e Giovanardi sono stati fedeli interpreti del suo pensiero. Il direttore del Tg1 difendendo la casta politica che disprezza ideali e valori di uguaglianza fra i cittadini. Il sottosegretario proponendo di chiudere gli occhi davanti alle foto del povero Stefano Cucchi. Eminentissimo Bagnasco, i suoi "Sorelli d'Italia" le daranno ascolto. Applicando la vecchia regola reazionaria: "Mica è colpa mia se sei negro".

Il cardinale ha ragione se voleva insinuare il sospetto che il capo del governo odia l'opposizione. Il povero cittadino di questo Stato che non sopporta più il "vulnus" dell'immunità soppressa, ha avuto compassione anche del capo del governo ascoltandolo da Berlino inneggiare alla caduta del muro di Berlino: che ha favorito internet e globalizzazione. Ma quale "sorello" gli ha suggerito la frase così inconsistente?
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09.11.2009
A presente memoria


Soltanto ora vecchi "amici" politici del cavaliere scoprono il suo potere mediatico? Vedi Fini e Tabacci...

Non per i posteri, ma proprio per noi (appunto, a presente memoria), sono utili tre interviste di politici, rilasciate ieri.

Gianfranco Fini, ospite di "Che tempo che fa", ha detto: "Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui [Berlusconi] è l'editore e questo è quello che non mi quadra".

La curiosità che nasce dalle parole del presidente della Camera, si può condensare in un interrogativo: ma Fini ha mai detto queste cose direttamente al cavaliere?

Bruno Tabacci al "CorSera" odierno ricorda "le tv di Berlusconi" all'epoca di "mani pulite", con "Emilio Fede che promuoveva il giovane Brosio a leader del marciapiede d'oro, in attesa davanti al Palazzo di Giustizia dell'ultimo avviso di garanzia".

E ricorda pure, Tabacci, "che il primo atto di Berlusconi in politica fu di offrire l'Interno a Di Pietro e la Giustizia a Davigo". E poi ancora, "le monetine dei comunisti, le manette dei fascisti, il cappio dei leghisti".

Ancora "CorSera" odierno. Ottaviano Del Turco, in relazione alla sua vicenda politica e giudiziaria, racconta di aver ricevuto la solidarietà dal Pdl ma non dal Pd.
Ed osserva: "Il Pd nasce dalla fusione di due grandi tradizioni, quella comunista e quella democristiana. E da quelle parti l'abitudine era di essere garantisti solo con i propri militanti. Io come si sa, sono solo un vecchio socialista...".

Del Turco parla di "tradizioni". Qui osammo varie volte parlare di "chiese", indispettendo vari amici locali del Pd che nell'incontrarci fingono di non riconoscerci. Pazienza.

Dovrebbero ragionare un po' come Romano Prodi: in passato noi e loro ce ne siamo dette tante, ma "adesso siamo uniti".
La frase di Prodi rivolta a Piero Fassino, suona come invito e monito: "Diglielo giù a Roma [...] che adesso siamo uniti".
Forse qualcuno non se ne è ancora accorto, che sono "uniti".

Giustamente ieri Barbara Spinelli nell'editoriale della "Stampa" notava che Massimo D'Alema come il cavaliere ha sempre disprezzato i giornali ("È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola"). Non si tratta di folclore culturale. Ma di assonanze politiche inquietanti.
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08.11.2009
Quelle croci di tutti


"La croce non si appende, si carica sulle spalle". Parola di sacerdote, don Salvatore Resca di Catania

Il commento più "vero" alla querelle della croce cristiana obbligatoria nelle classi e negli uffici pubblici, e contestata da una sentenza europea, è giunto da parte di un sacerdote di Catania, don Salvatore Resca.
Lo ha fatto a Radio3 dopo la rassegna-stampa di "Prima Pagina", e lo si legge in una lettera pubblicata oggi da "Repubblica".

"La croce non si appende; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle.... Il Vangelo è una cosa seria".

Don Salvatore si riferisce alle intenzioni del sovrintendente al teatro Bellini "che vuole esporre il crocifisso sulla facciata".

La risposta pacata, profondamente religiosa ed umana (Cristo era un uomo inchiodato su quel legno, che invocava Dio lamentandosi di essere stato da lui abbandonato), è il modo migliore per mostrare l'inutilità di certe battaglie politiche sia da parte dei favorevoli sia da parte dei contrari.
Per questi ultimi vale il principio inascoltato che laicità è essere e lasciare liberi, in nome della tolleranza. Quando il principio punitivo di una norma di diritto è applicato contro qualcun altro uguale a noi che non compie nulla di male (il reato), è una violenza mascherata che si fa chiamare legge.

Grazie don Salvatore, per la innocente saggezza delle sue parole.
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Anno XI, n. 167, Novembre 2009
Date created: 08.11.2009 - Last Update: 14.11.2009, 18:30/
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