Diario italiano
Il Rimino 170, anno XII
Febbraio 2010

27.02.2010
Metodi Folli
Commenti dei fogli moderati contro Berlusconi. Stefano Folli non fa più scuola

Per circa dieci anni i commentatori dei due massimi quotidiani moderati italiani, "CorSera" e "Stampa", hanno improntato i loro pastoni politici ai metodi di analisi introdotti da Stefano Folli, ovvero la ricerca dell'ago nel pagliaio anche in assenza del pagliaio, per poter salvare capra e cavoli.

Dove capra e cavoli erano il governo berlusconiano e il polo berlusconiano, mentre al demonio incarnato da Prodi, suoi alleati e seguaci, era attribuito il ruolo di causa di tutti i possibili mali italiani.

Adesso "CorSera" e "Stampa" hanno abbandonato i "metodi Folli" (appunto nel senso di Stefano, che ora si distende sotto "il Sole").
Per il quotidiano di Torino, è stato un fatto provvidenziale la nomina di Augusto Minzolini a direttore del TG1. Per questo evento, non ha dovuto più scrivere le sue simpatiche confessioni in cui oltre a raccontare la grandezza del sistema berlusconiano, rivelava ogni giorno le nefandezze oratorie dell'opposizione.

Il massimo della simpatia riscuoteva presso di noi, il buon Minzolini, quando osservava a commento di una dichiarazione del cavaliere, che la risposta dell'opposizione avrebbe potuto essere quella che lui stesso, il buon Minzolini, immaginava.

Fortunatamente Minzolini non ha le venature dannunziane di Capezzone, ma purtroppo l'abitudine di assumere un tono perentorio a cui contribuisce molto, oltre la struttura retorica delle sue espressioni, anche il profilo del volto, con il cranio desolatamente privo non di idee ma di capelli.

Parlando di idee: ieri il TG1 ha lanciato una notizia con una parola che non risponde per nulla alla verità effettuale.
Lo strillo del sommario diceva: "Assoluzione" riferendosi al caso giudiziario dell'avvocato inglese. La notizia provvedeva a precisare che trattavasi invece di "prescrizione".
Il rimpallo tra "assoluzione" e "prescrizione" aveva con ogni evidenza una funzione pedagogica per instillare nell'ascoltatore la equiparazione non soltanto fra le due parole, ma soprattutto fra le due sostanze. Come a dire: "Oh, bischeri, guardate che se uno è prescritto, è perché gli è innocente".

Torniamo ai commenti odierni che su "Stampa" e "Corriere" non son più ispirati ai "metodi Folli".
Principiamo dal foglio di via Solferino.
Francesco Verderami rivela che Berlusconi è tentato dal "metodo Obama". Il quale per sei ore ha parlato con l'opposizione in tivù della riforma sanitaria. Qui leggiamo che Quagliarello ha detto: "Il potere di Berlusconi discende dal suo carisma non dalle regole del nostro sistema".

Precisiamo. La Costituzione repubblicana italiana non è quella degli Usa. Il "metodo Obama" c'entra come i cavoli a merenda con i problemi nostri.
La proposta di ricorrere a quel metodo nasconde la trappola delle "tre tavolette" per imbrogliare i cittadini.
B. vuole l'opposto di Obama: non riforme democratiche (questione sanitaria, nello specifico), ma poteri assoluti nel senso etimologico, ovvero sciolti dal rispetto della legge fondamentale, quella Costituzione che si tenta di mandare al macero. Vedere la questione delle leggi "ad personam" etc.

B. mira non alla democrazia ma alla demagogia. Lo ammette lo stesso Quagliarello in quella sua illuminante (ma non illuminata) battuta: "Il potere di Berlusconi discende dal suo carisma non dalle regole del nostro sistema". Quagliarello and C. pretenderebbero che la Costituzione italiana fosse violentata per riconoscere a B. che fa legge soltanto il suo carisma: gli ricordiamo che il voto raccolto dal suo carisma è un quarto di quello valido espresso dai cittadini. Non bariamo anche sui numeri.

Sempre sul "CorSera" un gentile commentatore come Massimo Franco denuncia "L'errore dei senatori". Che non hanno voluto cacciare un loro collega, appena ritornato alla ribalta politica per via giudiziaria.
Franco denuncia "un errore madornale della classe politica". In pochi sapevano "chi fosse" (ovvero: che cosa fosse) quel senatore, "ma ad immaginarlo forse era un numero ben più alto". Perché "non abitava a Bruxelles, come aveva sostenuto falsificando i suoi documenti".
Riassumiamo e saltiamo i vari passi della vicenda del senatore: "nessuno" ha "affrontato quella storiaccia di malapolitica", conclude Franco.
Che cosa di peggio avrebbe potuto scrivere il "Corrierone" contro la "malapolitica"?

Avrebbe potuto scatenarsi come ha fatto sulla "Stampa" di stamani un altro pacato commentatore, Marcello Sorgi. Che ha usato un tono surreale ironico distaccato. Felicemente comico. Perché elenca le accuse di B. all'Italia, tutta in mano alla sinistra, dai magistrati al giornalismo cartaceo, alla televisione tutta (compresa la sua, di B.?).

Sorgi conclude nell'unico modo possibile per una persona che abbia a cuore la propria dignità di commentatore.
Conclude chiedendosi: "se il regime della sinistra ha trionfato in questo modo", allora "Berlusconi, in questi sedici anni che ha fatto?".

Non ci sono più i "metodi Folli" di una volta, scomparsi assieme alle mezze stagioni ed alle ziette di Arbasino. Ci sono ottimi giornalisti che finalmente hanno ottenuto il permesso di scrivere cose che non appisolano il lettore ed incensano il potere. Sia lodato il Cielo.
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26.02.2010
Parto con Travaglio
"Sono tempi difficili per la Seconda Repubblica", opinione di Marcello Sorgi

Travaglio, nel senso di Marco, è un cronista sempre informato, preciso nei riferimenti, acuto nell'accostamento dei fatti.

Ha avuto tutte le ragioni di questo mondo nel protestare contro le aggressioni rivoltegli durante la trasmissione dell'altra settimana.

Le ultime lettere di Michele Santoro e Marco Travaglio appartengono al genere letterario necessario a far parlare del programma del primo, più che a difendere le ragioni del secondo.

Il fatto fondamentale è che sia garantita in tv la libertà di esposizione dei fatti, a cui non deve corrispondere come reazione l'accusa contro chi parla, nello specifico il Travaglio.

E' ridicolo che se uno racconta notizie, gli si dica che è amico di mafiosi. E' pericoloso per la democrazia. Non lo diciamo noi. Lo sostengono persone rispettabili. Che provengono anche da recenti storie d'amor politico con il cavaliere.

Ieri citavamo un giornale sovversivo, "La Stampa", con l'opinione del prof. Ainis, secondo cui l'onesto annega, mentre il furbo trova sempre una scialuppa di salvataggio. Oggi lo stesso quotidiano rivoluzionario pubblica una surriscaldata opinione di Marcello Sorgi, circa la storia di un senatore che il presidente dello stesso Senato vorrebbe mandar a casa. S'intitola "Lacrime di coccodrillo".

Sorgi ha scritto frasi giuste ed oneste, che saranno per questo considerate molto pericolose nel mondo di chi trova sempre quella scialuppa di cui diceva Ainis.

Ricordiamole. "Sono tempi difficili per la Seconda Repubblica", scrive nella conclusione Sorgi. Dopo aver spiegato che già da tempo si era capito che quel senatore "aveva voluto farsi eleggere per ragioni inconfessabili, forse proprio per evitare di finire in carcere".

Ecco, che un giornale come "La Stampa" scriva cose del genere significa proprio, pensano i buontemponi benpensanti, che non c'è più religione. Noi che malpensanti siamo fortunatamente nati, diamo ragione alla "Stampa", a Sorgi e a quanti credono che siano "tempi difficili per la Seconda Repubblica", e non certo per colpa nostra.

Però non vogliamo che il travaglio della Terza Repubblica (e chi più ne ha più ne metta) porti alla cancellazione del Travaglio (Marco), magari con il consenso del buon Santoro.
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25.02.2010
Bada come parli
Dopo l'esercito del surf, quello del bene. Per fermare la sinistra che apre le porte ai "barbari", cioè agli stranieri

Le parole nascondono sempre un seconda realtà, diversa da quella che raccontano in superficie. È una vecchia regola che naviga tra l'indagine linguistica e la questione psichiatrica.
Ci sono infatti ossessioni verbali che non possiamo definire abusi linguistici. Dei quali a nessuno cale. Ma che suggeriscono di intercettare le cause nascoste da cui tali ossessioni derivano.

È tipico, ad esempio, il caso di soggetti affetti da determinate patologie autolesionistiche che accompagnano i gesti con la ripetizione insensata dello stesso termine. Nel quale però si nasconde il segreto della vicenda e della sofferenza di quella persona.

Ieri il capo di un partito, di cui non possiamo fare il nome (altrimenti saremmo costretti a pubblicare le diffide del ‘proprietario’ del marchio, come già accaduto), ha tenuto a battesimo i "promotori della libertà".

Promotore è termine tipico delle attività produttive, mentre sappiamo che la vita sociale, di cui dovrebbe occuparsi la politica, è caratterizzata da complessi settori che non procurano alcun guadagno ma richiedono soltanto spese. Parliamo di scuole, ospedali, forze dell'ordine, magistratura. Ai quali sono destinate le imposte e le tasse che pagano i cittadini, in “cambio” dei servizi che ricevono.

Molta cultura politica attuale ritiene che i cittadini possano dallo Stato richiedere le prestazioni, senza dover sottostare al peso di imposte e tasse secondo le proprie possibilità.

E questa è già una bella anomalia che rientra pure nel campo psichiatrico riguardante i leader politici, e non soltanto nel settore strettamente propagandistico di chi, dalla vetta di un qualsiasi partito, crede di poter contrabbandare opinioni senza fondamento quali invece verità di fede.

E qui, proprio con l'accenno alle verità di fede (che richiedono un'accettazione non razionale ma sentimentale), troviamo una chiarificazione del progetto dei "promotori della libertà", ovvero il definirsi l'esercito del bene che deve scontrarsi con l'esercito del male.

Ovviamente, l'esercito del male è impersonato dalla sinistra che l'esercito del bene deve annientare, dando grande prova di accettazione delle regole del dibattito politico in una società democratica. Quella sinistra che "vuole l'invasione degli stranieri". Ovvero, come dicevano gli antichi, dei barbari. ma oggi si capisce fischi per fiaschi, leghisticamente parlando.

Lo scontro tra i due eserciti, ecco la novità illuminante, sarà affidato a quanto pare ad una gentile signora che già in passato ha ricoperto ruoli di primo piano alla corte del capo politico il quale ha parlato dei "promotori della libertà".

Questa signora non è nuova ad imprese del genere. Gli amici del capo le attribuirono qualche fallimento quale promotrice dei "circoli della libertà", per cui ci parve meritare la storpiatura del nome da Michela Vittoria in Michela Sconfitta. Nata per rivoluzionare l'Italia con i suoi "Circoli" pagati dal cavaliere, appariva una Marianna spodestata da signori calvi ed ormai con la pace dei sensi, che governavano il partito che aveva vinto le elezioni.

Le auguriamo miglior fortuna ora, mentre ci domandiamo: essendo adesso la signora una ministra della Repubblica, ne soffriranno o ne trarranno vantaggi i pubblici affari, con un nuovo suo impegno per le questioni private del suo capo?

Il caso è talmente complesso, che cerchiamo lumi in parole della prof. Franca D'Agostini, docente di Filosofia della scienza, intervistata oggi da Leopoldo Fabiani su "Repubblica".
Trattando del "discorso pubblico" spesso inquinato da molti cattivi argomenti, la prof. D'Agostini spiega che la democrazia in Italia è sottoposta ad una sorta di "totalitarismo della comunicazione".
Per cui il discorso politico risulta "vero" non rispetto alla realtà, ma alla mescolanza di vero e falso che è "il finto", cioè una "realtà seconda", che è "costruita per gli scopi più diversi".

Un altro docente universitario, il prof. Michele Ainis, ieri ha scritto un pericoloso saggio sovversivo ("La repubblica dei corrotti"), apparso come fondo in un quotidiano ("La Stampa") che dev'essere molto estremista, se presenta un passo come questo: in Italia "i furbi trovano sempre una scialuppa normativa che li conduce in salvo, mentre l'onesto annega".

Il dilemma è: per l'onesto che "annega", dobbiamo chiamare la Protezione civile, o il ministero del Turismo, dove naviga la promotrice della libertà con il suo esercito del bene?
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24.02.2010
Belle albanesi
Pubblico una lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones diretta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". Durante il recente incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

Elvira Dones è anche giornalista. Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all'Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.
Ecco il suo testo

"Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."

Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora  -  tre anni più tardi  -  che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
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22.02.2010
Questi e quelli
"Corruzione uguale per tutti", ha ragione Sorgi

Nel fondo di stamane, dopo aver elencato casi di inchieste giudiziarie su personalità politiche di destra e di sinistra, Marcello Sorgi conclude: si ritorna al 1993, si ritorna al punto di prima, "Così è finita la rivoluzione italiana e la lunga transizione senza sbocco". Insomma, questi e quelli "pari sono". Vero. Lo dicono i fatti. Lo sostengo da tempo, e posso documentare la mia affermazione.

Il 18 dicembre 2006 destò scalpore il post intitolato "Operazioni", dove scrivevo che Flavia Franzoni moglie di Romano Prodi (per una delicata operazione al cuore) si era ricoverata in una struttura pubblica (dichiarando che  le sue “tasse hanno avuto come corrispettivo un servizio di grande qualità”). Al contrario, Silvio Berlusconi si era fatto operare in America.

Qualche lettore scrisse indignato. Mi piacciono i commenti indignati. Tal Giulia su un blog che gestisco altrove, ha sostenuto poco tempo fa che avevo fatto osservazioni stupide. Le ho dato giusta soddisfazione. Diverso il caso di una pornostar che inviava descrizioni di suoi incontri amorosi con la figlia di un noto esponente politico. Vedendosi oscurata, mi ha inviato colorite espressioni di "dissenso", e credo che così abbia raggiunta una pura gioia (spirituale o sensuale che sia).

Ai commenti del dicembre 2006, risposi così: "I cattolici di destra preferiscono i favori ricevuti dal centro sinistra che faticare a governare...".
Orbene, posso ribadire quell'affermazione. Di cose da dire ce ne sarebbero parecchie, ma farla lunga stanca i lettori. Perché se resta valido quel vecchio discorso, è mutato il contesto politico, e ciò richiederebbe ulteriori approfondimenti.

Dunque, nulla è cambiato dal 1993. Barbara Spinelli domenica scorsa nel suo editoriale su "Le dieci domande al Pd", già accusava Berlusconi di aver "prolungato una lunga storia italiana di immobilità, di scandali, di collusione con la mafia, proprio mentre fingeva di mutarla alle radici".
Nel 2006 un lettore mi scrisse: "Voi sinistri siete ridicoli". Per evitare l'incomodo a qualche lettore distratto di agitarsi, ripeto: le parole tra virgolette sono di Barbara Spinelli.
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21.02.2010
Sanremo spaventa
Il Colle trema: e se eleggono presidente col televoto il principe ballerino e canterino?

I 150 anni dell'unità d'Italia si avvicinano a grandi passi. Gli animi non sono però festanti. Tra i più attenti osservatori prevale una forte preoccupazione dopo l'esito del festival della canzone di Sanremo. Dove secondo è arrivato un erede di quei Savoia che nel 1861 acquistarono qualche gloria, e che poi nel corso del secolo passato ebbero ripetute occasioni per vergognarsi. Le colpe degli avi, nella Storia, ricadono inevitabilmente sugli eredi. Compresa la tessera P2 n. 1621 di suo padre, altezza reale. Il principe prima ballerino e poi canterino, ha precedenti poco confortanti, come una pubblicità per i sottaceti (2002).

Chi se lo può permettere, comincia dall'elogio delle olive verdi in salamoia e poi approda all'inno all'Italia amore mio. Passando magari attraverso la pretesa di finire al nostro Parlamento, marzo 2008. Quando l'erede dichiarò: "All'Italia non voglio chiedere niente, voglio solo dare". Allora gli scrivemmo: grazie del pensiero, ma non si disturbi. Da lui non volevamo allora e non vogliamo nulla adesso. Di lui non ci fidiamo. Lui forse non lo sa, ma fu un Savoia che si fece trascinare nella rovinosa guerra del 1940-1945, lo stesso re d'Italia che firmò le leggi contro gli ebrei nel 1938.

Signor cittadino Savoia, osammo nel 2008, resti nel suo vuoto pneumatico mentale dimostrato dal fatto che per rispetto verso quel bisnonno che insediò Mussolini nel 1922 (mai sentito parlare di "marcia su Roma"?) e che lo arrestò nel luglio 1943, non evita di stringere mani che non dovrebbero avere molta simpatia nei suoi confronti, quale ultimo erede di quella dinastia che tradì il duce. Come dicevano una volta i nostalgici della Buonanima. Ma lei dell'Italia conosce soltanto le notizie del campionato di calcio. Inutile spiegarle tante cose. Un solo invito allora le rivolgemmo, pressante cortese e soprattutto democratico: "Indietro, Savoia. Non c'è trippa per gatti".

Oggi, dopo l'esibizione sanremese, confermiamo quanto le indirizzammo due anni fa. Confortati dalla sua dichiarazione canora che suona una pretesa un po' azzardata anche per chi discende da magnanimi lombi: "Io credo nella mia cultura". Però sbaglia congiuntivi e condizionali. Se il voto sanremese le ha dato gloria al festival, il Colle può tremare davanti all'ipotesi che, mescolando politica e spettacolo, lei diventi un idolo da proporre alla poltrona di Capo dello Stato. Con un innovativo referendum popolare mediante televoto.
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21.02.2010
In tutti i tg
Il giovane migrante ucciso a Ferrara dalla nostra indifferenza

La notizia del ragazzo ucciso a Ferrara dall'indifferenza della gente che lo aveva visto agonizzante, è passata in tutti i Tg.

Su Canale 5 hanno mostrato anche un servizio che raccontava di un vecchio cane precipitato in un pozzo, e vegliato dalla sua compagna. A dimostrazione che la natura (la natura, non dico la natura umana) ha buoni sentimenti strangolati dalla cosiddetta educazione come diceva tal Gian Giacomo Rousseau.

Prendete un altro caso, denunciato dal "CorSera" odierno (p. 17): da Dublino Carmel McDonnel-Byrne racconta che lei (a dieci anni) e i suoi sette fratelli abbandonati dalla madre, furono portati dal padre alla Scuola St. Vincent. Due suoi fratelli furono trasferiti altrove, in un convitto per orfani, e morirono annegati, appena giunti: "Vicino c'era la spiaggia, non conoscevano la marea".
I metodi di quegli istituti: i bambini erano numerati, dovevano dormire con le braccia conserte sul petto "per tenere lontano il diavolo", c'era "la cronica mancanza del cibo" e poi "l'istigazione alla delazione". Sua sorella fu violentata, "non si riprese mai. L'intervista è in ampio servizio sui "bimbi perduti d'Irlanda", ovvero "vittime degli abusi dei religiosi".

Il TG5 ha fatto poi un collegamento con Barbara d'Urso che ha preannunciato un servizio sullo scandalo delle minorenni che si esibiscono in discoteca, premettendo: "Ormai siamo un servizio pubblico".
Ha perfettamente ragione, con la Rai minzolinata e prona all'uso privato, l'unico servizio pubblico è quello delle reti privati del premier. Tutto chiaro. All'apparenza.
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19.02.2010
Migranti, la penna fa da specchio
Il racconto per scoprire la nuova vita

Mirtha è a Rimini con il marito. Sua figlia, appena laureata, si trova a casa in Argentina, e sta per sposarsi. Mirtha non può tornare da lei per la cerimonia delle nozze. Da Roma un nipote (Rubens) le telefona: anche lui non può partire, per impegni di lavoro. Mirtha prenota a Rimini in fretta l'ultimo posto disponibile per un volo. Rubens fa la stessa cosa a Roma, poi avvisa la zia. Mirtha perde la metà della spesa, rinunciando al viaggio fissato da lei.

Arriva in patria, ecco le nozze. "Cerimonia emozionante". Un "Grazie alla vita!" chiude il suo breve racconto. Lo leggiamo in un volumetto, "L'ospitalità della scrittura" (Teuth, 12 euro), curato da Maria Annunziata Tentoni, psicoterapeuta, come raccolta degli atti del convegno "Verso di sé" (2008), dedicato a scrittura autobiografica e donne migranti, a cura dell'Istituto Scienze dell'Uomo, con collaborazione del Museo degli Sguardi al Covignano.

Tentoni spiega con grande chiarezza un tema complesso. Osserva: "Ci ha mosso un desiderio di incontro. Un'esperienza civile". Per combattere il razzismo ed avviare un dialogo tra le culture. Lo strumento usato è stata l'autobiografia, per far acquisire alle migranti consapevolezza della propria storia, e senso dell'esperienza in atto.

Alcune partecipanti al laboratorio, spiega Tentoni, per scrivere di sé hanno recuperato legami e ricordi, arrivando alla fine ad un "sentimento di orgoglio" per la loro esistenza, sbattuta ed avvilita da mille difficoltà: "Il nuovo racconto vuol chiudere con il passato, prendere le distanze per cominciare una nuova vita". Sul laboratorio ed i suoi contenuti, intervengono Fulvia Gemmani e Francesca Castellani che allegano una ricca ed utile bibliografia.

Se per una migrante come Mirtha il legame con la famiglia lontana vale la perdita di mezzo biglietto aereo, a noi che li avviciniamo, il loro arrivo può essere occasione per allargare gli orizzonti mentali. Circa una trentina di anni fa arrivarono al "Valturio" i primi studenti nigeriani. Ritrovai uno di loro molto tempo dopo, quando al Museo della Città presentammo un libro di Roberta Sangiorgi. Aveva famiglia e lavoro. Non riusciva però ad ottenere la cittadinanza italiana. Allora aveva contro soltanto la burocrazia.
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17.02.2010
Vergogna? Per chi
La corruzione aumenta. Debbono vergognarsi i giudici o i ladri?

Il premier Berlusconi ci ha abituato al grido isterico dei suoi comizi, che sfociano in una condanna alla vergogna, declinata in vario modo.
La frase articolata contro i pubblici ministeri "che debbono vergognarsi" è molto più grave del triplice urlo di "Vergogna, vergogna, vergogna" indirizzato il 30 settembre 2009 contro "questa opposizione" responsabile (secondo lui) di ogni nefandezza che succeda nel Paese.

Ieri Berlusconi ha imboccato un sentiero molto in discesa verso una forma di chiaro razzismo, con l'accusa all'opposizione di essere "antropologicamente" diversa da lui.
Oggi non sappiamo sinora che cosa il premier abbia pensato della denuncia del presidente della Corte dei Conti: in un anno in Italia le denunce per corruzione ("patologia che resta tuttora grave") sono aumentate del 229%. Forse ha urlato dentro di sé un "Vergogna" verso i giudici della stessa Corte. Noi quel "Vergogna" se lo ha pensato o detto anche sottovoce, lo dirotteremmo verso i responsabili della corruzione.

Per rispetto delle storie personali, e delle vicende giudiziarie, non ci siamo pronunciati mai su entrambe, in questi nostri post, per qualsiasi caso. Lo faremo anche questa volta, per quello della Protezione civile.
Ciò non toglie che non possiamo non elogiare il comportamento televisivo di Bertolaso ieri sera, e non manifestare meraviglia per la sua lettera diffusa oggi: dove mette sotto accusa la "giustizia sommaria" del processo mediatico.

Se va a leggere quanto uomini vicini al suo governo hanno inventato tempo fa contro esponenti di spicco dell'attuale opposizione, Bertolaso può raccogliere informazioni utili per capire come oggi in Italia sia considerata da parte dei suoi amici la "lotta" politica.
Non ci vogliamo ripetere, ne abbiamo già parlato a proposito del pollaio televisivo in cui i migliori autori di quelle risse sono esponenti politici del partito del premier, giornalisti della famiglia del premier, avvocati del premier. Ci spiace sinceramente che Bertolaso voglia entrare in quella schiera, con la sua lettera ai colleghi della Protezione civile. In cui si paragona ad un alluvionato.

La corruzione aumenta. Debbono vergognarsi i giudici oppure i ladri?
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16.02.2010
Asini di successo
Aspiranti avvocati ignoranti? C'è di peggio, Berlusconi politicamente razzista

Non c'è da preoccuparsi troppo. "Gli aspiranti avvocati scivolano sul paté d'animo", è il titolo di pagina 22 della "Stampa" di oggi. Stiamo tranquilli. Nessuno si indignerà, davanti ad errori che fanno ridere, sorridere e persino meditare tristemente. Ma di queste cose si lamentavano anche cento anni fa.

Gli aspiranti a tutto di oggi, hanno altre sicurezze per avere successo. Ce lo confermano le biografie che circolano sui giornali. Uno dei tre uomini più potenti nel partito di Berlusconi dopo il loro leader, Denis Verdini, insegna Storia delle dottrine economiche alla Luiss. Ha studiato al Cesare Alfieri, è stato allievo di Spadolini, ma le sue origini lo fanno marchiare dal cavaliere con uno sbrigativo: "Serve un macellaio come lui!". E lui, scrive Antonello Caporale su "Repubblica" di oggi, risponde stando al gioco: "Sono un tagliatore di teste".

Al posto del vecchio manuale Cencelli, c'è ora il protocollo Verdini: lottizza i posti calcolandoli in punti, 60 ne vale un ministro, 20 un sottosegretario. Collega e compaesano suo, è Bondi di cui Verdini fu definito "la badante". E Verdini precisa al prof. Quagliarello quale ruolo questi può avere nel partito: "Lei è manutengolo del manutengolo (che sarei io, Verdini) del cameriere (Bondi) di Berlusconi". Al che Bondi risponde: non cameriere, "Maggiordomo, prego".

Nulla da meravigliarsi se questo è il livello della politica governativa, grazie alla quale alle signorine coinvolte nelle serate elettorali suggeriscono: "Non si trattenga e soprattutto non tenga il tanga". Oggi Berlusconi ha affermato: "Torno a ripetere che noi e loro [l'opposizione] siamo antropologicamente diversi". Una frase che ha tutto il "paté d'animo" di chi ama la politica, ma purtroppo non ha le idee chiare. Ribadisce il primato di una razza d'uomo politico sopra tutti gli altri. Aspiranti avvocati ignoranti? C'è di peggio, il Berlusconi politicamente razzista. Ed i suoi colleghi che si dichiarano maggiordomi del signore che governa.
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I post precedenti.
Diario italiano, indice.


Anno XII, n. 170, Febbraio 2010
Date created: 16.02.2010 - Last Update: 27.02.2010, 19:00/
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