Diario italiano
Il Rimino 172, anno XII
Aprile 2010

10.04.2010
Stalin e il turismo
Crisi politica per il modello riminese. La denuncia dal prof. Gardini, Unibo

C'è andato giù pesante, Attilio Gardini, docente di Econometria nel polo universitario di Rimini. La colpa principale della crisi turistica è di chi siede sulle poltrone politiche: una classe dirigente inadeguata, litigiosa, che diffonde o insabbia le informazioni in base al proprio tornaconto. Le insabbia al punto che esiste a Rimini "un modello dell'informazione che oserei definire di tipo sovietico", conclude Gardini.

L'accusa di Gardini giunge al termine di una settimana che ha visto rimbalzare altri gravi accuse sul comportamento di istituzioni legate alla vita economica della città, accusate di essere in mano a caste di "lungotenenti", ovvero a persone che occupano le poltrone da troppo tempo e gestiscono le cose come se si trattasse di affari di una casta di privilegiati.

Le dichiarazioni del prof. Gardini si leggono nel sito di Newsrimini.it, giornale telematico.

Riproduciamo il testo completo della notizia.

Gardini accusa la classe dirigente riminese: 'Metodi di stampo sovietico'

Il docente universitario di statistica, curatore di numerose ricerche sul turismo, accusa le amministrazioni pubbliche riminesi di gestire l'informazione con poca trasparenza. E punta il dito contro la (mala)gestione pubblica del turismo.
Una classe dirigente inadeguata, litigiosa, che diffonde o insabbia le informazioni in base al proprio tornaconto. Attilio Gardini, docente di econometria nel polo riminese dell'Università di Bologna, si era riproposto di essere diplomatico. Ma alla fine non ce l'ha fatta.
Durante l'intervista per la trasmissione 44.12 di Confartigianato, in onda su Icaro Tv ed altre emittenti locali, ha indicato con chiarezza le responsabilità della politica nei problemi del turismo riminese.

I dati
L'ultimo Oscar (Osservatorio sull'economia turistica regionale) evidenzia un declino dell'offerta turistica riminese rispetto alle altre località della Riviera Romagnola: nel primo trimestre 2010 le presenze nella provincia di Rimini sono aumentate del 1,2% rispetto all'anno precedente, a Forlì-Cesena del 2% e a Ravenna addirittura del 2,6%.
Ancora peggio il confronto sulla fiducia espressa dagli albergatori: mentre a Ravenna è aumentata del 3% circa, a Rimini è calata del 3%, raggiungendo il minimo storico in 7 anni di rilevazioni.

Le responsabilità della politica
A causare il crollo di fiducia degli operatori riminesi però non è la crisi economica (segnalata dal 18% degli intervistati), ma la mancanza di valorizzazione del territorio in termini di attrazioni e innovazione (49%). Ovvero, conclude Gardini, l'incapacità della sua classe dirigente: 'Basta confrontare il sistema di informazione turistica della provincia di Rimini con quello di Ravenna per rendersi conto della differenza abissale' spiega il professore. 'Quello di Ravenna è aggiornato, completo, molto ricco, quindi gli imprenditori hanno in questo servizio un'informazione effettiva. Quello della Provincia di Rimini è pressoché inutilizzabile, pubblica solo dei grafici anziché dei valori (quindi bisogna inventarsi poi i numeri), e la classe politica usa le informazioni in modo riservato: le dice, non le dice... Questo è un modello dell'informazione che oserei definire di tipo sovietico'.
Qualche riferimento a una vecchia ricerca sulla ricaduta economica del Capodanno Rai, secondo indiscrezioni mai resa nota perché avrebbe dato risultati negativi? Impossibile saperlo.

Una riviera-marmellata senza capitale
Gardini non è tenero neanche nell'illustrare i punti deboli dell'offerta turistica riminese: una spiaggia schiacciata dal cemento, a modello catena di montaggio, senza una capitale in grado di attrarre i turisti. 'Qui la capitale è progressivamente svanita - spiega Gardini, - la riviera è una marmellata indistinta di piccole destinazioni, incapace di offrire una vacanza-esperienza ma solo vacanze-arrostimento sul lettino'.
E conclude: 'Serve tutta un'innovazione nella gestione del turismo, soprattutto nella parte pubblica. La possibilità di ritrovare una capitale attraverso una classe dirigente che nelle sue imprese principali - dalle banche agli enti pubblici - riesca ad esercitare l'effetto di attrattore sarebbe un fattore di svolta significativo'.
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05.04.2010
Storie ma anche un po' favole
Nove racconti di Anna Rosa Balducci

Al lettore il segreto lo spiega "il bibliotecario vecchissimo di una di quelle biblioteche che stanno in cima a città antiche, circondate da mura screpolate e arricchite di piazze". Una città divisa in due parti esatte, di qua i ricchi, di là i poveri.

Questo antico signore ad un tratto si desta dal suo dormiveglia, per merito di una scrittrice (Anna Rosa Balducci) che lo mette al centro delle proprie pagine, con il compito di raccontare una storia che ha lunghi incanti ed improvvisi misteri.

La scrittrice fa del bibliotecario il suo doppio, per chiarire la chiave di lettura non delle pagine che compone, ma della vita stessa di ogni giorno delle persone qualsiasi. Il bibliotecario diventa così una specie di grande saggio, capace appunto di svelare certi segreti, ma soprattutto di interrogarsi sulle stranezze che accadono a tutti, lungo il cammino dell'esistenza.

Ma questo compito lo mette in crisi. Quando gli chiedono il perché di quelle strane luci apparse nei suoi occhi ad un certo punto del racconto, il bibliotecario s'interrompe. E fa una confessione che contiene il registro principale di queste pagine: "Che pasticcio, ragazzi miei, andar dietro a storie che sono anche un poco favole, che bel pasticcio davvero".

In tutti i racconti del nuovo libro di Anna Rosa Balducci, "Girasole e altre storie" (Il Ponte Vecchio, Cesena 2010, pp. 164), il lettore è coinvolto in strane atmosfere ben riassunte da una descrizione che appare quasi all'inizio: "Questa casa è un caleidoscopio, muta forma, contiene tutto quello che le chiedi".

Un'asciutta e precisa analisi del volume è fatta dalla studiosa riminese (e per giunta bibliotecaria), Oriana Maroni, che nella presentazione ne sottolinea efficacemente gli aspetti fondamentali: lo "scorazzare in un mondo liberato dalla storia ufficiale", non per nostalgia, ma con "sdegno, e dunque un preoccupato spiare il futuro".

Maroni al proposito cita il racconto più angosciante, quello in cui si prefigura lo scenario da incubo dell'anno di grazia 2252. In cui tutta la vita degli individui è decisa dall'antico psicologo divenuto "psicotropo". Il quale attua la politica voluta dai "grandi controllori". A cui tutti dovranno sottostare. Ai posteri auguriamo che lo scenario da incubo qui prefigurato, non si avveri. Anche se nella contemporaneità qualcosa s'intravede già.

Ai contemporanei suggeriamo la lettura attenta delle pagine più autobiografiche del volume. Quelle dedicate alla scomparsa della nonna di Mariola, ovvero la mamma di Anna Rosa.

Le possiamo sintetizzare nelle righe con cui la nipotina rammenta quel San Gabriele di cui le era stato tanto volte detto perché nel paesello della nonna "ogni volta che un bambino malato si guariva, si regalava al Santo una vestina da battesimo ricamata di bianco". Mariola invano sognava allora che anche per la nonna si potesse portare a San Gabriele quella vestina per ringraziamento. La vita non contiene tutto quello che le chiedi.
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03.04.2010
Stranitalia
Pasqua celtica? Di certo sopra le righe per tanti motivi

Una Pasqua molto pagana, sopra le righe più del solito, è quella che rischia di andare in archivio per il 2010. Proprio nel giorno dedicato al silenzio ed alla meditazione, il Venerdì Santo, dalla Chiesa è giunto un acuto molto stonato. Un frate francescano (questo è l'aspetto più triste), il predicatore della Casa Pontificia, ha parlato d'una "campagna di odio" contro il papa, simile all'antisemitismo.

Doppio errore. Definendo "campagna di odio" una questione aperta a sviluppi giudiziari in vari luoghi, significa usare un'etichetta per cancellare un problema, anche se poi si sostiene che esso è una sciagura commessa da "non pochi elementi del clero". Poi c'è l'offesa ai "fratelli maggiori". Le critiche al papa non sono come le condanne a morte nelle camere a gas. Non per nulla il portavoce vaticano ha preso le distanze dal frate: non sono dichiarazioni ufficiali.

Pasqua pagana è se la religione diventa "instrumentum regni" come lasciano intravedere le polemiche leghiste.
Michele Brambilla sulla "Stampa" di oggi riconosce che "la Lega all'inizio era tutt'altro che filo cattolica". Poi ricorda la sua "fase pagana, con i riti sul Po e i matrimoni celtici". Infine annuncia il mistero: "La Lega ha logiche e motivazioni che spesso ci sfuggono". Qui sta il problema.
Sono contento di trovar confermata la mia ipotesi di "partito liquido", espressa martedì scorso. Ma questa mutevolezza quanto è utile al governo del Paese? Il Bossi che si confessa di sinistra, ma volendo restare segreto nel suo pensiero, è l'opportunista che porta acqua al proprio mulino, non a quello dell'Italia.

Altrettanto pernicioso è il "particulare" di Feltri. Per vendicarsi delle accuse piovutegli addosso per il falso documento contro Boffo, ha parlato di un clero pedofilo protetto dalla Chiesa. Aggiungendo una "testimonianza" giudiziaria.

Queste cose volgari sono nate all'interno del partito dell'amore. Il Vaticano sbaglierebbe a questo punto a fidarsi più di Bossi che di Berlusconi o di Casini (che sembra molto trascurato), utilizzati contro Prodi e Bersani. Ma tutto è possibile. Come il fatto che in certe scuole teologiche diocesane si insegnino teorie estetiche di pura derivazione esoterico-massonica... In teologia non tutto fa brodo, come si crede per la politica.
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03.04.2010
Niente libri, please
Leggere poco, predica Tremonti al fianco di Bossi

Il ministro Tremonti si è vantato, parlando al fianco di Bossi: "Noi siano gente semplice, poche volte ci capita di leggere un libro...". La frase è citata da Gad Lerner su "Repubblica" di oggi.

Invece Michele Serra riprende dal "Corrierone" di ieri una dichiarazione del portavoce e tessera piduista Cicchitto: "La vittoria di Torino è stata clamorosa, politicamente parlando uno 'stupro'". Viva la sincerità di Tremonti. Loro sono gente semplice, e riducono tutto in quella zona lì.

Sulla stessa "Repubblica", Giorgio Bocca, spiega che la vittoria della Lega è dovuta "al cattivo spettacolo di una politica che è diventata un mercato di privilegi e di ricchezza...". Aspettiamo due o tre anni, e vedrete che anche la Lega diventerà un ricco mercato di privilegi. E' la fisiologia del potere.

Lerner conclude il suo pezzo ricordando quello che a me sembra un grande assente dal dibattito politico di queste ore, Fini: il leghismo lascia poco spazio alla nascita di una destra liberale in Italia.

La Lega, ha spiegato Luca Ricolfi sulla "Stampa" di ieri, ha sfondato in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. Ovvero nelle regioni più produttive. Sempre sulla "Stampa" di ieri si leggeva che "Marghera la rossa ha sposato la Lega".

Una sola domanda: Bersani legge i giornali? O soltanto libri?
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Anno XII, n. 172, Aprile 2010
Date created: 03.04.2010 - Last Update: 10.04.2010, 18:15/
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