Omero
Spigolature tra il serio e
il faceto della sua storia
(Odissea?)
Ad uso esclusivo dei
frequentatori
Dell’Area Cani del Mezzetta
By Raffaello

Editing
Anna Mari
Casa Editrice
MariAnna
Omero
Spigolature tra il serio e
il faceto della sua storia
Ad uso esclusivo dei
frequentatori
Dell’Area Cani del Mezzetta
N.B.: le citazioni, palesi e
non e le note contenute nel testo, lungi dall’essere uno sfoggio di cultura
intendono ironicamente
mettere alla berlina chi ne fa uso incongruo e smodato .
1
La conoscenza
L’Anticiclone delle Azzorre
non si era ancora ritirato nelle zone della sua origine e occupava ancora gran
parte del bacino del Mediterraneo, anzi, sull’Atlantico un massimo barometrico
lo alimentava avanzando in direzione orientale verso un minimo incombente sulla
Russia non mostrando al momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso
Nord. Le isoterme e le isobare si comportavano a dovere disegnando le loro
volute in modo regolare.
La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la
temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo e con
l’oscillazione mensile aperiodica.
Il sorgere e il tramontare
del sole e della luna, le fasi della
luna, di Venere e dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si
succedevano conformemente alle
previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la
tensione massima e l’umidità atmosferica era bassa.
L’Osservatorio meteorologico
Ximeniano rilevava che la temperatura massima si aggirava sui diciannove gradi
e la minima sugli otto, l’ora solare ripristinata aveva eliminato l’ingannevole
prolungamento della luce, mentre spirava un leggero vento di maestrale che
faceva mulinare le prime foglie secche cadute dagli alberi.
Insomma con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume
benissimo i fatti: era una bella giornata, il 16 novembre dell’anno 2005.
Il telefono squillò in modo
fatale, è Matteo: “…cucciolo…Beagle…quattro mesi…canile…soffre…voi
…pensione….compagnia…affettuoso….”
Fregati !!!
L’incontro avvenne vicino
alla Greve il cucciolino detto Ruy in collo a Valentina, la ragazza di Matteo,
ci viene affidato per farci provare il dolce piacere di avere un cane: ”… prova
tu”… “…no….no…prova tu”, provo io.
Il vento fa turbinare le
foglie, l’orfanello le rincorre: ma come, non è riconoscente, non ti considera,
lo chiami e lui non ti guarda (forse per il nome che gli sembra ridicolo), si
ferma un attimo e ti fa pippi su una scarpa poi corre dietro una foglia: sembra
proprio un nostro figliolo.
“Ma vedi Matteo si voleva
goderci un po’ la pensione…un viaggio…Parigi…..Leonardo ha fatto un programmino
per il Messico…ci si sente ancora giovani…goderci un po’ la libertà…”
18 novembre 2005:
“…Matte…ripensato… si viene a
prenderlo…. Ce lo portate? …vi si
aspetta….Ciao ciao ciao”.
”Per me s’è fatto una
cazzata…..”
.….”Si”.
2
La razza e il nome
“L’è minga un Rolex” era la
marca milanese di un orologio che negli anni ’90 riproduceva il Rolex senza
esserlo e quindi senza guai giudiziari.
Riguardando bene il nostro
nuovo canino a tutta la famiglia venne l’illuminazione: “l’è minga un Beagle”.
C’erano troppe cose che non
tornavano, ma la spinta verso la ricerca della mescolanza genetica che lo aveva
originato ci fu data da un cliente del giornalaio che il sabato mattina
(19.11.2006) vedendolo esclamò commosso: “Complimenti Lei ha il più bel Englsh
Foxhound che io abbia mai visto e assomiglia
moltissimo al mio compianto Bob”.
Google, ricerche araldiche,
esperti trovati dai giornalai fiorentini confermavano: o è un Englsh Foxhound o
un Beagle Harrier oppure un’altra cosa.
Poi in un ristorante della
costa etrusca una giovane ragazza vedendo come il nostro canino appoggiava il
mento su una sedia per sopportare il peso della testa e dopo avergli saggiato
la sporgenza di un osso sul retro della stessa sentenziò: “è un incrocio tra un
Beagle e un Setter inglese”.
La ricerca genetica è
terminata e per noi è il capostipite irripetibile di una nuova razza che porta
il suo nome.
Ma il problema di quel
sabato dopo pranzo che la famiglia affrontò fu proprio il nome: Ruy, nel senso
di Costa, alla Fiorentina non c’era più da tempo, anzi era approdato al Milan
di Berlusconi….di Berlusconi !!!: bisognava cambiargli nome.
Brainstorming per tutto il pomeriggio (Brainstorming is a group creativity technique designed to generate
a large number of ideas for the solution to a problem): Gaudì, Mirò, Renè
(Clair), Piero della Francesca, Victor, Hugo, Adolph, Simon, Garfunkel, Marlon,
Brando, Diomede, Ares, Zeus, Olimpo, Achille, Ulisse e a questo punto Anna
guardando il canino con dolcezza materna sospirò: “questo canino è tutto un
poema”….Odissea…. OMERO, Omero e Omero fu il nome.
3
I suoi bisogni
Avevamo Omero da
ventiquattr’ore e si fu assaliti dai primi problemi esistenziali: oltre a non
sapere nulla sulla sua origine ci era totalmente sconosciuta la famiglia che lo
aveva avuto prima, se lo aveva trattato bene, se era stato felice; era un periodo
perso, un buco nero nella nostra storia.
Un po’ ci si pensò e poi ce
ne siamo battuti le palle.
Omero, a detta del
veterinario, quando Matteo e la Valentina lo hanno preso al canile poteva avere
quattro mesi: ma a quale stadio di sviluppo psicofisico umano potevano
corrispondere? che bisogni ha un canino di quell’età? Cosa gli si deve far fare
perché diventi un adulto responsabile e con un ruolo positivo nella società?
Sarebbe stato di sinistra? Che ne avrebbe pensato del PD?
Ti devi arrangiare con gli
amici “esperti”, ossessioni tutti quelli che hanno un cane, compri libri,
navighi in rete, ti incagli sulle secche dell’abbondanza e della diversità
delle opinioni e non ci capisci più nulla: la natura faccia il suo corso.
Il primo problema riguardò i
suoi bisogni fisiologici sui quali abbondavano terrificanti aneddoti dei
proprietari di cani da noi conosciuti: i primi mesi e anche i secondi e a volte
i terzi ti riempiono la casa di cacca, ti fanno la pippi nei posti più
impensati, devi togliere tutti i tappeti, si puliscono il culo alle tende,
tutti i cani che entreranno in casa tua stimolati dagli odori te la faranno da
tutte le parti, usa il giornale messo in un angolo, metti asciugamani aromatici,
portalo fuori ogni ora e digli ossessivamente pippi, poppò, strusciagli il muso
su quello che hanno fatto e massacralo di botte: difficile orizzontarsi, si
optò per le botte.
L’inverno si presentò freddo
e talvolta piovoso tanto quanto bastò per far si che con queste avversità Omero
si rifiutasse di uscire soprattutto dopo cena.
Urgeva una soluzione: il
genio si vede quando la trovi buona.
Il condominio è dotato di un
sottosuolo per i garage che si affacciano su uno splendido tunnel a ferro di cavallo
con il pavimento rosso di cemento cerato che a causa della pioggia esterna e
del rientro delle macchine risultava sempre bagnato.
Era sufficiente controllare
i programmi televisivi del giorno e durante quelli di maggior richiamo, sicuri
dell’impunità televisiva, scendere in garage con Omero che sul bagnato faceva
una pippì indistinguibile dalla
pioggia, poi il fiuto lo portava di fronte al box prescelto (statisticamente
quello dei condomini più stronzi) dove faceva la cacca prontamente asportata da
mano veloce.
Nessuno si è mai accorto di
nulla.
Rimaneva il problema dei
bisogni mattutini, le testimonianze erano agghiaccianti: “….Ercole mi sveglia
puntuale alle quattro e mezzo e lo porto fuori un quarto alle cinque.. poi che
vuoi, non torno a letto…”, “ la Susy …si è abituata ad uscire alle sei ma poi
così faccio tante cose in casa…” eccetera.
La statistica era contro di
noi: la maggior parte si infliggeva sofferenze disumane per il bene del proprio
“canis lupus familiaris” e travolto da questa marea io, il “pater familias”, mi
sono assunto il supplizio: alle sette della mattina prelevavo il cuccioletto
ancora dormiente dalla sua cuccia e lo portavo a mingere e defecare.
Un giorno, stremato dal
sonno ho dormito fino alle nove e questa circostanza “…del futuro mi squarciò il velame” (Dante Alighieri,
Inferno, Canto XXXIII, Conte Ugolino): a Omero piaceva dormire fino a tardi.
Fine di un incubo.
Ma non dei problemi: una
sera Matteo per fretta giovanile non aspettò che Omero avesse espletato i suoi bisogni
e al mattino sono stato svegliato dal canino con un delicato colpetto del suo
naso sul mio e poi mi invitò a seguirlo e nel centro geometrico del soggiorno
campeggiava una cacata elefantiaca: assolto con formula piena.
Inoltre il primo mese di convivenza
fu scandito dalle pisciatine di Omero che, con scelta bipartisan bagnava
alternativamente i posti-poltrona e divano di ciascun membro della famiglia
costringendoci ad un tourn over rotatorio veramente fastidioso, complicato dal
fatto che, per salvaguardare l’alcantara dei cuscini essi venivano involti nel
nylon e poi coperti con teli etnici multicolori.
Sembrava di essere seduti
sui puff di una tenda di Tuareg pronti per “il the nel deserto” (Bernardo
Bertolucci, 1990, con Debra Wingler e
John Malckovich), ma il marchingegno risolveva poco perché Omero riusciva a
intuire il punto delle giunture dei nylon e colpiva con sicurezza, senza
considerare la condensa che la mancanza di traspirazione provocava inumidendoci
i posteriori in modo imbarazzante.
Come soluzione fu proposto
di non dargli più da bere: sulla votazione fu posta la fiducia. La mozione fu
respinta grazie al voto di un senatore a vita, ma lo scompiglio dello scrutinio
segreto impaurì così tanto Omero che smise di spisciacchiare sui divani.
4
A tavola
Il pranzo e la cena sono
ancora per noi i momenti in cui la famiglia si ritrova unita e Omero l’ha
subito capito e ha voluto unirsi a noi.
La prima volta ha visto che
non c’era un posto libero per sè intorno alla tavola ed
allora ci è salito sopra…per
partecipare.
Gli fu spiegato (una scarica
di legnate) che il suo posto era altrove ma evidentemente non sufficientemente
altrove perché lui seguitava a girare intorno alla tavola allontanato
brutalmente dai commensali con urla offensive per la sua mamma.
Avendo capito che la difesa
della tavola era attenta ed efficiente Omero adottò una tecnica dissuasiva
stando seduto con fare indifferente con lo sguardo rivolto altrove come quei
cani di ceramica, in genere dalmata, che taluno metteva ai lati dell’ingresso
del soggiorno, poi con uno slancio improvviso e un avvitamento laterale da
squalo (“Lo
Squalo” thriller, 1975 di Steven Spielberg, tratto dal best seller di
Peter Benchley con Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Robert Shaw), che gli
consentiva di arrivare con la bocca aperta di lato, e quindi funzionalmente
predisposta alla presa, raso tovaglia, riusciva a raggiungere una preda posta
anche nel centro della tavola.
Scarica di legnate.
Fu tentata la tecnica dello
sviamento dell’attenzione: quando Omero si concentrava caricandosi per
l’attacco e si presumeva che fosse imminente uno di noi faceva cadere una pila
di pentole e teglie provocando un frastuono incredibile.
Effettivamente Omero si
distoglieva dalla tavola e ci guardava raccogliere il pentolame ma con
l’occasione del nostro impegno si slanciava sui cibi incustoditi raziandoli.
Con una scelta presa in
isolata solitudine e poi contrastata ed infamata da tutta la famiglia (salvo
Omero) per tenerlo tranquillo presi a rivogargli di nascosto (finchè ho potuto)
dei bocconi tranquillizzanti: l’espediente ha funzionato fino a quando Omero ha
cominciato ad abbaiare quando il ritmo dei bocconi era troppo lento. A tavola
il caos era sovrano: “…ma babbo!!!”… “Bau
bau”… “..Raffa smettila!!!”… “bau bau “ “...babbo alloraaa!!!” “bau bau”……..”....passatemi il vino….”
5
Le tecnologie
La sete di conoscenza del
cucciolino non era solo di tipo teoretico/intellettuale ma anche meccanico/sperimentale: pertanto se
il nostro interesse per lui e la nostra supervisione sulle sue attività
scientifiche si allentava ci perdevamo la tecnica e/o metodologia con la quale riusciva con i dentini a
togliere il cappuccio ad una penna biro e a succhiare l’inchiostro dal refil, oppure
a smontare, allineando in ordine casuale le parti di una radio portatile.
Ma ben presto i progressi
fatti nel mondo della meccanica lo spinsero a cementarsi in branche della
scienza più astrattamente immateriali: l’elettricità fu la prima.
Scontento dell’accensione
con pulsante al piede della lampada Arco (1962 prodotta da Flos disegnata da
Achille e Piergiacomo Castiglioni), con i soliti dentini recise il filo
elettrico prima a monte e poi a valle dell’interruttore e solo per mancanza in casa di nastro isolante
non riuscì a riconnettere i fili tra loro; il novello Thomas
Edison (USA, Milan, Ohio, 17 feb 1847 - West Orange, New Jersey, 18 ott
1931) non sa che è ancora vivo perché casualmente e immotivatamente (o forse
perché mi chiamo Profeti: nomina sunt consequentia rerum) qualche ore prima
avevo staccato la spina dalla presa.
La seconda fu il mondo della
comunicazione televisiva.
L’unica sera, da anni, in
cui in prima serata TV e non alle 3,45 della mattina, veniva proiettato un film
interessante, “Dove sognano le formiche verdi” (1984) di Werner Herzog, sulla
condizione degli Aborigeni australiani, seguito, dello stesso regista, da
“L’enigma di Kaspar Hauser” (1974), quest’ultimo in una splendida edizione
restaurata, in lingua originale con sottotitoli in cecoslovacco, il televisore
non produceva immagini ma righe, lampi e pernacchie.
Ispezionata dal davanti la
TV sembrò non presentare problemi ma dal retro mostrò un orrendo groviglio di
fili e di spinotti divelti, masticati e contorti: per rilassarsi
dall’arrabbiatura decidemmo di vederci in DVD o “Kagemusha” (1)
(1980) di Akira Kurosawa con Tatsuya Nakadai e Tsutomu Yamazaki o “L'arpa birmana”(2) (1956) un film di Kon Ichikawa con Tatsuya Mihashi, Shoy Tasui e
Yunosyke Ito nella sua migliore interpretazione.
L’infame aveva
masticato anche gli spinotti del DVD: dovemmo fare sesso.
(1)
Nella
metà del XVI secolo tre signori della guerra bramano
la conquista della capitale imperiale Kyoto:
Tokugawa Ieyasu, Oda Nobunaga e Takeda Shingen.
Per coprire la morte del capo Takeda ed evitare l'attacco
dei clan rivali alle sue terre, un ladro strappato alla condanna a morte ne
assumerà l'identità, diventanto un Kagemusha, guerriero ombra del condottiero.
Manovrato dai vassalli superiori e attorniato da fedeli
servitori, i soli a conoscerne il segreto, dovrà ingannare prima i suoi uomini,
poi i suoi famigliari più stretti e le sue concubine,
identificandosi sempre di più con il defunto leader.
(2)
Nel
luglio 1945, nella giungla della Birmania un gruppo di soldati giapponesi in
ritirata tenta di raggiungere il confine con la Thailandia. Il giovane Mizushima, per
tenere alto il morale dei commilitoni, si fabbrica un'arpa
e canta motivi tradizionali della propria terra. Quando giunge la notizia della
capitolazione del Giappone e della fine della guerra,
Mizushima accetta la missione di far arrendere un gruppo di fanatici suoi
compatrioti che, rifugiatisi in una caverna, hanno deciso di continuare a
combattere. Il soldato viene trattato da vigliacco e da traditore quando tenta
di spiegare al comandante che, scaduto il termine imposto dagli alleati, la
caverna verrà bombardata. Allo scadere dell'ultimatum, molti muoiono sotto il
fuoco dell'artiglieria. Mizushima rimane ferito, un prete buddista lo raccoglie e cura le sue ferite
dandogli una lezione di umanità. Mizushima decide allora di non ricongiungersi
con i commilitoni e di diventare bonzo, per dare onorevole sepoltura ai corpi
dei compatrioti morti. Quando i commilitoni lo riconoscono e gli chiedono di
tornare con loro, egli imbraccia l'arpa e intona il "canto
dell'addio".
6
Le uscite del dopocena
Il dopocena era dedicato
alla caccia al gatto randagio: verso le 21,00 Omero cominciava a raspare alla
porta; era il segnale dell’inizio della caccia.
A quell’ora molte gattaie
abbandonavano fidanzati, mariti e figli, amanti per portare ai randagi gli
avanzi di cucina nel peggiore dei casi ed altrimenti raffinati cibi al salmone
scozzese, al cervo selvatico, alla spigola di cattura: era il trionfo di Omero
che accoppiava all’emozione della caccia al felino la gratificazione
dell’assaggiare quei cibi inusuali abbandonati dai fuggitivi.
In quel periodo usavamo un
guinzaglio allungabile di 10 metri e questo se da una parte consentiva ad Omero
una grande libertà di movimento e un notevole raggio di azione dall’altra ci
sottraeva il controllo immediato della situazione esponendo il cuccioletto sia
elle ritorsioni dei gatti adulti che si coalizzavano assalendolo in gruppo
cercando di renderlo permanentemente invalido, sia ai rischi alimentari che si
corrono mangiando rifiuti.
In una strada laterale
venivano gettati non solo dentro i cassonetti ma anche nelle loro vicinanze gli
avanzi di una mensa di un pensionato per anziani e psicolabili consistenti in
tegliate di gnocchi al ragù di fegatini di talpa, spaghetti alla pomarola
scotti, lasagne semi carbonizzate e abbondanti resti di grigliate miste.
Dette grigliate attiravano
la mia attenzione, oltre quella famelica di Omero, per le stranezze anatomiche
che presentavano non essendo, alcuni di quei miseri resti, riconducibili ad
alcuna parte conosciuta degli animali che tradizionalmente finiscono sui
barbecue: per paura che Omero potesse mangiare qualche osso di pollo troppo
acuminato osservavo soprattutto le ossa e una sera sono rabbrividito quando mi
è sembrato di ravvisare tra i resti il femore di un paziente conosciuto: il
giorno dopo l’ho rivisto, era vivo anche se zoppicava un po’ massaggiandosi una
coscia.
Durante queste uscite
Omerino riusciva a mangiare di tutto sia cose commestibili ma a lui dannose sia non commestibili ed inoltre schifose: pezzi di brioches alla
cioccolata di avventori che non ce l’avevano fatta a finirli, residui di
cornetti alla crema, i fazzolettini di carta, meglio se oleata, che li avevano
contenuti, lische di pescatrice, ossi di pollo solo se appuntiti, fazzolettini
da naso usati da persone con raffreddori mostruosi.
Un cacciatore mi aveva
svelato una tecnica, secondo lui infallibile, per far abbandonare al cane quel
che stringeva fra le fauci: si trattava di chiapparlo dal dietro per il muso,
alzarglielo e soffiargli con forza nelle narici.
Una volta che Omero aveva
scovato, con una deviazione fulminea dalla traiettoria impostata e quindi da me
attesa, un osso mostruoso scheggiato e puntuto, ho attuato la manovra: saltagli
alle spalle, afferralo per il collo tiragli su la testa, soffiagli forte nelle
narici e lui si divincola e ti scivola via tra le gambe e ti ringhia
sfuggendoti via; nella concitazione cerco di chiappargli la coda, sbaglio e gli
stringo le palle: dalla bocca spalancata per la sorpresa l’osso vola via
lontano e Omero si gira e mi guarda stupito. Questa si che è una tecnica
efficace!
7
La salute
Dopo poco che Omero faceva
parte della famiglia, strana coincidenza da indagare in profondità, mi
cominciarono delle coliche feroci con mal di pancia e vomito (che schifo) che
mi colpivano puntualmente il sabato sera (che sculo).
Omerino era molto sensibile
all’inizio delle mie sofferenze che io, peraltro, dissimulavo più che potevo:
abbandonava i suoi passatempo mi si avvicinava e con estrema delicatezza saliva
sul divano venendosi poi ad acciambellare sulla mia pancia.
Il caldo tepore che
sviluppava riusciva temporaneamente a lenire i dolori ed io potevo rilassarmi
un poco sotto la supervisione attenta ed amorevole del suo dolce sguardo:
purtroppo questa terapia non riuscì ad eliminare il calcolo che avevo
nell’uretere e comunque anche i medici della Clinica Universitaria di Monna
Tessa ci hanno messo più di un anno utilizzando le tecnologie più sofisticate
(si fa per dire) e i consigli scientificamente più avanzati: ”beva molto e poi
se ha il motorino percorra a tutta velocità le strade del centro piene di
buche”: da Nobel per la medicina.
Ma anche la salute di Omero
ha avuto delle défaillances: la prima paura ci venne per un presunto forasacco
nel naso: il cuccioletto starnutiva in continuazione sfregandosi con le zampe e
anche se la nostra attenzione di evitare le zone a rischio era stata massima si
ricorse al veterinario per una diagnosi competente: “forasacco!!!... bisogna
operare immediatamente…anestesia totale… dilatazione massima per passaggio
dello specolo, della pinza, della microcamera, analisi delle vie respiratorie
primarie, secondarie, osservazione per tre giorni”…,
“ma non sarà rinite
allergica? Si è sempre evitato….”,
“non diciamo bischerate si
deve operare”…,
” se è proprio necessario…si
passa da casa e si viene subito”: Rinazina per cani e sintomi scomparsi.
Poi è stata la volta della
tracheite a causa della quale Omero rantolava in modo preoccupante con attacchi
che si ripetevano tutte le volte che si usciva: nuova visita veterinaria e
nuova diagnosi: tracheite allergica, due chili di medicamenti al giorno,
divieto di uscire e in casa finestre chiuse.
“Ma non sarà il collare che
gli dà noia visto che tira come un ossesso?...”,
“ Vi avevo già ammoniti di non dire bischerate, due chili di
medicine e finestre chiuse!!!”.
Consulto di famiglia: “e se
si provasse a mettergli la pettorina invece del collare?”. La pettorina di
geans risolse ogni problema.
Però ci sono stati anche dei
problemi reali e quello che ci angosciò di più fu un probabile avvelenamento da
qualcosa che Omero aveva arraffato con un guizzo improvviso, dopo aver mimato
totale indifferenza fino all’ultimo, accanto ad un cassonetto.
Poco dopo questo ingerimento
sospetto, comunque, abbiamo dovuto lasciare Omero ai figli per assistere il
matrimonio di Valentina, figlia di cari amici e nel pomeriggio, alla fine del
pranzo, quando nei prati ombrosi gli invitati stravolti dalle libagioni
ascoltavano performances di intrattenitori
vocalmente intonati e musicalmente dotati, slacciandosi le cinture per far
liberamente debordare le pance, e commentando l’avvenenza di qualche procace
pulzella, arriva la telefonata dei figli: Omero sta vomitando litri di
mucillaggine trasparente ormai da un’ora e la quantità tende ad aumentare.
Si arriva angosciati per
constatare che il quadro clinico era stato minimizzato per non farci
preoccupare: si attiva il veterinario di famiglia che emette una diagnosi impietosa: “avvelenamento” e una prima
cauta prognosi: “son cazzi”.
Poi però la terapia fu
efficace come quella che Annalisa della Guenda ci prescrisse, su ricettario
dell’Area cani del Mezzetta, per un papilloma che deturpava il mento di Omero e
che lui temeva che gli avrebbe diminuito il sexi appeal.
Il veterinario di famiglia
aveva ipotizzato una asportazione chirurgica del papilloma con anestesia
totale, intervento di plastica maxillo facciale per l’armonizzazione dei
lineamenti canini deturpati, mutuo decennale per il pagamento degli interventi.
Annalisa della Guenda,
grande esperta di cose omeopatiche, e non solo, ci prescrisse una terapia
risultata miracolosa che in termine di
una settimana fece scomparire il deturpante papilloma.
Le doti terapeutiche, e non
solo, di Annalisa della Guenda fecero impennare le richieste di interventi, e
non solo, ed in seguito si è saputo che taluno dopo aver fatto curare da lei il
proprio “canis lupus familiaris” si voleva far curare l’impotenza…. Sempre con
metodi naturali ma senza l’omeopatia.
8
La crescita
Sicuramente la quasi
totalità delle persone che hanno adottato un meticcio si sono sentiti dire da
chi glielo affidava: “vedrà che questo gli rimane piccino, ho visto i
genitori…gli è un cane di taglia piccina”
Anche Omero, dal veterinario
del canile era stato registrato come beagle e considerato tutto poteva esserlo:
al quarto mese i colori e la stazza erano come da standard.
Ma una volta portato a casa,
addirittura la sera stessa, perso il timore di rimanere al canile, Omero si è
lasciato andare e ha cominciato a crescere senza remore, in maniera disarmonica
e velocemente: prima di tutto i piedi, che lasciavano presumere una crescita
proporzionale anche di tutto il resto.
Anna, che aveva immaginato
un canino da appartamento per la nostra casa, vedeva infrangersi questa
aspettativa contro una stazza di
futura “taglia media” .
Omero progressivamente
prendeva sempre più spazio vitale in casa ed io notavo che tutte le volte che
si addormentava, Anna, con fare materno si avvicinava ai suoi orecchi
sussurrando dolcissime nenie rasserenanti.
Questa cosa mi sembrò di grande dolcezza e mi aveva
profondamente colpito; la invidiavo per questa sua capacità ninnante a me
totalmente preclusa per la dote che possiedo di stonare anche nei canti più
elementari.
Comunque ero curioso di
sentire queste nenie che pensavo si rifacessero alla nostra cultura contadina (1) …”…fate la nanna coscine di
pollo…” , “….questo bambino a chi lo do…” e una sera mi sono molto avvicinato e
ho potuto udire che con tono mellifluo e subliminale Anna diceva nell’orecchio
di Omero: “non crescere piùùù….. non
crescere piùùù….. non crescere piùùù….”.
Omero ora è una “taglia
media forte”.
(1)
Fate
la nanna, coscine di pollo,
la vostra mamma vi ha fatto un gonnello
e ve l’ha fatto con lo smerlo in fondo,
fate la nanna, coscine di pollo.
Fate la nanna, possiate dormire,
il letto è fatto di rose e di viole
e la coperta di lana sottile
fate la nanna, begli occhi di sole.
Fate la nanna, un bel sonno faremo,
un sonno lungo, e poi mi vo’ destare:
fate la nanna, un bel sonno faremo,
un sonno lungo e poi ci desteremo.
Ninna nanna, ninna, nanna,
il bambino è della mamma,
della mamma e di Gesù,
il bambino non piange più
Ninna nanna, ninna – oh!
Questo
bimbo a chi lo do?
Lo
darò alla Befana
che
lo tiene una settimana.
Lo
darò all’Uomo Nero
che
lo tiene un mese intero.
Ninna
nanna, ninna - oh!
Stella stellina
la notte s’avvicina
la fiamma traballa
la mucca è nella stalla
la mucca e il vitello
la pecora e l’agnello
la chioccia coi pulcini
la gatta coi gattini
la capra ha il suo capretto
la mamma ha il suo bimbetto.
Ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna.
Basta in cielo una stella
a far la sera più bella.
Basta un canto da nulla
a dondolare una culla
È stato il vento
a buttare giù la canna
bambino fa' la nanna
che il babbo vuol dormir.
E stato il vento
a buttare giù la canna
bambino fa' la nanna
che mamma vuol dormir.
Ninna nanna, sei e venti
il
bambino mette i denti,
e
ne mette una dozzina
fra
stasera e domattina.
Ninna
nanna, sette e venti,
il
bambino si addormenti,
s’addormenta
e fa un bel sonno
e
si sveglia domani a giorno.
Ninna
nanna, otto e dua,
il
bambino ha tanta bua,
ha
la bua e guarirà,
la
Madonna l’aiuterà
Dormono il cane,
il topo,
il micino,
il pappagallo,
il canarino.
Dormono il ghiro,
la talpa, il castoro
e la bambina dorme con loro.
Fai la ninna fai
la nanna
Questo bambino
gl’è della mamma
Della mamma e della nonna
E della vergine Madonna
Della nonna e della zia
Della vergine Maria
Della zia e della nonna
E di babbo quando torna
Fa’ la ninna fa’ la nanna
Piccinino della mamma
fa’la nanna fa’ un bel sonno
poverino, n’hai bisogno
Hai bisogno di dormire
poverin' un lo sa dire
ninna oh! Ninna oh!
I' mi' bambin s’addormentò
Cavallino arrì
arrò
Prendi la biada
che ti do
Prendi i ferri che ti metto
Per andar'a San Francesco
San Francesco è sulla via
Per andar'alla badia
Alla badia c’è un bel frate
Che prepara le frittate
Me ne date un pochettino
Butta via questo bambino
Staccia buratta
Il bambin gliè della gatta
La gatta l'è andat'al colle
L'è tornata le tutta molle
La disse aprimi l'uscio
Non te lo posso aprire
C'è l’asino a morire
Il bue nella stalla
La mucca e la cavalla
E lascia andar
9
Le fughe
Harry
Houdini
(pseudonimo di Erik Weiss,
Budapest 24 marzo 1874- Detroit 31 ottobre 1926) “il mago delle fughe da bauli
ferrati, capace di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza, è
stato il maestro di Omero .
Era ancora un cucciolo
inesperto ma avventuroso quando, sfruttando l’indecisione all’ingresso di due
cerimoniosi utenti dell’Aera Cani del Mezzetta…”prego passi prima Lei..”,
“,,,ma che dice passi Lei…” …”…mi consenta l’onore di farLa passare…”, Omero è
fuggito per primo.
All’urlo degli astanti “…è scappato Omero…” mi si
sono seccate le pal…. le palpebre e nonostante il tremito che mi aveva
rammollito le gambe e non solo, mi sono lanciato, si fa per dire,
all’inseguimento incitato dagli astanti: “corri più veloce se no tu lo perdi”,
“boia tu sembri Berruti (1) nei
200 metri all’Olimpiadi di Roma”.
(1) Livio Berruti, Torino, 19 maggio 1939, studente di chimica, aveva solo 21 anni quando partecipò
alle XVII Olimpiadi
di Roma 1960 vincendo l’oro nei 200 m.. Nelle
semifinali dei 200 m corse in 20,5 secondi, uguagliando il record del mondo della distanza.
Lo tenevo d’occhio mentre
sfrecciava accanto alla casa degli Scout e speravo che rimanesse nel giardino
invece gira a destra e punta dritto all’uscita, in un attimo esce, c’è la
strada, c’è la rotonda (per niente sul mare), ci sono le macchine, ci sono gli
autobus i camions: un flash-forward (1) mi prospetta un futuro
disastroso per il nostro Omerino.
(1)
(in italiano “prolessi” dal greco prólēpsis,
derivato da prolambánō, «prendo prima»: è una figura retorica di
tipo sintattico che consiste nell'anticipazione di una parte della proposizione
o del periodo che nella costruzione normale andrebbe dopo, per mettere in
evidenza un concetto o una parola. In ambito narrativo, consiste
nell'evocazione più o meno ampia di un evento successivo al tempo della storia
in cui ci si trova. È l'opposto dell'analessi o flashback.)
Arthur Bloch nella sua “Murphologia generale” aveva
enunciato l’ineluttabile “Legge di Murphy”: “Se qualcosa può andar male lo
farà”, tratteggiandone i molteplici aspetti nei suoi corollari tra i quali mi
piace citare il 3.”Se c'e' una possibilita' che varie cose vadano male, quella
che causa il danno maggiore sara' la prima a farlo”. Il 4. “Se si prevedono
quattro possibili modi in cui qualcosa puo' andare male, e si prevengono, immediatamente
se ne rivelera' un quinto.” Il 5. “Lasciate a se stesse, le cose tendono a
andare di male in peggio.” Il 10.
“Madre Natura e' una puttana.”
Pertanto lo vedevo, di volta in volta, schiacciato
sotto una panda, sotto una Mercedes, sotto un camion dell’acqua Fabia, sotto il
Bus 20 “direzione Via Comparetti”, sotto il Bus 20 “direzione Largo Caruso”.
Però Omerino correndo come un pazzo, con un gran
culo, aveva evitato tutte queste insidie ed allora mi sovvenne la Prima Legge
di Scott: “Qualsiasi cosa vada male, avra' probabilmente l'aria di andare
benissimo”, interpretata peraltro nella prospettiva della “ “Seconda Legge di
Chisolm”, “Quando tutto va bene, qualcosa andra' male” e specificatamente alla
luce del suo Corollario n.1 che recita “Quando non può andar peggio di così, lo
farà”.
Però quella volta andò bene e Omero tornò a casa e
si fermò ad aspettarmi: quando arrivai, praticamente uno Zombi, lui mi saltò
addosso leccandomi la faccia: che fai allora lo picchi per educarlo?
La seconda fuga. C’era una volta…”Un Re”…diranno
subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi avete sbagliato. C’era una volta un
pezzo di…(1)
(1) Dal “Pinocchio” di Carlo
Collodi - all'anagrafe Carlo
Lorenzini -Firenze, 24 novembre 1826
– Firenze, 26 ottobre 1890.
Scrittore e giornalista italiano noto soprattutto come autore del romanzo per l'infanzia Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino.
Il giardino condominiale ove porto Omero a giocare
la mattina appena usciti di casa confina a Nord con via della Loggetta a Est
con via del Guarlone a Sud-Est con il
parco di un ex allevatore di cani, a Ovest con (non si capisce bene perché c’è
un conflitto di interessi tra i cartelli stradali) Via Vitelli o Viale della
Chimera: questa ultima è una strada di grande scorrimento di automobilisti che
con un benevolo eufemismo potrebbero essere definiti T. di C. che sfrecciano a
velocità assurde.
Esso consta di un prato ben curato, una fontana con
pesci vivi, alcuni alberi di alto fusto, alcuni alberi di medio fusto, una
siepe che lo circonda fatta di cipresseti nani, una rete perimetrale.
La rete è fornita di grandi buchi che consentono ai
gatti di entrare ed uscire dal giardino: seguendo uno di questi Omero e Balù
erano sconfinati nel parco di Sud-Est obbligandomi, con Gino di Balù ad uno
sforzo mostruoso consistente nell’accatastare davanti ai buchi pesanti legni di
una recinzione dismessa e macigni da
Sisifo (1)
(1) Sisifo fondatore e primo
re di Corinto. Figlio di Eolo,
mentre cercava di risolvere il problema dell'acqua, che a Corinto era molto
scarsa, si ritrovò là dove Zeus amoreggiava con una
bella ninfa, Egina,
figlia del dio fluviale Asopo, che Zeus aveva
rapito. Il dio Asopo si presentò allora a Sisifo nelle sembianze di un vecchio,
e gli chiese notizie di sua figlia. Sisifo disse che l'aveva vista, ma non
rivelò subito chi l'aveva rapita: chiese, in cambio dell'informazione, una
fonte d'acqua per la sua città. Asopo promise e Sisifo rivelò che la ninfa era
stata rapita da Zeus. Soddisfatto, Asopo fece dono al re della sorgente perenne
detta Pirene.Quando Zeus seppe
che Sisifo aveva parlato, chiese a suo fratello Ade
di mandare Tanato per
catturare Sisifo e rinchiuderlo nel Tartaro.
Quando Tanato giunse a casa di Sisifo, questi lo fece ubriacare e lo legò con catene,
imprigionandolo. Con Tanato incatenato, la morte scomparve dal mondo. Il dio Ares,
quando si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno, e che quindi
non avevano più senso, si mosse per prendere Sisifo e, liberato Tanato, lo
condussero nel Tartaro. Sisifo, però, aveva imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo, per cui egli ebbe
motivo per protestare con gli dei dell'empietà della moglie. Persefone, moglie di Ade, decise di farlo
ritornare sulla Terra per tre giorni, il tempo di imporre alla moglie i riti
funebri. Sisifo tornò nel mondo dei vivi, ma non obbligò la moglie a
seppellirlo: così gli dei inviarono Hermes, che lo catturò e lo riportò negli Inferi. Come
punizione per la sagacia dell'uomo che aveva osato sfidare gli dei, Zeus decise
che Sisifo avrebbe dovuto far rotolare un masso dalla base alla cima di un
monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso
rotolava nuovamente alla base del monte, per cui Sisifo dovette per l'eternità ricominciare
la sua scalata.)
Finita l’opera e alzato lo sguardo abbiamo visto
Omero e Balù che ci guardavano dall’altra parte della rete: c’erano più buchi
che rete.
E proprio da uno di questi buchi, inseguendo un
gatto, Omero è fuggito dal giardino e si è messo a rincorrere il felino sul
terrapieno della famigerata Via Vitelli o Viale della Chimera: con un’altra
corsa da disperato sono riuscito a portami in vista della coppia proprio quando
il gatto, cogliendo l’attimo favorevole, tra una colonna di tir e una di
macchine ha attraversato l’arteria di scorrimento veloce; Omero ha esitato quel
tanto che, con la forza della disperazione, mi ha consentito di raggiungerlo e
nel momento in cui si lanciava all’inseguimento l’ho afferrato per il collare:
fine dell’incubo.
La terza fuga: questa è la più tenera
Eravamo all’area per cani di Donoratico fino dalla
mattina e nel pomeriggio di un giorno afoso dell’agosto 2006 Anna, un po’
stanca, decise di tornare a casa prima di noi: la nostra postazione distava
circa un chilometro dal Seggio e la casa a due chilometri dalla foce del
torrente.
Omero, disteso sulla sabbia, stanco per la caccia
alle lucertole sulle dune, la guardò allontanarsi senza muoversi, poi il suo
interesse cominciò a crescere proporzionalmente al rimpicciolirsi di Anna fino
a sedersi seguendola con lo sguardo attento: quando, giunta alla foce del
Seggio, deviò a sinistra scomparendo tra i bagnanti che rientravano Omero
spiccò una corsa così veloce che in un minuto doppiò il torrente e scomparve anche lui.
Panico. Mi lanciai in una corsa sulla spiaggia da
far impallidire (per il ribrezzo) Peter
Snell che come noto si allenava
correndo sulle dune delle spiagge della Nuova Zelanda.
(Opunake, Nuova Zelanda, 17 dicembre 1938
atleta neozelandese. Ha corso gli 800 m, il miglio ed i 1500 m. Ha vinto tre
medaglie d'oro olimpiche negli 800 a Roma 1960 e sia negli 800 che nei 1500 a Tokyo 1964 dove stabilì un nuovo record
olimpico degli 800, con 1'45"1)
Correndo chiedevo ai bagnanti se avessero visto un
cane passare ricevendo risposte salaci
visto che si era nell’area per cani e quando ormai pensavo di rapirne
uno che rimpiazzasse Omero perso ormai chissà dove, lo vedo in lontananza
abbracciato ad Anna slinguazzandola e piangendo di felicità per il ricongiungimento:
roba da Libro Cuore (scritto da Edmondo de Amicis, Oneglia, 21 ottobre 1846
– Bordighera, 11 marzo 1908,
nel 1886 e pubblicato nel 1888)
10
Al mare
La prima volta che Omero è
stato portato sulla spiaggia di Donoratico non credeva ai suoi occhi: ci ha
guardato stupefatto poi si è ruzzolato nella sabbia emettendo guaiti di gioia interrompendosi per guardarci eccitato
come a chiedere conferma che fosse tutto vero, poi ricominciava.
Quando tutti i buchi che
possiede si erano riempiti di una quantità impressionante di sabbia e il suo
mantello lo faceva rassomigliare a una di quelle opere che i bambini realizzano
sul bagnasciuga e ormai questo nuovo elemento non aveva più segreti per lui,
scoperse il mare: si avvicinò con estrema circospezione, con tutto il corpo
proteso in avanti la testa abbassata gli orecchi aperti e quando un’ondina
minuscola si andò a suicidare lambendo un suo polpastrello Omero effettuò un
balzo all’indietro con avvitamento laterale e terrorizzato corse a farsi
consolare da noi abbaiando contro quella terribile forza della natura.
Poi le cose sono cambiate e
ci ricordiamo che una volta con il mare totalmente piatto in una giornata
torrida è entrato in acqua per trenta secondi.
Ma il suo ambiente naturale
sono le dune alle cui spalle c’è una magnifica boscaglia di ginepri: e proprio
sulle dune Omero ha passato l’estate cacciando lucertole.
Ma non da solo:
tendenzialmente se lasciato libero si inebria con gli odori e li segue ovunque
la loro traccia lo porti, insensibile ai richiami, alle minacce, alle
blandizie, scomparendo alla vista; pertanto, come ingombrante appendice,
attaccato a una cima (corda per i non marinai) lunga 12 metri c’ero io che così
ho passato le mie vacanze.
La caccia iniziava verso le
dieci e proseguiva fino al tocco (all’una per i non fiorentini) e io avevo un
compito specifico che eseguivo su indicazione di Omero: le lucertole si
nascondevano, per catturare gli insetti, sotto tre tipologie diverse di piante:
quelle non spinose senza fiori, quelle spinose senza fiori, quelle spinosissime
con fiorellini.
Ovviamente le lucertole
prevalentemente si appostavano sotto quelle spinosissime con fiorellini
frequentati da ogni genere di insetti e Omero l’aveva subito capito, ma aveva
subito verificato quanto fosse doloroso pungersi, pertanto c’era una sequenza
nelle priorità: prima esame delle spinosissime poi di quelle spinose e se non
si trovava nulla quelle non spinose; il mio compito consisteva nel muovere con
il piede calzato da sandali inadeguati alla bisogna, le piante causando la fuga
della lucertola e la conseguente caccia.
Alla fine della sessione di
caccia i miei piedi avevano un evidente inizio di stimmate molto apprezzate da
Omero che me le leccava non so se per lenirmi il dolore o per assaporare il mio
Gruppo 0 RH+.
Il resto del tempo stavamo
sulla spiaggia e Omero, da cucciolo e non solo, lo passava coinvolgendo gli
altri cani in giochi che, abbiamo capito in seguito, avevano un doppio scopo:
quello primario era effettivamente socializzare (meglio se con femmine procaci)
e uno secondario che in seguito gli procurava un grande godimento, fare una mappa del territorio in
cui memorizzava l’esistenza di giochi per cani, borse su cui fare pippi, ma
soprattutto le ciabatte dei bagnanti.
Finito il gioco con i cani
disponibili, dopo un attimo di riflessione in cui faceva il punto consultando
la mappa memorizzata precedentemente, si slanciava alla cattura delle ciabatte
incustodite (e talvolta anche indossate) fuggendo poi velocemente inseguito,
talvolta dai proprietari, ma sempre da me e da Anna nel tentativo di
recuperarle.
Ci siamo confessati che
tendenzialmente non ci importava nulla del recupero ma era il ruolo che ce lo
imponeva: se non ti attivavi velocemente la disapprovazione degli astanti,
anche se non verbale, era evidente in duri sguardi di condanna.
Poi, in fondo, era il modo
più veloce per entrare in rapporto con le persone e scoprirne anche di
estremamente piacevoli: ma tutto diventava più complicato quando all’ora
canonica, da insospettabili borse accuratamente deodorate venivano fuori panini
farciti in modo fantastico, fette di dolce, gelati; allora il fiuto di Omero
diveniva infallibile: se era sottovento rispetto alle cibarie le individuava in
un nanosecondo a qualsiasi distanza fossero, se sopravento in un secondo anche
a distanza di un chilometro.
La rincorsa era velocissima e il furto dalle mani
dell’affamato istantaneo; l’oggetto del desideri veniva divorato immantinente:
in questi casi era difficile instaurare rapporti amichevoli.
Sembra che Camilleri (1) per “Il
ladro di merendine”, (Ed.:Sellerio "La Memoria") si sia ispirato a
Omero.
(1) Camilleri nasce a Porto Empedocle (AG), la futura Vigàta dei
suoi romanzi, nel 1925, figlio unico di Carmelina Fragapane e
di Giuseppe Camilleri, ispettore delle compagnie portuali. Attualmente vive a Roma.
Bibliografia: 1978, Il corso delle cose,
Lalli;1980, Un filo di fumo, Garzanti; 1984, La strage dimenticata,
Sellerio "Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e
letteratura"; 1992, La stagione della caccia, Sellerio
"Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura" ; 1993,
La bolla di componenda, Sellerio "Quaderni della Biblioteca
siciliana di storia e letteratura" ; 1994, La forma dell'acqua,
Sellerio "La Memoria" ; 1995, Il gioco della mosca, Sellerio
"Il divano" ; 1995, Il birraio di
Preston, Sellerio "La Memoria"; “Il castello") ;
1996, Il cane di
terracotta, Sellerio "La Memoria" ; 1996, Il ladro di merendine,
Sellerio "La Memoria" ; 1997, La voce del violino,
Sellerio "La Memoria" ; 1998, La
concessione del telefono, Sellerio "La Memoria")
"Il castello") ; 1998, Un mese con
Montalbano, Mondadori "Omnibus" ; 1999, La mossa
del cavallo, Rizzoli "La Scala" ; 1999, Gli arancini
di Montalbano, Mondadori "Scrittori italiani e
stranieri" ; 2000, La gita a Tindari, Sellerio "La
Memoria" ; 2000, La scomparsa di Patò, Mondadori "Scrittori
italiani e stranieri" ; 2000, Biografia del figlio cambiato,
Rizzoli "La Scala" ; 2000, Favole del tramonto, Edizioni
dell'Altana "I quaderni" ; 2001, Racconti quotidiani, Libreria
dell'Orso "Storia e letteratura" ; 2001, Gocce di Sicilia,
Edizioni dell'Altana ; 2001, L'odore della notte,
Sellerio "La Memoria" ; 2001, Il re di Girgenti, Sellerio
"La Memoria" ; 2001, Le parole raccontate. Piccolo dizionario dei
termini teatrali, Rizzoli "Piccola Biblioteca La Scala" ; 2002, La
paura di Montalbano, Mondadori "Scrittori italiani e stranieri" ;
2002, Storie di Montalbano, Mondadori "I Meridiani" ; 2002, L'ombrello
di Noè. Memorie e conversazioni sul teatro', Rizzoli "Piccola Biblioteca
La Scala" ; 2002, La linea della palma. Saverio Lodato fa
raccontare Andrea Camilleri, Rizzoli "BUR" ; 2002, Le
inchieste del Commissario Collura, Libreria dell'Orso "Storia e
letteratura" ; 2003, Il giro di boa, Sellerio "La
Memoria" ; 2003, La presa di Macallè, Sellerio "La
Memoria") ; 2003, Teatro, Arnaldo Lombardi "Gioielli
discreti" ; 2004, Romanzi storici e civili, Mondadori "I
Meridiani"; 2004, La prima indagine di Montalbano, Mondadori
"Scrittori italiani e stranieri""Bestseller" ; 2004, La pazienza del
ragno, Sellerio "La Memoria" ; 2005 , Privo di
titolo, Sellerio "La Memoria" ; 2005 , La luna di carta, Sellerio "La
Memoria" ; 2005 , Il medaglione, Mondadori "Piccola Biblioteca
Oscar") ; 2006, La pensione Eva, Mondadori "Scrittori italiani
e stranieri") ; 2006 , Il diavolo. Tentatore; Innamorato, Donzelli
; 2006 , La vampa d'agosto,
Sellerio "La Memoria")0 ; 2006 , Vi racconto Montalbano,
Interviste, Datanews) ; 2006 , Le ali della sfinge,
Sellerio "La Memoria") ; 2007, Pagine scelte di Luigi Pirandello,
Rizzoli "BUR") ; 2007, Il
colore del sole,Mondadori "Scrittori italiani e stranieri") ;
2007, Le pecore e il pastore, Sellerio "La Memoria" (ISBN 8838922039) ; 2007 , Boccaccio - La
novella di Antonello da Palermo, Guida) ; 2007, La pista di sabbia,
Sellerio "La Memoria"
A Donoratico Omero
aveva fornitori fissi che lo
rifocillavano quotidianamente: dal fornaio mentre Anna faceva acquisti Omero si
sedeva su una panchina per i clienti fuori dal negozio e con lo sguardo più
languido che poteva guardava la cassiera che resisteva per qualche minuto e poi
chiamava: “Giacinto il wurstel al pollo per Omero”, dopo qualche minuto
compariva Giacinto un omone di due metri che aveva l’aria di Golem (2) ma la
bontà di un agnellino che rivogava un cartoccio di wurstel al nostro canino.
(2) Secondo la leggenda, il rabbino Judah Low Bezaleel, capo
spirituale della comunità ebraica di Praga,
dove più potente che mai era l'autorità dell'imperatore Rodolfo II tra la fine
del ‘500 e l’inizio del ‘600, preoccupato dall’ostilità e segregazione che stava incombendo sulla propria comunità,
prese la decisione di ricorrere ai
misteri della Cabala per salvare il popolo del ghetto ebraico. Un'antica
e misteriosa formula cabalistica da lui ritrovata era in grado di donare al
vita alla materia inerte, capace di generare un essere mostruoso e terrificante
da un semplice impasto di acqua e
argilla e asservirlo in tutto e per tutto alla volontà del suo creatore.
Una, però, era la condizione
irrinunciabile che avrebbe donato la vita alla creatura: inserire nel suo petto o nella fronte una
pergamena con la trascrizione di uno dei tanti misteriosi nomi di Dio che solo
i maestri del nome, custodi gelosi dei segreti della Cabala, conoscevano.
Low, donata la vita alla terribile creatura ottenne udienza dall'imperatore per
"rimpossessarsi" della dignità sottratta alla sua gente. Rodolfo
d'Asburgo, poco disposto a fare concessioni, informato delle conoscenze
iniziatiche, cabalistiche e mitologico-teologiche del rabbino, chiese a Low una
dimostrazione del suo misterioso sapere, riservandosi in un secondo momento di
prendere una decisione in merito alle richieste. Mentre Low esponeva, improvvisamente, dal nulla, un riso sommesso
iniziò a propagarsi per il castello, crescendo d'intensità e contagiando
progressivamente tutta la corte, imperatore compreso. Low furibondo dette un comando al mostro d'argilla che inziò a scatenarsi senza controllo,
seminando panico e distruzione, rivelando al mondo gli oscuri poteri delle arti
occulte della Cabala. Terrorizzato, Rodolfo supplicò Low di perdonarlo per l'ingiuriosa
irriverenza e, in cambio della vita, promise la revoca dei più pesanti
provvedimenti antiebraici. La creatura obbedì ai comandi del suo creatore
permettendo alla corte imperiale di salvarsi, ma qualcosa era profondamente
mutato nel mostro. Presa coscienza di sè, di essere creatura vivente e non
semplice robot alle volontà di un padrone, impedì al rabbino di estrarre dal
suo petto la mistica pergamena con il nome di Dio impresso, consapevole che da
quel pezzo di stoffa ormai sarebbe dipesa tutta la sua vita. Quasi impazzito e senza più controllo, solo consapevole della sua esistenza, iniziò
a vagare per i vicoli di Praga seminando il terrore ovunque e travolgendo ogni
cosa a causa della sua mastodontica mole. Solo l'innocenza
di un bambino, per nulla spaventato dalle fattezze dell'essere, riuscì dove le
arti magiche e l'intelletto umano avevano fallito. Il mostro, imbattutosi in un
fanciullo di pochi anni, lo prese in braccio, stupito e incuriosito per quella
piccola creatura che non era fuggita terrorizzata al suo passaggio. Qualcosa successe nell'animo del Golem
e, per un mistero ancora più nascosto e insondabile della sua stessa esistenza,
lasciò che la piccola mano del bimbo sfilasse la pergamena dal suo petto. Della
mostruosa creatura che aveva terrorizzato Praga non restava ormai altro che un
amorfo ammasso d'argilla.
.
Un’altra fornitrice era la
Morena la proprietaria e chef del ristorante sotto casa: era pertanto
giocoforza, quando si usciva e/o si rientrava, che Omero si distendesse a pelle
d’orso all’ingresso del locale finchè dalla cucina la Morena si accorgeva di
lui e gli portava fette di roast beef o
di vitella che, peraltro, dovevano essere tagliate fini, non vecchie e in
piccoli bocconi offerti dalle sue mani: il suo cliente più esigente e
raffinato.
La terza fornitrice era la
Fiorella, proprietaria e cuoca dello stabilimento balneare Shangri-là al cui
self service ci ristoravamo: ad Omero venivano serviti i migliori avanzi della
cucina che spaziavano dagli spaghetti alle vongole alle lasagne, dai calamari
ripieni alla frittura mista, dai totani in guazzetto al filetto di spigola,
resti di catalana, senza dimenticare le verdure alla griglia e le zucchine
trifolate.
Questa accoglienza eccitava
talmente Omero che, quando si era in casa, bastava pronunciare il nome di
Fiorella o Morena per vederlo mettersi la pettorina il guinzaglio e aspettarci
davanti alla porta.
Tutte le performances di
Omero nelle varie situazioni venivano seguite da chi casualmente si trovava
presente ed essendo esse ripetute quotidianamente con spettatori molto spesso
diversi la sua fama si era largamente diffusa tra i frequentatori di
Donoratico, pertanto molto spesso persone a noi sconosciute in paese o in
passeggiata lo riconoscevano: “Guarda c’è Omero!!! Omerooo dove vai? Chi sono
questi due?
11
L’affettività
L’affettività di Omero è patologica: lui non crede
di essere il miglior amico dell’uomo, lui crede di essere un uomo: più
precisamente crede di essere nostro figlio e che Leonardo e Matteo siano i suoi
fratelli ed essendo il terzo è il più viziato.
Dipenderà dal fatto che Leonardo lo chiama “il
fratellino peloso” e che Matteo gli fa dispetti come al fratello minore, di
fatto in una pericolosa osmosi lui si è umanizzato e noi ci siamo animalizzati
in un caos affettivo in cui non si capisce più niente.
Ma negli affetti di Omero c’è una persona che occupa
il primo posto: Valentina; è lei che lo prese con Matteo al canile del Termine,
con la quale ha vissuto i primi giorni dopo l’abbandono, che lo faceva
addormentare dondolando un cesto adibito a culla con un piede mentre lei
studiava, tra le cui braccia ha riposato quando dopo il gioco si abbioccava
improvvisamente: l’imprinting è suo.
Le sue dimostrazioni d’affetto talvolta sono
imbarazzanti: lo lasci solo in casa sentendoti in colpa se è per un tempo un
po’ lungo e quando torni invece di fare il sostenuto, come potrebbe, guaisce di
gioia, mugola, ti passa e ripassa tra le gambe si slancia a leccarti la faccia,
si scuote tutto, agita la coda come un forsennato e questo succede anche se
dopo essere uscito rientri immediatamente perché ai dimenticato qualcosa:
allora è grullo.
Anche la sua percezione della separazione è
patologica: il giorno che pressato da Anna ho dovuto cambiare un faretto nel
soggiorno salendo sullo scaleo Omero si era piazzato immobile là sotto
controllandomi preoccupato ed ansioso e quando sono disceso mi ha fatto le
feste come dopo una lunghissima assenza.
La sua complessità affettiva implica anche una
grandissima attenzione ai nostri stati d’animo e questo gli consente di
accorgersi se siamo stanchi e se qualcuno di noi non si sente bene, ma
soprattutto non sopporta le arrabbiature: se capita che qualcuno di noi usi un
tono di voce alterato Omero gli butta le zampe al collo e gli lecca i lobi
degli orecchi fino a quando è di nuovo calmo: terapia familiare relazionale
gratuita.
Un’altra cosa che non sopporta sono le separazioni:
se usciamo insieme, io ed Anna con lui, non possiamo separarci in seguito: è
per l’unità indissolubile della famiglia, a volte ricorda il peggior Cardinal
Ruini; ogni tentativo avulsivo viene vanificato dalla sua pervicacia nel tirare
chi lo tiene al guinzaglio verso l’atro: ci sono stati problemi podistici per
chi è rimasto con lui quando l’altro se n’à andato in macchina…
Da una persona così sensibile ti aspetteresti
un’accettazione serena del suo prossimo canino ed umano: invece oltre a non
sopportare i maschi della sua specie per una ovvia competizione sessuale si
innervosisce in modo imbarazzante in presenza di: neri africani o
afro-americani, ex extracomunitari dell’est europeo ora europei, rom, sinti,
lavavetri prima dell’ordinanza dell’Assessore Cioni, ambosessi in bicicletta,
persone eccessivamente grasse, psicolabili, psicotici anche non gravi, persone vestite male sia per la foggia degli
abiti che per l’accostamento dei colori, aderenti al PD: lo fa impazzire la
compresenza in un individuo di più di due di queste variabili.
Questo mix di sentimenti che albergano in Omero
forniscono un bilancio consuntivo che può essere splendidamente e
sinteticamente rappresentato da una valutazione finale che sgorga dal cuore di
Anna quando io, alludendo a quella che mi sembra una notevole bellezza di
Omero, con una domanda retorica esclamo: “…ma com’è !!!!” e lei senza esitare,
di rimando: “Rompipalle !!!!”
12
Le buone intenzioni
educative
Il problema è che mancano i
nidi di infanzia per cani e se lo porti dall’addestratore privato il tuo cane
le cose che ha imparato le fa solo con lui e oltretutto per fargli prendere
un’abitudine gli esercizi li devi ripetere all’infinito tanto che ti viene il
dubbio che sia il tuo cane che ti sta addestrando.
Il primo giorno di
convivenza, riuniti in “assemblea costituente”, si enunciarono ferrei propositi
garantisti per il nostro equilibrio mentale, per la salvaguardia del patrimonio
immobiliare e mobiliare, per la tutela della nostra ecologia psichica, dei ritmi di vita e per la nostra privacy
notturna: il canino nel frattempo
scorrazzava distratto e noi ritenevamo che non capisse cosa si diceva, invece
pensava:”… questi sono dei pivelli me li giostro come voglio, si vede che è il
primo cane che hanno….”
La carta dei nostri diritti
primari prevedeva che il cucciolo ancora
“innominato”:
“non salirà su poltrone e
divani, dormirà nella sua cuccia, non verrà a letto in camera, lo lasceremo
solo in casa quando vorremo per fare la nostra vita, mangerà dopo di noi, non
prenderà cibo dalla tavola, passeremo per primi dalle porte, non dovrà
abbaiare”.
Poi si passò ai diritti
secondari ma ci si ruppe le palle e non se ne fece di niente.
La seconda seduta della
“assemblea costituente” doveva individuare chi avrebbe avuto il ruolo di “capo
branco” del canino: dopo le primarie non uscì nessun candidato in posizione di
preminenza per cui fu deciso di effettuare una breve campagna elettorale che
permettesse ai candidati di esporre il loro progetto educativo al “canis lupus
familiaris”: il cuccioletto ci ascoltò per una mezz’oretta poi ci mandò a
cacare. (1)
Fu deciso che il “capo
branco” non poteva essere una carica elettiva ma a valenza istituzionale
rotatoria: fu tirata a sorte la successione dei candidati nella carica, furono
fissate le scadenze ed il contenuto dell’accordo fu notificato al canino che
seraficamente ci rimandò a cacare.
Ora a distanza di quasi due
anni ecco come è andata nella realtà: sale e scende a suo piacimento sulle poltrone e divani, dorme nella sua cuccia
solo quando
decide lui, a metà della
notte si infila nel nostro letto, non riusciamo a lasciarlo solo in casa nel dopocena perché abbaia come un
forsennato proprio quando vorremo fare la nostra vita, mangia prima di noi, poi
si piazza accanto alla tavola dove io di nascosto ma sotto gli occhi di tutti
gli passo il meglio di quello che ho nel piatto, passa per primo dalle porte, e
quando vuole qualcosa da noi abbaia come un ossesso, ha scelto un vicino come
“capo branco”.
(1) Citazione da:
Fabrizio De Andrè Le Nuvole (1990) La Domenica Delle Salme
Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento
I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ‘’tua culpa’’
affollarono i parrucchieri
Nell’assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l’amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta
poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta
13
La scoperta dell’area cani
Su indicazione di Franco di
Ercole e guidata da Laura della Kira, Anna scoprì la mitica Area cani di Via
del Mezzetta” dove Omero fu svezzato e introdotto nella vita dalla Fanny della
Sandra, dove trovò un amore giovanile e spensierato ma duraturo nella Guenda
dell’Annalisa e la passione sfrenata del gioco erotico nella Maia della
Stefania, per non parlare degli altri meravigliosi cani e dei loro splendidi
padroni.
Perchè questa è un’altra
storia.
Della quale però mi piace raccontare un fatto
eccezionale mai più verificatosi: nell’aprile del 2006 un violentissimo
nubifragio si abbattè su Firenze: l’Area Cani era diventata un enorme lago che nel
centro raggiungeva una notevole profondità, il vento sollevava onde paragonabili a quelle
delle quattro grandi mareggiate che
colpirono la California nel 1962, 1965, 1968 e 1974, immortalate nel cult movie
“Un mercoledì da leoni” (di John Milius, 1978 con Jan-Michael Vincent:
Matt, William Katt:
Jack, Gary Busey: Leroy, Patti D'Arbanville:
Sally, Lee Purcell:
Peggy Gordon, Sam Melville:
Bear, Darrell Fetty:
Waxer, Gerry Lopez: Se
stesso, Robert Englund:
Fly ).
I cani che avevano resistito sotto le raffiche di
vento e pioggia, perché i loro partner umani si rifiutavano di riportare a casa
degli esseri irriconoscibili imbevuti di fango e da diversi litri d’acqua
sporca, erano Omero, la Maya, la Risca e la Fanny: le tre femmine, come nella
loro natura, si erano adattate alla situazione cercando di trarne divertimento,
mentre Omero, idrofobo per vocazione e non per scelta, cercava invano riparo
tra le nostre gambe.
Poi in sequenza stretta prima la Maya e poi le altre
compagne hanno cominciato a correre nell’acqua, sollevando schizzi e
comunicando gioia e godimento: Omero ha pensato che se c’era da godere quello
era il momento buono e si è buttato nella mischia.
Corse, schizzi, tuffi, planate, rincorse, salti,
Omero che cercava di inchiappettare chi gli capitava a tiro, la Risca che
correva a bocca aperta a fil d’acqua ingurgitandone litri, la Maya che, per la
sua natura, cercava di salvare Omero da sicuro annegamento, la Fanny che
approfittando del casino cercava di fuggire nuotando sott’acqua.
In quella situazione ognuno aveva cominciato a dare
il peggio di sé e alla Risca si risvegliò il lupo che sonnecchiava in lei: agli
astanti sembrò di essere, per incantesimo, proiettati in una puntata di Quark e
infatti Piero Angela cominciò a commentare la caccia di una femmina di lupo,
detta Risca, che doveva placare i suoi piccoli affamati: infatti lei aveva
cessato di partecipare ai giochi e dai bordi del lago appiattita nella tundra
allagata, allungata sull’acqua, a testa bassa e protesa in avanti, felpata nei
movimenti, lenta nell’avvicinarsi ma pronta a scattare come una freccia,
valutava qual’era la preda più facile da catturare: addio Omero!
Ma nel frattempo le nuvole si erano diradate e
avevano assunto forme fantasiose, una sembrava un delfino, una un bisonte, una
il Presidente del Consiglio dell’epoca, aveva cessato di piovere e i raggi del
sole al tramonto, trafiggendo un azzurro improbabile, crearono un arcobaleno
enorme che incorniciava l’Area del Mezzetta e i nostri cani, acquietati, sereni
ed estatici si sedettero nell’acqua a guardarlo: fine della puntata di Quark.
Nella
“Murfologia applicata” l’incipit temporale dei malanni trova un ineluttabile
definizione nella Legge di Johnson e Laird: “Le malattie, specie se gravi, tendono a cominciare
di venerdi' sera”: e così fu.
Verso le ventitre di un
gaudioso venerdì Omero si è materializzato silenziosamente davanti a noi e
subito abbiamo intuito di essere stati proiettati nel dramma: si muoveva con
l’agilità e l’allegria di quei cavallini di cartapesta scortecciata tirati su
rotelle da un filo, il suo muso sfiorava il pavimento, gli occhi semichiusi ci
guardavano tristi, la sua comunicazione si limitava ad un lamento
angosciosamente flebile.
Alla domanda: “Omerino
cos’hai?” si ostinava a non rispondere e questo ci sembrò un sintomo
preoccupante che fece scattare la
telefonata rassicurante al nostro Veterinario di fiducia e la conseguente
risposta automatica: “il Veterinario a quest’ora è occupato in alte cose, non
so se mi spiego… riprovate domani”. Disastro.
Reperiamo i numeri
telefonici di tutte le cliniche di pronto intervento notturno e spariamo una
raffica di telefonate allarmate: dall’altra parte ti risponde un veterinario
sfavato e assonnato ma forse esperto in emergenze e urgenze: nella“Murfologia”,
sezione “Espertologia” la Definizione di Weinberg enuncia: “Un esperto e' una
persona che evitando tutti i piccoli errori punta dritto alla catastrofe”.
Ed infatti le diagnosi più probabili, con possibilità
di interazione vicendevole e sommatoria degli eventi infausti furono in ordine
di gravità: torsione dello stomaco fulminante, blocco renale nefasto, blocco
intestinale fatale: che culo!!!
Ma gli esperti aggiungevano
anche : “… e sono ipotesi…perché potrebbe essere di tutto…”: infatti nelle
“Metaleggi” della Murfologia il Postulato di Persig ci avverte che
“Il numero di ipotesi razionali che possono spiegare un qualsiasi fenomeno e'
infinito”; poi ci consigliavano di tenere sotto controllo i sintomi mentre loro
avrebbero preparato la sala operatoria e di portargli subito Omerino: “….così
s’apre e si vede i’ che si trova…”: noto metodo scientifico sperimentale con
sorpresa.
Siamo proiettati in una “second life”
veterinaria: memorizzi l’evoluzione dei
sintomi comuni alle tre affezioni e controlli quando si presentano: fase 1, il
cane e' agitato, ansima, conati di vomito ogni 10-20 minuti. Fase 2, il cane
geme, tenta di vomitare ogni 2-3 minuti, le gengive sono rosso scuro, frequenza
cardiaca 80 - 100, l'addome è gonfio. Fase 3: le gengive sono di colore
bianco/azzurro, il cane e' incapace di alzarsi in piedi, l'addome è molto
indurito, frequenza cardiaca estremamente alta, 100 impulsi: la morte è
imminente!!!
Ma Omero non ne ha nemmeno uno di questi
sintomi…che sia qualche altra cosa?
Si rimanda lo sbuzzamento e si veglia
tutta la notte Omero che sta così immobile da sembrare finto: testa protesa,
occhi sbarrati, gambe larghe, coda dritta e indurita e non vuole che gli si
sfiori la pancia e l’interno delle cosce, poi verso le sette della mattina ci si
assopisce tutti: al risveglio Omero si avvicina scodinzolando con dolcezza,
Anna gli accarezza la pancia e dal pisello gli vengono giù delle gocce
biancastre…ci voleva anche questa…
Si telefona al veterinario di fiducia
che questa volta c’è, gli si riassume tutta la vicenda: la calda voce
professionale dall’altra parte ci dice rassicurante:”…aveva solo tanta voglia
di trombare…è stato affetto da un ingorgo spermatico-ormonale…praticamente gli
stava per scoppiare le palle…le soluzioni? O trova una canina disponibile
altrimenti qualcuno ogni tanto gli deve fare un servizio…”…”si!!... una
sega!!!”….”...davvero…”
Sesso interrazziale
La mattina Omero, che credendo di essere
il mio personal trainer si è preso a cuore la mia forma fisica, mi porta al
giardino condominiale per farmi socializzare con altri portatori sani di cani e
farmi fare un po’ di moto consistente nell’andare a scovare tutte le pippi
degli altri cani e marcare come suo il territorio, nel puntare con immobilità
marmorea i merli che sul prato banchettano con i lombrichi e poi
improvvisamente spiccare una corsa forsennata, con me attaccato al guinzaglio,
per cercare di catturarli, nel cercare di mordere i polpacci dei bambini che
gli passano a tiro in bicicletta.
Poi, un giorno, è comparsa lei: una
gattina tigrata con una mascherina e una pettorina bianca neve e gli occhi a
mandorla verde smeraldo, una coda tipo piumino sempre alzata per far vedere la
passerina e un’andatura sinuosa e ancheggiante: un gran pezzo di gatta.
Omero è rimasto folgorato e ha preso a
corteggiarla distendendosi a Sfinge davanti a lei e agitando al coda tipo tergicristallo al massimo della velocità,
dimenandosi a pancia all’aria, dandole delle culate di invito improvvise e annusandole
e leccandole la passerotta: ci sta!!!
Sono arrovellato dal problema morale: è
un’ amore contro natura che nasconde tendenze omosex di Omero? Cosa ne pensa
Benedetto XVI di situazioni simili? E se la storia va avanti si dovrà fare un
Pacs animalesco tra le famiglie? Ma forse si tratta di un caso etero di
superamento delle barriere razziali, allora
è un problema culturale, allora Omero è un canino progressista, ma in
questo caso la coppia sarà accettata dai cani ortodossi dell’Area cani del
Mezzetta? Ma chi se ne frega, che la Natura o chi per Lei faccia il suo corso!
La gattina si stava arrapando e ha
cominciato a strusciarsi col musetto ad Omero inarcando la schiena e drizzando
la coda la cui cima faceva un richiamo ammiccante come dire: “voulez vous
tromber?”.
Omerino le ha dato una leccatina sulla
schiena e lei si è lasciata scivolare a terra protendendo la zampe verso il suo
muso, lui si è morbidamente appoggiato sul ventre di lei in una animalesca
“posizione del missionario”: un lampo grigio si è abbattuto sui due avvinghiati
e una specie di ruggito li ha divisi.
Un gatto enorme con due occhi gialli da
pazzo, la coda mozza, il pelo ispido tutto sconvolto dalla gelosia contendeva a
Omero la gattina che flessuosa si è allontanata sedendosi con sussiego a osservare i contendenti: in un attimo i
due hanno formato una palla di pelo vorticosa di zampe, denti, code (anche
quella mozzata) ruggiti, guaiti.
Io mi sono trovato in un ruolo come di
arbitro e mi sono scoperto di scuola Moggiana (1): perché lasciare al felino
una possibilità di vincere quando con poco sforzo si può favorire il proprio
pupillo? Con voce stentorea e compulsando il terreno con un piede (2) ho
gridato: “fine dell’incontro, vince Omero ai punti, la gattina se la tromba
lui”.
I due, sorpresi, si sono bloccati
osservandomi, poi si sono allontanati l’uno dall’altro di una diecina di metri
guardandosi, ci credeste? in cagnesco: sembrava la scena finale di “Mezzogiorno
di fuoco”(3); la gattina, delusa per il mancato spargimento di sangue, ma
intenzionata a farsi uno dei due, morbida e fatale con lentezza studiata si è
andata a sedere con precisione geometrica in mezzo ai contendenti: a lungo li
ha osservati alternativamente poi ha scelto: si è alzata e si è diretta verso
Omero: la Forza dell’Amore! (4)
(1) Neologismo derivante da Moggi Luciano: (Monticiano, 10 luglio 1937) è un ex dirigente
sportivo e manager calcistico
italiano. Ha
ricoperto dal 1994
al 14 maggio
del 2006 la carica
di direttore generale della Juventus.Durante la sua carriera di manager
calcistico Luciano Moggi ha collezionato numerosi soprannomi: per il suo potere
nel mondo calcistico veniva spesso accostato alla figura di Lucky
Luciano , grazie ad un'opera semi-sconosciuta del giornalista e scrittore
Marco Travaglio, mentre il meno famoso ma sicuramente più "onorifico"
nomignolo era Paletta soprannome dovuto alla sua precedente attività di
impiegato delle Ferrovie italiane. Anche suo figlio Alessandro è un manager sportivo che cura gli
interessi di numerosi giocatori attraverso la società Gea World. Personaggio controverso e discusso del calcio
italiano, era stato in precedenza collaboratore di Italo Allodi e dirigente di diversi club calcistici
tra cui Torino, Napoli,
A.S. Roma e S.S. Lazio e Juventus. Nel
maggio 2006 il suo
nome è stato collegato ad un'inchiesta giudiziaria per truffa in ambito
sportivo, detta Calciopoli. Il 4 maggio 2006 il tribunale di
Torino ha reso note alcune intercettazioni telefoniche in cui il dirigente
consigliava al designatore arbitrale Pierluigi Pairetto i nomi di alcuni direttori di
gara secondo lui più indicati a dirigere le partite più importanti della
settimana, quelle cosiddette di "fascia A".È stato accusato
d'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite
minacce e violenza privata. Questi i reati a lui contestati dalla magistratura
romana nell'ambito dell'inchiesta GEA. Secondo i pm romani Palaia e Palamara,
Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia sarebbero stati i promotori
del sistema di potere che avrebbe portato la Gea World ad esercitare una
funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si afferma che
i tre avrebbero creato la Gea per "acquisire il maggior numero di procure
sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in
maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei
calciatori e, di riflesso, quella di svariate squadre del campionato di
calcio". È importante precisare che il processo non si è ancora concluso,
ma è a tutti evidente che sia stato uno dei pochi,se non l'unico personaggio a
pagare.In data 11 maggio 2006, ha rassegnato, insieme agli altri membri del CdA, le
proprie dimissioni da Direttore Generale della Juventus, decretando così la
fine della cosiddetta "Triade" formata da lui stesso, Giraudo
e Bettega.
A luglio, la Corte Federale conferma la squalifica di Moggi per cinque anni,
emettendo una sentenza assurda non tanto per il contenuto, ma per il semplice
fatto che Luciano Moggi non essendo più tesserato non poteva essere giudicato
dal Tribunale Federale, od almeno così solitamente avviene.Attualmente
collabora con il quotidiano Libero e partecipa saltuariamente su Antenna 3
al programma sportivo del lunedì sera Lunedì di rigore, in qualità di
opinionista
(2). Orazio: Ode 137
per la morte di Cleopatra
Nunc est bibendum, nunc pede libero
pulsanda tellus, nunc
Saliaribus
ornare pulvinar deorum
tempus erat dapibus, sodales.
Antehac nefas depromere Caecubum
cellis avitis, dum Capitolio
regina dementis ruinas
funus et imperio parabat
contaminato cum grege turpium
morbo virorum, quidlibet inpotens
sperare fortunaque dulci
ebria. Sed minuit furorem
vix una sospes navis ab ignibus,
mentemque lymphatam Mareotico
redegit in veros timores
Caesar ab Italia volantem
remis adurgens, accipiter velut
mollis columbas aut leporem citus
venator in campis nivalis
Haemoniae, daret ut catenis
fatale monstrum, quae generosius
perire quaerens nec muliebriter
expavit ensem nec latentis
classe cita reparavit oras,
ausa et iacentem visere regiam
vultu sereno, fortis et asperas
tractare serpentes, ut atrum
corpore combiberet venenum,
deliberata morte ferocior:
saevis Liburnis scilicet invidens privata deduci superbo,
non humilis mulier triumpho.
Ora brindiamo! In libero
tripudio, ora, il piede percuota il
terreno! Ecco, è il momento, amici,
di guarnire, con vivande degne del collegio
di Marte, i cuscini con le effigi degli dèi.
Prima, estrarre da cantine avite il Cècubo,
sarebbe stato un sacrilegio, finché quella regina
tramava folli piani: diroccare
il Campidoglio, seppellire il nostro impero.
Cinta da un osceno gregge d'uomini infettati,
depravati, concepiva assurde, irrefrenabili
speranze, inebriata dal favore della buona sorte.
Ma scemò l'esaltazione quando
la sua nave, essa sola, dalle fiamme a stento si salvò;
e il suo delirio, che il vino mareotico acuiva,
si risolse in un realistico timore
mentre Cesare inseguiva dall'Italia
la fuggiasca in volo con i remi (come un avvoltoio
incalza tenere colombe, o un veloce cacciatore
lepri in fuga attraverso le distese innevate
dell'Emonia), per mettere in catene
quel mostro, quel flagello. Lei, però, decisa
a morire con decoro, non ebbe un femminile
terrore della spada; non cercò riparo,
con le vele al vento, in appartate insenature:
ma sostenne con coraggio, senza batter ciglio,
la vista della reggia ridotta allo sfacelo, e il contatto
con le aspidi squamose, finché il corpo
s'impregnò di livido veleno, resa ancor piú fiera dalla scelta della
morte;vietando in questo modo alle implacabili liburne
d'umiliarla, di condurre al trionfo, spodestata,
una come lei: una donna nata per regnare.
L’ode
scritta per la morte di Cleopatra e Antonio avvenuta nel 30 a.C. si apre
richiamando subito la figura del vino indispensabile per festeggiare l’impresa
di Ottaviano. L’inizio “Nunc est bibendum” che sembra nascere come moto
liberatorio, richiama in realtà l’esordio con cui il greco Alceo celebrava la
morte del tiranno Marsilio. Nell’ode il convito è considerato luogo
perfettamente adatto ai festeggiamenti come è scritto dal verso 2 a fine verso
4; “nunc Saliaribus ornare pulvinar deorum
tempus erat dapibus, sodales” (“Ecco, è il momento, amici, di guarnire, con
vivande degne del collegio di Marte, i cuscini con le effigi degli dèi”). I saii,
custodi degli “ancilla” (scudi)
che si dicevano essere caduti dal cielo, erano famosi per i loro sontuosi
banchetti. L’ode procede poi presentando la figura della regina Cleopatra che
stretta alleanza con Antonio preparava la rovina di Roma. Orazio nel
descriverla ne accentua i tratti barbarici facendo riferimento specialmente al “furor”
della sua mente, trasformandola così in un’eroina funesta simile a
Didone.Tuttavia nelle ultime strofe il tripudio della parte iniziale cede il
posto all’amministrazione per la fierezza regale con cui Cleopatra ha saputo
affrontare la morte. La regina viene così di fatto affiancata alle grandi
figure dei nemici sconfitti che compaiono nella letteratura latina.
(3) Mezzogiorno di Fuoco film western del1952
diretto da Fred Zinnemann. Il film fu scritto da John W. Cunningham e Carl Foreman, basato su un cortometraggio pulp The Tin Star. Fu diretto da Fred
Zinnemann, una scelta controversa, perché i produttori non erano sicuri che
un austriaco-ebreo avrebbe potuto dirigere il quintessenziale genere americano,
il western. Lo stesso Zinnemann fu influenzato - nella realizzazione - da un
libro di Karl
May che aveva letto da bambino. Lo scrittore del soggetto- Carl Foreman - fu anche il produttore. Interpreti e
personaggi Gary Cooper: Sceriffo Will Kane, Thomas
Mitchell: Sindaco Jonas Henderson, Lloyd Bridges: Vice-sceriffo Harvey Pell, Katy Jurado: Helen Ramírez, Grace Kelly:
Amy Fowler Kane, Otto Kruger: Giudice Percy Mettrick, Lon
Chaney Jr.: Martin Howe Harry Morgan: Sam Fuller Ian MacDonald: Frank Miller Eve McVeagh: Milfred Fuller MorganFarley: Dr. Mahin, ministro Harry Shannon: Cooper Lee Van
Cleef: Jack Colby Robert J. Wilke: Jim Pierce Sheb Wooley: Ben Miller C'è anche qualcosa di controverso
nella scelta di Gary Cooper come attore protagonista. Nonostante avesse
vinto un Oscar in Sergeant York,
era considerato troppo anziano per il ruolo, ed era infatti trent'anni più
vecchio di Grace Kelly, la moglie nel film.. Mezzogiorno di fuoco è un film generalmente
lodato ma piuttosto controverso. È ambientato nella cittadina di Hadleyville,
dopo la Guerra di Xecessione e si focalizza su Will Kane, uno sceriffo che si
sente obbligato ad affrontare un manipolo di fuorilegge che giunge in città. Il
personaggio di Cooper viene tradito e abbandonato da tutti i cittadini di
Hadleyville. È spesso interpretato come
un'allegoria del fallimento contemporaneo degli intellettuali di riuscire a
debellare l'insorgenza della paura per il Comunismo. Comunque, il film è stato
anche accettato dai conservatori che ammirano la sua enfasi sull'onore e il
coraggio. Il film narra le gesta di uno
sceriffo cittadino (Gary Cooper) che sposa una quacchera (Grace Kelly).
Subito dopo il matrimonio lo sceriffo dà le dimissioni, mentre la cittadina
attende il giorno dopo per l'arrivo del nuovo sceriffo. Ma Kane viene a sapere
che a mezzogiorno arriva il treno dal quale scenderà Frank Miller (Ian MacDonald), un uomo arrestato cinque anni prima
dallo sceriffo stesso e mandato al patibolo, ma che è stato rilasciato in
libertà condizionata da un'amministrazione cittadina corrotta. Ad attenderlo
alla stazione ci sono altri tre banditi che aiuteranno Miller nel portare a
termine la promessa di morte da lui lanciata verso lo sceriffo. Kane cerca di
formare una squadra di agenti giurati per affrontare Miller, ma, per un motivo
o per un altro, tutti i cittadini preferiscono abbandonare Kane al suo destino
e molti gli chiedono di lasciare la cittadina per evitare la sparatoria che
darebbe a Hadleyville una cattiva reputazione.Nel film, Kelly è una giovane
donna che vuole che suo marito lasci la città e ha un'avversione particolare
contro la violenza di ogni genere. Ma è combattuta dal voler restare col suo
amore quando combatterà i fuorilegge. Alla fine sarà la ex di Kane a
convincerla a stare a fianco del marito. Sarà poi proprio Amy l'unica ad
aiutare lo sceriffo e ad uccidere uno dei banditi.Alla fine Kane riesce ad
uccidere tutti e quattro i fuorilegge e solo allora, sulle strade deserte, si
riversano i cittadini. Senza una parola Kane getta nella polvere la sua stella
di sceriffo.
(4) La Forza Dell'amore Enzo Jannacci (1965)
E mi e ti nun sem in du
ti te sett una dona e mi soo pu'
e se ghe on quei d'alter insema a ti
alora voeur di che semm in tri. Ueeee...
A Porta Romana (ier sira pioveva)
a Porta Vittoria... (ier sira pioveva)
in piazza Napoli... (ier sira pioveva)
in piazza Susa... (ier sira pioveva)
in piazza Martini... (ier sira pioveva)
Gh'era el me zio (gh'era el me zio)
ch'el tampinava (ch'el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
era appena uscito (era appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
a vottant'ann (a vottant'ann). Ueeee...
La forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore.
T'ho cugnusu su sul tecc del Domm
in controluce te parevet on omm
un uomo incinto de quater mes
con la sottana de stoffa ingles. Ueeee...
A Porta Romana (ier sira pioveva)
a Porta Vittoria... (ier sira pioveva)
in piazza Napoli... (ier sira pioveva)
in piazza Susa... (ier sira pioveva)
in piazza Martini... (ier sira pioveva)
Gh'era el me zio (gh'era el me zio)
ch'el tampinava (ch'el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
era appena uscito (era appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
a vottant'ann (a vottant'ann). Ueeee...
La forza dell'amore
la forza dell'amore
La forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore.
Omero, la Suora e “Amici miei”
Uno degli itinerari
naturalistici che Omero ama percorrere nel suo tempo libero è il letto del
torrente Mensola incappucciato dal puzzle dalle chiome delle querce centenarie (1): questa escursione gli è
consentita da un bizzarro sortilegio climatico che per una mutazione selettiva
fa sì che detto torrente dal ponte che, in via del Guarlone, lo scavalca a
monte sia completamente a secco mentre dal medesimo ponte verso valle risulta
essere quasi in piena: magico Mensola!
Il fatto è sorprendente ma
si spiega perchè un affluente del Mensola, che gli scorre quasi parallelamente,
vi si getta, nascosto dalle frasche, immediatamente dopo il ponte alimentandone
la portata: rimane comunque misteriosa la fonte di approvvigionamento di questo
fosso senza nome che origina dalle stesse pendici del Mensola: essendo un
affluente di destra può darsi che gli rubi l'acqua?
Per giungere al ponte ed
immettersi nel Mensola si passava davanti ad un Istituto di Suore di Carità e
Misericordia dell'Ordine di Sfratto di S. Domenico ed ineluttabilmente a ogni
nostro passaggio, a una finestra che fino a qual momento sembrava vuota si
materializzava il volto rugoso ma rubizzo ed un braccio nodoso e artritico di
una anziana suora che con voce stentorea e profonda, alla Tina Pica (2), urlava considerazioni,
avvertimenti e minacce attinenti alla fattispecie del momento: con quel
carattere sarebbe stata meglio in clausura.
Se si passava la mattina:
“la mattina presto si va a lavorare. Che ci viene a fare con questo cane i
bisogni?”; nel pomeriggio: “i cani di pomeriggio si fanno riposare invece di
portali fuori a sporcare”; dopo cena: “qui c'è gente che soffre e dopo cena
vuol dormire e non sentire abbaiare i cani”; di domenica: “un buon cristiano la
domenica va a Messa e non porta fuori
il cane”; domenica dopo cena: “dopo una settimana da peccatori ci si va a
pentire e non si porta il cane a fare i bisogni”: che palle!
Ormai io mi ero assuefatto a
queste aggressioni mentre Omero accumulando dosi giornaliere era arrivato a
livelli di “over dose” pericolosi e allo spalancarsi della finestra reagiva
spiccando una corsa forsennata che mi vedeva, come un improbabile Monsieur Hulot (3) allacciato al guinzaglio in
una corsa dall'equilibrio instabile e precario rischioso per me che sono un
“diversamente giovane”: che fare?
All’ennesimo
rimbrotto suoresco una sera istintivamente sbottai: “ Ma, Sorella, tarapia
tapioco prematurata alla supercazzola (4) o scherziamo? La carità cristiana
come se fosse antani anche per lei soltanto in tre, oppure in uno, anche
scribai con cofandina e le potrei dire anche per il rispetto della somma
autorità che anche soltanto le due cose come Arci Vescovo, capisce?....Senza
contare il perdono che la supercazzola prematurata ci assicura col tarapia
tapioca e non le dico antani come trazione per due, anche se fosse, comunque la
supercazzola spirituale ha lo scappellamento a sinistra…. Sorella!!!
Dalla finestra
un assordante silenzio, poi, ritirato l’adunco braccio, con voce stizzita la
suorina ruggì: “Tutte queste cose le sapevo anch’io, cosa crede, buona
passeggiata”. Mai più risentita.
(1)Il nome Mensola, di origine etrusco-romana (Mels, Melsola,
Mensola), dà il nome sia al torrente, che nasce dal Monte Ceceri e si getta
nell’Arno presso Varlungo, che all’abitato di Ponte a Mensola sorto alle
pendici delle colline di Settignano, Maiano e Vincigliata. Questi luoghi,
descritti cantati e resi celebri da Giovanni Boccaccio nel Decamerone, nel
Ninfale Fiesolano e nell’Ameto furono, secondo la leggenda, testimoni degli
amori tra la ninfa Mensola e il pastore Affrico. A fianco del ponte inizia via
del Ponte a Mensola (sponda destra) che, costeggiando il torrente, conduce dopo
un breve tratto di strada in salita, alla chiesa di S. Martino a Mensola di
origine antichissima (V secolo), restaurata più volte e portata allo stile
elegante del Rinascimento nel 1360. Avvicinandoci al Borgo di Corbignano, di
epoca romana, possiamo imbatterci nella “Casa di Boccaccio”, una casa colonica,
nella quale egli abitò nella sua infanzia e gioventù. Dagli etruschi ad oggi
gran parte del bacino del torrente Mensola è stato colonizzato dall’uomo, tanto
che in collina vi sono tracce di insediamenti etruschi, inoltre le tracce qui
ritrovate della prima fondazione della Chiesa di San Martino a Mensola risalgono
all’800 d.C. La sistemazione del terreno per svolgere le attività agricole ha
origini che si perdono nel tempo; nella zona pedecollinare, ne sono la chiara
testimonianza. le ville padronali ed i poderi di un antico insediamento del
XIII sec.
La ninfa Mensola ed il pastore guerriero Affrico: Giovanni Boccaccio (Certaldo, 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375) ne racconta la
storia nel “Ninfale Fiesolano”
poemetto idillico-mitologico, in ottave pubblicato la prima volta nel 1477. La
data di composizione non è certa, ma si può collocare, con approssimazione, tra
il 1344 e il 1346. Spunto del poemetto è una favola etiologica, cioè destinata
a spiegare miticamente il nome di due fiumicelli toscani, l'Africo e la Mensola
ed è insieme la favola delle prime origini della civiltà in Toscana. Le colline
di Fiesole erano abitate da ninfe dedite al culto di Diana e alla caccia. Il
pastore Africo s'innamora di una di esse, di nome Mensola, ma egli cerca invano
per parecchi giorni di arrivare fino a lei poiché le ninfe fuggono spaventate
dal suo aspetto. Per distoglierlo da così pericoloso amore il padre del
pastore, Girafone, racconta al figlio la storia di Mugnone trasformato in fiume
per aver osato amare una ninfa di Diana. Ma Africo persiste, e incontrata
Mensola la insegue senza peraltro riuscire a raggiungerla. Per suggerimento di
Venere, impietosita dalle pene del giovane pastore, Africo si veste da ninfa e
con questo stratagemma riesce a conseguire il suo intento: ma nelle settimane e
nei mesi seguenti Africo cerca invano la sua ninfa senza ritrovarla. Mensola
intanto dà alla luce un bambino e nel suo cuore sorge, insieme col sentimento
materno, l'amore per Africo, il quale però, disperato per non aver più potuto
ritrovare la sua Mensola, si uccide precipitando nel torrente che da lui prese
il nome Africo. Mensola, intanto, maledetta da Diana, venuta a conoscenza del
suo reato, si getta nel torrente che da lei prese il nome di Mensola. Ma il
figlioletto, Proneo, allevato in casa di Girafone, diventa poi uno dei ministri
favoriti di Atalante, fondatore di Fiesole, il quale pone fine alla disumana
rinunzia all'amore imposta da Diana alle ninfe, le costringe all'amore e al
matrimonio e sparge su tutta la regione i benefici di una nuova e più umana
civiltà.
Il Ninfale è il frutto
felice della pienezza giovanile del genio poetico del Boccaccio. Privo di
fronde e di sovrastrutture (l'allegoria concettuale vi è implicita e appena
accennata), esso verte tutto su una patetica storia d'amore, collocata in un
tempo favoloso e remoto che rende poeticamente legittimo il vago color
mitologico. Le varie fasi della passione vi sono cantate e analizzate con acutezza
e finezza psicologica, nelle melodiose volute elegiache dell'ottava narrativa.
In realtà la favola non è che il velo, poiché, pur fermo a un ideale di poesia
dotta, il Boccaccio, nell'analisi della passione, approda poeticamente, e in un
modo nuovo, alla realtà del sentimento e della natura. E l'esempio fu fecondo:
al Ninfale Fiesolano infatti fanno capo, a loro modo, i vari poemetti
idillico-mitologici e rusticali del Rinascimento italiano, i cui momenti
poetici più alti sono la Nencia da Barberino del Magnifico e le Stanze del
Poliziano.
(2) Tina
Pica (Napoli, 31 marzo 1884 – Napoli, 16 luglio 1968)
E’ stata un'attrice italiana di teatro e cinema.
Dopo aver recitato per la compagnia di Eduardo De Filippo, esordisce al cinema nel film
Il cappello a tre punte (1934) all'età di 50
anni. Dopo pellicole come Il voto (1950) e Ergastolo (1952) a 69 anni trova
il suo personaggio adatto nel ruolo di Caramella in Pane, amore e fantasia (1953), a cui seguiranno
Pane, amore e gelosia (1954), Pane,
amore e... (1955),
Pane, amore e Andalusia (1958) e l'ultimo Pane,
amore e così sia (programmato ma mai girato). Anche altre prove sono
memorabili, come quella in Buonanotte... avvocato (1955), Destinazione Piovarolo (1955) con Totò, Un eroe dei nostri tempi (1955), Era di venerdì 17 (1956), Ci sposeremo a Capri (1956), La
nonna Sabella (1957),
con Sylva
Koscina e Renato Rascel, La
nipote Sabella (1958),
Lazzarella (1957), Il conte Max (1957), La zia d'America va a sciare (1958), La duchessa di Santa Lucia (1959), La Pica sul Pacifico (1959), Non perdiamo la testa (1959) e Ieri, oggi, domani (1963), sua ultima
interpretazione all'età di 79 anni. Si spense ottantaquattrenne a casa di un
nipote. A Roma le è stata intitolata una via e a Napoli un giardino.
(4) Il
termine supercàzzola è un neologismo entrato nell'uso comune dal cinema
che indica un nonsense, una frase priva di alcun senso logico, piena di parole
inventate sul momento, spesso usata per imbrogliare la persona a cui la si
"fa" (ovvero a cui ci si rivolge) e a far ridere quelli che si
gustano la scena. Benché si tratti un nonsense, è evidente che è possibile
identificare all'interno di questa parola alcuni elementi che appartengono
realmente alla lingua italiana, e cioè il prefisso super-, il sostantivo
cazzo e il
suffisso -olo. L'origine del termine è il film Amici miei
di Mario Monicelli , che racconta le vicende di un gruppo di amici burloni che
si divertono a corbellare il prossimo. È Ugo Tognazzi, nei panni del conte
Lello Mascetti, a "usare" la supercazzola, investendo la
vittima della burla con una raffica di parole sensa senso, spesso condite con
turpiloquio poco mascherato.
Mario
Monicelli (Viareggio, 15 maggio 1915
Regista e sceneggiatore tra
i principali interpreti della commedia all'italiana. L'esordio registico
ufficiale avviene nel 1949
in coppia con Steno (Stefano Vanzina), con Totò cerca casa, primo di una serie di film
che i due registi realizzano su misura per Totò, tra i quali
spicca il celebre Guardie
e ladri (1951).
Dal 1953 inizia a lavorare
da solo, continuando la feconda attività di sceneggiatore, che lo porta a
contatto con molti altri famosi cineasti dell'epoca..
Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra italiano, contribuendo ad
uno dei periodi più floridi del cinema del nostro paese, entrando di diritto nella storia.I
soliti ignoti del 1958 vanta un cast eccezionale, composto da Vittorio Gasman,
Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, ed è considerato quasi
unanimemente il primo vero film del florido filone della commedia all’italiana.
L'anno successivo, Monicelli gira quello che molti considerano il suo
capolavoro, il film che lo rende famoso oltre i confini italiani, La
grande guerra, Leone d'Oro alla Mostra internazionale di arte
cinematografica di Venezia del 1959 e sua prima nomination
all'Oscar.
Il film, lontano dagli
stereotipi classici della commedia, ha un tono tragicomico che tocca in maniera
delicata un argomento molto difficile come la tragedia della Prima guerra
mondiale. Le interpretazioni di Alberto Sordi e Vittrio Gasman danno all'opera
un notevole valore aggiunto.La seconda nomination
all'Oscar
arriva nel 1963 con I compagni.
Nel dittico burlesco L'armata Brancaleone (1966) e Brancaleone alle crociate (1969), Monicelli
inventa un "nuovo" e personalissimo Medioevo,
comico e condito da una assolutamente inverosimile lingua maccheronica che ha
fatto epoca. Tra gli altri film di rilievo vanno menzionati La ragazza con la pistola, terza nomination all'Oscar
(1968), Romanzo
popolare (1974)
e Amici miei
(1975) - che ebbe
due seguiti, il primo dei quali realizzato da Monicelli stesso e il secondo da
Nanni Loy - Un borghese piccolo piccolo
(1977) e Il marchese del Grillo (1981), entrambi con
grandi interpretazioni di Alberto Sordi.
Più recentemente vanno
menzionati Speriamo che sia femmina (1986) e Parenti
serpenti (1992).
Oltre il cinema,
è stato regista teatrale, televisivo e, occasionalmente, attore, oltre che un
grande commediografo. Nella sua lunga carriera ha collaborato con tutti i più
importanti attori italiani: Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sophia Loren,
Marcello Mastrianni, Vittorio Gasman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Alberto
Sordi, ma anche Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano,
Giancerlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Gian
Maria Volontè e Leonardo Pieraccioni.
È da considerarsi
probabilmente il regista che meglio di tutti ha interpretato lo stile e i contenuti
del genere della Commedia all'italiana. Il sorriso amaro che
accompagna sempre le vicende narrate, l'ironia con cui ama tratteggiare le
storie di simpatici perdenti, ne caratterizzano da sempre la sua opera. Forse
non è un caso che molti critici considerino il suo I soliti ignoti (1958) come il primo
vero film della Commedia all'italiana, e nel contempo
indichino in un altro suo film, Un borghese piccolo piccolo (1977), l'opera che
chiude idealmente questo genere cinematografico.
Con l'avanzare dell'età la
sua attività è gradualmente diminuita ma non si è mai fermata, grazie ad una
forma fisica e mentale sempre buona. A dimostrazione di questo, a 91 anni (nel 2006), ha firmato la
regia di un nuovo film, Le rose del deserto.
In occasione dell'uscita di
questo film ha confidato, in un'intervista a Gigi
Marzullo, di non aver alcuna paura della morte, ma di temere moltissimo il
momento in cui smetterà di lavorare, perché si annoierebbe moltissimo.
“Problem solving”
L’ etologo
ungherese Vilmos Csànyi ha recentemente avanzato l’ ipotesi che i cani
possiedono molte proprietà degli esseri umani: oltre all’ attaccamento e all’
obbedienza alle regole anche la capacità di individuare un problema, la
preparazione di un piano di azione e lo scambio di informazioni: e a noi c’è
venuto voglia di sperimentare la capacità di Omero di risolvere un problema.
Con Anna si
mise a punto un progetto che poi sottoposi ad un amico esperto cinofilo
facendogli la sintesi dell’ allenamento quotidiano di Omero per renderlo
esperto di “problem
solving” (1) : “…la mattina, con Omero, si seleziona il problema, si definisce e
si decide le cose da sapere, si raccogliere i dati di riferimento e si fa
l’elenco dei fattori critici; il pomeriggio si generano soluzioni alternative,
se ne sceglie una che a Omero piace e si sviluppa un piano di attuazione; dopo
cena Omero deve eseguire il piano, monitorare l'impatto durante
l'implementazione ed eseguire la valutazione finale…Che ne dici?”…”…bello ma
quant’è che tu fai questa vita?”…”Comincio domani…” (2)
Dopo un
allenamento intensivo per la prima sperimentazione si scelse una fattispecie
facile che si sostanziava in questo comando: “Omero vai in mansarda in camera
di Matteo a vedere che non ci sia la porta-finestra aperta perché altrimenti
entrano le mosche e che la teca dei boa sia chiusa”.
Omero ci
guarda con attenzione scodinzolando e parte ratto su per le scale, si sente
dare degli urti sordi contro un vetro, dei grandi colpi con le zampe contro la
teca dei boa, poi Omero ricompare in cima alle scale sporgendosi dalla
ringhiera con in bocca qualcosa che sta masticando, si ferma e con una zampa fa
come un cenno di richiamo invece di comunicare a voce: Anna si avvicina per
capire di più dello stato di agitazione di Omero che seguita a richiamare,
dall’alto della scala, con la zampa con tale veemenza da scivolare dal gradino volando di sotto nel vuoto.
Occhi di Omero
in volo sbarrati dal terrore, piroetta in aria per recuperare un assetto da
atterraggio non disastroso, precipita, “rallenty effect” nelle nostre menti :
“…ca…pperi, se va bene si rompe i denti e gli si deturpa il sorriso, se va male
si stronca una gamba e ci tocca a cambiargli il nome in Achab…”
Ma la femminea
concretezza di Anna fa la cosa giusta agguantando l’ Icaro dell’”Area cani” al
volo poco prima dell’impatto: gioia, allegria, festeggiamenti, Omero che si
scuote la paura di dosso con una veemenza tale che la pelle gli si ammucchia
tutta da una parte da sembrare uno “shar pei” (3).
Ci rilassiamo
e si considerano i particolari della situazione: cos’ha in bocca Omero?
All’ordine perentorio :”Omero sputa!!!!” dato che voce stentorea e grande
decisione Omero non ha mai sputato nulla e così fece, per coerenza, anche
quella volta, però continuava a masticare qualcosa; la tecnica di riserva
“guarda che ti do! La vuoi una cosina buona?”, allude alla somministrazione di
un numero imprecisato, a discrezione di Omero, di fragranti “Frollic” quale
riscatto dell’oggetto sequestrato.
Viene messo in
fila un numero crescente di “Frollic” finchè Omero lo considera congruo e sputa
un numero notevole di “mosche” per la “pesca a mosca” (3) praticata da Matteo:
un flash ci illumina la scena, Omero, come da ordine, prima aveva controllato a
zampate la porta-finestra poi la teca dei boa trovandole chiuse e avendo visto
che effettivamente c’erano delle “mosche “ sulla scrivania le aveva “catturate”
e ce le aveva portate: ma com’è intelligente il nostro canino!
(1)Problem solving è il termine inglese che indica l'insieme dei
processi per analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni
problematiche; è un'attività del pensiero che un organismo o un dispositivo di
intelligenza artificiale mette in atto per raggiungere una condizione
desiderata a partire da una condizione data. Fa parte di un più ampio processo
costituito anche dal problem finding e problem shaping. Nel tempo si sono
sviluppati diversi metodi per effettuare tali operazioni, coinvolgendo più aree
della comunicazione. Storia Il concetto stesso di
"problema" ha subito continue modificazioni e trasformazioni passando
da strumento di valutazione per alcune specifiche discipline (i
"problemi" di matematica o fisica, ad esempio) a metodologia di
sviluppo per l'apprendimento integrato del sapere scientifico o per l'area
tecnica delle scienze letterarie, storiche e filosofiche.L'approccio
scientifico alla risoluzione dei problemi inizialmente era sviluppata secondo
uno schema puramente intuitivo: percezione dell'esistenza di un problema, definizione
del problema, analisi del problema e divisione in sottoproblemi, formulazione
di ipotesi per la risoluzione del problema, verifica della validità delle
ipotesi, valutazione delle soluzioni, applicazione della soluzione migliore Nel
definire il problema si operava un'analisi empirica dei dati e si ricercava la
riproducibilità del problema così che fosse possibile analizzarlo in maniera
quasi scientifica. Le operazioni successive erano diretta conseguenza
dell'analisi iniziale, caratterizzate da metodologie personali, disomogeneità
delle soluzioni e capacità di riuscita inversamente proporzionali alla
complessità del problema in esame.Per questi motivi nel tempo si sono
sviluppate diverse tecniche ragionate e standardizzate per risolvere i
problemi, di seguito le principali metodologie. Metodologie Varie sono le tecniche e le modalità di problem
solving, attualmente impiegate. FARE: Focalizzare:
Creare un elenco di problemi, Selezionare il problema, Verificare e definire il
problema, Descrizione scritta del problema. Analizzare: Decidere cosa è
necessario sapere, Raccogliere i dati di riferimento, Determinare i fattori
rilevanti, Valori di riferimento, Elenco dei fattori critici Risolvere:
Generare soluzioni alternative, Selezionare una soluzione, Sviluppare un piano
di attuazione, Scelta della soluzione del problema, Piano di attuazione, Eseguire:
Impegnarsi al risultato aspettato, Eseguire il piano, Monitorare l'impatto
durante l'implementazione, Impegno organizzativo, Completare il
Piano,Valutazione finale Risolvi ed
analizza Questa metodologia viene utilizzata in ambito informatico per
circoscrivere i problemi e costruire delle metodologie specifiche per gli
utenti che si basano sull'esperienza comune e sulla condivisione delle
conoscenze.I principi fondamentali sono 3: 1. Cercare la responsabilità di una
situazione problematica rallenta la soluzione dello stesso senza portare
benefici evidenti 2. Se si trova una soluzione bisogna rendere disponibile una
descrizione dettagliata del problema e del metodo per risolverlo 3. Se non si
trova una soluzione è comunque importante dettagliare bene il problema e
descrivere accuratamente i passi da seguire affinché il problema si ripresenti
Le operazioni da seguire sono le seguenti: Relazionare gli effetti del problema.
Relazionare la situazione hardware e software, Identificare tutte le modifiche
effettuate prima dell'esistenza del problema, Ricercare le cause, Analizzare le
cause, Porre rimedio se possibile, Verificare che il rimedio abbia risolto
effettivamente il problema, Relazionare la soluzione oppure dichiarare
l'impossibilità di trovare una soluzione adeguata.
(2) battuta finale di una barzelletta degli anni ’80
che aveva come argomento le funamboliche attività sessuali del narratore
raccontate ad un amico
(3) La pesca con la mosca è definita così
perché vengono utilizzate particolari esche artificiali costruite dal pescatore
a imitazione di insetti che nascono, si sviluppano, si riproducono e muoiono
nell'ambiente acquatico, ma anche insetti detti "terrestrial", come
formiche, cavallette, vespe etc. Tali insetti costituiscono una parte
importante nell'alimentazione delle varie specie di pesci che popolano la
acque. Le 4 specie principali d'insetti, Efemerotteri, Tricotteri, Plecotteri e
Chironomi, si suddividono in innumerevoli famiglie e ordini che hanno
silhouette simili ma dimensioni colori e abitudini diverse. In ogni caso il
ciclo vitale di ognuna di queste 4 specie di insetti, anche se con modalità
diverse, si compie in parte a livello subacqueo ed in parte a livello aereo al
di fuori dell'elemento liquido.Le mosche possono comunque imitare anche diverse
tipologie di prede: uova, piccoli pesci, piccoli mammiferi. Queste esche
vengono realizzate con vari materiali tra cui le piume d'uccelli, pelo
di mammiferi o filati sintetici come il nylon sopra un amo ad occhiello fissate
poi con della colla o dello smalto. La pesca a mosca è considerata da molti una
forma d'arte che va oltre la semplice cattura di un pesce in quanto viene praticata prevalentemente in torrenti
di montagna che il pescatore deve risalire per non spaventare con la sua
presenza le trote che nuotano in corrente rivolte a monte, ed è inoltre la
misura di come il pescatore si sia inserito senza turbative nell’ambiente
naturale perché l’uso di un insetto artificiale non presente in quell’abitat,
qualsiasi rumore o modifica dello specchio d’acqua in cui vive la trota la
spaventa rendendone impossibile la cattura. È consuetudine da parte dei
pescatori a mosca pescare cercando di provocare il minor danno alla fauna
ittica. A questo scopo si usano ami senza ardiglione, secondo il cosiddetto
spirito no-kill: rilasciare sempre il pesce che si cattura, qualunque
sia la taglia, se il suo prelievo reca un danno significativo all'ecosistema
del corso d'acqua.
Una delle “Mosche”
catturate da Omero
(3) Lo Shar Pei è una razza nata in Cina, dove, molto
lentamente, si è evoluto fino ad arrivare all'aspetto odierno. La razza è molto
antica e la sua storia ha inizio almeno il 2000 a.C.
con i molossidi giunti in Cina dagli altopiani del Tibet. Le
testimonianze vere e proprie dello Shar Pei le troviamo nei dipinti della
dinastia Han, dal 206 a.C. al 220. È ormai noto che esiste da secoli nelle province cinesi che
si affacciano sul Mar Cinese meridionale, soprattutto nella città di Dah Let,
situata nella provincia di Kwuan Tung. Questa razza, secondo gli studiosi, si
sarebbe evoluta nella zona meridionale della Cina dove veniva impiegata dai
contadini per la guardia e, solo successivamente, per le lotte tra cani. A Hong Kong
venne poi cominciato un processo di selezione che salvò la razza
dall'estinzione. All’inizio la Federazione Internazionale dubitava della
stabilità dei caratteri della razza, perciò si dimostrò titubante nel
riconoscere questo cane, ma in seguito ebbe ufficialmente l’ammissione nel
registro delle razze riconosciute, anche a causa dell’insistenza dei cinofili
americani che l’avevano scoperta. Attualmente è allevato in tutta Europa; ben
allevato anche in Italia.
Lo Shar Pei è quello di destra