Omero

 

Spigolature tra il serio e il faceto  della sua storia

(Odissea?)

 

 

Ad uso esclusivo dei frequentatori

Dell’Area Cani del Mezzetta

 

By Raffaello

 

 

 

 

Editing

 

Anna Mari

 

Casa Editrice

MariAnna

 

Omero

Spigolature tra il serio e il faceto  della sua storia

 

Ad uso esclusivo dei frequentatori

Dell’Area Cani del Mezzetta

 

N.B.: le citazioni, palesi e non e le note contenute nel testo, lungi dall’essere uno sfoggio di cultura

 intendono ironicamente  mettere alla berlina chi ne fa uso incongruo e smodato .

 

1

La conoscenza

 

L’Anticiclone delle Azzorre non si era ancora ritirato nelle zone della sua origine e occupava ancora gran parte del bacino del Mediterraneo, anzi, sull’Atlantico un massimo barometrico lo alimentava avanzando in direzione orientale verso un minimo incombente sulla Russia non mostrando al momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso Nord. Le isoterme e le isobare si comportavano a dovere disegnando le loro volute in modo regolare.

 

La  temperatura dell’aria era in rapporto normale  con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo e con l’oscillazione mensile aperiodica.

 

Il sorgere e il tramontare del sole  e della luna, le fasi della luna, di Venere e dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conformemente  alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima e l’umidità atmosferica era bassa.

 

L’Osservatorio meteorologico Ximeniano rilevava che la temperatura massima si aggirava sui diciannove gradi e la minima sugli otto, l’ora solare ripristinata aveva eliminato l’ingannevole prolungamento della luce, mentre spirava un leggero vento di maestrale che faceva mulinare le prime foglie secche cadute dagli alberi.

 

 Insomma con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata, il 16 novembre dell’anno 2005.

 

Il telefono squillò in modo fatale, è Matteo: “…cucciolo…Beagle…quattro mesi…canile…soffre…voi …pensione….compagnia…affettuoso….”

Fregati !!!

 

L’incontro avvenne vicino alla Greve il cucciolino detto Ruy in collo a Valentina, la ragazza di Matteo, ci viene affidato per farci provare il dolce piacere di avere un cane: ”… prova tu”… “…no….no…prova tu”, provo io.

 

Il vento fa turbinare le foglie, l’orfanello le rincorre: ma come, non è riconoscente, non ti considera, lo chiami e lui non ti guarda (forse per il nome che gli sembra ridicolo), si ferma un attimo e ti fa pippi su una scarpa poi corre dietro una foglia: sembra proprio un nostro figliolo.

 

“Ma vedi Matteo si voleva goderci un po’ la pensione…un viaggio…Parigi…..Leonardo ha fatto un programmino per il Messico…ci si sente ancora giovani…goderci un po’ la libertà…”

 

18 novembre 2005: “…Matte…ripensato… si  viene a prenderlo…. Ce lo portate?  …vi si aspetta….Ciao ciao ciao”.

”Per me s’è fatto una cazzata…..”

.….”Si”.

 

2

La razza e il nome

 

“L’è minga un Rolex” era la marca milanese di un orologio che negli anni ’90 riproduceva il Rolex senza esserlo e quindi senza guai giudiziari.

 

Riguardando bene il nostro nuovo canino a tutta la famiglia venne l’illuminazione: “l’è minga un Beagle”.

 

C’erano troppe cose che non tornavano, ma la spinta verso la ricerca della mescolanza genetica che lo aveva originato ci fu data da un cliente del giornalaio che il sabato mattina (19.11.2006) vedendolo esclamò commosso: “Complimenti Lei ha il più bel Englsh Foxhound  che io abbia mai visto e assomiglia moltissimo al mio compianto Bob”.

 

Google, ricerche araldiche, esperti trovati dai giornalai fiorentini confermavano: o è un Englsh Foxhound o un Beagle Harrier oppure un’altra cosa.

 

Poi in un ristorante della costa etrusca una giovane ragazza vedendo come il nostro canino appoggiava il mento su una sedia per sopportare il peso della testa e dopo avergli saggiato la sporgenza di un osso sul retro della stessa sentenziò: “è un incrocio tra un Beagle e un Setter inglese”.

 

La ricerca genetica è terminata e per noi è il capostipite irripetibile di una nuova razza che porta il suo nome.

 

Ma il problema di quel sabato dopo pranzo che la famiglia affrontò fu proprio il nome: Ruy, nel senso di Costa, alla Fiorentina non c’era più da tempo, anzi era approdato al Milan di Berlusconi….di Berlusconi !!!: bisognava cambiargli nome.

 

Brainstorming per tutto il pomeriggio (Brainstorming is a group creativity technique designed to generate a large number of ideas for the solution to a problem): Gaudì, Mirò, Renè (Clair), Piero della Francesca, Victor, Hugo, Adolph, Simon, Garfunkel, Marlon, Brando, Diomede, Ares, Zeus, Olimpo, Achille, Ulisse e a questo punto Anna guardando il canino con dolcezza materna sospirò: “questo canino è tutto un poema”….Odissea…. OMERO, Omero e Omero fu il nome.

 

3

I suoi bisogni

 

Avevamo Omero da ventiquattr’ore e si fu assaliti dai primi problemi esistenziali: oltre a non sapere nulla sulla sua origine ci era totalmente sconosciuta la famiglia che lo aveva avuto prima, se lo aveva trattato bene, se era stato felice; era un periodo perso, un buco nero nella nostra storia.

Un po’ ci si pensò e poi ce ne siamo battuti le palle.

 

Omero, a detta del veterinario, quando Matteo e la Valentina lo hanno preso al canile poteva avere quattro mesi: ma a quale stadio di sviluppo psicofisico umano potevano corrispondere? che bisogni ha un canino di quell’età? Cosa gli si deve far fare perché diventi un adulto responsabile e con un ruolo positivo nella società? Sarebbe stato di sinistra? Che ne avrebbe pensato del PD?

 

Ti devi arrangiare con gli amici “esperti”, ossessioni tutti quelli che hanno un cane, compri libri, navighi in rete, ti incagli sulle secche dell’abbondanza e della diversità delle opinioni e non ci capisci più nulla: la natura faccia il suo corso.

 

Il primo problema riguardò i suoi bisogni fisiologici sui quali abbondavano terrificanti aneddoti dei proprietari di cani da noi conosciuti: i primi mesi e anche i secondi e a volte i terzi ti riempiono la casa di cacca, ti fanno la pippi nei posti più impensati, devi togliere tutti i tappeti, si puliscono il culo alle tende, tutti i cani che entreranno in casa tua stimolati dagli odori te la faranno da tutte le parti, usa il giornale messo in un angolo, metti asciugamani aromatici, portalo fuori ogni ora e digli ossessivamente pippi, poppò, strusciagli il muso su quello che hanno fatto e massacralo di botte: difficile orizzontarsi, si optò per le botte.

 

L’inverno si presentò freddo e talvolta piovoso tanto quanto bastò per far si che con queste avversità Omero si rifiutasse di uscire soprattutto dopo cena.

Urgeva una soluzione: il genio si vede quando la trovi buona.

 

Il condominio è dotato di un sottosuolo per i garage che si affacciano su uno splendido tunnel a ferro di cavallo con il pavimento rosso di cemento cerato che a causa della pioggia esterna e del rientro delle macchine risultava sempre bagnato.

 

Era sufficiente controllare i programmi televisivi del giorno e durante quelli di maggior richiamo, sicuri dell’impunità televisiva, scendere in garage con Omero che sul bagnato faceva una pippì  indistinguibile dalla pioggia, poi il fiuto lo portava di fronte al box prescelto (statisticamente quello dei condomini più stronzi) dove faceva la cacca prontamente asportata da mano veloce.

Nessuno si è mai accorto di nulla.

 

Rimaneva il problema dei bisogni mattutini, le testimonianze erano agghiaccianti: “….Ercole mi sveglia puntuale alle quattro e mezzo e lo porto fuori un quarto alle cinque.. poi che vuoi, non torno a letto…”, “ la Susy …si è abituata ad uscire alle sei ma poi così faccio tante cose in casa…” eccetera.

 

La statistica era contro di noi: la maggior parte si infliggeva sofferenze disumane per il bene del proprio “canis lupus familiaris” e travolto da questa marea io, il “pater familias”, mi sono assunto il supplizio: alle sette della mattina prelevavo il cuccioletto ancora dormiente dalla sua cuccia e lo portavo a mingere e defecare.

 

Un giorno, stremato dal sonno ho dormito fino alle nove e questa circostanza “…del futuro  mi squarciò il velame” (Dante Alighieri, Inferno, Canto XXXIII, Conte Ugolino): a Omero piaceva dormire fino a tardi.

Fine di un incubo.

 

Ma non dei problemi: una sera Matteo per fretta giovanile non aspettò che Omero avesse espletato i suoi bisogni e al mattino sono stato svegliato dal canino con un delicato colpetto del suo naso sul mio e poi mi invitò a seguirlo e nel centro geometrico del soggiorno campeggiava una cacata elefantiaca: assolto con formula piena.

 

Inoltre il primo mese di convivenza fu scandito dalle pisciatine di Omero che, con scelta bipartisan bagnava alternativamente i posti-poltrona e divano di ciascun membro della famiglia costringendoci ad un tourn over rotatorio veramente fastidioso, complicato dal fatto che, per salvaguardare l’alcantara dei cuscini essi venivano involti nel nylon e poi coperti con teli etnici multicolori.

 

Sembrava di essere seduti sui puff di una tenda di Tuareg pronti per “il the nel deserto” (Bernardo Bertolucci, 1990, con Debra  Wingler e John Malckovich), ma il marchingegno risolveva poco perché Omero riusciva a intuire il punto delle giunture dei nylon e colpiva con sicurezza, senza considerare la condensa che la mancanza di traspirazione provocava inumidendoci i posteriori in modo imbarazzante.

 

Come soluzione fu proposto di non dargli più da bere: sulla votazione fu posta la fiducia. La mozione fu respinta grazie al voto di un senatore a vita, ma lo scompiglio dello scrutinio segreto impaurì così tanto Omero che smise di spisciacchiare sui divani.

 

4

A tavola

 

Il pranzo e la cena sono ancora per noi i momenti in cui la famiglia si ritrova unita e Omero l’ha subito capito e ha voluto unirsi a noi.

 

La prima volta ha visto che non c’era un posto libero per sè intorno alla tavola ed

allora ci è salito sopra…per partecipare.

 

Gli fu spiegato (una scarica di legnate) che il suo posto era altrove ma evidentemente non sufficientemente altrove perché lui seguitava a girare intorno alla tavola allontanato brutalmente dai commensali con urla offensive per la sua mamma.

 

Avendo capito che la difesa della tavola era attenta ed efficiente Omero adottò una tecnica dissuasiva stando seduto con fare indifferente con lo sguardo rivolto altrove come quei cani di ceramica, in genere dalmata, che taluno metteva ai lati dell’ingresso del soggiorno, poi con uno slancio improvviso e un avvitamento laterale da squalo (“Lo Squalo” thriller, 1975 di Steven Spielberg, tratto dal best seller di Peter Benchley con Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Robert Shaw), che gli consentiva di arrivare con la bocca aperta di lato, e quindi funzionalmente predisposta alla presa, raso tovaglia, riusciva a raggiungere una preda posta anche nel centro della tavola.

Scarica di legnate.

 

Fu tentata la tecnica dello sviamento dell’attenzione: quando Omero si concentrava caricandosi per l’attacco e si presumeva che fosse imminente uno di noi faceva cadere una pila di pentole e teglie provocando un frastuono incredibile.

 

Effettivamente Omero si distoglieva dalla tavola e ci guardava raccogliere il pentolame ma con l’occasione del nostro impegno si slanciava sui cibi incustoditi raziandoli.

 

Con una scelta presa in isolata solitudine e poi contrastata ed infamata da tutta la famiglia (salvo Omero) per tenerlo tranquillo presi a rivogargli di nascosto (finchè ho potuto) dei bocconi tranquillizzanti: l’espediente ha funzionato fino a quando Omero ha cominciato ad abbaiare quando il ritmo dei bocconi era troppo lento. A tavola il caos era sovrano: “…ma babbo!!!”… “Bau  bau”… “..Raffa smettila!!!”…  “bau bau “ “...babbo alloraaa!!!” “bau bau”……..”....passatemi il vino….”

 

5

Le tecnologie

 

La sete di conoscenza del cucciolino non era solo di tipo teoretico/intellettuale  ma anche meccanico/sperimentale: pertanto se il nostro interesse per lui e la nostra supervisione sulle sue attività scientifiche si allentava ci perdevamo la tecnica e/o metodologia  con la quale riusciva con i dentini a togliere il cappuccio ad una penna biro e a succhiare l’inchiostro dal refil, oppure a smontare, allineando in ordine casuale le parti di una radio portatile.

 

Ma ben presto i progressi fatti nel mondo della meccanica lo spinsero a cementarsi in branche della scienza più astrattamente immateriali: l’elettricità fu la prima.

 

Scontento dell’accensione con pulsante al piede della lampada Arco (1962 prodotta da Flos disegnata da Achille e Piergiacomo Castiglioni), con i soliti dentini recise il filo elettrico prima a monte e poi a valle dell’interruttore e  solo per mancanza in casa di nastro isolante non riuscì a riconnettere i fili tra loro; il novello Thomas Edison (USA, Milan, Ohio, 17 feb 1847 - West Orange, New Jersey, 18 ott 1931) non sa che è ancora vivo perché casualmente e immotivatamente (o forse perché mi chiamo Profeti: nomina sunt consequentia rerum) qualche ore prima avevo staccato la spina dalla presa.

 

La seconda fu il mondo della comunicazione televisiva.

L’unica sera, da anni, in cui in prima serata TV e non alle 3,45 della mattina, veniva proiettato un film interessante, “Dove sognano le formiche verdi” (1984) di Werner Herzog, sulla condizione degli Aborigeni australiani, seguito, dello stesso regista, da “L’enigma di Kaspar Hauser” (1974), quest’ultimo in una splendida edizione restaurata, in lingua originale con sottotitoli in cecoslovacco, il televisore non produceva immagini ma righe, lampi e pernacchie.

 

Ispezionata dal davanti la TV sembrò non presentare problemi ma dal retro mostrò un orrendo groviglio di fili e di spinotti divelti, masticati e contorti: per rilassarsi dall’arrabbiatura decidemmo di vederci in DVD o  “Kagemusha” (1) (1980) di Akira Kurosawa con Tatsuya Nakadai e Tsutomu Yamazaki o “L'arpa birmana”(2) (1956) un film di Kon Ichikawa con Tatsuya Mihashi, Shoy Tasui e Yunosyke Ito nella sua migliore interpretazione.

 

L’infame aveva masticato anche gli spinotti del DVD: dovemmo fare sesso.

 

(1)       Nella metà del XVI secolo tre signori della guerra bramano la conquista della capitale imperiale Kyoto: Tokugawa Ieyasu, Oda Nobunaga e Takeda Shingen. Per coprire la morte del capo Takeda ed evitare l'attacco dei clan rivali alle sue terre, un ladro strappato alla condanna a morte ne assumerà l'identità, diventanto un Kagemusha, guerriero ombra del condottiero. Manovrato dai vassalli superiori e attorniato da fedeli servitori, i soli a conoscerne il segreto, dovrà ingannare prima i suoi uomini, poi i suoi famigliari più stretti e le sue concubine, identificandosi sempre di più con il defunto leader.

 

(2)       Nel luglio 1945, nella giungla della Birmania un gruppo di soldati giapponesi in ritirata tenta di raggiungere il confine con la Thailandia. Il giovane Mizushima, per tenere alto il morale dei commilitoni, si fabbrica un'arpa e canta motivi tradizionali della propria terra. Quando giunge la notizia della capitolazione del Giappone e della fine della guerra, Mizushima accetta la missione di far arrendere un gruppo di fanatici suoi compatrioti che, rifugiatisi in una caverna, hanno deciso di continuare a combattere. Il soldato viene trattato da vigliacco e da traditore quando tenta di spiegare al comandante che, scaduto il termine imposto dagli alleati, la caverna verrà bombardata. Allo scadere dell'ultimatum, molti muoiono sotto il fuoco dell'artiglieria. Mizushima rimane ferito, un prete buddista lo raccoglie e cura le sue ferite dandogli una lezione di umanità. Mizushima decide allora di non ricongiungersi con i commilitoni e di diventare bonzo, per dare onorevole sepoltura ai corpi dei compatrioti morti. Quando i commilitoni lo riconoscono e gli chiedono di tornare con loro, egli imbraccia l'arpa e intona il "canto dell'addio".

6

Le uscite del dopocena

 

Il dopocena era dedicato alla caccia al gatto randagio: verso le 21,00 Omero cominciava a raspare alla porta; era il segnale dell’inizio della caccia.

 

A quell’ora molte gattaie abbandonavano fidanzati, mariti e figli, amanti per portare ai randagi gli avanzi di cucina nel peggiore dei casi ed altrimenti raffinati cibi al salmone scozzese, al cervo selvatico, alla spigola di cattura: era il trionfo di Omero che accoppiava all’emozione della caccia al felino la gratificazione dell’assaggiare quei cibi inusuali abbandonati dai fuggitivi.

 

In quel periodo usavamo un guinzaglio allungabile di 10 metri e questo se da una parte consentiva ad Omero una grande libertà di movimento e un notevole raggio di azione dall’altra ci sottraeva il controllo immediato della situazione esponendo il cuccioletto sia elle ritorsioni dei gatti adulti che si coalizzavano assalendolo in gruppo cercando di renderlo permanentemente invalido, sia ai rischi alimentari che si corrono mangiando rifiuti.

 

In una strada laterale venivano gettati non solo dentro i cassonetti ma anche nelle loro vicinanze gli avanzi di una mensa di un pensionato per anziani e psicolabili consistenti in tegliate di gnocchi al ragù di fegatini di talpa, spaghetti alla pomarola scotti, lasagne semi carbonizzate e abbondanti resti di grigliate miste.

 

Dette grigliate attiravano la mia attenzione, oltre quella famelica di Omero, per le stranezze anatomiche che presentavano non essendo, alcuni di quei miseri resti, riconducibili ad alcuna parte conosciuta degli animali che tradizionalmente finiscono sui barbecue: per paura che Omero potesse mangiare qualche osso di pollo troppo acuminato osservavo soprattutto le ossa e una sera sono rabbrividito quando mi è sembrato di ravvisare tra i resti il femore di un paziente conosciuto: il giorno dopo l’ho rivisto, era vivo anche se zoppicava un po’ massaggiandosi una coscia.

 

Durante queste uscite Omerino riusciva a mangiare di tutto sia cose commestibili ma  a lui dannose sia  non commestibili ed inoltre schifose: pezzi di brioches alla cioccolata di avventori che non ce l’avevano fatta a finirli, residui di cornetti alla crema, i fazzolettini di carta, meglio se oleata, che li avevano contenuti, lische di pescatrice, ossi di pollo solo se appuntiti, fazzolettini da naso usati da persone con raffreddori mostruosi.

 

Un cacciatore mi aveva svelato una tecnica, secondo lui infallibile, per far abbandonare al cane quel che stringeva fra le fauci: si trattava di chiapparlo dal dietro per il muso, alzarglielo e soffiargli con forza nelle narici.

 

Una volta che Omero aveva scovato, con una deviazione fulminea dalla traiettoria impostata e quindi da me attesa, un osso mostruoso scheggiato e puntuto, ho attuato la manovra: saltagli alle spalle, afferralo per il collo tiragli su la testa, soffiagli forte nelle narici e lui si divincola e ti scivola via tra le gambe e ti ringhia sfuggendoti via; nella concitazione cerco di chiappargli la coda, sbaglio e gli stringo le palle: dalla bocca spalancata per la sorpresa l’osso vola via lontano e Omero si gira e mi guarda stupito. Questa si che è una tecnica efficace!

 

7

La salute

 

Dopo poco che Omero faceva parte della famiglia, strana coincidenza da indagare in profondità, mi cominciarono delle coliche feroci con mal di pancia e vomito (che schifo) che mi colpivano puntualmente il sabato sera (che sculo).

 

Omerino era molto sensibile all’inizio delle mie sofferenze che io, peraltro, dissimulavo più che potevo: abbandonava i suoi passatempo mi si avvicinava e con estrema delicatezza saliva sul divano venendosi poi ad acciambellare sulla mia pancia.

 

Il caldo tepore che sviluppava riusciva temporaneamente a lenire i dolori ed io potevo rilassarmi un poco sotto la supervisione attenta ed amorevole del suo dolce sguardo: purtroppo questa terapia non riuscì ad eliminare il calcolo che avevo nell’uretere e comunque anche i medici della Clinica Universitaria di Monna Tessa ci hanno messo più di un anno utilizzando le tecnologie più sofisticate (si fa per dire) e i consigli scientificamente più avanzati: ”beva molto e poi se ha il motorino percorra a tutta velocità le strade del centro piene di buche”: da Nobel per la medicina.

 

Ma anche la salute di Omero ha avuto delle défaillances: la prima paura ci venne per un presunto forasacco nel naso: il cuccioletto starnutiva in continuazione sfregandosi con le zampe e anche se la nostra attenzione di evitare le zone a rischio era stata massima si ricorse al veterinario per una diagnosi competente: “forasacco!!!... bisogna operare immediatamente…anestesia totale… dilatazione massima per passaggio dello specolo, della pinza, della microcamera, analisi delle vie respiratorie primarie, secondarie, osservazione per tre giorni”…,

“ma non sarà rinite allergica? Si è sempre evitato….”,

“non diciamo bischerate si deve operare”…,

” se è proprio necessario…si passa da casa e si viene subito”: Rinazina per cani e sintomi scomparsi.

 

Poi è stata la volta della tracheite a causa della quale Omero rantolava in modo preoccupante con attacchi che si ripetevano tutte le volte che si usciva: nuova visita veterinaria e nuova diagnosi: tracheite allergica, due chili di medicamenti al giorno, divieto di uscire e in casa finestre chiuse.

 

“Ma non sarà il collare che gli dà noia visto che tira come un ossesso?...”,

 “ Vi avevo già ammoniti di non dire bischerate, due chili di medicine e finestre chiuse!!!”.

 

Consulto di famiglia: “e se si provasse a mettergli la pettorina invece del collare?”. La pettorina di geans risolse ogni problema.

 

Però ci sono stati anche dei problemi reali e quello che ci angosciò di più fu un probabile avvelenamento da qualcosa che Omero aveva arraffato con un guizzo improvviso, dopo aver mimato totale indifferenza fino all’ultimo, accanto ad un cassonetto.

 

Poco dopo questo ingerimento sospetto, comunque, abbiamo dovuto lasciare Omero ai figli per assistere il matrimonio di Valentina, figlia di cari amici e nel pomeriggio, alla fine del pranzo, quando nei prati ombrosi gli invitati stravolti dalle libagioni ascoltavano performances  di intrattenitori vocalmente intonati e musicalmente dotati, slacciandosi le cinture per far liberamente debordare le pance, e commentando l’avvenenza di qualche procace pulzella, arriva la telefonata dei figli: Omero sta vomitando litri di mucillaggine trasparente ormai da un’ora e la quantità tende ad aumentare.

 

Si arriva angosciati per constatare che il quadro clinico era stato minimizzato per non farci preoccupare: si attiva il veterinario di famiglia  che emette una diagnosi impietosa: “avvelenamento” e una prima cauta prognosi: “son cazzi”.

 

Poi però la terapia fu efficace come quella che Annalisa della Guenda ci prescrisse, su ricettario dell’Area cani del Mezzetta, per un papilloma che deturpava il mento di Omero e che lui temeva che gli avrebbe diminuito il sexi appeal.

 

Il veterinario di famiglia aveva ipotizzato una asportazione chirurgica del papilloma con anestesia totale, intervento di plastica maxillo facciale per l’armonizzazione dei lineamenti canini deturpati, mutuo decennale per il pagamento degli interventi.

 

Annalisa della Guenda, grande esperta di cose omeopatiche, e non solo, ci prescrisse una terapia risultata miracolosa  che in termine di una settimana fece scomparire il deturpante papilloma.

 

Le doti terapeutiche, e non solo, di Annalisa della Guenda fecero impennare le richieste di interventi, e non solo, ed in seguito si è saputo che taluno dopo aver fatto curare da lei il proprio “canis lupus familiaris” si voleva far curare l’impotenza…. Sempre con metodi naturali ma senza l’omeopatia.

 

 

8

La crescita

 

Sicuramente la quasi totalità delle persone che hanno adottato un meticcio si sono sentiti dire da chi glielo affidava: “vedrà che questo gli rimane piccino, ho visto i genitori…gli è un cane di taglia piccina”

 

Anche Omero, dal veterinario del canile era stato registrato come beagle e considerato tutto poteva esserlo: al quarto mese i colori e la stazza erano come da standard.

 

Ma una volta portato a casa, addirittura la sera stessa, perso il timore di rimanere al canile, Omero si è lasciato andare e ha cominciato a crescere senza remore, in maniera disarmonica e velocemente: prima di tutto i piedi, che lasciavano presumere una crescita proporzionale anche di tutto il resto.

 

Anna, che aveva immaginato un canino da appartamento per la nostra casa, vedeva infrangersi questa aspettativa contro una stazza  di futura  “taglia media” .

 

Omero progressivamente prendeva sempre più spazio vitale in casa ed io notavo che tutte le volte che si addormentava, Anna, con fare materno si avvicinava ai suoi orecchi sussurrando dolcissime nenie rasserenanti.

 

Questa cosa  mi sembrò di grande dolcezza e mi aveva profondamente colpito; la invidiavo per questa sua capacità ninnante a me totalmente preclusa per la dote che possiedo di stonare anche nei canti più elementari.

 

Comunque ero curioso di sentire queste nenie che pensavo si rifacessero alla nostra cultura contadina (1) …”…fate la nanna coscine di pollo…” , “….questo bambino a chi lo do…” e una sera mi sono molto avvicinato e ho potuto udire che con tono mellifluo e subliminale Anna diceva nell’orecchio di Omero:   “non crescere piùùù….. non crescere piùùù….. non crescere piùùù….”.

Omero ora è una “taglia media forte”.

 

(1)


Fate la nanna, coscine di pollo,
la vostra mamma vi ha fatto un gonnello
e ve l’ha fatto con lo smerlo in fondo,
fate la nanna, coscine di pollo.
Fate la nanna, possiate dormire,
il letto è fatto di rose e di viole
e la coperta di lana sottile
fate la nanna, begli occhi di sole.
Fate la nanna, un bel sonno faremo,
un sonno lungo, e poi mi vo’ destare:
fate la nanna, un bel sonno faremo,
un sonno lungo e poi ci desteremo.
Ninna nanna, ninna, nanna,
il bambino è della mamma,
della mamma e di Gesù,
il bambino non piange più

Ninna nanna, ninna – oh!
Questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla Befana
che lo tiene una settimana.
Lo darò all’Uomo Nero
che lo tiene un mese intero.
Ninna nanna, ninna - oh!

Stella stellina
la notte s’avvicina
la fiamma traballa
la mucca è nella stalla
la mucca e il vitello
la pecora e l’agnello
la chioccia coi pulcini
la gatta coi gattini
la capra ha il suo capretto
la mamma ha il suo bimbetto.
Ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna.

Basta in cielo una stella
a far la sera più bella.
Basta un canto da nulla
a dondolare una culla

 

È stato il vento
a buttare giù la canna
bambino fa' la nanna
che il babbo vuol dormir.
E stato il vento
a buttare giù la canna
bambino fa' la nanna
che mamma vuol dormir.

 

Ninna nanna, sei e venti
il bambino mette i denti,
e ne mette una dozzina
fra stasera e domattina.
Ninna nanna, sette e venti,
il bambino si addormenti,
s’addormenta e fa un bel sonno
e si sveglia domani a giorno.
Ninna nanna, otto e dua,
il bambino ha tanta bua,
ha la bua e guarirà,
la Madonna l’aiuterà

 

Dormono il cane,

il topo,

il micino,

il pappagallo,

il canarino.

Dormono il ghiro,

la talpa, il castoro

e la bambina dorme con loro.

 

Fai la ninna fai la nanna

Questo bambino gl’è della mamma

Della mamma e della nonna

E della vergine Madonna

Della nonna e della zia

Della vergine Maria

Della zia e della nonna

E di babbo quando torna

Fa’ la ninna fa’ la nanna

Piccinino della mamma

fa’la nanna fa’ un bel sonno

poverino, n’hai bisogno

Hai bisogno di dormire

poverin' un lo sa dire

ninna oh! Ninna oh!

I' mi' bambin s’addormentò

 

Cavallino arrì arrò

Prendi la biada che ti do

Prendi i ferri che ti metto

Per andar'a San Francesco

San Francesco è sulla via

Per andar'alla badia

Alla badia c’è un bel frate

Che prepara le frittate

Me ne date un pochettino

Butta via questo bambino

Staccia buratta

Il bambin gliè della gatta

La gatta l'è andat'al colle

L'è tornata le tutta molle

La disse aprimi l'uscio

Non te lo posso aprire

C'è l’asino a morire

Il bue nella stalla

La mucca e la cavalla

E lascia andar


 

9

Le fughe

 

Harry Houdini (pseudonimo di Erik Weiss, Budapest 24 marzo 1874- Detroit 31 ottobre 1926) “il mago delle fughe da bauli ferrati, capace di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza, è stato il maestro di Omero .

 

Era ancora un cucciolo inesperto ma avventuroso quando, sfruttando l’indecisione all’ingresso di due cerimoniosi utenti dell’Aera Cani del Mezzetta…”prego passi prima Lei..”, “,,,ma che dice passi Lei…” …”…mi consenta l’onore di farLa passare…”, Omero è fuggito per primo.

All’urlo degli astanti “…è scappato Omero…” mi si sono seccate le pal…. le palpebre e nonostante il tremito che mi aveva rammollito le gambe e non solo, mi sono lanciato, si fa per dire, all’inseguimento incitato dagli astanti: “corri più veloce se no tu lo perdi”, “boia tu sembri Berruti (1) nei 200 metri all’Olimpiadi di Roma”.

(1) Livio Berruti, Torino19 maggio 1939,  studente di chimica, aveva solo 21 anni quando partecipò alle XVII Olimpiadi di Roma 1960 vincendo l’oro nei 200 m.. Nelle semifinali dei 200 m corse in 20,5 secondi, uguagliando il record del mondo della distanza.

 

Lo tenevo d’occhio mentre sfrecciava accanto alla casa degli Scout e speravo che rimanesse nel giardino invece gira a destra e punta dritto all’uscita, in un attimo esce, c’è la strada, c’è la rotonda (per niente sul mare), ci sono le macchine, ci sono gli autobus i camions: un flash-forward (1)  mi prospetta un futuro disastroso per il nostro Omerino.

 

 (1) (in italiano “prolessi” dal greco prólēpsis, derivato da prolambánō, «prendo prima»: è una figura retorica di tipo sintattico che consiste nell'anticipazione di una parte della proposizione o del periodo che nella costruzione normale andrebbe dopo, per mettere in evidenza un concetto o una parola. In ambito narrativo, consiste nell'evocazione più o meno ampia di un evento successivo al tempo della storia in cui ci si trova. È l'opposto dell'analessi o flashback.)

Arthur Bloch nella sua “Murphologia generale” aveva enunciato l’ineluttabile “Legge di Murphy”: “Se qualcosa può andar male lo farà”, tratteggiandone i molteplici aspetti nei suoi corollari tra i quali mi piace citare il 3.”Se c'e' una possibilita' che varie cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sara' la prima a farlo”. Il 4. “Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa puo' andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelera' un quinto.” Il 5. “Lasciate a se stesse, le cose tendono a andare di male in peggio.”  Il 10. “Madre Natura e' una puttana.”

Pertanto lo vedevo, di volta in volta, schiacciato sotto una panda, sotto una Mercedes, sotto un camion dell’acqua Fabia, sotto il Bus 20 “direzione Via Comparetti”, sotto il Bus 20 “direzione Largo Caruso”.

Però Omerino correndo come un pazzo, con un gran culo, aveva evitato tutte queste insidie ed allora mi sovvenne la Prima Legge di Scott: “Qualsiasi cosa vada male, avra' probabilmente l'aria di andare benissimo”, interpretata peraltro nella prospettiva della “ “Seconda Legge di Chisolm”, “Quando tutto va bene, qualcosa andra' male” e specificatamente alla luce del suo Corollario n.1 che recita “Quando non può andar peggio di così, lo farà”.

Però quella volta andò bene e Omero tornò a casa e si fermò ad aspettarmi: quando arrivai, praticamente uno Zombi, lui mi saltò addosso leccandomi la faccia: che fai allora lo picchi per educarlo?

La seconda fuga. C’era una volta…”Un Re”…diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di…(1)

(1) Dal “Pinocchio” di Carlo Collodi - all'anagrafe Carlo Lorenzini -Firenze24 novembre 1826 – Firenze26 ottobre 1890. Scrittore e giornalista italiano noto soprattutto come autore del romanzo per l'infanzia Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino.      

Il giardino condominiale ove porto Omero a giocare la mattina appena usciti di casa confina a Nord con via della Loggetta a Est con via del Guarlone a  Sud-Est con il parco di un ex allevatore di cani, a Ovest con (non si capisce bene perché c’è un conflitto di interessi tra i cartelli stradali) Via Vitelli o Viale della Chimera: questa ultima è una strada di grande scorrimento di automobilisti che con un benevolo eufemismo potrebbero essere definiti T. di C. che sfrecciano a velocità assurde.

Esso consta di un prato ben curato, una fontana con pesci vivi, alcuni alberi di alto fusto, alcuni alberi di medio fusto, una siepe che lo circonda fatta di cipresseti nani, una rete perimetrale.

La rete è fornita di grandi buchi che consentono ai gatti di entrare ed uscire dal giardino: seguendo uno di questi Omero e Balù erano sconfinati nel parco di Sud-Est obbligandomi, con Gino di Balù ad uno sforzo mostruoso consistente nell’accatastare davanti ai buchi pesanti legni di una recinzione dismessa  e macigni da Sisifo (1)

(1) Sisifo  fondatore e primo re di Corinto. Figlio di Eolo, mentre cercava di risolvere il problema dell'acqua, che a Corinto era molto scarsa, si ritrovò là dove Zeus amoreggiava con una bella ninfa, Egina, figlia del dio fluviale Asopo, che Zeus aveva rapito. Il dio Asopo si presentò allora a Sisifo nelle sembianze di un vecchio, e gli chiese notizie di sua figlia. Sisifo disse che l'aveva vista, ma non rivelò subito chi l'aveva rapita: chiese, in cambio dell'informazione, una fonte d'acqua per la sua città. Asopo promise e Sisifo rivelò che la ninfa era stata rapita da Zeus. Soddisfatto, Asopo fece dono al re della sorgente perenne detta Pirene.Quando Zeus seppe che Sisifo aveva parlato, chiese a suo fratello Ade di mandare Tanato per catturare Sisifo e rinchiuderlo nel Tartaro. Quando Tanato giunse a casa di Sisifo, questi lo fece ubriacare e lo legò con catene, imprigionandolo. Con Tanato incatenato, la morte scomparve dal mondo. Il dio Ares, quando si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno, e che quindi non avevano più senso, si mosse per prendere Sisifo e, liberato Tanato, lo condussero nel Tartaro. Sisifo, però, aveva imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo, per cui egli ebbe motivo per protestare con gli dei dell'empietà della moglie. Persefone, moglie di Ade, decise di farlo ritornare sulla Terra per tre giorni, il tempo di imporre alla moglie i riti funebri. Sisifo tornò nel mondo dei vivi, ma non obbligò la moglie a seppellirlo: così gli dei inviarono Hermes, che lo catturò e lo riportò negli Inferi. Come punizione per la sagacia dell'uomo che aveva osato sfidare gli dei, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto far rotolare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte, per cui Sisifo dovette per l'eternità ricominciare la sua scalata.)

Finita l’opera e alzato lo sguardo abbiamo visto Omero e Balù che ci guardavano dall’altra parte della rete: c’erano più buchi che rete.

E proprio da uno di questi buchi, inseguendo un gatto, Omero è fuggito dal giardino e si è messo a rincorrere il felino sul terrapieno della famigerata Via Vitelli o Viale della Chimera: con un’altra corsa da disperato sono riuscito a portami in vista della coppia proprio quando il gatto, cogliendo l’attimo favorevole, tra una colonna di tir e una di macchine ha attraversato l’arteria di scorrimento veloce; Omero ha esitato quel tanto che, con la forza della disperazione, mi ha consentito di raggiungerlo e nel momento in cui si lanciava all’inseguimento l’ho afferrato per il collare: fine dell’incubo.

La terza fuga: questa è la più tenera

Eravamo all’area per cani di Donoratico fino dalla mattina e nel pomeriggio di un giorno afoso dell’agosto 2006 Anna, un po’ stanca, decise di tornare a casa prima di noi: la nostra postazione distava circa un chilometro dal Seggio e la casa a due chilometri dalla foce del torrente.

 

Omero, disteso sulla sabbia, stanco per la caccia alle lucertole sulle dune, la guardò allontanarsi senza muoversi, poi il suo interesse cominciò a crescere proporzionalmente al rimpicciolirsi di Anna fino a sedersi seguendola con lo sguardo attento: quando, giunta alla foce del Seggio, deviò a sinistra scomparendo tra i bagnanti che rientravano Omero spiccò una corsa così veloce che in un minuto doppiò  il torrente e scomparve anche lui.

 

Panico. Mi lanciai in una corsa sulla spiaggia da far impallidire (per il ribrezzo) Peter Snell  che come noto si allenava correndo sulle dune delle spiagge della Nuova Zelanda.

 

 

 (Opunake, Nuova Zelanda, 17 dicembre 1938 atleta neozelandese. Ha corso gli 800 m, il miglio ed i 1500 m. Ha vinto tre medaglie d'oro olimpiche negli 800 a Roma 1960 e sia negli 800 che nei 1500 a Tokyo 1964 dove stabilì un nuovo record olimpico degli 800, con 1'45"1)

 

Correndo chiedevo ai bagnanti se avessero visto un cane passare ricevendo risposte salaci  visto che si era nell’area per cani e quando ormai pensavo di rapirne uno che rimpiazzasse Omero perso ormai chissà dove, lo vedo in lontananza abbracciato ad Anna slinguazzandola e piangendo di felicità per il ricongiungimento: roba da Libro Cuore (scritto da Edmondo de Amicis, Oneglia21 ottobre 1846 – Bordighera11 marzo 1908, nel 1886 e pubblicato nel 1888)

 

 

 

 

10

Al mare

 

La prima volta che Omero è stato portato sulla spiaggia di Donoratico non credeva ai suoi occhi: ci ha guardato stupefatto poi si è ruzzolato nella sabbia  emettendo guaiti di gioia interrompendosi per guardarci eccitato come a chiedere conferma che fosse tutto vero, poi ricominciava.

 

Quando tutti i buchi che possiede si erano riempiti di una quantità impressionante di sabbia e il suo mantello lo faceva rassomigliare a una di quelle opere che i bambini realizzano sul bagnasciuga e ormai questo nuovo elemento non aveva più segreti per lui, scoperse il mare: si avvicinò con estrema circospezione, con tutto il corpo proteso in avanti la testa abbassata gli orecchi aperti e quando un’ondina minuscola si andò a suicidare lambendo un suo polpastrello Omero effettuò un balzo all’indietro con avvitamento laterale e terrorizzato corse a farsi consolare da noi abbaiando contro quella terribile forza della natura.

 

Poi le cose sono cambiate e ci ricordiamo che una volta con il mare totalmente piatto in una giornata torrida è entrato in acqua per trenta secondi.

 

Ma il suo ambiente naturale sono le dune alle cui spalle c’è una magnifica boscaglia di ginepri: e proprio sulle dune Omero ha passato l’estate cacciando lucertole.

 

Ma non da solo: tendenzialmente se lasciato libero si inebria con gli odori e li segue ovunque la loro traccia lo porti, insensibile ai richiami, alle minacce, alle blandizie, scomparendo alla vista; pertanto, come ingombrante appendice, attaccato a una cima (corda per i non marinai) lunga 12 metri c’ero io che così ho passato le mie vacanze.

 

La caccia iniziava verso le dieci e proseguiva fino al tocco (all’una per i non fiorentini) e io avevo un compito specifico che eseguivo su indicazione di Omero: le lucertole si nascondevano, per catturare gli insetti, sotto tre tipologie diverse di piante: quelle non spinose senza fiori, quelle spinose senza fiori, quelle spinosissime con fiorellini.

 

Ovviamente le lucertole prevalentemente si appostavano sotto quelle spinosissime con fiorellini frequentati da ogni genere di insetti e Omero l’aveva subito capito, ma aveva subito verificato quanto fosse doloroso pungersi, pertanto c’era una sequenza nelle priorità: prima esame delle spinosissime poi di quelle spinose e se non si trovava nulla quelle non spinose; il mio compito consisteva nel muovere con il piede calzato da sandali inadeguati alla bisogna, le piante causando la fuga della lucertola e la conseguente caccia.

 

Alla fine della sessione di caccia i miei piedi avevano un evidente inizio di stimmate molto apprezzate da Omero che me le leccava non so se per lenirmi il dolore o per assaporare il mio Gruppo 0 RH+.

 

Il resto del tempo stavamo sulla spiaggia e Omero, da cucciolo e non solo, lo passava coinvolgendo gli altri cani in giochi che, abbiamo capito in seguito, avevano un doppio scopo: quello primario era effettivamente socializzare (meglio se con femmine procaci) e uno secondario che in seguito gli procurava un grande  godimento, fare una mappa del territorio in cui memorizzava l’esistenza di giochi per cani, borse su cui fare pippi, ma soprattutto le ciabatte dei bagnanti.

 

Finito il gioco con i cani disponibili, dopo un attimo di riflessione in cui faceva il punto consultando la mappa memorizzata precedentemente, si slanciava alla cattura delle ciabatte incustodite (e talvolta anche indossate) fuggendo poi velocemente inseguito, talvolta dai proprietari, ma sempre da me e da Anna nel tentativo di recuperarle.

 

Ci siamo confessati che tendenzialmente non ci importava nulla del recupero ma era il ruolo che ce lo imponeva: se non ti attivavi velocemente la disapprovazione degli astanti, anche se non verbale, era evidente in duri sguardi di condanna.

 

Poi, in fondo, era il modo più veloce per entrare in rapporto con le persone e scoprirne anche di estremamente piacevoli: ma tutto diventava più complicato quando all’ora canonica, da insospettabili borse accuratamente deodorate venivano fuori panini farciti in modo fantastico, fette di dolce, gelati; allora il fiuto di Omero diveniva infallibile: se era sottovento rispetto alle cibarie le individuava in un nanosecondo a qualsiasi distanza fossero, se sopravento in un secondo anche a distanza di un chilometro.

La rincorsa era velocissima e il furto dalle mani dell’affamato istantaneo; l’oggetto del desideri veniva divorato immantinente: in questi casi era difficile instaurare rapporti amichevoli.

Sembra che Camilleri (1) per  “Il ladro di merendine”, (Ed.:Sellerio "La Memoria") si sia ispirato a Omero.

(1) Camilleri nasce a Porto Empedocle (AG), la futura Vigàta dei suoi romanzi, nel 1925, figlio unico di Carmelina Fragapane e di Giuseppe Camilleri, ispettore delle compagnie portuali. Attualmente vive a Roma. Bibliografia: 1978, Il corso delle cose, Lalli;1980, Un filo di fumo, Garzanti; 1984, La strage dimenticata, Sellerio "Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura"; 1992, La stagione della caccia, Sellerio "Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura" ; 1993, La bolla di componenda, Sellerio "Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura" ; 1994, La forma dell'acqua, Sellerio "La Memoria" ; 1995, Il gioco della mosca, Sellerio "Il divano" ; 1995, Il birraio di Preston, Sellerio "La Memoria"; “Il castello") ; 1996, Il cane di terracotta, Sellerio "La Memoria" ; 1996, Il ladro di merendine, Sellerio "La Memoria" ; 1997, La voce del violino, Sellerio "La Memoria" ; 1998, La concessione del telefono, Sellerio "La Memoria") "Il castello") ; 1998, Un mese con Montalbano, Mondadori "Omnibus" ; 1999, La mossa del cavallo, Rizzoli "La Scala" ; 1999, Gli arancini di Montalbano, Mondadori "Scrittori italiani e stranieri" ; 2000, La gita a Tindari, Sellerio "La Memoria" ; 2000, La scomparsa di Patò, Mondadori "Scrittori italiani e stranieri" ; 2000, Biografia del figlio cambiato, Rizzoli "La Scala" ; 2000, Favole del tramonto, Edizioni dell'Altana "I quaderni" ; 2001, Racconti quotidiani, Libreria dell'Orso "Storia e letteratura" ; 2001, Gocce di Sicilia, Edizioni dell'Altana ; 2001, L'odore della notte, Sellerio "La Memoria" ; 2001, Il re di Girgenti, Sellerio "La Memoria" ; 2001, Le parole raccontate. Piccolo dizionario dei termini teatrali, Rizzoli "Piccola Biblioteca La Scala" ; 2002, La paura di Montalbano, Mondadori "Scrittori italiani e stranieri" ; 2002, Storie di Montalbano, Mondadori "I Meridiani" ; 2002, L'ombrello di Noè. Memorie e conversazioni sul teatro', Rizzoli "Piccola Biblioteca La Scala" ; 2002, La linea della palma. Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri, Rizzoli "BUR" ; 2002, Le inchieste del Commissario Collura, Libreria dell'Orso "Storia e letteratura" ; 2003, Il giro di boa, Sellerio "La Memoria" ; 2003, La presa di Macallè, Sellerio "La Memoria") ; 2003, Teatro, Arnaldo Lombardi "Gioielli discreti" ; 2004, Romanzi storici e civili, Mondadori "I Meridiani"; 2004, La prima indagine di Montalbano, Mondadori "Scrittori italiani e stranieri""Bestseller" ; 2004, La pazienza del ragno, Sellerio "La Memoria" ; 2005 , Privo di titolo, Sellerio "La Memoria" ; 2005 , La luna di carta, Sellerio "La Memoria" ; 2005 , Il medaglione, Mondadori "Piccola Biblioteca Oscar") ; 2006, La pensione Eva, Mondadori "Scrittori italiani e stranieri") ; 2006 , Il diavolo. Tentatore; Innamorato, Donzelli ; 2006 , La vampa d'agosto, Sellerio "La Memoria")0 ; 2006 , Vi racconto Montalbano, Interviste, Datanews) ; 2006 , Le ali della sfinge, Sellerio "La Memoria") ; 2007, Pagine scelte di Luigi Pirandello, Rizzoli "BUR") ;  2007, Il colore del sole,Mondadori "Scrittori italiani e stranieri") ; 2007, Le pecore e il pastore, Sellerio "La Memoria" (ISBN 8838922039) ; 2007 , Boccaccio - La novella di Antonello da Palermo, Guida) ; 2007, La pista di sabbia, Sellerio "La Memoria"

A Donoratico Omero aveva  fornitori fissi che lo rifocillavano quotidianamente: dal fornaio mentre Anna faceva acquisti Omero si sedeva su una panchina per i clienti fuori dal negozio e con lo sguardo più languido che poteva guardava la cassiera che resisteva per qualche minuto e poi chiamava: “Giacinto il wurstel al pollo per Omero”, dopo qualche minuto compariva Giacinto un omone di due metri che aveva l’aria di Golem (2) ma la bontà di un agnellino che rivogava un cartoccio di wurstel al nostro canino.

 

(2) Secondo la leggenda, il rabbino Judah Low Bezaleel, capo spirituale della comunità ebraica di Praga, dove più potente che mai era l'autorità dell'imperatore Rodolfo II tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, preoccupato dall’ostilità e segregazione che stava incombendo sulla propria comunità, prese la decisione di ricorrere ai misteri della Cabala per salvare il popolo del ghetto ebraico. Un'antica e misteriosa formula cabalistica da lui ritrovata era in grado di donare al vita alla materia inerte, capace di generare un essere mostruoso e terrificante da un semplice impasto di acqua e argilla e asservirlo in tutto e per tutto alla volontà del suo creatore. Una, però, era la condizione irrinunciabile che avrebbe donato la vita alla creatura: inserire nel suo petto o nella fronte una pergamena con la trascrizione di uno dei tanti misteriosi nomi di Dio che solo i maestri del nome, custodi gelosi dei segreti della Cabala, conoscevano. Low, donata la vita alla terribile creatura ottenne udienza dall'imperatore per "rimpossessarsi" della dignità sottratta alla sua gente. Rodolfo d'Asburgo, poco disposto a fare concessioni, informato delle conoscenze iniziatiche, cabalistiche e mitologico-teologiche del rabbino, chiese a Low una dimostrazione del suo misterioso sapere, riservandosi in un secondo momento di prendere una decisione in merito alle richieste. Mentre Low esponeva, improvvisamente, dal nulla, un riso sommesso iniziò a propagarsi per il castello, crescendo d'intensità e contagiando progressivamente tutta la corte, imperatore compreso.  Low furibondo dette un comando al mostro d'argilla che inziò a scatenarsi senza controllo, seminando panico e distruzione, rivelando al mondo gli oscuri poteri delle arti occulte della Cabala. Terrorizzato, Rodolfo supplicò  Low di perdonarlo per l'ingiuriosa irriverenza e, in cambio della vita, promise la revoca dei più pesanti provvedimenti antiebraici. La creatura obbedì ai comandi del suo creatore permettendo alla corte imperiale di salvarsi, ma qualcosa era profondamente mutato nel mostro. Presa coscienza di sè, di essere creatura vivente e non semplice robot alle volontà di un padrone, impedì al rabbino di estrarre dal suo petto la mistica pergamena con il nome di Dio impresso, consapevole che da quel pezzo di stoffa ormai sarebbe dipesa tutta la sua vita. Quasi impazzito e senza più controllo,  solo consapevole della sua esistenza, iniziò a vagare per i vicoli di Praga seminando il terrore ovunque e travolgendo ogni cosa a causa della sua mastodontica mole. Solo l'innocenza di un bambino, per nulla spaventato dalle fattezze dell'essere, riuscì dove le arti magiche e l'intelletto umano avevano fallito. Il mostro, imbattutosi in un fanciullo di pochi anni, lo prese in braccio, stupito e incuriosito per quella piccola creatura che non era fuggita terrorizzata al suo passaggio. Qualcosa successe nell'animo del Golem e, per un mistero ancora più nascosto e insondabile della sua stessa esistenza, lasciò che la piccola mano del bimbo sfilasse la pergamena dal suo petto. Della mostruosa creatura che aveva terrorizzato Praga non restava ormai altro che un amorfo ammasso d'argilla.

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Un’altra fornitrice era la Morena la proprietaria e chef del ristorante sotto casa: era pertanto giocoforza, quando si usciva e/o si rientrava, che Omero si distendesse a pelle d’orso all’ingresso del locale finchè dalla cucina la Morena si accorgeva di lui e gli portava fette di roast beef  o di vitella che, peraltro, dovevano essere tagliate fini, non vecchie e in piccoli bocconi offerti dalle sue mani: il suo cliente più esigente e raffinato.

 

La terza fornitrice era la Fiorella, proprietaria e cuoca dello stabilimento balneare Shangri-là al cui self service ci ristoravamo: ad Omero venivano serviti i migliori avanzi della cucina che spaziavano dagli spaghetti alle vongole alle lasagne, dai calamari ripieni alla frittura mista, dai totani in guazzetto al filetto di spigola, resti di catalana, senza dimenticare le verdure alla griglia e le zucchine trifolate.

 

Questa accoglienza eccitava talmente Omero che, quando si era in casa, bastava pronunciare il nome di Fiorella o Morena per vederlo mettersi la pettorina il guinzaglio e aspettarci davanti alla porta.

 

Tutte le performances di Omero nelle varie situazioni venivano seguite da chi casualmente si trovava presente ed essendo esse ripetute quotidianamente con spettatori molto spesso diversi la sua fama si era largamente diffusa tra i frequentatori di Donoratico, pertanto molto spesso persone a noi sconosciute in paese o in passeggiata lo riconoscevano: “Guarda c’è Omero!!! Omerooo dove vai? Chi sono questi due?

 

11

L’affettività

 

L’affettività di Omero è patologica: lui non crede di essere il miglior amico dell’uomo, lui crede di essere un uomo: più precisamente crede di essere nostro figlio e che Leonardo e Matteo siano i suoi fratelli ed essendo il terzo è il più viziato.

 

Dipenderà dal fatto che Leonardo lo chiama “il fratellino peloso” e che Matteo gli fa dispetti come al fratello minore, di fatto in una pericolosa osmosi lui si è umanizzato e noi ci siamo animalizzati in un caos affettivo in cui non si capisce più niente.

 

Ma negli affetti di Omero c’è una persona che occupa il primo posto: Valentina; è lei che lo prese con Matteo al canile del Termine, con la quale ha vissuto i primi giorni dopo l’abbandono, che lo faceva addormentare dondolando un cesto adibito a culla con un piede mentre lei studiava, tra le cui braccia ha riposato quando dopo il gioco si abbioccava improvvisamente: l’imprinting è suo.

 

Le sue dimostrazioni d’affetto talvolta sono imbarazzanti: lo lasci solo in casa sentendoti in colpa se è per un tempo un po’ lungo e quando torni invece di fare il sostenuto, come potrebbe, guaisce di gioia, mugola, ti passa e ripassa tra le gambe si slancia a leccarti la faccia, si scuote tutto, agita la coda come un forsennato e questo succede anche se dopo essere uscito rientri immediatamente perché ai dimenticato qualcosa: allora è grullo.

 

Anche la sua percezione della separazione è patologica: il giorno che pressato da Anna ho dovuto cambiare un faretto nel soggiorno salendo sullo scaleo Omero si era piazzato immobile là sotto controllandomi preoccupato ed ansioso e quando sono disceso mi ha fatto le feste come dopo una lunghissima assenza.

 

La sua complessità affettiva implica anche una grandissima attenzione ai nostri stati d’animo e questo gli consente di accorgersi se siamo stanchi e se qualcuno di noi non si sente bene, ma soprattutto non sopporta le arrabbiature: se capita che qualcuno di noi usi un tono di voce alterato Omero gli butta le zampe al collo e gli lecca i lobi degli orecchi fino a quando è di nuovo calmo: terapia familiare relazionale gratuita.

 

Un’altra cosa che non sopporta sono le separazioni: se usciamo insieme, io ed Anna con lui, non possiamo separarci in seguito: è per l’unità indissolubile della famiglia, a volte ricorda il peggior Cardinal Ruini; ogni tentativo avulsivo viene vanificato dalla sua pervicacia nel tirare chi lo tiene al guinzaglio verso l’atro: ci sono stati problemi podistici per chi è rimasto con lui quando l’altro se n’à andato in macchina…

 

Da una persona così sensibile ti aspetteresti un’accettazione serena del suo prossimo canino ed umano: invece oltre a non sopportare i maschi della sua specie per una ovvia competizione sessuale si innervosisce in modo imbarazzante in presenza di: neri africani o afro-americani, ex extracomunitari dell’est europeo ora europei, rom, sinti, lavavetri prima dell’ordinanza dell’Assessore Cioni, ambosessi in bicicletta, persone eccessivamente grasse, psicolabili, psicotici anche non gravi,  persone vestite male sia per la foggia degli abiti che per l’accostamento dei colori, aderenti al PD: lo fa impazzire la compresenza in un individuo di più di due di queste variabili.

 

Questo mix di sentimenti che albergano in Omero forniscono un bilancio consuntivo che può essere splendidamente e sinteticamente rappresentato da una valutazione finale che sgorga dal cuore di Anna quando io, alludendo a quella che mi sembra una notevole bellezza di Omero, con una domanda retorica esclamo: “…ma com’è !!!!” e lei senza esitare, di rimando: “Rompipalle !!!!”

 

12

Le buone intenzioni educative

 

Il problema è che mancano i nidi di infanzia per cani e se lo porti dall’addestratore privato il tuo cane le cose che ha imparato le fa solo con lui e oltretutto per fargli prendere un’abitudine gli esercizi li devi ripetere all’infinito tanto che ti viene il dubbio che sia il tuo cane che ti sta addestrando.

 

Il primo giorno di convivenza, riuniti in “assemblea costituente”, si enunciarono ferrei propositi garantisti per il nostro equilibrio mentale, per la salvaguardia del patrimonio immobiliare e mobiliare, per la tutela della nostra ecologia psichica,  dei ritmi di vita e per la nostra privacy notturna:  il canino nel frattempo scorrazzava distratto e noi ritenevamo che non capisse cosa si diceva, invece pensava:”… questi sono dei pivelli me li giostro come voglio, si vede che è il primo cane che hanno….”

 

La carta dei nostri diritti primari prevedeva che il cucciolo ancora  “innominato”:

“non salirà su poltrone e divani, dormirà nella sua cuccia, non verrà a letto in camera, lo lasceremo solo in casa quando vorremo per fare la nostra vita, mangerà dopo di noi, non prenderà cibo dalla tavola, passeremo per primi dalle porte, non dovrà abbaiare”.

 

Poi si passò ai diritti secondari ma ci si ruppe le palle e non se ne fece di niente.

 

La seconda seduta della “assemblea costituente” doveva individuare chi avrebbe avuto il ruolo di “capo branco” del canino: dopo le primarie non uscì nessun candidato in posizione di preminenza per cui fu deciso di effettuare una breve campagna elettorale che permettesse ai candidati di esporre il loro progetto educativo al “canis lupus familiaris”: il cuccioletto ci ascoltò per una mezz’oretta poi ci mandò a cacare. (1)

 

Fu deciso che il “capo branco” non poteva essere una carica elettiva ma a valenza istituzionale rotatoria: fu tirata a sorte la successione dei candidati nella carica, furono fissate le scadenze ed il contenuto dell’accordo fu notificato al canino che seraficamente ci rimandò a cacare.

 

Ora a distanza di quasi due anni ecco come è andata nella realtà: sale e scende a suo piacimento sulle  poltrone e divani, dorme nella sua cuccia solo quando

decide lui, a metà della notte si infila nel nostro letto, non riusciamo a  lasciarlo solo in casa nel dopocena perché abbaia come un forsennato proprio quando vorremo fare la nostra vita, mangia prima di noi, poi si piazza accanto alla tavola dove io di nascosto ma sotto gli occhi di tutti gli passo il meglio di quello che ho nel piatto, passa per primo dalle porte, e quando vuole qualcosa da noi abbaia come un ossesso, ha scelto un vicino come “capo branco”.

 

(1) Citazione da:  Fabrizio De Andrè  Le Nuvole (1990)  La Domenica Delle Salme



Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ‘’tua culpa’’
affollarono i parrucchieri

Nell’assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l’amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta
poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta


 

13

La scoperta dell’area cani

 

Su indicazione di Franco di Ercole e guidata da Laura della Kira, Anna scoprì la mitica Area cani di Via del Mezzetta” dove Omero fu svezzato e introdotto nella vita dalla Fanny della Sandra, dove trovò un amore giovanile e spensierato ma duraturo nella Guenda dell’Annalisa e la passione sfrenata del gioco erotico nella Maia della Stefania, per non parlare degli altri meravigliosi cani e dei loro splendidi padroni.

Perchè questa è un’altra storia.        

Della quale però mi piace raccontare un fatto eccezionale mai più verificatosi: nell’aprile del 2006 un violentissimo nubifragio si abbattè su Firenze: l’Area Cani era diventata un enorme lago che nel centro raggiungeva una notevole profondità, il vento sollevava onde paragonabili a quelle delle  quattro grandi mareggiate che colpirono la California nel 1962, 1965, 1968 e 1974, immortalate nel cult movie “Un mercoledì da leoni” (di John Milius, 1978 con Jan-Michael Vincent: Matt, William Katt: Jack, Gary Busey: Leroy, Patti D'Arbanville: Sally, Lee Purcell: Peggy Gordon, Sam Melville: Bear, Darrell Fetty: Waxer, Gerry Lopez: Se stesso, Robert Englund: Fly ).

I cani che avevano resistito sotto le raffiche di vento e pioggia, perché i loro partner umani si rifiutavano di riportare a casa degli esseri irriconoscibili imbevuti di fango e da diversi litri d’acqua sporca, erano Omero, la Maya, la Risca e la Fanny: le tre femmine, come nella loro natura, si erano adattate alla situazione cercando di trarne divertimento, mentre Omero, idrofobo per vocazione e non per scelta, cercava invano riparo tra le nostre gambe.

Poi in sequenza stretta prima la Maya e poi le altre compagne hanno cominciato a correre nell’acqua, sollevando schizzi e comunicando gioia e godimento: Omero ha pensato che se c’era da godere quello era il momento buono e si è buttato nella mischia.

Corse, schizzi, tuffi, planate, rincorse, salti, Omero che cercava di inchiappettare chi gli capitava a tiro, la Risca che correva a bocca aperta a fil d’acqua ingurgitandone litri, la Maya che, per la sua natura, cercava di salvare Omero da sicuro annegamento, la Fanny che approfittando del casino cercava di fuggire nuotando sott’acqua.

In quella situazione ognuno aveva cominciato a dare il peggio di sé e alla Risca si risvegliò il lupo che sonnecchiava in lei: agli astanti sembrò di essere, per incantesimo, proiettati in una puntata di Quark e infatti Piero Angela cominciò a commentare la caccia di una femmina di lupo, detta Risca, che doveva placare i suoi piccoli affamati: infatti lei aveva cessato di partecipare ai giochi e dai bordi del lago appiattita nella tundra allagata, allungata sull’acqua, a testa bassa e protesa in avanti, felpata nei movimenti, lenta nell’avvicinarsi ma pronta a scattare come una freccia, valutava qual’era la preda più facile da catturare: addio Omero!

Ma nel frattempo le nuvole si erano diradate e avevano assunto forme fantasiose, una sembrava un delfino, una un bisonte, una il Presidente del Consiglio dell’epoca, aveva cessato di piovere e i raggi del sole al tramonto, trafiggendo un azzurro improbabile, crearono un arcobaleno enorme che incorniciava l’Area del Mezzetta e i nostri cani, acquietati, sereni ed estatici si sedettero nell’acqua a guardarlo: fine della puntata di Quark.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia continua

 

 

 

 

L’intuizione

 

Nella “Murfologia applicata” l’incipit temporale dei malanni trova un ineluttabile definizione nella Legge di Johnson e Laird: “Le malattie, specie se gravi, tendono a cominciare di venerdi' sera”: e così fu.

 

Verso le ventitre di un gaudioso venerdì Omero si è materializzato silenziosamente davanti a noi e subito abbiamo intuito di essere stati proiettati nel dramma: si muoveva con l’agilità e l’allegria di quei cavallini di cartapesta scortecciata tirati su rotelle da un filo, il suo muso sfiorava il pavimento, gli occhi semichiusi ci guardavano tristi, la sua comunicazione si limitava ad un lamento angosciosamente flebile.

 

Alla domanda: “Omerino cos’hai?” si ostinava a non rispondere e questo ci sembrò un sintomo preoccupante che fece scattare  la telefonata rassicurante al nostro Veterinario di fiducia e la conseguente risposta automatica: “il Veterinario a quest’ora è occupato in alte cose, non so se mi spiego… riprovate domani”. Disastro.

 

Reperiamo i numeri telefonici di tutte le cliniche di pronto intervento notturno e spariamo una raffica di telefonate allarmate: dall’altra parte ti risponde un veterinario sfavato e assonnato ma forse esperto in emergenze e urgenze: nella“Murfologia”, sezione “Espertologia” la Definizione di Weinberg enuncia: “Un esperto e' una persona che evitando tutti i piccoli errori punta dritto alla catastrofe”.

 

Ed infatti  le diagnosi più probabili, con possibilità di interazione vicendevole e sommatoria degli eventi infausti furono in ordine di gravità: torsione dello stomaco fulminante, blocco renale nefasto, blocco intestinale fatale: che culo!!!

 

Ma gli esperti aggiungevano anche : “… e sono ipotesi…perché potrebbe essere di tutto…”: infatti nelle “Metaleggi” della Murfologia il Postulato di Persig ci avverte che
“Il numero di ipotesi razionali che possono spiegare un qualsiasi fenomeno e' infinito”; poi ci consigliavano di tenere sotto controllo i sintomi mentre loro avrebbero preparato la sala operatoria e di portargli subito Omerino: “….così s’apre e si vede i’ che si trova…”: noto metodo scientifico sperimentale con sorpresa.

 

Siamo proiettati in una “second life” veterinaria:  memorizzi l’evoluzione dei sintomi comuni alle tre affezioni e controlli quando si presentano: fase 1, il cane e' agitato, ansima, conati di vomito ogni 10-20 minuti. Fase 2, il cane geme, tenta di vomitare ogni 2-3 minuti, le gengive sono rosso scuro, frequenza cardiaca 80 - 100, l'addome è gonfio. Fase 3: le gengive sono di colore bianco/azzurro, il cane e' incapace di alzarsi in piedi, l'addome è molto indurito, frequenza cardiaca estremamente alta, 100 impulsi: la morte è imminente!!!

Ma Omero non ne ha nemmeno uno di questi sintomi…che sia qualche altra cosa?

 

Si rimanda lo sbuzzamento e si veglia tutta la notte Omero che sta così immobile da sembrare finto: testa protesa, occhi sbarrati, gambe larghe, coda dritta e indurita e non vuole che gli si sfiori la pancia e l’interno delle cosce, poi verso le sette della mattina ci si assopisce tutti: al risveglio Omero si avvicina scodinzolando con dolcezza, Anna gli accarezza la pancia e dal pisello gli vengono giù delle gocce biancastre…ci voleva anche questa…

 

Si telefona al veterinario di fiducia che questa volta c’è, gli si riassume tutta la vicenda: la calda voce professionale dall’altra parte ci dice rassicurante:”…aveva solo tanta voglia di trombare…è stato affetto da un ingorgo spermatico-ormonale…praticamente gli stava per scoppiare le palle…le soluzioni? O trova una canina disponibile altrimenti qualcuno ogni tanto gli deve fare un servizio…”…”si!!... una sega!!!”….”...davvero…”

 

 

 

Sesso interrazziale

 

La mattina Omero, che credendo di essere il mio personal trainer si è preso a cuore la mia forma fisica, mi porta al giardino condominiale per farmi socializzare con altri portatori sani di cani e farmi fare un po’ di moto consistente nell’andare a scovare tutte le pippi degli altri cani e marcare come suo il territorio, nel puntare con immobilità marmorea i merli che sul prato banchettano con i lombrichi e poi improvvisamente spiccare una corsa forsennata, con me attaccato al guinzaglio, per cercare di catturarli, nel cercare di mordere i polpacci dei bambini che gli passano a tiro in bicicletta.

 

Poi, un giorno, è comparsa lei: una gattina tigrata con una mascherina e una pettorina bianca neve e gli occhi a mandorla verde smeraldo, una coda tipo piumino sempre alzata per far vedere la passerina e un’andatura sinuosa e ancheggiante: un gran pezzo di gatta.

 

Omero è rimasto folgorato e ha preso a corteggiarla distendendosi a Sfinge davanti a lei  e agitando al coda tipo tergicristallo al massimo della velocità, dimenandosi a pancia all’aria, dandole delle culate di invito improvvise e annusandole e leccandole la passerotta: ci sta!!!

 

Sono arrovellato dal problema morale: è un’ amore contro natura che nasconde tendenze omosex di Omero? Cosa ne pensa Benedetto XVI di situazioni simili? E se la storia va avanti si dovrà fare un Pacs animalesco tra le famiglie? Ma forse si tratta di un caso etero di superamento delle barriere razziali, allora  è un problema culturale, allora Omero è un canino progressista, ma in questo caso la coppia sarà accettata dai cani ortodossi dell’Area cani del Mezzetta? Ma chi se ne frega, che la Natura o chi per Lei faccia il suo corso!

 

La gattina si stava arrapando e ha cominciato a strusciarsi col musetto ad Omero inarcando la schiena e drizzando la coda la cui cima faceva un richiamo ammiccante come dire: “voulez vous tromber?”.

 

Omerino le ha dato una leccatina sulla schiena e lei si è lasciata scivolare a terra protendendo la zampe verso il suo muso, lui si è morbidamente appoggiato sul ventre di lei in una animalesca “posizione del missionario”: un lampo grigio si è abbattuto sui due avvinghiati e una specie di ruggito li ha divisi.

 

Un gatto enorme con due occhi gialli da pazzo, la coda mozza, il pelo ispido tutto sconvolto dalla gelosia contendeva a Omero la gattina che flessuosa si è allontanata  sedendosi con sussiego a osservare i contendenti: in un attimo i due hanno formato una palla di pelo vorticosa di zampe, denti, code (anche quella mozzata) ruggiti, guaiti.

 

Io mi sono trovato in un ruolo come di arbitro e mi sono scoperto di scuola Moggiana (1): perché lasciare al felino una possibilità di vincere quando con poco sforzo si può favorire il proprio pupillo? Con voce stentorea e compulsando il terreno con un piede (2) ho gridato: “fine dell’incontro, vince Omero ai punti, la gattina se la tromba lui”.

 

I due, sorpresi, si sono bloccati osservandomi, poi si sono allontanati l’uno dall’altro di una diecina di metri guardandosi, ci credeste? in cagnesco: sembrava la scena finale di “Mezzogiorno di fuoco”(3); la gattina, delusa per il mancato spargimento di sangue, ma intenzionata a farsi uno dei due, morbida e fatale con lentezza studiata si è andata a sedere con precisione geometrica in mezzo ai contendenti: a lungo li ha osservati alternativamente poi ha scelto: si è alzata e si è diretta verso Omero: la Forza dell’Amore! (4)

(1) Neologismo derivante da Moggi Luciano: (Monticiano10 luglio 1937) è un ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano. Ha ricoperto dal 1994 al 14 maggio del 2006 la carica di direttore generale della Juventus.Durante la sua carriera di manager calcistico Luciano Moggi ha collezionato numerosi soprannomi: per il suo potere nel mondo calcistico veniva spesso accostato alla figura di Lucky Luciano , grazie ad un'opera semi-sconosciuta del giornalista e scrittore Marco Travaglio, mentre il meno famoso ma sicuramente più "onorifico" nomignolo era Paletta soprannome dovuto alla sua precedente attività di impiegato delle Ferrovie italiane. Anche suo figlio Alessandro è un manager sportivo che cura gli interessi di numerosi giocatori attraverso la società Gea World. Personaggio controverso e discusso del calcio italiano, era stato in precedenza collaboratore di Italo Allodi e dirigente di diversi club calcistici tra cui Torino, Napoli, A.S. Roma e S.S. Lazio e Juventus. Nel maggio 2006 il suo nome è stato collegato ad un'inchiesta giudiziaria per truffa in ambito sportivo, detta Calciopoli. Il 4 maggio 2006 il tribunale di Torino ha reso note alcune intercettazioni telefoniche in cui il dirigente consigliava al designatore arbitrale Pierluigi Pairetto i nomi di alcuni direttori di gara secondo lui più indicati a dirigere le partite più importanti della settimana, quelle cosiddette di "fascia A".È stato accusato d'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata. Questi i reati a lui contestati dalla magistratura romana nell'ambito dell'inchiesta GEA. Secondo i pm romani Palaia e Palamara, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea World ad esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si afferma che i tre avrebbero creato la Gea per "acquisire il maggior numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e, di riflesso, quella di svariate squadre del campionato di calcio". È importante precisare che il processo non si è ancora concluso, ma è a tutti evidente che sia stato uno dei pochi,se non l'unico personaggio a pagare.In data 11 maggio 2006, ha rassegnato, insieme agli altri membri del CdA, le proprie dimissioni da Direttore Generale della Juventus, decretando così la fine della cosiddetta "Triade" formata da lui stesso, Giraudo e Bettega. A luglio, la Corte Federale conferma la squalifica di Moggi per cinque anni, emettendo una sentenza assurda non tanto per il contenuto, ma per il semplice fatto che Luciano Moggi non essendo più tesserato non poteva essere giudicato dal Tribunale Federale, od almeno così solitamente avviene.Attualmente collabora con il quotidiano Libero e partecipa saltuariamente su Antenna 3 al programma sportivo del lunedì sera Lunedì di rigore, in qualità di opinionista      


(2). Orazio: Ode 137 per la morte di Cleopatra

Nunc est bibendum, nunc pede libero
pulsanda tellus
, nunc Saliaribus
ornare pulvinar deorum
tempus erat dapibus, sodales.
Antehac nefas depromere Caecubum
cellis avitis, dum Capitolio
regina dementis ruinas
funus et imperio parabat
contaminato cum grege turpium
morbo virorum, quidlibet inpotens
sperare fortunaque dulci
ebria. Sed minuit furorem
vix una sospes navis ab ignibus,
mentemque lymphatam Mareotico
redegit in veros timores
Caesar ab Italia volantem
remis adurgens, accipiter velut
mollis columbas aut leporem citus
venator in campis nivalis
Haemoniae, daret ut catenis
fatale monstrum, quae generosius
perire quaerens nec muliebriter
expavit ensem nec latentis
classe cita reparavit oras,
ausa et iacentem visere regiam
vultu sereno, fortis et asperas
tractare serpentes, ut atrum
corpore combiberet venenum,
deliberata morte ferocior:
saevis Liburnis scilicet invidens privata deduci superbo,
non humilis mulier triumpho.

 

Ora brindiamo! In libero tripudio, ora, il piede percuota il terreno! Ecco, è il momento, amici,
di guarnire, con vivande degne del collegio
di Marte, i cuscini con le effigi degli dèi.
Prima, estrarre da cantine avite il Cècubo,
sarebbe stato un sacrilegio, finché quella regina
tramava folli piani: diroccare
il Campidoglio, seppellire il nostro impero.
Cinta da un osceno gregge d'uomini infettati,
depravati, concepiva assurde, irrefrenabili
speranze, inebriata dal favore della buona sorte.
Ma scemò l'esaltazione quando
la sua nave, essa sola, dalle fiamme a stento si salvò;
e il suo delirio, che il vino mareotico acuiva,
si risolse in un realistico timore   
mentre Cesare inseguiva dall'Italia
la fuggiasca in volo con i remi (come un avvoltoio
incalza tenere colombe, o un veloce cacciatore
lepri in fuga attraverso le distese innevate
dell'Emonia), per mettere in catene   
quel mostro, quel flagello. Lei, però, decisa
a morire con decoro, non ebbe un femminile
terrore della spada; non cercò riparo,
con le vele al vento, in appartate insenature:
ma sostenne con coraggio, senza batter ciglio,   
la vista della reggia ridotta allo sfacelo, e il contatto
con le aspidi squamose, finché il corpo
s'impregnò di livido veleno, resa ancor piú fiera dalla scelta della morte;vietando in questo modo alle implacabili liburne   
d'umiliarla, di condurre al trionfo, spodestata,
una come lei: una donna nata per regnare.


 

 L’ode scritta per la morte di Cleopatra e Antonio avvenuta nel 30 a.C. si apre richiamando subito la figura del vino indispensabile per festeggiare l’impresa di Ottaviano. L’inizio “Nunc est bibendum” che sembra nascere come moto liberatorio, richiama in realtà l’esordio con cui il greco Alceo celebrava la morte del tiranno Marsilio. Nell’ode il convito è considerato luogo perfettamente adatto ai festeggiamenti come è scritto dal verso 2 a fine verso 4; “nunc Saliaribus ornare pulvinar deorum tempus erat dapibus, sodales” (“Ecco, è il momento, amici, di guarnire, con vivande degne del collegio di Marte, i cuscini con le effigi degli dèi”). I saii, custodi degli “ancilla” (scudi) che si dicevano essere caduti dal cielo, erano famosi per i loro sontuosi banchetti. L’ode procede poi presentando la figura della regina Cleopatra che stretta alleanza con Antonio preparava la rovina di Roma. Orazio nel descriverla ne accentua i tratti barbarici facendo riferimento specialmente al “furor” della sua mente, trasformandola così in un’eroina funesta simile a Didone.Tuttavia nelle ultime strofe il tripudio della parte iniziale cede il posto all’amministrazione per la fierezza regale con cui Cleopatra ha saputo affrontare la morte. La regina viene così di fatto affiancata alle grandi figure dei nemici sconfitti che compaiono nella letteratura latina.

(3) Mezzogiorno di Fuoco  film western  del1952 diretto da Fred Zinnemann. Il film fu scritto da John W. Cunningham e Carl Foreman, basato su un cortometraggio pulp The Tin Star. Fu diretto da Fred Zinnemann, una scelta controversa, perché i produttori non erano sicuri che un austriaco-ebreo avrebbe potuto dirigere il quintessenziale genere americano, il western. Lo stesso Zinnemann fu influenzato - nella realizzazione - da un libro di Karl May che aveva letto da bambino. Lo scrittore del soggetto- Carl Foreman - fu anche il produttore. Interpreti e personaggi Gary Cooper: Sceriffo Will Kane, Thomas Mitchell: Sindaco Jonas Henderson, Lloyd Bridges: Vice-sceriffo Harvey Pell, Katy Jurado: Helen Ramírez, Grace Kelly: Amy Fowler Kane, Otto Kruger: Giudice Percy Mettrick, Lon Chaney Jr.: Martin Howe Harry Morgan: Sam Fuller Ian MacDonald: Frank Miller Eve McVeagh: Milfred Fuller MorganFarley: Dr. Mahin, ministro Harry Shannon: Cooper Lee Van Cleef: Jack Colby Robert J. Wilke: Jim Pierce Sheb Wooley: Ben Miller C'è anche qualcosa di controverso nella scelta di Gary Cooper come attore protagonista. Nonostante avesse vinto un Oscar in Sergeant York, era considerato troppo anziano per il ruolo, ed era infatti trent'anni più vecchio di Grace Kelly, la moglie nel film.. Mezzogiorno di fuoco è un film generalmente lodato ma piuttosto controverso. È ambientato nella cittadina di Hadleyville, dopo la Guerra di Xecessione e si focalizza su Will Kane, uno sceriffo che si sente obbligato ad affrontare un manipolo di fuorilegge che giunge in città. Il personaggio di Cooper viene tradito e abbandonato da tutti i cittadini di Hadleyville. È spesso interpretato come un'allegoria del fallimento contemporaneo degli intellettuali di riuscire a debellare l'insorgenza della paura per il Comunismo. Comunque, il film è stato anche accettato dai conservatori che ammirano la sua enfasi sull'onore e il coraggio. Il film narra le gesta di uno sceriffo cittadino (Gary Cooper) che sposa una quacchera (Grace Kelly). Subito dopo il matrimonio lo sceriffo dà le dimissioni, mentre la cittadina attende il giorno dopo per l'arrivo del nuovo sceriffo. Ma Kane viene a sapere che a mezzogiorno arriva il treno dal quale scenderà Frank Miller (Ian MacDonald), un uomo arrestato cinque anni prima dallo sceriffo stesso e mandato al patibolo, ma che è stato rilasciato in libertà condizionata da un'amministrazione cittadina corrotta. Ad attenderlo alla stazione ci sono altri tre banditi che aiuteranno Miller nel portare a termine la promessa di morte da lui lanciata verso lo sceriffo. Kane cerca di formare una squadra di agenti giurati per affrontare Miller, ma, per un motivo o per un altro, tutti i cittadini preferiscono abbandonare Kane al suo destino e molti gli chiedono di lasciare la cittadina per evitare la sparatoria che darebbe a Hadleyville una cattiva reputazione.Nel film, Kelly è una giovane donna che vuole che suo marito lasci la città e ha un'avversione particolare contro la violenza di ogni genere. Ma è combattuta dal voler restare col suo amore quando combatterà i fuorilegge. Alla fine sarà la ex di Kane a convincerla a stare a fianco del marito. Sarà poi proprio Amy l'unica ad aiutare lo sceriffo e ad uccidere uno dei banditi.Alla fine Kane riesce ad uccidere tutti e quattro i fuorilegge e solo allora, sulle strade deserte, si riversano i cittadini. Senza una parola Kane getta nella polvere la sua stella di sceriffo.

(4)  La Forza Dell'amore Enzo Jannacci (1965)


E mi e ti nun sem in du
ti te sett una dona e mi soo pu'
e se ghe on quei d'alter insema a ti
alora voeur di che semm in tri. Ueeee...
A Porta Romana (ier sira pioveva)
a Porta Vittoria... (ier sira pioveva)
in piazza Napoli... (ier sira pioveva)
in piazza Susa... (ier sira pioveva)
in piazza Martini... (ier sira pioveva)
Gh'era el me zio (gh'era el me zio)
ch'el tampinava (ch'el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
era appena uscito (era appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
a vottant'ann (a vottant'ann). Ueeee...
La forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore.
T'ho cugnusu su sul tecc del Domm
in controluce te parevet on omm
un uomo incinto de quater mes
con la sottana de stoffa ingles. Ueeee...
A Porta Romana (ier sira pioveva)
a Porta Vittoria... (ier sira pioveva)
in piazza Napoli... (ier sira pioveva)
in piazza Susa... (ier sira pioveva)
in piazza Martini... (ier sira pioveva)
Gh'era el me zio (gh'era el me zio)
ch'el tampinava (ch'el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
era appena uscito (era appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
a vottant'ann (a vottant'ann). Ueeee...
La forza dell'amore
la forza dell'amore
La forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore.


Omero, la Suora e “Amici miei”

 

Uno degli itinerari naturalistici che Omero ama percorrere nel suo tempo libero è il letto del torrente Mensola incappucciato dal puzzle dalle chiome delle querce centenarie (1): questa escursione gli è consentita da un bizzarro sortilegio climatico che per una mutazione selettiva fa sì che detto torrente dal ponte che, in via del Guarlone, lo scavalca a monte sia completamente a secco mentre dal medesimo ponte verso valle risulta essere quasi in piena: magico Mensola!

 

Il fatto è sorprendente ma si spiega perchè un affluente del Mensola, che gli scorre quasi parallelamente, vi si getta, nascosto dalle frasche, immediatamente dopo il ponte alimentandone la portata: rimane comunque misteriosa la fonte di approvvigionamento di questo fosso senza nome che origina dalle stesse pendici del Mensola: essendo un affluente di destra può darsi che gli rubi l'acqua?

 

Per giungere al ponte ed immettersi nel Mensola si passava davanti ad un Istituto di Suore di Carità e Misericordia dell'Ordine di Sfratto di S. Domenico ed ineluttabilmente a ogni nostro passaggio, a una finestra che fino a qual momento sembrava vuota si materializzava il volto rugoso ma rubizzo ed un braccio nodoso e artritico di una anziana suora che con voce stentorea e profonda, alla Tina Pica (2), urlava considerazioni, avvertimenti e minacce attinenti alla fattispecie del momento: con quel carattere sarebbe stata meglio in clausura.

 

Se si passava la mattina: “la mattina presto si va a lavorare. Che ci viene a fare con questo cane i bisogni?”; nel pomeriggio: “i cani di pomeriggio si fanno riposare invece di portali fuori a sporcare”; dopo cena: “qui c'è gente che soffre e dopo cena vuol dormire e non sentire abbaiare i cani”; di domenica: “un buon cristiano la domenica va a Messa  e non porta fuori il cane”; domenica dopo cena: “dopo una settimana da peccatori ci si va a pentire e non si porta il cane a fare i bisogni”: che palle!

 

Ormai io mi ero assuefatto a queste aggressioni mentre Omero accumulando dosi giornaliere era arrivato a livelli di “over dose” pericolosi e allo spalancarsi della finestra reagiva spiccando una corsa forsennata che mi vedeva, come un improbabile Monsieur Hulot (3) allacciato al guinzaglio in una corsa dall'equilibrio instabile e precario rischioso per me che sono un “diversamente giovane”: che fare?

 

All’ennesimo rimbrotto suoresco una sera istintivamente sbottai: “ Ma, Sorella, tarapia tapioco prematurata alla supercazzola (4) o scherziamo? La carità cristiana come se fosse antani anche per lei soltanto in tre, oppure in uno, anche scribai con cofandina e le potrei dire anche per il rispetto della somma autorità che anche soltanto le due cose come Arci Vescovo, capisce?....Senza contare il perdono che la supercazzola prematurata ci assicura col tarapia tapioca e non le dico antani come trazione per due, anche se fosse, comunque la supercazzola spirituale ha lo scappellamento a sinistra…. Sorella!!!

 

Dalla finestra un assordante silenzio, poi, ritirato l’adunco braccio, con voce stizzita la suorina ruggì: “Tutte queste cose le sapevo anch’io, cosa crede, buona passeggiata”. Mai più risentita.

 (1)Il nome Mensola, di origine etrusco-romana (Mels, Melsola, Mensola), dà il nome sia al torrente, che nasce dal Monte Ceceri e si getta nell’Arno presso Varlungo, che all’abitato di Ponte a Mensola sorto alle pendici delle colline di Settignano, Maiano e Vincigliata. Questi luoghi, descritti cantati e resi celebri da Giovanni Boccaccio nel Decamerone, nel Ninfale Fiesolano e nell’Ameto furono, secondo la leggenda, testimoni degli amori tra la ninfa Mensola e il pastore Affrico. A fianco del ponte inizia via del Ponte a Mensola (sponda destra) che, costeggiando il torrente, conduce dopo un breve tratto di strada in salita, alla chiesa di S. Martino a Mensola di origine antichissima (V secolo), restaurata più volte e portata allo stile elegante del Rinascimento nel 1360. Avvicinandoci al Borgo di Corbignano, di epoca romana, possiamo imbatterci nella “Casa di Boccaccio”, una casa colonica, nella quale egli abitò nella sua infanzia e gioventù. Dagli etruschi ad oggi gran parte del bacino del torrente Mensola è stato colonizzato dall’uomo, tanto che in collina vi sono tracce di insediamenti etruschi, inoltre le tracce qui ritrovate della prima fondazione della Chiesa di San Martino a Mensola risalgono all’800 d.C. La sistemazione del terreno per svolgere le attività agricole ha origini che si perdono nel tempo; nella zona pedecollinare, ne sono la chiara testimonianza. le ville padronali ed i poderi di un antico insediamento del XIII sec.
 
La ninfa Mensola ed il pastore guerriero Affrico: Giovanni Boccaccio (Certaldo1313 – Certaldo21 dicembre 1375) ne racconta la storia nel “Ninfale Fiesolano” poemetto idillico-mitologico, in ottave pubblicato la prima volta nel 1477. La data di composizione non è certa, ma si può collocare, con approssimazione, tra il 1344 e il 1346. Spunto del poemetto è una favola etiologica, cioè destinata a spiegare miticamente il nome di due fiumicelli toscani, l'Africo e la Mensola ed è insieme la favola delle prime origini della civiltà in Toscana. Le colline di Fiesole erano abitate da ninfe dedite al culto di Diana e alla caccia. Il pastore Africo s'innamora di una di esse, di nome Mensola, ma egli cerca invano per parecchi giorni di arrivare fino a lei poiché le ninfe fuggono spaventate dal suo aspetto. Per distoglierlo da così pericoloso amore il padre del pastore, Girafone, racconta al figlio la storia di Mugnone trasformato in fiume per aver osato amare una ninfa di Diana. Ma Africo persiste, e incontrata Mensola la insegue senza peraltro riuscire a raggiungerla. Per suggerimento di Venere, impietosita dalle pene del giovane pastore, Africo si veste da ninfa e con questo stratagemma riesce a conseguire il suo intento: ma nelle settimane e nei mesi seguenti Africo cerca invano la sua ninfa senza ritrovarla. Mensola intanto dà alla luce un bambino e nel suo cuore sorge, insieme col sentimento materno, l'amore per Africo, il quale però, disperato per non aver più potuto ritrovare la sua Mensola, si uccide precipitando nel torrente che da lui prese il nome Africo. Mensola, intanto, maledetta da Diana, venuta a conoscenza del suo reato, si getta nel torrente che da lei prese il nome di Mensola. Ma il figlioletto, Proneo, allevato in casa di Girafone, diventa poi uno dei ministri favoriti di Atalante, fondatore di Fiesole, il quale pone fine alla disumana rinunzia all'amore imposta da Diana alle ninfe, le costringe all'amore e al matrimonio e sparge su tutta la regione i benefici di una nuova e più umana civiltà.

Il Ninfale è il frutto felice della pienezza giovanile del genio poetico del Boccaccio. Privo di fronde e di sovrastrutture (l'allegoria concettuale vi è implicita e appena accennata), esso verte tutto su una patetica storia d'amore, collocata in un tempo favoloso e remoto che rende poeticamente legittimo il vago color mitologico. Le varie fasi della passione vi sono cantate e analizzate con acutezza e finezza psicologica, nelle melodiose volute elegiache dell'ottava narrativa. In realtà la favola non è che il velo, poiché, pur fermo a un ideale di poesia dotta, il Boccaccio, nell'analisi della passione, approda poeticamente, e in un modo nuovo, alla realtà del sentimento e della natura. E l'esempio fu fecondo: al Ninfale Fiesolano infatti fanno capo, a loro modo, i vari poemetti idillico-mitologici e rusticali del Rinascimento italiano, i cui momenti poetici più alti sono la Nencia da Barberino del Magnifico e le Stanze del Poliziano.

 (2) Tina Pica (Napoli, 31 marzo 1884 – Napoli, 16 luglio 1968)

E’ stata un'attrice italiana di teatro e cinema. Dopo aver recitato per la compagnia di Eduardo De Filippo, esordisce al cinema nel film Il cappello a tre punte (1934) all'età di 50 anni. Dopo pellicole come Il voto (1950) e Ergastolo (1952) a 69 anni trova il suo personaggio adatto nel ruolo di Caramella in Pane, amore e fantasia (1953), a cui seguiranno Pane, amore e gelosia (1954), Pane, amore e... (1955), Pane, amore e Andalusia (1958) e l'ultimo Pane, amore e così sia (programmato ma mai girato). Anche altre prove sono memorabili, come quella in Buonanotte... avvocato (1955), Destinazione Piovarolo (1955) con Totò, Un eroe dei nostri tempi (1955), Era di venerdì 17 (1956), Ci sposeremo a Capri (1956), La nonna Sabella (1957), con Sylva Koscina e Renato Rascel, La nipote Sabella (1958), Lazzarella (1957), Il conte Max (1957), La zia d'America va a sciare (1958), La duchessa di Santa Lucia (1959), La Pica sul Pacifico (1959), Non perdiamo la testa (1959) e Ieri, oggi, domani (1963), sua ultima interpretazione all'età di 79 anni. Si spense ottantaquattrenne a casa di un nipote. A Roma le è stata intitolata una via e a Napoli un giardino.

 (3) Monsieur Hulot personaggio creato da Jacques Tati pseudonimo di Jacques Tatischeff (Le Pecq9 ottobre 1908 – Parigi5 novembre 1982) è stato un mimo attore, scneggiatore e regista francese di origine russa. Inizia nel mondo del music-hall come mimo imitatore di personaggi sportivi. Passa poi al mondo del cinema dal 1931 al 1936 e interpreta suoi personaggi in divertenti cortometraggi; tra questi si ricorda Soigne ton gauche con la regia di René Clément. Successivamente ritorna allo spettacolo di varietà, per ritornare al cinema dal 1946.Come Regista realizza La scuola dei portalettere (L'école des facteurs), cortometraggio (1946) Giorno di festa (Jour de fête) (1949) Le vacanze di Monsieur Hulot (Les vacances de Monsieur Hulot) (1953) Mio zio (Mon Oncle) (1958) Tempo di divertimento (Playtime) (1967) Monsieur Hulot nel caos del traffico (Trafic) (1971) Il circo di Tati (Parade), film per la TV (1974) Forza Bastia, cortometraggio (1978

(4) Il termine supercàzzola è un neologismo entrato nell'uso comune dal cinema che indica un nonsense, una frase priva di alcun senso logico, piena di parole inventate sul momento, spesso usata per imbrogliare la persona a cui la si "fa" (ovvero a cui ci si rivolge) e a far ridere quelli che si gustano la scena. Benché si tratti un nonsense, è evidente che è possibile identificare all'interno di questa parola alcuni elementi che appartengono realmente alla lingua italiana, e cioè il prefisso super-, il sostantivo cazzo e il suffisso -olo. L'origine del termine è il film Amici miei di Mario Monicelli , che racconta le vicende di un gruppo di amici burloni che si divertono a corbellare il prossimo. È Ugo Tognazzi, nei panni del conte Lello Mascetti, a "usare" la supercazzola, investendo la vittima della burla con una raffica di parole sensa senso, spesso condite con turpiloquio poco mascherato.

Mario Monicelli (Viareggio15 maggio 1915

Regista e sceneggiatore tra i principali interpreti della commedia all'italiana. L'esordio registico ufficiale avviene nel 1949 in coppia con Steno (Stefano Vanzina), con Totò cerca casa, primo di una serie di film che i due registi realizzano su misura per Totò, tra i quali spicca il celebre Guardie e ladri (1951).

Dal 1953 inizia a lavorare da solo, continuando la feconda attività di sceneggiatore, che lo porta a contatto con molti altri famosi cineasti dell'epoca.. Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra italiano, contribuendo ad uno dei periodi più floridi del cinema del nostro paese, entrando di diritto nella storia.I soliti ignoti del 1958 vanta un cast eccezionale, composto da Vittorio Gasman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, ed è considerato quasi unanimemente il primo vero film del florido filone della commedia all’italiana. L'anno successivo, Monicelli gira quello che molti considerano il suo capolavoro, il film che lo rende famoso oltre i confini italiani, La grande guerra, Leone d'Oro alla Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia del 1959 e sua prima nomination all'Oscar.

Il film, lontano dagli stereotipi classici della commedia, ha un tono tragicomico che tocca in maniera delicata un argomento molto difficile come la tragedia della Prima guerra mondiale. Le interpretazioni di Alberto Sordi e Vittrio Gasman danno all'opera un notevole valore aggiunto.La seconda nomination all'Oscar arriva nel 1963 con I compagni.

Nel dittico burlesco L'armata Brancaleone (1966) e Brancaleone alle crociate (1969), Monicelli inventa un "nuovo" e personalissimo Medioevo, comico e condito da una assolutamente inverosimile lingua maccheronica che ha fatto epoca. Tra gli altri film di rilievo vanno menzionati La ragazza con la pistola, terza nomination all'Oscar (1968), Romanzo popolare (1974) e Amici miei (1975) - che ebbe due seguiti, il primo dei quali realizzato da Monicelli stesso e il secondo da Nanni Loy - Un borghese piccolo piccolo (1977) e Il marchese del Grillo (1981), entrambi con grandi interpretazioni di Alberto Sordi.

Più recentemente vanno menzionati Speriamo che sia femmina (1986) e Parenti serpenti (1992). Oltre il cinema, è stato regista teatrale, televisivo e, occasionalmente, attore, oltre che un grande commediografo. Nella sua lunga carriera ha collaborato con tutti i più importanti attori italiani: Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Marcello Mastrianni, Vittorio Gasman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Alberto Sordi, ma anche Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Giancerlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Gian Maria Volontè e Leonardo Pieraccioni.

È da considerarsi probabilmente il regista che meglio di tutti ha interpretato lo stile e i contenuti del genere della Commedia all'italiana. Il sorriso amaro che accompagna sempre le vicende narrate, l'ironia con cui ama tratteggiare le storie di simpatici perdenti, ne caratterizzano da sempre la sua opera. Forse non è un caso che molti critici considerino il suo I soliti ignoti (1958) come il primo vero film della Commedia all'italiana, e nel contempo indichino in un altro suo film, Un borghese piccolo piccolo (1977), l'opera che chiude idealmente questo genere cinematografico.

Con l'avanzare dell'età la sua attività è gradualmente diminuita ma non si è mai fermata, grazie ad una forma fisica e mentale sempre buona. A dimostrazione di questo, a 91 anni (nel 2006), ha firmato la regia di un nuovo film, Le rose del deserto.

In occasione dell'uscita di questo film ha confidato, in un'intervista a Gigi Marzullo, di non aver alcuna paura della morte, ma di temere moltissimo il momento in cui smetterà di lavorare, perché si annoierebbe moltissimo.


 

 

 

 

Problem solving”

 

L’ etologo ungherese Vilmos Csànyi ha recentemente avanzato l’ ipotesi che i cani possiedono molte proprietà degli esseri umani: oltre all’ attaccamento e all’ obbedienza alle regole anche la capacità di individuare un problema, la preparazione di un piano di azione e lo scambio di informazioni: e a noi c’è venuto voglia di sperimentare la capacità di Omero di risolvere un problema.

 

Con Anna si mise a punto un progetto che poi sottoposi ad un amico esperto cinofilo facendogli la sintesi dell’ allenamento quotidiano di Omero per renderlo esperto diproblem solving” (1) : “…la mattina, con Omero, si seleziona il problema, si definisce e si decide le cose da sapere, si raccogliere i dati di riferimento e si fa l’elenco dei fattori critici; il pomeriggio si generano soluzioni alternative, se ne sceglie una che a Omero piace e si sviluppa un piano di attuazione; dopo cena Omero deve eseguire il piano, monitorare l'impatto durante l'implementazione ed eseguire la valutazione finale…Che ne dici?”…”…bello ma quant’è che tu fai questa vita?”…”Comincio domani…” (2)

 

Dopo un allenamento intensivo per la prima sperimentazione si scelse una fattispecie facile che si sostanziava in questo comando: “Omero vai in mansarda in camera di Matteo a vedere che non ci sia la porta-finestra aperta perché altrimenti entrano le mosche e che la teca dei boa sia chiusa”.

 

Omero ci guarda con attenzione scodinzolando e parte ratto su per le scale, si sente dare degli urti sordi contro un vetro, dei grandi colpi con le zampe contro la teca dei boa, poi Omero ricompare in cima alle scale sporgendosi dalla ringhiera con in bocca qualcosa che sta masticando, si ferma e con una zampa fa come un cenno di richiamo invece di comunicare a voce: Anna si avvicina per capire di più dello stato di agitazione di Omero che seguita a richiamare, dall’alto della scala, con la zampa con tale veemenza  da scivolare dal gradino volando di sotto nel vuoto.

 

Occhi di Omero in volo sbarrati dal terrore, piroetta in aria per recuperare un assetto da atterraggio non disastroso, precipita, “rallenty effect” nelle nostre menti : “…ca…pperi, se va bene si rompe i denti e gli si deturpa il sorriso, se va male si stronca una gamba e ci tocca a cambiargli il nome in Achab…”

 

Ma la femminea concretezza di Anna fa la cosa giusta agguantando l’ Icaro dell’”Area cani” al volo poco prima dell’impatto: gioia, allegria, festeggiamenti, Omero che si scuote la paura di dosso con una veemenza tale che la pelle gli si ammucchia tutta da una parte da sembrare uno  shar pei” (3).

 

Ci rilassiamo e si considerano i particolari della situazione: cos’ha in bocca Omero? All’ordine perentorio :”Omero sputa!!!!” dato che voce stentorea e grande decisione Omero non ha mai sputato nulla e così fece, per coerenza, anche quella volta, però continuava a masticare qualcosa; la tecnica di riserva “guarda che ti do! La vuoi una cosina buona?”, allude alla somministrazione di un numero imprecisato, a discrezione di Omero, di fragranti “Frollic” quale riscatto dell’oggetto sequestrato.

 

Viene messo in fila un numero crescente di “Frollic” finchè Omero lo considera congruo e sputa un numero notevole di “mosche” per la “pesca a mosca” (3) praticata da Matteo: un flash ci illumina la scena, Omero, come da ordine, prima aveva controllato a zampate la porta-finestra poi la teca dei boa trovandole chiuse e avendo visto che effettivamente c’erano delle “mosche “ sulla scrivania le aveva “catturate” e ce le aveva portate: ma com’è intelligente il nostro canino!

 

 (1)Problem solving è il termine inglese che indica l'insieme dei processi per analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche; è un'attività del pensiero che un organismo o un dispositivo di intelligenza artificiale mette in atto per raggiungere una condizione desiderata a partire da una condizione data. Fa parte di un più ampio processo costituito anche dal problem finding e problem shaping. Nel tempo si sono sviluppati diversi metodi per effettuare tali operazioni, coinvolgendo più aree della comunicazione. Storia Il concetto stesso di "problema" ha subito continue modificazioni e trasformazioni passando da strumento di valutazione per alcune specifiche discipline (i "problemi" di matematica o fisica, ad esempio) a metodologia di sviluppo per l'apprendimento integrato del sapere scientifico o per l'area tecnica delle scienze letterarie, storiche e filosofiche.L'approccio scientifico alla risoluzione dei problemi inizialmente era sviluppata secondo uno schema puramente intuitivo: percezione dell'esistenza di un problema, definizione del problema, analisi del problema e divisione in sottoproblemi, formulazione di ipotesi per la risoluzione del problema, verifica della validità delle ipotesi, valutazione delle soluzioni, applicazione della soluzione migliore Nel definire il problema si operava un'analisi empirica dei dati e si ricercava la riproducibilità del problema così che fosse possibile analizzarlo in maniera quasi scientifica. Le operazioni successive erano diretta conseguenza dell'analisi iniziale, caratterizzate da metodologie personali, disomogeneità delle soluzioni e capacità di riuscita inversamente proporzionali alla complessità del problema in esame.Per questi motivi nel tempo si sono sviluppate diverse tecniche ragionate e standardizzate per risolvere i problemi, di seguito le principali metodologie. Metodologie  Varie sono le tecniche e le modalità di problem solving, attualmente impiegate. FARE: Focalizzare: Creare un elenco di problemi, Selezionare il problema, Verificare e definire il problema, Descrizione scritta del problema. Analizzare: Decidere cosa è necessario sapere, Raccogliere i dati di riferimento, Determinare i fattori rilevanti, Valori di riferimento, Elenco dei fattori critici Risolvere: Generare soluzioni alternative, Selezionare una soluzione, Sviluppare un piano di attuazione, Scelta della soluzione del problema, Piano di attuazione, Eseguire: Impegnarsi al risultato aspettato, Eseguire il piano, Monitorare l'impatto durante l'implementazione, Impegno organizzativo, Completare il Piano,Valutazione finale Risolvi ed analizza Questa metodologia viene utilizzata in ambito informatico per circoscrivere i problemi e costruire delle metodologie specifiche per gli utenti che si basano sull'esperienza comune e sulla condivisione delle conoscenze.I principi fondamentali sono 3: 1. Cercare la responsabilità di una situazione problematica rallenta la soluzione dello stesso senza portare benefici evidenti 2. Se si trova una soluzione bisogna rendere disponibile una descrizione dettagliata del problema e del metodo per risolverlo 3. Se non si trova una soluzione è comunque importante dettagliare bene il problema e descrivere accuratamente i passi da seguire affinché il problema si ripresenti Le operazioni da seguire sono le seguenti: Relazionare gli effetti del problema. Relazionare la situazione hardware e software, Identificare tutte le modifiche effettuate prima dell'esistenza del problema, Ricercare le cause, Analizzare le cause, Porre rimedio se possibile, Verificare che il rimedio abbia risolto effettivamente il problema, Relazionare la soluzione oppure dichiarare l'impossibilità di trovare una soluzione adeguata.

(2) battuta finale di una barzelletta degli anni ’80 che aveva come argomento le funamboliche attività sessuali del narratore raccontate ad un amico

(3) La pesca con la mosca è definita così perché vengono utilizzate particolari esche artificiali costruite dal pescatore a imitazione di insetti che nascono, si sviluppano, si riproducono e muoiono nell'ambiente acquatico, ma anche insetti detti "terrestrial", come formiche, cavallette, vespe etc. Tali insetti costituiscono una parte importante nell'alimentazione delle varie specie di pesci che popolano la acque. Le 4 specie principali d'insetti, Efemerotteri, Tricotteri, Plecotteri e Chironomi, si suddividono in innumerevoli famiglie e ordini che hanno silhouette simili ma dimensioni colori e abitudini diverse. In ogni caso il ciclo vitale di ognuna di queste 4 specie di insetti, anche se con modalità diverse, si compie in parte a livello subacqueo ed in parte a livello aereo al di fuori dell'elemento liquido.Le mosche possono comunque imitare anche diverse tipologie di prede: uova, piccoli pesci, piccoli mammiferi. Queste esche vengono realizzate con vari materiali tra cui le piume d'uccelli, pelo di mammiferi o filati sintetici come il nylon sopra un amo ad occhiello fissate poi con della colla o dello smalto. La pesca a mosca è considerata da molti una forma d'arte che va oltre la semplice cattura di un pesce in quanto  viene praticata prevalentemente in torrenti di montagna che il pescatore deve risalire per non spaventare con la sua presenza le trote che nuotano in corrente rivolte a monte, ed è inoltre la misura di come il pescatore si sia inserito senza turbative nell’ambiente naturale perché l’uso di un insetto artificiale non presente in quell’abitat, qualsiasi rumore o modifica dello specchio d’acqua in cui vive la trota la spaventa rendendone impossibile la cattura. È consuetudine da parte dei pescatori a mosca pescare cercando di provocare il minor danno alla fauna ittica. A questo scopo si usano ami senza ardiglione, secondo il cosiddetto spirito no-kill: rilasciare sempre il pesce che si cattura, qualunque sia la taglia, se il suo prelievo reca un danno significativo all'ecosistema del corso d'acqua.

 Una delle “Moschecatturate da Omero

(3) Lo Shar Pei è una razza nata in Cina, dove, molto lentamente, si è evoluto fino ad arrivare all'aspetto odierno. La razza è molto antica e la sua storia ha inizio almeno il 2000 a.C. con i molossidi giunti in Cina dagli altopiani del Tibet. Le testimonianze vere e proprie dello Shar Pei le troviamo nei dipinti della dinastia Han, dal 206 a.C. al 220. È ormai noto che esiste da secoli nelle province cinesi che si affacciano sul Mar Cinese meridionale, soprattutto nella città di Dah Let, situata nella provincia di Kwuan Tung. Questa razza, secondo gli studiosi, si sarebbe evoluta nella zona meridionale della Cina dove veniva impiegata dai contadini per la guardia e, solo successivamente, per le lotte tra cani. A Hong Kong venne poi cominciato un processo di selezione che salvò la razza dall'estinzione. All’inizio la Federazione Internazionale dubitava della stabilità dei caratteri della razza, perciò si dimostrò titubante nel riconoscere questo cane, ma in seguito ebbe ufficialmente l’ammissione nel registro delle razze riconosciute, anche a causa dell’insistenza dei cinofili americani che l’avevano scoperta. Attualmente è allevato in tutta Europa; ben allevato anche in Italia.

Descrizione . La fronte e le guance sono coperte da una profusione di rughe fini, che si prolungano verso il basso a formare una pesante giogaia. La coda più apprezzata è quella attaccata alta e portata di lato, strettamente arrotolata. Sono consentiti tre portamenti. I colori ammessi sono nero, focato, bruno scuro, fulvo, rosso, beige e panna, spesso sfumati. La parte inferiore della coda e il dietro delle cosce sono più chiari, ma senza tracce bianche e mai maculati. Il pelo è cortissimo e irsuto; al tatto, la sua durezza non è comune. Gli occhi sono scuri, piccoli, a mandorla, profondamente infossati nelle orbite. I cani beige e color panna hanno a volte gli occhi chiari. L’occhio infossato e le rughe che coprono la fronte accentuano l’espressione austera del cane. Le orecchie sono piccole, abbastanza spesse, a forma di triangolo equilatero, con punta leggermente arrotondata. Sono attaccate molto alte. Il cranio è piatto e largo, piuttosto grande in confronto al corpo; stop poco accentuato

    Lo Shar Pei è quello di destra