Opinioni, domande ed interventi
"CON GLI OCCHI RIVOLTI AL CIELO ":
la cittá sommersa di Atlit-Yam,
l'enigma dei megaliti europei
e la nascita delle religioni celesti.

      I megaliti preistorici che sorgono in tutta l'Europa Occidentale, tra il Portogallo e il Mare del Nord, hanno sempre destato la curiosità e gli interrogativi di tutti coloro che li hanno studiati. Negli ultimi decenni tuttavia l'archeologia con le sue ultime scoperte ha ancora di più infittito il mistero trovando megaliti analoghi a quelli Europei anche nel sud dell'Egitto, in pieno Sahara, e sui fondali antistanti la costa israeliana, nella città sommersa di Atlit-Yam. Tuttavia proprio quanto scoperto fra le rovine di quest'ultima potrebbe forse fare un pò più di luce sull'origine e la funzione dei megaliti.
     
     
Stonehenge

     
      Se il monumento megalitico più famoso, ossia Stonehenge nell'Inghilterra meridionale, conserva ancora oggi molti misteri relativi ad esempio, alla sua architettura originaria, ai metodi della sua edificazione ed alle sue reali finalità, molti altri di quei monumenti di pietra dislocati dalla Penisola Iberica fino agli arcipelaghi sopra la Scozia lasciano ancora senza precise risposte gli archeologi e gli studiosi dell'Europa preistorica.
      Sia le innumerevoli pietre verticali, o menhir, sia i circoli di pietre, o “cromlech”, ci suggeriscono che essi siano il prodotto di una cultura (o popolo ?) unica, socialmente e gerarchicamente ben organizzata sotto un'autorità religiosa capace di dirigere la costruzione di queste opere monumentali anche complesse ed imponenti, la cui materia prima, i massi di granito pesanti anche diverse decine di tonnellate, spesso dovevano essere estratti con attrezzi rudimentali e trasportati anche a diversi chilometri di distanza dalle cave.
     Le conoscenze astronomiche di questi capi religiosi dovevano poi essere senz'altro di tutto rispetto per quei tempi, dal momento che – com'è noto – molti monumenti presentano precisi allineamenti con i solstizi e le fasi lunari come certamente a Stonehenge, ma anche ad esempio nei circoli di pietre delle Isole Ebridi (Callanish, Isola di Lewis), in Scozia, in Bretagna, in Galizia, e via dicendo. Ma a quale fine ?
     
     L'opinione prevalente degli studiosi è orientata ad assegnare a parecchi di tali monumenti, soprattutto ai circoli di pietre – o cromlech – come Stonehenge, la funzione di calendari ad uso delle varie stagioni agricole: punti di riferimento fissate per sempre nella pietra allo scopo di tramandare alle generazioni future il tempo migliore per l'inizio della semina, quello del raccolto, e forse di altre consuetudini di vitale importanza per la sopravvivenza di quelle società arcaiche al limite della sussistenza che per di più non conoscevano ancora la scrittura.
      Ma una conclusione come questa non esaurisce di certo tutti i dubbi e gli interrogativi che pongono questi monumenti. Ad esempio fino a qualche tempo fa si credeva che la cultura megalitica fosse originaria delle zone orientali per poi giungere fino all'Europa Occidentale al seguito di popolazioni in possesso di tecniche agricole (o anche per progressivo apprendimento). Ma indagini più accurate anche tramite analisi al radiocarbonio hanno permesso di stabilire che la verità è esattamente l'opposto: i siti europei più vecchi sono quelli che si trovano nella regione francese della Bretagna e nella Galizia spagnola, che da ovest si sono poi diffusi verso est, fin nell'interno del continente europeo. I megaliti più antichi sembrano essere dunque quelli più vicini alle coste atlantiche e risalirebbero perlomeno al VI millennio a. C. Tuttavia non è esclusa la possibilità che l'origine dalla cultura megalitica stessa sia anche più antica e proveniente anche da zona geografiche differenti.
      Questo anche perchè fino ad oggi i megaliti più vecchi in assoluto non si trovano nè nell'Europa Occidentale nè sulla terraferma, bensì nella città sommersa di Atlit-Yam in Israele.
     
      Atlit-Yam Atlit-Yam Abbiamo già incontrato questa città nell'articolo relativo al devastante tsunami scatenato dall'Etna intorno al 6000 a. C. (cfr. “L'ira del dio del mare: lo tsunami provocato dall'Etna 8000 anni fa e la città sommersa di Atlit-Yam” in questo stesso sito).
      I subacquei israeliani che coordinati da Ehud Galili si sono immersi fin dagli anni 80 nel mare ai piedi del Monte Carmelo (Nord-Israele) hanno potuto osservare le rovine di un insediamento neolitico con un tipo di economia mista: caccia, agricoltura rudimentale, e soprattutto pesca.
      Proprio analizzando la gran quantità di pesce ancora immagazzinata gli archeologi sono giunti alla conclusione che l'abitato fu abbandonato improvvisamente, con molta probabilità proprio a causa dell'inaspettata invasione delle onde generate dal crollo dell'Etna, prima che in tempi successivi il livello del mare crescendo a causa del disgelo glaciale sommergesse l'insediamento ormai disabitato.
     
      Tra i resti di case, mura, edifici circolari ed aree pavimentate (probabilmente strade o piazze), i subacquei hanno scoperto altri due tipi di rovine, che rivestono grande importanza non solo per la loro assoluta antichità ma anche perchè gettano una luce significativa per le vicende di questa città ora sommersa. Il primo è un pozzo per l'acqua, l'esemplare più vecchio al mondo fino ad ora trovato.
      Fino ad un certo punto della storia di Atlit-Yam esso fornì acqua dolce agli abitanti, agli animali e forse anche agli orti della comunità. Finchè in un momento imprecisato la sua funzione non si esaurì e come hanno scoperto gli archeologi subacquei analizzandone il contenuto, esso finì per essere adoperato come discarica di rifiuti. Secondo il parere degli studiosi l'avanzata del mare inquinò di acqua salmastra le falde acquifere che alimentavano il pozzo stesso, rendendolo quindi inservibile.
      Dove trovarono quindi gli abitanti l'acqua dolce per i loro usi ? I ricercatori israeliani sono convinti che all'interno dell'insediamento scorresse una sorgente proveniente probabilmente dal sovrastante Monte Carmelo. Sono state rinvenute infatti le rovine di sette monoliti verticali, veri e propri menhir, disposti a forma di semicerchio aperto a nord-ovest. La loro base risulta modellata e colorata dall'azione dell'acqua corrente, cioè quella di un vero e proprio ruscello al tempo in cui Atlit-Yam era sulla terra asciutta.
      Vicino a queste, altre lastre piatte poste orizzontalmente, insieme alla presenza di altri monoliti ovali che riportano grafiti dalla forma vagamente umana, hanno suggerito agli archeologi che tutto l'insieme fosse adibito a centro cerimoniale. Gli abitanti a quanto pare elevarono la sorgente a zona religiosa e rituale come per proteggerla magicamente dalla minacciosa avanzata del mare. Proprio questa stretta correlazione tra i megaliti e l'acqua – quella minacciosa del mare e quella vitale del ruscello - può costituire la chiave per fare maggior luce sui misteri dei megaliti europei.
     
      Nella regione francese della Bretagna, l'isolotto di Er Lannic, nel golfo di Morbihan, contiene i resti di due cerchi di pietre uno dei quali completamente sommerso dall'acqua, l'altro invece solo per metà in superficie.
      Il luogo era infatti, almeno 5000 anni fa, la cima di una collinetta, ed in seguito, dopo la costruzione dei due complessi megalitici, venne invasa dal sollevamento del mare. Certamente non si dovè trattare di un caso isolato. Recenti osservazioni satellitari suggerirebbero addirittura che sul fondo dei mari settentrionali giacerebbero i resti di altre costruzioni megalitiche più antiche, edificate prima o durante la fine dell'ultima glaciazione, prima cioè che le acque sommergessero le terre su cui sorgevano.
     
      Fino all'VIII - VII millennio a. C. la geografia europea presentava un aspetto molto diverso. Le coste erano più estese, l'Irlanda era congiunta all'Inghilterra e quest'ultima al continente. Se nel lungo periodo in cui si sciolsero i ghiacci, dal 9000 al 6000 a. C., molte terre del Nord-Europa vennero liberate dalla coltre ghiacciata e si aprirono alla colonizzazione dei gruppi di cacciatori nomadi, molte altre terre in prossimità del mare finirono progressivamente sott'acqua, minacciando quegli insediamenti umani che lungo le coste vivevano soprattutto di pesca, che a quei tempi era ancora l'attività di sostentamento più comoda e redditizia.
      I gruppi nomadi di cacciatori delle regioni interne dovevano certamente condurre un vita dura e precaria: perennemente in movimento al seguito delle mandrie di bovini selvatici, in un territorio dal clima ancora così gelido che rendeva difficile l'agricoltura e sempre sotto la minaccia di animali pericolosi, come la tigre dai denti a sciabola, i lupi, e gli orsi giganti.
      I gruppi umani costieri potevano invece permettersi più facilmente di risiedere in insediamenti stabili e di una certa grandezza, fino a raggiungere le dimensioni di vere e proprie cittadine, proprio come Atlit-Yam nel Mediterraneo, grazie soprattutto alla generosa pescosità del mare che, fornendo per di più ricercate conchiglie e il prezioso sale, consentiva anche di effettuare scambi redditizi con i gruppi di cacciatori dell'interno o con gli altri insediamenti abitati lungo le coste vicine.
     
      Si può ben comprendere dunque come quei “pescatori-cittadini” fossero molto restii ad abbandonare la loro comoda fonte di sostentamento, l'azzurra, anche se minacciosa, distesa marina, per ritirarsi nelle zone interne e rassegnarsi ad una precaria e dura vita di cacciatori.
      Ma nonostante ciò l'avanzata del mare finì per costringere giocoforza molti gruppi di pescatori a spostarsi lungo le attuali coste occidentali d'Europa, verso sud, nella penisola iberica, e verso settentrione, nelle odierne zone francesi e britanniche. Fu allora in quella situazione di continua emergenza che gli sciamani, o forse qualcuno dalla mente più acuta, dovette accorgersi di qualcosa che costituisce sostanzialmente la nostra ipotesi come soluzione al mistero dei megaliti.
     Anche nei periodi di calma il mare non avanzava inflessibilmente ed in maniera costante: ora saliva ed ora si ritirava, anche se quando tornava indietro rifluiva sempre un po' di meno, finendo dunque nel lungo periodo con l'avanzare.
      L'uomo pescatore del neolitico aveva già certamente imparato a convivere con il fenomeno delle maree che lungo le coste atlantiche e nord-europee sono molto più pronunciate e appariscenti, come sanno bene i turisti che visitano ad esempio la celebre Isola di Mont St. Michel, tra la Bretagna e la Normandia. Gli insediamenti abitati preistorici dovevano quindi sicuramente sorgere ad una certa distanza di sicurezza dalla linea costiera, finchè lo scioglimento dei ghiacci non costrinse quei poveri gruppi di pescatori a frequenti spostamenti del loro centro abitato a causa del nuovo fenomeno dell'avanzata dell'alta marea.
      Gli sciamani interrogati dai loro concittadini furono costretti a riflettere ed alzando gli occhi al cielo dovettero accorgersi della connessione esistente tra le fasi delle maree e quelle lunari, e dei differenti livelli di alta marea in funzione della diversa stagione dell'anno: più pronunciata in inverno, dal solstizio invernale in poi, a causa, com'è noto, della maggiore vicinanza dell'orbita terrestre rispetto al sole e dunque della più marcata attrazione gravitazionale. Ma 9000 anni prima di Galileo e Newton l'uomo del neolitico non poteva conoscere i principi della meccanica celeste nè il concetto di gravitazione universale. La relazione mentale che instaurò tra gli astri e le maree fu dunque di tipo magico-religiosa e secondo questa stessa logica fu anche la soluzione che gli sciamani dovettero suggerire: costruire complessi monumenti di pietra che avessero al contempo molteplici funzioni: quella di calcolare o segnalare la stagione e la fase lunare di maggiore (o minore) altezza della marea, quella di misurare stagionalmente il livello di avanzamento dell'acqua, e sicuramente anche quella di impetrare magicamente il favore del cielo con cerimonie e sacrifici (forse anche umani) al fine di scongiurare l'avanzata del mare.
     
      Dunque probabilmente non furono motivazioni agricole a indurre la costruzione di questi veri e propri calendari di pietra, ma la necessità di prevedere i tempi con cui il mare invadeva mese dopo mese e anno dopo anno, terre e abitati costieri, e con questa logica dunque possono essere spiegati gli allineamenti archeoastronomici dei circoli di pietra sia con le fasi lunari di novilunio e plenilunio, sia dei solstizi, i periodi cioè nei quali “l'influsso” degli astri sul mare è più forte (o anche minore, come nella bella stagione, periodo quindi più rassicurante per i pescatori neolitici).
      Parecchi complessi megalitici finirono per essere sommersi a mano a mano che le onde avanzavano divorando la terra, poi allorchè intorno al VI millennio a. C. il livello del mare si stabilizzò e le coste europee assunsero la geografia attuale, i discendenti di quegli uomini in fuga dai litorali, tirarono un sospiro di sollievo e dovettero certamente pensare che le divinità solari e lunari avessero finalmente gradito le invocazioni, le cerimonie e la stessa architettura megalitica, per quanto grezza, tramandate dai propri avi.
      Per scongiurare ulteriori pericoli – il ciclo delle maree era sempre lì “ad ammonire” - si consolidò così una vera e propria religione di tipo celeste, che riconosceva come divinità supreme il sole e la luna, la quale certamente dovette prendere il posto dei preesistenti culti legati alla caccia, agli animali ed alla fecondità naturale, che invece dovettero sopravvivere fra i gruppi umani delle regioni più interne.
      Nell'antica città anatolica di Catal-Huyuk (VIII – V millennio a. C.), ad esempio, sono stati ritrovati affreschi relativi a mandrie di bovini con uno stile identico a quello delle grotte europee dei millenni precedenti. Ed inoltre anche teste taurine in argilla che ornavano le case e statuine nude femminili dalle forme prosperose (le cosiddette “Veneri paleolitiche”, vere icone del culto della “Grande Madre” naturale, fertile e generatrice, ritrovate anche in altre parti d'Europa).
     
      Con il passare dei secoli e delle generazioni la stretta correlazione tra i complessi megalitici ed il loro significato astronomico cominciò sicuramente ad allentarsi e vennero costruiti anche monumenti di pietra con funzioni esclusivamente cerimoniali e funerarie nei quali gli allineamenti archeoastronomici non erano presenti o avevano solo una funzione secondaria (di valore religioso e ultraterreno).
      Secondo parecchi studiosi proprio i culti connessi originariamente a questo tipo di megaliti vennero tramandati nel corso dei millenni e furono all'origine della religione dei Druidi dopo l'arrivo dei Celti. Alcuni archeologi e ricercatori sono anzi del parere che la datazione delle costruzioni megalitiche europee sia una delle tante prove (linguistiche, toponomastiche, archeologiche, ecc.) dell'esistenza della cultura celtica in Europa sin dall'Età Paleolitica, cioè in un'epoca antecedente alla fine dell'ultima glaciazione. (cfr. Alinei-Benozzo in Bibliografia).
      Ammesso che ciò sia vero, si deve tener conto tuttavia che i resti dei megaliti più antichi in Bretagna e nella regione spagnola della Galizia sarebbero in realtà l'opera di popolazioni in fuga – verso nord e verso sud - dalla marea che avanzava in profondità lungo le basse coste del Golfo di Biscaglia.
      Dunque il luogo d'origine di questa presunta cultura celtico-megalitica per la verità andrebbe cercata sui fondali atlantici antistanti le coste francesi e spagnole.

Nabta Playa       Purtroppo però nonostante tutte queste considerazioni non è ancora possibile ricomporre completamente il puzzle relativo alla questione dei monumenti di pietra. Basti pensare che se i menhir sommersi di Atlit-Yam potrebbero apparentemente sembrare un curioso fenomeno isolato e distante dal contesto megalitico dell'Europa Occidentale, al contrario altri ritrovamenti inducono ad allargare ulteriormente l'area geografica del megalitismo di tipo “europeo”.
      Nel sud dell'Egitto, in pieno deserto sahariano, a Nabta Playa, 100 chilometri ad ovest di Abu Simbel, sono stati ritrovati i resti di cinque file di menhir, due dei quali allineati secondo i punti cardinali. Vicino a questi c'è anche un circolo di pietre molto simile a Stonehenge anche se più piccolo, e come l'equivalente inglese orientato anch'esso al solstizio d'estate (e secondo alcuni studiosi tra cui l'egittologo Robert Bauval, che recentemente ha studiato la località, anche con la costellazione di Orione).
      Ciò che più colpisce tuttavia è l'età del “cromlech” egiziano: esso venne costruito intorno al 5000 a. C. da genti provenienti da fuori che ripresero possesso di quei luoghi - a quei tempi bagnati regolarmente dalle pioggie - dopo che erano stati abbandonati a causa di un lungo periodo di siccità.
      In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” nell'aprile del 1998, Fred Wendorf, J. McKim Malville, Romuald Schild e Ali al Mazar, gli archeologi che hanno studiato i megaliti, hanno concluso che il calendario di pietra servisse a segnalare l'arrivo della stagione dei Monsoni, e quindi della preziosa pioggia. A conferma di ciò si è potuto rilevare infatti che le strutture di pietra sorgono su quelle che un tempo erano le rive di un antico lago, e che alcuni dei menhir dovevano giacere immersi nell'acqua, forse con la funzione di valutarne il livello: le dimensioni del lago variavano infatti al variare delle precipitazioni, fino anche a prosciugarsi totalmente. Ovviamente non è affatto escluso che il complesso megalitico fosse soprattutto un'area sacra connessa al culto dell'acqua.
     
      I complessi megalitici di Nabta Playa sorsero dunque non molto più tardi dei menhir sommersi di Atlit-Yam, e come questi ultimi dovevano essere anch'essi strettamente correlati all'acqua: nell'immaginazione dell'uomo del neolitico i cicli periodici – mensili o annuali – di ogni tipo di acqua, benefica o pericolosa, della pioggia, dei fiumi, delle maree, erano sicuramente accomunati e vennero sempre più religiosamente associati al potere magico degli astri.
      A quanto sembra fu un momento importante nell'evoluzione culturale dei popoli del Vecchio Continente, poichè – come già detto – svilupparono conoscenze e credenze religiose astrologico-astronomiche, che in molte parti presero il posto dei preesistenti culti naturali (o “ctonii”, secondo i termini dell'etnologia) senza tuttavia eliminarli del tutto. Quanto a stabilire poi se la cultura megalitica sia nata nell'Europa Atlantica e si sia poi diffusa a Oriente, o se invece avvenne l'esatto contrario, può dipendere solo dai futuri ritrovamenti archeologici.
      Nessuno può dire infatti quante città e monumenti megalitici nascondano ancora le sabbie dei deserti e il fondo dei mari (Mediterraneo incluso), ma si ha la sensazione che debbano essere veramente tanti !
     
      Ignazio Burgio




Altro articolo su Atlit-Yam: "L'ira del dio del mare": lo tsunami provocato dall'Etna 8000 anni fa e la città sommersa di Atlit-Yam.

Bibliografia

Cristiano Dan – Il problema dei monumenti megalitici europei – in: L'uomo e il tempo, vol. I, p. 139 – Mondadori, 1974.

N. C. Sampò – Dolmen, architetture preistoriche in Europa - De Luca Ed. D'Arte, Roma 1990.

Paola Arosio e Diego Meozzi - Pagine di Pietra – in: http://www.stonepages.com/

F. L'Erario – Megalitismo e celtismo – in: http://www.nuovaricerca.org/

AA. VV. - The pre-pottery neolithic site of Atlit-Yam – in: Israel Antiquity Authority Site, Underwater Archeology – www.antiquities.org.il

AA. VV. - Er Lannic – in: http://www.arcmed.net/

Mario Alinei – Francesco Benozzo – Alcuni aspetti della Teoria della continuità paleolitica applicata all'Area Gallega – in: www.continuitas.com/areagallega.pdf

Michele Manher – Una Stonehenge egizia alle porte del Sole – in: http://www.edicolaweb.net/ www.Edicolaweb.net

Natale Barca – Alle origini della civiltà egizia – in: http://www.laportadeltempo.com/

Marisa Uberti – Esiste una preistoria Egizia ? - in: Storia e Società

R, Bauval, G. Hancock, J. A. West, R. Shoch, A. Collins – Report del Convegno tenutosi a Milano il 20 aprile 2008 (a cura di Marisa Uberti) – in: www.DuePassinelMistero.com/convegno.htm

Nota. Le foto subacquee di Atlit-Yam sono state gentilmente concesse dalla Sovrintendenza per le Antichità Israeliane (the underwater photos of Atlit-Yam were courtesy grant from the Israel Antiquities Authority) - http://www.antiquities.org.il/ -. Le altre immagini sono tratte dall'enciclopedia libera www.wikipedia.org

Nota2. Il dott. Aldo Piombino - sito: Scienze e dintorni - ci ha fatto cortesemente osservare che le tigri dai denti a sciabola, o "smilodon", erano solo nel Nord-America e non nell'Europa dell'Era Glaciale.
"Con gli occhi rivolti al cielo"
Autore: Ignazio Burgio

    Laureato in Filosofia, vive ad Aci Trezza vicino Catania e da molti anni si occupa di fare lo studioso in perfetta libertà e autonomia.
    Sito web: CataniaCultura.com.






    Le precedenti edizioni della sezione Interventi vengono inserite nella sezione Archivio di Arkeopolis.
- "L'ira del dio del mare" (Atlit-Yam), Ignazio Burgio, Aprile-Maggio 2008
- "Il Suono Aureo", Marzo 2008





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