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arte sui francobolli

GUIDO RENI

1575 - 1642


emissione del 9 ottobre 1954 - serie  "23° assemblea generale interpol" - 2 francobolli - nelle vignette viene raffigurato l'arcangelo michele dipinto da guido reni     -     25 L. Arcangelo Michele dipinto da Guido Reni rosso Dent.14¼×14 b • Filigrana ruota III • Stampa: rotocalco • Stampato da: I.P.S. Officina carte valori • Fogli da: 50 • Dim.: 24 × 40 (mm) • Dis. di R.de Sanctis • Tir.8.023.000 • Val.:31 dicembre 1955     -     60 L. Arcangelo Michele dipinto da Guido Reni azzurro Dent.14¼×14 b • Filigrana ruota III • Stampa: rotocalco • Stampato da: I.P.S. Officina carte valori • Fogli da: 50 • Dim.: 24 × 40 (mm) • Dis. di R.de Sanctis • Tir.4.023.000 • Val.:31 dicembre 1955

C O L O N I E  -   emissione del 5 maggio 1933 - serie "crociera zeppelin", nella vignetta un particolare del dipinto "aurora" di guido reni - 2 valori -

10 L. Dirigibile Zeppelin e dipinto "Aurora" di Guido Reni verde Dent.14 l • Filigrana corona • Stampato da: I.P.S. Officina carte valori • Fogli da: 50 • Dis. di C.Mezzana • Tir.20.000
20 L. Dirigibile Zeppelin e dipinto "Aurora" di Guido Reni nero Dent.14 l • Filigrana corona • Stampato da: I.P.S. Officina carte valori • Fogli da: 50 • Dim.: 40 × 24 (mm) • Dis. di C.Mezzana • Tir.20.000
 


2° emissione della Serie "Arte". Il 18 giugno 1975, viene emesso un francobollo dedicato a Guido Reni. 

La vignetta raffigura un particolare del affresco "L'Aurora" dipinto nel Casino del Palazzo Rospigliosi.

90 L. Dipinto "Aurora Rospigliosi" di Guido Reni policromo Dent.14¼×14 p • Stampa: calcografia e offset • Stampato da: I.P.S. Roma • Fogli da: 25 • Dim.: 40 × 48 (mm) • Dis. di T.Mele • Tir.8.000.000
 


Guido Reni   si iscrive all’Accademia degli Incamminati dove si forma alla scuola pittorica dei Carracci.  La produzione artistica di Guido Reni, caratterizzata da un sottile equilibrio tra naturalismo e classicismo idealizzante e da straordinarie morbidezze di tono, dominò l'ambiente artistico bolognese,  ed ebbe largo successo e diffusione anche fuori di esso.

Il pittore opta in favore di una pittura depurata di ogni crudezza,  per far emergere figure di una bellezza raffinata, animata da una dolce e ferma vitalità, contemporaneamente distinte da un'espressività a un tempo romantica ed eroica. 

I capolavori si succedono in un inesauribile slancio creativo, che tuttavia non è espressione soltanto di prodigiosa facilità inventiva,  ma si accompagna a un incessante ricerca.

Negli ultimi anni del Cinquecento realizza importanti opere quali “La Vergine e i santi”  e “I misteri del Rosario” per la chiesa della Madonna di San Luca e “L’assunzione della Vergine” per la parrocchiale della Pieve di Cento.

Intorno al 1600 è probabilmente a Roma dove ha l’occasione di ammirare le opere di Annibale Carracci e di Raffaello.  Nella capitale Reni dipinge “La crocifissione di San Pietro” olio conservato nella Pinacoteca Vaticana. Si vanno delineando il caratteri fondamentale della sua arte ovvero una cristallina perfezione classica basata su di uno straordinario senso dell’equilibrio delle proporzioni e un’armonica relazione dei colori.

Tra il 1611 e il 1612 Guido Reni realizza uno dei suoi massimi capolavori: “La strage degli innocenti” per la cappella Berò nella basilica di San Domenico a Bologna. Nel 1614 Reni realizza a Roma  un altro capolavoro assoluto, l’affresco de “L’ aurora” per il casino Rospigliosi Pallavicini, che sarà un “testo” ineludibile per tanti pittori di ispirazione classica di epoche successive.

Il pittore bolognese affronta il tema dell’Aurora conferendo alla composizione un caldo timbro cromatico e un chiaroscuro che rinvia a Raffaello. Una straordinaria tensione morale innerva il dipinto mitologico “Atlanta e Ippomene” (1615-1620). Il pittore bolognese riprende il tema della giovane Atalanta, figlia del re Iaso, donna contraria al matrimonio al punto che, conscia della propria ineguagliabile velocità, dichiara di acconsentire alle proprie nozze solo dopo aver trovato un uomo in grado di superarla nella corsa. Sfidata da Ippomene cade nella trappola del giovane e nella propria ingordigia. Ippomene, infatti, la distrae lasciando per terra tre mele d’oro che Atlanta, evidentemente sensibile alla ricchezza, si ferma a raccogliere consentendo a Ippomene di arrivare prima di lei al traguardo. La composizione mostra una grande bellezza nei corpi dei personaggi raffigurati e una sensualità estenuata.

L’eleganza dell’arte di Reni lo porta ad esibire anche un certo gusto teatrale come  nel “Salomè con la testa del Battista” (1639) dell’Art Institute di Chicago in cui la scena della consegna della testa di Giovanni Battista alla donna sembra essere introdotta al pubblico dalla serva  che sulla destra scosta una tenda e in cui i protagonisti sembrano mimare un elegante balletto.

 L’ultimo periodo artistico vede Reni realizzare una pittura più sciolta giocata su pochi colori (acquistano grande rilievo le tonalità perlacee) come in “Fanciulla con corona” (1640 – 1642)  della Pinacoteca Capitolina a Roma e il “Suicidio di Cleopatra”  dei Musei capitolini sempre a Roma.

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