(Diario personale del 2 novembre 2008)
Ieri, primo novembre, cò la mì famija, tutti quanti,
semo it’in chiesa perché era la festa d’Ognissanti;
Bigna onorà chi dedica ‘na vita ner nome der Signore
Mannannoje un penziero, stanno lì quelle poche ore.
Prima de fenì la funzione, er prete disse dorcemente,
che pè li defunti che c’avemo ner core e ne la mente,
un perdono totale, de botto, je potressimo fa ottenè,
lavanno li peccatacci che in vita hanno fatto su dù piè.
St’indurgenza plenaria, è stata dar Papa,promessa e resa
A chi er due novembre, và, ar cimitero e doppo in chiesa.
Così cò le mì sore, stamatina, er due, semo iti ar cimitero.
Tanti fiori, gialli rossi e azzuri, che nun me pareva vero.
A sor Nì, dico a mi padre, stì fiori me sembreno porelli
confronto.all’antri tutt’intorno che sò assai più belli.
Però,che fiore che t’ho dato, quanno me stavi pè lascià.
Hai sofferto tanto, che penzi, er Signor t’ha perdonato?
De quer che in vita - te chiesi- su sta tera pòi avè peccato?-
Co la testa m’hai soriso con un sì lasciannome la mano
Come pe dimme:- me ne vado. Ma mò stò più sereno.
E te sora Pì? Soridevo, a tè stesa ner letto der dolore,
te coccolavo, ma drento, me se spaccava er core.
De fa la comunione inzieme, m’hai chiesto dorcemente
cantanno e preganno ar Signore cor core e cò la mente.
Poi, con un soriso che solo ‘na mamma te riesce a donà,
M’hai detto aiuteme, è ll’ora che me ne devo annà.
T’ho stretto la mano, coll’intento de datte la mi vita
L’hai stretta e m’hai soriso chiudenno l’occhi. E’ fenita
A mà, a pà, so vostri sti dù fiori che mò v’ho aricordato
Sì, ce ll’ho sempre ner core e solo a voi ho donato.
Questi so dù fiori che da la morte ariporteno a la vita
Sò colorati e sempre freschi, che volete che vve dica-.
Giovanni Lo Curto
SITO UFFICIALE DEL MAESTRO Giovanni LO CURTO
Un saluto al visitatore
Gentile navigatore, sei invitato ad entrare non in una galleria virtuale, un atelier o in una bottega. Questo sito è stato costruito perchè, se lo vorrai, ti farà entrare e conoscere il mio mondo, le mie emozioni, le mie esperienze di vita artistica, i miei pensieri. Potrai conoscere alcuni aneddoti della mia vita artistica , intercalati con piccole riflessioni. Alcuni sono divertenti, altri curiosi, altri amari. Altri ancora, dei semplici episodi di vita di un comune artista, ma che comunque potrebbero arricchirti. Eeeeh sì, perchè, se saprai immergerti nel mondo dell'arte ti potresti trovare improvvisamente a metà fra l'umano e l'ultraterreno. Forse, potresti anche desiderare di voler aprire un varco nella corteccia del tuo io e sentire l'improvvisa esigenza di fare una introspezione. Potrebbe allora venirti la voglia di conoscerti come effettivamente sei e non come ti piace vederti. Potrebbe essere importante!, potrebbe avvenire che non più osservatore, tu riesca a vedere un'opera d'arte con gli stessi occhi dell'artista che l'ha creata. Avere gli occhi di un artista significa essere in comunione con la sua fantasia, ma anche con il vero, con l'equilibrio del creato. Potresti perfino convivere, in questa strana società, anche con l'etica. E allora, quando vorrai sorridere, anche il mondo vorrà sorridere con te.Insieme, potremo dire di aver fatto un ulteriore piccolissimo passo verso la gioia.
CENNI BIOGRAFICI
Giovanni Lo Curto nasce a Roma il 19 Marzo 1946. Il padre Rosolino, pittore naif, lo avvicina al mondo dell'arte fin da bambino, segnando particolarmente la sua formazione artistica attraverso lo studio delle tecniche pittoriche dei grandi maestri del Rinascimento. Nel 1966, è con i pittori del circolo degli Artisti "la Marzocca" in Piazza San Luca, dietro fontana di Trevi in Roma.
A contatto col mondo artistico romano, pensa che non vuole vivere momenti difficili economicamente. Si prepara così per superare gli esami di alcuni concorsi statali. Riesce a vincerne uno e il 1968 è a Chivasso in provincia di Torino, in qualità di dipendente del ministero del Tesoro. Il pendolarismo gli fa perdere troppo tempo, decide allora di prendere una mansarda in via Verdi a Torino, nel quartiere degli artisti a pochi passi dall'Accademia delle Belle Arti. Fondamentalmente in linea con i principi etici, che ha ben radicati, riesce a trovare il giusto equilibrio fra il lavoro da ministeriale e la sua attività artistica. Ed è così che durante quegli anni ha un’intensa produzione artistica, anche perché ama partecipare alle mostre estemporanee per potersi confrontare dal vivo con gli altri artisti. Queste frequentazioni lo inducono a cercare un luogo più idoneo alle riunioni di artisti, così nel 1969 apre la sua bottega d’arte in via XX Settembre, che dopo circa cinque anni, nel 1974, trasforma in "Circolo degli Artisti il Pennellaccio", Associazione che fonda insieme al padre Rosolino, Masia, Tositti e Zagami. Viene eletto da subito primo presidente, successivamente Presidente onorario a vita.
Riesce a trovare del tempo, per iniziare lo studio delle sbalzature su rame. I primi passi in questa tecnica, li fa con l’aiuto dall'amico Masia, testimonial della cultura sarda. Nel 1976 è di nuovo a Roma. Le esperienze artistiche di Torino ed in particolare gli sbalzi su rame lo inducono dopo qualche anno a frequentare la scuola libera di plastica diretta prima da Manzù e poi da Castelli, con la meravigliosa assistenza del Maestro Zizza.
Il suo è un continuo ricercare e studiare. La plasticità delle forme lo affascina, ma vuole anche approfondire lo studio dell'acquerello e della miniatura, specialmente su avorio e vi si dedica per oltre un decennio, in ciò assistito dalla signora Ivana Joli Fedeli, un'artista speciale.
Senza quasi accorgersene, dirada sempre più le sue presenze nei salotti artistici, che in verità, da quando aveva lasciato Torino, aveva frequentato molto raramente. Ma non può lasciare i suoi studi. Affronta così un altro percorso per poter far nascere opere litografiche in pelle a rilievo che conclude , con la realizzazione dell'opera litografica "Gesù flagellato che inizia a produrre nel 1996.
Ogni tanto è chiamato in qualità di componente di commissioni valutative, ad alcune manifestazioni artistiche. Per oltre un ventennio evita di partecipare a mostre o manifestazioni, preferendo più vivere una vita appartata, dedicandosi allo studio delle tecniche pittoriche, curando la sua produzione artistica, quasi centellinandola. Nel 2000 avviene la svolta, un incidente sul lavoro lo costringe al pensionamento anticipato e lascia i Servizi Ispettivi di Finanza pubblica del ministero dell’Economia. Ristabilitosi dopo lunghe cure, può dedicarsi finalmente, a tempo pieno alla sua pittura.
Pittore figurativo, miniaturista, scultore,
Tecniche: matite, carboncini, tempere, acrilici, acquerelli olii, sbalzi in metallo (rame, argento e oro), litografie in pelle, tirate a mano, colorate, nonchè decorate con oro e argento.
Predilige dedicarsi ai ritratti ed a rappresentare episodi di vita sacra, ma si dedica anche alle nature morte ed ai paesaggi.
Nel 2007, anche se in ritardo, si avvicina al mondo del web ed apre la sua bottega d’arte in internet. Navigando nel web, riprende i contatti con l’amico Masia cdhe è rimasto a Torino.
Nel 2007 fa il gemellaggio della sua bottega d'arte virtuale con Artecity di Masia Piero.
Nel 2008 fonda Artecityroma ed insieme a Masia fondano artecitymilano.
I due maestri intendono realizzare una città d'arte virtuale senza limiti di tempo e di spazio, con tanti dipartimenti sparsi ovunque nel mondo. Una città che offra cittadinanza a tutti gli artisti e critici d'arte che vogliano interagire e comunicare fra di loro, abbattendo tutte quelle barriere riconoscibili nella cupidigia, nell’egocentrismo, nel classismo. Insomma l’intento è di abbattere, con l'aiuto di tutti gli artisti di buona volontà, tutte quelle barriere che hanno fatto perdere di vista il vivere nel e con il mondo dell’arte.
Mio padre mi ha fatto vivere una grandissima emozione
Ero militare di leva a Gradisca d'Isonzo e mi era stata concessa una licenza di 5 giorni più 2 di viaggio.
E che viaggio!. In piedi dentro la toilette del vagone ferroviario, insieme ad altri tre giovani, da Mestre a Roma. Lungo il corridoio, i viaggiatori, erano stipati come gli stuzzicadenti in una scatola appena aperta. E quando un viaggiatore aveva bisogno della toilette!…. Ci si stipava all’inverosimile per concedere al “bisognoso” un poco di intimità .
Insomma un viaggio infernale, ma come Iddio volle, ero giunto finalmente a Roma.
A casa, abbracciate la madre e le sorelle, volevo immergermi in un caldo bagno ristoratore: da vero e proprio ammollo biologico. Avevo sentito proprio il bisogno di togliermi quei maleodori che mi si erano appiccicati addosso durante quel viaggio interminabile durato 16 ore.
Non mi ero neanche tolta la giacca della divisa, che mio padre, apparso sulla porta, mi pregò di interrompere tutto e di uscire con lui.
Ero stanco, ma proprio stanco! e quel bagno lo avevo agognato per troppe ore. Mio padre, dolcemente, ma con la fermezza e l'autorevolezza che gli compete, mi pilotò fuori di casa. Neanche il tempo di prendere un caffè!
Stavamo girando per il quartiere, come se non avessimo una mèta precisa. La cosa era veramente strana e la percepivo a pelle, senza però capirne la ragione.
Cosa stava succedendo? Avevo la divisa di soldato semplice, tutta sgualcita e mio padre? Era raggiante come se avesse avuto a fianco un generale lindo e pinto pronto per la parata della vittoria.
Nooh, c’era qualcosa che non quadrava!, però quel padre in quel momento mi faceva una grande tenerezza.
Addentratici nel quartiere, d’un tratto cominciammo a sentire canti religiosi ed inni alla Santissima Maria Vergine che salivano verso il cielo. In effetti quello era il mese mariano e ogni pomeriggio, come tradizione vuole, veniva celebrata una messa in ogni lotto del quartiere.
Niente!, le perplessità avevano dato l'avvio a delle forti curiosità, anche perché man mano che ci avvicinavamo al luogo ove si stava facendo la funzione religiosa, il mio genitore dava fondo ad una felicità indescrivibile.
D’un tratto, ed improvvisamente quella grande felicità aveva colpito anche me.
Attorno all’altare, provvisoriamente apparecchiato ed al parroco officiante, c’erano circa 400 persone e, sorpresa delle sorprese, sull’altare c’era l’mmagine della Madonna che avevo dipinto dirca cinque anni prima.
Mio padre aveva prestato il quadro alla Parrocchia per far svolgere le messe pomeridiane all’aperto, mettendomi, a fatto compiuto, di fronte ad una sorpresa che resterà sempre incisa nel mio cuore e nella mia mente.