Le Madonne dipinte o disegnate dal maestro
 
IL MIO PRIMO CONCORSO ARTISTICO
Ero giovanissimo, frequentavo la prima classe presso la scuola media Statale "Giosuè Borsi, che dapprima era ubicata a Roma, in via Palestro, successivamente fu trasferita in un altro quartiere della città, San Lorenzo.
La scuola, in occasione della sua nuova sede, aveva indetto un concorso di disegno/pittura, e aveva invitato tutti gli studenti a parteciparvi.
Il concorso mi interessava, a prescindere dai premi. Così mi iscrissi e pensai di eseguire un'opera che consisteva nel raffigurare l'arcangelo Gabriele che scaccia Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, dopo il peccato originale; sullo sfondo del cielo il triangolo divino e sotto, l'albero del sapere, al quale era attorcigliato il serpente tentatore.
Volevo riuscire a fare quanto mi ero ripromesso, senza ricorrere ai consigli di mio padre, (in me c'era un forte senso di emulazione, che non ho mai esternato nei confronti di mio padre) perciò chiesi consiglio ad un mio amico, molto più grande di me, e pittore che già calcava lescene dell'arte: Aldo Bombacigno.
Recepiti tutti i consigli e fattone tesoro, mi misi al lavoro con le tempere ed i penneli così come il mio amico mi aveva consigliato di utilizzare.
Consegnata l'opera, rimasi in attesa dell'inaugurazione. Il mio stupore/rincrescimento fu enorme, perchè quel fatidico giorno notai che la mia opera non stava con tutte le altre, anzi non c'era per niente.
Con molta amarezza ne chiesi la ragione.
Mi fu risposto che il lavoro non era stata farina del mio sacco, ma, di un pittore professionista; da qui l'esclusione.
Quel che è peggio, non pensai di chiedere la restituzione del dipinto . Ovviamente, con il passare degli anni il lavoro non si è più saputo dove possa essere andato a finire. Quell'episodio è certo che ha molto influito sulla mia vita artistica e sui miei rapporti con l'ufficialità della critica. Mio padre disse poche testuali parole:" perchè te la prendi? dovresti essere contento, hai avuto un grande riconoscimento! Fanne tesoro!
Caro navigatore, quasi senza accorgertene, sei ora dentro il mio mondo. Questo forse ti consentirà di scorgervi la mia filosofia della vita, la mia religiosità, la mia etica. Certamente non sono cose che si possano intuire o scorgere da alcuni dipinti. L'inizio del terzo millennio, mi ha rinverdito la passione di dipingere Madonne che sono state, comunque, da me rappresentate tendendo ad evidenziare una sofferenza che sì, non è conosciuta dall'uomo perchè facente parte della sfera divina, ma, che è stata via via memorizzata in anni di vita e di osservazione. Ho cercato di compenetrarmi attraverso le esperienze della realtà di tutti i giorni e queste cose hanno inciso il mio essere. La sofferenza dei miei cari ammalati negli ospedali l'ho voluta far mia, viverla sulla mia pelle con presenze sul campo, (a conti fatti, negli ospedali e case di cura ho trascorso giornate pari ad oltre cinque anni di vita) di questo probabilmente ho lasciato molto a cui pensare a molti dottori e paramedici di ospedali come il Policlinico Umberto I, Il Sandro Pertini, Il Santo Spirito, Il Forlanini e tanti altri.
Caro navigatore, è vero, son cose che prima o poi tutti fanno, ma quello che volevo significare, è che la mia mente fotografava tutto e memorizzavo, emozioni, sofferenze, tensioni, dolore, nozioni mediche ecc. ecc. e spero di essere stato in grado di trasfonderle sulle mie opere religiose, anche se in minima parte.
Mi sarà gradito un pensiero da parte tua
primo studio della Madonna del Murillo
Olio su tela - Dimensioni cm.50x70 Primo studio della Madonna del Murillo.
Olio su tela- dimensioni cm.50x70. Secondo studio della Madonna del Murillo
bozzetto preparatorio per l'esecuzione dell'opera litografica in pelle di Gesù flagellato.
Bozzetto a matita tenera dal titolo" Gesù fra i pastorelli di Rosciolo", dal quale è stata eseguita l'opera litografica composta da due prove colore, 25 prove d'autore e 175 esemplati, tutti numerati e certificati dall'autore. Il bozzetto primariamente, è stato eseguito per realizzare unj affresco su intonaco da riporto che ho in corso.
studio su Leonardo: L'ultima cena.
L'opera si trova a San Barbato (Av)
in una casa ricostruita dopo il terremoto.
Deterioratasi a causa del terremoto dell'Irpinia, nel periodo immediatamente successivo,
l'umidità ha insistito nel deterioramento in modo irreparabile
Qui puoi inserire un testo didascalia
studio: Madonna Giardiniera.
Olio su tela cm: 70X100.
Ho affrontato lo studio dell'opera "la Madonna giardiniera", apportando consistenti variazioni al capolavoro del Raffaello.
Il paesaggio esalta una gamma di verdi, non utilizzati dall'Urbinate, che a questi ha preferito le terre ed i gialli. La roccia l'ho sostituita con un sedile costruito a mattoni senesi su cui è poggiato un cesto con uva ed una cinciallegra. In mano a Gesù c'è ora un cardellino e San Giovannino non è vestito con una pelle ma con una tunichetta.
L'acconciatura è stata eseguita con un'interpretazione più mediorientale che rinascimentale. Al vestito ed al manto della Madonna sono stati inventati nuovi e diversi panneggi che nel capolavoro del Raffaello non sono stati risaltati ma modulati, quasi a renderli indistinti. Tutto ciò volutamente realizzato, il Raffaello, è riuscito ad armonizzare le figure a tutto il paesaggio, in quella miscellanea di colori caldi e freddi, che io solo in minima parte sono riuscito a rappresentare, per inserimento dei verdi, che campeggiano in modo più che voluminoso anche se, la scena rappresentata è agreste. Di questa particolarità, me ne sono accorto solo dopo che nella mia mente avevo deciso di aver terminato il mio lavoro, che, comunque ho tenuto in sospeso per circa 4 anni.
Ritengo che non sia giusto rimettere le mani sul dipinto, ma questa è una mia considerazione.
Sul lato sinitro, Sacra Famiglia- Ulteriore studio sul Raffaello. Tecnica olio su tela dimensioni cm.50x70.
Nell'opera, che in effetti è ancora da completare, si può notare la mancanza dei piedi a San Giuseppe. Inoltre, il paesaggio tutto in generale, e quello in primo piano in particolare è soltanto abbozzato. L'Opera sebbene l'habbia iniziata nel lontano 1972, cioè prima del mio matrimonio, per tutti questi anni è rimasta incompiuta, anche perchè si trova in Irpinia, lontana dai miei colori e pennelli. Mio cognato, che intanto ha provveduto a incorniciare il dipinto, mi prega spesso di andare in Irpinia, pregandomi di andare lì anche per finire l'opera. Impegni permettendo, spero che questa incompiuta, lo sia ancora per poco.
Prova d'autore dell'opera litografica Gesù Flagellato
L'opera si compone di 200 esemplari più dieci prove d'autore, numerati e certificati dall'autore
Caro navigatore, come avrai modo di leggere in seguito, per la seconda volta, vista la buona riuscita della prima operazione, ho chiesto ai titolari dell'Azienda (ai quali va, ancora oggi, il mio sentito grazie) se era possibile procedere all'esecuzione in lastre d'argento del "Gesù flagellato".
Inserite tutte le notizie nel computer, il responso è stato che per poter realizzare l'opera, tenendo conto anche delle sue dimensioni, occorreva una pressa da 4000 chilogrammi di pressione, con sbozzatura iniziale della lastra. Attrezzatura che la loro azienda in quel periodo non possedeva, proprio in considerazione del tipo di prestazioni che offrivano alla loro clientela.
Sebbene le approfondite ricerche condotte, non ero riuscito a trovare a Roma, una azienda che soddisfacesse le mie necessità. Probabilmente, secondo le conoscenze dei titolari dell'impresa, quella tecnologia si poteva trovare nelle Marche, ma quasi sicuramente, solo a Milano.
A questo punto, considerate le tante difficoltà operative connesse, ho voluto percorrere una strada nuova, sperimentale: realizzare cioè una litografia a rilievo, in pelle. Cosa mai realizzata da che esiste l'uomo. Si consideri che le borse, ad esempio, non vengono fatte a rilievo.
Con i consigli ed i suggerimenti del mio amico Maestro Liutaio Carlo Mario Greganti, sono riuscito a realizzare, dopo un'infinità di tentativi, l'opera litografica in pelle del "Gesù flagellato.
A questo punto, urgeva reperire un'azienda qualificata per poter immettere sul mercato l'opera.
Mi misi in contatto con una di quelle più note, e dopo molte telefonate per concordare le operatività si stava pervenendo alla fase conclusiva; procedere ad un incontro per le decisioni di merito.
Feci un'ultima telefonata per confermare che sì, quel pomeriggio sarei andato all'incontro, e volli cogliere l'occasione per stabilire chi doveva procedere a redigere la ricevuta per la consegna della prova d'autore.
Mi fu risposto che la ricevuta non poteva essere data, perchè l'azienda era grande come un ministero e che la prova che doveva avere in consegna si poteva perdere, .
A quel punto senza fare nessuna considerazione, tagliai corto, e declinando ogni e qualsivoglia interesse nei confronti dell'azienda.
Pensai allora di effettuare un ultimo tentativo per coprodurre l'opera in cristallo satinato, con le cristallerie di Murano.
Da un responsabile dell'azienda di Roma-Fontana di Trevi, con cui avevo preso i primi contatti, avevo saputo che il mio progetto era stato segnalato ad alcuni managers e che il dato giorno doveva essere sottoposto al consiglio di amministrazione per deliberare al riguardo. Il funzionario romano, il giorno successivo alla riunione mi aveva anche riferito, che il loro interesse era limitato (si fa per dire) al piccolo oggetto d'arte.
Ritorno spesso e volentieri con la mente alla correttezza nei rapporti ed al prestatala serietà nell'affrontare il progetto, anche se il tutto si è svolto in modo informale.
Le mie litografie in pelle hanno la particolarità di essere dei pezzi unici, in quanto è necessaria una certa manualità anche per la coloratura e le decorazioni.
la prima prova d'autore della litografia in pelle, era un ibrido, in quanto eseguita in via sperimentale. Quindi, non la potevo considerare un'opera definita e completa, così come per alcune altre successive prove che ho distrutto, senza numerarle nè certificarle..
Il suo amico Greganti, maestro liutaio, era un esperto nella costruzione di violini e sulla colorazione del legno e sulla laccatura, ma anche un ottimo ricercatore e studioso.
Per migliorare l'opera, seguendo i suoi consigli, mi indirizzai allo studio della mummificazione, alle caratteristiche ed all'uso del natrio, dell'olio di lino, ecc. ecc.
Insomma, prove e riprove che nella sostanza non portavano a nulla di concreto, non conducevano al porto.
Le pelli si squamavano, o si sgretolavano, o non mantenevano il rilievo anche sotto una pressione notevole. Divenivano troppo scure o addirittura completamente nere a causa dell'olio di lino che portava in superfice i colori. Insomma una miriade di problemi che ritornavano quando sembrava fossero stati risoltii. Poi un giorno l'idea che mi ha permesso di risolvere il tutto.
E che fossi venuto venuto a capo di un enigma quasi irrisolvibile, ne ebbi ulteriore conferma dal seguente episodio.
Ancora una volta mi ero messo in pista; avevo pensato, non a reperire un produttore, bensì un commerciante d'arte.
Così mi rivolsi ad uno di questi, che operava sulla piazza di Roma.
L'uomo sembrò molto interessato più a come potevo essere riuscito a realizzare la litografia che a concretizzare un accordo per la pubblicizzazione e vendita delle litografie; e si immergeva, con la sua esperienza pluriennale nell'ipotizzare le soluzioni che secondo lui, erano state adottate per eseguire l'opera.
Ovviamente, alle domande tecniche, o facevo il sornione, o rispondevo con dei ni.... odei so...
Poichè il commerciante si dilungava con una certa insistenza nello spiegare come anche lui avrebbe saputo realizzare l'opera, rimandai ogni decisione di lì ad una quarantina di giorni, quando sarei dovuto tornare per rifornirmi di cornici..
Quando mi recai dal commerciante, questi appena mi vide assunse un atteggiamento di rifiuto al dialogo, non volera parlare in modo assoluto delle litografie in pelle.
Dal comportamento strano del commerciante avevo capito che quel signore era rimasto ferito nel suo orgoglio, ma ancor più nel portafoglio, in quanto quel modo di fare poteva avere questa risposta: probabilmente aveva tentato in quei quaranta giorni di realizzare una litografia in pelle, con l'aiuto della corte di pittori al suo servizio, ma aveva fatto buca, con un non indifferente consumo di tempo e di denaro.
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