Da giovane, gli amici, in occasione di compleanni o ricorrenze, mi chiedevano di scrivere loro una poesia, un acrostico. Con questo termine, vengono indicate le poesie le cui prime sillabe di ogni riga, lette verticalmente danno una parola di senso compiuto; il nome e volendo, anche il cognome di una persona alla quale in genere, vengono dedicati i versi; tentando di comporre una cosa piacevole e se ci si riesce, a rime baciate.
Di questa mia attività, peraltro molto limitata, non ho conservato nulla e purtroppo, negli ultimi vent'anni non ho composto nessun acrostico.
Agli inizi dell'anno 2008, dialogando ( si fa per dire) nel web con il mio amico artista Vincenzo Cangiano, Pittore e Poeta, ho sentito un prorompente desiderio di rispondergli in versi; da quì, mi è tornata la voglia di poetare.
Quindi, la produzione esistente in questa e nei siti da me preferiti, parte dall'inizio del 2008.
Premetto che a me piace poter comporre versi in vari dialetti italiani che sento tutti a me vicino.
Ciò è dovuto allo stretto cordone ombelicale che mi lega alle nostre genti contadine, delle filande, delle fabbriche, ai piccolissimi allevatori. Insomma, agli eroi e le eroine della quotidianità; Eroi ed eroine che "veramente tacciono" non per soggezione o omertà, ma per discrezione e perchè nel silenzio sono più vicini al creato ed al nostro Creatore .Eroi ed eroine che anche non avendo i soldi per arrivare alla fine del mese, vivono! e non sopravvivono; per loro importante è non lasciarsi vivere. Insomma la cultura contadina e operaia vestita di vera e sana, ma nel contempo amara semplicità.
Si , amara! perchè quando accadono i grandi sconvolgimenti, guerre, alluvioni, terremoti recessioni, sono i primi a soffrirne e per lunghi periodi.
Quella cultura, per loro, anzi per noi, linfa vitale che ci consente di ripartire, per primi , con i pochissimi mezzi disponibili, ma con tanta volontà e amore nei confronti della vita.
Una dolce cultura, tonificata da quei suoni provenienti dal lavoro. Suoni, che volteggiavano nelle aie quando era il momento della battitura dei cereali. Suoni mai single, ma sposi, delle canzoni intonate dalle mondine, dai trallallero liguri, i cori dei gruppi folcloristici locali, delle operaie nelle filande per scandire e ritmare i tempi del lavoro. Ricordi di stalle in cui la gente, stando il più vicino agli animali, per proteggersi dal freddo, intonava le stesse canzoni solitamente cantate intorno ai grandi focolari, per sentirsi più famiglia, per sentirsi insieme. I suoni ravvivanti delle feste paesane, degli allegri balli tradizionali, accompagnati dalle avvolgenti bande musicali.
Tante, troppe cose sono cambiate e a volte supinamente subite, noi incolpevoli .
Di chi le colpe?
Vado spesso a Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi, ai piedi del Monte Velino; luogo di villeggiatura, molto conosciuto dagli escursionisti montani e dagli appassionati d'arte, per due bellissime chiese, sorte intorno all'anno mille e cento. Lì, per tutta l'estate, si organizzano feste, concerti, succulente mangiate "alla paesana"
Lì l’estate è un lungo istante, di incontrarsi e riconoscersi in quella cultura; è un ringiovanirsi nell'animo e nei rapporti umani; un tempo che si vorrebbe fermare per l’eternità.
Questo, però, non avviene soltanto a Rosciolo, ma in tantissimi luoghi della nostra bella Italia. Il che vuol dire, che le nostre genti, non vogliono dimenticare le loro origini, ma per mezzo di esse, riuscire a vivere, veramente, il reale quotidiano e non un’immagine di esso, che, anche se addolcita dai ricordi più belli e cari, porterebbe ineluttabilmente ad un lasciarsi vivere.
Questo perchè avvertono l'esigenza di voler cambiare gli usi ed i costumi di una società, in cui, malgrado loro, non si riconoscono ma in cui sono costretti a vivere.
E' in quei momenti che non solo si avverte la necessità, ma si cercano gli stimoli per tornare alle cose semplici; ad una semplicità per dizione contadina, ma non solo.
E' questa semplicità che ha fatto nascere grandi uomini, i quali hanno fatto grandi le nostre città e l'Italia.
Questa è la cultura che, nel mio piccolo e con le mie opere desidero far ricordare agli anziani per poterle insieme, consegnare ai nostri giovani. E' con questa cultura che debbono plasmare non solo il loro futuro ma anche quello dei loro figli, anche aprendoci alla conoscenza ed al confronto con altre culture e civiltà, ma senza per questo farci assorbire e annullare. Questo.....Mai!!!!!!. |
Luoghi cari ar core mio
Tanto io t’aringrazio Signore Iddio
Pe quanto hai fatto grande er core mio.
Da ‘na parte ciò riposto le cose amare,
dall’antra quelle che me so più care.
Così ce ponno esse momenti forse tristi
e giorni brutti che vorei nun avè mai visti,
ma quanno er core se sposa colla mente
la gioia tutto m’avvorge e galoppà se sente.
C’è Vedelago, che m’ha dato la matrice,
Corleone; dove mì padre nacque e fu felice;
Roma mia, città aperta, m’hai dato li natali.
Torino e dintorni che me furono ospitali.
San Barbato, che sempre bene m’accettò
E Rosciolo bella, che cor core m’affigliò.
Grande è er core mio e pur giocondo;
m’ha fatto diventà cittadino der mondo.
Giovanni Lo Curto |
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