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1/04/03 Lettera
aperta
UN POPOLO CHE
CREDE NELLA PACE
Sette mesi fa
nasceva "Pace da tutti i Balconi!", una campagna che è
riuscita in un'impresa che solo un gruppo di sognatori poteva
credere realizzabile: cambiare il volto delle nostre città e
dei nostri paesi, cambiare il corso della storia. In questo
momento, stimiamo ci siano tre milioni di bandiere della pace
sventolanti sulle case, ma anche sulle chiese, sulle scuole,
sui municipi, che è come dire che almeno dieci milioni di
persone si sono riconosciute in questo simbolo.
Questa
fortissima adesione ha certamente contribuito a rafforzare la
campagna tesa a fermare la guerra in Iraq che ha avuto il suo
apice nella manifestazione di Roma del 15 febbraio scorso,
quando sotto una marea di vessilli arcobaleno hanno sfilato
circa tre milioni di cittadini, nella più imponente
manifestazione pacifista di tutto il mondo, ed ha contribuito
a far sì che la mobilitazione per la pace continuasse anche a
guerra in corso, con centinaia di migliaia di persone che
partecipano quotidianamente a manifestazioni, veglie,
fiaccolate, sit-in per la pace, nei circa cinquanta - sessanta
eventi (considerando solo quelli più rilevanti) che ogni
giorno continuano a costellare l'Italia.
Quello che
questi numeri dicono è il risultato di una campagna che il
mondo intero guarda stupefatto. Le lettere che ci giungono da
chi ha avuto occasione di visitare il nostro paese ultimamente
ne sono testimonianza. Quello che le cifre non possono
descrivere è il popolo dell'arcobaleno, nato e cresciuto in
questi mesi. Un popolo che non è una massa indistinta, ma una
folla di volti, ciascuno unico ed irripetibile. Volti, persone
che hanno preso posizione sul tema della guerra, con un gesto
semplice ma non per questo meno impegnativo o
importante.
Questa mobilitazione non è riuscita ad
impedire la guerra, ma siamo coscienti che mai come in questo
caso l'opinione pubblica abbia influito in maniera
determinante sugli eventi: il nostro governo, nonostante abbia
sostenuto politicamente la guerra e fornito basi e supporto
logistico è stato impossibilitato a intervenire nel conflitto
con una partecipazione diretta di soldati e mezzi militari
italiani.
Anche a livello europeo si è innescata una
reazione a catena che ha isolato e messo in minoranza gli
Stati che hanno appoggiato la guerra. La guerra stessa, nelle
riflessioni degli interventisti è stata vista come guerra
ingiusta ma dolorosamente necessaria! Ciò ha portato ad
includere nei piani di chi ha preparato l'attacco il dovere di
limitare al massimo le perdite fre i civili, per non perdere
del tutto la faccia. Può sembrare poco, ma tutto questo non
era affatto scontato, ed è stato possibile grazie ad ogni
singola famiglia, scuola, parrocchia, associazione, movimento,
istituzione, che ha esposto e mantenuto esposto il vessillo
della pace per tutti questi mesi.
Grazie a questo
impegno, è cresciuta la consapevolezza rispetto alla guerra ed
al problema della giustizia nei Paesi del Sud del Mondo. Sono
state smascherate le ipocrisie di chi voleva giustificare la
guerra con la lotta al terrorismo o con l'impegno per la
libertà e la democrazia. Molta gente ha capito che questa
guerra, come tutte le guerre, nasce per soddisfare gli
interessi di pochi, mentre crea morte e sofferenze indicibili
per i popoli che la subiscono. Il no a questa guerra è
diventato il no a tutte le guerre, anche quelle più lontane e
dimenticate. Il sì alla pace ha aperto le porte all'impegno
quotidiano per nuovi stili di vita più attenti alla giustizia
e all'impatto dei nostri comportamenti sull'ambiente e sulle
condizioni di vita in tutto il pianeta.
Il frutto più
bello della campagna "Pace da tutti i balconi!" è però aver
fatto capire una cosa fondamentale: che la pace si costruisce
con il contributo di tutti e di ciascuno, per quanto piccolo
possa sembrare. Insieme si può arrivare a risultati grandi, a
piccoli passi e con sacrificio si possono modificare
situazioni che sembravano fuori portata. Ora è importante che
questa inestimabile ricchezza umana non si disperda.
Il
valore politico di questo movimento non può e non deve essere
ingabbiato all'interno di partiti e schieramenti elettorali.
Il popolo dell'arcobaleno è e deve restare trasversale, capace
di spronare tutti i partiti a compiere gesti di pace,
incoraggiando tutti e ciascuno a testimoniare i valori della
pace all'interno dei programmi elettorali che vorranno
proporre al vaglio degli elettori. Ci auguriamo infatti che i
partiti politici facciano tutti la loro parte, dando sempre
maggiore spazio alla fame e sete di giustizia e pace che i
cittadini in maniera così eterogenea, hanno voluto
testimoniare.
Sappiamo che forte potrebbe essere la
tentazione da parte delle forze politiche di appropriarsi
della bandiera della pace per scopi elettorali. Non è così che
potranno rispondere ai cittadini! In Italia tutti hanno
percepito che la Pace, lungi dall'essere una parola d'ordine
di alcuni partiti politici, era ed è un valore che può essere
condiviso da tutti, credenti e non, di destra, centro o
sinistra, di qualsiasi razza e ceto sociale.
Le
risposte che ci attendiamo dai partiti politici sono altre:
vorremmo sapere cosa ne pensano della liberalizzazione del
commercio internazionale delle armi (con le modifiche alla
legge 185), approvata proprio durante la guerra e passata
sotto silenzio; vorremmo sapere qual è la loro posizione sui
progetti di difesa comune europea, che prevedono la creazione
di altri eserciti ed un ulteriore aumento delle spese
militari; vorremmo sapere se si impegneranno affinché, nella
futura Convenzione Europea, sia sancito il diritto alla pace,
il ripudio della guerra, la neutralità attiva dell'Unione;
vorremmo sapere come intendano implementare concretamente il
dettato costituzionale che all'art. 11 dice: "L'Italia ripudia
la guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti
internazionali".
Ma non solo. Vorremmo anche capire
perché ci siamo fermati (dopo le promesse) nel programma di
riduzione del debito dei Paesi del Sud del mondo; vorremmo
capire quali sono (se ci sono) le proposte per garantire a
tutti i popoli l'accesso al cibo, all'acqua, alle cure mediche
e sanitarie; vorremmo sapere come i partiti intendono
accogliere chi arriva in Italia fuggendo dalle guerre e dalla
fame; vorremmo sapere cosa intendono fare di fronte ad un
modello economico socialmente ed ecologicamente insostenibile;
vorremmo capire che ruolo hanno in mente per il nostro Paese
rispetto alle guerre più o meno dimenticate che continuano ad
insanguinare il pianeta.
Tutto questo lo vorremmo
vedere scritto chiaramente nei programmi dei partiti politici
e soprattutto, fin da adesso, lo vorremmo vedere nel loro
agire quotidiano in Parlamento e in tutte le sedi
Istituzionali. Crediamo che gli Italiani abbiano diritto a
queste risposte, per poter decidere di conseguenza. Siamo
certi che questa volta non si accontenteranno di barattare
queste risposte con qualche bandiera arcobaleno su manifesti e
volantini elettorali.
11 Aprile 2003
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Hanno
sottoscritto l'appello: |
Padre Arnaldo De Vidi,
direttore del Movimento CEM
Mondialità Padre Alex
Zanotelli, missionario Comboniano Don Luigi
Ciotti, Gruppo
Abele, Presidente Associazione
Libera Teresa
Strada, Presidente di Emergency Flavio
Lotti, Tavola della
Pace Ernesto
Olivero, Sermig,
Torino Don Albino
Bizzotto, Presidente
Beati i Costruttori di Pace Don Oreste Benzi, Presidente Associazione Papa Giovanni XXIII Padre Giorgio
Beretta, Campagna di
pressione "Banche armate" Padre Marcello Storgato, Direttore del mensile "Missionari Saveriani" Padre
Agostino Rigon, CIMI,
Conferenza degli Istituti Missionari in Italia Don Alessandro Santoro,
Comunità delle Piagge,
Firenze Padre Ottavio
Raimondo, Direttore EMI Giovanni
Turiano, Presidente
Nazionale Gioventù Francescana Minori Emanuela Imbriaco,
Delegata Nazionale Giustizia
e Pace Gifra Minori Daniele Lugli,
Segretario nazionale Movimento
Nonviolento Don Franco
Tassone, Comunità Casa
del Giovane, Pavia
Antonio Vermigli, Direttore Notiziario Rete Radiè Resch Alessandro Marescotti,
fondatore di PeaceLink Mao
Valpiana, direttore
della rivista "Azione Nonviolenta" Massimo Paolicelli, presidente Associazione Obiettori
Nonviolenti
Lorenzo
Fantacci, presidente
nazionale della Gioventù Francescana
d'Italia Padre Mosè
Mora, missionario Comboniano
Silvia
Marceglia, FEMMIS,
Feminine Missionary Information Service
Gianni Novelli, direttore CIPAX, Centro
interconfessionale per la Pace di Roma
Suor Patrizia Pasini, Commissione Giustizia e Pace
delle Missionarie della Consolata CNCA,
Coordinamento Nazionale Comunità di
Accoglienza Pax
Christi Manitese Associazione Botteghe del
Mondo Roba dell'Altro MondoAgesci,
Associazione Guide e Scout
Cattolici Italiani |
Attac
Italia Nigrizia Missionari
Comboniani Gioventù Francescana Minori Gioventù
Francescana d'Italia Associazione Papa Giovanni
XXIII Vita, il settimanale Campagna per la
riforma della Banca Mondiale Medici senza
frontiere Volontari nel Mondo - FOCSIV Mi.Se.F.
Missionari Senza
Frontiere
Associazione ONG italiane CIPAX,
Centro
interconfessionale per la Pace di Roma Coordinamento Campagna "Pace
da tutti i balconi!": Massimiliano Pilati, Rete Lilliput, Gruppo di
Lavoro Tematico "Nonviolenza e Conflitti" Francesco Vignarca,
Rete Lilliput (Nodo di Como)
e Coordinamento Comasco per la Pace Tiziano Tissino,
Beati i Costruttori di Pace Nicoletta Landi,
Rete Lilliput (Nodo di Bologna) Michele Sciarabba, Rete Lilliput (Nodo di
Pavia) Marco
Servettini, Rete Lilliput (Nodo di Como) e Coordinamento Comasco per la
Pace Carlo
Burelli, Manitese Diego
Cozzuol, CEM
Mondialità Luca
Mucci, presidente
Associazione di solidarietà internazionale Modena Terzo
Mondo Lorenzo
Salvadorini, Associazione Chiodofisso Enrico Marcandalli,
Peacelink Francesco Iannuzzelli,
PeaceLink Maria Grazia Bonollo, Vicepresidente Beati i Costruttori di
Pace Giorgio
Bugliesi, Commissione
Giustizia e Pace, Parrocchia S. Angela Merici,
Milano |
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