OSSERVATORIO LETTERARIO 

*** Ferrara e l'Altrove ***

 

ANNO VIII – NN. 37/38   MARZO-APRILE/MAGGIO-GIUGNO 2004   FERRARA

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SAGGISTICA GENERALE

 

 Dal nostro corrispondente argentino:

 

 

Fernando Sorrentino — Buenos Aires (Argentina)

MARTÍN FIERRO, SPECCHIO DI OPPRESSI E STIMOLO DI TRADUTTORI 1)

(Martín Fierro, espejo de oprimidos y estímulo de trujamanes.)

 

Mentre fra le mie dune di caotiche carte cercavo dell'altro riesumò il caso un ritaglio giallognolo: nell'edizione del 27 aprile 1991 l'Argentinisches Tageblatt di Buenos Aires porta l'articolo «Martín Fierro und seine Übersetzer» (il Martín Fierro ed i suoi traduttori) a firma Marion Kaufmann.

Essendo il mio tedesco insufficiente e dietro mie suppliche Frau Kaufmann, mossa a pietà, mi regalò gli undici fogli dattiloscritti contenenti la versione spagnola del lavoro in questione.

Dalla sua intervista a don Alberto Gómez Farías, presidente del Circolo dei Traduttori del Martín Fierro, si desume che del libro insigne si potevano annoverare sino a quel momento (1991) trentatrè versioni in altre lingue o dialetti: arabo, armeno, basco, calabrese, catalano, ceco, cinese, coreano, croato, ebraico, esperanto, francese, galiziano, giapponese, greco, guaraní, hindi, inglese, italiano, lituano, polacco, portoghese, quechua, rumeno, russo, serbo, slovacco, sloveno, svedese, tedesco, ucraino, ungherese e yiddish. Di alcune lingue (inglese, italiano, portoghese) erano a loro volta state pubblicate varie versioni differenti.

Martín Fierro non rappresenta la lettura più ardua del mondo ma neppure la più semplice: esistono ancora oggi problemi d'interpretazione testuale che la filologia non ha potuto risolvere in modo tassativo e soddisfacente; anche enigmi poetici, allusioni misteriose, strane battute.

Quale magnanima motivazione può aver indotto i diversi traduttori ad affrontare un testo irto d'ogni genere di difficoltà non solamente linguistiche (intricate peculiarità sintattiche, morfologiche, fonetiche e lessicali) ma anche culturali (un ambito geografico, sociale e storico molto peculiare)?

Gómez Farías così lo spiega (mio è lo staccato):

 

Una gran parte (83%) dei traduttori del Martín Fierro è costituita da stranieri —professori, imprenditori, letterati— residenti a Buenos Aires che si videro attratti dal testo di Hernández. Sentirono quasi tutti che l'opera rispecchiava in misura importante il loro destino: l'oppressione da parte dei potenti, la sensazione d'impotenza, le persecuzioni, la fuga. Fu questa la seduzione che su di loro esercitò il personaggio. Man mano che assimilavano l'opera, essi si identificavano sempre più con il suo testo finché sorse il desiderio di tradurla e farla giungere ai propri paesi d'origine affinché i loro compatrioti vedessero che esistevano qui similari destini tragici.

 

Questa asserzione la si vede generalmente confermata dai diversi traduttori; due esempi saranno sufficienti.

Jorge C. Primbas (1906-?) fu colui che fece la traduzione in greco. Grazie alla solerzia di Marion sappiamo che

 

il suo destino fu molto simile a quello di Martín Fierro: prese parte alla Prima Guerra Mondiale, fu inviato al fronte, conobbe la vita del soldato. Come Martín Fierro perse il suo amico migliore ed era solito ricordare i felici tempi d'una volta. Emigrò in Argentina e rimase stupito dall'ospitalità e dal calore della sua gente. Quando scoprì la pampa ed il Martín Fierro avvertì la similitudini della sua vita con quelle dell'eroe di Hernández e decise di effettuare la traduzione per la quale gli occorsero quattro anni.

 

Il poeta Kehos Kliger fu autore della versione in yiddish. Era nato in Ucraina nel 1904 e giunse in Argentina nel 1936: morì nel 1985. Scrive Marion:

 

Aveva dietro di sé lasciato il terrore, le persecuzioni, l'occupazione straniera durante la Prima Guerra Mondiale. Nella storia di Martín Fierro, questo povero contadino che perse tutto quel che aveva e fu arbitrariarmente condotto nei fortini e perseguitato egli ritrovò la sua storia personale ed il suo personale destino e sentì di dover tradurre in yiddish il Martín Fierro.

 

Borges («Biografía de Tadeo Isidoro Cruz», El Aleph) il Martín Fierro lo chiamò libro insigne: «un libro la cui materia può essere tutto per tutti (I Corinzi 9:22) giacché è suscettibile di pressoché inesauribili ripetizioni, versioni, perversioni».

Di questa ricchezza letteraria, di questo costante stimolo del pensiero che il Poema ramifica nel profondo e nell'alto prova sono questi sforzi compiuti da tante persone di altre culture.

 

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                1)   Il presente scritto di Fernando Sorrentino è tratto da "El trujamán", giovedi 9 ottobre 2003. Indirizzo Internet: http://cvc.cervantes.es/trujaman/anteriores/octubre_03/09102003.htm  Il © del testo originale è riservato al Centro Virtual del Instituto Cervantes.

 

Traduzione © di  Mario De Bartolomeis

 

 

Link: http://members.xoom.virgilio.it/bellelettere/cocoliche.htm

 

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