Crociate


Intervista di "Avvenire" con lo storico Arrigo Petacco, autore di un libro controcorrente
su "L'ultima Crociata - Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell'Europa"
Crociate, legittima difesa?
Papa Pio V e la battaglia di Lepanto, Basilica Fourvière di Lione, foto di Nicola Bruni
Il papa San Pio V e la battaglia di Lepanto del 1571
in cui la flotta cristiana sconfisse quella ottomana bloccando l'assalto dei turchi musulmani all'Europa
(mosaico della Basilica di Notre Dame de Fourvière a Lione, foto di Nicola Bruni).
"Da qualche tempo i nostri storici, in nome del politicamente corretto, hanno messo in giro la tesi
che le crociate furono una vile aggressione dei cristiani cattivi contro il pacifico popolo islamico.
Invece è andata esattamente al contrario", sostiene Arrigo Petacco.
Islam e cristianità si erano già incrociati
a Ratisbona. Secoli prima del discorso
di Benedetto XVI di un anno fa, al quale
interessate strumentalizzazioni hanno dato coloriture improprie, proprio la città tedesca rappresentò la punta di massima avanzata dell’ondata musulmana
che tentava di sommergere definitivamente l’Europa.
Una coincidenza che ha catturato
l’attenzione del giornalista e divulgatore
storiografico Arrigo Petacco: «Incuriosito,
sono andato a frugare nelle carte,
per cercare di ricordare che cosa
era realmente accaduto a Ratisbona.
Ed è saltato fuori come quel luogo
sia altamente simbolico dei rapporti
tra Islam e Cristianità ».
Petacco ha convogliato le sue ricerche nel suo nuovo saggio "L’ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell’Europa", edito da Mondadori.
Un volume che, significativamente,
si apre proprio con le parole
di Manuele II Paleologo riportate
dal papa: «Una citazione - ammette
Petacco - che ignoravo.
Approfondendo, ho poi appurato
che Manuele II fu l’imperatore
bizantino che per più volte si era
insistentemente rivolto alla Chiesa
latina per ottenere un aiuto contro
la minaccia musulmana. Purtroppo,
Roma non rispose all’appello,
e alla fine la Chiesa di Bisanzio
fu fagocitata dall’Islam».
Battaglia di Lepanto, Basilica Fourvière di Lione, foto di Nicola Bruni
- Il titolo del suo lavoro si richiama espressamente all’«ultima crociata», quella combattuta sotto le mura di Vienna assediata. Eppure il termine sembra essere ancora d’attualità, frequente com’è nei discorsi degli estremisti islamici...
«Continua la retorica che identifica
'crociati' ed 'ebrei' con cattivo, il nemico.
Ma nel mio libro io ho voluto offrire,
sulle crociate, una chiave di lettura
nuova. Da qualche tempo i nostri storici,
in nome del politicamente corretto - che
poi significa dire bugie pur di star
tranquilli con tutti -, hanno messo in giro
la tesi che le crociate furono una vile
aggressione dei cristiani cattivi
contro il pacifico popolo islamico.
Invece è andata esattamente al contrario:
le crociate furono la legittima reazione
ispirata dalla Chiesa quando si accorse
che ormai l’islam era sul punto
di fagocitarsi l’Europa intera.

Ci si dimentica troppo spesso che,
quando Urbano II nel 1095 proclamò
la prima crociata, l’avanzata islamica
si era già spinta fino a Poitiers,
un paio di secoli prima; che aveva
occupato la Spagna; che aveva sommerso
la Sicilia; che si era spinta in Calabria.

Solo un secolo prima una spedizione
musulmana aveva risalito il Tevere
fino a devastare la basilica di San Pietro.
Urbano II aveva capito che era arrivato
il momento di fare qualcosa: altrimenti,
sarebbe stata la fine dell’Europa cristiana.
Ecco: le crociate furono sì una guerra
santa, ma condotta per respingere
un’altra guerra santa - la jihad -
che era in atto ormai da secoli».
- E Ratisbona?
«Prima di tutto, Ratisbona era la città
dove aveva sede la Dieta del Sacro
romano impero. E poi, la cosa più
importante: proprio Ratisbona fu
la punta di massima penetrazione
raggiunta dalla cavalleria del sultano,
nel suo tentativo di invadere l’Europa.

Quando Vienna fu cinta per la seconda
volta d’assedio, nel 1683, le armate
musulmane si spinsero un po’ più a nord
di Vienna: fino a Ratisbona, appunto.
È questo che dona un significato
particolare a quel luogo».
Battaglia di Lepanto. Basilica Fourvière di Lione, foto di Nicola Bruni
- Allora la cristianità, solcata
dal recente scisma protestante,
seppe reagire in modo compatto
davanti alla minaccia islamica?
«L’Europa riuscì a mostrarsi unita.
Oggi, purtroppo, sembra non esserne
più capace, ma allora, per quanto
la cristianità fosse divisa da lotte
intestine, quando scattava l’allarme
dell’invasione islamica il papa riusciva,
bene o male, a rimetterla insieme.
Con un’eccezione: la Francia, che già
allora trescava con l’islam tanto
da riuscire a concludere,
con Francesco I, quella che fu definita
l’ 'empia alleanza' di un re cattolico
con il sultano. Ma gli altri Paesi cristiani,
perfino l’Inghilterra, riuscirono a serrare
le fila, sorretti dal collante
della medesima fede».
- Nel suo saggio dedica ampio spazio
anche a un altro momento cruciale
del plurisecolare scontro tra Islam
e Occidente: la battaglia di Lepanto.
Un episodio che ancora ricorre
frequentemente in certa retorica
fondamentalista...
«Per loro fu uno scacco decisivo,
il momento in cui l’onda islamica
dovette rinunciare al suo sogno
di cogliere la 'mela rossa' - così
era indicata, nell’immaginario
collettivo musulmano, Roma,
con la sua basilica di San Pietro -.
In effetti, se quella battaglia fosse
stata vinta dall’islam la storia
dell’Europa avrebbe avuto
tutt’altro corso. E le nostre donne
porterebbero il velo».
- E l’assedio di Vienna?
«Si era nuovamente in bilico, ma anche
quella volta gli islamici furono respinti.
In definitiva, tutto si deve a quell’eroica
figura di padre Marco d’Aviano.
Un predicatore formidabile, con quelle
sue omelie dove mescolava tedesco,
italiano e latino eppure riusciva sempre
a farsi capire. Fu lui l’anima dell’ultima
crociata, con un ruolo simmetrico
a quello ricoperto da Pietro l’eremita
in occasione della prima.
I musulmani lo chiamavano " l’uomo
con il pezzo di legno in mano":
che sarebbe il crocifisso...
Marco d’Aviano è stato una leggenda
nel mondo islamico, mentre i
n Occidente è stato dimenticato
per secoli. Curioso che ci si sia
ricordati di lui solo da pochi anni.
Ma oggi, al riapparire della minaccia
islamica, l’Occidente ha riscoperto
il suo antico guerriero».
Edoardo Castagna
da AVVENIRE 2 ottobre 2007
Battaglia di Lepanto, Basilica Fourvière di Lione, foto di Nicola Bruni
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