Telefonino


Succedeva nel 1998: “E’ stato segnalato a questa Amministrazione l’uso sempre più frequente del cellulare in cattedra…”
La preistoria del telefonino a scuola
(che il ministro della Pubblica istruzione Berlinguer si dimenticò di vietare agli studenti)
Telefonini a scuola
"Allora una certa Deborah, figlia di un noto principe del foro, pretese di andare urgentemente al gabinetto
con il cellulare nascosto sotto la felpa".
Il professor Capello, docente di italiano
e latino, è un uomo di spirito e di raffinata cultura. Ma anche un formidabile pignolo. Spacca il capello in quattro e la parola in otto. Tiene cattedra nella sezione A di un liceo statale di “serie A”. Una sezione molto “in”, frequentata da danarosi rampolli
della “Roma bene”, tutti regolarmente
forniti di telefonino al seguito.
Con i suoi studenti - dicono di lui - è buono
come il pane o, meglio, come il vino…
dei Castelli Romani.

Cattolico d’ispirazione giovannea,
corregge minuziosamente l’errore,
ma salva sempre l’errante.
Tuttavia, come quel vinello senza
conservanti che acquista dai monaci
di Grottaferrata, talvolta prende d’aceto.
Gli succede specialmente quando
ha l’impressione che qualcuno, alla tv
o sui giornali, manchi di rispetto
alla sua figura di insegnante, facendo
di ogni erba - buona o cattiva - del campo
della scuola un unico… sfascio.
Una volta si legò al dito la battuta
“melensa” di un vicepresidente
della Camera, il quale, per richiamare
alcuni parlamentari che tumultuavano
durante una seduta, disse:
“Onorevoli colleghi, vi ricordo che
non siamo a scuola”. Ricambiò
l’apprezzamento alla prima occasione,
allorché squillarono contemporaneamente due cellulari durante un compito in classe:
“Ragazzi, vi ricordo che non siamo
alla Camera dei deputati. Potrete usare
il telefonino in aula quando sarete eletti rappresentanti del popolo”.

Allora una certa Deborah, figlia di un noto principe del foro, pretese di andare urgentemente al gabinetto, ai sensi dell’articolo 2 dello Statuto delle studentesse (diritto ai servizi), con il cellulare nascosto sotto la felpa. E lui dovette darle via libera, perché - come eccepì la principessina - non poteva perquisirla senza un regolare
mandato dell’autorità giudiziaria.

Il professor Capello non possiede
un telefonino. Ha rinunciato ad acquistare
questo nuovo feticcio della società
tecnologica per due buoni motivi:
per non essere obbligato a portarselo
sempre appresso, e per non essere
disturbato mentre lavora a scuola.

Perciò fu colto da un grave attacco
di acidità, quella sera di settembre del 1998
in cui apprese dal tiggì che il ministro
della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer
aveva “bacchettato”, con una circolare,
“gli insegnanti” per l’uso sempre più
frequente del telefonino in cattedra.
Telefonini a scuola
Telefonini a scuola
L’indomani, alcuni giornali, inzuppando
il pane nella circolare del ministro,
additavano al pubblico ludibrio maestri
e professori. “E’ stato segnalato
a questa Amministrazione - predicava
quella circolare - che l’abitudine all’uso
della telefonia cellulare si sta
diffondendo anche nel mondo
della scuola. La questione è stata peraltro
oggetto di un’interrogazione parlamentare
nella quale viene denunciato l’utilizzo
del cosiddetto ‘telefonino’ da parte
dei docenti anche durante le ore di lezione.
E’ chiaro che tali comportamenti - laddove
si verifichino - non possono essere consentiti
in quanto si traducono in una mancanza
di rispetto nei confronti degli alunni e recano
un obiettivo elemento di disturbo alle ore
di lezione che, per legge, devono essere
dedicate interamente alle attività
di insegnamento e non possono essere
utilizzate - sia pure parzialmente - per attività personali dei docenti”. Punto e basta.
Nessun cenno di divieto
per i telefonini degli studenti.

Capello sottopose la circolare ad analisi
logica, e ci trovò un complemento
di diffamazione generalizzata, laddove
si parla di uso del telefonino “da parte
dei docenti”, e un predicato “mal razzolato”,
nel punto in cui si dice che le ore di lezione
“per legge devono essere dedicate
interamente alle attività di insegnamento”.

Quindi piantò una grana nel collegio
dei docenti. “Il ministro - contestò - si è
dimenticato delle centinaia di ore che
vengono sottratte ogni anno alle normali
lezioni per i collettivi e le assemblee
studentesche, per le ‘autogestioni’
e ‘okkupazioni’ autorizzate o tollerate,
per la partecipazione degli studenti
a gite scolastiche, spettacoli, attività
e manifestazioni sportive, conferenze
di orientamento, eccetera eccetera”.

“Il ministro - incalzò Capello - ha motivato
la sua reprimenda con una interrogazione
parlamentare (di un deputato della Lega).
Dunque, mettiamo che un deputato della Lega segnali al ministro il caso di una maestra
“terrona” sorpresa a sferruzzare
dietro la cattedra durante un compito in classe. Che fa il ministro? Naturalmente, un’altra circolare a sproposito… per bacchettare i comportamenti diseducativi ‘delle maestre’, che presentano
un modello retrogrado di donna
dedita al lavoro della calzetta”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola - 1 ottobre 1998
******************************************



******************************************
Telefonini a scuola
E finalmente,
nel marzo 2007,
il ministro
della P.I.
Giuseppe Fioroni
è intervenuto
con una circolare
per vietare l'uso
del cellulare
in classe anche
agli studenti.
Clicca qui per il link con l'Home page del Belsito 1
Clicca
sulla rotatoria
per il link
con la pagina iniziale
del BELSITO 1
*