il manifesto - 18 Novembre 2003
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La scoperta della guerra
Diciannove bare sull'altare della patria. Un'enorme folla visita la camera ardente dei militari italiani morti a Nassiriya. Oggi i funerali solenni. Il governo ribadisce: la missione in Iraq continua. Bush: «Resteremo anche dopo l'insediamento del governo provvisorio»
Centinaia di migliaia di persone in fila. Dalle prime ore del mattino fino a tardi ieri sera e avanti per tutta la notte. Alla luce dei lampioni si arrampicano ancora gli italiani lungo l'altare della patria. Rendono omaggio ai dodici carabinieri, ai cinque soldati e ai due civili italiani morti in Iraq. Portano un fiore, un biglietto, molte lacrime. La tragedia della guerra si scioglie in una grandissima commozione. Il dolore popolare buca il muro di gomma della retorica. Ma non scalfisce il fronte della fermezza. Il governo e buona parte dell'opposizione anche nel giorno del lutto ripetono: restiamo in Iraq. Roma, piazza Venezia. Le bare dei militari caduti a Nassiriya arrivano poco dopo le sette. Ultima quella del caporale Petrucci, il più giovane, arrivata a Ciampino poco prima che atterrasse l'aereo di Ciampi, rientrato in tutta fretta da New York. Il presidente è commosso, già all'aeroporto militare e più tardi incontrando i familiari delle vittime. Composti nel loro dolore nella sala del Sacrario delle bandiere i parenti dei caduti ricevono il saluto delle autorità e poi dei cittadini comuni. Intanto sulla scalinata del milite ignoto i fiori cominciano a formare una grande aiuola. Poco lontano, centinaia di pacifisti non sventolano il tricolore ma la bandiera della pace. Erano lì per contestare Ariel Sharon, ma il premier israeliano che è in visita a Berlusconi («il nostro miglio amico in Europa») non si fa vedere. Al sit-in i Disobbedienti chiedono il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq: «La maniera più dignitosa per ricordare i morti è chiedere a gran voce che non ve ne siano più».

E' una voce, nel coro di retorica che rischia di coprire il dolore e il sentimento di orrore per la guerra. Oggi giornata di lutto nazionale. La Rai cancella gli spot per tutta la giornata, Mediaset solo un po'. I macchinisti a sorpresa annullano lo sciopero del trasporto locale. Il cardinale Ruini, che celebrerà i funerali nella basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, anticipa il suo pensiero: «L'Italia non può rinunciare all'impegno fermo e vigoroso nella lotta al terrorismo». A Nassiriya, dopo l'attentato, la sede del comando italiano subisce il saccheggio della popolazione disperata. A Washington Bush ha già deciso: resteremo in Iraq, anche dopo la metà del 2004, anche quando si sarà formato un governo provvisorio iracheno.
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