La scoperta della guerra Diciannove
bare sull'altare della
patria. Un'enorme folla visita la camera ardente dei militari italiani
morti a Nassiriya. Oggi i funerali solenni. Il governo ribadisce: la
missione in Iraq continua. Bush: «Resteremo anche dopo
l'insediamento
del governo provvisorio» Centinaia
di migliaia di persone in fila. Dalle
prime ore del mattino fino a tardi ieri sera e avanti per tutta la
notte. Alla luce dei lampioni si arrampicano ancora gli italiani lungo
l'altare della patria. Rendono omaggio ai dodici carabinieri, ai cinque
soldati e ai due civili italiani morti in Iraq. Portano un fiore, un
biglietto, molte lacrime. La tragedia della guerra si scioglie in una
grandissima commozione. Il dolore popolare buca il muro di gomma della
retorica. Ma non scalfisce il fronte della fermezza. Il governo e buona
parte dell'opposizione anche nel giorno del lutto ripetono: restiamo in
Iraq. Roma, piazza Venezia. Le bare dei militari caduti a Nassiriya
arrivano poco dopo le sette. Ultima quella del caporale Petrucci, il
più giovane, arrivata a Ciampino poco prima che atterrasse
l'aereo di
Ciampi, rientrato in tutta fretta da New York. Il presidente è
commosso, già all'aeroporto militare e più tardi
incontrando i
familiari delle vittime. Composti nel loro dolore nella sala del
Sacrario delle bandiere i parenti dei caduti ricevono il saluto delle
autorità e poi dei cittadini comuni. Intanto sulla scalinata del
milite
ignoto i fiori cominciano a formare una grande aiuola. Poco lontano,
centinaia di pacifisti non sventolano il tricolore ma la bandiera della
pace. Erano lì per contestare Ariel Sharon, ma il premier
israeliano
che è in visita a Berlusconi («il nostro miglio amico in
Europa») non
si fa vedere. Al sit-in i Disobbedienti chiedono il ritiro dei soldati
italiani dall'Iraq: «La maniera più dignitosa per
ricordare i morti è
chiedere a gran voce che non ve ne siano più».
E' una voce, nel coro di retorica che
rischia di coprire il dolore e il
sentimento di orrore per la guerra. Oggi giornata di lutto nazionale.
La Rai cancella gli spot per tutta la giornata, Mediaset solo un po'. I
macchinisti a sorpresa annullano lo sciopero del trasporto locale. Il
cardinale Ruini, che celebrerà i funerali nella basilica di San
Paolo
fuori le mura a Roma, anticipa il suo pensiero: «L'Italia non
può
rinunciare all'impegno fermo e vigoroso nella lotta al
terrorismo». A
Nassiriya, dopo l'attentato, la sede del comando italiano subisce il
saccheggio della popolazione disperata. A Washington Bush ha già
deciso: resteremo in Iraq, anche dopo la metà del 2004, anche
quando si
sarà formato un governo provvisorio iracheno. ALLE PAGINE 2, 3 E 4
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