Index
A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- O -- P -- Q -- R -- S -- T -- U -- V -- W -- X -- Y -- Z


BEATITUDINES [MACARISMI]

Il genere letterario delle beatitudini si occupa delle composizioni, che iniziano litanicamente con le parole 'beato-i', 'felice-i', secondo il modello canonico nelle beatitudini matteane e lucane (Mt 5, 3-12- Lc 6, 20-26). Le beatitudini risuonarono nelle comunità cristiane come segno di riconoscimento del Messia, venuto a inaugurare il tempo della gioia e manifestare la mitezza del cuore di Dio.

BENEDICTIO

La benedizione (bar k, eulogein - ber kâh, eulogia) è, nell'Antico Testamento, una confessione pubblica della potenza di Dio ed anche il favore concesso da Dio all'uomo. Le cose, campi e proprietà, sono benedette perché giovano al popolo. Ma la fonte di ogni benedizione è Dio, benché anche l'uomo possa benedire. In Cristo «siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale» (Eph 1, 3) e la chiesa ha ricevuto la facoltà di benedire.

Le antiche formule di benedizioni cristiane risentono l'influsso giudaico o paolino, o sono connesse con elementi eucaristici.

Per Ambrogio Benedictio est sanctiticationis et gratiarum votiva collatio (PL 14, 707).

La benedizione costitutiva conferisce una disposizione permanente al servizio divino (vesti liturgiche). Un tipo più solenne si ha utilizzando l'olio di consacrazione (chiesa). Nella benedizione invocativa, la persona o l'oggetto non sono mutati permanentemente (malato) e implica l'intercessione della chiesa in suo favore (CE 2, 164).

Tra le benedizioni, le principali sono quelle di ordinazione (dette talora di consacrazione) del vescovo, presbitero, diacono, suddiacono e ordini minori, nonché quelle di designazione di vedove e vergini. I catecumeni venivano benedetti prima del congedo dall'assemblea eucaristica e varie volte durante il catecumenato. L'assemblea veniva benedetta prima di sciogliersi e talora durante l'eucaristia. Categorie speciali sono le benedizioni super populum.

Di benedizioni nuziali parla Ignazio di Antiochia (+107) da parte del vescovo (Ad Polyc., PG 5, 723); Tertulliano dal Padre celeste (Ad Ux.: PL 1, 1415; DePud.: PL2, 1038; Ambr., Ep. 19: PL 16, 984; Cir. Al., In Joann.: PG 73, 223). La formula più antica di benedizione per Abati e badesse si trova nel Gregorianum. I più antichi riferimenti di benedizione di oggetti sono connessi con l'eucaristia, l'agape e l'iniziazione cristiana. Olio, formaggio, olive, frutta, fiori offerti al vescovo sono benedetti, come il calice e il pane, le lampade per la preghiera serale e l'olio per l'iniziazione.

Il Gelasianum contiene le benedizoni del cero pasquale e del fonte, i maggiori sacramenti, la solenne benedizione degli oli (Gel. 382ss). In questa fase sono introdotti oggetti connessi col culto, quali l'altare, il calice e la patena. Al tempo del Supplementum Anianense l'ambito degli oggetti da benedire si era ampiamente esteso sotto l'influsso monastico, e includeva luoghi quali il refettorio, dormitorio, scrittorio, cucina, granaio.

Le Constitutiones Apostolorum dicono che benedire è compito del vescovo e del presbitero, che non deve essere usurpato dal diacono o da un laico, Ippolito invece attesta che le mani sono imposte sul catecumeno dalla sua guida sia chierico sia laico (Ipp., n. 19).

Bestiarii

I libri bestiarii o libri di bestie hanno il loro primo riscontro nell'anonimo Physiologus greco, probabilmente del s.III d.C., tradotto più volte in latino dal s. VI. Il genere ha avuto ampio sviluppo nel medioevo, per il suo indulgere all'allegoria.

Nel Physiologus sono infatti raccolti esempi del mondo animale per illustrare e divulgare, in forma allegorica, le dottrine cristiane, e nei bestiari medievali sono illustrati animali, reali e fantastici (grifone), per finalità didattico-morali: ad una «proprietà» corrisponde una «moralizzazione» o interpretazione allegorica, fino a trasformare l'animale in simbolo carico di significato. Il leone diventa così simbolo di Cristo, perché biblicamente egli è il vittorioso «leone della tribù di Giuda».

Gli schemi e i tipi iconografici dei bestiari diventarono pressoché fissi, ed esercitarono una forte attrattiva sugli artisti, fornendo loro un repertorio di soggetti cari alla cultura popolare ed alla morale cristiana. Una sezione particolare era costituita dai volucrarii, dedicata particolarmente agli uccelli.

Biblia pauperum

Verso la fine del s.XII un anonimo ma dotto monaco benedettino della Baviera compose la Biblia pauperum, una sintesi della Scrittura in forme assai schematiche, destinata al vastissimo pubblico degli illetterati, analfabeti, senza istruzione: da qui la necessità di numerose e chiare illustrazioni, per aiutare anche chi leggeva a fatica o non sapeva leggere.

Tutta la storia della salvezza, dall'incarnazione di Cristo al giudizio finale, era raffigurata, ma un particolare sviluppo veniva dato alle scene commoventi dell'infanzia e della passione, e invece poche immagini riproducevano la vita pubblica di Gesù.

Nel primo esemplare si contano 38 gruppi di figure, disposti secondo uno schema fisso: l'immagine centrale, riproduce un episodio evangelico, altre due illustrano fatti dell'AT, quattro medaglioni rappresentano Profeti. Il testo latino era ridotto all'essenziale: tre esametri, con rima leonina, ben inscritti dentro nastri, ad imitazione dei tituli degli affreschi paleocristiani e romanici, quattro detti profetici, in relazione coi medaglioni, due lezioni bibliche.

BIOGRAPHIA et AUTOBIOGRAPHIA

Il genere letterario del bios, da cui biografia è attestato nel cristianesimo dalla Vita Isidori di Damascio, della fine del secolo V d. C. (Fozio, Bibl. Cod. 181 e 242), ma nella civiltà greca e latina aveva avuto una splendida fioritura. Almeno dal secoo IV a. C., infatti, sotto la spinta dell' enkomion retorico (Evagora di Isocrate) e della filosofia socratica (Agesilao di Senofonte), la biografia greca aveva assunto forma autonoma distinta dalla storiografia politico-militare, trovando la sua definizione esemplare nell'area della cultura ellenistica, influenzata dai canoni etici e psicologici della scuola aristotelica.

Ai biografi greci più celebri: Ermippo peripatetico, Antigono di Caristo, Satiro di Alessandria e Aristosseno di Taranto, e ai latini Varrone, Santra, Cornelio Nepote e Igino, fa esplicito riferimento Girolamo nel prologo del De viris illustribus; essi rimasero i modelli di fondo cui ispirarsi per disegnare le vite e i profili letterari degli autori cristiani, perché su tutti emergevano Svetonio Tranquillo con il De viris illustribus, Cicerone col Brutus, Eusebio di Cesarea con la Storia ecclesiastica.

La parte più originale della biografia cristiana, oltre i resoconti evangelici sulla vicenda terrena di Gesù di Nazaret, è costituita dalle vite dei santi, il cui studio rientra di pieno diritto nell'agiografia. Esse si pongono in oggettiva concorrenza con la produzione biografica greca relativa alle vite dei sofisti e dei filosofi, nella misura in cui l'ideale cristiano della santità viene definito come una sorta di filosofia. Le Vite dei sofisti furono scritte da Filostrato, autore anche della celebre Vita di Apollonio di Tiana, e da Eunapio; Vite e dottrine dei filosofi da Diogene Laerzio; la Vita di Plotino di Porfirio inizia la tradizione delle biografie neoplatoniche.

La biografia cristiana di edificazione spirituale si organizza intorno a due esperienze fondamentali e complementari: martirio e ascesi monastica, e porta a prfezione i primi abbozzi di agiografia costituiti dagli Acta e dalle Passiones dei martiri. La Vita Cypriani, scritta dal diacono Ponzio dopo il martirio del 258, è la più antica biografia agiografica di un vescovo-martire, e si contrappone alle precedenti passiones di laici e catecumeni, preludendo alle successive vite di santi vescovi, come la Vita Martini di Sulpicio Severo, la Vita Ambrosii di Paolino di Milano, la Vita Augustini di Possidio di Calama.

Su queste biografie un'influenza determinante esercitò l'agiografia ascetica o monastica, sviluppatasi nella seconda metà del secolo IV, con la Vita Antoni di Atanasio (357).

Oltre le vite di vescovi-monaci, numerose furono le biografie ascetiche, tanto in Oriente che in Occidente, come le Vitae di Gerolamo (Vita Pauli; Vita Malchi; Vita Hilarionis), la Vita di S. Macrina di Gregorio di Nissa, la Vita di Melania Iuniore di Geronzio, la Vita di Ipazio di Callinico, la Vita Severini di Eugippio. Al genere biografico monastico appartengono anche le numerose raccolte, del tipo Historia lausiaca di Palladio, la Historia philotheos di Teodoreto di Ciro, Vitae Patrum di Gregorio di Tours.
La biografia letteraria di Girolamo fu continuata per il periodo dal 392 al 480 dall'omonima opera di Gennadio di Marsiglia. La biografia storicopolitica, ampiamente praticata nel mondo greco-romano da Nicola Damasceno, Svetonio, Tacito, Plutarco di Cheronea, Scriptores Historiae Augustae, con tendenze sempre più marcatamente encomiastiche e panegiristiche, trova in ambito cristiano un sensibile interprete in Eusebio di Cesarea, autore della Vita Constantini, un panegirico a forte carica idealizzatrice.

A precedenti ellenistici, come rivela il P.Oxyr. 1176 - frammento della Vita di Euripide di Satiro (s. III a.C.) - risalgono pure i moduli della biografia dialogata, come il Dialogo sulla vita di San Giovanni Crisostomo di Palladio di Elenopoli, i Dialogi martiniani di Sulpicio Severo e i Dialogi di Gregorio Magno (il cui II libro costituisce l'unica e fondamentale biografia di s. Benedetto da Norcia).

L' autobiografia quasi mai raggiunge la forma propria di un vero genere letterario, per cui il poema autobiografico Sulla sua vita di Gregorio di Nazianzo e, soprattutto, le Confessioni di Agostino, l'Eucharisticos di Paolino di Pella, la Confessio di Ennodio di Pavia (forse la Confessio di Patrizio, oltre i frammenti autobiografici del Dialogo con Trifone di Giustino o dell'A Donato di Cipriano), rappresentano acquisizioni originali e di gran lunga superiori alla modesta orazione Sullo scambio di Isocrate, l'orazione I di Libanio, le autobiografie di Nicola Damasceno e Giuseppe Flavio, le memorie di viaggi e di guerre, le storie di conversione, come le Metamorfosi di Apuleio, gli hieroí lógoi di Elio Aristide. Le autobiografie cristiane infatti riescono ad armonizzare l'informazione biografica con l'autocoscienza della chiamata alla fede.

BOLLA - BULLA: Ad Latinorum mentem, Bulla est tumor globosus in aqua vel in alio liquore excrescens cum bullit aut spumam facit, repenteque evanescens (Aeg. Forcellini, Lexicon totius Latinitatis, sub voce bulla). A similitudine, bullae dicebantur clavorum capita umbellae formam referentia (vulgo borchie), quibus ornari solebant dfvitum fores quibusque decorabantur baltei atque cfnguli. Praesertim vero bulla appellabatur insigne quod a pueris Romanis a collo deferebatur ante pectus suspensum, quodque ingenuitatis et fortunae ducebatur signum: deponebatur una cum praetexta tempore togae sumendae; hac in puerili bulla effingi solebat humani cordis forma., Tandem bulla erat quoque gestamen quod triumphator ferebat: in eo includebantur remedia quae validissima credebantur adversus invidiam.

Media aetate, bulla nuncupatum est plumbeum sigillum dependens e pontificiis diplomatibus maioris ponderis: quOd nomen inde a XIII saeculo in ipsum diploma transiit.

Prima bulla exarata fertur aetate Innocentii IV Summi Pontificis (1243-1254).

Sat mature bullae divisionem passae sunt, atque sunt appellatae Privilegia et Litterae, vel, ut Benedictinis monachis placuit, Bullae maiores et Bullae minores prout rei diplomariae sollemnitas ferebat.
Privilegia fuerunt sollemnissima Summorum Pontificum acta quibus ex more aliquid concedebatur, promittebatur protectio, confirmabantur immunitates atque ecclesiasticae possessiones. Plerumque incipiebant a verbis: «in perpetuum». Non semper eadem fuit eorum. forma; a tempore papae Innocentii Il (1130-1145) etiam Cardinales illis subscribebant. Saeculis XI et XII quaedam. privilegia coepta sunt exped-iri minore cum sollemnitate, quapropter privilegia minora vel indulgentiae sunt appellata: per ea, specialem quandam ob gratiam, indulgebatur alfcui personae.

Postquam, saeculo XIII, privilegia eiusmodi sunt delapsa, sollemnibus Pontificum documentis nomen Litterae est fnditum. Earum initium ferèbat nomen Papae, cui adiungebatur sententia: Servus Servorum Dei, et concludebatur verbis: Salutem et Apostelicam Benedictionem. In fine Litterarum significabantur dies et mensis more Romanorum. Bonifatio VIII Summo Pontifice (1294-1303), haec leguntur in quadam cancellariae pontificiae praeceptione: «Est notandum quod litterae domini papae aliae bullantur cum serico, aliae cum filo cannabis»: priores quidem (id est sericae) continebant constîtutionem, concessionem, praeceptum..., alterae vero commissionem, notificationem ... : erant, scilicet, documenta exsecutoria. Bullarum membrana est spissior quam brevium et scriptio est Gothica);

II. Brevia seu Litterae Apostolicae sunt Litterae '' sub anulo Piscatoris'' (s. XIII, Clemens IV: ''Non scribimus sub bulla, sed sub piscatorio sigillo'') obsignatae, ad negotia politica et administrativa dicionis temporalis Pontificum tractanda, volventibus vero annis etiam negotia ecclesiastica et concessionem indulgentiarum. Dumtaxat s. XV usus Brevium evasit generalis. Exstrinsecus erant: sigillum rubrum Piscatoris anulo impressum in cera, peralba qualitas membranae, scriptio humanistica seu Italica interdum autem litteris minusculis et inclinatis ('corsivo') exarata, intrinsecus nomen Pontificis sine verbis «Servus servorum De¡» ponebatur sed statim nomen eius cui mittebatur; dies, mensis, et annus indicabantur modo «moderno»; raro ipse Summus Pontifex subscribèbat.

Brevia ad Principes

Sunt plerumque Litterae testes muneris crediti Nuntiis, vel Litterae per quas responsum datur epistolis per quas Principes exhibent Legatos suos. Earum est initium:

«Illustri et Honorabili Viro (Serenissimo Principi,
Serenissimae Principi, Augustae Reginae)
(ELISABETHAE II)
Regni Uniti Magnae Britanniae (Dei gratia Australiae)
et aliorum Suorum Regnorum Terrarumque Reginae eidemque
Nationum Communitatis a «Commonwealth» appellatae Principi
IOANNES PA ULUS PP. II

Augusta Regina, salutem et prosperitatem»

Post diei ascriptionem (Datum Romae, apud Sanctum Petrum, die... mensis... anno... Pontificatus Nostri...), ipse Summus Pontifex subs:ignat.10

Fere eadem ratione conscribitur Breve quo Principi declaratur priorem Nuntium a munere desiisse, pariterque respondetur Principi vel Rei publicae Moderatori exhibenti suum Oratorem Extraordinarium liberis cum mandatis apud Apostolicam Sedem.

Breve Apostolicum est littera anulo Piscatoris obsignata, quae negotia Summi Pontificis politica et admnistrativa et ecclesiastica (concessio indulgentiarum) complectitur.
Saeculo XV usus Brevium generalis evasit et, indole propria indutum, Breve a Bullis extrinsecus et intrinsecus secernitur.
Etenim extrinsecus sigillo rubro munitur, anulo Piscatoris impresso (in cera), qualitate membranae peralba ac tenuissima ab utraque parte, inscriptione ''humanistica'' seu ''italica'' (litteris minusculis et inclinatis) ; intrinsecus nomen Pontificis praeponitur (omisso ''servus servorum Dei''), dies, mensis, annus modo ''moderno'' (non secundum Calendarium Romanum) indicantur.
Hodie a Secretaria Status eduntur et a cardinali subscribuntur. Brevia Apostolica - Litterae anulo Piscatoris obsignatae, quae negotia Summi Pontificis politica et admnistrativa et ecclesiastica (concessio indulgentiarum) complectuntur (bullarum est spissior et solum ab interiore parte levis); (in Bullis scriptio est ''Gothica'').

B) De Brevibus.

Brevia erant Litterae clausae, anulo Piscatoris obsignatae, quae negotia ipsius Summi Pontificis vel negotia politica et admnistrativa dicionis temporalis Pontificum, postero tempore etiam negotia ecclesiastica (veluti concessionem indulgentiarum) complectebantur. Iam saeculo XIII, in litteris Clementis IV de anulo Piscatoris fit mentio: 'Non scribimus sub bulla, sed sub piscatorio sigillo, quo Romani Pontifices in secretis utuntur'. Sed solum saeculo XV usus Brevium generalis evasit et tantum ex illa aetate indoles propria est indita Brevibus, quae a Bullis extrinsecus et intrinsecus secernuntur: a) extrinsecus: sigillo rubro, quod anulo Piscatoris imprimitur (in cera); quacirca dicitur: 'sub anulo Piscatoris'; deinde alia est qualitas membranae: est enim peralba ac tenuissima ab utraque parte, bullarum autem membrana est pro more spissior et solum ab interiore parte levis; denique scriptio est "humanistica" seu "italica" vel litteris minusculis et inclinatis (vulgo "corsivo") exaratur (in Bullis habemus scriptionem "Gothicam" ac deinde "bullaticam"). b) intrinsecus: nomen solum Pontificis pracponitur (non adJuntur verba: "servus servorum Dei"), subsequitur nomen elus, cui scribitur, et salutatio: benedictionem et apostolicam benedictionem"; dies, mensis, annus modo "moderno' (non secundum Calendarium Romanum) indicantur. Raro summus Pontifex ipse subscribit.

Brevitas: veni, vidi, vici

Bulla - nomen a plumbeo (vel rariore argenteo vel aureo) sigillo datur, quod documento appendebatur filo serico vel cannabino.
In parte antica 'adversa' extat vultus Apostolorum Petri et Pauli SPE(trus), SPA(ulus); in parte postica 'aversa' nomen Pontificis.
Bulla dicitur dimidia, si caret nomine Pontificis, sede vacante, vel Pontifice nondum coronato).
Inscriptione gothica adhibetur. E.c. Bulla Exurge Domine a.1520 et Decet Romanum Pontificem a.1521, LEO X Lutherum damnavit; Regimini militantis Ecclesiae PAULUS III a. 1540 Societatem Iesu adprobavit et Dominus ac Redemptor CLEMENS XIV 11.VII.1773 suppressit, Sollicitudo animarum PIUS VII, a. 1814, restituit; Ineffabili Pius IX, 8.XII.1854 Immaculatae B.M.V. Conceptionis dogma declaravit.
Bulla - nomen a plumbeo (rarius argenteo vel aureo) sigillo datur, quod documento appendebatur filo serico vel cannabino (in parte antica ‘adversa': vultus Apostolorum Petri et Pauli SPE(trus), SPA(ulus) in parte postica ‘aversa': nomen Pontificis vel vacua = Bulla dimidia, sede vacante vel Pontifice nondum coronato). Bulla Exurge Domine a.1520 et Decet Romanum Pontificem a.1521, LEO X Lutherum damnavit; Regimini militantis Ecclesiae PAULUS III a. 1540 Societatem Iesu adprobavit et Dominus ac Redemptor CLEMENS XIV 11.VII.1773 suppressit, Sollicitudo animarum PIUS VII, a. 1814, restituit; Ineffabili Pius IX, 8.XII.1854 Immaculatae B.M.V. Conceptionis dogma declaravit.
Arenga constituitur ratione Bullae, primis verbis expressa, quibus citatur. Specimen Bullae:
''Unam sanctam Ecclesiam catholicam et ipsam apostolicam urgente fide credere cogimur et tenere, nosque hanc firmiter crcdimus et simplicitcr confitemur, extra quam nec salus est nec remissio peccatorum...- quae unum corpus mysticum repraesentat, cuius corporis caput Christus, Christi vero Deus. In qua unus Dominus, una fides, unum baptisma. Una nempe fuit diluvii tempore arca Noe, unam Ecclesiam praefigurans, quae in uno cubito consummata unum, Noe videlicet, gubernatorem habuit et rectorem, extra quam omnia subsistentia super terram legimus fuisse deleta... Igitur Ecclesiae unius et unicae unum corpus, unum caput, non duo capita quasi monstrum, Christus videlicet et Christi vicarius Petrus Petrique successor dicente Domino ipsi Petro: 'Pasce oves meas.' 'Meas,' inquit, et generaliter, non singulariter has vel illas: per quod commisisse sibi intelligitur universas. Sive ergo Graeci sive alii se dicant Petro eiusque successoribus non esse commissos: fateantur necesse est se de ovibus Christi non esse, dicente Domino in Ioanne, unum ovile, unum et unicum esse pastorem''.

Specimina bullarum sunt Exemplaria

Media aetate maximum momentum habuit Bulla ''Unam sanctam'' Bonifacii Papae VIII.

<A HREF="http://www.gmu.edu/departments/fld/CLASSICS/papal.html">To Papal Bulls

bullatores seu bullarii plumbeis sigillis muniebant.


Ad indicem

Quaestiones