Index
A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- O -- P -- Q -- R -- S -- T -- U -- V -- W -- X -- Y -- Z


Eccessi della retorica

E' stato rilevato come la disposizione dei sintagmi all'interno della proposizione può portare ad effetti imprevedibili nella logica del discorso.

Ad esempio si possono ricavare ben sette milioni di frasi disponendo in successione i sette segmenti delle dieci proposizioni (trasscrizione dalla rivista '' '', p.63)


Il coefficiente più atto di socializzazione giovanile privilegia la costellazione di determinati valori a livello familistico analizzando in modo inequivocabile il settore più rappresentativo del campione
Il ritorno dei giovani ai valori sollecita un corretto rapporto generazionale in una visione organica e complementare affrontando in uno sforzo di identificazione adeguato la ridefinizione della figura dei giovani dell'area urbana
Il modello ermeneutico evidenzia l'accorpamento delle funzioni e delle urgenze nell'ambito di un'indagine rigorosa puntualizzando senza qualunquismi e senza dogmatismi le forme ataviche della coscienza sociale
Il rapporto tra appartenenza sociale e valori definisce operativamente la ricognizione dei bisogni emergenti per ragioni di comparabilità rivisitando in rapporto all'elemento tradizionale la coscienza politica progressiva
L'analisi fattoriale del campione tende ad inverare l'estensione dello spazio politico in misura da definirsi ulteriormente fattualizzando nella specificità della situazione un atteggiamento politicamente rivoluzionario
La correlazione tra qualunquismo e autoritarismo presuppone una politica organica di sviluppo in rapporto al profilo culturale riprogettando in una differente equazione di regressione la matrice socio culturale del gruppo
La variabile indipendente sottolinea la pregnanza obiettiva al di là di ogni visione di parte esplicitando con gli indici più significativi la reinvenzione degli obiettivi educativi
La regressione multipla porta avanti la struttura latente dei bisogni in un rapporto multidisciplinare attivando in una preoccupante carenza etica il problema degli intellettuali organici
L'influenza di una variabile socio culturale designa la dimensione politica della realtà attraverso una risignificazione del progetto non dando per scontato a monte e a valle la potenzialità inespressa del mondo contadino
La coscienza politica emergente riconduce a sintesi le caratteristiche socio culturali in maniera non totalizzante ipotizzando in una visione destrutturata la nuova cultura giovanile post-industriale


Effictio:

ellissi - elleipsis - mancanza di qualche elemento.

elocutio - lexis - est III pars artis rhetoricae, quae agit de lingua et stilo.

ELOGIO

dizionario di omiletica s.v. Elogio

elogio dal punto di vista semantico fissa il lungo processo di un fortunato genere retorico, rilanciato in età rinascimentale dall' elogio della follia (a.1511) di Erasmo di Rotterdam, e coltivato ancora oggi.

Nozione e genere letterario

elogio o laudatio nella tradizione classica latina, ripresa anche da recenti documenti documenti pontifici, laudatio aveva almeno due accezioni principali:

I cristiani da parte loro accostarono la laudatio (laudes) alla confessio, soprattutto nell'esposizione dei salmi.

Il latino elogium (da una contaminatio, sembra, del greco elegeion con il latino eloquium) rievoca innanzitutto una iscrizione in versi, di carattere commemorativo o celebrativo, vicina all'epitafio, ma così stringata che non rare volte si presenta oscura. Il metro elegiaco ben si prestava a scolpire, con lapidaria brevità, le virtù dell'uomo, del quale si voleva perpetuare il ricordo, nel monumento; è infatti composto, nella forma più frequente dell'epigramma, da due versi (distico), chiamati tradizionalmente esametro e pentametro, il cui schema, nella scansione pura, si presenta come una successione di sei piedi (metri) dattilici (esametro) interrotti da una cesura (normalmente a metà del terzo piede: semiquinaria) e da due kola simmetrici, anch'essi dattilici, nell'interpretazione classica, interrotti da una pausa dopo il terzo piedo (catalettico in syllabam): - v v, - v v, - | v v, - v v, - v v, - x || - v v, - v v, - | - v v, - v v, - . Non mancano tuttavia altre forme metriche.

L' elogio si scolpiva più frequentemente sulle tombe, ma comune era pure l'uso di scriverlo sulle immagini degli antenati, per elencarne con compiaciuta civetteria, dopo il nome e le cariche politiche o civili, le singole imprese. Non sono rari gli elogi fissati anche su stele votive o su monumenti di persone viventi.
E proprio da tale epigrafia laudativa, come sembra, si sviluppò il genere letterario dell' elogio, che poi abbandonò tanto la forma metrica quanto la brevità della composizione, per marcare invece sempre più i toni dell'ampollosità epidittico-dimostrativa dell'oratoria, sia in riferimento ad argomenti di indubbia serietà riguardo a persone e istituzioni, sia in riferimento ad argomenti futili, come l' elogio della polvere, della mosca, della calvizie, della negligenza, soprattutto nelle esercitazioni, definite negativamente retoriche.

Il termine elogio, come laudatio, si caricò o conservò anche contenuti giuridici e giudiziari: elogium era la clausola testamentaria, lo stesso testamento, le generalità e il crimine del delinguente, gli atti del processo.

L' elogio dei Latini corrisponde sostanzialmente, secondo alcuni autori, all'enkomion dei Greci, fissatosi esso pure, con l'andare del tempo, nel genere del discorso laudativo, in versi o in prosa, rivolto agli dei, agli eroi, agli uomini illustri, persino alla propria moglie, mentre in origine era piuttosto un canto corale processionale (prosodiaco) in lode di personaggi insigni (come l'epinicio), o un canto celebrativo conviviale (come lo scolio).

Si oppone all' elogium, ma solo quanto a contenuti, il discorso che potemmo definire di condanna, quali lo psogos, lo skomma, la damnatio memoriae, il biasimo, la censura, coi numerosi verbi, fra i quali i più usati sono: blasfemein, dysfemein, kakologein e kakos legein, loidorein, memfesthai, oneidizein, psegein; così come a laudatio si contrappone vituperatio e i suoi sinonimi.

L' elogio cristiano

In campo cristiano il genere, prestandosi molto bene per la celebrazione dei magnalia Dei, tanto nella creazione, quanto nella 'ricreazione' - redenzione, nonché nella fortezza dei martiri e confessori della fede, e in genere dei santi, assurse a grande splendore, restando tuttavia sempre fortemente legato allo schema formale classico e tradizionale.
Sono stati tramandati brevi elogia cristiani epitimbici (sepolcrali), iconici (didascalici), letterari, in forma metrica (poesia) e in prosa, accanto a lunghe orazioni encomiastiche, un elenco delle quali in nuce potrebbero considerarsi le scultoree sintesi, che di ciascun santo vengono proposte nei Martirologi (martyrum elogia). Tali discorsi evidentemente si debbono ricollegare anch'essi tutti al genere dell'orazione epidittico-dimostrativa.
Ma non mancarono le forme negative dello psogos e dello skomma, contro gli spiriti maligni soprattutto, gli eretici e i nemici della Chiesa. Occorre pure ricordare che presso i cristiani l' elogio, ha subito una peculiare trascrizione semantica, quando da discorso o breve componimento scritto o pronunziato in lode di un personaggio o di qualcosa, divenne eulogia, assumendo il significato di benedizione, rendimento di grazie, dono eucaristico, dono benedetto, qualunque oggetto usato per devozione.

Non sempre è facile distinguere l'elogium dal tractatus o dall'homelia, o dal sermo, del quale l' elogio sembra essere più un sottogenere, che non un diverso genere, così come l' epainos appariva ai Greci una specie appartenente all'egkomion. Comunemente si sottolinea la finalità principalmente didattica del trattato, espositiva biblica dell'omelia e generica del sermo; indubbiamente però l'elogium è più vicino, se non coincidente, con l'homelia enkomiastiké e il sermo panegyricus, di tono specificamente laudativo. Agli elogi dei divi imperatores si affiancano o sostituiscono quelli dei vescovi.

La retorica dell' elogio

Occorre distinguere la definizione dell' elogio, che si potrebbe chiamare sincronica da quella diacronica, e inoltre la definizione dell' elogio in senso lato da quello in senso stretto. Per dare una giustificazione a questa necessaria distinzione basti pensare che il vocabolario del discorso epidittico greco sotto la voce panegyrisai può collocare: egkomiasai, epainesai, epeuphemesai, faidrynai, gnorisai, kallopisai, kosmesai, lamprynai, semnologia, systesai, con termini che contengono in germe la descrizione completa dell' elogio retorico.

Certamente non tutti questi termini sono equipollenti: adein ha la sfumatura dell' elogio poetico; airein suggerisce amplificazione, eulogein, eulogia sono poetici e testamentari.
Gregorio il Taumaturgo nel ringraziamento ad Origene (24.25.29.31.32.33.35.37) definisce i suoi elogi: ainos, epainos, euphemia, time, hymnos.
Molto usati sono pure i verbi hymnein, kosmein, legein, makarizein, thaumazein.
Tuttavia sono le voci enkomion ed epainos, epainein quelli più direttamente connessi con l' elogio in senso stretto, le cui parti essenziali possono riassumersi

Volendo dare uno sguardo sintetico al genere si può quindi affermare che l'encomio pagano e cristiano dei Greci, atteso il suo sviluppo, non si distingue marcatamente dall' elogio pagano e cristiano dei Latini, e pur essendo rischiosa ogni divisione e definizione sincronica, si potrebbe anche determinare la sostanziale uguaglianza dello schema compositivo, comprendente innanzitutto il ritratto (imago, genos, fysis) fisico e morale della persona (defunta o vivente) o della istituzione o dell'oggetto preso in esame, gli aspetti positivi (kallos-forma, species, dignitas, pulchritudo) del suo essere, del suo agire, del suo evolversi, e infine l'invito al plauso (makarismos) o al ricordo (memoria), o all'imitazione (mimesis) rivolto ai presenti, o ai lettori, o agli occasionali passanti.
Da qui l'uso, a volte sconsiderato, ma perfettamente in sintonia col genere, dell'amplificazione, dell'esemplificazione spesso unita al confronto, della prosopopea, dell'iperbole e, in campo soprattutto cristiano, della visione, del sogno, dell'intervento diretto divino (che richiama di frequente il deus ex machina dei tragici).

Particolarmente sottolineate, nella trattatistica greco-romana pagana dell' elogio, le cinque qualità fisiche della salute (valetudo), della grandezza (megethos), della velocità (tachos), della robustezza (vires), della bellezza (kallos), e le componenti formative della paideia e del regime politico (politeia).
Nei confronti degli dei è esaltato il loro potere e i benefici effetti della loro protezione. Ingredienti immancabili nell' elogio (discorso) sono l'ammirazione, la gratitudine, l'affetto, la gioia, e, in quelli funebri, la grave perdita per l'umanità intera, la tristezza accompagnata dal lamento, l'assicurazione che il defunto mai verrà dimenticato.

Smaragdo (Liber in partibus Donati. De qualitate nominis, CCM 2T, 303) spiega con esempi la differenza tra l' elogio e il vituperio: ''Magnus imperator'' dicimus laudantes et ''magnus latro'' uituperantes, ''grande malum'' et ''grande bonum'', ''lata et spatiosa lectio, quae ducit ad uitam'' et lata et spatiosa uia, quae ducit ad mortem, ''longa pax'' et ''longa discordia'', ''aperta laudatio'' et ''aperta uituperatio''; sic et reliqua'', mentre Cassiodoro nella Expositio psalmorum dà un'articolata definizione del genere, notando argutamente la differenza tra lo storico che deve trattare tutti gli aspetti e il laudator che può invece spaziare a piacimento solo nei campi che lo interessano: ''Siue (ut patri augustino placet) libera est laudatio a lege narrantis; nam qui texit historiam, necesse habet omnia commemorare plenissime; qui uero laudat, pauca de plurimis tetigisse sufficiet'' (in ps. 104, 476); lo stesso Cassiodoro (in ps. 92, 30) usa sinonimicamente laus e laudatio: ''Et ideo laus sanctae incarnationis eius psalmi istius contextione cantatur. Primus locus est a pulchritudine ipsius, deinde a fortitudine, tertio ab operibus, quarto a potestate, quinto a laudibus uniuersitatis, sexto a ueritate dictorum, postremum a laude domus ipsius, quam decet aeterna exsultatione gaudere. Sic istis septem sedibus argumentorum demonstratiui generis est formata laudatio''.
A volte gloria è connessa a laudatio: ''Gloria enim dicitur celebre praeconium, et frequentata laudatio'' (in ps.23, 186), ''Gloria est multorum ore celebrata laudatio'' (in ps. 70, 170), ''Gloria est bonorum actuum frequentata laudatio'' (in ps. 149, 94).

Una chiara condanna dell' elogio (declamato in onore delle autorità civili), nella sua forma più diffusa del panegirico, si trova, oltre che in autori classici pagani come Tacito (Annales 3,60,3 e 63) e Plutarco (Sylla 13,5), in Isidoro di Siviglia (Etymologiarum [Originum] 6,8,7), il quale, certamente sulla scorta delle sue fonti, compendia e generalizza la condanna di Lattanzio nei confronti della divinizzazione dei sovrani, quale appariva appunto nei panegirici, e afferma perentoriamente che tale genere letterario è immorale e osceno, oltre che falso e pieno di indecorose adulazioni: ''Panegyricum est licentiosum et lasciviosum genus dicendi in laudibus regum, in cuius compositione homines multis mendaciis adulantur. Quod malum a Graecis exortum est, quorum levitas instructua dicendi facultate et copia incredibili multas mendaciorum nebulas suscitavit''.

L' elogio nei documenti postconciliari

Nella raccolta della Banca dati di Documenti Ecclesiali Magistra (1993) la parola elogio (in italiano), non calcolando i sinonimi e le parole affini, ricorre 23 volte al singolare, 2 volte al plurale, 6 volte nel verbo elogiare all'infinito, 1 volta rispettivamente nell'indicativo presente 1pl. e nel participio passato maschile e femminile singolare. Nella maggior parte di questi luoghi il termine viene usato nel significato comune di lode, lodare, che in latino corrisponde quasi sempre alle voci classiche laudare, laudatio.

Vicino alla definizione del genere letterario appare il documento di Giovanni Paolo II sull' VIII Centenario della nascita di S. Francesco d'Assisi, 15 agosto 1982: ''Splendeva come stella fulgida nel buio della notte e come luce mattutina diffusa sulle tenebre'': con queste parole Tommaso da Celano ha presentato s. Francesco d'Assisi, del quale fu il primo biografo. Mi piace rinnovare tale elogio (praeconium), mentre si celebra la memoria dell'ottavo centenario della nascita di questo illustre uomo''; similmente nel Centenario della morte di San Giovanni Bosco (n.3), il 31 gennaio 1988, scrive: ''Egli sentiva di aver ricevuto una speciale vocazione e di essere assistito e quasi guidato per mano, nell'attuazione della sua missione, dal Signore e dall'intervento materno della vergine Maria. La sua risposta fu tale che la chiesa lo ha proposto ufficialmente ai fedeli quale modello di santità. Quando nella pasqua del 1934, alla chiusura del giubileo della redenzione, il mio predecessore di immortale memoria, Pio XI, lo iscriveva nell'albo dei santi, ne tessé un indimenticabile elogio (laudationem)''.

Nello stesso senso, a quanto pare, va inteso il documento dello stesso Pontefice, in lingua francese, L'invecchiamento della popolazione, del 22 luglio 1982, al cap. I. Valore e dignità della vecchiaia, ove, accennando proprio alla vecchiaia, che deve essere compresa come un elemento che abbia valore particolare all'interno di tutta la vita umana, vengono usati in modo fluttuante le parole elogio e panegirico: ''La Bibbia parla spesso dell'età avanzata o degli anziani con rispetto ed ammirazione. Il libro dell'Ecclesiastico, per esempio, dopo aver intessuto l' elogio (l' éloge) della sapienza unita ai capelli bianchi (25,4-6), intraprende un lungo panegirico degli anziani i cui ''corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre'' (44,14; cf. cc. 44-51).

Tuttavia, al di sopra di tali distinzioni, deve essere tenuto nel debito conto quanto prescrive, sembra categoricamente, Il Messale Romano, pubblicato dalla Sacra Congregazione per il culto divino il 26 marzo 1970, al n.338: ''Nella messa esequiale si tenga normalmente una breve omelia, escludendo però la forma dell' elogio funebre (laudationis funebris). Si raccomanda l'omelia anche nelle altre messe per i defunti con partecipazione di popolo''.
La volontà del legislatore, nel distinguere i due generi, dell' elogio (funebre) e dell'omelia, vuol chiaramente riproporre o ripristinare la portata liturgica del sermone nella sua forma propria, legata ai contenuti e ai valori della Liturgia della Parola.

Questa norma, che appare unica nella letteratura legislativa postconciliare, insinua, con una prudente cautela, di riportare anche i panegirici dei Santi, che hanno luogo nel contesto della celebrazione liturgica, al loro autentico ruolo di meditazione delle Sacre Scritture, che vengono proclamate nella Messa, e a porre l'accento più sui mirabilia Dei operati nella Storia della Salvezza, che sulle (pie) leggende, che accompagnano la fantasia popolare (o degli storici), nel celebrare (esaltare, elogiare) i Santi.
Siccome tuttavia le 'tradizionl' popolari (o definite tali) hanno una loro 'tirannia', che potrebbe impedire l'attuazione piena del suggerimento liturgico, si potrebbe introdurre l'uso di proclamare l' elogio (ridimensionato quanto ad estensione) del Santo all'inizio della Liturgia Eucaristica, dopo l'ammonizione introduttiva, e l' elogio funebre, come del resto suggerito espressamente, alla fine del rito esequiale, prima del commiato, lasciando così l'omelia al suo ruolo proprio e necessario.

Cenni bibliografici

Ha tentato di tessere la storia di questo genere letterario, agli inizi del XX secolo, G.FRAUSTADT, con la dissertazione Encomiorum in litteris Graecis usque ad Romanam aetatem historia, Leipzig 1909, privilegiando, secondo i pregiudizi estetici winckelmanniani, l' originalità greca; ma un contributo decisivo hanno dato di recente per la storia del genere gli interventi articolati di G.A. KENNEDY, The Art of Persuasion in Greece (A History of Rhetoric, 1), Princeton 1963, The Art of Rhetoric in the Roman Worl, 300 B.C.-A.D. 300 (A History of Rhetoric, 2), Princeton 1972, Classical Rhetoric and Its Christian and Secular Tradition fron Ancient to Modern Times, Chapel Hill 1980, Greek Rhetoric under Christian Emperors (A History of Rhetoric, 3), Princeton 1983, con altri studi interpretativi del messaggio biblico, attraverso le categorie retoriche. Più di recente L.PERNOT ha pubblicato due volumi sul tema specifico dell' elogio, tessendone la storia e la tecnica, con amplia bibliografia, nel vol. I e i valori nel vol. II: La Rhétorique de l'Eloge dans le monde Gréco-Roman, Tome I: Histoire et Technique, Tome II: Les Valeurs, Institut d'Etude Augustiniennes, Paris 1993; C.MAZZUCCO, Vino nuovo e otri vecchi. Per una ricerca sull'encomio cristiano, in De tuo tibi. Omaggio a I.Lana, Bologna, Pàtron, 1996, 451-478.

ENALLAGE - Enallage - permutatio, mutatio - est figura sensus, qua forma grammaticalis alia minus communi commutatur: pregare giovane.

endoxon est quod notum est omnibus et verum putatur - contraponitur paradoxo, quod licet sit interdum verum ab fere omnibus gentibus non creditur verum.

ENFASI
devi essere forte come un uomo (concetto a posto della caratteristica insita nel concetto).

entimema est syllogismus qui innititur endoxis (scilicet probabilibus argumentis), implicitis quoque: errare potest, quia homo est.

epanalessi - epanalepsis - iteratio: eu, eu, eu me miserum!

epanortosi - epanorthosis - correctio - cum quae dicuntur fere correguntur: dicam quae sentio, vel potius quae opportuna sunt.

epidittico - demonstrativum - denotat genus oratorium, elogium, vituperationem, orationem funebrem.

EPIFORA: ripetizione alla fine di frasi successive: tornerò domani, ti vedrò domani, ti abbracerò domani.

EPIGRAMMA

Con il nome di epigramma si indicano tre tipi di componimenti distinti:

Rinnovato nel contenuto e nei moduli espressivi, si presenta anche nell'antichità cristiana soprattutto nella primaria accezione di iscrizione, metrica o prosastica, destinata o non all'incisione, di carattere funebre (epitaffio) o dedicatorio.

L'epigramma letterario cristiano dopo Costantino in Oriente è eviluppato da Gregorio di Nazianzo e in Occidente da papa Damaso (366-84). Tra il 357 e il 385, Gregorio compose un gruppo di Epitaffi in vario metro (distici elegiaci, esametri e trimetri giambici), ricordando persone scomparse e rivivendo temi della poesia greca e dell'epigrammatica alessandrina (labilità e infelicità dell'esistenza, gloria che segue chi ha compiuto gesta degne di ricordo) entro la luce della speranza cristiana. In Occidente, l'antico elogium funebre romano rivive cristianizzato nell'epigramma damasiano, che s'impone come nuovo ed autonomo genere letterario. Damaso restaurò quasi tutte le memorie monumentali suburbane dei martiri dei secoli precedenti, facendo incidere in bella scrittura quadrata da Furio Dionisio Filocalo, sui loculi restaurati, gli elogia metrici, utilizzando quelli che correvano di bocca in bocca in mezzo alle comunità cristiane e componendone ex novo. L'esempio è seguito da Paolino di Nola (s.IV-V), che restaura basiliche e ne costruisce di nuove, ornate di mosaici, di pitture e di iscrizioni (Ep. 32) e da Prudenzio (s.IV-V), autore di un Dittochaeon: 49 tetrastici esametrici, per spiegare il soggetto di 49 quadri, 24 dell'AT e 25 del NT, probabilmente 24 per illustrare ciascun lato di una basilica e 1 per l'abside.

L'uso di iscrizioni accanto a pitture e a mosaici nelle basiliche ut littera monstret quod manus explicuit (Paol. Nol., Carm. 27, 584 s) era comune. Con i due epigrammi di Prospero d'Aquitania: In obtrectatorem Augustini e Epitaphium Nestorianae et Pelagianae haereseon, scritto dopo il 431, si ritorna all'epigramma come componimento satirico messo al servizio della polemica teologica.

Una più ampia raccolta di epigramma di contenuto dommatico e morale sono i 106 Epigrammata ex sententiis S. Augusttni, scritti verso il 451 contro gli eutichiani.

Vari componimenti epigrammatici - tra i quali spicca quello in memoria di Claudiano Mamerto - nonché dedicatori di nuove chiese si ritrovano nei 9 libri di Epistole di Sidonio (s.V). Nel s.VI in Oriente l'epigrammatica assume caratteri lascivi e scherzosi anche in autori di indubbia fede cristiana, come Paolo Silenziario e Agatia, in Italia c'è Ennodio di Pavia, l'ultimo epitaphista, autore di 151 epigramma, vari per metro e per contenuto (ispirati a Marziale, epitaffi, epigrafi per edifici sacri, componimenti in lode di personaggi del clero).

Grande fortuna la poesia sepolcrale e monumentale ebbe in Gallia dal s.VI, con Venanzio Fortunato. Alcuino e i poeti della corte di Carlomagno. Il IV libro dei Miscellanea di Venanzio consta di 28 epitaffi, dei quali alcuni assai lunghi non erano certamente destinati all'incisione (il 26° per Vilithuta, moglie di Dagaulfo, morta di parto a 17 anni, è di 160 versi).

Epigrammatica è l'arte di comporre epigrammi, il Genere letterario degli epigrammi, l'insieme della produzione di epigrammi di un periodo letterario.

EPIGRAPHES

Il termine significa scrizione. Può essere una citazione in versi o in prosa all'inizio di un'opera o di una sua parte. Dedica posta in fronte a un libro.

EPISTULAE

Il genere letterario delle epistolae ha conosciuto larga fortuna, tanto in campo della letteratura classica che particolarmente in quello cristiano.

Epistula Apostolica - negotia ordinis administrativi tractant: Ioannis Pauli II, De laboris significatione qui Apostolicae sedi praebetur, 20.XI.1982

  • - Epistula Latina: Ob peculiarem eventum, maxime occasione anniversariae memoriae sacerdotalis vel consecrationis episcopalis (praesertim 50a sacerdotii et 25a episcopatus) Summus Pontifex ad sacrorum Antistites solet epistulam Latinam dare. Semper Summus Pontifex subscribit. Sermo Latinus est excultus et expolitus.
  • - Exhortatio Apostolica - 1) Catechesi tradendae (16.10.79); 2) Familiaris Consortio (22.11.81); 3) Redemptoris donum (25.3.84); 4) Reconciliatio ed penitentia (2.12.84); 5) Christifdeles laici (30.12.88); 6) Redemptoris custos (15.8.89); 7) Pastores dabo vobis (7.4.92).

    - Epistula Apostolica negotia ordinis administrativi tractant: cfr. Ioannis Pauli II, De laboris significatione qui Apostolicae sedi praebetur, 20.XI.1982

    - Epistula Latina: Ob peculiarem eventum, maxime occasione anniversariae memoriae sacerdotalis vel consecrationis episcopalis (praesertim 50a sacerdotii et 25a episcopatus) Summus Pontifex ad sacrorum Antistites solet epistulam Latinam dare. Semper Summus Pontifex subscribit. Sermo Latinus est excultus et expolitus.

    Epistula Apostolica

    Epistula apostolica plerumque mittitur ad Episcopos (et clerum et fideles) cuiusdam Nationis dumtaxat: ita, exempli gratia, die VI mensis Augusti anno MCMLXX, Epistula apostolica cuius incipit Sancti Stephani missa est «Dilectis Ecclesiae Catholicae filås in Hungarica natione», cum trälle annorum spatium celebraretur ab Ecclesia in Hungaria constituta, simulque recolerentur S. Stephani ortus et sacrum baptisma ei collatum (AAS LXII [1970), pp. 577-587), pariter, die IV mensis Decembris anno 1987, data est Epistula Duodecimum saeculum, X1I expleto saeculo a Concilio Nicaeno II celebrato (AAS LXXX [1988), pp.241-252); insequenti autem anno, die scilicet XXII mensis Maii anno 1988, data est Epistula Apostolica incipiens a verbis: Litterae encyclicae Redemptoris Mater, «Ad personas consecratas communitatum religiosarum et Institutorum saecularium, anno Mariali vertente» (AAS LXXX [1988), pp. 164-1652), atque die XV mensis Augusti elusdem anni foras data est Epistula Mulleris dignitatem, «De dignitate et vocatione mulieris, anno Mariali vertente» (AAS LXXX [1988], pp. 1653-1729). Epistula apostolica data est etiam Ad iuvenes internationali vertente anno iuventuti diffito, die XXXI mensis Martii anno MCMLXXXV, Dominica in Palmis de Passione Domini (AAS LXXVII [1985), pp. 579-628).

    Ceterum innumerae sunt Epistulae Apostolicae quae proximis annis foras datae sunt; earum tituli praecipui recoluntur: Ordinatio sacerdotalis, «de sacerdotali ordinatione viris tantum reservanda» (die XX1I mensis Maii, anno MCjVjXCIV);29 Documentum - breve quidem - pertinet ad ipsam hierarchicam Ecciesiae constitutionem. Tertio millennio adveniente, «Episcopis, clero et fidelibus, ad anni MM iubilaeum parandum» (die X mensis Novembris, anno MCMXC1V); Orientale lumen, «Episcopis, Presbyteris et Christifidelibus, centesimo expleto anno ab editis Litteris Orientalium dignitas papae Leonis X111 (die II mensis Maii, anno MCMXCV`); Operosam diem, «Archiepiscopo Cardinali, Clero, consecratis Personis et fidelibus Iaicis Archidioecesis Mediolanensis, annis MDC ab 6bitu elapsis sancti Ambr6sii, Episcopi et Ecclesiae doctoris» (die I mensis Decembris, anno MCMXCVI).30 Perperam sane in volumine LXXVII AAS (1985), ad pag. 1198, in indice scilicet documentorum illius anni, ponitur inter Epistulas Apostolicas documentum cuius incipit: Ritibus in sacris: agitur de epistula Latina, sed non de Epistula Apostolica.


    Epistula Encyclica

    Perraro eiusmodi Epistula editur: plerumque autem respicit Ecclesiae partem sat notabilem (Pii XII Epistula encyclica Orientales EccIesias, Ad Venerabiles Fratres Patriarchas, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios Orientalium Ecclesiarum, pacem et communionem cum Apostolica Sede habentes: AAS XXXXV [1953], pp. 5-14), vel argumentum ipsum, de quo agitur, suadet peculiarem Epistulae encyclicae formam (Pauli VI Epistula encycIica Christi Matri, die XV mensis Septembris, anno 1966, data: «Ad Venerabiles Fratres Patriarchas, Primates , ... : in mensem Octobrem supplicationes Beatae Mariae Virgini indicuntur»: AAS LVIII [1966], pp. 745-749).

    Anno MCMLXXXV, die II mensis Iunii, undecimo, transacto saeculo ab opere evangelico sanctorum Cyrilli et Meth6dii, loannes Paulus II foras dedit Epistulam encyclicam, cuius incipit: Slavorum Apostoli («Ad Episcopos, Sacerdotes, Religiosos omnesque Christifideles: memoria recolitur, undecimo transacto saeculo, operis evangelici sanctorum Cyrilli et Methodii»: AAS LXXVII [1985], pp. 779-813).

    Epistulae encyclicae exarantur eleganti lingua Latina: tamen, rarius quidem, propter peculiaria rerum adiuncta, scribi possurit etiam vernaculo sermone. Sic factum est per Leonis XIII Epistulam cuius incipit: Vi è ben noto, anno 1887; pariterque, sub eòdem Leone XIII pontifice, anno 1892, data est Epistula encyclica incipiens a verbis: Au milieu. Aetate recentiore, die XIV mensis Martii anno 1937, Pius XI edendam curavit Epistulam incipientem a verbis: Mit brennender Sorge.19 AAS XXIX [1937), pp. 145-167: «Ai Venerati Fratelli Arcivescovi e Vescovi e altri Ordinarii di Germania, aventi pace e comunione con la Sede Apostolica, Mit brennender Sorge».

    Pro Epistula encyclica ducitur etiam CARTA APOSTOLICA, cuius incipit: Nos es muy conocida, quam die XXVIII mensis Martii, anno 1937 Pius XI misit ad Episcopos Nationis Mexicanae, «sobre la situacion religiosa» (AAS XXIX [1937), pp. 200-211).


    Epistulae Latinae

    Ob peculiarem eventum Summus Pontifex solet dare Epistulas Latinas, quae saltem trifaria ratione considerari possunt:

    a) sunt epistulae gratulatoriae, quae maxime oblata occasione quinquagesimae anniversariae memoriae ordinationis sacerdotalis vel quintae et vicesimae consecrationis episcopalis, mittuntur ad sacrorum Antistites per orbem terrarum;44 Perperam quidem vocantur Nuntii gratulatorii epistulae Latinae datae quinquagesima incidente anniversaria memoria sacerdotalis ordinationis (cfr AAS LX (1968], p. 325 et 453).
    b) sunt epistulae quac expediuntur veluti crediti muneris testes, ut quando Cardinalis renuntiatur Legatus vel Missus extraordinarius, qui sollemnibus praesideat celebritatibus ipsius Summi Pontificis personam gerens (AAS LIX [1967) Cuencae in urbe, pp. 613-615; atque AAS LIX [1967], Liverpolitanum templum, pp. 615-616. et vocantur commissionis epistulae;
    c) peculiares epistulae mittuntur vel ad universos Ecclesiae Sacerdotes adveniente, exempli gratia, feria V in cena Domini 46 AAS LXXV [1983), Mentem ad vos, pp. 413-422; AAS LXXVII [1985), Ritibus in sacris, pp. 728-740; AAS LXXX [1988], In Cenaculum, pp. 1280-1291. vel ad recolendam. anniversariam memoriam alicuius Sancti47 vel cuiusdam fausti eventus, veluti millennium transactum a Baptismo Regionis Rus'IÇiovensis ;41 AA S LXXIII [198 1],Cfr Magnum Baptismi donum, AAS LXXX [1988], pp. 988-997. Virtutis exemplum, pp. 692-700, IV exeume saeculo ab obitu sanctae Teresiae ab lesu; et etiam AAS LXXX [1988], Iuvenum Patris, pp. 969-987, post centum transactos annos ab obitu S. loannis Bosco. aliasque multas ob causas.
    Eis semper Summus Pontifex subscribit, earumque sermo Latinus est excultus et expolitus.

    Recentiore aetate scripta omnia et documenta fere in immensum creverunt, atque etiam multae epistulae coeptae sunt exarari et expediri vernaculo sermone: quod, interdum saltem, dissentit ab optima translaticia consuetudine.49 ab anno 1989, ut Epistula ad cunctos Ecclesiae Presbiteros adveniente feria V in Cena Domini exaratur ltalico sermone: cfr AAS LXXXI [1989], pp. 1030-1038; AAS LXXXII [1990), pp. 417-421; AAS LXXXIII [1991], pp. 463-468; anno 1992 tandem brevis refertur Epistula lingua Latina conscripta (AAS LXXXIV, pp. 572-573), per quam commendatur Adhortatio Apostolica postsynodalis Pastores dabo vobis; deinde anno 1993 denuo refertur documentum Italica lingua exaratum (cfr AAS LXXXV, pp. 880-883),


    EPITAPHION

    R.PILLINGER, Epitaphien, in Lexicon der antiken christlichen Literatur.

    epitrope - permissio: Operare maxima cum audacia in debellandis amicis tuis, potissimum ne te pudeat! Epopea

    Epico - Poema epico. Genere letterario proprio delle narrazioni epiche. Insieme delle narrazioni epiche di un popolo o di una letteratura: l'epopea omerica. Serie di fatti memorabili ed eroici: epopea napoleonica.

    eristica est ars controversiae, quam sophistae docuerunt.

    ermeneutica est ars interpetrandi textus auctorum. ESEGESI PATRISTICA

    L'esegesi patristica riguarda gli orientamenti di base che hanno dato forma alla dottrina della Chiesa e hanno fornito un ricco insegnamento teologico per il nutrimento spirituale dei fedeli.

    Omelie, commentari, opere di controversia e di teologia, fanno riferimento alla Scrittura. Il luogo abituale della lettura biblica è la chiesa, durante la liturgia. Questa è la ragione per cui l'interpretazione proposta è sempre di natura teologica, pastorale e teologale, a servizio delle comunità e dei singoli credenti.

    La Bibbia è considerata come il Libro di Dio, opera unica di un autore unico, pur attribuendo agli gli autori umani un ruolo non passivo. Tuttavia il loro tipo di approccio presta scarsa attenzione allo sviluppo storico della rivelazione.

    Numerosi padri presentano il Logos, Verbo di Dio, come l'autore dell'Antico Testamento e affermano così che tutta la Scrittura ha una portata cristologica.

    Ad eccezione di alcuni esegeti della scuola antiochena (soprattutto Teodoro di Mopsuestia), essi si sentono autorizzati a prendere una frase al di fuori del suo contesto e persino del senso immediato, per riconoscervi una verità rivelata da Dio, anche nelle controversie con i Giudei o in quelle dogmatiche.

    Interessandosi metodicamente alla Bibbia ebraica, Origene era soprattutto preoccupato di trovare argomenti da opporre ai Giudei a partire da testi per essi accettabili. Esaltando la ueritas hebraica, san Girolamo prende una posizione marginale.

    Il ricorso all'allegoria va al di là dell'adattamento al metodo allegorico degli autori pagani. Il ricorso all'allegoria deriva dalla convinzione che la Bibbia è stata data da Dio al suo popolo, la Chiesa. I padri mescolano e intrecciano le interpretazioni tipologiche e allegoriche in un modo inestricabile, sempre con finalità pastorale. Tutto quanto è scritto, è stato scritto per la nostra istruzione (1Cor 10,11). L'interprazione allegorica disorienta l'uomo moderno, ma l'esperienza di Chiesa che questa esegesi esprime offre un contributo sempre utile (Dei Verbum 23). I padri insegnano a leggere teologicamente la Bibbia in seno a una Tradizione vivente con un autentico spirito cristiano.

    Si dilatano i limiti della tradizionale interpretazione allegorica del testo sacro, affiancando a quella tipologica l'interpretazione cosmologica, che vede nelle realtà terrestri il typos di quelle celesti (il tempio di Gerusalemme typos del cielo, Strom. V, 32ss) e l'interpretazione morale (Agar e Sara simboli della cultura mondana e della saggezza, Strom. I, 30), ambedue influenzate da Filone. Diverranno tipici dell'esegesi alessandrina il valore simbolico di numeri, animali, piante, etimologia di nomi.

    Origene arricchì l'esegesi con nuovi temi e più rigoroso metodo di ricerca. Le sue numerose opere esegetiche, raggruppate dagli antichi in Scoli (raccolte di spiegazioni di testi di particolare interesse), Omelie e Commentari, diedero valore, oltre ai libri più usati (Genesi, Salmi, Profeti, Vangeli, Paolo) altri meno noti (Giosuè, Giudici, Giobbe, Proverbi). Egli apprezza l'interpretazione spirituale-allegorica, ma dedica interesse sistematico all'interpretazione letterale, sviluppando la critica del testo mediante gli Hexapla. A lui si deve il primo trattato di esegesi scritturistica (Princ. IV, 1-4). Egli distingue tre livelli interpretativi quasi per ogni passo della Scrittura: letterale, spirituale (tipologico), morale (psicologico). Esempio insigne di questa esegesi è il Commento al Cantico, in cui le tre interpretazioni si susseguono in modo sistematico passo per passo e gli sposi regali sono visti prima come typoi di Cristo e della chiesa, poi del Logos e dell'anima del credente. A volte Origene propone un duplice livello interpretativo, lettera / spirito, correlato alla distinzione dei cristiani in semplici e perfezionandi. Origene dilata la tipologia tradizionale, facendo diventare l'Antico Testamento typos del Nuovo, e facendo del Nuovo Testamento il typos (Ap 14, 6) del Vangelo eterno, che si realizzerà alla fine del mondo.

    Come Filone e Clemente vede nelle realtà terrene il simbolo delle realtà celesti e applica il testo sacro all'esperienza esistenziale del singolo credente.

    La distinzione in due o tre (o quattro) sensi, trova unità nella convinzione che la parola di Dio ha fecondità inesauribile e nessuna interpretazione la può circoscrivere ed esaurire, mentre lo studio permette di conoscerla sempre meglio nella sua inesauribile pluralità di significati (Hom. Ex. 1, 1).

    I primi scritti esegetici latini sono del s.III e gl'inizi del IV, con Reticio di Autun, autore del perduto commento al Cantico, e Vittorino di Pettau, col superstite commento all'Apocalisse, di simpatie millenariste. Nella seconda metà del s.IV l'esegesi è coltivata, sia con omelie sia con commentari: i numerosi commenti veterotestamentari e quello a Luca di Ambrogio derivano da raccolte di omelie; il commenti a Matteo e Salmi di Ilario, fecero conoscere in Occidente l'esegesi di tipo alessandrino, i cui principi ermeneutici s'imposero insieme con la diffusione della filosofia platonica (Origene, Plotino, Porfirio).
    L'esegesi allegorizzante permetteva di presentare gli antropomorfismi dell'AT in modo accessibile alla sensibilità delle persone colte, mentre la composizione di parafrasi in versi cercava di sopperire alle insufficienze di lingua e stile delle troppo letterali traduzioni latine della Scrittura dal testo greco (Giovenco, Sedulio).

    Il donatista Ticonio, nel Liber regularum, presentava regole ermeneutiche per agevolare la comprensione del testo sacro in modo allegorico, e nel fondamentale commento all'Apocalisse, andato perduto, attenuava la tensione escatologica, riferendola non solo agli ultimi tempi, ma a tutto il tempo della chiesa, spiritualizzando l'interpretazione in senso antimillenarista e smorzandone l'animus antiromano. A questo commento s'ispirarono i commenti occidentali all'Apocalisse, e proprio da questi possiamo ricostruire l'esegesi ticoniana.

    Mario Vittorino, famoso grammaticus di poco anteriore a Ticonio, convertito al cristianesimo in tarda età, commentò alcune lettere di Paolo per primo in Occidente (Galati, Filippesi, Efesini). Estraneo alla tradizione patristica, le commentò in senso rigidamente letterale secondo le norme dei commenti scolastici agli autori classici, rilevando bene l'opposizione paolina fra Legge e grazia.

    Questi commenti e quelli di Lattanzio trascurano il VT, mentre il fatto che Ambrogio, Zenone, Gregorio di Elvira insistano soprattutto su argomenti veterotestamentari fa arguire che proprio su questi aveva bisogno di essere istruito il loro gregge. L'interesse per Paolo non rimase circoscritto a Mario Vittorino, ma tra la fine del s.IV e gl'inizi del V ebbe grande sviluppo soprattutto a Roma, in relazione all'interesse per la problematica relativa al rapporto fra grazia e libero arbitrio, come testimoniano i commenti dell' Ambrosiaster, di Girolamo, Pelagio, Origene-Rufino su Romani, e soprattutto Agostino.

    Girolamo dipende strettamente da Origene, e perciò allegorizza. Ambrosiaster e Pelagio prediligono un'interpretazione letterale, a riprova della diffusione, anche in Occidente, della tendenza letteralistica rilevata in Oriente nel corso del s.IV, che culmina in Giuliano di Eclano (commenti ad alcuni Profeti minori) in stretta dipendenza da Teodoro di Mopsuestia, però nettamente soverchiata da quella allegorizzante. L'akmè dell'esegesi occidentale si ha fra la fine del s.IV e gl'inizi del V, con Girolamo ed Agostino. Il primo si formò esegeticamente in Oriente alla scuola di Didimo e sui libri di Origene, e le sue prime esperienze in materia (su Ecclesiaste, Glati, Efesini) sono poco più che parafrasi riassuntive dei commenti origeniani.
    Ma gradualmente, per effetto della polemica origeniana, Girolamo prese le distanze dall'allegorismo del maestro, apprezzandone sempre di più il rigore filologico e critico. Frutto di questo ripensamento fu soprattutto la versione latina dell'AT condotta sull'originale ebraico, anche se con l'aiuto delle traduzioni greche, fatto nuovo per la cultura latina, solitamente sorda alle esigenze della critica filologica, si che Girolamo incontrò difficoltà a far accettare la sua traduzione, ma certo la sua fama sali alle stelle. L'attività esegetica della maturità, dedicata soprattutto ai Profeti, maggiori e minori, in teoria lo vede più volte critico nei confronti dell'allegoria (Ep. 53, 7) anche se continua a sostenere l'interpretazione tripartita di Origene (Ep. 120, 12).
    In pratica egli contempera i diritti della filologia con quelli dell'allegoria, discute criticamente ogni passo, col confronto fra testo ebraico e traduzioni greche, soprattutto dei LXX, e fa seguire l'interpretazione letterale e spirituale (allegorica), ripresa dagli alessandrini (Origene, Didimo). Anche il commento a Matteo, unica opera esegetica della maturità dedicata al NT, programmaticamente letterale, è debitore dell'allegorismo origeniano.

    La vicenda personale di Agostino interessa la storia dell'esegesi, sia per il disgusto iniziale per l'AT a causa degli antropomorfismi e della cattiva traduzione, sia per il superamento con l'esegesi allegorica e spiritualista di Ambrogio, per cui è fortemente allegorista nella spiegazione della Genesi contro i Manichei e poi, col tempo preferisce la lettera (De Genesi ad litteram); ma predilesse sempre l'interpretazione di tipo spirituale (Enarrationes in Psalmos, Tractatus in Iohannem), per trarre dal testo biblico il massimo nutrimento per gli ascoltatori.
    Nei 4 libri dell'opera De doctrina christiana pone la Scrittura a solo fondamento della cultura cristiana e ne presenta le norme di interpretazione, in parte riprese da Ticonio, rispettando le esigenze filologiche, spirituali e libere dell'interprete: un testo difficile ammette diverse interpretazioni, purché non contrarie alla recta fides (III, 27).

    In Occidente, dopo le invasioni barbariche, si ripetono, abbreviandole, le interpretazioni dei grandi esegeti del passato, soprattutto di Girolamo ed Agostino, mentre i commentatori dell'Apocalisse, opera molto letta e sentita in sintonia con i tempi, si rifanno a Ticonio.
    I manuali di teoria esegetica di Eucherio e Giunilio sanzionano la preminenza dell'interpretazione allegorica, che trovò, alla fine del s.VI, in Gregorio Magno un esegeta capace di rivivere in modo nuovo le suggestioni di Agostino: Moralia in Iob.

    Giovanni Cassiano nel s.V attesta già (Col. 14, 8), accanto ai tre sensi scritturistici tradizionali (letterale, spirituale [tipologico], morale [psicologico]) quello anagogico, che vede nelle realtà terrene il simbolo delle realtà celesti.

    eufemismo lavoratrice domestica (=serva: attenuazione di un'espressione cruda).

    Exclamatio (apostrofe): Di boni! Quid invenietis?

    Exemplum - paradeigma:
    est argumentum inductivum procedens ab eventu ad legem vel ab eventu ad eventum. Eventus potest esse verum vel fictum, sed analogice confert ad argumentum idque declarat non theorice sed per actiones et eventus.
    Cum exempla trahant atque ad actum deducant ethicum principium commune habetur in docendo atque in componendis operibus litterariis didascalicis.
    Potissimum diffusum est propter gradum culturalem non satis elatum gentium, quibus magis persuasivum evadebat exemplum quam abstracta argumentatio.
    Fontes sunt quam maxime varii: sacra Biblia, vitae sanctorum, opera auctorum classicorum, opera naturalistica.
    Exemplorum forma saepe induit vestem allegoricam potissimum autem parabolae, imitando evangelicum sermonem.
    Quorum innumera sunt apud certos praedicatores christianos, et inveniuntur in libris, cui titulus est Artes praedicandi, item apud anonymos auctores, qui veluti promptuaria sunt, quorum narrationes quoque miracula vocantur, si mirum extollitur.
    Huiusmodi collectiones logice ordinant exempla, ratione theologica, morali, hagiografica, vel ordine mere alphabetico, ut est in Tabula exemplorum secundum ordinem alphabeti s.XIII.
    Fere coaevus est Dialogus miraculorum Caesarii Heisterbacensis (Heisterbach), in quo exempla omnium generum formam habent dialogi inter auctorem et novitium.
    Fere duo milia exemplorum inveniuntur in opere, cui titulus est Tractatus de diversis materiis praedicabilibus prima aetate s.XIII, a Stephano a Bourbon exarato, ex ordine praedicatorum, Parisinae Universitatis, contra haereses coaevas.

    - Exhortatio Apostolica - E.c. Familiaris Consortio (22.11.81), Christifdeles laici (30.12.88), Redemptoris custos (15.8.89), Pastores dabo vobis (7.4.92), Ecclesia in Africa (14 Settembre 1995), Vita Consecrata (25 Marzo 1996), Ecclesia in America (22 Gennaio 1999), Ecclesia in Asia (6 Novembre 1999).

    exordium - prooimion - est initium sermonis, cuius est finis mentem auditorum convertem ad argumentum.

    Expeditio (eliminazione):

    Experientia spiritualis

    Esperienza spirituale vuole indicare un particolare aspetto del rapporto tra l'uomo e Dio, tra l'uomo e l'uomo e l'uomo e la natura, non basato su elementi fisici, corporei, ma su processi intellettivi e contemplativi. Molte sono le opere che propongono simili esperienze in forma di visione, di suggestione, di sogni.

    Expolitio: cogitatio quae multiplicibus formis exprimitur, veluti si vestiatur vel spolietur.

    extrinsecus et intrinsecus - atechnos et entechnos.

    ethos est nota oratoris, sinceri et nota auditorum, quibus orator aptare sermonem debet.

    etymologia - etymon - sensus primaevus verbi, et argumentum quod utitur etymologia ad confirmandam definitionem.


    HOME PAGE


    Scrivi


    LAROSA
    Home Page