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QUAESTIONES ET RESPONSIONES sulla Sacra Scrittura

Tra i generi esegetici della Bibbia, scolî, omelie, commentari, le Quaestiones et Responsiones si ricollegano agli scolî.
Come questi, infatti, non danno l'interpretazione sistematica e completa di un intero libro sacro (che è propria dei commentari), ma consistono in note esplicative, per lo più brevi, di passi determinati o di versetti o anche di termini biblici.
Però, diversamente dagli scolî, utilizzano il metodo, generalmente artificiale e fittizio, della domanda e della risposta, introdotte (soprattutto la domanda) da formule stereotipe che si ripetono con stancante monotonia.
Prima di essere applicato alla Scrittura, il genere aveva avuto larga diffusione nella letteratura profana. Aristotele scrisse un'opera intitolata Zhth/mata kai\ lu/seij, greci e siriaci e, fortunatamente, un compendio, redatto posteriormente, che consente di farci un'idea abbastanza precisa sull'originale e sul suo contenuto.
L'opera si divideva in due parti: la prima trattava, in due libri problemi relativi all'infanzia di Gesù, l'altra in un solo libro, i racconti della risurrezione. Delle Questioni diverse di Acacio, discepolo e successore di Eusebio nella sede episcopale di Cesarea, si è salvato un lungo frammento relativo a 1 Cor 15,51 grazie a Girolamo (Ep. 119,6); da esso si deduce che l'opera di Acacio trattava anche di questioni bibliche.

Sotto il nome di Agostino sono state tramandate, da alcuni manoscritti, Questioni sull'Antico e sul Nuovo Testamento, di cui possediamo tre recensioni comprendenti rispettivamente, la prima 151 questioni, la seconda 127, la terza 115. In base ad argomenti linguistici, stilistici e concettuali l'opera è stata rivendicata all'autore del commento alle epistole di s. Paolo, conosciuto sotto il nome di Ambrosiaster.
Le Questioni presentano caratteri diversi: talune sono dei trattati veri e propri tesi a sviluppare tutti gli aspetti di un problema, altre si limitano a chiarire rapidamente una difficoltà particolare, altre ancora hanno di mira sia i nemici della chiesa, sia i credenti assertori di opinioni pericolose, altre infine hanno l'aspetto di sermoni dedicati all'interpretazione di un salmo o di un personaggio biblico.
L'autore mostra una buona conoscenza degli scrittori classici e cristiani: tra essi il Souter, il maggiore studioso delle Questioni, annovera Cicerone, Sallustio, Tito Livio, Ireneo, Tertulliano, Cipriano, Vittorino di Petovio, Ilario di Poitiers.

Al genere letterario delle «Quaestiones» si rifanno diverse lettere di Girolamo, dedicate a soluzioni di difficoltà scritturistiche sulle quali veniva consultato, come l'Epist. 35, in cui vengono risolte per papa Damaso cinque questioni sulla Genesi; la 36, allo stesso pontefice, la 120, la 121.
Ma Girolamo, agli inizi della sua attività esegetica, compose anche uno scritto specifico, Quaestiones Hebraicae in Genesim, per opporre la versione dei Settanta a quella ebraica attraverso 220 questioni, che costituiscono un vero e proprio commento di tutto il libro sotto forma di scolî.

A questo genere esegetico si riallacciano le opere di Agostino: Quaestionum in Heptateuchum libri 7, De VIII quaestionibus ex Veteri Testamento; Quaestionum evangeliorum L.2; Quaestiones 17 in Ev. secundum Matthaeum sulla cui autenticità è stato sollevato qualche dubbio; Expositio 84 propositionum ex epist. ad Romanos, De diversis quaestionibus 83 liber unus; De diversis quaestionibus ad Simplicium libri duo, De octo Dulcitii quaestionibus liber unus.
L'appartenenza di questi scritti al genere delle Quaestiones è stata contestata perché non vi vengono risolte difficoltà immaginarie, ma problemi reali.
Quanto al carattere e al contenuto, alcuni di questi scritti sono brevi, altri lunghi; alcuni sono una specie di repertorio sistematico delle difficoltà che presenta lo studio di un libro sacro, altri si limitano a risolvere un certo numero di problemi.

All'interpretazione di passi scelti della Bibbia, sotto forma di dialogo è consacrato il primo libro delle Instructiones (l'opera ne comprende due) di Eucherio di Lione. Le Instructiones sono dedicate al figlio Salonio, vescovo di Ginevra, a cui sono stati attribuiti -- ma l'attribuzione non è pacifica (cf Salonio) - quattro opuscoli, nei quali, mediante una fitta concatenazione di domande e risposte, vengono risolte questioni relative a passi scelti dai Proverbi, dall'Ecclesiaste e dai vangeli di Matteo e di Giovanni.
Sia le Instructiones che gli opuscoli di Salonio offrono ben poco di personale, ma utilizzano, talvolta anche al livello del plagio letterale, opere precedenti.
Da mancanza di originalità sono anche caratterizzate le Expositiones mysticorum sacramentorum seu Quaestiones in Vetus Testamentum di Isidoro di Siviglia (che appartengono piuttosto alla letteratura degli scolî che a quella delle Quaestiones propriamente detta) e le De Veteri et Novo Testamento quaestiones, di cui è stata sostenuta con argomenti convincenti l'appartenenza allo stesso Isidoro.
Dalla medesima mancanza d'originalità sono viziate le Quaestiones in librum Regum di Beda il Venerabile.

Al genere delle Q. rientrano tre scritti pervenuti tra le opere di Giustino: Quaestiones et responsiones ad orthodoxos, Quaestiones christianorum ad gentiles, Quaestiones gentilium ad christianos.
Scartata, e con buone ragioni, la paternità giustinianea, come autori di tali scritti, congiuntamente con la Confutatio quorumdam Aristotelis dogmatum, sono stati fatti i nomi di Diodoro di Tarso e di Teodoreto di Ciro, senza che nessuna delle due attribuzioni abbia riscosso apprezzabili consensi.
Allo stato attuale si può solo asserire che i quattro scritti provengono tutti dalla medesima mano e probabilmente risalgono alla metà del V s.
Delle Quaestiones et responsiones ad orthodoxos si posseggono due recensioni, una che comprende 146 questioni, l'altra - che probabilmente rappresenta la recensione originaria - 161.
Le interrogazioni proposte sono tra le più varie e non riguardano che solo in parte la Sacra Scrittura; infatti tra i temi trattati vi figurano anche l'apologetica, il dogma, la morale l'esegesi, la liturgia, le scienze naturali.
Vari anche gli interlocutori, che vanno dal catecumeno al pagano colto, al discepolo.
Gli altri due opuscoli dello Ps. Giustino, Quaestiones christianorum ad gentiles e Quaestiones gentilium ad christianos, esulano dai nostri interessi, poiché trattano di problemi filosofici.
Anche Teodoreto di Ciro compose Qu. in Octateuchum e In libros Regnorum et Paralipomenon.
Le due opere sono rivolte ad Ipazio, che gliele aveva insistentemente richiesto. In effetti solo le Qu. in Octateuchum, rientrano nel genere, poiché l'altro scritto, soprattutto le questioni sulle Cronache, si presenta come un commento sotto forma di scolî.
Ad Esichio di Gerusalemme appartiene probabilmente la Collezione di obiezioni e di soluzioni, che sembra un'epitome della sua Concordanza evangelica peduta.
La Collezione è una specie di concordanza per illustrare, con domande e risposte, 61 problemi evangelici sulla vita pubblica, la passione e la morte di Gesù.

Due raccolte di questioni scritturali si devono a Massimo il Confessore: Qu. ad Thalassium (PG 90, 243-786) e Qu. et dubia (PG 90,785-856); nella prima spiega 65 questioni a Talassio che ne aveva fatto esplicita richiesta, nella seconda tratta anche di problemi che non hanno alcuna relazione con la Scrittura; questa seconda opera è più semplice della prima e risponde meglio al tipo classico delle questioni scritturali. Invece le questioni a Talassio sono caratterizzate da lunghe considerazioni, importanti, ma meno conformi al genere.
Le Quaestiones et responsiones (PG 89,312-824) di Anastasio il Sinaita comprendono 154 questioni; i ms. però non ne attestano tutti lo stesso numero ed è certo che alcune non appartengono ad Anastasio.
Oltre a problemi scritturali, vengono trattati anche temi dogmatici, morali e liturgici.

[nota: L.PETRONE, Il genere delle quaestiones et responsiones nella letteratura cristiana antica fino ad Agostino, in De diversis quaestionibus octoginta tribus. De diversis quaestionibus ad Simplicianum, Roma, Città nuova, 1996, 11-44.]



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