L'anima degli zingari  di Don Renato Rosso

 

Questo articolo si riferisce ai Nomadi che si possono incontrare nei vari continenti e che, pur vivendo in contesti estremamente diversi, hanno atteggiamenti notevolmente simili. Basta pensare agli eschimesi che vivono in regioni ghiacciate e ai Beduini che vivono nella sabbia dei deserti, o ai Nomadi che passano la loro vita nelle tende di un accampamento mentre altri si muovono  in gruppi su piccole barche, veleggiando su fiumi o sul mare. Tutti essi hanno in comune la cultura del viaggio e sono stati indelebilmente marcati dalla loro tradizione di incessante migrazione. Questi Nomadi non sono nati nel giardino del paradiso ma sono il prodotto dell'intera storia dell'umanità.   

 

Renato rosso

 

A questo punto è opportuno dare un'occhiata alla loro storia conosciuta. Una forma di vita fissa, in contrasto con la vita nomade dei popoli semitici cominciò 6000 anni fa circa, nel nord dell'Egitto. 

Il benessere derivante da una vita fissa attirò molti di quelli che erano vagabondi. Inoltre il potere organizzato di una società sedentaria contribuì sia ad imporre la nuova forma nuova di vita, differente da quella dei Nomadi,  che ad asservirli per  allargare la sua propria base di potere. (Lo stesso fenomeno aveva potuto iniziare 1000 anni prima in Mesopotamia portando quella società ad un elevato grado di civilizzazione e di sviluppo. 

  

Lo stesso potrebbe essere accaduto nella civilizzazione della Valle dell' Indo, probabilmente allo stesso tempo o più tardi.) Lentamente, la vita fissa, o in forme spontanee o attraverso conquista, si estese a tutto il mondo conosciuto. Ciò nonostante alcuni gruppi della frangia rimasero attaccati al nomadismo e mantennero una sorta di ponte o rete della comunicazione tra i gruppi che erano ormai sedentari e non viaggiavano più lungo le vecchie strade. 

Quelli che oggi noi chiamiamo Zingari potrebbero essere i discendenti di quei gruppi. Anche al tempo odierno essi non hanno dimora fissa. 

  

   

   

 

Dico "potrebbero" in quanto il discorso è piuttosto complesso. Da una parte questi gruppi hanno potuto tentare di preservare intatto il loro modo di vita ma, per sopravvivere, hanno dovuto accettare nei loro propri clan l'integrazione e incorporazione di elementi etnici stranieri. Questi ultimi, venendo dall'esterno, tesero naturalmente ad accettare pienamente lo spirito prevalente del gruppo, ma allo stesso tempo portarono elementi nuovi nella cultura. Questo processo ha avuto luogo nel corso di millenni, producendo cambiamenti nel loro fisico, nel colore della pelle e nelle percezioni dell'anima "zingaresca".  

 

Per tutte queste ragioni noi possiamo sottolineare il fatto che la nostra storia registrata, della quale noi così spesso parliamo e siamo orgogliosi (o frequentemente anche vergognosi), è relativa ad un periodo di tempo che non va oltre i diecimila anni. Invece la preistoria, che ha visto tutti gli sforzi dell'uomo per uscire dalla foresta ed iniziare il processo della umanizzazione integrale, appartiene ai nomadi ed è relativo a milioni di anni.

Di quando in quando i Nomadi, attratti o respinti dai più disparati fenomeni, hanno adattato il loro modo di vita a climi e condizioni ambientali che non erano soltanto difficili, ma virtualmente impossibili. Ma non soccomberono ai 70° sotto zero durante l'era glaciale, o ai 70° gradi sopra nei deserti. 

Stavano cercando permanentemente gli ambienti più appropriati per vivere. Fuggendo dai pericoli maggiori, raggiunsero tutti i continenti e così si distribuirono, senza estinguersi, su tutto il globo.  

   

 

I Nomadi furono i primi a sperimentare incontri con Dio e perciò a sviluppare forme diverse di fede sostenute da qualche sorta di strutture religiose. Organizzarono gruppi familiari molto uniti e le prime strutture sociali. Attraverso i millenni hanno fatto scoperte sulle quali è basata la nostra civilizzazione. Sono i Nomadi cha hanno avuta la civilizzazione più grande, in quanto tutte le altre sono basate su di essa.   

 

Avendo imparato a sorridere ed a piangere, impararono anche a creare giochi. Lentamente i giochi divennero più complessi e difficili e, in quella che chiamiamo "la nostra civiltà" si sono tramutati in guerre e lavori pesanti. Negli ultimi millenni il gioco si è convertito in una lotta per il potere e la gloria. I giocatori divennero lavoratori. I vincitori furono unti come imperatori e i vinti asserviti. Ciononostante, lungo questo percorso di storia complessa e frammentaria alcuni gruppi sono rimasti nomadi, sempre interagendo con le altre culture ma scegliendo per essi stessi la libertà, anche al duro prezzo dell'alienazione. 

Quando europei o americani dicono che gli Zingari vengono dall'India, spesso pensano all'India come un punto nel continente asiatico, ma se noi andiamo a India comprendiamo immediatamente che la Nazione indiana non è un punto ma un continente vero e proprio, quello che chiamiamo  subcontinente indiano. Le sue realtà umane e sociali sono estremamente eterogenee e complesse. Incontrando i Nomadi dell'India ci chiediamo: Appartengono a questa nazione di popoli o vengono da altri paesi?   

 

  

 

 

Gradirei spendere più tempo nel chiedermi se è accettabile parlare di Zingari indiani. Può essere detto, a riguardo all'uso dell'epiteto Zingaro, che quando gli inglesi vennero in India loro incontrarono alcuni Nomadi molto simili a quelli che in Europa loro chiamavano Zingari, e perciò li identificarono con lo stesso nome. Fecero questo ben prima di rendersi conto del profondo collegamento tra i Nomadi indiani e europei. Il nome è divenuto un nome comune associato a quello delle regioni diverse nelle quale si trovano. E così in Europa noi spesso li identifichiamo come Zingari italiani, spagnoli, polacchi, francesi, russi ecc. Noi li chiamiamo anche con i loro nomi corretti: Rom, Sinti, Kalao ecc. In India noi spesso parliamo di Zingari indiani e poi specifichiamo i loro nomi divisionali come Lambadis, Gadia Lohar, Koravas, Rabaris, Baydda ecc. 

Perciò usare la parola Zingaro è non solo accettabile ma anche molto preciso, in quanto è questa la parola che, oggi, rappresenta fedelmente i gruppi Nomadi. Malgrado ciò zingaro non è sinonimo di nomade. 

 

  

Per esempio, nella mia opinione, non si dovrebbero chiamare Zingari i Nomadi che vive in isolamento in una foresta dell' Himalaya e senza qualsiasi relazione con gruppi fissi. Dovrebbero essere chiamati tribù anomadiche. Così gli eschimesi, a seguito del loro passato isolamento, non furono mai chiamati zingari. La corretta letteratura antropologica e filologica corretta ha esteso il nome zingaro a una varietà di gruppi (che sarà considerata in seguito), ricorrendo a un'analogia dei gruppi europei e americani, constatando dei veri collegamenti tra di essi. 

Utilizzando una metafora, si può dire che gli Zingari sono ponti tra società fisse e diverse, mentre le tribù Nomadi sono solo pilastri isolati, senza gli archi di connessione. Tali archi potrebbero essere caduti o non essere mai esistiti, almeno nella storia recente. Ciononostante, se ci interessano i ponti, dobbiamo porre attenzione anche ai pilastri isolati, in quanto potremmo trovare con sorpresa delle interessanti connessioni che esistevano nel lontano passato.   

 

A qualcuno che chiede: "gli zingari europei vengono da India? Da quale particolare gruppo derivano?" posso rispondere solamente che, se oggi nel subcontinente indiano possiamo elencare circa 400 gruppi e sottogruppi di Nomadi, possiamo dedurre che 500 anni fa, c'erano probabilmente solamente 100 gruppi, solamente 50 mille anni fa ed anche meno 2000 anni fa. In tutto questo periodo i gruppi si frammentarono e si moltiplicarono. Il conglomerato di tutti questi gruppi, non di un gruppo specifico, può essere considerato l'antenato di quei gruppi che emigrarono prima in Europa  e poi in America. 

Se la ricerca nei gruppi diversi deve essere legittima ed accurata nello stabilire collegamenti nuovi per arricchire la loro storia, è necessario fare uso di tutti gli elementi disponibili. E questo significa includere le lingue di gruppi fissi e il modo di vita di Nomadi non strettamente considerati Zingari. C'è stata una forte enfasi, negli anni recenti,  sul fatto che la lingua Panjabi è molto vicina alla lingua europea degli Zingari. 

   

Sono portato a pensare che il Gujarati è più simile ad essa di quanto lo sia il Panjabi. In ogni modo, entrambe appartengono a gruppi fissi, mentre se noi entriamo in un campo nomade dei Lambadis, Koravas o Baydda, noi troviamo un genere di lingua che negli ultimi pochi secoli si è accresciuta separatamente, ma in questi Nomadi troviamo il fuoco e l'essenza dell'anima degli Zingari. Quando utilizzo il termine anima dei popoli non sto usandolo nel senso filosofico o teologico, ma mi riferisco all'anima naturale della creatura umana attraverso cui istinti, sentimenti, riflessioni, fiducie, speranze, aggressioni, altruismo, egoismo e cooperazione hanno reso possibile all'umanità di crescere, maturare, cadere per poi evolversi. Questa anima varia da persona a persona e da popolo a popolo. Questa è l'anima alla quale mi riferisco quando parlo dell'anima di un Nomade o di uno Zingaro. È questa un'anima che non è considerata semplicemente in termini razziali, storici o linguistici, ma che abbraccia tutte queste dimensioni. È l'anima del Popolo Zingaro che non può essere descritta, ma "sperimentata" quando gli Zingari te la offrono.