“L’educazione può cambiare la storia” (Don Bosco)
E' da questo importante principio che don Bosco era sostenuto in tutto il suo lavoro tra i giovani, ancora oggi questo principio sostiene l'opera del Missionari Salesiani nel mondo.
ideato da Enrichetta Fantasia
a favore degli studenti di Lubumbashi (Congo – Africa)
Un sogno per i giovani africani… da realizzare insieme.
La cultura è un diritto di tutti, anche dei poveri. Essa, rendendo più umana la vita sociale, può cambiare il volto di un popolo. Ma quale futuro per i giovani africani, ai quali non è data la possibilità di accedere agli studi, se bisognosi di tutto?
Come aiutarli a far valere i loro diritti a quella istruzione che è garanzia di rispetto e di sviluppo per l’avvenire della loro terra, prima sfruttata e poi dimenticata?
Una risposta a tale situazione è possibile attraverso un’opera di straordinario valore umano: un progetto educativo per una nuova generazione di giovani, consapevoli della loro dignità, capaci di costituire la vera sfida della rinascita del popolo africano. Diamo loro un aiuto concreto, perché possano guardare avanti con fiducia e costruire un futuro migliore per il loro paese!
Vorremmo dare inizio a tale progetto di formazione nella realtà giovanile di Kansebula/Lubumbashi, dove opera Padre Mario Valente, Salesiano di Don Bosco, in Africa dal 1965.
Per
la tua adesione al Progetto e per ogni ulteriore informazione telefona al
numero: 0771/744156 email e.fantasia@libero.it
Ti risponde e ti aspetta… Enrichetta Fantasia.
I Salesiani del “Villaggio Don Bosco” di Formia, in sintonia con l’infaticabile opera missionaria di P. Mario Valente, approvano e appoggiano pienamente tale iniziativa a favore dei giovani africani.
A
due anni dall’ideazione del Progetto “Africa Giovane” posso ritenere
soddisfacente quanto si è realizzato fino ad ora per gli studenti universitari
bisognosi di Lubumbashi e dintorni.
Sono
sempre convinta che investire sui giovani dà una certa garanzia per
l’avvenire, se non altro per far prendere coscienza e far riconoscere i
diritti di un popolo, troppo a lungo sfruttato da noi occidentali e poi
dimenticato. Offrendo loro una cultura, saranno in grado, poi, di “formare”
gli altri a una realtà futura, nel loro stesso Paese.
Alla
luce di tutto questo ho pensato a una nuova forma di “missionarietà”, cioè
a dire a un progetto culturale nel contesto di quella parte della società
africana, dove opera Padre Mario Valente e dove una volta immessi preparati, i
giovani possono “lavorare” per il loro popolo.
La
proposta del progetto ha reso perplesso inizialmente Padre Mario, per il timore
di correre il rischio circa eventuali interpretazioni non giuste da parte della
gente e di una reazione negativa per una nuova richiesta di aiuti.
Ma
il mio entusiasmo è stato tale da suscitare la buona volontà di persone che,
informati ulteriormente sullo scopo del progetto, hanno dato la loro
disponibilità ad aiutare i giovani studenti a realizzare i loro diritti allo
studio.
Ecco
la prima lettera di Padre Mario dopo la generosa risposta dei primi aderenti:
Cara
Enrichetta e cari Amici miei collaboratori tutti!
E’
con una punta di orgoglio che oggi mi rivolgo a voi per plaudire ad una
iniziativa che, partita dal cuore e dalla mente di Enrichetta, vedo si sta
diffondendo in breve tempo.
Sono
fiero infatti di poter essere qui il vostro intermediario, presso coloro che
saranno i destinatari della vostra generosità.
Scrivevo
una volta che anche in Africa, dire “Don Bosco”, vuol dire “Giovani”!:
“giovani” significa soprattutto generazione che domani sarà chiamata a
“subire ancora” o piuttosto a “riemergere a tutti i livelli”. E come
indirizzarli, spronarli a questa seconda realtà, come farli divenire
“Giovani” con la lettera maiuscola, se non dando oggi loro la possibilità
di istruzione, informazione completa, capacità di ragionamento il più ampio e
maturo!? Ecco perché accettando l’invito, la vostra adesione al
“Progetto” è praticamente l’appoggio personale, individuale, di ciascuno
di voi alla realizzazione di un futuro finalmente migliore.
La
miseria e la violenza, in tutti i loro più abominevoli aspetti, hanno origine e
proliferano nella ignoranza, nell’analfabetismo, nel sentirsi soli e
abbandonati: far crescere culturalmente i Giovani è la base di partenza per
iniziare a ribaltare la situazione.
Di
questo ne siamo tutti al corrente e convinti: da oggi, il vostro gesto e il
vostro impegno di restare accanto a loro, serva proprio a produrre in loro forza
e coraggio per il raggiungimento di tale scopo.
La
mia grata ammirazione che vi esprimo, per me significa profonda e felice
convinzione che la Bontà esiste ancora e che, unita a Intelligenza e
Sacrificio, può davvero costituire ingrediente vitale per l’oggi, in vista di
un domani degno di Uomo per questa martoriata terra d’Africa.
La
mia intenzione per la realizzazione di questo nostro “Progetto” è di
cominciare ad accogliere e sostenere i giovani più poveri, offrendo loro i
mezzi più necessari: pagamento di tasse di frequenza, di libreria, di materiale
didattico, di laboratorio…
La
mia preghiera e quella degli studenti, per i quali si utilizzano le offerte che
mandate e manderete, vi accompagnino sempre nel vostro cammino quotidiano, con
l’augurio che possiate sentirvi invasi da quella pace che in verità può
venire solo quando si apre il proprio cuore al fratello povero, che è Cristo
stesso.
A
voi tutti e ad ognuno, in nome dei giovani studenti, per la vostra solidarietà
generosa e fraterna, un sincero grazie! Che il Signore vi ricolmi delle sue più elette benedizioni!
Padre
Mario Valente, da
Lubumbashi/Kasenbula (Congo),
aprile 2002.
In
un’altra lettera Padre Mario parla di alcuni giovani a cui si offre il nostro
aiuto:
Cara
Enrichetta e cari Amici miei collaboratori tutti!
Quanto voi fate è
ammirabile: i beneficiari della vostra bontà sono grati dell’aiuto
provvidenziale che, attraverso me, da
voi ricevono. Forse potrei parlarvi
un po’ di loro ? Chi sono
questi studenti ? Ne scelgo
alcuni.
>1< MULAMBA Adolphe. E’ al quinto anno di Medicina. Ma
in verità di anni ne ha fatti più di cinque… E’ di quelli che in Italia si
chiamano ‘fuori corso’, mi pare… Colpa
sua? Anche. Ma la situazione di
grande povertà nella sua famiglia lo ha stranamente bloccato a varie riprese,
nonostante le sue buone capacità intellettuali. Adesso sembra seriamente
impegnato sia negli studi che nella vita cristiana.
Forse è grazie, anche, all’aiuto che ho ripreso ad offrirgli,
- per le spese accademiche, -
dopo che nel passato avevo interrotto per vari motivi.
>2< KASHAMA
Lucien. Terzo anno
di Psicologia. Orfano di padre da molti anni, vive solo con la madre, che non
dispone di molte risorse (anzi…!). Cosicché deve sbrogliarsela in varie
maniere, tra l’altro prendendo foto a destra e sinistra, sperando sempre che
gl’interessati gliele paghino. Per
lui, il mio aiuto copre anche alcuni bisogni vitali. Nonostante certi
limiti del suo quoziente intellettuale,
- ma forse è piuttosto la
debolezza degli studi di base ? -
Lucien avanza con molto coraggio, e trova anche il tempo di occuparsi un
po’ degli altri, per esempio dei più giovani, nell’ambito delle attività
parrocchiali domenicali.
>3< NTEBE
Adrien. E’ in primo anno,
nella facoltà di Legge. Era prima
nel nostro noviziato, ma fu consigliato a cambiar orientamento, non per cattiva
condotta ma per qualche segno d’inattitudine alla vita salesiana.
Dopo tutto io credo che siamo stati un po’ troppo severi. Comunque
Adrien mi sembra un giovane di buoni sentimenti e di buona volontà.
La sua famiglia è lontana (Kinshasa, 2000 km da qui), e deve quindi ‘arrangiarsi’.
Gli ho fatto avere un posto nel ‘Foyer Romana’ (Opera Zanin), dove
pero’ han diritto soltanto all’alloggio, per tutto il resto devono avere i
loro mezzi.
Adrien
ne ha un po’, ma non per tutto. Io l’ho aiutato finora solo per qualche
spesa
a
carattere amministrativo.
>4< IMBELA
Venance. Mi sembra il migliore, come intelligenza e comme preparazione.
Ma è ancora in primo anno di Legge, come Adrien;
e come lui, aveva seguito una formazione ecclesiastica. Nonstante la
serietà della sua vita non è stato giudicato atto a continuare.
Si saranno sbagliati? Dio lo sa. Comunque
Venance coltiva un ideale sincero di donazione per un ‘mondo migliore’.
Mi ha parlato spesso di quel che aveva letto in relazione
a personaggi come Helder Camara, per esempio...
Insomma, se un giorno potrà lavorare secondo il detto ideale, c’è da
sperare che il Congo trovi in lui -
e credo pure in Adrien, -
qualcuno veramente preoccupato del Bene del suo popolo.
Dimenticavo di dire ch’egli è solo,
qui a Lubumbashi.
Potrei
continuare per numerosi altri, che pure aiuto…
Grazie
ancora e che Iddio vi benedica. Un caro saluto a te e a tutti.
Padre
Mario Valente, da
Lubumbashi/Kasenbula (Congo),
luglio 2002.
Sperando
che altri vogliano partecipare a questa forma di missione che guarda ai lontani
giovani africani, desiderosi di prepararsi per dare un futuro migliore al loro
Paese, saluto tutti con affetto.
Enrichetta, febbraio 2004
Nota:
Padre Mario ha avuto modo di incontrare a Gaeta il gruppo di sostenitori ed ha
dato ampie informazioni sulla situazione attuale dei giovani che stiamo aiutando