Una
lettera dal Congo di Padre Piero Gavioli
Ho
ricevuto e vi faccio volentieri conoscere una lettera di P. Piero Gavioli,
parroco di Kasungami, località in cui la Caritas diocesana di Gaeta
ha deciso di focalizzare la campagna di Avvento 2003, dietro suggerimento del
nostro missionario Padre Mario Valente. A qualcuno può sembrare strano che in
un notiziario chiamato Banglanews io inserisca di tanto in tanto anche notizie
sul Congo o su altre missioni, ma il notiziario è anche un modo per informare
gli amici della nostra diocesi sulle nostre iniziative. Nel prossimo mese
verranno fornite a tutte le parrocchie della diocesi (ed anche alle scuole che
partecipano al progetto) informazioni dettagliate sulla nostra
microrealizzazione in favore delle ragazze abbandonate, ma ho ritenuto opportuno
dare, tramite la lettera di P. Piero, notizie sulla situazione generale.
Cari
amici,
nei
due mesi che ho passato in Italia, ho potuto rispondere a qualche domanda che mi
è stata rivolta sulla situazione
delle
gente con cui vivo da più di 30 anni. Ho ricevuto anche aiuti vari per il
lavoro che cerco di fare con loro. Vi dico grazie con questa seconda circolare.
Riassumo uno studio realizzato dall'Osservatorio del cambiamento umano,
un
organismo universitario di ricerca, che ha pubblicato i risultati del suo primo
sondaggio: Lubumbashi 2000: La situazione dei nuclei familiari in un'economia
di precarietà.
I
risultati di questa ricerca non hanno pretesa di esattezza scientifica, ma danno
un'idea approssimativa e significativa delle condizioni di vita degli abitanti
di Lubumbashi.
Lubumbashi
è la seconda città del Congo (ex belga e ex Zaire), capoluogo della regione
del Katanga, ricchissima di giacimenti di rame e di altri minerali. Come città,
non ha ancora 100 anni: è stata fondata dai colonizzatori belgi nel 1906, con
il nome di Elisabethville, su di un altopiano leggermente ondulato, a circa 1200
metri di altezza sul livello del mare. I primi missionari benedettini arrivarono
nel 1910, con il primo treno della ferrovia che parte da Città del Capo - fra 7
anni celebreremo il primo centenario dell'evangelizzazione. I salesiani
arrivarono un anno dopo, l'11 novembre 1911. Aprirono subito una scuola
elementare per i figli dei coloni, e una scuola professionale per i giovani
africani. Faccio parte della comunità che continua a dirigere la prima scuola,
che accoglie oggi 2000 scolari delle elementari e 1000 allievi delle medie e
liceo, tutti congolesi.
Elisabethville
è (ri)diventata Lubumbashi per decisione di Mobutu nel 1966, l'anno del mio
arrivo. Il nome Lubumbashi
non
ha nulla da vedere con Patrice Lumumba, il primo ministro del Congo indipendente
assassinato nel 1961; deriva invece dal nome del fiume che attraversa la zona
degli altiforni prima di immettersi nel Kafubu, affluente del Luapula clic
confluisce poi nel fiume Congo. L'acqua
di Lubumbashi sfocia nell'Atlantico
dopo un viaggio di più di 4.000 km.
Oggi
Lubumbashi ha circa un milione di abitanti, di cui 47% hanno meno di 5 anni, 61%
meno di
20 anni; solo il 4,3%
ha più
di 55 anni. È quindi una popolazione giovane.
La
ricerca che riassumo distingue a Lubumbashi tre tipi di quartieri:
-
i quartieri residenziali,
in
pratica l'ex città coloniale 'bianca" e qualche quartiere recente dove
abita il 12 % della popolazione, i rari Europei e i Congolesi più ricchi: ci
sono belle ville, viali alberati, strade asfaltate (anche se molte sono piene di
buche), fogne, distribuzione generalizzata di acqua e elettricità...
-
i quartieri pianificati,
costruiti
per gli "indigeni" durante l'epoca coloniale, dove abita il 44% della
popolazione (operai, piccoli artigiani e commercianti): ci sono casette
allineate, piuttosto fitte; le strade principali sono asfaltate, le altre in
terra battuta: le fogne sono piccoli fossi all'aperto dove spesso l'acqua
piovana ristagna: l'acqua potabile e l'elettricità arrivano, ma spesso in
maniera irregolare...
-
i quartieri non
pianificati o
di autocostruzione,
venuti
su in maniera più o meno anarchica dopo l'indipendenza, senza un piano
regolatore: non c'è asfalto, né fogne, né acqua potabile, né elettricità:
vi abita il 44%
della
popolazione, evidentemente i più poveri... Il quartiere in cui lavoro,
Kasungami, appartiene a quest'ultimo tipo.
Le
case
dei quartieri residenziali sono costruite con mattoni cotti e cemento, hanno in
media più di 6 vani, con il pavimento in mattonelle o almeno in cemento. Invece
quelle dei quartieri non pianificati hanno in media 3 o 4 vani; due terzi delle
case hanno i muri in adobe
(mattoni
seccati al sole) e il pavimento in terra battuta. Le case dei quartieri
pianificati hanno condizioni intermedie.
Quanto
costa costruirsi una casa? In un quartiere recente semi-residenziale
una casa di 4 vani in mattoni cotti e cemento, con tetto di lamiera nuova
e pavimento in cemento costa più o meno 2700 €. La stessa casa, in un
quartiere di autocostruzione, in adobe, lamiere di recupero e pavimento in terra
battuta, costa circa 300 € (anche meno: molte case di gente povera,
a Kasungami per esempio, hanno solo due stanze).
Anche
se in città la corrente elettrica è abbastanza diffusa, spesso è così
irregolare che circa metà della gente usa ancora la lampada a petrolio per
l'illuminazione domestica. Per la cucina, 1/4 della popolazione usa cucine
elettriche e 3/4 bracieri con carbone di legna (o solo legna nelle famiglie più
povere). Carbone e legna vengono dagli alberi: la savana boscosa che circonda la
città è praticamente scomparsa e non c'è una politica chiara per rigenerarla.
A Lubumbashi la pioggia cade durante cinque mesi (in media
1200 mm all'anno), ma non è da escludere un
inizio
di desertificazione.
A
Lubumbashi solo l'11% della popolazione ha l'
acqua in casa; 32% l'hanno nel cortile;
gli altri devono cercarla fuori: da un vicino, da una fontana pubblica o anche
solo dal pozzo o dal fiume. Lo stesso per i servizi igienici: quasi l'80% della
gente li ha fuori casa, del tipo di gabinetti alla turca. Per lavarsi, si usa un
secchio o una bacinella.
A
Kasungami il progetto presentato dalla parrocchia e finanziato dalla
Comunità Europea ha permesso di far arrivare la corrente elettrica nelle case
costruite in mattoni cotti, che
stanno aumentando - e di azionare una pompa immersa in un pozzo che fornisce
acqua potabile alla popolazione, per il momento attraverso due pubbliche.
L'acqua sporca è la causa principale di tante malattie.
Ed
è proprio a Kasungami che la Caritas Diocesana di Gaeta realizzerà la
microrealizzazione dell'Avvento di fraternità 2003, a sostegno delle ragazze
abbandonate.
I
mobili.
A
Lubumbashi , la media di persone per nucleo familiare è di 7,5. Nelle case più
ricche c'è
in
media un letto per due, in quelle più povere un letto per 5,4. In queste
famiglie i bambini dormono spesso per terra, su cartoni, sacchi vuoti, stuoie o
materassi di paglia. 55% dei nuclei familiari (ma solo 24%
dei più
poveri) hanno una "sala da pranzo", cioè una tavola e almeno 4
sedie. I bambini, ma qualche volta anche gli adulti, mangiano seduti per terra o
su uno sgabello basso, servendosi con le mani da un piatto comune. 17% dei
nuclei familiari hanno il frigorifero, 63%
la radio, (sempre accesa,
se c'è la corrente), 45% la televisione (radio e televisione sono presenti solo
nel 6% delle case più povere). Quasi nessuno ha il telefono, che funziona
raramente: per questo, in questi ultimi anni, si sono diffusi rapidamente i
cellulari.
Mezzi
di trasporto.
Secondo la ricerca, 10% delle famiglie hanno una macchina, 27% una bicicletta,
solo 1% una moto. La gente si sposta ancora molto a piedi. Quando può sale su
minibus privati di fabbricazione giapponese, importati senza tasse via Emirati
Arabi (per questo la gente li chiama "Dubai"): i 10 posti a sedere
possono essere occupati da una ventina di persone.
L'impiego.
La ricerca che riassumo divide le attività dei capifamiglia in 9 categorie:
coltivatori
o fabbricanti di carbone di legna (17%), piccoli artigiani o operai indipendenti
(17%), commercianti piccoli o grandi (17%), lavoratori salariati non qualificati
(12%), per lo più guardiani notturni - la miseria spinge a rubare e bisogna
difendersi dai ladri, spesso in uniforme; operai salariati qualificati (8%), impiegati
e
funzionari statali (11%);
dirigenti,
imprenditori, liberi professionisti (9%), pastori o dipendenti delle chiese (2
%), inattivi (7 %).
Qualche
osservazione su questa lista. Nel 1973 l' 85% dei lavoratori attivi erano
salariati. Oggi sono solo 42%, probabilmente meno. Lubumbashi, come le altre
città del Congo - ha perso molti posti di lavoro in seguito alla politica di zairianizzazione,
imposta nel 1973 da Mobutu (che tolse le aziende agricole, industriali e
commerciali ai proprietari europei per affidarle ai suoi uomini, spesso
personalità politiche incompetenti, clic le hanno condotte al fallimento) e dai
saccheggi degli anni 90 (per prolungare il suo potere, Mobutu ordinò o permise
ai suoi militari, seguiti poi da civili, di saccheggiare i negozi, riducendo a
poco o niente le rare attività che avevano ripreso).
La
crisi economica ha fatto inventare molti piccoli mestieri e spinto molti
cittadini verso i campi. Negli anni 70 erano poco più di 1% a dedicarsi
all'agricoltura, oggi sono 17 % e senz'altro di più, se si considera il lavoro
degli altri membri del nucleo familiare e delle donne in particolare. A
Kasungami l''agricoltura è l'attività principale della popolazione. La
parrocchia ha favorito la nascita di una piccola cooperativa agricola, SHALAMA (SHAmba
LA MApatano), campo dell'intesa, in swahili), per aiutare i piccoli
coltivatori diretti a trovare i prodotti necessari. Il raccolto dipende dalle
condizioni climatiche, dalla possibilità di trovare a tempo sementi e concimi,
da eventuali visite di ladri...
Il
bilancio familiare.
La ricerca calcola il valore medio dei salari dichiarati: 41,62 dollari, con un
massimo di 250 e un minimo di 5 dollari. Complessivamente, i salari, anche
aumentati di premi e gratifiche, coprono appena i 2/3 delle spese ordinarie di
un nucleo familiare medio, i cui membri devono quindi svolgere altre attività
informali per poter sbarcare il lunario. La media delle spese mensili ordinarie
di un nucleo familiare è di 122 dollari (18 dollari per persona). E' una media:
sapendo che
ci sono pochi ricchi e molti
poveri, si può capire la
miseria nera dei più poveri.
lnoltre,
c'è mia svalutazione quasi continua e spesso molto rapida della moneta
nazionale, il franco congolese (FC). Da gennaio 1999 a settembre 2000, il
salario base dei dipendenti
di un'azienda di Lubumbashi ha perso i 2/3 del suo potere di acquisto. Se al
momento dell'inchiesta un dollaro valeva 80 FC oggi (tre anni dopo) ne vale 420.
La
ricerca nota che la situazione economica della popolazione, sopratutto della più
povera, si è degradata in questi ultimi anni. I servizi che erano a carico dei
datori
di lavoro
o dello stato - educazione, trasporto, sanità - ora sono a carico delle
famiglie.
L'alimentazione.
La maggior parte delle famiglie fa un pasto al giorno - verso sera - a
base di
polenta di granoturco (bukari) accompagnata da verdure cotte e, ogni
tanto, da un po' di pesce. Il riso e la carne sono il secondo piatto dei giorni
di festa. Il pane, abbastanza diffuso in città, lo si usa per "ingannare
lo stomaco", in attesa di riempirlo con il bukari, qualche
volta lo si dà ai bambini al mattino, con un po' di tè.
L'istruzione.
Da circa dieci anni lo stato paga gli insegnanti poco, e spesso in ritardo (oggi
tra i 5 e i 10 $ al mese). Per permettere loro di vivere e di insegnare, i
genitori si autotassano (pagano mensilmente da 2 a 5 $per ogni figlio che va a
scuola) e danno loro un supplemento (che può arrivare fino a 100 $). Con
conseguenze nefaste: le famiglie povere che hanno molti figli in età
scolastica, non riescono a pagare regolarmente questa tassa. I loro figli -
soprattutto le bambine - o non vanno a scuola, o ci vanno a singhiozzo: se non
pagano, sono rimandati a casa finché non trovano i soldi.. A Lubumbashi 40 %
dei bambini e bambine dai 6 agli 11 anni e 25%
dei
ragazzi e 35%
delle
ragazze tra i 12 e i 17 anni non vanno a scuola. Inoltre, dato che il
supplemento pagato agli insegnanti dipende dal numero di scolari che pagano, le
classi sono spesso sovraffollate con 70, 80, 90 o più allievi. Il livello
dell'insegnamento si è quindi molto degradato. In moltissime scuole gli scolari
non hanno libri, copiano su quaderni la lezione che l'insegnante scrive stilla
lavagna.
La
situazione degli scolari e studenti di Kasungami è migliore. Grazie all'aiuto
del sostegno a distanza di Massa e dintorni, possiamo aiutare i genitori
a pagare il supplemento agli insegnanti per circa 200 allievi delle elementari e
100 delle medie e superiori. Le suore cappuccine, da parte loro, aiutano un
numero analogo di scolari e studenti, in maniera che la quasi totalità dei
bambini e ragazzi in età scolastica di Kasungami frequenta regolarmente una
scuola. Abbiamo il problema dei locali: nelle prime classi delle elementari le
aule sono sovraffollate. Contando sul sostegno a distanza, abbiamo in progetto
la costruzione di altre sale più spaziose.
Sanità.
Solo 38% dei nuclei familiari intervistati dichiarano dedicare una parte delle
loro spese (6%) alla cura della salute, più per consultare un medico o un
infermiere che per comprare medicinali. Molti praticano l'automedicazione, con
tutti i rischi connessi. La mortalità infantile è molto alta: nel Katanga un
bambino su 4 o 5 muore prima dei 5 anni. L'Aids si diffonde, non così
rapidamente come nei paesi dell'Africa dell'Est, forse grazie al pessimo stato
delle strade e alle difficoltà di comunicazione. La malaria miete molte più
vittime: dato che è una malattia dei paesi poveri non ci sono ricerche
approfondite per debellarla. A Lubumbashi e dintorni ci sono epidemie regolari
di colera, che non curato subito può provocare morti in serie. La miseria
spinge molti uomini (e anche donne) ad annegare i loro problemi nell'alcool
indigeno (lutuku), con conseguenze disastrose per la salute. La speranza
media di vita dei Congolesi è scesa in questi ultimi anni da 47 a 45 anni.
A
Kasungami le suore cappuccine che gestiscono il dispensario parrocchiale
riescono a tenere il più basso possibile il prezzo delle consultazioni, degli
esami e dei medicinali: i pazienti vengono anche da altri quartieri. Le suore,
inoltre, curano gratis i numerosi poveri, hanno un centro nutrizionale per i
bambini sottoalimentati, fanno le consultazioni per le mamme prima e dopo il
parto... Ma la gente fa fatica a sopravvivere.
Conclusione:
Ho voluto dare un'idea rapida della situazione e di qualche nostra risposta. Il
quadro generale sembra piuttosto scoraggiante. La guerra - anche se non tocca
direttamente Lubumbashi, ha reso ancora più dura la vita della gente. Per
fortuna ci sono anche tante belle cose. La mia prossima circolare parlerà un
po' più del positivo, del coraggio della gente, della gioia dei bambini, dello
sforzo per costruire.
Quello
che faccio a Kasungami, altri preti e suore e laici lo fanno un po' dappertutto
a Lubumbashi, nel Congo, in Africa (e in altre parti del mondo). La Chiesa
Cattolica è in prima linea nella lotta per migliorare le condizioni di vita dei
più poveri, per dare un avvenire migliore ai bambini, per far trionfare la
giustizia e la pace. L'ultima pagina del vangelo non
è la
morte di Gesù, ma la sua risurrezione. Continuiamo a pregare e a agire, ognuno
al suo posto, perché l'ora della risurrezione suoni anche per i Congolesi.
Un
caro saluto in unione di preghiera
P.
Piero
« Ragazzi/e
della strada »,
O
come è più giusto
dire:
dei
‘Ragazzi
a rischio’ ,
Lo
si ritrova ormai diffusissimo nel mondo, specialmente nelle zone più povere
delle grandi città del Sud. Le cause sono molteplici, riconducibili comunque,
globalmente e semplicemente, all’egoismo e alla cattiveria degli adulti.
Qui
nel Congo, le grandi città sono ‘invase’ da migliaia di questi giovanissimi
‘esseri umani’, che vivono come bestie, ‘cani randagi, senza collare’,
direbbe uno scrittore francese.
La
situazione del paese, economicamente catastrofica, politicamente caotica,
socio-culturalmente distrutta, è in se stessa produttrice di siffatto fenomeno.
Vi si può aggiungere qualche causa, propria alla mentalità africana locale.
Nonostante
la ricchezza naturale del Congo, questo immenso paese
(sette volte l’Italia) è per il momento condannato ad una povertà
estrema, causata dai conflitti interetnici, ma soprattutto, in questi ultimi
anni, dalla guerra internazionale che ha colpito duramente la regione
dell’Africa Centrale o dei Grandi Laghi…
Ci
sarà pace, dopo gli accordi presi dalle diverse parti belligeranti ?…
Lo sapremo dopo…
Lo
Stato è attualmente in gravi condizioni di disgregazione socio-politica, benché
apparentemente si cerchi di costituire un’autorità di governo capace di
riunire i diversi interessi di quanti hanno purtroppo il potere di distruggere,
se non sono soddisfatti nelle loro brame d’ogni genere.
Ma la corruzione e la menzogna sono al loro apice.
Come
uscire allora dall’ ‘utopia’ ?…!
Le
conseguenze sono forse
incalcolabili per la loro capacità di distruzione
dell’Uomo Africano. Ma,
la cosa non è forse voluta da quanti governano e sfruttano questo nostro mondo
d’oggi ?
La
famiglia , che nel tempo costituiva
un valore sicuro -
sia pure alla maniera culturale africana
- oggi, specialmente nelle
città, ha perduto tantissimo della sua forza strutturale e della sua capacità
educativa tradizionale. Se
una volta i bambini erano considerati un ‘bene’, una ricchezza (del genere
‘proletario’) ‘appartenente’ ai genitori, questi molto spesso, pur
mettendoli al mondo, non riescono più ad occuparsene.
Spesso la fame regna nella loro casa .
Cosicché,
‘Arrangiatevi !’, cioè, andate a cercarvi da mangiare… diventa la
‘parola d’ordine’, che i genitori rivolgono ai loro figli e figlie..
Allora
la strada diventa la ‘casa’. Più
spesso i motivi possono essere altri e diversi, per spingere alla fuga,
temporanea prima, prolungata poi, e quindi più o meno definitiva…
Tutto cio’ non fa che contribuire regolarmente
a ingrossare le file di questi emarginati, bambini o già adolescenti...
Il
fenomeno è molto più esteso tra i ragazzi. Le
ragazze si puo’ dire che sono una minoranza, nella massa degli abbandonati.
Fortunatamente, -
diciamo -
data la delicatezza della loro persona. Ma già il poco che si vede fa
pena e a primo colpo, anche disgusto !
In
generale le ragazze si nascondono, sono meno evidenti sulle strade ; ci
sono piuttosto luoghi da esse frequentati, che costituiscono anche il loro ‘rifugio’,
donde uscire per cercare cibo e altro, magari prostituendosi ancora in giovane
età , dopo aver spesso già subito violenza…!
Un
elemento, poi, di cui forse nel
mondo occidentale non si parla, ma che sovente è all’origine immediata
dell’abbandono, o del rigetto violento, del ragazzo o della ragazza, è
la credenza alla stregoneria.
La
paura di essere stregati dai loro stessi bambini/e, induce i genitori a
scacciarli di casa. Non è certo
possibile spiegare qui tale fenomeno, incomprensibile forse in Europa.
Rileviamo
solo il fatto e il peso che esso ha nel fenomeno globale dell’abbandono dei
ragazzi/e.
Non
è possibile qui prolungarsi oltre. Sarebbe
tuttavia interessante accedere ad ulteriori informazioni, sia nel campo
statistico, sia nell’analisi del fenomeno. Infatti, restando a questo punto
della nostra breve presentazione, si rischia di non comprendere, confermando
forse così ingiusti pregiudizi razziali o colpabilizzando semplicemente i
genitori dei ragazzi/e abbandonati/e.
Bisognerebbe
invece, convincersi che ‘tanta
sventura sollecita la coscienza di tutti’
e che ‘i credenti sono
chiamati all’impegno concreto e generoso’, così come leggiamo nel
calendario 2003 del Bollettino Salesiano.
Ad
ogni modo, la situazione, -
più complessa di quel che se ne possa dire così in fretta,
- esige soprattutto
un’intelligenza d’Amore e un
‘cuore grande come le arene del mare’…, simile a quello che il Signore
diede a S. Giovanni Bosco!
Don Mario Valente