GUERRA, POVERTA' E BAMBINI
da un articolo di un Missionario salesiano in Congo e da una pubblicazione UNICEF
| Un tempo la guerra era una specie di
occupazione, liberamente scelta; era una sorta di lavoro. I Re vi
partecipavano attivamente ed era un segno di nobiltà e di onore. e' vero
che anche i "poveri" lottavano, ma lottavano per i
"ricchi" ed al loro fianco. Era un motivo di orgoglio mostrarsi
coraggiosi ed al limite morire da eroi.
Gli Africani continuano a far guerre tra essi stessi e non solo in Congo ma in molti altri posti e non solo recentemente, sono ormai decenni. Ciò è veramente scandaloso ed è difficile per noi riconoscere in questi conflitti una guerra fatta dai poveri, al posto dei ricchi. Il vecchio catechista che è il mio compagno nei miei viaggi pastorali, specialmente la Domenica, mi ha chiesto perchè, dopo la seconda guerra mondiale gli Europei hanno cessato di combattersi mentre " Qui in Africa..." Ed ha continuato, tristemente " Lo scorso hanno abbiamo iniziato a sperare in qualcosa di meglio, ma ora va di nuovo tutto verso il peggio. Non abbiamo la tranquillità per coltivare la nostra terra, di muoverci liberamente ed in pace tra i vari villaggi e di fare piani per il futuro" Tra guerra e povertà esistono certamente strettissime connessioni che erano un circolo vizioso, che però è originato non dalla povertà ma dalla cupidigia e dalla sete di potere da parte di chi causa la povertà e la sofferenza di altri. La guerra potrebbe essere un effetto della povertà se si lottasse per sopravvivere, ma questo generalmente non avviene. Chi è affamato non fa la guerra. Ed è affamato in quanto qualcun altro ha deciso di fare una guerra nella sua terra, oppure a commissionato a qualcun altro di combattere. I poveri sono sempre le prime vittime di ogni conflitto e la guerra è causa di ulteriore povertà: noi possiamo testimoniarlo ogni giorno qui in Congo. La guerra genera povertà che a sua volta causa, prima o dopo, altra guerra. A chi è veramente povero non resta altro che la propria vita e non si chiede altro che vivere in pace, come il mio vecchi catechista. D' altronde " la povertà oggi non è solo la condizione di un certo numero di persone, ma il dramma dell' intera umanità, dramma che è spirituale, prima che materiale. A livello mondiale manifesta le sue tragiche dimensioni ed i suoi effetti devastando intere popolazioni (Fr J. Vecchi, AGC 359). Non possiamo più dire che una delle terribili sfide della vita oggi in Africa è precisamente la povertà, nelle sue varie forme: materiale, intellettuale, culturale, spirituale, morale, strutturale. E' più urgente oggi che ognuno capisca che la guerra non ci libererà da questa povertà ma che invece creerà vecchie e nuove forme di povertà, moltiplicando i suoi effetti devastanti, e che ciò continuerà per un lungo tempo. La guerra è il segno, per eccellenza, della povertà umana, nel segno di mancanza di umanità. Essere umanamente poveri non è una caratteristica riservata ad un gruppo di persone, ma piuttosto qualcosa che colpisce tutti gli strati sociali. Più che un segno la guerra è in pratica il tragico interallacciamento di varie forme di povertà, vecchie e nuove, riconoscibili in tutti i livelli della vita umana. Noi siamo direttamente coinvolti in una " guerra di poveri " e ci accorgiamo di restare senza speranza alcuna. Con la guerra tutto sembra perduto, persino la speranza di poter riuscire un giorno ad uscire da questa spirale di povertà disumanizzante. Tutto questo a meno che no ricordiamo che " Con Dio niente è impossibile" e meditiamo seriamente sulle sue parole: " Benedetti i poveri di spirito. Benedetti i costruttori di pace" Le
Cifre della Vergogna: Dal
Dossier " I Bambini della Guerra " dell' UNICEF.
Ed è proprio in Congo che si tocca con mano questo atroce fenomeno dei bambini soldato, che l ' Unicef sta tentando di far conoscere. Un funzionario diceva " In Congo i bambini sono sempre colpevoli, mai vittime! ". Ed
un ufficiale dei ribelli " I Kadogo (soldati bambini) sono
degli ottimi soldati perché non si preoccupano di nulla. Obbediscono agli
ordini, non pensano a tornare a casa, dalla moglie o dalla famiglia. E poi
non hanno paura di nulla ". L' elenco delle pubblicazioni Unicef può essere richiesto via email a progscuola@unicef.org tel 06478091 fax 0647909270, www.unicef.it
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