A PROPOSITO DI IMMIGRAZIONE

di don Mario Valente

Cari amici un fraterno saluto.

Leggendo nell’ultimo Banglanews la pubblicazione di Misna sull’ ’Africa day’: necessario condividere le sfide del continente,  mi sono sentito interpellato dalle parole di Giorgio Napolitano, circa il dovere ( !) per l’Europa di ‘un partenariato con i paesi africani’   E specialmente da quel ch’egli aggiunge poco dopo :  che occorre ‘aggredire le cause profonde della povertà’,   e  «cio’ anche attraverso programmi al livello locale ( !)  che consentano ai giovani africani di contribuire alla crescita dei loro Paesi e di trovare soddisfacenti sbocchi professionali …»

Non vorrei sembrarvi presuntuoso.  Ma non so vincere la tentazione di dire,  almeno a voi,  che tale pensiero o principio di azione mi aveva profondamente assillato già tanti anni fa,   -   in uno degli anni 90, quando, bloccato per qualche giorno a Goma (in quei tempi viaggiavo molto, essendo provinciale dei salesiani in questa regione dei Grandi laghi), avevo potuto riflettere appunto sulla questione dell’immigrazione africana in Europa.    La mia conclusione era ‘semplice’, anche se ‘non - interessante’…, perché troppo impegnativa…   Se vogliamo evitare l‘invasione dei nuovi  ‘barbari’ in provenienza dall’Africa, verso la nostra ‘civilissima’ Europa, non c’è che aiutarli seriamente  a stare a casa loro !  E cio’, non con la chiusura delle frontiere  (fino a quando sarà possibile ?),  ma appunto con programmi da realizzare veramente, seriamente ed efficacemente nei Paesi africani, come dice il Presidente Napolitano. Mi ero anche permesso di scrivere qualcosa, inviandola a non so più chi (mi pare il Bollettino Salesiano).  Non ne ricevetti alcuna reazione ;  eppure già il problema dell’immigrazione cominciava a preoccupare i più lungimiranti.  Ma si preferivano soluzioni di protezione o protezionismo, che si stanno regolarmente rivelando insufficienti oltre che assolutamente inumane.

Ci sarebbe dunque tutto un discorso da fare (del quale io non sono capace), e una politica da instaurare nelle relazioni tra l’Europa e l’Africa, che è praticamente all’opposto di quel che oggi si pensa e si fa   -   concludendo sempre o spesso con il disprezzo dell’uomo africano, come se tra le cause dei suoi fallimenti non ci fossero anche le nostre terribili colpe di sfruttamento sfrenato… !

Ma è forse meglio che io mi fermi là.

Se vi ho scritto tutto questo  perché ogni tanto  (raramente) mi vien voglia di ‘sfogarmi’ con qualcuno che mi pare capace di comprendere, anche se forse non necessariamente d’accordo. E stavolta siete stati voi i miei ‘capri espiatori’…

Grazie della vostra pazienza e comprensione.
Unito a voi nel comune ideale cristiano e missionario,  cordialmente vostro

Mario Valente

21 giugno 2009

PS.   Cercando inutilmente tra le mie scartoffie se non avessi conservato quel che scrissi a suo tempo,  ho invece trovato due altri scritti, che forse conservano una certa ‘attualità’, corrispondendo in qualche modo a quanto già detto a proposito dell’ ‘Africa Day’.

Sono tentato di mandarveli.  E voi mi perdonerete anche questo.  Voi possedete comunque un cestino…, n’est-ce pas ?!

 

Cestinarli? Non sia mai!... non siamo dei politici... loro sì hanno un cestino bello capiente soprattutto per questi argomenti (ndr)

 

SE  POTESSI  RAGGIUNGERE  CON  LA  MIA  PUR  DEBOLE  VOCE  I  ‘GRANDI  DELLA TERRA’,

COSA  DIREI  IN  NOME  DEGLI  AFRICANI… ?

 

·         Invece di   considerarci popoli-cavie o luoghi di discarica per le vostre armi ;

·         Invece di  soffiare sul fuoco delle nostre ancestrali antipatie e farne degl’incendi difficili a gestire anche per voi, che siete forti  nella politica mondiale, ma non in quella africana ;

·         Invece di  lasciarci ammazzare come cani arrabbiati, spendendo poi forse tanto denaro per i superstiti , e imponendovi quindi pesantemente nei nostri paesi per aiutarci a… meglio sfruttare le nostre ricchezze ;

·         Invece di  voler piazzare sulle nostre teste i vostri ‘uomini di paglia’, per poter continuare, con la vostra politica neo-colonialista, a far da padroni in casa nostra ;

·         Invece di  servirvi della sete di potere e di denaro dei moderni capibanda d’alto bordo, che imperano oggidi’ nella nostra Africa, un tempo da ‘sedotta’ e quindi abbandonata… ;

·         Invece di  approfittare, finché vi conviene, del colpevole silenzio dei mass-media, per menare tranquillamante i vostri ennesimi colpi bassi di politica neo-coloniale, salvo poi a lanciare ipocrite e vane inchieste sui responsabili dell’epoca, che restano comunque impuniti ;

·         Invece di  accanirvi  -  per ragioni di giustizia ? unilateralmente ?  -  contro le malefatte d’un capo caduto ormai in disgrazia, e intanto lasciarne fare impunemente ad altri che sono per il momento ancora in sella… ;

·         Invece di  darci tante lezioni circa il rispetto dovuto ai diritti umani, quando poi, in realtà, non tenete in alcun conto lo stragrande numero di nostre vite umane, distrutte dalle vostre  armi militari,  -  da voi copiosamente fornite ai vostri ‘poveri’ ma fedeli servitori,  -  e da altre strane armi ‘virali’…, non meno micidiali ;

·         Invece di  disprezzarci per la nostra multiforme povertà, della quale riconosciamo la nostra parte di responsabilità, senza che questo giustifichi la vostra ;

·         Invece di  accanirvi allo spasimo, per tentare di chiudere le vostre rontiere a noi africani,  -  i poveri, evidentemente, e quelli di poco conto,  -  anche quando non veniamo a rubare il vostro lavoro ;

·         Invece di  ritenere i vostri criteri come i soli giusti e validi per rilanciare le azioni di siluppo dei nostri paesi e delle nostre popolazioni africane,

ASCOLTATE, PER FAVORE, LA NOSTRA ‘PREGHIERA’ :

ü       Vi preghiamo  di prendere sul serio le nostre aspirazioni   *  alla pace, al lavoro, all’ordine      e allo sviluppo ;  ma anche  *  al rispetto delle nostre responsabilità e della nostra sovranità    a casa nostra,  della nostra libertà e del nostro diritto a essere considerati interlocutori adulti e validi.

ü       Vi preghiamo  di aver pazienza se ricadiamo ancora facilmente in errori,  -  dovuti anche a certi handicaps della nostra cultura,  -  ma che non dovrebbero farci condanare più di quanto non lo siate voi per i vostri errori.

ü       Vi preghiamo  di non scandalizzarvi troppo in fretta per i nostri peccati, anche gravi e ‘spettacolari’…, condannandoci  senza appello, come se fosse impossibile di uscirne un po’ alla volta, con l’aiuto di Dio e degli uomini di buona volontà.

ü       Vi preghiamo  di non decidere subito voi da soli, sul quando sia opportuno aiutarci e quando no, se occorra attendere prima certi risultati politico-economici, se si debba condannare tutto un popolo  -  e soprattutto quindi i più poveri,  -  con le moderne forme di assedio che sono gli embargo…

ü       Vi preghiamo  di non applicare ciecamente a noi africani i vostri criteri di ‘democrazia’,

ma di aiutarci ad arrivare almeno là dove la nostra situazione socio-politico-culturale ce lo permette, ragionevolmente parlando.

ü       Vi preghiamo  di studiare un sistema che permetta di esigere che gli aiuti inviati in risposta ai bisogni della popolazione, vadano veramente là dove lo ha previsto il progetto presentato e approvato.

ü       Vi preghiamo  di aiutarci a smascherare le forze oscure che vogliono fare di noi il ‘continente maledetto’, cercandole, tali ‘forze’, non in un mondo ultraterreno, ma più sicuramente tra gli Stati che contano e le società multinazionali, che oggi imperano sfrenatamente, sfruttandoci senza vergogna, dopo averci coperti del manto della modializzazione…

ü       Vi preghiamo  di riconoscere le ONG che danno prova di serietà, ed appoggiarvi ad esse per aiutarci direttamente nei nostri progetti, piccoli o grandi, soprattutto quelli comunitari , pensati, creati e realizzati dalla gente del popolo, e di non aver paura del ‘pericolo confessionale’  sol perché dietro molte di queste comunità c’è qualche prete o qualche suora :  non saremo certamente noi a scalzarvi dai vostri piedestalli di solida ricchezza e di forte potere socio-politco-economico.  Se potessimo farlo…, non staremmo qui a ‘pregarvi’ !

 

 

GUERRA E POVERTA',

UN CIRCOLO VIZIOSO !

  

"All'inizio dell'anno, nella stagione in cui i re sogliono uscire in guerra, David spedi' Joab e, con lui, i suoi servitori e tutto Israele"…   Cosi' leggiamo nel 2° libro di Samuele (11,1).

Si direbbe che ci sia stato un tempo in cui la guerra era come una "professione liberale".  La si faceva per mestiere, o "per sport", diremmo oggi.  In generale, i re e i signori, vi partecipavano direttamente: era un segno di nobiltà e di onore…  I "poveri" si battevano, si',  per i "ricchi", ma insieme con loro…  Era un "onore" per tutti  mostrarsi bravi

e coraggiosi, morendo magari da eroi,  dopo aver ucciso il più possibile di nemici…

    

Poi il Signore ci ha fatto capire un po' alla volta, che  farsi  la guerra non è molto diverso dal  battersi tra cani…

Ce n'è voluto,  ma qualcosa è  finalmente entrato nella coscienza dell'Uomo:  e cosi', il rispetto delle regole di vita  sociale  locale o internazionale,  la soluzione dei problemi senza troppe violenze,  la non-violenza stessa, e perfino la pace,  han  fatto una certa strada in seno alla società occidentale…  Segno di "civiltà"?  Forse…  Oppure, soltanto

segno dell'esistenza di una situazione di benessere, che si vorrebbe conservare, se non altro a casa propria...

Sarà un modo un po' semplicistico di vedere le cose, lo ammetto. Vorrei che lo si ammettesse ugualmente  per un certo modo corrente di spiegare i problemi dell'Africa, e del Terzo Mondo in generale.

         

Si', è vero: gli Africani continuano ancora oggi a farsi la guerra.  Non solo nel Congo, ma in tanti altri angoli del continente; non solo in questi ultimi giorni,  ma, -  qua e  là, -  già da molti anni…   Ed è scandaloso! 

Da lontano, infatti, la gente si domanda  -  con buon senso  -   come mai dei poveri possano permettersi di far questo, invece di lavorare in pace, e guadagnarsi da mangiare,  in modo da non doverlo poi chiedere agli altri…

In realtà,  non ci è  facile  riconoscere  come queste siano le guerre dei poveri, combattute  per conto  dei ricchi.

Ben diverse, insomma, da altre come, per esempio,  la famosa "guerra del Golfo"…

Ma forse avremo compreso che le vite  umane  hanno un diverso valore, a seconda della loro appartenenza…

E che è meglio non esporre la propria vita, se altri possono battersi al nostro posto…

     

Il vecchio catechista, che abitualmente mi accompagna nelle uscite pastorali  della domenica, l'altro giorno mi chiedeva perché i popoli europei, dopo la guerra mondiale, non  facciano più la guerra tra di loro..., "mentre, invece,  noi qui in Africa…!"  E mestamente concludeva: "L'anno scorso avevamo incominciato a sperare qualcosa di meglio. Ora con la guerra, di nuovo tutto va male: non c'è più  tranquillità per coltivare i nostri campi,  per circolare  pacificamente in città,  per fare progetti d'avvenire…".

        

In verità, tra guerra e povertà ci sono stretti rapporti di causa ed effetto, che creano un "circolo vizioso" il cui  inizio pero' non è nella povertà, bensi' nella  bramosia di quanti gestiscono la miseria altrui.

La guerra potrebbe essere un effetto della povertà, quando fosse combattuta disperatamente, per la sopravvivenza. 

La si potrebbe fare perché si ha fame.  Ma questo in genere non capita.   Quando si ha fame,  non si  fa la guerra… 

Si ha invece fame perché c'è chi  fa la guerra a casa nostra,  o ce la fa fare.  I poveri ne sono sempre le prime vittime e

lo restano poi definitivamente.  Per i poveri, la guerra è sempre causa di ulteriore e più grande povertà: lo stiamo constatando attualmente qui nel Congo.  La guerra genera povertà, e la povertà rigenera prima o poi altra guerra, non perché i poveri dichiarino guerra a qualcuno.  Ai veri poveri non resta che la vita,  e, se possibile, vorrebbero viverla in pace, come il mio vecchio catechista…  Sono gli altri a decidere di far la guerra, inviando pero' i  poveri a battersi  per gli altrui interessi, sotto l'ipocrita sbandieramento di astratti  ideali  di  libertà, di democrazia  e  di diritti umani…

   

D'altra parte, la povertà oggi  non è più "solo la condizione di alcuni, ma il dramma dell'umanità, dramma spirituale prima ancora che materiale. A livello mondiale, essa presenta dimensioni  tragiche ed i suoi effetti sulle persone e sui popoli sono devastanti" (Don J. Vecchi).      Noi possiamo continuare dicendo che  una delle terribili sfide della vita africana di oggi,  è appunto la povertà nelle sue diverse forme: materiale, intellettuale, culturale, spirituale, morale, strutturale.  Tutti questi aggettivi andrebbero evidentemente spiegati,  per evitare il rischio del pregiudizio razziale.  Ma forse qui non è necessario. La cosa più urgente, ora, è  di  far capire a tutti che non sarà  la  guerra a liberarci da tali miserie; che anzi la guerra non  farà che rigenerarne, di vecchie e di nuove, moltiplicandone gli effetti devastatori, per lunghissimo tempo.

    

Io sono sempre più convinto che la guerra sia diventata oggi  il segno per eccellenza della povertà umana, intesa come "mancanza d'umanità".  Essere poveri di "umanità",  non è una caratteristica riservata ad alcuni. E' una miseria che  puo' colpire a qualsiasi livello della scala sociale, anche  persone dotate di redditi elevati e  ritenute come "civilissime"…

Forse, più che un segno, la guerra è concretamente l'intreccio tragico di povertà diverse, antiche e nuove, riconoscibili

a tutti i livelli della vita umana…  Dal di fuori,  non ce ne rendiamo conto. Ma, direttamente imbrigliati in una "guerra di poveri", ci accorgiamo di come essa, la guerra, ci renda impotenti di fronte alla cattiveria umana. 

Davvero, con la guerra tutto è perduto!  Anche  forse la speranza di uscire un giorno dal cerchio della miseria totale,

di uscire dalla spirale  della  povertà "disumanizzante".

A meno che ci ricordassimo che " niente è impossibile a Dio" ,  e  prendessimo sul serio noi stessi certe parole di Gesù:

"Beati i poveri di spirito"…    "Beati gli operatori di pace"…! 

 

 

[NB./// Era il 1998, quando scrivevo questa pagina :  la guerra era ripresa con forza nel Congo, e nella regione circostante…]