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L' indebitamento dei Paesi Poveri (PP) |
Premessa: La maggior parte di questo lavoro è tratto dal libro " Pagare con la vita" di R. Bosio e R. Moro, ed. EMI 2000 ed ha lo scopo di introdurre l' argomento. Allo stesso libro, di cui si consiglia comunque la consultazione in particolare per le scuole, si rimanda per ulteriori approfondimenti.
"A molti stati africani mancano i capitali finanziari necessari a soddisfare i bisogni fondamentali. Questo è attualmente uno dei problemi più gravi dell'Africa, ed è in larga parte dovuto al problema del debito pubblico di tali paesi" Kofi Annan, Segretario Generale dell' ONU
L'indebitamento dei paesi poveri è strettamente legato alla crisi petrolifera. All' inizio degli anni 70, con il quadruplicamento del prezzo del petrolio, le banche si sono trovate una valanga di denaro liquido, dollari e petrodollari, senza grosse possibilità di utilizzo. Con tassi d' interesse bassissimi pensarono allora, per non tener fermo il denaro, di prestarlo ad alcuni paesi in via di sviluppo. Negli anni successivi, alla fine degli anni 70, avviene però una seconda crisi petrolifera, con ulteriore aumento dei prezzi ma con aumento dell' inflazione e, quasi d' improvviso i tassi d' interesse salgono. Il dollaro inoltre si apprezza su tutte le valute( in particolare quelle dei paesi poveri) in maniera cospicua per cui molti paesi si trovano a dover pagare i debiti (contratti in $ ed a tasso variabile) cifre spropositate. Man mano fu chiara la impossibilità dei PP a far fronte ai propri impegni, molti di essi si dissanguarono col solo pagamento degli interessi che in alcuni casi superava il capitale ricevuto, fino a che nel 1982 il Messico dichiara per primo la propria insolvibilità, seguito immediatamente da molti altri.
Il grosso problema era che in molti casi il denaro era stato prestato non per " far del bene" ma per pura operazione economica, senza star tanto a badare dove questo danaro veniva impiegato: assistiamo così alla costruzione di opere faraoniche ( con ulteriori vantaggi delle società occidentali), a spese militari incontrollate, alla fuga di capitali all' estero da parte di governanti corrotti, all' impiego anche finalizzato al consumo (peraltro necessario) ma non allo sviluppo che avrebbe prodotto il reddito necessario a pagare il debito. In ogni caso, anche destinando tutto il denaro in attività redditizie, i soli aumenti dei tassi d' interesse e del Dollaro rendevano impossibile la restituzione.
Ormai il debito dei PP non è un problema solamente economico, malgrado molte promesse esso resta a tutt' oggi un sistema subdolo per controllare la politica dei paesi del sud del mondo ( ma anche di quelli dell' est, Giappone escluso). Negli ultimi quindici anni il debito delle nazioni africane è raddoppiato e solo il 5% dello stesso è stato bonificato. Qualche passo avanti si sta facendo recentemente, anche a seguito della spinta data da Giovanni Paolo II e nell' ultimo e tragico G8 di Genova si comincia a vedere almeno un barlume di luce.
Le spese faraoniche fatte nella costruzione di intere capitali, come in Costa d' Avorio e Nigeria o di aeroporti e autostrade non necessari, ma anche di Chiese ( Copia della Basilica di San Pietro) di mega università nel deserto sono state un sistema per far ritornare immensi capitali in occidente. E, secondo uno studio, ben il 20% dei prestiti è stato utilizzato per l' acquisto di armi ( ancora soldi in occidente) con ben più catastrofiche conseguenze. E' triste notare che, se non vengono finanziate dall' estero, le guerre in Africa durano poco: un bell' esempio è la controversia tra Burkina Faso e Mali, nel 1995, per un problema di confini; dopo appena una settimana manca la benzina per far andare avanti i mezzi ed allora la guerra finisce....con la vittoria autoproclamata da entrambe le parti!
Che cosa direste se una mattina svegliandovi doveste accorgervi di essere finiti nella lista dei debitori, senza aver mai richiesto un prestito? E' quanto accaduto alle popolazioni di molti Paesi in via di sviluppo. Governi che nessuno ha eletto hanno ottenuto prestiti dai governi e dalle banche straniere. Prestiti ricevuti a nome del proprio paese sono stati sottratti e nascosti al Nord su conti personali da dirigenti senza scrupoli; oppure sono stati usati per l'acquisto di armi da parte di governi dittatoriali.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI)
L' FMI dovrebbe" favorire la collaborazione internazionale nel settore della politica monetaria attraverso provvedimenti adeguati e contribuire alla soluzione delle questioni monetarie internazionali". La principale attività dell' FMI è invece ormai quella di accorrere dove un paese ha difficoltà a pagare il proprio debito, per evitare che la sua insolvenza porti al coinvolgimento delle banche o paesi che hanno effettuato i prestiti. I crediti del FMI e quelli della Banca Mondiale sono privilegiati ed a carattere prioritario: basta non pagare una rata e si viene esclusi da successivi prestiti ed inseriti nel "libro nero". Ma il prestito dell' FMI non avviene gratis: viene imposto sempre un aggiustamento della spesa pubblica il che significa ( nel 99% dei casi ) un abbattimento delle spese relative alla sanità ed alla istruzione, e sempre a discapito delle fasce sociali più deboli. Ed inoltre il FMI ha una democrazia tutta particolare: si vota in base alla quota versata, per cui 7-8 paesi detengono più del 50 % dei voti .....e gli altri 142 il restante 50%: è un lampante esempio di "danarocrazia".
C'è chi ha eseguito gli ordini del F.M.I. ed ha ottenuto risultati: soprattutto l'Asia sud-orientale. C'è chi, invece, ha fatto tutti questi sforzi ottenendo risultati scarsi o nulli. Ma il risanamento l'hanno pagato, e lo pagano, i soggetti che meno ne hanno beneficiato: la maggioranza della popolazione del Sud del mondo. Attualmente per la maggior parte dei Paesi poveri un dollaro su tre della valuta guadagnata vendendo prodotti sul mercato mondiale serve semplicemente a pagare il "servizio" che le banche private internazionali hanno fatto loro facendo credito negli anni passati.
I dictat dell' FMI, che i PP devono accettare, o meglio sono costretti ad accettare per sopravvivere, comportano essenzialmente:
- svalutazione della moneta locale ( per favorire le esportazioni)
- liberalizzazione dei prezzi
- controllo dei salari
- riduzione barriere commerciali ed agevolazioni all' export
- restrizione credito nazionale, privatizzazioni
- diminuzione spesa statale per servizi
e questo porta alla riduzione della spesa sanitaria, alla spesa per l' istruzione, all' aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, all' aumento della disoccupazione, al blocco dei salari; ma la cosa importante per l' FMI è che le rate dei debiti vengano pagate regolarmente anche se a pagarle sono sempre le fasce più deboli della popolazione!
Qualche dato per farci riflettere:
Acqua ed acquedotti per tutti: 13 Miliardi di $ (M$) Profumi in Europa: 11M$
Istruzione base per tutti: 6 M$, Salute base e nutrizione per tutti: 13 M$ Gelati in Europa 11 M$
Debito dei PP : 1132 M$ nel 1986, 2177 M$ nel 1996, 2500 M$ nel 1999.
Dal 1982 al 1990 i PP hanno versato 418 M$ in più di quanto ricevuto
L' Africa, su 1 $ ricevuto ne paga 3 (tre volte!!!) di interessi.
Anche se solo 1 bambino su due va a scuola in Africa si spende, per abitante, 25,3 $ per l' istruzione e 22 $ per pagare i debiti!
Ed infine ( dati dell' ONU) ogni giorno muoiono 19.000 bambini a causa del debito ( riduzione spese sanitarie).
ambiente: le ricette dell' FMI sono tutte orientate all' aumento delle esportazioni, problemi ecologici, inquinamento etc passano tutti in secondo piano. Si assiste alla distruzione delle foreste, alla spinta ad un' agricoltura, spesso monoculturale, legata all' esportazione a discapito di quella originaria di sussistenza. I vincoli relativi all' inquinamento ed alla sicurezza del lavoro, così precisi in occidente, nei PP non sembrano esistere: se qualche paese timidamente inizia a prevederne qualcuno c' è sempre qualche altro paese, più disperato del primo, pronto a accettare a braccia aperte la Multinazionale, con il beneplacito dell' FMI.
droga: non pochi sono i paesi ( tra i più noti Bolivia, Columbia, Afganistan) che hanno addirittura incrementato la produzione di droga, per pagare i debiti!
guerra: troppe volte i crediti dati ai PP sono serviti per comprare armi dai paesi ricchi. Anche l' Italia figura tra gli esportatori e si trova brillantemente al terzo posto nel settore delle armi leggere, dopo che è finito il suo predominio nel mercato delle mine, ormai messe al bando.
emigrazione: è un fenomeno inarrestabile nei PP ed è gravissimo in quanto toglie al paese la parte più vitale. In molti casi un PP spende per l' istruzione elementare, superiore ed universitaria ed a raccoglierne i frutti sono le nazioni ricche.
Gli interventi delle Istituzioni internazionali
Allo scoppiare della crisi, nei primi anni 80, governi ed istituzioni politico-finanziarie dei paesi ricchi corsero ai ripari, ma sottovalutarono forse volutamente il problema. Senza esaminare a fondo le cause l' idea generale era che si trattava di una crisi temporanea, risolvibile con nuovi finanziamenti e con una pressione sugli " aggiustamenti strutturali". Ma la cosa importante è anche stata che debiti originariamente accesi verso privati si sono man mano trasformati in debiti verso creditori pubblici, con indubbiamente maggior potere negoziale. E' questo un sistema perverso che fa sempre pagare i più deboli: non solo nel caso dei paesi debitori che, a causa del debito devono ridurre i servizi di prima necessità come salute ed istruzione ma, incredibilmente, anche nel caso dei paesi creditori. Il passaggio del credito dalle banche ai governi ha fatto sì che in ultima istanza sono i cittadini che vengono a pagare quello che le banche hanno prestato senza scrupoli e con enormi profitti.
Nel 1985 si comincia con J. Baker, segretario al tesoro americano, a proporre rifinanziamenti alle banche commerciali ed a quella mondiale, con scarsi risultati, qualche anno più tardi è il nuovo segretario N. Brady a proporre delle "obbligazioni" e si riesce in questo modo a ridurre di 46,5 M$ il debito, un' inezia ma meglio di niente. Del problema finalmente comincia ad interessarsi anche il G7, successivamente divenuto G8 con l' inserimento della Russia. E già a Toronto, nel 1988, si propone di arrivare alla riduzione di 1/3 dei debiti pubblici, all' allungamento del periodo di rimborso sino a 25 anni, a tassi molto bassi sempre che vengano rispettati i programmi capestro di aggiustamento voluti dal FMI. La cifra di 1/3 viene successivamente alzata ad 1/2 a Londra e 2/3 a Napoli. Intanto i paesi creditori si costituiscono in un " Club di Parigi" che sono una specie di commissione esaminatrice a cui, singolarmente, il paese appellante deve rivolgersi e che poi prende le proprie decisioni " a porte chiuse" e senza possibili appelli. I piani approvati nel 1995/96 riguardano essenzialmente Russia (40,2 M$), Algeria (7,3 M$) e Perù (6.7 M$). In tutti i casi i governi accettano le regole imposte dal FMI ed il fatto che il credito può essere revocato in ogni momento se le pesanti clausole non vengoo rispettate.
Viene successivamente proposto da FMI e Banca mondiale un piano per i paesi poveri più indebitati per accedere al quale il debito deve essere tra il 200 ed il 250% del PIL. Arriviamo finalmente a Colonia ed infine a Genova e bisogna in ogni caso riconoscere che, sotto la spinta di molte organizzazioni non governative, qualcosa si muove aumentando le percentuali relative alle cancellazioni ed abbassando il rapporto debito/PIL al 150%. Il fatto molto positivo, al di là dei numeri, è che finalmente sia FMI che Banca mondiale cominciano a porre più attenzione alla povertà e minor attenzione agli "aggiustamenti strutturali".
Notiamo che l' Italia è in prima fila in questa campagna positiva, già nell' aprile 1999 C.A. Ciampi, allora Ministro del Tesoro, annuncia l' iniziativa italiana in vista della riunione di Colonia. Si parla di cancellare tutto il debito bilaterale e quello generato da crediti d' aiuto per tutti i paesi con reddito inferiore a 300$. L' unica pecca è che la cifra totale massima è di 3000 M$, troppo esigua rispetto ai 33 M$ che rappresenta il nostro credito. Questa iniziativa è comunque molto importante in quanto rappresenta, anche per gli altri paesi, una vera rottura con il passato.
Sono molte le organizzazioni non governative che si sono interessate da tempo del problema a partire dalla fine degli anni 80, creando un certo interesse nell' opinione pubblica ma senza riuscire ad incidere sul potere decisionale.
E' Giovanni Paolo II che nel 1994, nello spirito dell' antica tradizione giubilare del popolo d' Israele, che restituiva ogni cinquant' anni libertà, autonomia e dignità a chi l' aveva perduta, propone per il Giubileo del 2000 a chiare lettere: "I cristiani dovranno farsi voce di tutti i poveri del mondo....per pensare ad una consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale" (Tertio Millennio adveniente n.51.
Molte sono state le organizzazioni che hanno recepito il messaggio accorato del santo padre ed in particolare CIDSE e Caritas Internazionale che lanciano il programma " Putting life before debt (La vita prima del debito). Con la creazione della coalizione internazionale Jubilee 2000 si arriva alla raccolta di 17 milioni di firme. A Colonia, in un' imponente cerimonia a cui assistono migliaia di persone da tutto il mondo, le firme vengono consegnate al cancelliere Schroeder, che ospita il G7. Viene formata EURODAD una rete europea che riunisce tutte le ONG su temi legati a debito e sviluppo, a cui fa seguito AFRODAD, simile alla precedente ma per il continente africano. Anche Oxfam, una importante ONG di origini inglesi, è molto attiva in questo campo.
Un' altra iniziativa interessante e nuova è stata portata avanti in Svizzera ed è la proposta di conversione del debito ai fini dello sviluppo. L' idea è che da una parte il governo svizzero cancella il debito mentre dall' altra il governo debitore crea un fondo per finanziare progetti mirati allo sviluppo. I governi devono però rispettare le regole della democrazia ed un programma di aggiustamento, stabilito dal FMI. I fondi servono a finanziare microprogetti (< 100.000 $). L' iniziativa è interessante ma poco incisiva a livello mondiale in quanto il debito totale verso la Svizzera è una piccolissima frazione del debito totale.
Un nuovo modello è poi stato calcolato dal CAFOD (Catholic Fund for Overseas Development of England and Wales). Il criterio è quello di individuare un parametro nuovo per misurare la sostenibilità del debito, in quanto è chiaramente non giusto caricare il peso fiscale anche a chi è sotto la soglia di sussistenza. Considerando in 1 $ al giorno come il livello di sussistenza (intoccabile) ed una pressione fiscale media del 25% ( in cui devono essere naturalmente incluse le spese pubbliche. Si è calcolato che il minimo annuale per salute ed istruzione è di 28 $ a testa. Infine, tolte le cifre suddette e considerando il 20% come tetto massimo per il pagamento dei debiti, si arriva ad una più precisa definizione di debito sostenibile. In base a questo nuovo criterio ben 10 paesi, tra i più poveri del mondo, sono intitolati ad una cancellazione del 100% del debito, e sono tutti in Africa: Burundi, Repubblica Democratica del congo, Malawi (che non rientrava secondo i precedenti criteri), Mozambico, Sierra Leone, Ciad, Etiopia, Mali, Ruanda, Tanzania.
L' iniziativa della CEI (Commissione Episcopale Italiana) in questo campo:
- si rivolge a due paesi ( Zambia e Guinea) promuovendo la conversione del debito in programmi per lo sviluppo, dando priorità alla fascia più povera della popolazione.
- si propone un pagamento del 10% (massimo) per ottenere la cancellazione di tutto il debito. Per l' Italia il totale debito viene cancellato, senza contropartite, resta ancora in vigore il debito verso altri creditori.
Appendice:
Punti salienti della dichiarazione "Putting life before debt"
1. L' immediata riduzione del debito estero nei paesi poveri è un passo essenziale verso lo sradicamento della povertà.
2. Le riduzioni del debito debbono essere consistenti e vanno progettate per beneficiare i poveri.
3. La trasparenza e la partecipazione dlla società civile, incluse le chiese, le organizzazioni non governative, i poveri e gli emarginati, sono essenziali per gli acordi di remissione dle debito, di allo cazione delle risorse liberate, e per provvedere nuovi finanziamenti e donazioni.
4. Le attuali politiche di alleggerimento del debito devono essere più rapide, più consistenti ed includere un magior numero di paesi.
5. Gli attuali programmi di aggiustamento strutturale devono essere sottoposti ad una seria riforma.
6. Devono essere impostate relazioni più giuste tra governi che prestano e governi che ricevono i finanziamenti.
7. La politica deve essere chiamata a produrre i cambiamenti, le leggi ed i finanziamenti necessari per una più ampia, profonda e rapida riduzione del debito.
Cancellazione del debito per favorire Scienza e Tecnologia (UNESCO)
Nel marzo 2000, a seguito della riunione mondiale sulla Scienza, tenuta a Budapest nel giugno 1999, l' UNESCO ha emesso un documento ufficiale in cui viene prevista per ben 41 paesi (32 in Africa, 4 in America latina, 3 in Asia ed 1 in Medio Oriente) la cancellazione del debito allo scopo principale di promuovere Scienza e Tecnologia, così vitali nello sviluppo. Il documento (in inglese) può esere prelevato dal sito dell' UNESCO www.unesco.org
Libri ( da Unimondo)
Il boomerang del debito di Susan George, Iscos/Ed. Lavoro, 1992. Dall'autrice di "Il debito del Terzo Mondo" (Edizioni Lavoro, Roma, 1989), un'altra fondamentale opera per capire di più.
Una pietra al collo di Roberto Bosio, Emi 1998. L'impatto del debito sulle economie dei Paesi piùpoveri e sulle vite di milioni di uomini, donne, bambini.
Rapporto annuale UNCTAD (Trade and Development Report) Il rapporto dell'Agenzia Onu per il commercio e lo sviluppo offre un'analisi esaustiva dei collegamenti tra sviluppo economico, deficit con l'estero e instabilità nei Paesi in via di sviluppo negli ultimi trent'anni; una spiegazione del perché il commercio piuttosto che i movimenti di capitale sia la base più sicura per lo sviluppo nel Sud (propone un'agenda commerciale positiva per i PVS nella prossima tornata di trattative commerciali); un confronto delle recenti crisi finanziarie in Asia, Russia e America Latina.
Debito estero e sviluppo del Terzo Mondo A cura di Franco Volpi, Franco Angeli, Milano, 1989.
Denaro che scotta. Criminalità internazionale e speculazione finanziaria di Robin T. Naylor, Edizioni di Comunità, Milano, 1989
Le mani della Mafia. Vent'anni di finanza e politica attraverso la storia del Banco Ambrosiano di Maria Antonietta Calabrò, Edizioni Associate, Roma, 1991.