MICROCREDITO

 

dal sito www.unimondo.org

 

"Il microcredito permette ai poveri e agli scalzi di accedere a una opportunità che di solito è esclusivo appannaggio dei ricchi. Accade così che quegli aspetti della società che sembravano rigidi, fissi e inamovibili comincino a diventare più fluidi, e attraverso lo sviluppo economico le persone si affranchino da tutto un insieme di ingiunzioni e regole" - Muhammad Yunus, fondatore della Graamen Bank - Bangladesh

 

Credito ai poveri

La banche etiche

L'alibi del microcredito?

Strumento per la lotta alla povertà

Le istituzioni internazionali

Citazioni

Credito alle donne

100 milioni di famiglie

Quando i poveri seducono le banche

Una banca un po' speciale

La forza della microfinanza

Programma Diocesano " Unione di Credito " di Dinajpur

 

 

 

 

Credito ai poveri - Chi finanzia le microimprese e l'economia informale, in particolare nelle zone povere del pianeta e in quelle depresse nell'ambito dei paesi industrializzati? Le banche tradizionali no di certo. Accede al credito chi può mettere a rischio, come garanzia, i propri beni personali (purché abbiano un qualche valore di mercato). I poveri non hanno accesso al credito perché non offrono garanzie e perché è alto il rischio di mancato rimborso; inoltre le rate che sono in grado di pagare sono troppo basse perché le banche ne traggano profitto.
Oggi il miliardo di persone che costituisce il 20 per cento più povero della popolazione produce l'1 per cento del risparmio mondiale. Questa fascia di popolazione riceve appena lo 0,2 per cento del credito mondiale. E' come dire che 4 lire su 5 del risparmio dei poveri vengono "prestate" dal sistema finanziario ai più ricchi. E naturalmente l'accesso al credito è enormemente più difficile per le donne.

Strumento per la lotta alla povertà - Il microcredito nasce per dare la possibilità ai poveri di accedere al credito secondo modalità adeguate al povero. E consegue risultati, sotto il profilo bancario e sotto il profilo della lotta contro la povertà, molto apprezzabili. Il livello delle sofferenze (cioè i crediti non restituiti alla scadenza del prestito) è molto contenuto e questo è la migliore dimostrazione che è possibile fare attività bancaria anche laddove non ci sono clienti "bancabili" in senso tradizionale. La conferma viene da fonti autorevoli: uno studio della Banca Mondiale conferma che i programmi di microcredito accrescono gli standard di vita soprattutto per le donne e i loro familiari. Anche se la microfinanza non dovrebbe essere l'unico strumento per la riduzione della povertà.

Credito alle donne - Le esperienze di microcredito più interessanti al mondo hanno evidenziato alcuni aspetti critici e alcuni elementi di successo. Non basta dare il denaro al povero. Occorre educare all'uso del denaro. Da questo punto di vista le donne si sono rivelate molto più affidabili degli uomini. Un elemento che accomuna le più riuscite iniziative di microcredito nel mondo non sviluppato è il ruolo accentuato del finanziamento alle donne. Eppure proprio le donne, in molti paesi, non hanno accesso né alla terra, né al credito e neppure ad altre risorse produttive che consentano loro di produrre cibo e che generino reddito in quantità sufficiente.
Se le donne negli ultimi anni sono riuscite a uscire dal meccanismo del lavoro per la mera sussistenza per avviare iniziative economiche autonome, lo si deve in gran parte alle organizzazioni collettive di assistenza alle donne indigenti attraverso la concessione di microcrediti e prestiti.

Una banca un po' speciale - Una banca un po' particolare è la Graamen Bank, fondata nel 1976 da Muhammad Yunus in Bangladesh: una banca rurale (graamen in bengalese significa contadino) che concede prestiti e supporto organizzativo ai più poveri, altrimenti esclusi dal sistema di credito tradizionale. La Grameen Bank ha raggiunto nel febbraio 1999 i 2.367.503 soci, di cui quasi il 95% sono donne (anche se in molti casi i crediti sono usati dagli uomini di casa). Sono circa 1.800.000 i soci-clienti con prestiti in corso. La Grameen eroga l'equivalente di oltre 30 milioni di dollari di prestiti ogni mese. E il tasso di rientro, anche se sceso con la crisi, è sempre elevatissimo: il 93,2%.

La banche etiche - Nel 1980 è nata in Olanda la Triodos Bank, dall'esperienza ventennale di una cooperativa di credito. Nel 1995 aveva già un volume di attività di 165 miliardi di lire. E' tra i membri fondatori di INAISE (International Association of Investors in the Social Economy). Nel 1988 è nata in Germania la Oekobank, sulla spinta del movimento ambientalista. In Svizzera nel 1990 è nata la Banque alternative BAS, per promuovere progetti nel campo dell'economia non profit. Citizen Bank in Giappone, Merkur in Danimarca, Eko Osuuspankii in Finlandia, South Shore Bank negli Stati Uniti, Banque Populaire du Haut Rhin in Francia sono altre banche etiche.

Le istituzioni internazionali e il ruolo del microcredito - Il potenziale contributo del microcredito alla lotta alla povertà è ora riconosciuto dalle istituzioni mondiali deputate a sostenere lo sviluppo. Nel giugno 1995 la Banca Mondiale ha avviato un programma di microcredito per promuovere e sostenere progetti di microcredito secondo le modalità delle Organizzazioni non governative. Le Nazioni Unite hanno approvato il 18 dicembre 1997 una risoluzione sull'importanza del microcredito come strumento per sradicare la povertà. La risoluzione è significativa in quanto per la prima volta e in modo esplicito riconosce che i programmi di microcredito si sono rivelati efficaci nel liberare migliaia di persone, soprattutto le donne, dallo sfruttamento e dalla povertà. Questi programmi hanno inoltre aumentato la pertecipazione di chi ne ha beneficiato ai processi economici e politici e si sono rivelati determinanti nel processo globale di sviluppo umano e sociale.

100 milioni di famiglie strappate alla povertà entro il 2005 - I destinatari dei crediti e dei servizi delle istituzioni di microfinanza nel mondo sono circa 15 milioni. Crescono del 30% l'anno, ma non basta. E lo sforzo maggiore contro l'esclusione lo fanno ancora le reti alternative. La Banca Mondiale ha stimato in oltre 7.000 le istituzioni di microfinanza di ogni tipo operanti nel mondo. Almeno 1.300 di esse sono esplicitamente impegnate a perseguire l'obiettivo lanciato dal Microcredit Summit a Washington nel febbraio '97: raggiungere 100 milioni di famiglie tra le più povere del mondo, soprattutto le donne di queste famiglie, con crediti per attività lavorative autonome e altri servizi finanziari e commerciali entro il 2005. Alla metà del '98 - ultima rilevazione su larga scala - erano quasi 15 milioni i poveri nei paesi in via di sviluppo, ma anche all'Est e nelle periferie dei paesi ricchi, raggiunti da programmi di microcredito, per un portafoglio crediti complessivo di oltre 7 miliardi di dollari. Complessivamente i dieci maggiori programmi di microcredito toccavano al giugno '98, tutti insieme, 10.821.069 destinatari.

La forza della microfinanza - Molto significative sono le performance di istituzioni di microfinanza di taglio medio e piccolo: il boliviano BancoSol, principale banca dei poveri della rete di Accion (Americans for Community Cooperation in Other Nations), che raggiunge quasi 80.000 clienti di cui il 65% donne, con un portafoglio a rischio pari al 2% dei 63 milioni di dollari di crediti aperti; la keniota K-Rep, la maggiore istituzione di credito ai poveri del continente africano, con oltre 7.000 destinatari (58% donne) e un portafoglio di 4,1 milioni di dollari; l'indiana Sewa Bank, la "cassa di risparmio" (8.000 clienti) della Self-Employed Women's Association, associazione di donne di città e campagna che lavorano nel settore informale e che commerciano anche nei canali del fair trade.

L'alibi del microcredito? - Nel complesso il microcredito cresce nel mondo ad un tasso del 30% annuo. E sembra avere l'attenzione di banche e istituzioni finanziarie "ufficiali", tanto da dar luogo anche a polemiche sul suo possibile ruolo di "alibi" per ridurre l'intervento pubblico per lo sviluppo. Ma stando alle cifre dell'Unctad, la Conferenza Onu su commercio e sviluppo, solo il 2% dei 500 milioni di microimprese esistenti nel mondo - che rappresentano fino al 50% di certe economie nazionali - ha accesso al credito. Una cifra, cioè, praticamente coincidente con i destinatari dei programmi di microcredito delle "banche dei poveri" o, al massimo, delle agenzie di cooperazione. Il restante 98% si scontra con un rifiuto categorico del sistema bancario "formale" e, al più, può ricorrere agli usurai. L'apporto della Banca Mondiale o della Citicorp, prima ancora di essere imbarazzante, non si vede proprio.

Citazioni

"Il movimento del microcredito esiste per alleviare la povertà. Ma gli indicatori usati per misurare l'efficacia dei programmi misurano in realtà la profittabilità delle istituzioni che erogano i crediti e la qualità del loro portafoglio. Non ci dicono se i nostri clienti diventano meno poveri grazie ai servizi che forniamo" - Susy Cheston (Women's Opportunity Fund) e Larry Reed (Opportunity International)

"Sarebbe illusorio pensare che l'insieme del Terzo Mondo possa diventare gli Stati Uniti o la Svezia. Ma credo perfettamente possibile "riformare" i rapporti capitalistici mondiali [modifica delle ragioni di scambio, accesso al credito per i paesi poveri] in modo tale che il Terzo Mondo raggiunga livelli comparabili a quelli del Portogallo o della Grecia. Ben inteso, questo rischia di avere come effetto che gli Usa e la Svezia [ovvero l'insieme dei paesi ricchi che vivono dello sfruttamento di quelli poveri] cessano, per lo stesso motivo, di essere gli Usa o la Svezia" - Arghiri Emmanuel, autore del celebre libro Lo scambio ineguale

"Nella fase attuale è del tutto evidente che i mercati finanziari sono dominati dai "creditori" - un termine generico che indica coloro che posseggono il capitale o coloro che agiscono per conto dei possessori di capitale. In effetti la deregolamentazione e la globalizzazione finanziaria hanno moltiplicato le opportunità di investimento, ma non hanno moltiplicato al tempo stesso l'ammontare dei fondi disponibili per il prestito" - Jean-Paul Fitoussi, economista francese