Edvige Bilotti
In
questo lavoro tratterò della pratica della mutilazione genitale femminile (MGF)1
tentando di presentare questo tema in una prospettiva che si distacca dalla
maggior parte della letteratura sull'argomento che si basa generalmente su
preoccupazioni di tipo medico e sull'impegno politico per abolire la pratica.
L'approccio analitico di questo studio è quello di un'indagine contestualizzata
che faccia riferimento alle specificità socioculturali e storiche della MGF;
esaminerà i significati ed i valori specifici attribuiti a questa usanza
secondo i contesti culturali ed ideologici all'interno delle reti locali di
potere e le complesse relazioni che modellano la vita delle donne.
Seguendo Chandra Mohanty2, questo saggio tenta di
evitare la trappola analitica di alcune supposizioni etnocentriche occidentali
nella rappresentazione delle donne del terzo mondo come di un gruppo omogeneo e
coerente unificato dalla condizione di essere oppresse dalle loro società
patriarcali e culture `tradizionali' maschiliste. In alcuni lavori di femministe
occidentali3 le donne del terzo mondo sono state
costruite come una categoria universale e astorica. La presupposta validità di
questa categorizzazione viene applicata universalmente attraverso civiltà
diverse. Le donne del terzo mondo sono accomunate in una nozione di identicità
della loro oppressione e sfruttamento. Sono rappresentate come vittime senza
potere di un sistema socioeconomico dominato dagli uomini.
La presupposizione problematica di alcune femministe occidentali é l'uso di una
categoria monolitica, unica di patriarchia che non indirizza processi storici
specifici e le dinamiche coinvolte nella formazione di reti di potere
all'interno delle società locali.
Così, in molta parte del discorso femminista occidentale, le complessità delle
vite delle donne del terzo mondo sono rese omogenee e situate riduttivamente in
una struttura astorica. Il presupposto é che sono costituite come entità
separate prima di entrare nel complesso sistema di relazioni sociali,
significati e credenze. Ogni interazione tra queste donne ed il contesto di
riferimento viene negato così come il loro contributo alla formazione di
sistemi di valori all'interno di esso.
Anche scrivendo con vari gradi di accuratezza, molti testi femministi sono
accomunati da una premessa simile che vittimizza le donne del terzo mondo. Le
donne sono definite come vittime della società islamica, vittime del
colonialismo, vittime del processo di sviluppo o vittime della violenza
maschile.
Nel discutere la pratica della MGF molte femministe occidentali come Fran Hosken
e Mary Daly, per esempio, si riferiscono alle donne praticanti come sessualmente
oppresse e vittime della violenza maschile.
Hosken4 giudica la MGF come una forma di violenza da
parte degli uomini sulle donne. La paragona allo stupro, alle percosse, alla
prostituzione forzata ed alla purdah (segregazione delle donne). Tutte
sono viste come "violazioni dei diritti umani fondamentali" portati
avanti con "uno stupefacente consenso tra gli uomini"5.
Nei suoi scritti le donne diventano a livello mondiale un gruppo omogeneo in una
"retorica totalizzante che confidenzialmente parla del genere femminile
come di una categoria universale"6. Le donne
sono rappresentate come vittime della violenza maschile e sono ridotte ad una
unità universale basata sulla nozione riduttiva della loro oppressione. Anche
istituzioni come la purdah o il velo sono associate con la violenza
maschile e spiegate in termini di oppressione sessuale e sottomissione. La
specificità culturale ed il processo storico della pratica sono ignorati. Per
esempio, la differenza tra l'uso del velo in Iran imposto dalla legge islamica,
in opposizione alla scelta del velo come elemento di identità culturale, usato
per opporsi all'imperialismo culturale occidentale. Come simbolo della
tradizione islamica, la diffusione del velo é aumentata significativamente in
reazione alla invadente presenza occidentale.
Daly7 presenta un approccio simile a quello di
Hosken. Fa un problematico confronto di costumi di periodi storici diversi
confrontando l'Africa di oggi con l'Europa medievale. In particolare fa un
parallelo tra la MGF e le cinture di castità usate in Europa nel medioevo, la
fasciatura dei piedi praticata in Cina fino all'inizio di questo secolo e la
sepoltura di bambine vive nell'Arabia preislamica. Nella sua analisi queste
pratiche sono rappresentate come sintomatiche di una cospirazione misogina
universale. Daly cade nella trappola analitica che fa presumere che un sistema
patriarcale unico, astorico caratterizza la maggior parte delle società e
struttura le donne come un gruppo oppresso. La struttura del mondo é
interpretata e definita in termini dicotomici che oppone le donne agli uomini.
Nell'analizzare la pratica della MGF descriverò le sue diverse forme, l'origine
storica e la distribuzione geografica. L'indagine nel contesto socioculturale
comporta l'esame della religione e dei valori morali così come delle credenze
culturali e delle tradizioni all'interno della struttura sociale e familiare. La
premessa teorica é che le donne sono costituite come donne attraverso la loro
complessa interazione con cultura, religione, sistemi di significati e credenze,
reti locali di potere, gerarchie di istituzioni e altre strutture ideologiche.
Le donne sono definite da questo contesto ed all'interno di questo sotto
specifiche condizioni. Loro stesse contribuiscono a formare e determinare queste
relazioni in vari modi attraverso dimensioni sociali specifiche. Anche se
diversi e contraddittori i livelli sociali si sovrappongono e sono
intrinsecamente interrelati e vengono separati qui solo per necessità di
astrazione analitica.
In questo lavoro tenterò di rispondere al bisogno di un approccio
contestualizzato che eviti giudizi secondo standard occidentali. Gli occidentali
tendono a vedere questa pratica semplicemente come un atto di violenza contro le
donne che deve essere abolito. Inoltre, formulazioni semplicistiche e riduttive
che limitano la definizione di donne all'identità di genere creano "un
falso senso di comunione di oppressione, intenti e lotte tra le donne
globalmente."8 Anche in un contesto di impegno
per abolire la MGF, ciò non solo é inefficace ma anche controproducente
nell'organizzare efficaci strategie di resistenza politica per combattere forme
di oppressione. Oltre la `sorellanza' ci sono complesse condizioni culturali e
specificità storiche da capire e rispettare.
La maggior parte degli studiosi/e9 si trovano
d'accordo nel classificare la MGF, popolarmente chiamata circoncisione
femminile, in tre tipi base, una tipologia che riflette vari gradi di gravità.10
La circoncisione, che consiste nella recisione del prepuzio della clitoride, è
la forma più blanda perché preserva la clitoride e le parti posteriori più
ampie delle piccole labbra. Nella cultura islamica, la circoncisione è
conosciuta come sunna che in arabo significa "tradizione"
poiché viene suggerita da alcune ahadith (massime del profeta Maometto).
Questa è l'unica forma che può essere eguagliata alla circoncisione maschile
nella quale il prepuzio del pene viene rimosso.11
La clitoridectomia o recisione è la pratica più comune e implica la rimozione
dell'intera clitoride insieme con tutta o una parte delle piccole labbra.
Nell'arabo classico questa forma viene chiamata khafd che significa
riduzione ed è più popolarmente conosciuta con il termine tahara che ha
il significato di purificazione.12
L'infibulazione è la forma più severa di questa pratica. Il termine deriva dal
latino fibula, la spilla utilizzata per agganciare la toga romana. La fibula
era usata inoltre per prevenire il rapporto sessuale tra gli schiavi; veniva
fissata attraverso le grandi labbra delle donne e attraverso il prepuzio degli
uomini. Questo aveva lo scopo di assicurare la fedeltà delle schiave, di
evitare gravidanze che avrebbero ostacolato il loro lavoro13
e infine d'impedire agli schiavi o ai gladiatori di affaticarsi con le donne.14
L'infibulazione è conosciuta anche come "circoncisione faraonica",
perché si crede che venisse praticata in Egitto durante il periodo delle
dinastie dei Faraoni (2850-525 A.C.).
L'infibulazione comporta il taglio della clitoride, delle piccole labbra e delle
grandi labbra. Le rimanenti estremità delle grandi labbra sono quindi cucite
insieme in modo tale che l'orifizio vaginale venga chiuso. Durante il processo
di guarigione viene inserita nella vagina una scheggia di legno per poter
permettere il passaggio dell'urina e del sangue mestruale. A seconda dei
differenti costumi, la ferita viene cucita con filo di seta o per suture (in
Sudan) o con spine di acacia (in Somalia). Per facilitare la cicatrizzazione
vengono impiegate sostanze adesive come il mal-mal ( una mistura di pasta
composta da zucchero e gomma), tuorlo d'uovo e zucchero, succo di limone o
miscugli di erbe. Per aiutare la guarigione e per dissipare gli odori
sgradevoli, derivanti dall'urina e dalla coagulazione del sangue, vengono arse
sotto la ragazza delle erbe aromatiche tradizionali (e.g. asal) e della
linfa essiccata.15 Le ceneri usate per controllare
l'emorragia, in special modo nelle aree rurali dell'Africa occidentale, sono
spesso causa d'infezioni violente. In seguito all'operazione, le gambe della
ragazza vengono legate e viene così immobilizzata per diverse settimane finché
la ferita della vulva non guarisce. La prima notte di nozze la cicatrice dei
genitali deve essere defibulata per consentire la penetrazione. Generalmente in
seguito ad ogni nascita la reinfibulazione viene praticata per restituire al
corpo della donna la sua "condizione prematrimoniale".
Gli strumenti impiegati per compiere la MGF comprendono coltelli, lame di rasoi,
forbici e pezzi di vetro. Raramente questi strumenti vengono sterilizzati prima
dell'operazione e tranne che negli ospedali, l'anestesia non è quasi mai
impiegata. Tradizionalmente, l'operazione è eseguita dalle donne più anziane,
di solito levatrici locali, conosciute come Gedda in Somalia o Daya
in Egitto e in Sudan. Per le levatrici, queste operazioni costituiscono una
fonte redditizia di guadagno. Nel Mali e nel Senegal questa pratica viene
condotta da donne appartenenti alla casta dei "fabbri", dotate della
conoscenza dell'occulto.16 Nelle aree urbane di
questi paesi, le operazioni vengono frequentemente eseguite negli ospedali da
medici professionsti.
L'età per la circoncisione cambia sia geograficamente che per gruppo etnico di
appartenenza. Sebbene l'età per la pratica varia da una settimana di età fino
ai venti anni, viene eseguita sempre più spesso su bambine tra i tre e gli otto
anni. Recentemente si è verificata una tendenza verso un'età persino più
prematura per minimizzare la resistenza al terribile dolore. Verzin (1975) ha
sintetizzato le età in cui la circoncisione femminile viene effettuata come
segue: otto giorni dalla nascita - Etiopia; dieci settimane dalla nascita -
Arabia; dai tre ai quattro anni (circoncisione e recisione) - Somalia; dai tre
agli otto anni - Egitto; dai cinque agli otto anni - Sudan; dagli otto ai dieci
anni (infibulazione) - Somalia; poco dopo il matrimonio - Tribù Masai.
L'origine della pratica della MGF è sconosciuta. Non esistono testimonianze
conclusive che indichino come e quando l'usanza sia iniziata e in che modo si
sia diffusa. Non vi è accordo se le operazioni siano nate in un posto per poi
diffondersi, o se queste venissero praticate da differenti gruppi etnici in aree
diverse e in diversi periodi. Tuttavia esistono due teorie principali che
riguardano le origini della pratica: una sostiene che l'usanza iniziò in un
luogo (la penisola araba o l'Egitto) per poi propagarsi in altri posti; l'altra
argomenta che questa visione sia abbastanza improbabile perché le operazioni
sono talmente diffuse che non possono aver avuto origini comuni. Per gli autori
che sostengono quest'ultima teoria, la pratica si sviluppò in maniera
indipendente, in posti diversi e in momenti storici differenti.17
Sembra che in tutte le società in cui la circoncisione femminile viene
praticata ci sia anche quella maschile. La circoncisione maschile è raffigurata
in rilievi della tomba egiziana di Ankh-Ma Hor della sesta dinastia (2340-2180
A.C.) e in altre rappresentazioni egiziane che risalgono ai tempi faraonici.18
Ma risulta poco chiaro se la recisione e l'infibulazione ebbero uno sviluppo
parallelo. Comunque, per il primo millennio A.C., c'è la prova certa che il
costume fosse praticato in Egitto. La più antica fonte conosciuta che registra
l'uso è l'opera di Erodoto (484-424 A.C.). Egli afferma che la recisione era
praticata dai fenici, dagli ittiti e dagli etiopi, come pure dagli egiziani.19
Attorno al 25 A.C., Strabone, il geografo e storico greco, racconta che gli
egiziani circoncidevano i ragazzi e praticavano la recisione alle ragazze.20
Un'altra testimonianza si trova anche nella letteratura medica. Soramus, un
medico greco, il quale praticava intorno al 8 A.D. ad Alessandria e a Roma,
fornisce una descrizione dettagliata dell'operazione della recisione e degli
arnesi impiegati in Egitto. Un altro medico, Aetius (502-575 A.D.), descrive
l'operazione in maniera simile. Entrambi sostengono che lo scopo era quello di
far diminuire il desiderio sessuale femminile.21
Inoltre, alcuni archeologi asseriscono che le buone condizioni di conservazione
delle mummie egiziane testimoniano l'usanza della clitoridectomia. Generalmente
si conviene che la recisione fosse praticata soprattutto dalle classi
governanti, era un segno distintivo per le donne appartenenti alle famiglie
reali e per la casta dei sacerdoti d'Egitto.22 Si
pensava che le donne fossero le sole detentrici dell'arte magica e la MGF era il
tentativo di tenere sotto controllo questo "potere".23
Secondo alcune fonti, ebrei e arabi acquisirono le pratiche della
clitoridectomia e dell'infibulazione in Egitto. Durante la conquista del nord
Africa gli arabi raccolsero questi usi e li diffusero in altre parti del mondo.
La MGF è praticata principalmente da musulmani24
ma anche da cristiani, animisti, atei ed ebrei (anche se solo dai Fellashas che
abitano in prossimità del Gondar in Etiopia). L'usanza è estesa in quelle aree
in cui predominano la povertà, l'analfabetismo e precarie condizioni sanitarie
e laddove lo stato socioeconomico delle donne è basso. La MGF viene messa in
pratica in più di ventisei regioni del continente africano, in alcune zone
della penisola araba e in Asia.
Come mostra la mappa qui sotto, la MGF è presente da un lato all'altro
dell'Africa, tra il tropico del Cancro e l'Equatore. La recisione è documentata
nel sud della penisola araba e nei luoghi circostanti il Golfo Persico, che
includono lo Yemen del sud, l'Oman, gli Emirati Arabi e il Bahrain. L'
nfibulazione viene praticata dai musulmani in Somalia, in quei territori abitati
dai somali in Etiopia, Kenya e Djibouti, nel Sudan (eccezione fatta per i non
musulmani residenti nel sud della provincia), nella Nigeria del nord e in alcune
parti del Mali.
Le forme più blande della MGF, che sono probabilmente legate al processo d'
islamizzazione, sono eseguite in Asia dalle popolazioni musulmane della Malesia
e dell'Indonesia.
Secondo alcuni autori,25 la pratica è stata
riscontrata anche tra le tribù aborigene dell'Australia come pure tra quelle
del Pakistan, Sri Lanka, Perù, Brasile, Messico dell'est e in Russia.26
Ma questi sono casi sporadici ed isolati.
La pratica non è presente solo nelle società non occidentali. Gli immigrati
africani hanno portato queste usanze negli Stati Uniti e in Europa27,
in particolare in Gran Bretagna e Francia.
Nel tentativo di spiegare le ragioni della MGF prenderò in considerazione: a)
l' associazione con la religione; b) le credenze culturali e l'immagine del
corpo; c) la tradizione
a) Malgrado la MGF non sia centrale all'insegnamento delle tre religioni
monoteistiche (giudaismo, cristianesimo e islamismo), alle quali la maggior
parte dei gruppi praticanti appartengono, si ritiene che la pratica sia un
requisito religioso. La risposta più comune per giustificare il costume è per
mantenere fede ai comandamenti religiosi.32 La
religione che ha maggiormente abbracciato quest'usanza è l'islamismo. Sebbene
l'origine della MGF non sia islamica33, è proprio
nelle tradizioni musulmane che risiede la sua forza.
Con il sorgere di tradizioni islamiche, come il velo e la clausura,34
la MGF ha guadagnato d'importanza, non solo perché alcuni ahadith sono
in favore della sunna, ma anche perché l'islamismo, come la maggior
parte delle altre religioni, considera la sessualità femminile come un istinto
"lussurioso" che deve essere controllato. Una grande importanza viene
data alla "modestia" e alla "castità" delle donne. Quindi,
malgrado la MGF non sia prescritta dal Corano, si è diffusa più nelle culture
musulmane che altrove. In ogni modo, non tutti i musulmani seguono il costume,
come negli esempi dell'Arabia Saudita, Iraq, Iran, Algeria, Marocco, Tunisia e
Libia.
La visione comune sostenuta dalle religioni, che la sessualità femminile abbia
bisogno di essere controllata, considera il sesso come "qualcosa" di
vergognoso che può essere praticato esclusivamente all'interno della struttura
di un matrimonio ufficiale, a fini riproduttivi35.
La `purezza sessuale' di una donna rappresenta l'onore della famiglia36;
qualsiasi trasgressione viene condannata sia dalla famiglia sia dalla società.
Perciò la rimozione degli organi genitali femminili esterni è un provvedimento
atto a ridurre il desiderio sessuale, necessario per salvaguardare la verginità
e l'onore della donna e per rafforzare la sua fedeltà. Viene inoltre
considerata necessaria per impedire la masturbazione, proibita dalla legge
islamica.37
La clitoridectomia e l'infibulazione non erano prescritte dal Corano ma sono
state associate ad esso. In un hadith, viene riportato che a Medina il
profeta Maometto disse ad una donna che voleva sottoporsi all'operazione:
"Tocca ma non distruggere; è più illuminante per la donna e più
piacevole per il marito" e in un'altra dichiarazione il profeta dice:
"Non eccedere, è piacevole per la donna e preferibile per l'uomo.
(Abdalla)". Queste affermazioni confermano l'atteggiamento positivo delle
scritture sacre islamiche verso la sessualità, piuttosto che il contrario.
Un altro hadith, attribuito al Profeta, asserisce che la circoncisione è
una necessità per gli uomini, ma solamente un "ornamento" per le
donne.38
La MGF si ritrova anche tra i cristiani e gli ebrei. Anche queste religioni di
tipo patriarcale condividono la credenza che la sessualità delle donne debba
essere repressa perché è essenzialmente peccaminosa e incita alla tentazione.
Le donne sono ritenute più inclini alle passioni e alle emozioni, piuttosto che
all'intelletto e alla condotta razionale. Anche in queste religioni la pratica
non è ordinata dalle sacre scritture ma fuorvianti interpretazioni dei principi
religiosi hanno aiutato la sua legittimizzazione.
b) In aggiunta alla religione, sono state avanzate molte considerazioni al fine
di spiegare la MGF nel contesto delle culture antiche. Secondo una delle
interpretazione la pratica è stata vista come un'offerta o un sacrificio alla
divinità della fertilità39.
Un'altra possibile spiegazione la suggerisce Meinardus (1967) che mette in
relazione la MGF con la credenza faraonica nella bisessualità degli dei; da qui
la credenza che ogni persona sia dotata di un'anima maschile e di una femminile.
Le società che credono nella natura duale e androgina dei bambini pensano che
la parte femminile della natura dei ragazzi risieda nel prepuzio del pene,
mentre la parte maschile della natura delle ragazze risiede nella clitoride.
Come parte del rito di passaggio nel mondo degli adulti, gli adolescenti devono
perdere i segni della loro dualità sessuale, così da poter assumere il loro
ruolo di adulti. L'alterazione genitale realizza la definizione sociale del
sesso di un bambino e l'affermazione dell'identità del genere.40
Nel Mali, i Bambara e i Dogon credono che i bambini abbiano due anime; l'anima
femminile del ragazzo risiede nel prepuzio (elemento sessuale femminile) e
l'anima maschile della ragazza" è nella clitoride (elemento sessuale
maschile). I ragazzi e le ragazze sono considerati impuri poiché possiedono
elementi di entrambi i sessi. Di conseguenza, la circoncisione maschile diventa
necessaria per rimuovere l'aspetto femminile dell'anatomia del ragazzo, mentre
la clitoridectomia elimina l'aspetto fallico dell'anatomia sessuale delle donne.41
Il prepuzio e la clitoride sono considerati la sede di una forza demoniaca del
disordine chiamata Wanzo la quale impedisce la fertilità e l'accesso al
mondo degli adulti. La circoncisione ha quindi il duplice compito di definire
l'identità del genere e di distruggere il potere malefico.42
Alcuni studiosi interpretano la pratica in termini di "riti
iniziatici" come passaggio dalla pubertà all'età adulta.43Nella
tradizione di molti gruppi etnici (nel Sudan settentrionale i Kikuyu nel Kenya,
i Toguana in Costa D'Avorio, i Bambara nel Mali), l'evento è accompagnato da
una cerimonia elaborata, con rituali carichi di significati simbolici (canzoni,
danze, abiti speciali e cibo). Nel Sudan la ragazza che deve essere sottoposta
all'operazione è chiamata arusa, la" giovane sposa", che
allude "al futuro legame matrimoniale e al ruolo sessuale della futura
moglie".44 La donna è vestita da sposa,
indossa gioielli d'oro ed è abbellita con l'henna.45
Le donne che partecipano alla cerimonia incoraggiano la ragazza con lo zagarid
(ululato per un lieto evento). In seguito all'operazione la ragazza viene
distesa su un letto e adornata con fili rossi, con una collana di perle e con
uno scarabeo che sono ritenuti capaci di accelerare il processo di guarigione e
di proteggere dal male. Le ragazze ricevono doni in soldi, oro e abiti. I regali
che si accompagnano all'elaborata cerimonia così come la competizione dei
propri coetanei servono come forte allettamento per le giovani ragazze.
Alcune tribù conducono la ragazza ad un fiume, preferibilmente al tramonto, che
è anche una forma di mushahra (cura) della condizione di kabsa
(pericolo rituale) che colpisce le ragazze da poco circoncise. La celebrazione
segue un modello simile per tutte le classi sociali ed è praticata ancora oggi.
In altre aree, come la Somalia, il rituale è molto meno elaborato. La cerimonia
include tè, dolci e porridge con ghee (burro). Durante l'operazione i
parenti e le donne, che seguono l'evento, cantano e gridano per coprire le urla
della vittima e per offrire un sostegno emotivo. Dopo l'operazione, la ragazza
deve rimanere in casa per un periodo di quaranta giorni per salvaguardarsi dai jinns
(influenze malefiche) che si ritiene possano scatenarsi nel periodo che segue un
evento importante (circoncisione, matrimonio, nascita o funerale). Nelle aree
urbane l'operazione avviene durante le vacanze scolastiche (da luglio a
ottobre); in quelle rurali il periodo abituale è la fine della primavera o
l'autunno perché coincide con il termine della stagione piovosa e le ragazze
sono ben nutrite e in grado di tollerare l'operazione.46
Certi gruppi etnici come i Tagouana della Costa D'Avorio, credono invece che la
circoncisione intensifichi la fertilità47.
Ironicamente l'operazione è spesso la causa di gravi problemi di salute il cui
risultato è la sterilità.
Altre tribù come i Mossi dell'Alto Volta e i Dogon del Mali credono che la
clitoride sia un organo pericoloso. Si pensa che durante il parto il contatto
con la clitoride possa provocare la morte del nascituro. I Bambara del Mali
credono addirittura che la clitoride possa uccidere un uomo se, durante il
rapporto, entra in contatto con il suo pene.48
Un'altra ragione per la pratica consiste nel ritenere che la `clitoridectomia'
sia necessaria per diventare `puliti' e `puri'. Specialmente in paesi
dell'Africa orientale (Egitto, Sudan, Somalia, Etiopia), i genitali femminili
esterni sono considerati "sporchi". Per esempio, in Egitto la ragazza
non ancora circoncisa è chiamata nigsa (impura, sporca) e nel Sudan il
termine colloquiale per la circoncisione è tahur49
(depurazione, purificazione).
Per di più, nel Mali, la clitoride è considerata `brutta' che diventa una
giustificazione per la recisione. Anche in Mauritania, la clitoridectomia è
eseguita per bellezza50 ed è conosciuta come tizian,
che significa rendere più belli, e gaad che vuol dire tagliare e rendere
uniforme.51
Come già visto, il concetto di bellezza e dell'immagine del corpo varia da
cultura a cultura52. Quelli che seguono sono i
resoconti dei diversi costumi del mondo circa la trasformazione del corpo
effettuata sulla base di determinate idee di bellezza, socialmente accettate.
"Tutte le culture possiedono una propria nozione su come il corpo dovrebbe
essere modellato, sulle sue dimensione e sul suo ornamento. Le immagini di come
dovrebbe essere un "bel" corpo sono incredibilmente varie; l'apparenza
formale del corpo in un gruppo potrebbe sembrare non del tutto umana a un
rappresentante di un altro gruppo".53
I gruppi etnici dell'Africa occidentale, Australia, Nuova Guinea, Nuova Zelanda,
Melanesia e Polinesia praticano il tatuaggio dei visi. Invece di usare i colori
incidono la loro faccia con disegni simbolici. L'operazione è talmente dolorosa
ed il loro viso così tumefatto che, per nutrirsi, hanno bisogno di imbuti
speciali.54
In Nuova Zelanda , le donne e gli uomini oltre al viso si tatuano cosce e
natiche. L'arte del tatuaggio è un'operazione lunga e dolorosa eseguita da
artigiani esperti i quali si servono dell'ushi, uno strumento sottile e
appuntito con un'estremità tagliente di diverse misure. La fine dell'operazione
è spesso segnata da una funzione sociale e da una festa cerimoniale.55
Alcune popolazioni indigene che abitano in villaggi dell'Amazzonia brasiliana
praticano l'allargamento del labbro e dell'orecchio. I Ge, i Tchikrin e i Kayapo
perforano i lobi dei neonati con dei grandi tappi per le orecchie a forma di
sigaro. Al momento dello svezzamento, le labbra dei bambini vengono forate e
gradualmente allargate.56
Anche nei paesi occidentali sono diffusi "miglioramenti" del corpo
piuttosto dolorosi. La chirurgia estetica, che comprende la riduzione o
l'aumento del seno, la liposuzione, il lifting facciale, è largamente eseguita
per una specifica immagine del corpo.57
c) Anche la tradizione è una giustificazione ampiamente sostenuta per il
persistere della MGF. Essa é regolarmente eseguita come una parte integrale
della conformità sociale e in linea con l'identità della comunità58.
Per una famiglia tradizionale è estremamente raro mettere in discussione
l'essenza dell'usanza che è sostenuta da una consuetudine profondamente
radicata. La tradizione viene data per scontata, "porta con sé la sua
stessa validità e lo status quo non è mai messo in dubbio"59.
Sembra che le `ragioni' siano razionalizzazioni che tentano di spiegare un
costume che "si è così completamente intessuto nella struttura di alcune
società, che le "ragioni" non sono più particolarmente rilevanti,
poiché invalidandole la pratica non cessa".60
La MGF è profondamente radicata in paesi sottosviluppati dove l'analfabetismo e
la miseria sono molto diffusi, dove le donne devono lottare quotidianamente per
sopravvivere e per soddisfare fabbisogni primari. Esse crescono nel contesto
delle loro norme culturali, vivono con l'idea che una ragazza non circoncisa sia
inaccettabile e non sarà chiesta in matrimonio, che è quasi l'unica soluzione
per assicurarsi un futuro. In una cultura in cui i valori, fortemente radicati,
di castità prematrimoniale e matrimonio sono intrinsecamente legati alla MGF,
la sofferenza fisica è preferita all'ostracismo destinato ad una ragazza non
circoncisa.61Questo spiega perché le donne siano
le più convinte sostenitrici della pratica e perché le sofferenze ed il
rischio di gravi infezioni siano spesso viste come preferibili alla condizione
di essere una reietta non circoncisa.
Per diversi secoli il tema dell'MGF è stato nascosto nel segreto e nei tabù.
Recentemente il problema è stato portato alla luce da femministe,
professionisti sanitari e scienziati sociali62 La
pratica ha suscitato in occidente una reazione di grande sdegno, orrore e
condanna. Se da una parte questo ha aiutato a rompere il silenzio intorno
all'argomento, dall'altra, senza il riconoscimento della complessità e
delicatezza del problema, ha aumentato la distanza tra i movimenti femministi
dell'occidente e quelli del Terzo Mondo. L'occidente interpreta la MGF come una
forma di tortura e di violazione dei diritti umani fondamentali.
L'indignazione dell'occidente è stata respinta come imperialistica, ignorante e
aggressiva. Alcune femministe africane hanno criticato la campagna occidentale
contro la pratica denunciandone "l'ignoranza" e "la totale
mancanza di considerazione del particolare contesto nel quale le donne africane
stanno lottando".63 La risposta è stata che
"è essenzialmente del popolo africano e in particolare delle donne
africane, il compito di decidere di mobilitarsi e combattere contro certi
aspetti della loro realtà - quelli che vanno cambiati più urgentemente e di
decidere in che modo quella lotta dovrebbe essere intrapresa".64
Hanno enfatizzato il diritto alle differenze culturali e alla difesa dei valori
tradizionali. Questa posizione nega agli occidentali il diritto d'interferire in
questi problemi culturali.
Le femministe occidentali nell'opporsi alla pratica hanno capito che nessun
cambiamento è possibile senza la partecipazione consapevole delle donne
africane. Le campagne sono iniziate ad essere organizzate con più sensibilità
e una migliore comprensione del contesto socio-culturale. La complessità del
problema richiede un approccio multidisciplinare di natura comprensiva. Una
campagna di successo ha bisogno di una combinazione di interventi legislativi ed
educativi sostenuti dai capi religiosi e da quelli civili che ricoprono
posizioni influenti nelle loro comunità.
Durante il periodo coloniale, i tentativi per abolire la pratica attraverso
delle leggi si rivelarono controproducenti. Inizialmente, per prevenire
tensioni, i governi coloniali evitarono d'interferire nelle usanze locali di
queste società. Quando intervenirono come in Sudan e Kenya65,
dovettero affrontare un risentimento e un'opposizione locale molto forte. Le
leggi speciali promulgate furono interpretate come una minaccia alla
solidarietà nazionale e come un'intromissione di ordine culturale e sociale. Le
leggi non furono mai accettate e la pratica diventò invece un simbolo di
resistenza all'influenza straniera. Anche in altri regioni la MGF diventò un
simbolo di identità nazionale, tradizione e autenticità.
I governi nazionali che seguirono all'indipendenza cercarono di eliminare la MGF
tramite le vie legali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la legislazione
non produsse un gran cambiamento e le usanze continuarono ad essere praticate di
nascosto. In paesi come l'Egitto e l'Eritrea, l'infibulazione e la
clitoridectomia diminuirono, ma non come risultato legislativo. In Egitto, sotto
Nasser, le donne ottennero uguali opportunità nel campo educativo e lavorativo.
In Eritrea, l'infibulazione fu bandita per merito delle campagne del Fronte di
Liberazione del Popolo Eritreo al quale si associarono molte giovani ragazze66
Alla fine degli anni `70 l'argomento diventò una questione d'interesse
internazionale. La pratica fu ampiamente discussa in conferenze promosse da
organizzazioni internazionali come l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)67,
l'UNICEF (Fondo Internazionale di Emergenza per l'Infanzia delle Nazioni Unite),
l'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, le Scienze e la
Cultura) e da varie organizzazioni femminili. Nel 1982 la posizione dell'OMS era
diventata molto chiara e determinata. Affermava che "i governi dovrebbero
adottare chiare politiche nazionali per abolire la circoncisione femminile e per
intensificare i programmi educativi così da informare il pubblico sulla
dannosità della circoncisione femminile. In particolare le organizzazioni di
donne a livello locale sono incoraggiate ad essere coinvolte, poiché senza la
consapevolezza e l'impegno delle donne stesse, i cambiamenti sono poco
probabili".68 L'OMS e l' UNICEF assicurarono
ai governi la loro disponibilità a sostenere gli sforzi nazionali contro la MGF
e a proseguire la collaborazione nella ricerca, diffusione dell'informazione e
programmi educativi.
L'impegno politico delle femministe e dei gruppi internazionali per l'abolizione
della pratica deve capire il contesto specifico per organizzarsi efficacemente
per cambiarlo. Gli atteggiamenti eurocentrici che sono ancora impressi nella
cultura occidentale dovrebbero essere riconosciuti ed evitati.
Ogni cultura segue i propri precetti morali e ha il proprio punto di vista. La
maggior parte delle convinzioni riguardo i diritti umani non corrisponde a
quelle espresse nel contesto dei dibattiti occidentali. La MGF è praticata da
donne che vi credono fortemente. Essa non è percepita come una
"mutilazione", ma al contrario è pensata come un atto nel migliore
interesse della donna. Nelle parole di Renteln: "La cultura è così
potente nel modo in cui forma le percezioni degli individui, che capire il modo
di vivere nelle altre società dipende dal riuscire a vedere a fondo in ciò che
che si potrebbe chiamare la logica culturale interna".69
1
L'espressione " mutilazione genitale femminile" richiede dei
chiarimenti. Nel saggio uso questa espressione con la consapevolezza che essa
assume una connotazione negativa ed implica un giudizio di valore occidentale.
Nonostante l'espressione MGF non sia neutrale e quindi non opportuna per
un'analisi che voglia evitare un atteggiamento eurocentrico di condanna, ho
scelto di usarla ugualmente come termine generale per questa pratica invece di
far riferimento all'espressione popolare di " circoncisione femminile"
che in realtà ne costituisce solo la forma più leggera. Anche i termini di
clitoridectomia e infibulazione sono parziali in quanto si riferiscono a forme
specifiche e precise della MGF.
2 Mohanty 1982,333-34 , Mohanty 1991, 51-80, Muge Goceck e
Balaghi ed., 1995, 5.
3 Tra le altre Fran Hosken, Mary Daly ecc.
4 Hosken 1982.
5 Hosken 1982, Mohanty 1991, 58.
6 Goldstein 1991, VIII.
7 Daly 1978.
8 Mohanty 1991, 68.
9 Tra le altre, Shandall 1967, Verzin 1975, Cook 1976, Abdalla
1982.
10 Il grado di gravità dipende dal costume locale,
dall'abilità di chi opera e dagli strumenti usati. La maggior parte delle
operazioni sono eseguite senza anestesia, spesso su bambine immobilizzate con la
forza che spesso oppongono resistenza e ciò può provocare un taglio ancora
più drastico.
11 Mettendo da parte, per il momento, il significato religioso
e le numerose teorie che riguardano le origini della circoncisione maschile, dal
punto di vista medico, distinto dal rituale, l'operazione consiste nella
rimozione del prepuzio per consentirne il libero ritiro oltre il glande del
pene, che ne impedisce l'infiammazione. Anche nel mondo occidentale l'operazione
è stata praticata sempre più diffusamente come procedura igienica.
12 Vedi Karim e Ammar 1965a, Mustafa 1966, Shandall 1967,
Meinardus 1967 e Assad 1980.
13 Widstrand 1965, Armstrong 1991.
14 Sequeira 1931, Hosken 1979.
15 Abdalla 1982, 19-20.
16 Dorkenoo e Elworthy 1992.
17 Abdalla 1982.
18 Barnes-Dean 1985.
19 Trimingham 1949, Kennedy 1970, Taba 1979.
20 Meinardus 1967.
21 Karim e Ammar 1965, Meinardus 1976, Hosken 1979, Abdalla
1982.
22 Abdalla 1982, 66.
23 Abdalla 1982.
24 Secondo The Hosken report, i musulmani sono l'unico
gruppo che pratica l'infibulazione.
25 El Sadawi 1980, El Dareer 1982, Cutner 1985.
26 Attualmente non ci sono testimonianze ma nella Russia
zarista, la setta degli Skopzi, un gruppo di monaci ortodossi, praticava la
castrazione volontaria di ambo i sessi, per ragioni religiose. Lo scopo era
" di assicurare una verginità eterna", citando San Matteo(XIX, 12)
come loro autorità:"ci sono eunuchi che si sono resi eunuchi per il
beneficio del Regno dei Cieli" (Verzin 1875).
27 In Europa e negli Stati Uniti tali operazioni erano eseguite
tra le classi medio-alte durante la seconda metà del XIX secolo e all'inizio
del XX: venivano impiegate come rimedi per l'isteria, l'epilessia, la
masturbazione (ritenuta causa d'insanità) e per diverse afflizioni nervose. (
Hosken Repot 1982)
29 Melly 1935, Huber 1964.
30 Armstrong, 1990, 11.
31 El Dareer, 1982, 8.
32 El Dareer 1982, Abdalla 1982.
33 La MGF era praticata nell'Arabia pre-islamica specialmente
tra le pastorelle come mezzo di protezione contro lo stupro. ( Shandall 1967,
Daly 1978).
34 L'uso del velo (hijab, burqa o chador) e la clausura
(purdah, harem) sono altre sfaccettature della "modestia" delle
donne richieste nella cultura islamica. Entrambi sono costumi assimilati dai
persiani soggiogati e dalle società bizantine (dove erano abitudini diffuse tra
l'aristocrazia dell'impero persiano nel primo sec. d.C.) e giudicati come la
giusta espressione delle norme e dei valori del Corano. Lo scopo principale del
velo e della clausura era la protezione dell'onore e la segregazione delle
donne. Erano adottati dalle donne appartenenti alle classi ricche urbane che
beneficiavano di una mobilità considerevole e dell'opportunità di partecipare
alle attività sociali. Le contadine furono più lente nell'adottare queste
pratiche poiché interferivano con il lavoro nei campi. Così durante il dominio
di Abbasid nel VII fino all'XI sec., l'uso divenne un simbolo dello status delle
classi e venne proibito alle classi più umili e agli schiavi. Anche per ciò
che riguarda il velo, il Corano non esprime richieste specifiche ma suggerisce
semplicemente che le donne dovrebbero" vestire modestamente" e
"rispettabilmente", " che dovrebbero abbassare lo sguardo e
custodire la loro modestia; non dovrebbero ostentare la bellezza e il fascino ad
eccezione di ciò che di loro appare normalmente; dovrebbero stendere il velo
sui seni e mostrare la loro bellezza solamente ai mariti e ai
padri."(24:31). Ma il Corano stesso non ordina che le donne siano
completamente coperte dal velo o separate dagli uomini ( ai membri che non
appartengono alla famiglia) ma, al contrario tende ad enfatizzare la
partecipazione e la responsabilità religiosa di entrambi gli uomini e le donne
nella società.(El Sadawi 1982, Esposito 1988) .
35 Secondo Abdalla (1982) l'enfasi sulla castità femminile non
è dovuta solamente alla credenza nella natura aggressiva della sessualità
delle donne, ma è anche da associare con il mantenimento della proprietà, con
l'eredità dei diritti sulle donne e con altre ricchezze. L'operazione è sorta
come tale per giustificare i rapporti di possesso.
36 Hicks 1993, 25.
37 El Sadawi 1980.
38 Esistono diverse interpretazioni islamiche. I Melekite
vedono la circoncisione come una condizione per gli uomini e un abbellimento per
le donne. I Hanifite e gli Hanbalite descrivono la circoncisione come sunna per
gli uomini e makrama (nobilitante) per le donne, i leaders musulmani
intervistate da Lewa-a El Islam in Egitto, per la chiarificazione sulla
"circoncisione femminile" hanno concordato che solamente la forma più
blanda è quella menzionata nella tradizione del Profeta, e approvata dagli
imani "tenendo conto del suo effetto nell'attenuare il desiserio sessuale
nelle donne e nel dirigerlo verso una moderazione desiderabile".
Sfortunatamente, malgrado la presenza di leggi religiose scritte, le forme più
gravi delle mutilazioni genitali sono praticate principalmente nelle culture
musulmane. (Assaad 1980, Abdalla 1982).
39 Taba 1980.
40 Ammar 1954, 121, Meinardus 1967 e Assaad 1980,4.
41 Ghaliongui 1973.
42 Diallo 1977, Epelboin 1979, Kouba e Muasher 1985.
43 Kenyatta 1965, Kouba e Muasher 1985.
44 Ellen e Makki 1990, 28.
45 Una tinta rossastra ottenuta dalle foglie della pianta dell'henna,
è usata sui capelli e per le decorazioni della pelle.
46 Dirie 1985.
47 Worsely 1938, 690.
48 Epelboin 1979.
49 Boddy 1989, 55.
50 Lecture on Clitoridectomy to the Midwives of Touil,
Mauritania 1987.
51 Lecture on Clitoridectomy, op.cit. e Paulus , medico
greco del VII sec., scrisse sull'operazione che aveva lo scopo estetico di
ridurre una clitoride ipertrofica (Coquery Vidrovitch 1994).
52 Da questo punto di vista, la MGF può essere paragonata alla
fasciatura dei piedi praticata in Cina. L'uso iniziò nel 1300 tra le classi
più alte, durante la dinastia dei Ming. La pratica implicava una fasciatura
talmente stretta che deformava i piedi della ragazza (di solito prima dei dieci
anni). Le quattro dita di ogni piede venivano fasciate e unite sotto la pianta
del piede, in modo tale che la crescita curvasse l'arco verso l'alto e il
tallone e le dita si toccassero. Il piede piccolo, cosiddetto loto dorato era
considerato un simbolo di bellezza e " l'ultimo focus di erotismo"(
Vlahos 1979, 44-45). La conseguenza sociale era l'inabilità delle donne a
muoversi liberamente in pubblico e quindi ad avere meno contatto con gli
sconosciuti.
53 Fisher 1986, 123.
54 Vlahos 1979, 35-6.
55 Best 1952, 233-8 e Schwimmer 1966, 91-7.
56 Vlahos 1979, 41, Turner 1993, 16-17.
57 Nelle società occidentali fino a poco tempo fa una vita
sottile veniva considerata cosi desiderabile che le donne indossaveno dei busti
per comprimerla. " Il corsetto non era visto come uno strumento di tortura
ma piuttosto come l`armatura della rettitudine, l`essere femminile sprovvisto di
corsetto è "una donna libera"in più di un senso". ( Vlahos
1986, 48).
58 Taba 1980, 21-22.
59 Sanderson 1981, 47.
60 WHO 1986, 37.
61 Dorkenoo e Elworthy 1992, 26.
62 Assad 1979.
63 " A Statement on Genital Mutilation" da The
Association of African Women for Research and Development (AAWORD), 1984,p.217.
64 Cosi come ha espresso Marie-Angelique Savane(editore del
giornale Famille e Developpement) in una lettera all'ISIS nel 1978, in Isis
International Bulletin su "Women and Health", No.8, Summer 1978.
65 In Sudan e in Kenya l'amministrazione britannica vietò
l'infibulazione nel 1946 ma le altre forme continuarono ad essere legali.
66 van der Kwaak, 1992, 784; Lightfoot-Klein, 1989,51.
67 Nel 1958 il Consiglio Econmico e Sociale delle Nazioni Unite
invitò l'OMS a studiare la persistenza della pratica e a proporre misure da
adottare per fermrla. Ma nel 1959, la dodicesima assemblea dell'OMS rifiutò
questa richiesta motivando che "le operazioni rituali in questione si
riferiscono ad ambiti sociali e culturali il cui studio è fuori dalla
competenza dell'OMS. In seguito l'ECOSOC ed i partecipanti africani di un
seminario delle Nazioni Unite chiesero ancora una volta all'OMS di intraprendere
uno studio sull'argomento ma nulla accadde fino al 1979 quando si organizzò un
seminario su "Le Pratiche Tradizionali che Colpiscono la Salute delle Donne
e dei Bambini in Khartoum",
68 Dalla dichiarazione sulla posizione e sulle attività
dell'OMS sottoposta alle Nazioni Unite nel 1982.
69 Renteln,1990, 62.