Uranio impoverito
Cos'è
l'Uranio Impoverito?
di Dan Fahey
"Gli Stati Uniti hanno fatto due guerre nucleari. La prima contro il Giappone nel 1945, la seconda in Kuwait e Iraq nel 1991." (Helen Caldicott, M.D.)
L'uranio impoverito (Depleted uranium - DU) è il prodotto di scarto, altamente tossico e radioattivo, del processo di arricchimento dell'uranio. E' chiamato 'impoverito' perché il suo contenuto di Uranio 234 fissionabile è ridotto dallo 0.7% allo 0.2% in seguito al processo di arricchimento. L'uranio impoverito ha circa il 60% della radioattività rispetto all'uranio naturale, e un tempo di decadimento pari alla metà, cioè 4,5 miliardi di anni. Dopo 50 anni di produzione di uranio arricchito per le armi e i reattori nucleari, gli USA hanno un eccesso di 500.000 tonnellate di uranio impoverito da smaltire. All'inizio degli anni '70, il governo americano ha cominciato a studiare delle soluzioni per smaltire il DU senza doverlo immagazzinare in depositi per scorie a bassa radioattività. Il DU ha diverse caratteristiche che lo rendono utilizzabile per le munzioni: è molto denso, disponibile in grandi quantità, e soprattutto viene fornito gratuitamente ai fabbricanti d'armi. Negli anni '70 e '80, i test condotti in oltre una dozzina di località americane, fra cui l'Aberdeen Proving Ground nel Maryland, il Jefferson Proving Ground nell'Indiana, e lo Yuma Proving Ground in Arizona, hanno dimostrato che proiettili di calibro grande e piccolo fatti di DU erano quanto mai efficaci nel perforare le corazze. E si è pure scoperto che incorporando uranio impoverito nelle corazze dei carri armati le si rendeva meno vulnerabili alla penetrazione da proiettili convenzionali. Ma l'esercito si è limitato a condurre test, seppur numerosi, sull'efficacia dei proiettili e dei rivestimenti in DU, senza però mai "coordinare la programmazione e l'effettuazione degli esperimenti sull'impatto del DU sull'ambiente e sulla salute". Dopo anni di ricerche, sviluppo e test, l'Operazione Desert Storm ha offerto al Pentagono la prima opportunità per testare le munizioni al DU in combattimento. (Metal of Dishonor, compiled & edited by the DU Education Project, International Action Center; 212-633-6646. Fahey is a Veteran for Peace and Commander of Veterans of Foreign Wars' Post 5888 in Santa Cruz, CA.) Ramsey Clark: 350 tonnellate di uranio impoverito avvelenano l'Iraq [Ramsey Clark, fondatore dell'International Action Center, già U.S. Attorney General] Ho potuto osservare l'effetto di questa nuova sostanza tossica [DU - Depleted Uranium] in occasione della mia visita agli ospedali per l'infanzia in Iraq. Inizialmente, nel dramma dei bombardamenti e della carestia causata dalle sanzioni, i dottori non si erano resi conto dell'enorme aumento dei tumori infantili, come leucemia, sindrome di Hodgkin e linfomi. C'è stata anche una notevole crescita percentuale delle malattie congenite e delle deformità dei feti: un aumento analogo a quello riscontrato nei bambini nati da reduci della Guerra del Golfo. Stati Uniti e Gran Bretagna hanno usato così tanto DU nelle armi della Guerra del Golfo che 350 tonnellate di residui permeano ancora la terra e l'acqua, e contamineranno l'intera regione per generazioni. Dobbiamo rendere note il più possibile queste informazioni. Dobbiamo mettere fine all'insabbiamento attuato dal governo riguardo alla diffusione delle sostanze nocive. C'è bisogno del vostro aiuto per realizzare un libro divulgativo che renda pubblica la contaminazione globale. Il danno arrecato ai bambini di oggi e alle generazioni future dai test nucleari e dall'Agente Orange è stato reso pubblico dai movimenti Grassroots. L'opposizione determinata alle iniziative militari del Pentagono ha avuto in passato un impatto notevole sui progetti di chi vuole le guerre. Dobbiamo ora agire per fermare questo nuovo pericolo: l'uranio impoverito.
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L'eredità maledetta dell'Occidente fonte: The Independent (05/28/1998)
In Gran Bretagna, l'uranio impoverito (DU) viene trattato come sostanza ad altissimo rischio. In Iraq, al contrario, si trova ancora sparso sul terreno. di Robert Fisk Nelle sabbie dell'Iraq meridionale i residui dei proiettili contenenti uranio impoverito (DU - Depleted Uranium) lasciati dagli attacchi degli Alleati giacciono abbandonati a terra. Intanto, in Gran Bretagna, il Governo fa tutto il possibile per proteggere i propri cittadini dai risultati dei test militari che impiegano le stesse armi ritenute responsabili dell'aumento esponenziale dei tumori nei bambini iracheni. Un documento del Governo, pubblicato quasi sei mesi fa ma passato pressoché inosservato, rivela che i test militari effettuati sulle testate al DU in Gran Bretagna vengono condotti in un edificio in cemento, aperto sui lati, chiamato il 'tunnel' e che i residui radioattivi vengono successivamente asportati con acqua, sigillati in contenitori di cemento e trasportati nelle discariche della Cumbria. I medici iracheni sospettano ormai da tempo che la quadruplicazione dei tumori infantili nel sud del paese - resa pubblica dall'Independent il 4 marzo [1998] - sia dovuta all'impiego di DU da parte delle truppe alleate nella guerra del 1991. Decine di migliaia di proiettili contenenti DU sono stati sparati contro gli iracheni nel febbraio 1991 nei campi a sud della città di Basra, la terra fertile che fornisce nutrimento a milioni di iracheni. Molti dei bambini che oggi stanno morendo di leucemia e linfomi maligni non erano neppure nati all'epoca della guerra. Né gli USA né la Gran Bretagna si sono sinora mossi per scoprire la causa dell'aumento di tumori in Iraq, benché i gruppi organizzati di veterani americani indichino le testate al DU, realizzate in leghe più resistenti del tungsteno che sublimano all'interno dei mezzi corazzati, come responsabili delle migliaia di casi di "Sindrome del Golfo" (specie riguardo ai tumori linfatici) riscontrati fra i soldati statunitensi che hanno partecipato alla guerra. Secondo il National Gulf Resource Centre, sono ben 40,000 i soldati americani che hanno subito un'esposizione alla polvere di DU sui campi di battaglia. Tony Flint, portavoce dell'Assocazione Famiglie Reduci Britannici della Guerra del Golfo, indica nelle stesse testate la probabile causa della morte di 30 reduci britannici Un esame delle procedure per la gestione e lo smaltimento delle scorie radioattive adottate dal Ministero della Difesa britannico, pubblicato dal Dipartimento per l'Ambiente nel dicembre [1997], mostra come le precauzioni adottate dagli specialisti del governo contro rischi di contaminazione in Gran Bretagna siano ben più serie. Secondo il rapporto dal Comitato Consultivo per la Gestione dello Smaltimento delle Scorie, i proiettili rivestiti in DU testati al poligono di Eskmeals, sulla costa della Cumbria, vengono sparati in uno speciale tunnel rivestito con un sistema di filtraggio e lavati con acqua ad alta pressione per evitare la contaminazione. Secondo il rapporto, "I residui del lavaggio sono poi trasferiti in cisterne di raccolta e quindi definitivamente smaltiti in fusti di cemento a Drigg". Se il proiettile in DU è conficcato in una corazza, è l'intera corazza a essere inviata a Drigg per lo smaltimento. Le autorità britanniche sono talmente preoccupate dei rischi per la salute derivanti dalle testate al DU che al poligono di Eskmeals esiste un laboratorio medico di monitoraggio permanente del personale militare. Stando al rapporto del Dipartimento per l'Ambiente, i test con munizioni al DU vengono condotti al poligono dal 1981, ed "è stato recuperato poco più del 90% del peso totale delle testate". Al contrario, non è stato fatto alcun tentativo di recupero dei residui contaminati dai campi di battaglia della Guerra nel Golfo del 1991. Il poligono di Eskmeals è dotato di sette stazioni di monitoraggio dell'aria ad alta capacità, che analizzano mille campioni d'aria ogni anno. Una stazione apposita controlla quello che il documento chiama "il gruppo critico tra la popolazione [sic] ... identificato con gli abitanti di Monk Moors". Le armi al DU sono testate anche a Kirkcudbright, in Scozia, dove 1.5 tonnellate di proiettili vengono ogni anno sparati nel Fiordo di Solway. Tali proiettili, secondo l'allarmante testimonianza del rapporto ufficiale, "rimangono sul fondo del mare, dove gradualmente si corrodono formando un una fanghiglia insolubile composta di ossido idrato di uranio. Nel 1993 sono stati fatti, ma senza esito, dei tentativi di recuperare alcuni proiettili per stabilire il loro grado di corrosione." Una piccola quantità di scorie di DU si trova anche nel sito di Fort Halstead in Kent, un sito della Defence Evaluation and Research Agency; anch'essa, come le scorie di Eskmeals, viene inviata per lo smaltimento a Drigg nella Cumbria. Secondo un'altra associazione di Veterani Americani del Golfo, la "Swords to Plowshares", quando un proiettile rivestito di DU perfora una corazza, fino al 70% brucia, spandendo polvere radioattiva e chimicamente tossica attorno all'obiettivo militare. Il gruppo cita un rapporto ufficiale dell'Esercito degli Stati Uniti che attesta come "l'esposizione dei soldati ai vapori di DU sul campo di battaglia potrebbe essere stata notevole, con potenziali effetti tossicologici e radiologici ... gli effetti a breve termine di dosaggi alti possono causare la morte, mentre gli effetti a lungo termine di dosaggi bassi causano il cancro". Un rapporto del 1993, del General Accounting Office degli Stati Uniti attesta che i militari della 144esima Compagnia di Rifornimento della Guardia Nazionale non vennero informati dei rischi di radiazioni quando furono inviati a recuperare i veicoli americani del Golfo vittime di attacchi di "fuoco amico" condotti con proiettili al DU. Le prove raccolte in Occidente riguardo al DU stanno dunque confermando i sospetti dei medici iracheni riguardo al grave rischio per la salute rappresentato dai residui di testate alleate al DU rimasti sui campi di battaglia della Guerra del Golfo. Quasi tutta la produzione agricola consumata dagli abitanti di Basra è coltivata in terre sulle quali sono state sparate migliaia di testate al DU. Quando l'Independent ha effettuato un sopralluogo nella zona in febbraio, i contadini locali lamentavano la presenza consistente di tumori nelle loro famiglie. L'efficacia delle munizioni perforanti dipende principalmente dalla densità del materiale con cui sono fabbricate, e il rapporto ufficiale del Governo britannico afferma espressamente che il Du mostra "notevoli vantaggi nelle prestazioni rispetto agli altri metalli". Una ben magra consolazione per gli iracheni ammalati di cancro, e per i reduci di quella guerra. I neri souvenir della Guerra del Golfo di Felicity Arbuthnot Londra Riflettere su sette anni di visite in Iraq dalla Guerra del Golfo è riflettere sul passaggio da qualcosa che pareva inconcepibile a una realtà apocalittica. Quando Martti Ahtisaari, all'epoca osservatore ufficiale per conto delle Nazioni Unite, visitò l'Iraq subito dopo la Guerra del Golfo, osservò: "Niente di ciò che avevamo visto o letto avrebbe potuto prepararci a questa devastazione, un paese ridotto all'era preindustriale per molti anni a venire." Nei 45 giorni della Guerra del Golfo, 50.923,29 tonnellate (metriche) di munizioni sono state scaricate sull'Iraq, una quantità superiore a quella di 43.343,27 tonnellate scaricata nei 45 mesi della Seconda Guerra Mondiale. A insaputa della gente comune, ma anche - all'epoca - delle truppe alleate, molte delle munizioni erano rivestite di uranio impoverito (Depleted Uranium - DU), caratteristico di una nuova, letale generazione di armi i cui effetti persistono molto tempo dopo la fine dei bombardamenti e dei cannoneggiamenti. [I proiettili usati contro i carri armati sono di DU solido grande quanto un grosso sigaro. Quando un missile di quel tipo penetra nella corazza del carro armato, genera un enorme calore, e funziona come un aerosol che emana DU, secondo la testimonianza di Erik Gustafson, reduce della guerra del Golfo originario del Wisconsin. Il DU è usato anche nella corazza dei carri armati per aumentarne la resistenza.] Il DU, scarto di lavorazione dell'industria nucleare, ha sostituito il titanio nei rivestimenti delle munizioni perforanti. Quando una pallottola o un missile entra in contatto con l'obiettivo, brucia e produce una finissima polvere, sia tossica che radioattiva. Se inalata, secondo gli esperti, può causare il cancro e depositarsi nei reni, provocandone il blocco (nefrite). Nel 1990, l'Ente per l'Energia Atomica [Atomic Energy Authority] del Regno Unito ha inviato al governo un rapporto che stimava come per ogni 50 tonnellate di polvere residua rimasti nell'area del Golfo a seguito dei combattimenti, ci potrebbero essere anche 500mila casi in più di morte per cancro entro la fine del secolo. Attualmente gli esperti stimano che ne siano rimaste in Iraq almeno 700 tonnellate. Il Du rimane radioattivo per 4,5 milioni di anni. Mentre il Pentagono e il suo corrispettivo britannico - la Whitehall - asseriscono che il DU è "solo molto debolmente radioattivo", quando nel 1993 il prof. Siegwart-Horst Guenther, fondatore della Croce Gialla Austriaca, ha riportato con sé dall'Iraq una pallottola al DU - racchiusa in un apposito contenitore rivestito di piombo - per farla analizzare in Germania, è stato arrestato all'aeroporto di Berlino. La pallottola aveva attivato tutti i sensori per le radiazioni. All'epoca della mia prima visita in Iraq, all'inizio del 1992, i medici stavano già rendendosi conto, con grande preoccupazione, dell'aumento di deformità infantili - alcune così grottesche e insolite che ci si sarebbe aspettati di vederle soltanto nei manuali, o al massimo una o due volte nella vita. I medici stavano inoltre effettuando dei confronti con i difetti congeniti riscontrati a Bikini e nelle isole del Pacifico dopo i test nucleari. Eppure, non fu chiaro fino all'anno dopo che [nella Guerra del Golfo] erano state usate armi radioattive. Stavano anche constatando un aumento esponenziale dei tumori, specie infantili; eppure non scoppiò un caso. Per ironia della sorte, le terapie anticancro sono vietate in Iraq dal Comitato per l'Embargo, poiché contengono tracce di materiale radioattivo. Dunque gli iracheni, il cui paese è ormai contaminato dalla radioattività, non possono avvalersi delle proprietà terapeutiche delle radiazioni ma solo patirne le conseguenze più letali. Un rapporto del giugno 1995, redatto dall'Istituto Per le Politiche Ambientali (Environment Policy Institute) dell'esercito americano, descrive alcuni effetti del DU: "Se il DU entra nel corpo, ha la capacità di provocare rilevanti conseguenze sullo stato di salute. I rischi per l'organismo del DU sono sia chimici che radiologici". Quasi ogni famiglia in Iraq ha una specie di 'souvenir nero' della Guerra del Golfo, posato su qualche mobile: un frammento di missile o una cartuccia disinnescata, che silenziosamente e inesorabilmente emette radiazioni. Durante una visita a un centro per il recupero psicologico di bambini fortemente traumatizzati - nel contesto di quella che è stata definita dagli psicologi come "una delle popolazioni infantili più traumatizzate della terra" (conseguenza della Guerra del Golfo), ho visto una cosa che mi ha raggelato. Il centro era molto meno attrezzato di quanto sarebbe necessario per una scuola, privo anche delle cose più essenziali - persino matite e quaderni sono incluse nell'embargo. Aperto, ventilato e luminoso era nondimeno uno squarcio di normalità in una terra dove niente è più normale. C'erano una quantità di giocattoli e libri regalati da case produttrici scandinave: pezzi da costruzione colorati, mobiles appesi allegramente al soffitto, e colombe della pace a decorare i muri pastello. Soffici peluches riempiono gli scaffali - e in mezzo ai peluches, pezzi di freddo e duro metallo: schegge di missili radioattivi. "I bambini li trovano e li portano qui", mi ha spiegato uno psicoterapeuta. "E' il loro modo di superare la paura, un modo per guarire ..." Il presidente Clinton, nel suo discorso alla cinquantesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato: "Dobbiamo fare in modo che ci sia un posto attorno al tavolo per tutti i bambini del mondo". Ma non se il bambino è iracheno, cubano, della Corea del Nord, somalo o di qualsiasi altro paese soggetto a embargo. "Mantenere le promesse ai bambini" si legge sui cartoncini dell'UNICEF. Ma sono le stesse Nazioni Unite a non mantenerle; e mentre la Gran Bretagna e gli USA si apprestano a bombardare una seconda volta i bambini dell'Iraq, che muoiono di paura ormai persino durante i temporali, pensando che siano tornati i bombardieri, ancora una volta si viene meno alla parola data. Quando nel corso della trasmissione della TV americana "60 Minutes" del 12 maggio 1996 hanno chiesto a Madeleine Albright se valeva la pena di sacrificare più di mezzo milione di bambini per quella guerra, lei (all'epoca Ambasciatore alle Nazioni Unite) ha risposto che "E' una scelta difficile, ma il prezzo - pensiamo valga la pena pagarlo" (letteralmente: "it is a hard choice, but the price - we think the price is worth it."). Forse l'Iraq è diventato, e sarà per molti anni, il "souvenir nero" degli USA - e anche delle Nazioni Unite.
Felicity Arbuthnot, a journalist from the UK, has travelled to Iraq on many occasions with the U.S. group Voices in the Wilderness: 1460 West Carmen Ave., Chicago, IL 60640, tel: 773-784-8065, fax: 773-784-8837.
Workers World: mettiamo al bando l'uranio impoverito http://www.workers.org/ww/us.html Un libro rende pubblico il disinteresse del Pentagono per le truppe "Metal of Dishonor" fa un quadro esemplare del nuovo e pericolosissimo materiale usato dal Pentagono come materia prima essenziale dei suoi proiettili perforanti e pallottole: l'uranio impoverito (DU - Depleted Uranium). Per ulteriori informazioni sul DU e sul libro "Metal of Dishonor" contattate il Depleted Uranium Project International Action Center all'indirizzo: http://www.iacenter.org/ Ricercatore medico della VA rivela quel che il Pentagono ha nascosto Un colonnello delle U.S. Army Reserves che è anche l'esperto di medicina nucleare della Veteran Administration espone il rischio per l'umanità derivante dall'uso di armi a uranio impoverito. http://www.workers.org/ww/truth.html Perché il Pentagono non dice la verità sulla Sindrome del Golfo? Prima il Pentagono ha sostenuto di aver perso i documenti che avrebbero permesso di stabilire se le truppe statunitensi siano state esposte a sostanze chimiche nocive durante la Guerra del Golfo. Poi, scienziati incaricati dal Pentagono di indagare sulla Sindrome del Golfo hanno fatto presente che il Pentagono non ha fornito neppure le prove ufficialmente non smarrite.
http://www.workers.org/du/du.html Un Forum lancia la campagna per bandire il DU Molti gruppi antimilitaristi hanno partecipato al Forum sui possibili pericoli conseguenti all'uso di armi contenenti DU fatto dal Pentagono. Fra i relatori e nel pubblico erano presenti esperti dell'impatto medico e ambientale delle radiazioni di basso livello, dell'uso militare di armi al DU, vittime della Sindrome del Golfo e attivisti nelle campagne d'informazione e mobilitazione contro le nuove armi. (Copyright © 1996 workers.org)
Una
guerra radioattiva
I proiettili all'uranio impoverito faranno terra bruciata in Kosovo
- MARINA FORTI -
La definizione di "armi convenzionali", in opposizione a quelle atomiche, va aggiornata. Ormai bisognerà parlare di "armi convenzionali radioattive": l'esercito degli Stati uniti le ha usate per la prima volta durante la guerra del Golfo nel '91, e ora nella guerra alla Jugoslavia (lo ha confermato, il 17 aprile, l'ineffabile generale Marani, portavoce militare della Nato). Si tratta di proiettili ricoperti con uranio impoverito (depleted), materiale scelto per la sua estrema densità (l'uranio è il più denso degli elementi): i proiettili all'uranio sono usati in particolare per forare le pareti blindate dei tank. Arma potente, perché aumenta la capacità distruttiva di chi la usa. Ma i proiettili all'uranio non si limitano a uccidere e distruggere l'obiettivo. Sono anche un'arma a effetto ritardato, i cui danni sulle persone - militari e civili - e sull'ambiente si vedranno nel tempo. Il termine "esaurito", o "impoverito", riferito all'uranio, non deve trarre in inganno: non significa che non sia radioattivo. Per uranio impoverito si intende uno scarto del processo con cui il minerale naturale è "arricchito", per renderlo adatto a produrre la fissione e una reazione a catena (quindi alimentare un reattore, o fare una bomba). Allo stato naturale nell'uranio prevale l'isotopo uranio-238, presente nella proporzione del 99,3% del totale. "Arricchirlo" significa aumentare la proporzione di isotopo U-235 (suscettibile di fissione). Quello scartato ("impoverito") è dunque un uranio in cui l'U-235 è ridotto (dallo 0,7 allo 0,2%). Conserva il 60% della radioattività dell'uranio allo stato naturale; ha un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni. L'effetto "collaterale" I proiettili all'uranio sono quel tipo di armi di cui i vertici militari, e le industrie belliche, preferiscono non parlare troppo in pubblico. I carristi iracheni, colpiti, restavano secchi all'istante. Ma poi c'è l'effetto "collaterale": l'uranio brucia assai rapidamente quando si scalda per l'impatto con l'obiettivo, o in un incendio; si ossida e forma piccolissime particelle (aerosol) trasportate dall'aria. Questo aerosol viaggia rapidamente nell'atmosfera. E' facilmente inalato, entra nell'acqua, nella catena alimentare. I primi a respirare e ingerire le particelle di uranio sono stati gli civili iracheni tornati a popolare le zone di battaglia. Sara Flounders, coordinatrice del International Action Centre (un gruppo di scienziati e attivisti contro la guerra), riferisce di aver visto nel 1994 in Iraq un gran numero di bambini con deformità genetiche, o affetti da leucemie, linfomi e malattia di Hodgkin: "A causa delle sanzioni, i medici iracheni non avevano neppure farmaci di base e non potevano far nulla". Per lo stesso motivo sarà difficile avere studi dettagliati sull'incidenza di queste malattie in quella regione. Ma l'uranio "impoverito" è un'arma che danneggia anche chi la usa. Non era solo nei proiettili: in effetti era usato anche per "corazzare" tank, blindati, strumentazioni di navigazione, le artiglierie contraeree, etc. I militari che hanno manovrato quei proiettili sono stati esposti a radiazioni. Migliaia di fanti hanno camminato ignari attraverso invisibili nuvole di vapori di ossidi di uranio, senza sapere che quelle particelle entravano nei loro polmoni. Durante la guerra del Golfo in effetti nessuna istruzione o avvertimento era stato dato ai militari mandati a sparare. Qualcuno ricorderà allora confuse notizie sull'aumento della radioattività registrata nell'Iraq meridionale, sui campi di battaglia - ma nessuno diceva a cosa si dovesse attribuire. Nel novembre del '91 il quotidiano londinese The Independent entrò in possesso di un rapporto segreto dell'ente atomico britannico (Ukaea), e lo pubblicò: era un rapporto preparato nell'aprile precedente (a guerra conclusa da appena un mese) e descriveva i potenziali problemi dovuti alle polveri radioattive diffuse nella zona dei combattimenti ed entrate nell'acqua e nella catena alimentare. Si parlò allora di 40 tonnellate di residui radioattivi lasciati al suolo da proiettili all'uranio, sufficenti a causare la morte di 500 mila persone; in seguito risultò che erano ben di più: oltre 300 tonnellate. E' allora che diversi scienziati e attivisti cominciarono a indagare sui proiettili all'uranio e su quella che fu definita "la sindrome del Golfo" - i cui sintomi sono fatica cronica, emicranie e dolori alle giunture, malattie gastrointestinali, insonnia, perdita di memoria e, in seguito, un'abnorme incidenza di deformità genetiche nei figli dei veterani di quella guerra. (nella sindrome del Golfo hanno giocato probabilmente diversi elementi, tra cui, pare, tre vaccini soministrati alle truppe per proteggerli da eventuali agenti chimici). Quelle indagini, le mezze ammissioni del Pentagono, gli studi sull'effetto di basse dosi di radiazioni, e una grande massa di dati sono raccolti in un libro: Metal of Dishonor: depleted uranium. How the Pentagon Radiates Soldiers and Civilians with DU Weapons, edito dal International Action Centre di New York nel 1997. Gli effetti dell'esposizione a uranio impoverito per la verità non erano sconosciuti neppure prima della guerra - quei proiettili erano usati già da anni nei poligoni di tiro, e c'erano già studi su possibili danni sulla salute umana (come scrive qui accanto Manlio Dinucci). Certo, i vertici americani (e ora della Nato) liquidano il problema affermando che si tratta di uranio a bassa radioattività, o negando l'evidenza. Per anni l'opinione corrente tra radiologi e fisici nucleari è stata che le radiazioni a bassa intensità non hanno effetti abbastanza rilevanti da essere studiati. Ma ormai gli effetti delle basse dosi di radiazioni non sono più un mistero. Rosalie Bertell, radiologa, cofondatrice del International Institute of Concern for Public Health, ha raccolto una bibliografia ineccepibile sul tema (lo studio delle conseguenze della catastrofe di Cernobyl ha fornito materiale abbondante), e riassume: l'esposizione continuata nel tempo a basse dosi di radiazioni, o l'accumulo nei tessuti e nelle ossa, hanno conseguenze che vanno da tumori non fatali a depressione del sistema immunitario, danni localizzati ai tessuti (specialmente nei tratti respiratori, digestivi e urinari), danni alla pelle, danni riproduttivi. Le radiazioni causano lesioni al cervello, danni alle cellule del sangue. Nel caso di isotopi radioattivi di metalli pesanti, come l'uranio, questi possono accumularsi nelle ossa e irraggiare organi e nervi. I costi nascosti della guerra Durante la guerra del Golfo i proiettili all'uranio sono stati sparati dai bombardieri A-10 Warthog, equipaggiati con cannoni 8/A Avenger da 30 millimetri a 7 canne, capaci di sparare 4,200 colpi al minuto. In totale, qualcosa come 940 mila colpi sono stati sparati. Il fisico Leonard A. Dietz, che ha partecipato alla redazione di Metal of Dishonor, stima che se solo il 2% di una quantità (sottostimata) pari a 300 tonnellate di uranio esausto sparato in Iraq avesse preso fuoco, il risultato sarebbe circa 6.000 chili di aereosol di uranio. l'Iraq meridionale ne resta inquinato. Oggi quegli stessi proiettili sono usati nella guerra jugoslava. Quando il conflitto sarà finito, chiunque tornerà ad abitare il Kosovo troverà il terreno e l'acqua contaminati, e lo rimarranno per anni. Bonificare il Kosovo e tutta la Repubblica federale di Jugoslavia potrebbe avere costi enormi. Dal punto di vista dell'industria degli armamenti però l'uranio esaurito ha diversi vantaggi. Intanto, è un materiale disponibile in grandi quantità e davvero economico: cinquant'anni di industria nucleare bellica hanno permesso di accumularne qualcosa come 500 mila tonnellate nei soli Stati uniti (è la stima del Bureau of National Affairs citata in Metal of Dishonor). C'è, produrlo con costa nulla. Anzi: tanto di risparmiato sulle costose misure per lo stoccaggio di scorie ad alta radioattività. E poi: durante la guerra del Golfo le forze Usa hanno avuto 147 caduti (contro decine di migliaia di morti iracheni). Dal punto di vista dell'industria bellica questa è un'ottima pubblicità: i nostri governanti tendono a presentare guerre a "costo umano zero" per noi, la Nato. Certo, se si includessero nel conto le malattie a lungo termine, le malformazioni genetiche dei nascituri e il danno ambientale, il bilancio cambierebbe - ma se nessuno ne parla, ecco che si alimenta la favola della guerra a "costo umano zero" per chi la conduce. Ora, le guerre sono fantastiche vetrine dal punto di vista della produzione di armamenti: dopo il '91 i proiettili all'uranio, così ben pubblicizzati, hanno trovato acquirenti.Certo, con qualche precauzione: oggi i militari Usa e tedeschi hanno l'istruzione di usare maschere speciali durante il fuoco, per non respirare gli ossidi di uranio, e guanti quando maneggiano i proiettili. Dunque, è una guerra radioattiva quella che la Nato sta conducendo nei Balcani. Per anni, milioni di persone in tutto il mondo hanno manifestato contro la corsa agli armamenti (atomici). Movimenti di massa si sono opposti allo sfruttamento dell'energia nucleare. L'argomento di fondo è il rischio per il futuro del pianeta: l'impossibilità di "chiudere" il ciclo del combustibile nucleare e di disfarsi per sempre delle scorie, l'insicurezza insita in ogni impianto nucleare, la follia della corsa a produrre armi sempre più distruttive. La risposta dei poteri pubblici è stata giocata sulla sicurezza: in particolare all'industria civile sono stati imposti standard di sicurezza sempre più stretti, con costi sempre più alti. Ma la produzione bellica risponde ad altre logiche. Ha una materia prima quasi gratis, ha inventato "l'arma invincibile". Si avvale del segreto militare, dell'ignoranza pubblica. Negli Stati uniti, gli attivisti del International Action Center chiedono un'inchiesta indipendente, condotta da scienziati non legati all'industria nucleare, medici, epidemiologi e genetisti. Chiedono la messa al bando internazionale dei proiettili all'uranio. E in Italia? Nel paese "uscito" dal nucleare civile dopo un referendum popolare continuerà a regnare il silenzio?